L’odio in politica

L’odio in politica e i luoghi comuni

di Sarantis Thanopulos – ilmanifesto.info, 29 luglio 2017

Nella crisi generale della cultura avanza un pensiero ad effetto che scambia le impressioni di superficie con il senso profondo dell’esperienza e lavora nel senso della conservazione dell’esistente. Così un giorno si viene a sapere che il problema del Pd, in difficoltà secondo i sondaggi, è l’odio che la sinistra nutre nei confronti di Matteo Renzi. Questa idea, che non è un pensiero politico, né una tesi “scientifica”, anima le discussioni tra amici. Poiché lascia il tempo che trova, ha fatto venire la tentazione di una sua presentazione più «dotta».

Si scopre allora che nel Dna della sinistra alberga un odio nei confronti dei militanti eterogenei ai suoi dogmi. Questo odio scatterebbe secondo il meccanismo della salivazione condizionata del cane di Pavlov. L’analisi, pubblicata su un importante quotidiano nazionale, non è adeguata: i concetti sui quali è fondata potrebbero con ugual successo spiegare l’odio delle nuore per le suocere.Tuttavia, l’argomento merita la nostra attenzione perché il tema dell’odio in politica è molto importante per lasciarlo alle improvvisazioni linguistiche.
È avventato usare a cuor leggero la parola «odio», carica di tensione e passibile di grande fraintendimento, per assegnare un difetto «congenito» a qualcuno. Il suo uso come argomento politico stimola un’emotività impulsiva che danneggia lo spazio del nostro comune sentire, pensare e vivere.

Con il termine «odio» designiamo due cose tra loro molto diverse. La prima è un sentimento che fa parte della passione d’amore ed e un esporsi non distruttivo al riconoscimento doloroso di ciò che sfugge al nostro possesso a causa della sua differenza e libertà. Fa parte dell’elaborazione del lutto e tiene in caldo la possibilità di amare in attesa di tempi migliori. La seconda è un sentimento dissociato dalla passione, frutto di un narcisismo negativo, oppositivo, che si chiude alla vita piuttosto che schiudersi ad essa: un rifiuto dell’altro come oggetto d’amore che rende il lutto impossibile e il desiderio sterile.
Questo narcisismo tratta l’oggetto del desiderio in termini di bisogno: lo usa come strumento di semplice scarica delle tensioni o se ne sbarazza se individua in esso la loro origine. Esiste, infine, un agire senza emozioni, estremamente autodistruttivo e distruttivo che è un odio impersonale nei confronti della vita in se stessa. Esprime un’inerzia psichica che distrugge come uno tsunami ciò che trova nel suo passaggio.

L’odio in politica esiste, non ha di per sé nulla di riprovevole. Ha un’importante funzione nella costituzione del senso di responsabilità nei confronti del nemico, senza il quale la lotta politica degenererebbe in uno scontro all’arma bianca. È l’odio a informare i cittadini che è l’ostacolo, l’irriducibile differenza di altri modi di pensare e di essere che rende la convivenza nella Polis interessante, libera e significativa.
La libertà dell’amico di costituirsi come nemico delle nostre intenzioni e l’altrettanto importante possibilità del nemico di diventare oggetto del nostro desiderio è minacciata dal trasformismo (opportunismo) e dal ridursi della lotta politica a una relazione stabilizzata e asfissiante tra oppressori e oppressi. Gli oppressori odiano (e facilmente uccidono) chi mette in seria discussione il loro potere, chiudendosi nel loro imbarbarimento, e gli oppressi possono rimanere incastrati nel loro odio legittimo e perdere le ragioni della passione che in loro resta viva.
Definire Renzi come oggetto di un odio chiuso in se stesso, per evitare di parlare della mancanza di idee che ci affligge, è avvilente.

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39 comments

  1. L’odio in politica. Sentimento poco nobile che denota una avversione profonda verso qualcuno o qualcosa. Domanda: secondo vuoi quella massa di semi-analfabeti che popola il parlamento ne conosce il significato?

    1. Puoi scommetterci!
      Minacciagli scagno e prebende e un toro infuriato sarà un agnellino al confronto.
      E, a parte ciò, sanno cos’è l’odio perché lo istigano, sempre per conservarsi scagno e prebende.

  2. Confesso di coltivare un po’ di odio, quando non ho di meglio da fare.
    A esempio in questi giorni leggendo dell’ingaggio del fenomeno pallonaro, Neymar?, per 30 milioni di euro l’anno.
    Ma mica ce l’ho con tanto con lui, anche se rilevo, facendo i conti a spanne, che a un salariato medio, che non spendesse nemmeno un euro della sua retribuzione, ci vorrebbero circa 1500 anni per mettere insieme una cifra simile.
    Ce l’ho con le masse di … boh? non saprei come definirli … che fanno la coda per comprare a 140 euro la maglia del tizio (immagino prodotta in Cina) e che da domani s’inebrieranno per le prodezze del funanmboletto e della sua squadra.
    Si meritano, ci meritiamo, questo sistema e anche peggio.

    1. PS:
      Ho anche sentito che il governo è impegnato a trovare modi per tornare a riempire gli stadi svuotati dal timore di violenze/attentati.
      Eh sì, è un grosso e fondamentale problema della nostra democrazia (?).

        1. Mi pare una puttanata.
          Se lo tengano pure il tiramisù.
          In Friuli, più precisamente, in Carnia noi abbiamo i cjarsons (https://it.wikipedia.org/wiki/Cjarsons) [Nessun foresto sarà mai in grado di pronunciare bene il termine]
          Più in giù e verso la ex Jugo abbiamo la gubana.
          In generale è roba da ingredienti poveri.
          Figuriamoci da noi cacao e mascarpone e caffè (bevevamo quello d’orzo).

          1. Sono una seguace del “Formaj frant” (nonchè della Ribolla Gialla) ed ho un conoscente friulano che mi fa da pusher.

            1. La Ribolla è roba da far girare la testa, anche prima di ingurgitarne troppa.
              Sui formaggi sono banalotto. Amo quelli nostri, stagionati e parecchio sapidi, di cui si può afferrare un pezzo con una mano e con l’altra afferrare un pezzo di polenta (di quella che è sempre più difficile trovare) e alternare i bocconi.
              Poi c’è il salame nell’aceto e altre delizie (de gustibus) che il mio stomaco non riesce più a sopportare, procurandomi incubi ogni volta che comunque cedo alla golosità.

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