Una nuova sinistra per l’eguaglianza

segnalato da Barbara G.


da ilmanifesto, 06/06/2017

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247 comments

  1. Senza sprofondare in ponderose analisi sociologiche veniamo alle “lacrime e sangue” di cui nessuno vuole parlare. La fine della dicotomia di classe borghesi-proletari data molto addietro, diciamo da quando (senza entrare nel merito delle cause e, principalmente) è diventato possibile per normali lavoratori comprare la casetta e la 600. La proprietà ha cessato di essere un furto e si è largamente diffusa. Sostanzialmente un fattore positivo a cui però si è accompagnata la lenta erosione del concetto di “pubblico” nonostante sia possibile tranquillamente avere e far coesistere proprietà pubblica e privata. Il punto nodale consisteva nel fatto che la proprietà pubblica di mezzi di produzione ed erogazione di servizi costituisce un freno all’espansione del capitale. Era necessario (o meglio consistente con la logica della crescita in barba al concetto di sviluppo – no, non insegnano più l’economia politica) quindi costruire un meccanismo che discreditasse il “pubblico” (in aggiunta all’avidità “naturale”). Una volta distrutto nei concetti e nei fatti il concetto di pubblico tutto è diventato più facile. Siamo passati quindi da una società (perdonate l’inglese ma funziona meglio) non più divida tra have e have-not ad una società frammentata in:
    have-a-lot, have-enough, have-a-little and have-nothing.
    Tradotto in termini politici gli have-enough (inutile parlare degli have-a-lot) possono permettersi di essere liberali e progressisti (non sempre ma spesso), gli have-a-little vivono tra la paura di diventare have-nothing ed aspirano ad avere enough, gli have-nothing non hanno nemmeno la catena più da impegnare per sbarcare il lunario. Ora la maggioranza della popolazione (grazie anche alla precarietà del mercato del lavoro e la distruzione dei diritti) è costituita dagli have-a-little che, per ragioni che mi sembrano ovvie, sono facilmente preda di messaggi reazionari (e funzionali alla logica del capitalismo finanziario) poichè vivono in una situazione di precarietà permanente. L’altro consistente gruppo degli have-nothing è, per ragioni altrettanto ovvie, completamente impermeabile a messaggi ed azioni di politiche progressiste causa il permanente dolorino nelle parti basse e non chiaramente disponibili ad altre dosi.
    Ora, a voler essere chiari la prima redistribuzione del reddito (se vogliamo parlare di eguaglianza) è necessario che avvenga tra little e nothing. La vedo difficile a meno di essere capaci di dimostrare che questa è la via per ristabilire e portare la maggioranza ad un livello di enough. Per gli have-a-lot non c’è problema, una volta che si sia ristabilita la dicotomia ma questa volta tra have-enough end have-a-lot entra in campo la tepria dell’evoluzione e di loro non rimarrà che un ricordo da narrare davanti al caminetto o meglio da un magnifico selfie di spernacchianti we-all-have-enough.

    (Versione romanzata, ridondante e certamente superflua dell’antico: “Da ognuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni”)

        1. (io invece è il primo che capisco dalla prima all’ultima riga… quindi capisco anche perché quando son serio vi sembro scherzare… e viceversa)

    1. > (Versione romanzata […])

      Questo me lo salvo.

      Mi viene in mente il romanzo The Transcapitalist, dove un (il) capitalista dotato di super-poteri narra in prima persona le sue numerose vite e le battaglie (quasi sempre vinte) per debellare una sorta di virus dell’immaginario: uno strano nemico mutevole, spesso invisibile e sempre inafferrabile, che potrebbe un giorno metter fine al suo impero di potere e paranoia.
      Non ricordo chi l’ha scritto, ma ricordo benissimo che non è ancora stato scritto.

        1. Tutti i prodotti della Coop contengono un additivo soprannominato “sobrietà sottomessa”. Unico effetto collaterale è una leggera lamentosità cronica.

          Visto che il mondo sta prendendo una direzione delirante è il caso di assumere un punto di vista delirante. – Jean Baudrillard

  2. Il fq vorrebbe farmi abbonare alla versione social per farmi leggere un articolo che afferma che la sx unita varrebbe il 16%
    😱
    Interessante che pensino che un articolo del genere faccia vendere.

    1. beh. i grillini li hanno.
      il campo della sinistra è in bilico, alcuni continuano a leggere il manifesto o altro.
      forse non è proprio campata in aria come strategia…

    1. ma è appunto la questione in discussione.
      perché pisapia non sta né con il pd né con la sinistra.

      alla fine si accaserà (forse) da qualche parte (penso con il pd, visto che lo chiamano, mentre a sx lo schifano, ma chissà), e così avremo (stante una legge elettorale che però potrebbe anche non venire alla luce) un bella divisione netta, con i primi che faranno l’accordo con berlu, e gli altri che si divertiranno a vedersi passare tante belle leggine come quelle degli ultimi anni.

      1. Civati c’era nel pd fino a poco tempo fa, e così Fassina (era nientemeno che viceministro), per non parlare di Bersani, Speranza etc. Ti pare abbiano influito in qualche modo?

          1. Se Renzi non avesse vinto le primarie, qualche possibilità di mediazione ci sarebbe.
            Io vedrei bene Pisapia o Sala al posto di Renzi e allora, forse, si potrebbe rispolverare il centro sinistra.

            1. in ogni caso è uno stallo (o una stalla), quindi c’è poco da fare.
              fa bene la sinistra a provarci.
              poi, come diceva eduardo (?) la nottata dovrà passare. qui il problema è che siamo a livelli artici…

              1. Devo dire che Sala mi ha fatto una bella impressione alla manifestazione pro migranti, in mezzo alla folla, piuttosto esposto, sia politicamente che fisicamente. Certamente è un moderato, ma capace di prendere posizione se serve.

  3. “@sun, guarda che prima della crisi le case costavano molto, e il mutuo te lo facevano al massimo al 70%. Prima di comprare casa ce ne voleva, eh…”

    è un vecchio discorso, spesso si lega al “protezionismo”:
    1) se lavori, e sai che trovare eventualmente un altro un lavoro simile non è un problema, fatto 100 lo stipendio riesci ad avere tutti i mesi 30 di avanzo (con sacrificio o meno, dipende), puoi anche fare progetti a lungo termine (non si capisce altrimenti come l’80% delle case di proprietà).
    2) se lavori, e sai che che domani potresti perderlo e trovare eventualmente un altro un è un problema se non impossibile, fatto 100 lo stipendio riesci ad avere tutti i mesi 00 di avanzo (con sacrificio o meno, dipende) ti concentri solo sull’oggi, che il problema è sbarcare il lunario giorno giorno

    il legame con il protezionismo, è che negli anni 90 contestavo il continuo aumento di importazioni di materiali finiti, ed a chi mi diceva che altrimenti avrei pagato di più, facevo l’esempio sopra. Non c’è prezzo abbastanza basso, per un bene, se non hai possibilità di spendere.
    e qui ritorna marco ed il suo fido brancaccio, flusso di capitali finanza etc.

    1. ho dei dubbi.
      uno sul ‘protezionismo’ (e quello che ci costerebbe, visto il rapporto tra mercato interno e esportazioni)
      due sul fatto delle case di proprietà. credo sia dimostrato che dove hai meno problemi per trovare lavoro ci siano anche meno case di proprietà (sia per la mobilità che uno si può permettere, sia perché non hai bisogno della riserva ‘mattone’, e alla fine gli affitti sono sempre più cari dei mutui, per chi può permetterseli)

      credo che la questione sia semplicemente (si fa per dire, ovvio) che l’italia negli anni ’60 si trovava in una fase di crescita economica, con tutto quello che ha comportato (anche di fiducia nello sviluppo del singolo nucleo familiare).

      1. 60/70/80/90 posso parlare per quello che ho visto e, negli anni in questione, “lavorare” ti garantiva nella maggior parte dei casi, di poter migliorare il tuo stile di vita.
        (le case si sono continuate a comprare fino a fine anni 90 regolarmente)

        la “mobilità” in Italia in quegli anni non esisteva quasi. Essermi “spostato” di 20 km dopo il matrimonio, sembrava a molti miei conoscenti, un esilio volontario.

        il discorso sul “protezionismo” era legato al discorso lavoro/possibilità
        Anche se ritengo (pensiero mio) che privilegiare chi produce, rispetto a chi commercia (per non parlare dei redditi finanziari) avrebbe aiutato a non avere la crisi di oggi o quantomeno ad attutirla.

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