Scrittori della desistenza

tramite Giulio Cavalli per Left

Oggi le persone benpensanti, questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di antifascismo. […] Finita e dimenticata la resistenza, tornano di moda gli «scrittori della desistenza»: e tra poco reclameranno a buon diritto cattedre ed accademie.

Sono questi i segni dell’antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.

Dopo la breve epopea della resistenza eroica, sono ora cominciati, per chi non vuole che il mondo si sprofondi nella palude, i lunghi decenni penosi ed ingloriosi della resistenza in prosa. Ognuno di noi può, colla sua oscura resistenza individuale, portare un contributo alla salvezza del mondo: oppure, colla sua sconfortata desistenza, esser complice di una ricaduta che, questa volta, non potrebbe non esser mortale.

P.Calamandrei

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19 comments

  1. Charlie , come al solito, tende a banalizzare ma il punto fondamentale è un altro. La Resistenza ha cessato di essere un valore nel momento in cui un pò alla volta si sono persi gli ideali a cui essa si ispirava pure in mezzo a mille contrasti. Ideali riconducibili alla difesa della democrazia , del libero arbitrio , dei valori individuali delle persone e delle scelte autonome che ciascuno dovrebbe essere in grado di sviluppare. Non che oggi siamo tornati a dittatura politica ma una dittatura finanziaria sì che condiziona tutto a cominciare dalla politica.Quanti se ne rendono conto?
    PS X Barbara : ci vediamo sabato a Milano?

    1. dovrei esserci. Ma arrivo presto e vado via presto ….
      a proposito, c’eri all’incontro con Maestri? mi hanno detto che è andata bene, e c’è l’idea di riproporre cosa analoga altrove

    2. > una dittatura finanziaria

      Alla faccia della banalizzazione!

      In realtà siamo in una dittatura del linguaggio (interfaccia sia umana che tecnologica), ma essendo una dittatura che monetizza anche la marginalità, pochi ne hanno percezione.

      Viva Zapata, Che Guevara, Civati e Topolino!

    3. La resistenza è diventata pura ritualità commemorativa quando ha smesso di essere vissuta.
      E, credo, ha smesso di essere vissuta quando la ‘sinistra’ istituzionale ha accettato definitivamente la collocazione ‘occidentale’ del nostro paese.
      Ha resistito un pochetto, ma poi si è arresa.
      Direi quando è terminata la ‘conventio ad escludendum’.

  2. Il primo anello nella catena della desistenza attiva sono le chiacchiere di resistenza in prosa dell’infotainment e sui social.

    Ma tutti continuano a concentrarsi sul filo dell’orizzonte dove la catena pare finire. Pare.

  3. il discorso può essere interessante.

    i due concetti qui opposti sono ‘desistenza’ e ‘resistenza’ (l’articolo è del 46, quindi il concetto di ‘resistenza’ è molto prossimo, diciamo così)

    da una parte l’accettazione dello status quo, dall’altra l’azione contro lo status quo

    ma ciò che l’articolo non dice è come questo potere si sia formato. sembra che sia stato là da sempre, sorto da non si sa cosa. eccolo, è qui: vuoi subirlo o agirlo?

    ma qui sta il problema per me. perché il fascismo è nato proprio come resistenza. all’inizio c’è lo schiaffo e il pugno (cit.). e più che desistenti, i cittadini italiani sono stati (forse non in maggioranza, ma senz’altro in gran parte) esaltati consenzienti.
    contro la grande finanza
    contro la perfida albione
    contro il socialismo
    contro gli ebrei

    (bozza)

    1. se attualizziamo, vediamo che ci sono dei “contro” che ritornano, e vediamo anche questi “contro” in realtà contro chi vengono indirizzati
      lo schema è potenzialmente lo stesso, però dalla resistenza ci siamo passati, e dovremmo aver inserito degli anticorpi nella costituzione.
      E se questi anticorpi vengono ingannati, in qualche modo, o depotenziati, proprio da questo fastidio con cui molti ormai guardano alla resistenza, o comunque a certi valori che da essa sono derivati?
      il Pd che sfila in blu il 25 aprile è un esempio. quanta complicità c’è, da parte di questo disinteresse (e non solo) verso questi “contro” che ritornano

      (con complicità intendo: “abbassarsi” allo stesso livello, invece di far valere i propri ideali, pur di vincere, ma anche trascurare i segnali perché “sono loro che non capiscono”)

    2. Sicuramente le colpe maggiori furono dei miserabili contadini calabresi che non dei giolitti o dei croce o della grande borghesia. Uscendo dall’ironia, ci furono gli anni del consenso, ma vennero molto dopo, quando ormai il sistema di potere si era consolidato, nei primi anni avrebbero potuto fermare Mussolini, ma non lo fecero. Che poi non è che prima del fascismo in Italia ci fosse una democrazia illuminata…

    3. > (l’articolo è del 46, quindi il concetto di ‘resistenza’ è molto prossimo, diciamo così)

      Sì, allora il primo anello della catena era il ‘portinaio’, oggi basta utilizzare uno smartphone per diventare “portinai di sé stessi”.

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