Cos’è la valorizzazione?

MI RICONOSCI? Sono un professionista dei beni culturali

Le vicende di questi giorni, tanti commenti sulla nostra pagina, ci hanno indotto a interrogarci su un tema: cosa intendiamo quando parliamo di “valorizzazione”, applicata al patrimonio culturale?

Ovviamente una risposta non esiste, ma pubblichiamo questo articolo per sottoporre alcune riflessioni, e opinioni. E per mettere in chiaro alcuni punti, a nostro avviso, oggettivi.

Anzitutto, potremmo provare a definire la valorizzazione come l’insieme delle pratiche che aumentano il valore che un dato bene può offrire (nel caso di un bene culturale, che può offrire alla comunità), e lo portano, tramite opportuna gestione e promozione, a dare frutto. Va da sé che, nel caso di un bene culturale, la valorizzazione non sarà solo monetaria, ma può e deve essere anche, appunto, culturale: quindi si considererà “valorizzato” non solo un museo che frutta di più, ma anche un museo che, pur non generando profitto economico (a causa di…

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55 comments

  1. Istintivamente provo una sensazione di fastidio (vicina all’orrore) quando sento parlare di insegnare la “comprensione del testo”. Falsa negli assunti e nel metodo poichè i testi da analizzare sono esempi da “somministrare” dove l’autorità(rismo) dell’insegnate (che è colui che decide i contenuti) rivela il vero volto della pedagogia. Gli studenti sono come il pubblico di una manifestazione teatrale o musicale in cui il contenuto è ripetuto identico ogni sera ma il pubblico estasiato cambia e quella che è una stanca e monotona routine assume il carattere di “magnifico”, “commovente”…… Provate ad assistere dieci volte di fila ad una tragedia greca ed il misero carattere impiegatizio e burocratico della routine si manifesterà e l’attore/concertista che vi ha entusiasmato rivelerà la prosaicità della ripetizione e on vi sarà differenza alcuna con un qualsiasi lavoro ripetitvo ed alienante. Max Scheler ebbe a dire che “era convinto di aver agito pedagogicamente, solo perché non aveva mai trattato i suoi studenti secondo i criteri pedagogici.” ed Adorno commentando l’affermazione: “posso convalidare pienamente quest’affermazione con la mia esperienza. Il successo come docente accademico lo si deve infatti evidentemente all’assenza di qualsiasi calcolo sulla possibilità di esercitare influenza, alla rinuncia a persuadere.”.
    La scula è stata svuotata della funzione e non impoverita di contenuti. Qui la vera crisi. Lo stesso per il lavoro. Lo stesso per l’informazione (giusto per inserire anche il recente, noiosissimo, dibattito sulle fake news). Viviamo, con lo svilupparsi della rete e la disponibilità quasi illimitata di “contenuti” (nonchè risposte improbabili a domande mal poste e prive di logica – in termini di ricerca di “senso e significato”) la stessa situazione verificatisi con il passaggio dalla caccia all’agricoltura dove il conformarsi a pratiche di gruppo, rituali e dipendenza dall’ambiente prese il sopravvento sulle capacità individuali ed il prevalere del possesso (o condivisione) della terra creò le basi per la struttura economica che poi col tempo verrà definito “capitalismo”. L’economia di caccia era in qualche modo basata sul “dono” e divisione del bottino con gli altri membri che svolgevano funzioni necessarie alla sopravvivenza del gruppo ma non legate direttamente al procacciarsi del cibo.
    Comunque, meglio di me (e non ci vuole molto) tutto questo (appena accennato) discorso può essere riassunto:

    “…..Di questo passo non arriverò più a casa; la mia brillante posizione è perduta, un successore mi saccheggia, ma senza trarne vantaggio, perché non riuscirà mai a soppiantarmi; in casa mia imperversa il ripugnante stalliere, e Rosa è la sua vittima; non ci voglio neppure pensare. Nudo, esposto al gelo di quest’infausta età, con una carrozza terrena, con due cavalli non terreni, non son più che un vecchio ramingo. La mia pelliccia penzola dietro il cocchio, ma non riesco a raggiungerla, e della mutevole marmaglia dei pazienti nessuno muoverà un dito. Inganno! Inganno! Se una volta dai retta al menzognero squillo del campanello notturno, non c’è più rimedio possibile.”

    1. “Perché siamo come tronchi nella neve. Posano in apparenza, leggeri, tu pensi di poterli smuovere, con un lieve tocco. Invece no, non puoi, perché sono confitti al suolo. Ma, vedi, anche questa è soltanto apparenza”

    2. Anto la “comprensione del testo” nel senso che leggono una fiaba e poi rispondono a domande del tipo: chi sono i protagonisti della storia, cosa fanno, in che luogo, con che mezzo. Non vedo cosa ci sia di autoritario. In ogni caso qualsiasi atto pedagogico può essere considerato autoritario.

      1. Capisco. le 5 “W” anglosassoni (niente di nuovo sotto il sole dai tempi di Quis, quid, quando, ubi, cur) ridotte a “tool” (nel magnifico doppiosenso anglosassone: “you are a tool”). Forse studiare il latino e la filosofia aiuterebbe ma sono considerate superflue come materie non sia mai qualcuno si accorgesse dell’inconsistenza logica di molti discorsi a proposito delle cause (senza bisogno di scivolare nelle astrusità della logica formale). Una curiosità, che sia il problema l’incapacità di mantenere l’attenzione poichè ricordo di aver letto o ascoltato fiabe in tenera età e di ricordare personaggi, eventi nonchè cause ed effetti senza bisogno di una disciplina chiamata “comprensione del testo”. Forse la differenza fondamentale consiste nel fatto che non ci consideravano “incapaci di apprendere” mentre oggi l’accento è sulle incapacità e la somministrazione (orrido termine) e la costruzione di “skills”?

        #iostoconFranti

      2. Più nello specifico, qui da tempo la scuola è cambiata nella direzione che tu descrivi in Italia. Lo studio della grammatica è un ricordo , se parli di “soggetto” in una frase ti guardano fissando il vuoto. Ricordi quando a scula chiedevano “parafrasi e commento” di una poesia? Ho provato con amici delle mie figlie a chiedere, ad es., il significato di “Ode to a Grecian Urn” di Keats (mostrando il testo in quanto non avevano la più pallida idea di chi fosse), ho riempito due vasche da bagno con le lacrime d’impotenza. Poi pretendiamo che capiscano e votino su argomenti complessi non basandosi su “fake news” che poi più che “fake” sono semplicemente idiozie di chi si ferma alle prime 5 parole di una frase, assimilandole a ciò che gli è noto o che almeno gli appare come tale?
        Siamo in discesa, freni rotti, niente paracarro ed il prossimo tornante guarda un precipizio.

  2. Per Barbara
    Su quali basi affermi che il livello della didattica sia di livello inferiore rispetto che so agli anni ’80?
    Ti posso dire la mia esperienza diretta (che vale solo come testimonianza). Seguendo il programma d’italiano seguito da mio figlio alle elementari e medie e confrontandolo con i miei ricordi, mi pare che di faccia un po’ meno grammatica (che comunque non è trascurata) e si lavora molto di più sulla comprensione e sull’analisi dei testi. Con questo tipo d’impostazione la scuola ha già posto buone basi per preparare gli studenti alla letture dei testi. Aggiungo che, in genere, i libri dell’attuale scuola media sono ottimi, quasi a livello di quelli sui quali studiavo alle superiori. Per evitare equivoci preciso che i miei figli hanno sempre frequentato la scuola pubblica, quella di zona dove si mescolano tutti i ceti sociali.

      1. ragazzi a cui se non servi la pappa pronta non ci arrivano
        ragazzi che non sono capaci di scrivere in italiano corretto, al punto che ad un concorso per insegnanti hanno bocciato un sacco di candidati allo scritto per gli errori di grammatica

            1. Vago, non ho modo di trovarlo. Poi, un articolo non è un atto di fede. Intendo dati certi che mettano a confronto ieri e oggi. In Francia da molti anni conducono delle indagini sull’ortografia alla scuola primaria e hanno pubblico confronti di questo tipo.

  3. “mi sembrava implicito”

    il tuo discorso da per scontato che basti andare a scuola. Ma è proprio la scuola che non funziona. Altrimenti non avremmo così tanta ignoranza diffusa, soprattutto fra chi ha studiato.

    1. “Ignoranza fra chi ha studiato”
      Tutti siamo ignoranti, anche chi ha una laurea, anche chi ha molto approfondito, resta l’ignoranza su tutto il resto.

  4. Non credo ci sia bisogno di FB per credere a tutte le puttanate che escono in giro. Tutto dipende dall’intelligenza e dalla perspicacia della persona. Se uno è cretino (purtroppo abbondano) o boccalone non c’è FB che tenga. La censura non servirebbe a una beata cippa.

    1. Il problema è questo: con la complicità di Facebook, che, per citare Umberto Eco, ha dato diritto di parola a legioni di imbecilli, stiamo un po’ tutti perdendo di vista i fondamentali della democrazia. I tempi lunghi che Zuckerberg si è preso per affrontare la piaga delle fake news hanno permesso alla macchina della disinformazione di fare disastri. Non mi riferisco tanto all’elezione di Donald Trump, o al voto sulla Brexit, quanto all’aumento esponenziale di individui convinti che il cancro si possa curare col bicarbonato, che le scie chimiche ci uccideranno o che l’11 settembre sia stato opera dei servizi segreti israeliani, etc. Facebook, e gli altri social, rischiano di farci perdere il senso delle istituzioni e della sovranità parlamentare (o di altro tipo, comunque espressa periodicamente con il voto). Di consegnare le nostre esistenze, con il nostro consenso, a delle Società per Azioni.

      1. …I tempi lunghi che Zuckerberg si è preso per affrontare la piaga delle fake news…

        Personalmente sono contraria a dare a Zuckerberg/Facebook il compito di affrontare la piaga delle fake news.
        È un potere (immenso, quasi infinito) che non gli compete e che non è in grado di gestire. Questa incapacità è secondo me la ragione per cui finora il problema non è stato affrontato.
        Non esiste la possibilità FISICA di mettere ordine in un oceano come Facebook. E se ci fosse avremmo consegnato tutto il potere del mondo ad una persona/consiglio di amministrazione (o anche ad un algoritmo, che poi produce cose come la censura della foto del Vietnam, oppure si rivela razzista e discriminatorio perchè anche gli algoritmi incistano nei loro codici i pregiudizi e le idee di chi li ha scritti, quindi siamo daccapo).
        Perchè nel momento in cui il puro magma che è FB viene incanalato, potato qualcuno, all’origine, ha il potere di decidere cosa è vero e cosa no. Non ti fa paura, Andrea?
        Detto questo, è indispensabile trovare un nuovo sistema per riportare a senso il puro magma. Che per quanto fatto soprattutto di chiacchere e pettegolezzi, brucia tutto quello che incontra sulla sua strada.
        Quindi come si fa a solidificare questo magma?
        Un’idea (probabilmente ingenua e assurda) è trovare i punti di snodo.
        Di tutto quello che viene messo in rete (non solo su FB) il cosiddetto contenuto originale – ovvero un testo, immagine o altro elemento comunicativo – è solo circa il 10 per cento, se ricordo bene.
        Questo riduce l’area di cui occuparsi. E bisogna trovare il modo di consolidare questo 10 per cento. Bisogna capire come fare perchè chi è produttore di quel 10 per cento abbia una chiara visione di quel che sta facendo, dell’IMPATTO di quel che sta facendo. Di cosa vuol dire scrivere, di quanto le parole siano come pietre, di quanto le parole CREINO realtà.
        Quindi l’idea (quasi sicuramente ingenua e assurda) è adescare i produttori di contenuto ad una certificazione. Costruita a partire da una formazione – sia pur minima, veramente basilare – che oso definire politica. Il concetto è semplice: ricordati che quando parli/scrivi stai producendo una realtà che potrebbe consolidarsi. Hai pensato alle implicazioni e conseguenze di quello che scrivi? (Attività oggi veramente rara, perchè a mia sensazione pochissimi pensano alle conseguenze delle loro affermazioni, tutti parlano a cazzo). Hai fatto una pur minima verifica se quello che stai dicendo/scrivendo ha una qualunque prova?
        Non arrivo a chiedere che chi scrive abbia la sanità mentale di non scrivere se non ha una qualche competenza/informazione consolidata in merito. Mi pare chiedere troppo.
        Ma che prima di mettere in fila lettere e numeri si cerchi un minimo di raffronto questo lo pretendo.
        E poichè non è possibile farlo con strumenti repressivi (per questo la proposta di legge in gestazione è stupida) bisogna farlo con gli incentivi. Sei un utente certificato? Allora io Facebook (o chiunque altro gestisca piattaforme) ti dò di default un ranking più altro.
        È solo l’inizio di una strada lunga. Ma mi pare l’unico punto di partenza possibile.
        E sono convinta che Facebook e compagnia cantante sarebbero più che felici di uscire dal vicolo cieco in cui si sono infilati tra l’impossibilità fisica di fare gli editori (perchè questo diventerebbero se cominciassero a selezionare) e l’impossibilità politica di apparire come censori, cosa che gli si ritorcerebbe contro alla velocità della luce. IMHO

        1. ma se uno è così “suscettibile” a qualsiasi minchiata… gli evitiamo anche di leggere i baci perugina? bisogna decidersi o pensiamo che dei cambiamenti nei fondamentali della società possono attutire l’impatto delle “fake” o adottiamo dei metodi “restrittivi” e quindi limitanti e quindi opinabili di quello che è giusto o sbagliato

          1. Un sistema diciamo a punti che conferisca una sorta di pagellina di attendibilità un po’ come avviene per le riviste scientifiche, non è incompatibile con la libertà di leggere e di usufruire di qualunque minchiata. E’ importante però che la platea di chi in maniera indiretta contribuisce ad assegnare i punteggi sia ampia e non controllabile da sistemi di potere.

              1. sono d’accodo con il livornese
                dare a Facebook la colpa dell’ignoranza o della stupidità della gente mi sembra superficiale o, in mano a certi soggetti, una comoda scusa per stabilire chi può e chi non può parlare. Un tentativo di rendere la censura di stato un’altra amara medicina data “per il nostro bene”.

                si bruciavano le streghe senza fb, si continua a infibulare senza fb, i suicidi di waco non avevano fb, le paure e la gettizzazione dei malati di aids è avvenuta senza fb, la gente crede a miliardi di stronzate senza il bisogno di fb.
                fb sposta uno zero virgola di opinione pubblica verso un dato argomento, e molti di quelli che si lasciano influenzare lo farebbero tramite altre fonti o il semplice passa parola
                come ho detto mi preoccupa molto di più la voglia di censura e questa voglia di “prendersi cura del nostro bene” che permea sempre più la nostra società.
                mi ricorda il “bisogno di flessibilità” che ha impiegato 10/15 anni a diventare lo standard e ancora spingono in questa direzione

                tutti a darsi da fare per il “nostro bene”, che si riduce a rinchiuderci in un a gabbia (reale o immaginaria che sia)
                preferisco chi mi vuole male

                1. > mi ricorda il “bisogno di flessibilità” che ha impiegato 10/15 anni a diventare lo standard e ancora spingono in questa direzione

                  vero, gli anticorpi vanno trovati a basso livello…

            1. Non è un sistema a punti. C’è una formazione alla base che responsabilizza i content producer. E quella formazione, certificata, produce il ranking.

          2. il cambiamento dei fondamentali nella società è direttamente impedito da un’opinione pubblica che non riesce più a distinguere il vero dal falso.

              1. no, a scuola, salvo prova contraria ci sono andati tutti
                il primo problema nasce proprio li, e si ritorna al “per il vostro bene” e chi decide come debba essere la scuola

                    1. se mancano le basi non è che ti metti a studiare filosofia della scienza…c’è un problema di fondo grosso come una casa, un sacco di gente non capisce quello che legge, inoltre non ha le conoscenze di base di grammatica, storia, educazione civica….

                    2. se mancano le basi non è che ti metti a studiare filosofia della scienza

                      il problema è che non si insegna la filosofia, il pensare con la propria testa, a scuola si “inquadra” invece di insegnare a pensare

                    3. dipende molto dalla scuola. ai miei prof posso anche rimproverare alcune cose, ma per fortuna mi hanno sempre abituato a pensare. Adesso il livello è calato, su questo non ci piove, ma francamente non pensavo di dover specificare che la gente deve tornare “a scuola” per imparare a ragionare…mi sembrava implicito nel mio discorso. e se ci sono carenze in tal senso (livello didattica) ovvio che bisogna rimediare….

                    4. è difficile imparare a pensare quando nemmeno capisci il testo scritto. Cominciamo da “quelle” basi, e su questo aspetto mi pare che vincitori e vinti c’entrino poco

                    5. si preparano “le forze lavoro” del domani, in base alle richieste “del mercato”
                      se si riesce a non farle pensanti, è meglio

  5. “Secondo i dati forniti dalla Agenzia Nazionale per il crimine nel 2015 i pedofili potenziali in Gran Bretagna erano circa 750mila.”

    In rete ho trovato che la popolazione della Gran Bretagna nel 2015 era 64.750.000, al di sotto dei 15 anni circa dieci milioni. Dunque circa 1.4% 😱😱

      1. …e dalla Patagonia, dal Polo Nord, da quello Sud, dagli Usa, dal Sud Africa. ……

        eh, c’è più Daniele in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia…..

        Ps. Scherzi a parte è vero. Dani è in India. Ma nell’India vittoriana. ….

        1. spero raccolga un po’ di erbetta locale e siu faccia una bella fumatina, magari si rilassa.
          anzi, no…speriamo che lo becchino con un tocco di fumo in tasca e che lo ficchino dentro…ora che no ci sono i marò….

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