Minniti vs Minniti

segnalato da Barbara G.

Migranti e respingimenti in Libia: nove anni dopo Minniti contraddice se stesso

“Il contrasto in acque internazionali è un’assurdità irrealizzabile”, affermava nel maggio 2008 l’allora “ministro ombra” a proposito degli annunci del governo Berlusconi. Oggi rivendica iniziative per le quali il nostro Paese è già stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani

Marco Minniti

di Duccio Facchini – altreconomia.it, 17/08/2017

Il contrasto in acque internazionali è un’assurdità irrealizzabile. Parliamoci chiaro: pensiamo che basti mostrare la faccia feroce in tv o minacciare 18 mesi di Cpt per fermare persone disperate che, pur di arrivare in Italia, affrontano la morte attraversando mari e deserti?

Queste parole risalgono alla fine del maggio 2008. Il neonato governo Berlusconi aveva appena annunciato respingimenti in mare, soprattutto in Libia, per fermare i flussi migratori. Chiamato da l’Espresso a commentare le scelte dell’esecutivo -al Viminale c’era il leghista Roberto Maroni- fu l’allora “ministro ombra” alla Sicurezza del Partito democratico, Marco Minniti.

Nove anni dopo, il capovolgimento è riuscito: Minniti è il ministro dell’Interno di un Governo che inaugura una “stagione nuova” ma vecchissima: quella dei respingimenti “assistiti” in Libia, per i quali il nostro Paese è già stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani (febbraio 2012). Gli esponenti della Lega rivendicano la paternità dell’iniziativa: “Per tre anni sono stato razzista, fascista, leghista, xenofobo, adesso si sono accorti anche loro che è un problema” (Matteo Salvini, 16 agosto 2017). E il surreale dibattito “pro o contro” l’operato delle Organizzazioni non governative oscura quella che l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi, www.asgi.it) ha definito invece una “gravissima violazione del diritto internazionale”. Contraria, tra le altre cose, alla Convenzione ONU contro la tortura e alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951.

In un documento di analisi e valutazione delle recenti iniziative governative per contrastare l’arrivo di migranti dal Mediterraneo, datato 11 agosto, l’Asgi non nomina mai la “questione ONG”. Non che la criminalizzazione della solidarietà o l’imposizione di presunti “codici di buona condotta” non meritino sdegno e attenzione. Il tema però è portare il dibattito fuori dalla campagna elettorale, dagli annunci, dai pretesti in atto sulla pelle di centinaia di migliaia di persone.

“In nessuna area della Libia sussiste un sistema giuridico effettivo che permetta di assicurare un minimo livello di sicurezza nel territorio”, ricorda l’associazione. “Nessun porto libico può attualmente essere considerato ‘luogo sicuro’ ai sensi della Convenzione per la ricerca e il soccorso in mare del 1979 (SAR)”. I sopravvissuti che verranno lì respinti non saranno infatti al sicuro, le necessità primarie (cibo, alloggio, cure mediche) non verranno soddisfatte e non potrà essere organizzato il trasporto dei sopravvissuti nella destinazione vicina o finale.

L’unica destinazione è la detenzione per il reato di “ingresso illegale”, come prevede la normativa libica. E il carcere è un luogo di violenze disumane. Asgi prima cita Vincent Cochetel, inviato speciale dell’UNHCR per la rotta del Mediterraneo centrale: “In Libia non ci sono centri per i migranti, ma solo prigioni, alcune controllate dalle autorità, altre da milizie e trafficanti, e sono in condizioni orribili”.

E poi ricorda un paradosso interessante: “A livello italiano sono in corso diversi procedimenti a carico degli autori delle gravissime violenze perpetrate nei campi libici. […] In un processo che si sta celebrando presso la Corte d’assise di Milano, e nel quale ASGI è costituita parte civile, la Pubblica accusa ha fatto emergere un quadro di inaudita violenza (violenze sessuali ripetute, omicidi di coloro che non ricevono dai familiari il denaro richiesto dai trafficanti, torture, addirittura esposizione dei corpi dei soggetti morti dopo le torture per ottenere effetto deterrente). Questo ed altri processi, relativi a fatti commessi all’estero da cittadini stranieri, si celebrano in Italia, come previsto dal codice di procedura penale, perché il ministro della Giustizia ha fatto richiesta di procedere considerata la gravità dei fatti: eppure, nonostante la consapevolezza così dimostrata di quanto accade in Libia, le politiche governative mirano ad aumentare il numero dei soggetti che in tali luoghi dell’orrore devono soggiornare”.

C’è di più. Il proposito dell’esecutivo Gentiloni di inviare direttamente propri uomini, risorse e mezzi per operare, a fianco delle autorità libiche, e in acque territoriali libiche o persino sulla terraferma al fine di contrastare la fuga dei migranti, respingendoli in Libia, porterebbe per l’Asgi a “gravissime conseguenze”, come la violazione del divieto d’espulsione e di rinvio al confine (art. 33 Convenzione di Ginevra).

“Nessuna operazione di contrasto al traffico può quindi essere condotta dalle autorità libiche da sole o in collaborazione con quelle italiane o di qualunque altro Paese -conclude Asgi-, senza che venga parallelamente garantita la sicurezza e i diritti delle persone coinvolte nel traffico, ovvero il loro trasporto in un luogo sicuro dove siano protetti dal rischio di tortura e dove, se lo richiedono, possono accedere alla protezione internazionale”.

Riportare in Libia i migranti intercettati nel corso di operazioni contro presunti scafisti significa stracciare regole internazionali che l’Italia ha l’obbligo di rispettare. Come avrebbe detto l’allora “ministro ombra” Minniti nel 2008: “Il governo si muove come l’elefante nella cristalleria”, frantumando diritti fondamentali. Proprio come nove anni fa.

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44 comments

  1. tra i tanti rivoletti che derivano dalla questione sollevata oggi, c’è comunque anche quello (psicologico, prima che politico) che potremo identificare appunto con i
    ‘compagni che sbagliano’

    e si ritorna alle identità e al senso di appartenenza. quante cose si giustificano o siamo portati a comprendere quando l’errante è parte del nostro gruppo?

    in fondo, se anche noi ci considerassimo a priori erranti, almeno in potenza, non sarebbe meglio?

    e poi… e poi… per chi abbia voglia…

    http://saveriovertone.it/sites/default/files/orazio.pdf

    1. Credo che il problema psicologico sia più facilmente superabile di quello “politico”.
      Voglio dire: se si tratta di una valutazione delle puttanate dei “miei” che terrò per me, l’ostacolo non dovrebbe essere molto grosso.
      Se poi quella valutazione negativa deve trasformarsi in denuncia e discussione, sempre tra i “miei” le cose si complicano, ma non tantissimo (poi dipende dalla mia personalità e posizione nel gruppo).
      Se, infine, la mia valutazione negativa deve essere condivisa/denunciata pubblicamente anche con “avversari” allora temo che caschi l’asino.
      Magari diventa una specie di contrattazione: io riconosco le “nostre” malefatte se tu riconosci le “vostre” (comunque sempre peggiori).

  2. “Tutto va contestualizzato”
    No, mi spiace, allora contestualizziamo tutto tutto, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
    Qui c’è un problema ad accettare che la resistenza è stato un fenomeno storico che certamente ha contribuito alla fine del fascismo, ma come tutti i periodi di guerra, si porta in pancia situazioni oscure, “contestualizzare” non è il modo migliore per superarle e rendere giustizia alle vittime. La ricerca della verità, a questo punto storica, perchè credo che si sia un po’ in là per una giustizia penale, per quanto mai definitiva, puó dare un senso di conforto. La resistenza non è una religione e mi rifiuto di santificarla.

    1. I problemi sono tanti e non capisco perché contestualizzare porti al “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, Ma magari è un problema mio.
      La “verità storica” è un bel casino. Dipende da chi scrive la storia e concentrandosi su che cosa.
      Di solito ne isoliamo un segmento ed è quasi inevitabile, perché altrimenti dovremmo risalire fino ad Adamo ed Eva. Non dico il Risorgimento, ma quanti e quanto hanno conoscenza delle cause e conseguenze della prima guerra mondiale? Per dire.
      La storia è scritta, e la interpretiamo, per grandi fenomeni, le singole vite non illustri che si lascia dietro come vittime, da tutte le parti, contano poco o nulla.
      Tuttavia vedere le cose anche dal punto di vista della “gente comune” può essere un modo utile per capire perché certe cose accadono o non accadono. Poi uno tira le somme dei “costi e benefici” e giunge alla conclusione che un (bel) po’ di morti ammazzati sono valsi la pena, sono stati “necessari”.
      Magari fossero stati ammazzati nella culla alcuni (parecchi) potenti, demagoghi e loro lacchè, si sarebbe raggiunto un risultato migliore con costi risibili.

  3. Parlando a Palermo, all’assemblea dei socialisti siciliani che sosterranno la lista di sinistra, Bobo Craxi, leader di ‘Area socialista’, ha quest’oggi dichiarato che “la nostra scelta è dettata da ragioni politiche consistenti, che valgono per la Sicilia e per l’Italia: le politiche di impronta liberista e il maldestro tentativo, perpetrato anche nell’isola, di indebolire o sopprimere le istituzioni parlamentari, richiedono l’unità di tutte le forze politiche democratiche dalla comune radice. La sinistra, in Sicilia”, ha aggiunto l’esponete socialista, “ha vissuto una lunga stagione politica nella quale i socialisti sono stati protagonisti. Oggi, possono riacquisire un ruolo e una funzione, impedendo il successo delle destre, del liberismo ‘mascherato’ e dei movimenti ‘antisistema’, al momento sulla ‘cresta dell’onda’, ma travolti dalla propria incapacità politica e dall’approssimazione”.

  4. A quanto pare la pantomima dell’uno vale uno, dell’intelligenza collettiva, dei portavoce al servizio della rete e della democrazia diretta, e bla bla bla, un coacervo di cazzate tanto insulso e stupido quanto dannoso e pericoloso per la sua carica populista e demagogica, sta finendo. (anche se nei fatti mai realmente applicata)
    Grazie al cielo, viene da dire.

    Grillo (forse, vediamo,) consegna ufficialmente ai tre moschettieri, a qui quo qua, il partito smettendo la commedia ad uso tonni.
    L’investitura ufficiale di DiMaio a capo del mov (e del suo “amichetto” Dibba, la faccia cattiva) sancirà la reale (da tempo) connotazione del mov:
    Un partito di destra con una forte componente populista, come il trend attuale impone.

  5. Ma delle polemiche nate sulla targa per ricordare la morte di Giuseppina Ghersi, che diciamo?
    Come mi hanno insegnato male la storia a scuola…

    1. Non ho letto delle polemiche e non conoscevo la vicenda della ragazza.
      Se si va a scavare nelle storie della “resistenza” gli episodi di ferocia idiota prima che criminale non mancano.
      Il pericolo, al solito, è quello di generalizzare spingendosi, come si tenta qua e là, a mettere sullo stesso piano la violenza fascista e quella antifascista.

        1. Ho letto. Fossimo un popolo tanto, ma tanto più civile sarebbe motivo di profonda riflessione avere nella stessa piazza il ricordo di martiri, i fratelli Rosselli, di un sistema e di una bambina che nemmeno era in grado di saper quel che faceva, uccisa non da un sistema ma da un gruppo di singoli idioti, mi ripeto,
          Siccome siamo il popolo che siamo queste iniziative servono solo, strumentalmente, a suscitare animosità viscerali e “dibattiti” del cavolo.

          ,

          1. Non conosco la storia della resistenza e mi piacerebbe essere confortata nel fatto che “singoli idioti” che hanno commesso azioni brutte (posso immaginare che la storia della bambina non sia unica) non abbiano usufruito di alcun tipo di copertura, ma il fatto che di queste vicende si sia sentito poco parlare mi mette a disagio.

              1. PS
                Quanto al sentirne parlare, ebbe un certo successo qualche anno fa il libro “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa che, mi pare, ha inaugurato un suo personale filone di “denuncia di verità scomode”.
                Mi pare pure di averlo letto senza trovare nulla di cui stupirmi o indignarmi. La guerra e le vendette, private e politiche, che ne seguono sono, purtroppo, più che normali. Sono i perché della guerra che andrebbero indagati a fondo per attribuire meriti e colpe. L’aneddotica, per quanto truce, spiega ben poco. .

                1. Per quanto raccapriccianti, le vendette post guerra sono cosa nota e diffusa. Anche dalle mie parti son successe parecchie cose, con vicende personali e politiche che vanno spesso a mescolarsi

                  1. Pansa avra’ scritto quella roba per fare piacere a una determinata parte (avra’ dovuto riciclarsi) .

                    Piu’ difficile è cercare di capire il clima di quel periodo,
                    Chi non era allineato al regime ha avuto una vita grama per non dire altro e questo per tanti mesi.

                    Normale che alla fine ci sai stato qualche regolamento di conti e senz’altro qualcuno ha mescolato vendette private.

                    Da quello che mi è stato raccontato hanno cercato comunque di non fare tracimare la rabbia,
                    Molti partigiani della mia zona sono entrati nei corpi di polizia provvisori si e’ cercato di ripristinare una normalita’ dopo la guerra. Credo ci sia voluto del tempo.

                    1. Infatti, analizzare gli eventi con lo sguardo di oggi non ha senso. Tutto va contestualizzato.
                      Quanto a pansa…io il libro non l’ho letto. È giusto che si parli di queste cose, ma bisogna essere realisti, e corretti nell’analisi storica. Troppa gente che vuole sminuire il ruolo della resistenza, troppa gente che lascia fare

            1. tutto alquanto triste. sposo i commenti di namm, sopra.

              aggiunto una nota linguistica:
              ma se lei è stata uccisa dai ‘partigiani’, forse possiamo dire che lei era semplicemente una ‘fascista’ e non una tredicenne? chissà.

            2. Mi limito a copiare un articolo (non so nemmeno il quotidiano da cui è stato tratto)
              Mi sforzo di non giudicare, faccio però una considerazione.

              Cosa rappresenta una intitolazione ad una piazza, un parco, o una targa commemorativa?
              Deve ricordare chi si è distinto per le sue azioni, per le sue idee?
              Chi per le sue azioni, idee, è stato ammazzato?
              Chi è stato ammazzato, o violentato. Punto?
              Chi è stato ammazzato, o violentato, in un determinato contesto storico?
              Una vittima di femminicidio?
              Il sangue dei vincitori?
              Il sangue dei vinti?
              Il sangue bipartisan?

              Deve essere una bandiera, l’intitolazione?

              Credo che siano queste le domande che dobbiamo farci, prima di tutto.

              Giusta o sbagliata, l’ANPI si è data una linea

              1. alt: l’anpi savonese una linea, l’anpi nazionale una un po’ diversa, se ho letto bene.
                (e detto tutto ciò… per me l’anpi con l’iscrizione libera non ha granché senso. si creano incomprensioni)

                1. dovrei andare a leggere il comunicato ufficiale, dopo lo cerco. Ricordo che anche lì ci sono difformità di pensiero.

                  ps. Mi è venuta in mente la scena del fascista bambino de “La notte di San Lorenzo”

                  1. anche a me.
                    mi sono venute anche in mente le scene delle donne tedesche violentate dai soldati russi.

                    sarebbe bello arrivare a un punto in cui nessuna azione necessitasse di un ‘ma’… comunque possiamo tendere in quella direzione.

                    la targa poteva essere un’occasione di una riflessione del genere. non lo è stata nelle intenzioni e non lo è stata nella risposta. peccato

                2. Io ho letto quanto scritto dall’anpi nazionale, ma quanto riportano alcuni dell’anpi savonese è vero? Vorrei verificare. Quanto alla targa, non so, peró ecco non mi opporrei. Forse serve ricordare anche questi episodi.

                  1. io ho letto che questa faccenda viene tirata fuori dal cassetto periodicamente, con lo scopo di gettar fango sui partigiani.
                    Sono state fatte porcate anche dai partigiani? si, sarebbe cretino negarlo. E’ stato il tratto caratterizzante dell’attività dei partigiani? no.
                    Si può pensare di fare una attività di liberazione senza spargere sangue? cazzate
                    E’ lecito darsi alla vendetta sommaria dopo la fine della guerra? in teoria no, ma sappiamo che (purtroppo) succede
                    E’ lecito dimenticarsi delle malefatte compiute? No. E anzi, l’azione di riverginizzazione di molti gerarchi fascisti non è stata bella cosa. Così come se qualche partigiano si è macchiato di un delitto (non legato all’attività di liberazione) doveva pagare per crimine commesso.

                    ps. queste faccende saltano fuori ovunque, anche per question diverse. Dalle mie parti ci sono vie dedicate ad un noto cantante lirico, per i suoi meriti artistici. Il fatto che fosse un fascistone di prima categoria è stato messo spesso sotto silenzio, ma non tutti hanno gradito queste intitolazioni

                    ps2 Vogliamo considerarla vittima di femminicidio? d’accordissimo. Mi piacerebbe che si ricordassero anche le altre, di vittime….

                    1. Non ti puoi opporre adducendo e i maro’?
                      Al limite, in altri frangenti si propone per altre vittime di azioni efferate, io sarei d’accordo.

                    2. @anto, i marò sono accusati di omicidio, e vanno processati. Hanno diritto ad un giusto processo e in tempi rapidi, ma o li processi o li prosciogli. E non sono innocenti solo perché italiani, o perché portano la divisa, o perché le vittime sono due pescatori indiani e quindi chissenefrega. E non tiri alle calende greche un processo perché c’è di mezzo una commessa dell’Agusta
                      Una vittima di femminicidio è una vittima, non un potenziale colpevole, e sono tutte vittime, anche se fasciste.
                      Ma una vittima di femminicidio fascista non la si può far passare come una anna Frank perseguitata dal regime. Il punto sta tutto lì, secondo me. Secondo l’ANPI (o una parte dell’ANPI) si sta usando una bruttissima vicenda per decostruire una parte della storia della resistenza.
                      nb a proposito dei fascisti bambini, riguarda lo spezzone di film che ho postato sopra. Credo renda l’idea del clima (e delle rese dei conti successive)

                    3. che ti riferivi al mantra in rete lo avevo capito, non sono così rinco….
                      i bambini sono bambini, verissimo, ma quando ti ammazzano i parenti (o te li fanno ammazzare) non li vedi come bambini… (anche questo mi pareva chiaro)

          1. E’ triste leggere il commento del partigiano Riri.
            Vorrei solo chiedergli
            che cosa dovremmo fare oggi a tutti i bambini soldato “responsabili” di ferocie inenarrabili in Africa?
            O al bambino “dell’ISIS” di cui lo Stato Islamico diffuse propagandisticamente il video mentre sparava a un ostaggio?
            Ci sono tempi in cui si può comprendere che “pietà l’è morta”. Ma poi dovrebbero arrivare i tempi in cui rammaricarsene.

            1. la linea dovrebbe essere questa.

              da parte mia aggiungerei: a dispetto del proprio vero sentire (nel senso che non si può obbligare né il rammarico né il perdono, che sono sentimenti, ma possiamo pretendere razionalità e giustizia).

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