Stupri, Libero fa la morale alle ragazze

Stupri, Libero fa la morale alle ragazze. Ma se sei uno stronzo è solo colpa tua

Stupri, Libero fa la morale alle ragazze. Ma se sei uno stronzo è solo colpa tua

Annunci

42 comments

  1. La storia di Anita: “Presa di mira in tram e poi seguita di notte. Così vivo con la paura”

    Lo sfogo di una diciottenne di Scandicci, figlia del sindaco Sandro Fallani, diventato virale sui social: “Quante volte dovremmo sentirci fortunate per non essere state violentate?”

    “Mi chiedo quante volte ancora dovremmo sentirci ‘fortunatè per non essere state violentate”. Anita Fallani ha 18 anni, ha appena trascorso una sabato sera fuori con un’amica, ma al rientro a casa, prima di salire sulla tramvia che collega il centro di Firenze con Scandicci, viene avvicinata da un uomo che non conosce. Quei tre quarti d’ora che la separano dal portone del suo appartamento si trasformano in un incubo, una corsa contro il tempo fatta di paura, voglia di piangere e poi rabbia. Anita, che è figlia del sindaco di Scandicci Sandro Fallani, ma che è anche una ragazza impegnata a far sentire la voce dei giovani attraverso la Rete degli Studenti Medi, associazione di cui fa parte, affida la sua denuncia a un lungo post su Facebook.

    “Sono le 1.35 del 13 agosto, una serata con un’amica, un gin tonic, quattro chiacchiere – scrive – Mi avvio a casa, stanca, con i piedi doloranti e la voglia di dormire. Arrivo alla fermata della tramvia. Mi vedi e inizi a importunarmi: ‘Buonasera signorina, come stai? Come ti chiami? Perché non rispondi?'”. Anita sceglie di ignorarlo: “Salgo sul tram, infilo le cuffie, non accendo la musica perché ho il telefono scarico, è solo un diversivo che mi aiuta a pensare che magari la smette prima. Niente, continua imperterrito. Finalmente la fermata, scendo io e scende lui. Mi viene da piangere, mi sento sola e non so che fare. Con il 10% di carica che rimane fingo di chiamare un ipotetico fidanzato. Neanche questo basta, ‘Dove vai? Esci con me?””.

    Lui la segue: “Scelgo la strada più lunga che passa da un parco giochi, riesco a dileguarmi. Accelero il passo, raggiungo il portone, infilo le chiavi nella toppa. Sono a casa, e sono salva. Adesso piango davvero. Mi infilo nel letto, ho il volto rigato e le vertigini di un pericolo scampato. Dura poco la mia fragilità, diventa subito profonda rabbia e vi penso tutte, madri, sorelle, amiche, vi sento vicine nel destino come non mai. Mi chiedo perché non ho la stessa libertà di un mio coetaneo maschio di tornare a casa all’ora che mi pare senza avere il timore di non arrivarci”.

    Centinaia le condivisioni del suo post su Facebook, così come i messaggi di solidarietà: “È accaduto anche a me” scrive una ragazza. “Succede a tutte. Svestite, non svestite, grandi o piccole, presto o tardi” commenta avvilita un’altra. Anita non vuole neanche che questa sia considerata “la normalità”. Così invita tutti, politica e istituzioni, giornali e cittadini, a riflettere: “Secondo i dati Istat del 2015 in Italia sono 6 milioni e 788mila le donne che hanno subìto violenza nel corso della propria vita. Le vittime di terrorismo, da quando esiste il fenomeno Isis, sono state invece 322. Le vittime sono vittime, ma forse è il caso di pensare che esistono violenze silenziose ancora più radicate e pericolose di quelle raccontate a gran voce”.

    Un monito a guardare quel che accade nelle nostre strade, nei centri ma soprattutto nelle periferie, che fa tornare alla mente la lettera-denuncia che la mamma della ragazza di 23 anni aggredita il 22 febbraio in via Baracca scrisse dopo la scarcerazione del suo molestatore: “Mia figlia ha avuto fortuna. Lavora in un pub e finisce tardi, non guida, non può permettersi un taxi neppure con le tariffe scontate per le donne e dopo le due di notte non c’è il servizio bus. Quindi rientra a casa a piedi lungo strade deserte”. Un chiaro appello a fare qualcosa.

    “Come babbo sono preoccupato – commenta Sandro Fallani, sindaco di Scandicci e padre di Anita – stiamo già intervenendo con l’assunzione di nuovi vigili, rafforzando i controlli e aumentando il numero delle telecamere”. Fallani e il sindaco di Firenze, Dario Nardella, si sono sentiti ed è stata allertata anche la questura, che ha chiesto alla Gest (la società che gestisce la tramvia) l’acquisizione delle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza che si trovano alle fermate per far luce sull’accaduto e rintracciare il molestatore.

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/08/14/news/_presa_di_mira_in_tram_e_poi_seguita_di_notte_cosi_vivo_con_la_paura_di_non_tornare_a_casa_-173057495/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P6-S1.8-T1

    1. questo è un limite di noi maschi “normali”.
      Come ha scritto barbara alcuni giorni fa, noi non comprendiamo la paura di essere seguiti, importunati, di sentirsi “prede”.
      E poichè riesce difficile anche capire il molestatore ecco che si crea una zona d’ombra che lascia sole le donne.
      Non si tratta di disinteresse o di voler sminuire, è proprio un limite, una di mancanza di strumenti per comprendere e, in certi casi, aiutare.

    1. Uffa!

      Ho detto, e lo ripeto, che capire non significa giustificare e ancor meno non punire.

      Nel caso specifico ha poco senso un’indagine psicologica o forse psichiatrica solo perché servirebbe unicamente ad arricchire la letteratura specialistica senza, probabilmente, fornire alcun elemento utile a individuare situazioni a rischio e metodi efficaci di attenzione e di prevenzione.

      In molti altri casi le indagini possono essere più fruttuose. Gli stupri e le altre violenze di gruppo di minorenni con pubblicazione in rete, per fare un solo esempio.

      Mi viene in mente adesso il fu “delitto d’onore”. In parte quel genere di assassinii era incoraggiato dalla mitezza delle pene. Ma era anche, credo, forzato da una cultura in cui era imperante un assurdo senso dell'”onore” che avrebbe emarginato e dileggiato, considerandolo “mezzo uomo”, chi non avesse riscattato l’onta nel sangue.
      Se non m’illudo, quella casistica è stata ampiamente superata dal progresso culturale e, molto forse, dalla negazione dell’attenuante all’omicida.

      Eccetera.

  2. alla fine del salmo, comunque, c’è poco da discutere.

    il ‘se l’è cercata’ è inaccettabile sotto ogni punto di vista.
    per me si parte almeno da qui. prima di questa linea è solo merda.

  3. Le statistiche, queste noiose maestrine, dicono che lo stupro non ha ha a che fare con l’avvenenza della donna o con il suo abbigliamento.

    Quarant’anni dopo processo per stupro, siamo qui a commentare l’abbigliamento delle donne in relazione allo stupro.

    Mi sono rotta il cazzo, me ne vado per un po’ e non perché sono in vacanza (ho portato mio padre al mare, sto lavorando)

  4. Senza offesa x i maschietti.
    La sensazione, leggendo i vostri commenti, è che vogliate trovare una spiegazione psicologica (=attenuante) a chi commette stupro.
    Ed è la conferma che c’è ancora molto da fare

    1. Cercare delle spiegazioni, psicologiche o di altro genere, non ha nulla a che fare, se la ricerca è sincera, con la giustificazione di atti e protagonisti.
      Ovviamente se ci sono spiegazioni sufficienti e definitive indagare oltre diventa sospetto.
      Ma ci sono? (non slogan, please)

      1. sono convinto della tua prima frase. per questo ti dico la mia, sempre e comunque nello ‘spirito’ del mio commento sopra.

        amplierei lo spettro al femminicidio e altri fenomeni affini.
        innanzitutto partirei da un punto: adesso le cose non sono affatto peggiori di (che so) venti, trenta o quaranta anni fa.
        è un punto importante, perché non vorrei che si confondesse qualche piano interpretativo. sono stati fatti passi avanti enormi. MA
        il problema è che c’è una confusione dei ruoli. molte donne hanno trovato un’emancipazione di fatto, che esula dal giudizio di merito. l’emancipazione può piacerci o non piacerci, può rispondere a richiami consumistici o edonistici o altro, ma c’è di fatto (andrebbe indagato a sé il fenomeno di riflusso di alcune ‘libertà’ conquistate e ostentate dopo gli anni ’70 – banalizzo ma non troppo: la riduzione fino a zero dei topless in spiaggia, oppure, mia ‘battaglia’ storica, il cedimento completo sulla linea del ‘pelo’, rasarsi tutte, rasarsi di più).
        e tale emancipazione c’è soprattutto a livello relazionale. una ragazza è molto più libera oggi di lasciare il proprio ragazzo, se così le va.
        MA molti ragazzi fanno fatica a gestire questi nuovi ruoli. anche perché ancora il ‘maschio tradizionale’ viene sponsorizzato e richiesto a gran voce. e incapaci di gestire queste contraddizioni, di assumere un nuovo ruolo, si rifugiano nella violenza (la faccio corta, anche perché ormai è una analisi standard e ben nota, ma la condivido e quindi la ripeto qui)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...