La parità di genere è una questione di civiltà, deve riguardare tutti

segnalato da Barbara G.

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88 comments

  1. Magari le signore e signorine potrebbero spiegarmi un tormentone che mi pare abbia ultimamente un certo successo: “Diritto a sentirsi bene nel proprio corpo”.
    Che fa la gioia dei chirurghi estetici, dell’industria dei cosmetici, di quella dell’abbigliamento e via dicendo.
    Sospetto che le signore e signorine non aspirino a sentirsi bene nel proprio corpo, bensì in quello di Angiolina Jolie (prima della mastectomia e anoressia) o di altri analoghi modelli di “bellezza”.

  2. Tromberemo nel sorgo ignudi

    (come disse il poeta)

    Che la donna abbia storicamente subito una condizione di sudditanza nelle classi inferiori delle società “avanzate” lo prendo come un dato di fatto.
    Sarebbe interessante saperne di più sulle società “arretrate”.
    Comunque, visto che è del qui e ora che possiamo occuparci io vedo una componente “culturale” alla base del problema della violenza sulle donne.

    Uno è che mi pare disgraziatamente nella natura dell’uomo sfogare le proprie frustrazioni sui più deboli. Gran parte della società occidentale “avanzata” ha creato una massa crescente di frustrati i cui unici piaceri/sfoghi restano sesso, alcol, droghe, tifoserie varie e, immagino, qualcos’altro che mi sfugge. Mi pare di aver letto da qualche parte che se in una gabbia di cavie si supera un certo numero di esemplari si scatenano aggressività e trombamenti (con le buone o con le cattive e senza speciali distinzioni di genere) compulsivi (in mancanza degli altri “palliativi” disponibili al genere umano). Lì la frustrazione così compensata deriva dalla situazione di cattività e sovraffollamento. E. ovviamente, sono i/le più deboli a prenderlo qui è là.

    Se, come credo, la nostra è una società di frustrati, resi tali da un notissimo sistema di potere, è appena “normale” che un certo numero di individui cui è negata la propria droga quotidiana (o la certezza della fornitura) cedano alla violenza.

    Come se non bastasse ci sarebbe poi anche la questione della proposta compulsiva da parte della pubblicità e di varie forme di intrattenimento di un’immagine della donna costantemente erotizzata. Cui, tristemente, anche molte donne “comuni” si adeguano.

    Ora, si dirà, questo è il solito “dare la colpa al sistema”. Beh, il sistema ce l’ha. Il problema è come combatterlo.

    Molto è stato fatto in direzione della cosiddetta “parità” grazie all’istruzione e al riconoscimento di diritti negati alle donne. Restiamo, tuttavia, nel campo dell’emancipazione, sperabilmente progressiva, che comunque resta vulnerabile alle tensioni determinate dalle disuguaglianze sociali.

    “Stupra la puttana!” (che è tale solo perché non te la dà) e “Dagli al negro” non è che siano poi comportamenti così distanti.

    (E non mi avventuro a trattare il tema della violenza psicologica esercitata da tante donne sui maschi, che saranno anche muscolosi ma anche molto, molto tontoloni).

    .

  3. piccola considerazione del menga, per iniziare la giornata
    Siccome (come prevedibile) nessuno si è offerto x gestire il profilo Arturo, ho scritto io 4 minchiate
    Il profilo @ArturoSiberiano ha una novantina di followers. Doveva essere un divertimento. Qualcuno si è divertito?

    Se qualcuno ha voglia di smanettare lo faccia sapere

      1. Antonella, nel post avevo scritto chiaramente “Sun ha aperto il profilo, chi se ne occupa?” non si è fatto avanti nessuno. E sun un po’di tempo x aprire il profilo, settarlo, impostare la grafica ce lo ha messo. Se ho smanettato un attimo è per rispetto nei suoi confronti. E i tweet che ho rigirato dalla pagina del treno li vedete in basso a DX.
        Allora: chi vuol “seguire” l’account l’utenza è @ArturoSiberiano. Però si può seguire qualche cosa che non si muove perché non c’è il macchinista???

          1. si, si può fare ma devo capire con che account devo smanettare, credo con quello di Lame (magari ne approfitto per reimpostare il collegamento facebook, che è saltato).

            Dipende tutto da per cosa lo si vuole usare.

            intendiamoci, cazzeggio e cose serie possono andare di pari passo, anzi potrebbe essere il modo per farci conoscere.
            Quello che sto cercando di far capire ai passeggeri è che il “divertimento” c’è se lo si crea. Se lo scopo è quello di essere citati da Bianchi mica basta avere il profilo.
            O altrimenti il “facciamo” equivale al “fate” #maancheno

    1. Ciao Barbara. Hai votato sulla piattaforma per l’unificazione dei gruppi parlamentari di Possibile e SI? Io sì. Come ho votato? A favore , naturalmente.Che sia il primo passo per una riunificazione più ampia? Quanto meno è un segnale che a sinistra non sanno solo scindersi.

  4. La violenza sui soggetti deboli (donne, uomini) va condannata e perseguita a prescindere.

    Le ragioni delle femministe italiane avrebbero peso se la violenza contro la donna o la disparità di genere fosse socialmente accettata, normata o anche soltanto tollerata.

    E francamente non mi pare più il caso.

    Oggi la difesa della donna, dovrebbe concentrare i propri sforzi verso quei paesi e culture dove effettivamente, concretamente, la donna vive in sottomissione e subisce violenze socialmente accettate.
    Per ragioni di cultura e religione.

    Estremizzo: in senso femminista ha più ragioni la polemica di Santanchè contro la sottomissione delle donne mussulmane in territorio italiano che certe intemerate di qualche reduce femminista radical chic revanscista offesa per i pensieri reconditi del maschio italiano…

    1. 1) questo è banale benaltrismo. basterebbe citare i numeri dei femminicidi ‘di marca italiana’ (a prescindere dal fatto che anche uno è di troppo) per capire che abbiamo un problema (sulla cui radice e motivazioni e soluzioni possiamo discutere)

      2) l’ingerenza negli affari altrui non porta mai grandi benefici. meglio concentrarsi sul dare l’impostazione migliore possibile alla ‘nostra’ società, che eventualmente potrebbe diventare un modello (lo è stato per una minoranza, ancorché agguerrita, delle primavere arabe, del movimento verde in iran, ecc.)

      1. 1)
        ripeto:

        il problema ci sarebbe se al “femminicida” fosse commutata una pena inferiore a un qualsiasi “omicida”, oppure se socialmente fosse accettato come un delitto meno “importante”.

        Mi viene in mente il vecchio e abberrante “delitto d’onore” dove effettivamente c’era una disparità intollerabile.

        Oggi, non è il caso.

                1. te la spiego meglio: l’abolizione del delitto d’onore doveva segnare un salto culturale. Anche solo il fatto che ciò non sia avvenuto (o sia avvenuto solo in parte) è gravissimo.
                  Chiamarlo, anche solo a livello di media, “omicidio passionale”, anche se la pena di partenza è la stessa di un omicidio “normale”, prevede un’implicita attenuante, e vuol dire che passi avanti se ne sono fatti pochi. Ora questa definizione non viene usata più, ma c’è ancora chi parla di “uccidere per troppo amore”.
                  Siamo indietro anni luce.

                  E prova a fare mente locale a come è stato rappresentato il “fenomeno” negli ultimi anni: c’è stato il periodo in cui sembrava che venissero ammazzate solo mogli e figlie di immigrati che non accettavano l’eccessiva occidentalizzazione… ora è evidente che non è quello il problema. Il problema è nella nostra testa (anche in quello di molte donne, a dire il vero)

        1. il punto, infatti, è capire cosa vogliamo e possiamo fare.
          il problema, come accenno sotto, è tutto (o quasi) culturale (anche perché per me non ha quasi mai senso la richiesta di ‘pene maggiori’, nemmeno in un caso come questo).

          quindi, problema culturale (non che giustifichi nessuno: contro i femminicidi e loro supporter culturali – cultura dell’ultras, dell’uomo che non deve chiedere mai, dello schiaffo e del pugno, ecc. – nessuna pietà)

          quindi: cosa fare? in genere è un bene se le donne, autonomamente, si interrogano sul problema. loro sono le vittime, e quindi è giusto che elaborino le loro strade (da questo punto di vista, anche se non ho condiviso granché di questo ‘lotto marzo’, ben venga l’autoorganizzazione, e chi irride alcune prese di posizione che possono sembrare estreme sbaglia di grosso).
          e poi perché, tra le varie strade, può maturare un orgoglio e una ridefinizione dei ruoli che possa impedire la stessa nascita del problema. nel momento in cui rifiuti a priori, ad esempio, l’immagine dell’uomo ‘violento’

          1. Già oggi l’immagine dell’uomo violento è socialmente rifiutata a priori e tanto più quando esercita la violenza su soggetti deboli (uomini, donne, gay, bambini,ecc.), non si può dire il contrario.

            Questo non impedisce a uomini violenti di commettere delitti, come al ladro di rubare, ecc. ecc.

            Capisco di più le Femen (anche se nelle loro proteste ci vedo una grande dose di esibizionismo narcisismo che non condivido) che vanno a rischiare dove il problema è reale, concreto, scottante.

            1. la questione riguarda il rapporto a due. attento alla visione ‘metropolitana’, che copre soltanto una piccola parte del nostro territorio.
              negli ambienti sociali culturalmente più arretrati (se non piace il termine usarne altri, adesso mi viene questo, ne capisco i limiti) ancora i nuovi ruoli non sono stati affatto digeriti e assimilati,
              anzi, i social hanno aggravato la situazione, facendo diventare pubblico ogni rapporto, esaltando la propria esposizione, la messa in mostra del proprio rapporto e anche dell’ ‘altro’ (come preda conquistata).

              da questo punto di vista secondo me si può fare ancora molto.

            2. Sul fatto che la figura dell’uomo violento sia rifiutata sinceramente ho parecchi dubbi. In molti contesti non sei uomo se non eserciti il tuo potere in quanto maschio, e non sto parlando solo di contesti legati alla criminalità. E che dire dei ragazzi che postano le foto di amiche e fidanzate, magari dopo averle stuprate nel cesso della discoteca? O dei ragazzi che bullizzano i compagni perché gay o disabili? Non pensi ci sia un legame fra queste cose? Pensi che questi “piccoli teppisti” diventino di.colpo saggi con la maggiore età?

              1. ecco, per me la relativa accettazione di un certo bullismo scolastico (in certi istituti) rappresenta una questione da trattare.

          2. il codice prevede tutta una serie di aggravanti a determinati reati: i futili motivi, la parentela, il razzismo.
            il femminicidio parte da questo presupposto, la vittima é solitamente in una posizione di debolezza rispetto all’aggressore, fisicamente, e l’aggressore sfrutta la maggior forza fisica per prevaricare la vittima (usa la forza fisica anche per sovrastare psicologicamente nei rapporti di coppia)
            da qui, a mio parere, la giustificazione dell’aggravante

            1. capisco, non ne farei una battaglia a sangue, ma in generale non mi convincono queste soluzioni.
              nel caso del femminicidio, poi, abbiamo spesso il reo confesso, che di norma d’impulso e così l’assassino viene appunto trovato il giorno dopo. non c’è grande premeditazione, e quindi non ci sarà un’azione deterrente della pena maggiorata.

              1. dovrebbe rientrare in un discorso culturale, anche i futili motivi sono spesso associati a delitti colposi, non per questo non sono considerati come aggravante.

                quanto alle battaglie a sangue, vanno sempre contestualizzate e spiegate bene.
                ad esempio, a me la boldrini, con le sue pretese e fisime, produce un effetto esattamente contrario alle sue intenzioni

                1. ok. non mi preoccupo certo se viene data l’aggravante.
                  solo non vorrei che si vedesse come soluzione. non servirebbe a nulla (se non a dare una pena maggiore. ok,meglio di niente, ma non serve a ridurre i femminicidi)

              2. Impulso? Magar portandosi dietro le taniche di benzina? Generalmente questi fatti sono la conclusione di un percorso in crescendo…

                Anche io una volta pensavo che questo tipo di aggravanti fossero una cazzata, ora ci ho ripensato. L’origine del delitto è di tipo culturale. Ammettendo ciò, il contrasto al femminicidio a quel punto lo.fai agendo a livello di società, nella scuola. Non è solo questione di fissare una maggior pena

  5. Tempo fa un amica cha lavora in un bar mi spiegava che esistono alcuni uomini che quando entrano da soli fanno i “galletti”.
    Mentre quando sono in dolce compagnia diventano dei cagnolini con le orecchie abbassate.

    Detto questo
    In qualche modo sono convinto che esista anche la violenza psicologica sugli uomini.
    Sara’ una percentuale piccola ma esiste.

  6. proposte da chi le ha tradite per primo

    riprendo questo spunto di sun.
    non credo che lenin abbia tradito il punto della parità di genere (almeno la storia non ci dice questo).
    il problema stava nel mezzo. nel momento in cui ti affidi a un potere assoluto non puoi più farci niente. il potere si autogestisce, a prescindere dalla bontà delle sue idee di base.

      1. Forse non ci azzecca gran che, ma nessuna donna è mai stata premier in Italia o presidente negli usa. Mentre una donna è stata premier nel Regno Unito, e ancora se ne parla e in un certo qual modo ne paghiamo ancora oggi le conseguenze. ….
        In definitiva, credo che il punto della questione sia un altro. ….

      2. era un appunto tecnico.
        lenin muore nel 24.
        la controriforma della famiglia è del 36.
        in sento tecnico lenin non ha ‘tradito’. ma il tradimento è nato quando ha creato uno stato assoluto e totalitario, proprio nel momento in cui proclamava la sua abolizione. e questo sarebbe in teoria il vero tradimento. senonché: la questione dell’abolizione dello stato era errata all’origine.

        1. “il tradimento è nato quando ha creato uno stato assoluto e totalitario”

          era quello che intendevo quando ho scritto che ha tradito l’assunto

  7. Ieri c’era meno ignoranza, c’erano meno alfabeti, c’era meno violenza sulle donne?

    riprendo questa domanda di anto. per me la risposta è no.
    anzi, partirei proprio dal fatto che i cosiddetti femminicidi sono il segno (tragico) di un momento di passaggio. il femminicidio (almeno nella sua forma più usuale, o almeno quella che occupa le pagine dei giornali) nasce sulla base di una riconquistata autonomia della donna, che appunto ‘lascia’ l’uomo. il quale, a sua volta, non riesce a gestire la situazione.

    secondo me occorre partire da questo punto per andare avanti. pensare che si tratti solo di un regresso culturale mi pare un’analisi sbagliata, che quindi non può portare soluzioni.

    1. La situazione è molto complessa.
      Tieni presente che fino al (mi pare) 1983 il codice di procedura penale ammetteva il.delitto d’onore (inserito dal codice Rocco).
      Il “femminicidio” era, alla fin della fiera, ammesso dalla legge.
      Poi si è cominciato a chiamarlo “delitto passionale” (definizione che, secondo me, prevede una attenuante ).
      Non è da molto che si parla espressamente di femminicidio e che questo viene considerato come specchio di una discriminazione, della percezione della donna come oggetto da possedere. Non so se (e di quanto) sono aumentati negli ultimi anni, ma i numeri dono imressionanti. E se sommiamo anche altri fatti (es cyberbullismo) ne esce un quadro sconfortante. Siamo nel 2017, non nel 1900. Certe cose non dovrebbero nemmeno succedere

      1. , tornano sentimenti che arrivano alla negazione di diritti conquistati con molto coraggio e fatica, sentimenti che arrivano alla violenza sessuale e all’assassinio:

        La mia domanda era relativa a questa frase. Tornano?
        Tanto per citare un grande classico, le parole sono importanti e il tanto caro analfabetismo funzionale (che orrore questa espressione), che mi pare affligga anche chi scrive oltre chi legge.

        1. se ad esempio parliamo di aborto, il “tornano” mi sembra abbastanza appropriato…
          nei primi anni della 194 gli obiettori erano molti di meno perché si sapeva da dove si arrivava. Ora si antepone il tornaconto personale ai diritti conquistati a fatica

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