Stupri, Libero fa la morale alle ragazze

Stupri, Libero fa la morale alle ragazze. Ma se sei uno stronzo è solo colpa tua

Stupri, Libero fa la morale alle ragazze. Ma se sei uno stronzo è solo colpa tua

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42 comments

  1. Una bella ragazza in minishort non può che attirare la mia attenzione (uomo sono) sarei un ipocrita a dire di no. Del resto non credo che una ragazza consapevole della sua bellezza e delle sue gambe si metta in minishort SOLO perché fa caldo….
    Ma per quanto possa avere pensieri impuri, l’idea di uno stupro non mi sfiora nemmeno lontanamente, anzi mi ripugna, mi disgusta.

    Immagino quindi cosa possa scattare nella mente di un violento o sopraffattore che non si fa scrupoli nel soddisfare le sue pulsioni.

    Ma, con le dovute proporzioni, non lo trovo molto diverso da chi desidera una bella auto, ma si ferma lì e chi invece la ruba.
    La differenza tra una persona normale e un criminale, sta soprattutto nei freni inibitori.

    1. Mi sembra sia sballato il concetto di freno inibitore.
      Il freno.inibitore ti.impedisce di commettere un reato che invece vorresti compiere.
      Non “vorrei avere quella macchina” ma “vorrei appropriarsi di quella macchina di proprietà altrui” è il presupposto.
      Per il discorso violenza su donne: c’è una differenza abissale fra “vorrei far sesso con X, ma lei non mi caga” e “vorrei saltarle addosso e strapparle le mutande, anche se dice di no, perché se ha Shorts è perché vuol fare sesso”. Nel primo caso i freni inibitori non c’entrano, non servono, nel secondo invece potrebbero salvare una ragazza.
      Credo sia chiara la differenza (del resto, dubito che tu possa capire come ci di può sentire a sentirsi seguite, a dover assistere ad episodi di esibizionismo, a temere una aggressione)

    1. Credo non ci sia mai una chiave d’interpretazione unica per fatti che risultano uguali.
      Ci sono chiavi prevalenti ma va verificato se funzionano nei casi specifici. A volte si finisce col generalizzare a sproposito.
      (Non ho letto l’intero articolo: il francese lo mastico a naso e non ho denti nelle narici)

  2. Lo stupratore è un oppressore, un egoista che ruba alle donne il diritto di autodeterminarsi, di compiere la scelta che spetta solo a lei: di dire di sì

    Sarà anche tutto vero, ma per me uno stupratore è soprattutto un represso. Cercare di capire perché lo sia (perché lo sia un certo numero di maschi di diverse condizioni sociali e culturali), potrebbe essere un’indagine fruttuosa.
    Confesso che molta retorica pseudo-femminista mi infastidisce parecchio. Ci sono troppe semplificazioni in circolazione, su troppi temi, che non giovano a nessuno.

      1. Può essere.
        E certamente ho trascurato la repressione femminile.
        Siamo nel campo di istinti elementari dove, credo, si ferma la catena a ritroso delle semplificazioni e sorgono domande abbastanza complicate se non si vogliono risolvere col luogo comune del ‘maschio cacciatore’ e della ‘femmina seduttrice’.

        1. No, caxxo, se tiriamo in ballo il concetto di maschio cacciatore a proposito dello stupro parliamo di due lingue diverse…
          La caccia richiede strategia, pazienza.
          Sempre che con cacciatore tu non intenda quelli che vanno di notte in auto e puntano gli abbaglianti, in modo da impallinare indisturbati gli animali disorientati ed accecati

  3. Trent’anni fa nella mia scuola c’era un’avvenente ragazza di sinistra con la quale feci varie iniziative politiche. Sua madre era una femminista, impegnata anche lei a sinistra.
    Una notte verso le 4 gli arrivo’ la polizia in casa per arrestare il fratello piu’ piccolo, allora sedicenne, che era parte di un gruppo che oer sei mesi aveva seviziato una ragazzina con stupri di gruppo.
    Tutti i riferimenti e il bla-bla sopra saltarono per sempre in un attimo. Mi sono sempre chiesto se avesse avuto un ruolo il martellamento ideologico sul ragazzino da parte di madre e sorella.

    1. La responsabilità degli atti è personale, peró la sciura di paese che sostiene che la vittima se l’è cercata è frutto di un clima culturale che attenua la responsabilità di chi li commette.

      1. Onestamente anche la sciura di paese che esibisce la sua epa e l’incavo tra i glutei strabordanti da leggings (?) due taglie inferiori alla sua misura è frutto di un clima culturale che attenua la responsabilità di mostrarsi ridicole.

        1. Io, quella, la chiamo libertà. Anche di essere ridicoli. Libertà di burkini, libertà di mettere un costume ridotto a ottant’anni. Libertà di tatuarsi il corpo intero tanto da far schifo etc.
          Poi anche io sorrido se qualcosa non torna, ma allo stesso tempo mi fa piacere che ci si senta liberi di essere ridicoli.
          Comunque è un’altra cosa.
          Colpevolizzare una vittima di stupro è indicatore di un’ interiorizzazione della donna come oggetto o dominata.

          1. Io, quella, la chiamo libertà

            Immagino sia un modo molto positivo e bello di intendere la cosa.
            Io sono un po’ più pessimista.
            Quanta libertà c’è nel copiare un modello?
            Dei tatuaggi nessuno sentiva la mancanza fino a quando non è nata la moda.
            Così come di moltissimi altri aspetti commerciali del modo di vivere/viversi.

            Colpevolizzare una vittima di stupro è indicatore di un’ interiorizzazione della donna come oggetto o dominata

            In generale sì. Ma è una risposta solo parziale, secondo me.
            Ho già citato questo
            http://znetitaly.altervista.org/art/20975

            Come mai in quella società le cose vanno così? (Ma sopravvivono anche altre culture, pur poche e marginali, rette da matriarcati con l’uomo ridotto a “oggetto”).

          1. Quando la mia amica e la madre femminista si sono accorte di avere cresciuto – a loro insaputa – uno stupratore si sono poste delle domande. Forse perché l’adolescenza è un periodo di rifiuto e contrapposizione, o forse per mille altre cause.
            Tu invece riesci solo a dire bestialità. Una vergogna.

            1. Bestialità una sega. Era esattamente quello che si capiva dal.tuo commento, tanto era chiaro, ovvero che tu ti stavi chiedendo se fosse colpa loro. “Mi son sempre chiesto” è molto diverso da “si sono chieste”, non ti pare?
              Diciamo che adesso si è capito.
              Farsi domande è normale, credo, ma nessun rifiuto adolescenziale o sentimento di rivalsa può spiegare o giustificare la violenza carnale.
              6 mesi. Stupro di gruppo. Violenze ripetute. Non c’è giustificazione o attenuante che tenga. C’è crudeltà e sadismo in tutto ciò.
              Spero, nel caso, si siano fatte le domande giuste, ovvero: gli abbiamo insegnato il senso del rispetto? Gli abbiamo insegnato che non sempre si può avere ciò che si vuole, bisogna anche sapere accettare un rifiuto, un fallimento? Gli abbiamo spiegato che la sua testa, i suoi valori non sono barattabili col senso di appartenenza ad un “branco”? Si sono chieste che segnali hanno trascurato?
              Da madre, o sorella, mi sarei chiesto questo. Perché con solidi valori, con la giusta educazione, vedo difficile che possa verificarsi qualcosa del genere.

    2. Mi sono sempre chiesto se avesse avuto un ruolo il martellamento ideologico sul ragazzino da parte di madre e sorella.

      probabile. d’altronde, uccidere il padre (o la madre) può significare anche questo.
      però il risultato non cambia. e anche se le colpe dei padri (o delle madri) ricadono sui figli, e sui figli dei figli dei figli, e sui figli dei figli dei figli, non per questo cade la responsabilità del singolo.

  4. Questo articolo è stupido al pari di quello di libero.
    E la sovrabbondanza di epiteti è rivelatrice.
    Già una che parla di “cultura dello stupro”…

    ma l’atteggiamento più stupido (Imho) è quello di voler fare delle devianze criminali (violenza, omicidio, sopraffazione, ecc.) un fatto culturale, sociale.
    Un omicida, o un violento non fanno del genere umano degli omicidi e dei violenti.
    Ci sono leggi che puniscono severamente gli omicidi, ma non per questo cessano di esistere.

    Ognuno esercita la propria libertà come meglio crede, ma dovrebbe avere coscienza che non viviamo in una bolla di vetro.
    Persino nelle favole c’è il lupo cattivo.

      1. Credo che il femminismo delle origini, a partire dalle suffragette, fosse una cosa molto seria.
        Se il “femminismo” di oggi si riduce all’ossessione delle ragazze per una “bellezza” tutta fisicità mutuata dal mondo della moda e dello spettacolo (con varie industrie, compresa quella della chirurgia estetica, che ne stragodono) qualcosa deve essersi perso per strada.

    1. ma l’atteggiamento più stupido (Imho) è quello di voler fare delle devianze criminali (violenza, omicidio, sopraffazione, ecc.) un fatto culturale, sociale.

      Per me il modo di vivere la sessualità è un fatto decisamente culturale. Non tutto il mondo è paese al riguardo. Né tutte le epoche.
      Valga per tutte la pedofilia di troppi religiosi prevalentemente cattolici; se non è frutto di una cultura sessuofoba di quell’istituzione vorrei sapere di che cosa è frutto.

      1. Cultura sessuofobica o meno, non stupri o molesti un ragazzino se non hai una attrazione morbosa verso i bambini e una visione distorta del rapporto adulto- bambino, o se non sei incline alla violenza. Se è solo questione di repressione, uno si ammazza di pippe, o va a puttane sotto falso nome.
        Se invece entra in gioco l’oppressione, è l’esercizio del potere (in un contesto che, evidentemente incoraggia) a fare differenza.
        Sono stra-convinta che il seminario/convento sia sempre stato.un posto dove spedire, oltre ai “figli cadetti” come si faceva un tempo, anche chi non poteva permettersi in altro.modo gli studi, o chi era opportuno allontanare dal suo ambiente proprio per evitare chiacchiere.
        Un sacco di persone senza vera vocazione, alcune con comportamenti socialmente poco accettati, o accettabili, tutte concentrate in un punto

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