Il Gomblotto

di George Monbiot – the Guardian – 19 luglio 2017

È il capitolo mancante: la chiave per capire la politica dell’ultimo mezzo secolo. Leggere il nuovo libro di Nancy MacLean, “Democrazia in catene: la storia profonda del piano segreto della Destra Radicale per l’America” è vedere quel che era prima invisibile.

Il lavoro della docente di storia sull’argomento cominciò per caso. Nel 2013 si imbattè per caso in una baracca vuota nel campus della George Mason University in Virginia. Era piena zeppa degli archivi non ordinati di un uomo che era morto quell’anno e il cui nome probabilmente non vi è familiare: James McGill Buchanan. Lei dice che la prima cosa che aveva raccolto era un pacco di lettere confidenziali che riguardavano milioni di dollari trasferiti all’università dal miliardario Charles Koch.

Le sue scoperte in quella casa degli orrori rivelano come Buchanan, in collaborazione con ricchi uomini d’affari e gli istituti che avevano fondato, avevano sviluppato un programma occulto per sopprimere la democrazia a nome dei molto ricchi. Quel programma sta attualmente rimodellando la politica. E non solo negli Stati Uniti.

Buchanan era stato fortemente influenzato sia dal neoliberismo di Friedrich Hayek e Ludwig von Mises, che dal suprematismo proprietario di John C. Calhoun, il quale nella prima metà del 19. secolo sosteneva che la libertà consiste nell’assoluto diritto di usare la tua proprietà (inclusi i tuoi schiavi) in qualunque modo tu desideri; ogni istituzione che interferisce con questo diritto è un agente di oppressione, che sfrutta uomini che hanno proprietà nell’interesse di masse immeritevoli.

James Buchanan mise insieme queste influenze per creare quel che chiamò Teoria della scelta pubblica. Lui sostenne che una società non poteva essere considerata libera a meno che ogni cittadino avesse avuto il diritto di veto sulle decisioni. Quel che intendeva con questo era che nessuno doveva essere tassato contro la sua volontà. Ma i ricchi invece erano sfruttati da gente che usava i loro voti per domandare denaro che altri avevano guadagnato attraverso tasse involontarie per sostenere spesa pubblica e welfare. Permettere ai lavoratori di formare sindacati e imporre tasse sul reddito progressive erano forme di “legislazione differenziale o discriminatoria contro i proprietari del capitale.

Ogni scontro tra la “libertà” (permettere ai ricchi di fare come desiderano) e la democrazia dovrebbero essere risolti in favore della libertà. Nel suo libro “I limiti della libertà” egli notava che “il dispotismo può essere la sola alternativa organizzativa alla struttura politica che osserviamo”. Dispotismo in difesa della libertà.

La sua ricetta era una “rivoluzione costituzionale”: creare restrizioni irrevocabili per limitare la scelta democratica. Sponsorizzato per tutta la vita da facoltose fondazioni, miliardari e corporations, egli sviluppò una descrizione teoretica di quel che questa rivoluzione costituzionale poteva essere e una strategia per realizzarla.

Lui spiegò come si potevano frustrare i tentativi di desegregare le scuole nel sud dell’America mettendo in piedi una rete di scuole private sponsorizzate dallo stato. Fu lui a proporre per primo la privatizzazione delle università e imporre il pieno pagamento delle tasse universitarie agli studenti: la sua proposta originale era di schiacciare l’attivismo studentesco. Considerava urgente privatizzare la sicurezza sociale e molte altre funzioni dello stato. Cercò di rompere i legami tra il popolo e il governo e di demolire la fiducia nelle istituzioni pubbliche. Il suo scopo, in breve, era di salvare il capitalismo dalla democrazia.

Nel 1980 ebbe l’occasione di mettere in pratica il suo programma. Fu invitato in Cile dove aiutò il dittatore Pinochet a scrivere una nuova costituzione che, in parte grazie ai meccanismi astuti che Buchanan propose, si è dimostrata impossibile da rovesciare in toto. Tra torutre e uccisioni lui consigliò il governo di estendere i programmi di privatizzazione, austerità, restrizioni monetarie, deregolamentazioni e la distruzione dei sindacati: un pacchetto che fu in parte la causa scatenante del collasso economico del 1982.

Niente di tutto questo disturbò l’Accademia Svedese che, attraverso il suo seguace all’università di Stoccolma Assar Lindbeck, nel 1986 assegnò a James Buchanan il Nobel alla memoria per l’economia. È una delle numerose decisioni che hanno reso tossico questo premio.

Ma il suo potere cominciò veramente a farsi sentire quando Koch, attualmente il settimo uomo più ricco degli Stati Uniti, decise che Buchanan aveva la chiave per la trasformazione che stava cercando. Koch vedeva perfino ideologi come Milton friedman e Alan Greenspan come “venduti”, perchè cercavano di migliorare l’efficienza del governo invece che distruggerlo del tutto. Ma Buchanan andò fino in fondo.

MacLean dice che Charles Koch riversò milioni nel lavoro di Buchanan alla George Mason, i cui dipartimenti giuridico ed economico assomigliano più a delle think-tanks delle multinazionali che a facoltà accademiche. Utilizò l’economista per selezionare i “quadri” rivoluzionari che avrebbero messo in atto il suo programma (Murray Rothbard, al Cato Institute che Koch aveva fondato, spinse il miliardario a studiare le tecniche di Lenin e applicarle alla causa liberista). Tra di loro cominciarono a sviluppare un programma per cambiare le regole.

I documenti che Nancy MacLean ha scoperto dimostrano che Buchanan vedeva il segreto come cruciale. Disse ai suoi collaboratori che “la segretezza cospiratoria è essenziale in ogni momento”. Invece di rivelare la loro destinazione ultima, sarebbero andati avanti per passi successivi. Per esempio, cercando di distruggere il sistema di sicurezza sociale, loro avrebbero rivendicato che lo stavano salvando, sostenendo che sarebbe fallito senza una serie di “riforme” radicali. (Lo stesso argomento è usato da coloro che attaccano l’NHS). Gradualmente avrebbero costruito una “contro-intelligentsia”, alleata ad una “vasta rete di potere politico” che sarebbe diventata il nuovo establishment.

Attraverso la rete di thinktanks che Koch e altri miliardari hanno sponsorizzato, attraverso la trasformazione che hanno operato nel Partito Repubblicano e le centinaia di milioni che hanno rovesciato nelle campagne per l’elezione di giudici e deputati, attraverso la colonizzazione massiva dell’amministrazione Trump da parte di membri di questo network e attraverso campagne efficacemente letali contro qualunque cosa dalla salute pubblica all’azione sul cambiamento climatico, sarebbe corretto dire che la visione di Buchanan sta maturando negli Stati Uniti.

Ma non solo lì. Leggere questo libro da la sensazione che si diradi la nebbia attraverso la quale io vedo la politica britannica. Il falò dei regolamenti messo a nudo dal disastro della Greenfell Tower, la distruzione dell’architettura dello stato attraverso l’austerità, le regole di bilancio, lo smantellamento dei servizi pubblici, delle tasse scolastiche e il controllo delle scuole: tutte queste misure seguono il programma di Buchanan alla lettera. Mi domando quante persone sono coscienti che il programma di scuole libere di Cameron si inscrive in una tradizione concepita per intralciare la desegregazione razziale nel sud degli Stati Uniti.

Sotto un aspetto Buchanan aveva ragione: c’è un conflitto intrinseco tra quel che lui chiamava “libertà economica” e la libertà politica. La totale libertà per i miliardari significa povertà, insicurezza, inquinamento e servizi pubblici al collasso per tutti gli altri. Siccome non voteremo mai per questo, può essere ottenuta solo attraverso la mistificazione e il controllo autoritario. La scelta che abbiamo davanti è tra capitalismo sfrenato e democrazia. Non possiamo avere entrambi.

Il programma di Buchanan è la ricetta per il capitalismo totalitario. E i suoi discepoli hanno solo cominciato ad attuarlo. Ma almeno, grazie alle scoperte di MacLean, adesso possiamo comprendere il piano. Una delle prime regole della politica è conosci il tuo nemico. Ci stiamo arrivando.

fonti: https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jul/19/despot-disguise-democracy-james-mcgill-buchanan-totalitarian-capitalism

traduzione Lame

99 comments

  1. Lo psicodramma che in una certa sinistra sta suscitando l’abbraccio Pisapia – Boschi è sintomatico della pochezza e piccineria che sembra aver pesantemente ottenebrato la mente anche a personaggi stimabili.
    Ci vorrebbe l’esorcista. “Esci da questo corpo!!!”

    E se qualcuno fa notare la natura prevalentemente rancorosa di certe neo-sigle, si offendono.

    Manco si rendono conto dell’imperitura patetica figura di m… a cui si espongono…

    Che tristezza

  2. mettiamola così
    io mi sono rotto il cazzo
    naturalmente vi voglio bene lo stesso (naturalmente tranne uno)
    naturalmente ve ne farete una ragione

    La “sinistra” è partita tardi, non sempre con personaggi degni di fiducia, non sempre con idee chiare, con programmi in corso di progettazione, con poco tempo e comunque insufficiente per chiarire i punti precedenti.
    Fidarsi, non fidarsi è ad oggi un fatto soggettivo. Vi sono pro, vi sono contro, ognuno da il peso che considera “giusto” ai vari fattori e tira una conclusione.

    quindi, nel bene o nel male non è possibile dare un giudizio “oggettivo” sul progetto.
    augh, ho parlato

    ora abbiamo
    1) siccità: noto elemento che si scatena a sorpresa (ieri non c’era oggi c’è) e nonostante si lavori da anni a migliorare il sistema idrico e di riutilizzo delle acque (possiamo dire che era impossibile fare meglio), ci troviamo a combattere questo flagello

    2) incendi: Antonio Bordin‏ @antonio_bordin
    #Canadair: Stato li compra, li dà in appalto a privati che li riaffittano a peso d’oro allo Stato.
    Liberismo ladro allo stato puro.

    3) cassano lascia il calcio ?

    4) i principini George e charlotte

    5) il divorzio di Gigi e Tatangelo

    6) fa un cazzo di caldo

  3. Stefano Fassina:
    Lasciamo stare gli abbracci di Pisapia. Lavoriamo assieme su programma per l’Italia. Poi le primarie per scegliere la leadership.

  4. Davvero non me ne capacità. ….si continua a girare intorno al problema senza volerlo davvero affrontare.Gia il fatto che non si riesca, a tutti i livelli, da un microscopico blog in su, a discutere di una formazione di sinistra senza riuscire a non tirare in ballo il PD la dice lunga…..

    Il che mi fa pensare che i movimenti di sinistra non abbiano bisogno di Pisapia o altri per sterilizzarsi. …….

      1. Ci sta
        Ma parlare solo dell’Elefante il rischio è che poi sia l’unico a trarne vantaggio.
        Mentre il fantomatico movimento di sinistra somiglia sempre più allo sformato di patate preparato dall’architetto Melandri………

            1. guarda, non mi pare che Possibile stia mettendo veti, se non il fatto che ci deve essere discontinuità politica (e le perplessità dei militanti relativamente a certi “personaggi” sono proprio dovuti a quello)
              poi, ognuno vede le cose col suo paio di occhiali…

    1. è più complessa la situazione…. quando c’è chi vuol costruire il Pd fuori dal Pd e cerca di tirarti per la giacca….
      c’è un po’ di gente che dovrebbe farsi una domanda e darsi una risposta

      1. Beh, parlane con Civati
        Anche lui stava nel pd. E ne è uscito perché non era il PD che lui voleva, per fondare un movimento più simile al Pd per cui lui entrò nel pd.
        Tant’è che oggi dialoga con altri usciti dal pd per lo stesso motivo che fondano movimenti propri per le stesse ragioni, e si allea con altri che, prima erano alleati col Pd, ma poi hanno rotto l’alleanza col Pd, perché non era più lo stesso pd. E oggi cercano il dialogo con quelli che dal pd sono usciti per fondare un pd fuori dal pd, ma che non è il PD dal quale sono usciti , bensì il PD in cui erano entrati, che però non era come lo avrebbero voluto…….

        1. a volte sembra che civati ti abbia rubato la fidanzata….
          c’è una “piccola” differenza fra i vari personaggi che citi (o non citi).
          Con tutti i suoi (tanti) difetti, civati sta cercando di puntare sui programmi, dialogando con chi può avere gli stessi intenti, partiti/o società civile. E non da oggi…
          Quelli che stanno uscendo ora fanno (quasi tutti) discorsi un po’ diversi. Hai veramente la sensazione che ci sia una specie di cordone ombelicale che li lega al PD.
          Nei vari appelli e proclami, vedi come motivo dell’uscita dal PD non tanto la sfilza di provvedimenti votati anche controvoglia…ma il fatto che il PD stia cercando l’alleanza a destra.
          Anche trascurando il fattore Pisapia, mica tutti sono poi così convinti di fare una cosa veramente alternativa, lo vedi anche da come si muovono, da chi cercano di coinvolgere.
          Il fattore Pisapia complica ulteriormente le cose, ma sta creando parecchi malumori anche all’interno di MDP, perché chi è uscito perché vuole veramente cambiare le cose pisapia non lo vuole vedere nemmeno in foto.
          La storia delle doppie tessere Campo progressista-Pd è paradossale. E dice molto…
          inoltre Pisapia si fa rappresentare in giro da Gad Lerner. Se vai sul sito del PD nella pagina relativa all’Assemblea Nazionale trovi un certo Gad Eitan Lerner. Omonimia? Anche se la pagina non è aggiornata, trovo la cosa un po’ inquietante

          1. Nessun furto di fidanzata, anzi, su quel fronte dovrei anche ringraziarlo……
            Per il resto, come già detto, continuate così, che andate bene

            1. sai , a volte cercando di farle, le cose, qualche errore scappa.
              qualche volta pure qualcuno di troppo
              ma se il problema sono gli animali vari in mezzo ai maroni, basterebbe stare un po’ più a sinistra. Bisognerebbe farlo capire a quelli duri di comprendonio

            2. Un po’ di antipatia traspare proprio dalla Tue parole.
              Possibile ti infastidisce. …..e nessuno credo possa farti cambiare idea.

              L’importante pero’ e’ concentrarsi sui fatti

              http://www.genova24.it/2017/07/ericsson-la-politica-lavoratori-comportamento-arrogante-ingiustificabile-183662/

              E domani mattina “tutta la comunità di Possibile sarà a Erzelli al fianco dei lavoratori Ericsson per portare solidarietà, ma soprattutto impegno politico in ogni sede istituzionale nel proseguire la battaglia contro i licenziamenti di venerdì sera”, dichiarano Luca Pastorino e i Comitati di Possibile della Liguria.

              1. Nessun fastidio, credimi
                Solo la convinzione, del tutto personale, che, come molti altri, si stia muovendo con anni di ritardo e che la linea non sia quella giusta. Non per me almeno
                Per il resto, auguri a tutti

                1. Tieni presente che possibile ha ancora delle % di elettori da prefisso telefonico.
                  Detto questo nel panorama attuale mi sembra (opinione personale) l’unico movimento con delle idee.

                  1. Andrea, ho espresso il mio parere, credo scendendo nei particolari, in alcuni commenti nei giorni scorsi
                    Sintesi: non vedo nulla di buono all’orizzonte
                    Se non annullare la scheda

                    1. Sintesi: chiarissima.
                      L’importante è penso cercare di capire le posizioni dell’altro. Poi il mezzo scritto almeno per me rende difficile la cosa.

                    2. Vada bene. Le mie perplessità non sono dovute a Civati
                      Non solo e non esclusivamente a lui
                      È una perplessità che ho maturato negli anni e a seguito di evidenze riscontrate e riscontrabili, come appunto scrivevo ieri

  5. Capisco la fregola del cespuglismo nostrano (che più o meno sono gli stessi di sempre) ingolositi dalla vague di populismo mondiale hanno deciso di cavalcarla fuori tempo massimo.
    Podemos, Syriza, Melenchon, ecc. yummm… (radicalismo lo chiama qualcuno, una sfumatura…)

    Peccato che:
    A) sono fenomeni molto legati ai sistemi politici e a situazioni socioeconomiche specifiche

    ma soprattutto
    B) in italia (in questo siamo stati precursori) il treno del populismo è già passato da tempo e lo ha preso Grillo.
    Fatevene una ragione.

    inoltre:
    C) i partiti tradizionali sono scomparsi da tempo (anche in questo siamo precursori, pionieri direi), i “socialisti” si sono già dissolti in una formazione (PD) trasversale, flessibile, liquida direbbe qualcuno, slegata dalle tradizionali vecchie famiglie.

    Insomma, in Italia se doveva esplodere il “populismo di sinistra” sarebbe esploso già da tempo (imho).
    Non basta imbarcare vecchi dinosauri nel nome dell’anti-renzismo.

      1. uff… l’ho data milamila volte…

        Cavalcare lo scontento, la rabbia, le paure popolari con proposte facili e demagogiche che non tengono alcun conto di contesto nazionale e internazionale, della sostenibilità sociale, della sostenibilità economica e delle conseguenze, che generalmente non hanno alcuna possibilità di essere concretizzate se non a prezzo di sconvolgimenti epocali (rivoluzioni, golpe, ecc.) con danni peggiori di quelli che si propongono di risolvere, anche perché spesso si limitano a demolire senza proporre alternative costruttive se non il ritorno al passato, la restaurazione
        Andare al traino (versione soft)
        Morte della politica.
        ecc.

        Può bastare?

        1. ti rendi conto che questa definizione calaza molto più a pennello con quello che propone il PD?
          la politica dei bonus, ad esempio, non tiene conto del contesto sociale, perché non va a migliorare la situazione dei meno abbienti, per non parlare del bonus bebé, dove non si tiene in considerazione il reddito familiare ma solo l’ordine di richiesta.
          nemmeno i contributi a pioggia ai comuni che hanno sul loro terreno migranti..perché non vanno semplicemente a chi ospita, vengono, paradossalmente, avvantaggiati i comuni che fanno le barricate e poi si beccano i mega centri CAS, gestiti pure con criteri poco chiari.
          l’ strizzare entrambi gli occhi alla lega sulla vicenda migranti non tiene in considerazione il contesto internazionale

          chiedere invece la transizione ecologica dell’economia tiene in considerazione il contesto internazionale
          chiedere di non vendere armi ai paesi in guerra tiene in considerazione il contesto internazionale
          chiedere più tutele per i lavoratori tiene in considerazione il contesto sociale
          chiedere corridoi umanitari tiene inconsiderazione il contesto internazionale, in quanto non appalterebbe il “controllo delle frontiere” ai signori della guerra, ai criminali libici, toglierebbe mercato ai trafficanti e costerebbe pure meno del servizio di soccorso in mare

          tutto questo per te è populismo

              1. ma per favore…

                Ti dico solo una cosa, per quel che vale:
                un conto sono le proposte (tutti hanno proposte, anche abolire la fame nel mondo è una proposta) un conto è avere la pretesa (e l’arroganza) di imporle agli altri “o così o niente”.

        2. Secondo non mi ricordo più chi, ma che ho linkato uno di questi giorni, populismo è diventato semplicemente un eufemismo ipocrita per non usare il termine fascismo o neofascismo.
          Storicamente i significati sarebbero diversi ma si sa che il linguaggio assume ormai i significati attribuiti da chi dirige il dibattito a livello di massa.

          1. Beh
            io non mi sono mai tirato indietro nel definire alcune forme di populismo decisamente neofasciste…
            in tempi certamente non sospetti.

            In quanto al linguaggio,
            i significati evolvono.
            Come i fascismi.

            Essere “di sinistra” oggi non significa necessariamente essere comunisti e nemmeno socialisti come erano intesi nel 1800.

            1. io non mi sono mai tirato indietro nel definire alcune forme di populismo decisamente neofasciste…

              Te ne do atto. Infatti era proprio per trovare un linguaggio comune, se non una visione comune, che avevo linkato quell’articolo
              http://znetitaly.altervista.org/art/22635?doing_wp_cron=1500891180.1498429775238037109375

              Essere “di sinistra” oggi non significa necessariamente essere comunisti e nemmeno socialisti come erano intesi nel 1800.

              E’ lapalissiano. Così come i capitalisti di oggi non sono più quelli parecchio grezzi di ieri.
              La scelta di fondo, tuttavia, non credo cambi ed è addirittura millenaria: egoismo vs solidarietà.
              La visione cinica dell’economia liberale, diventata bibbia politica, è che il massimo della solidarietà si realizza promuovendo il massimo dell’egoismo. Contraddizione in termini a parte, non pare stia funzionando granché.

        3. Certo, la cosa importante è che un certo ceto mantenga (o s’illuda) il didietro riparato. Gli altri, quelli fregati, non devono rompere, sono populisti.
          Attento alla ghigliottina.

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