In difesa dei Giusti

In difesa dei giusti, contro lo sterminio

Alle Ong che cercano di sottrarre quei profughi a un destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti” come si è fatto per coloro che ai tempi del nazismo si sono adoperati per salvare degli ebrei dallo sterminio. La lotta agli scafisti indetta dal governo italiano e dall’Unione Europea è in realtà una guerra camuffata contro i profughi, contro degli esseri umani braccati. Ed è una guerra che moltiplica il numero e i guadagni di scafisti, autorità libiche corrotte e terroristi: quei viaggi sono l’unica alternativa ai canali di immigrazione legale che l’Europa ha chiuso fingendo di proteggere i propri cittadini.

di Guido Viale – comune-info.net, 12 agosto 2017

Coloro che dalle coste della Libia si imbarcano su un gommone o una carretta del mare sono esseri umani in fuga da un paese dove per mesi o anni sono stati imprigionati in condizioni disumane, violati, comprati e venduti, torturati per estorcere riscatti dalle loro famiglie, aggrediti da scabbia e malattie; e dove hanno rischiato fino all’ultimo istante di venir uccisi.

Molti di loro non hanno mai visto il mare e non hanno idea di che cosa li aspetti, ma sanno benissimo che in quel viaggio stanno rischiando ancora una volta la vita. Chi fugge da un paese del genere avrebbe diritto alla protezione internazionale garantita dalla convenzione di Ginevra, ma solo se è “cittadino” di quel paese. Quei profughi non lo sono; sono arrivati lì da altre terre. Ma fermarli in mare e riportarli in Libia è un vero e proprio respingimento (refoulement, proibito dalla convenzione di Ginevra) di persone perseguitate, anche se materialmente a farlo è la Guardia costiera libica.

Una volta riportati in Libia verranno di nuovo imprigionati in una delle galere da cui sono appena usciti, subiranno le stesse torture, gli stessi ricatti, le stesse violenze, le stesse rapine a cui avevano appena cercato di sfuggire,fino a che non riusciranno a riprendere la via del mare. Alle Ong che cercano di sottrarre quei profughi a un simile destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti” come si è fatto per coloro che ai tempi del nazismo si sono adoperati per salvare degli ebrei dallo sterminio.

Invece, ora come allora, vengono trattati come criminali: dai Governi, da molte forze politiche, dalla magistratura, dai media e da una parte crescente dell’opinione pubblica (i social!); sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare. Non ci si rende più conto che sono esseri umani: disumanizzare le persone come fossero cose o pidocchi è un percorso verso il razzismo e le sue conseguenze più spietate. Come quello che ha preceduto lo sterminio nazista.

Salvataggio in mare foto di Massimo Sestini/Polaris

Nessuno prova a mettersi nei panni di queste persone in fuga, per le quali gli scafisti che li sfruttano in modo cinico e feroce sono speranza di salvezza, l’ultima risorsa per sottrarsi a violenze e soprusi indicibili. La lotta agli scafisti indetta dal governo italiano e dall’Unione Europea è in realtà una guerra camuffata contro i profughi, contro degli esseri umani braccati. Ed è una guerra che moltiplica il numero e i guadagni di scafisti, autorità libiche corrotte e terroristi: unica alternativa ai canali di immigrazione legale che l’Europa ha chiuso fingendo di proteggere i propri cittadini.

Da tempo le imbarcazioni su cui vengono fatti salire i profughi non sono più in grado di raggiungere l’Italia: sono destinate ad affondare con il loro carico. Ma gli scafisti certo non se ne preoccupano: il viaggio è già stato pagato, e se il “carico” viene riportato in Libia, prima o dopo verrà pagato una seconda e una terza volta. In queste condizioni, non c’è bisogno che un gommone si sgonfi o che una carretta imbarchi acqua per renderne obbligatorio il salvataggio, anche in acque libiche: quegli esseri umani violati e derubati sono naufraghi fin dal momento in cui salpano e, se non si vuole farli annegare, vanno salvati appena possibile.

Gran parte di quei salvataggi è affidata alle Ong, perché le navi di Frontex e della marina italiana restano nelle retrovie per evitare di dover intervenire in base alla legge del mare; ma gli esseri umani che vengono raccolti in mare da alcune navi delle Ong devono essere trasbordati al più presto su un mezzo più capiente, più sicuro e più veloce; altrimenti le navi che eseguono il soccorso rischiano di affondare per eccesso di carico, oppure non riescono a raccogliere tutte le persone che sono in mare o, ancora, impiegherebbero giorni e giorni per raggiungere un porto, lasciando scoperto il campo di intervento.

Vietare i trasbordi è un delitto come lo è ingiungere alle Ong di imbarcare agenti armati: farlo impedirebbe alle organizzazioni impegnate in interventi in zone di guerra di respingere pretese analoghe delle parti in conflitto, facendo venir meno la neutralità che permette loro di operare. Né le Ong possono occuparsi delle barche abbandonate, soprattutto in presenza di uomini armati fino ai denti venuti a riprendersele. Solo i mezzi militari di Frontex potrebbero farlo: distruggendo altrettante speranze di chi aspetta ancora di imbarcarsi.

I problemi continuano quando queste persone vengono sbarcate: l’Unione europea appoggia la guerra ai profughi, ma poi se ne lava le mani. Sono problemi dell’Italia; la “selezione” tra sommersi e salvati se la veda lei… I rimpatri, oltre che crudeli e spesso illegali, sono per lo più infattibili e molto costosi. Così, dopo la selezione, quell’umanità dolente si accumula in Italia, divisa tra clandestinità, lavoro nero, prostituzione e criminalità: quanto basta a mettere ko la vita politica e sociale di tutto paese.

Ma cercare di fermare i profughi ai confini settentrionali o a quelli meridionali della Libia accresce solo il numero dei morti. Dobbiamo guardare in avanti, accogliere in tutta Europa come fratelli coloro che cercano da lei la loro salvezza; adoperarci per creare un grande movimento europeo che lavori e lotti per riportare la pace nei loro paesi (non lo faranno certo i governi impegnati in quelle guerre) e perché i profughi che sono tra noi possano farsi promotori della bonifica ambientale e sociale delle loro terre (non lo faranno certo le multinazionali impegnate nel loro saccheggio). L’alternativa è una notte buia che l’Europa ha già conosciuto e in cui sta per ricadere.

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14 comments

  1. Anche Gad Lerner getta la spugna 😳

    ” Ma io che avevo visto male la scissione, né ho considerato motivi sufficienti per un divorzio le riforme istituzionale e il jobs act, ora, per rispetto alla mia gerarchia di valori, mi vedo costretto a malincuore a separarmi dal partito in cui ho militato dalla sua nascita. L’involuzione della politica del Pd sui diritti umani e di cittadinanza costituisce per me un ostacolo non più sormontabile”.

    1. coglioni in citta’ (italiane):

      purtroppo sono presente in una chat di ex compagni di scuola…due di questi da tempo non fanno che alimentare la chat con video e frasi contro l’islam etc..

      Detto questo oggi uno di questi fa presente (avendo qualche dubbio sulla notiza) che i vu’ compra’ non erano presenti durante la strage.

      ho replicato alla cosa con le buone maniere.
      mah

  2. A proposito di cretini,
    credo che la tipa responsabile economico del MOV che ha dato il merito delle stime di crescita al rialzo rispetto alle previsioni, alla calura estiva, meriti il nobel della stupidità ad uso demagogico.
    Che sarebbe trascurabile (solo per il momento, da brividi dovessero vincere le elezioni…) se non ci fosse il solito contorno di spocchia e arroganza in surplus.
    😜

    1. Buongiorno anche a te … per il nobel la vedo dura troppi i valenti esponenti della maggioranza in corsa con esperienze e curricula ben più degni. Per i brividi un buon consiglio è di tenere calde le estremità o in estrema ratio puoi provare nuove esperienze verso paesi caldi, in questo periodo poi ci sono tanti posti disponibili dall’ Italia verso l’africa …

    2. Vedi cosa ti succede a berti dose massicce di propaganda di regime? Riconduciamo le cose alla realta’…
      Innanzitutto la Lezzi non e’ responsabile economico del M5S… e’ una bravissima parlamentare, mentre tu sei un troll piddino disperato …
      Poi se una persona normale volesse analizzare i dati senza bersi la propaganda di regime, arriverebbe ad altre conclusioni che non siano i tuoi insulti sessisti, tipo quelle sotto.

      Ieri molti organi di stampa, dal Foglio al Giornale fino al gruppo Espresso, hanno fatto a gara nello sfottere la deputata del M5S Barbara Lezzi, rea secondo loro di aver detto che la crescita della produzione industriale dell’1,1% registrata a giugno 2017 è in massima parte merito del caldo.
      A questa allegra festa dell’informazione libera e democratica non poteva mancare l’arzilla deputata PD Alessia Morani, che che con la sua indistinguibile sagacia su Twitter ha commentato: “Non so se è un colpo di calore ma questa donna va aiutata.”

      Preoccupato, ho deciso di seguire la sua esortazione.

      Andando a leggere la famigerata nota integrale sulla produzione industriale di giugno 2017 pubblicata dall’ISTAT il 9 agosto, subito a pagina 1 ho avuto la conferma che la produzione industriale è cresciuta effettivamente del tanto sbandierato 1,1%.
      A pagina 3, in fondo al prospetto 3, ho poi notato che la voce D riferita proprio alla “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria” ha registrato il ragguardevole aumento rispetto al mese precedente del 5,5%.
      Infine a pagina 8, nella nota metodologica, ho verificato in fondo al prospetto 1 che l’indice di ponderazione della sopracitata voce D “Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria” è pari al 10,4313%.

      Tradotto in soldoni tutto questo significa che sul mirabolante aumento del 1,1% della produzione industriale di giugno 2017, l’anomalo aumento della fornitura di energia ha pesato da solo per quasi lo 0,6%.
      In altre parole senza tale aumento il dato generale sulla produzione industriale di giugno 2017 si sarebbe fermato a un ben molto meno lusinghiero + 0,5%.

      A maggio 2017 poi, quindi con un trend economico presumo abbastanza simile a quello del mese successivo, quando la fornitura di energia elettrica gas vapore e aria” era rimasta sostanzialmente stabile registrando calo del meno 0,2%, ho notato che la produzione industriale ha registrato una crescita solo dello 0.7%. Tutto questo per dire che a giugno 2017 senza l’anomalo aumento dell’energia, il PIL sarebbe cresciuto verosimilmente al massimo dello 0,7%.

      Infine ad aprile 2017, con un calo della produzione industriale dello 0,4%, e lì mì pare che la mitica Maria Elena Boschi sia stata zitta, la fornitura di energia ha registrato un aumento del ben 4,1%. Questo significa che ad aprile 2017 senza l’aumento dei prodotti energetici la produzione industriale invece che registrare un già mesto meno 0,4% avrebbe fatto registrare un tonfo pari a un bel meno 0,8%. Qui confesso che sono stato sfiorato dal sospetto che per far crescere il PIL il governo ogni tanto chiami gli amici petrolieri suggerendogli di aumentare i prezzi della benzina.

      In conclusione i dati dicono due cose.
      La prima è che una discreta fetta dell’attuale crescita della nostra produzione industriale è legata all’aumento della nostra bolletta energetica, notizia non particolarmente benaugurante.
      La seconda è che se c’è una donna veramente bisognosa d’aiuto, senza ombra di dubbio questa pare essere la simpaticissima Alessia Morani.

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