Sono Ilaria Alpi…

segnalato da barbarasiberiana

di Claudia Pepe – comune-info.net, 10/07/2017

Sono Ilaria Alpi. Io e il mio operatore Miran Hrovatin, siamo stati uccisi il 20 marzo 1994. Io ero una donna, una giornalista e una figlia. Mi hanno ammazzato, e adesso vedo che la mia morte è stata archiviata. Come un peso di cui liberarsi, come se fossi un’estranea, una colpevole, una donna che se l’ha cercata. Ma non è così.

Io sono morta perché credevo in quello che facevo, ero una ragazza con tutti i miei sogni, con tutti i miei desideri. E, in tutto ciò, credevo e credo ancora nella verità. Quella verità che mi ha ucciso. Quante bugie e mancate verità sulla mia vita, sulla mia indagine. C’è perfino chi ha detto: «Ilaria Alpi è morta a causa di una rapina. Era in vacanza non stava facendo nessuna inchiesta, la commissione che presiedevo lo ha accertato. Ho un documento che manterrò privato per rispetto alla sua memoria che racconta tutta un’altra storia». Questo l‘ha detto un giudice, forse un uomo, forse.

Avevo solo trentatré anni, ed ero andata in Somalia, a Bosaso, per entrare nel cuore di quella terra e raccontarla, da giornalista. Mi hanno ucciso in un agguato. Erano pronti sette killer per me. Forse ero nella pista giusta? Forse avevo capito troppo? Avevo visto malaffari che hanno visto a Bosaso traffici d’ogni genere: armi, rifiuti tossici, scorie radioattive, tangenti e riciclaggio di denaro sporco? Ma io ero una giornalista, una persona che doveva raccontare i fatti, io ero e sono una professionista. Avevo capito che era quello il mio compito, lo dovevo fare anche se c’era il rischio di lasciarci la vita. Volevo indagare su vicende in cui non vedevo chiaro. Vicende legate a traffico di armi, prevalentemente, di carattere internazionale, in cui anche l’Italia avrebbe un ruolo non proprio marginale. Ma anche situazioni relative a rifiuti tossici o radioattivi che sarebbero stati scaricati sulla costa somala, provenienti anch’essi dall’Italia. Ora so che l’unico imputato per il mio omicidio, è stato scagionato e rimesso in libertà dalla Corte d’appello di Perugia.

C’è chi mi vuole morta e chi mi vuole ancora viva. Sono un caso irrisolto come Ustica, come tutte le tragedie italiane. Io sono viva per mia madre che ormai dopo tante umiliazioni, dopo tante bugie, dopo la morte di mio padre, si è arresa. Ma io sono viva, e la mia morte non può essere archiviata. Sono qui per urlare, per gridare, per squarciare l’omertà che nasconde la mia morte, quella di mio padre e il dolore che non trova giustizia nelle mani di mia madre. Vogliono chiudere il mio caso, la mia vita, il mio volto, la mia storia. Ma io Ilaria, accuso tutti voi di non avermi cercata, di non avermi difesa, di non aver capito la mia morte. Io sono morta per la verità, ed ora vengo rinchiusa in un feretro che non mi appartiene. Perché io sono la verità, e ancora una volta mi tappano la bocca. Come i sette Killer, come la reticenza italiana, come una mano che soffoca la verità. Io sono Ilaria, nessuno mai mi archivierà, nessuno mai dimenticherà la mia morte. Nessuno. A parte lo Stato Italiano.

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7 comments

  1. Il caso di Ilaria Alpi si va a sommare ai tanti casi della storia italiana che non hanno trovato e non troveranno mai una risposta esaustiva. Per colpa di chi? Se riuscissimo a darci perlomeno questa risposta e a porvi rimedio forse diventeremmo un paese un pò più normale.Vista la politica attuale non credo che ci arriveremo mai.
    PS X BARBARA
    Ero seriamente intenzionato ad andare a Reggio Emilia per il politicamp di quest’anno,Purtroppo ho avuto alcuni imprevisti last minute che mi impediscono di farlo.Spero di poterlo seguire in streaming. Tu ci vai?

      1. io ci sono sicuramente domenica mattina.

        sabato se riesco dovrei fare un salto per ascoltare la portoghese e dare un occhio.
        quest’anno hanno cambiato formula con i vari tavoli…
        nel caso se mai ci vediamo ai chiostri.

        p.s.
        sulla querela alla fana non ne so nulla.

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