Zagrebelsky: rischiamo l’ennesima legge elettorale incostituzionale

segnalato da Barbara G.

di Silvia Truzzi – libertaegiustizia.it, 09/10/2017

Se questa fosse un’operetta morale, potrebbe intitolarsi Dialogo tra un realista e un utopista. Ma con Gustavo Zagrebelsky stiamo per parlare di temi assai prosaici, e non è il caso di scomodare Leopardi, anche se quel “Piangi che ne hai ben donde Italia mia” potrebbe fare al caso nostro.

Professore, ha recentemente detto che non ne può più di sentir parlare di legge elettorale. Prima del referendum, aveva detto la stessa cosa delle riforme costituzionali. 

È vero. Durante l’ennesimo dibattito alla vigilia del 4 dicembre ricordo che cominciai dicendo: ‘Non ne posso più”, suscitando un applauso. Evidentemente, gli infiniti discorsi su ‘le regole’ hanno stancato.

La legge elettorale è lo specchio della democrazia. Tra le leggi ordinarie, ha detto Carlo Smuraglia, la più vicina alla Costituzione.

Sì. Dovrebbe essere quella più vicina ai diritti politici dei cittadini. La legge elettorale crea, modella l’ elettore, gli dà o gli toglie potere. Dovrebbe essere la sua legge. Invece da anni è trattata come la legge dei partiti. Serve a regolare i conti tra loro, ad accaparrarsi posti. Il risultato delle elezioni interessa meno perché i giochi si vogliono fare prima, con la legge elettorale. Si capisce, allora, l’ estrema litigiosità e, al tempo stesso, il fastidio, anzi la nausea, dei cittadini che assistono al gioco dall’esterno.

Non le pare irrealistico che i partiti non pensino ai propri interessi?

Certamente. Quando i partiti scrivono la legge elettorale operano in causa propria e la posta, per loro, è grande.

Quindi li assolviamo.

Non si tratta né di assolverli, né di condannarli. Che ci sia sempre un retro-pensiero è inevitabile. C’ è sempre stato.
Manca quello che si chiama il “velo dell’ ignoranza” circa i propri interessi immediati.
Potendo fare calcoli, dell’ interesse generale non importa a nessuno. Tutto si risolve in convenienze e compromessi neppure dichiarati alla luce del sole. Ma ci sono i cittadini: per poco che si rendano conto di ciò che accade, si accorgono d’ essere trattati come meri strumenti, come pedine della dama. Ecco: non popolo ma pedine.

È sano fare una legge elettorale alla vigilia delle urne?

Per niente. Si dice sempre che se c’è una legge che dev’essere stabile è quella elettorale, proprio per evitare che si confezionino sistemi ad hoc. Esiste, per questo, un codice di buona condotta del Consiglio d’ Europa, datato 2003, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che dice che un anno prima delle elezioni non si devono fare leggi elettorali. Una ovvia regola prudenziale come è questa implica che ci sia qualcuno a vegliare sulla sua applicazione.

Chi dovrebbe essere?

Questo è il punto dolente. Non vedo facili rimedi. Immaginiamo che si approvi una nuova legge elettorale in prossimità del voto e che questa legge sia incostituzionalissima, addirittura per contrasto evidente con i precedenti della Corte costituzionale. Le procedure non consentirebbero di rivolgersi a essa in tempo utile. Si voterebbe con quella legge e le nuove Camere resterebbero in carica tranquillamente, ma incostituzionalmente, in virtù del principio di continuità, già evocato in passato. Non ci si è resi conto per tempo di questa assurdità: la Corte costituzionale ha dato la mano per prima, poi sono venuti i commentatori e i politici eletti che, comprensibilmente, avevano tutto l’ interesse a terminare il mandato parlamentare. Con la conseguenza aberrante che le sentenze della Corte non hanno sortito effetto e il gioco può essere ripetuto all’ infinito: basta votare la legge quando non è più possibile ricorrere contro i suoi vizi.

E allora?

Oggi è troppo tardi ma, forse, il presidente della Repubblica avrebbe potuto dire per tempo: non promulgherò nessuna legge elettorale nell’ ultimo anno prima dello scioglimento delle Camere.
Cosicché si andrà a votare con le zoppicanti leggi sortite dalla Consulte: zoppicanti ma certo migliori dei pasticci cui stiamo assistendo.
In 4 anni il tempo c’era Ma adesso non c’è più. Dopo la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, che secondo la Corte aveva rotto il rapporto di rappresentanza tra eletti ed elettori, ci si sarebbe aspettati che il Parlamento regolarizzasse la situazione.

Si potrebbe obiettare: è passato remoto.

O forse futuro prossimo: corriamo il rischio – fondatissimo – di avere un’ altra legge incostituzionale, contro cui non ci sarà il tempo per ricorrere alla Consulta. Quindi potremmo eleggere un’ altra volta il Parlamento con una legge illegittima, dovendo poi digerire la beffa di un’ eventuale sentenza della Corte che non servirebbe a nulla.
Qui il confine tra perversione democratica ed eversione è labile Diciamo così: sarebbe il picco di una scostumatezza costituzionale mai vista prima.

Proporzionale vs maggioritario: lei da che parte sta?

Le maggioranze speciali previste dalla Costituzione valgono a garanzia delle minoranze e sono sensibili al sistema elettorale. I premi elettorali rischiano di vanificare gli intenti dei costituenti. Si potrebbe pensare a una modifica della Costituzione in funzione di garanzia: se si introduce un premio di maggioranza, si adeguino i quorum costituzionali, alzandoli conseguentemente, per impedire ai vincitori di fare quel che vogliono a spese delle minoranze.

Dunque, meglio il proporzionale?

In generale sì: è il sistema più onesto perché riflette perfettamente il principio di rappresentanza elettori-eletti.
Non si presta a manipolazioni ma implica che i partiti si assumano responsabilità politiche e siano in grado di fare coalizioni. Oltretutto, maggioritari e premi di maggioranza applicati a sistemi politici frammentati come il nostro, dove il partito più forte è lontanissimo dalla maggioranza assoluta, provocherebbero una distorsione della rappresentanza inaccettabile.
Ma la sera stessa delle elezioni non si saprebbe chi ha “vinto” È curioso come questo formuletta, che sentivamo ripetere ogni minuto, sia scomparsa Oggi tutti stanno pensando a come trafficare la mattina dopo. Nella situazione attuale il maggioritario o il premio indicherebbero un vincitore. Ma subito dopo inizierebbero i guai perché le coalizioni fatte prima servono solo a vincere le elezioni per poi squagliarsi subito dopo. Non abbiamo riprove a sufficienza? Altro che stabilità, altro che “governabilità”!

Vogliamo parlare dell’ arte del trasformismo? Talora serve al governo a tirare avanti, ma a che prezzo per l’ integrità della politica? 

In questa legislatura un voltagabbana ogni tre giorni: un’interpretazione piuttosto disinvolta dell’assenza di vincolo di mandato. A metà dell’ Ottocento Walter Bagehot, nel commento alla Costituzione britannica, individuava quattro funzioni del Parlamento: legiferare, rappresentare il meglio della Nazione, controllare il governo e sostenerlo. Sostenere il governo se si è nella sua maggioranza, non sostenerlo se si è all’ opposizione. Si potrebbe studiare una riforma dell’ art. 67 della Costituzione che, garantendo la libertà di mandato per tutte le altre funzioni, ponesse limiti e prevedesse sanzioni (decadenza?) quando si ondeggia opportunisticamente sul quarto punto, il trasformismo vero e proprio, magari “incentivato” nel mercato dei voti. Anche qui, abbiamo bisogno di esempi?

A proposito: si aspettava il ritorno di Berlusconi? Come la mettiamo con l’ ineleggibilità?

Se la domanda è: ‘Può un ineleggibile essere a capo di un partito?’, le rispondo: ‘Quale norma lo vieta?’. Non si può ragionare alla buona e dire “se non è eleggibile, non può essere capo d’un partito che si presenta alle elezioni né comparire nel suo simbolo”. Diremmo che un partito comunista non può mettere la barba di Marx nel suo simbolo perché Marx non è eleggibile?

I principali leader politici non siedono in Parlamento: significa qualche cosa?

È una delle tante conseguenze dell’emarginazione del Parlamento. Siamo a Torino: Cavour dove costruiva la sua politica e faceva i suoi più importanti discorsi? A Palazzo Carignano. De Gasperi, Togliatti, portavano alle Camere i grandi temi della loro politica. La questione della legge elettorale dovrebbe, tra le altre cose, riqualificare la rappresentanza: ‘Il meglio della Nazione’, dicevamo.

Non ha detto che effetto le fa il ritorno del Cavaliere.

Un capolavoro che ci meritiamo: non siamo in grado di produrre novità politiche.

Renzi era nuovo: è politicamente invecchiato?

La sua retorica è fuori tempo.
Il futuro era la sua parola chiave, l’ha divorata e consumata. Alla Leopolda il motto era ‘Il futuro è ora’: provate a dirlo ai disoccupati, agli occupati precari e sottopagati, a quelli che non si curano perché non hanno soldi.

E la sinistra che impressione le fa?

Dopo il 4 dicembre si è aggrappata all’idea, sensata, di interloquire con i milioni di elettori che allora si sono mobilitati, pur disertando normalmente le urne. ‘Diamo loro motivo perché ritornino a votare’. Bene. Ma le pare che le cose che accadono possano suscitare speranze ed entusiasmi? Mancano drammaticamente la materia prima e la materia grigia.

Quale potrebbe essere il programma a grandi linee?

Non ci vogliono mille pagine ma nemmeno il poco spazio che abbiamo a disposizione.
Però si potrebbero elaborare proposte concrete sugli argomenti più urgenti che conosciamo tutti: lavoro; flussi migratori; cultura e scuola pubblica; diritto alla salute, corruzione, evasione fiscale. Poi c’ è un tema fondamentale: l’ ambiente, il territorio, il diritto dei cittadini di avere sotto i piedi una terra sana, accessibile, bella. I cittadini di Taranto non devono vivere nel terrore di ammalarsi per l’ aria che respirano, si deve abitare in case sicure e non abusive. E se uno vuole andare in spiaggia deve poterlo fare senza pagare. Sono programmi che costano e allora, oltre a dire che cosa si vuol fare, bisogna dire che cosa non si vuol più fare.

Torniamo alla legge elettorale. Gaetano Azzariti ha giustamente sottolineato che in una democrazia parlamentare la legge elettorale non serve a scegliere un governo, ma è lo strumento con cui i cittadini eleggono i loro rappresentanti. Una prospettiva completamente scomparsa dal dibattito pubblico.

Sono gli orizzonti divergenti dei sostenitori del proporzionale e dei fautori del maggioritario. Ma i cittadini non vogliono essere considerati pecore dentro il gregge o mucche dentro la mandria. I cittadini sono la forza che dà senso alla politica, ai partiti che esprimono idee e programmi per attuarle. Non si dovrebbe avere la sgradevole sensazione che i giochi siano già fatti, ma si dovrebbe restituire al popolo l’ idea di essere parte fattiva del gioco. E perché questo accada la legge elettorale non deve essere solo onesta, ma anche semplice e chiara, il contrario degli arzigogoli ai quali si dedicano gli esperti dei sistemi elettorali (quasi una categoria professionale).

Parliamo del Rosatellum nuova versione?

La legge elettorale deve anche essere ‘coerente’. Che senso ha dire agli elettori: vi diamo una quota di nominati e una quota libera? Cosa pensa il cittadino del “voto unico” che fa sì che il voto dato al candidato nel collegio uninominale si trasferisca automaticamente alla lista dei candidati nel collegio plurinominale e viceversa? Tutte le volte che logiche alternative s’ inseriscono nel meccanismo elettorale, sorgono dubbi sulla onestà della legge.

Con i “nominati” la selezione non la fanno gli elettori.

Gli appuntamenti elettorali sono spesso quelli in cui, all’opposto di quanto teorizzava Bagehot, emerge il peggio della Nazione. Per correre dietro ai consensi che servono per vincere, i partiti non vanno troppo per il sottile. Non fanno differenze tra il voto delle persone oneste, informate e disinteressate e quello delle persone disoneste, disinformate e interessate: anzi, per lo più si coccola la seconda categoria che può offrire pacchetti di voti. In una situazione socialmente decadente, emerge il degrado.

Che fare? Sorteggio?

Lucrezio nel De rerum natura racconta che gli Etiopi conferivano il potere del governo ai più belli: un sistema come un altro, no? Tornando seri, l’ elezione non può che rispecchiare il grado o il degrado di elettori, candidati ed eletti, a seconda di chi ha in mano il gioco. 60.000 firme L’ appello del comitato Il Coordinamento democrazia costituzionale – che prosegue le battaglie dopo aver salvato col referendum la Carta dalla riforma del governo renziano – ha approvato un appello in cinque punti per una nuova legge elettorale che, sia chiaro, parta dal presupposto di far scegliere i parlamentari dai cittadini. Al punto 1, per esempio, c’è scritto: “La partita che si sta giocando sulla legge elettorale è una partita sulla Costituzione perché il modello di democrazia consegnatoci dai Costituenti e convalidato dal referendum del 2016, è fondato sulla centralità di un Parlamento rappresentativo, attraverso il quale trova espressione il principio supremo che la sovranità appartiene al popolo”. Tanti i nomi in calce: da Villone a Gallo, da Carlassare a Grandi fino al presidente del comitato scientifico Pace. La petizione, lanciata dal Fatto Quotidiano, può essere sostenuta firmando sulla piattaforma di Change.org.

Annunci

108 comments

  1. leggevo qua e la della vostra discussione sulla religione…

    2 centesimi:
    la religione cristiana almeno ha nei suoi fondamenti la solidarietà per il prossimo e per la comunità.
    A me pare che oggi molti si buttino su spiritualità molto più comode, e molto più individualistiche incentrate su “se stessi”.
    Un giorno un amico che fa meditazione trascendentale parlava di “diritto alla felicità”…
    ecco: non credo che la propria felicità sia “un diritto”
    per dire

    1. Al centro della religione cristiana (storicamente scissa in molte correnti tuttora ben vive e vegete e non esattamente cordiali tra loro) dovrebbe esserci il messaggio evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso” che non era neppure all’epoca della sua formulazione da parte di Gesù una grande novità. Ho già citato in altre occasioni i precedenti e non mi ripeto.
      Ripeto, invece, che una cosa è la comunità dei credenti e altra cosa è la gerarchia che li “amministra”. Fatta eccezioni per poche figure luminose, il cristianesimo cattolico è da sempre dogmatico e avido di potere (ufficialmente al “servizio del disegno di Dio”, in pratica al servizio del clero).
      Il cristianesimo luterano ha avuto il grande merito di cercare di rendere più democratica la lettura e l’interpretazione dei testi sacri, ma a suo tempo si è immischiato sanguinariamente nella politica. Non sono aggiornato su come si comporti oggi.
      Il cristianesimo ortodosso mi pare un retaggio del Medioevo.
      Poi le vere e proprie sette cristiane abbondano e ce ne sono per tutti i gusti. Giusto per citare uno dei casi più vergognosi, secondo me, i tele-evangelisti statunitensi sono imbonitori da fiera e molto legati alla politica. Ma so di essere superficiale al riguardo.
      Andrebbero poi citati sia ebrei sia mussulmani.
      Sono cristiani o no?
      Entrambi i gruppi accettano Cristo, sia pure come semplice profeta, e condividono gran parte delle Scritture, interpretandole e sviluppandole a modo loro.

      Molta è la confusione sotto il Cielo. E mi sa tanto che, tornando ai fondamenti, ci sono molti modi di intendere il “prossimo” che va amato come sé stessi. Parrebbe proprio che il “prossimo” sia, nelle religioni istituzionali, solo la comunità dei correligionari, mentre tutti gli altri sono miscredenti o infedeli nei confronti dei quali ogni turpitudine è lecita.

      Ribadisco che il problema è tutt’altro che solo della religione cristiana. E anche tutt’altro che solo della religione ma nella religione si manifesta in modi particolarmente contraddittori (eufemismo). .

      1. uno dei passi più interessanti del vangelo mi pare questo (matteo):

        Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
        Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
        Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
        Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

        la parte interessante è appunto il rovesciamento esplicitato e espressamente sottolineato tra divinità e umanità. forse non era nuovo, non era unico, eccetera, ma considerata l’influenza storica e anche il livello ‘letterario’ .. .mi pare notevole.

        1. innegabili le positività dei precetti dei vangeli e la loro dirompente “novità” in un’era in cui la schiavitù era normale e le caste ben definite. Il concetto “tutti uguali, tutti fratelli” è di una “modernità” che non conosce applicazione neppure oggi.

          ma, in scala, stiamo parlando di un pd ante litteram (a mio parere è il comunismo che copia la religione, ma comunque…).
          Si tratta di dividere i precetti dalle applicazioni, gli ideali dagli uomini che li mettono, e come, in pratica, la biforcazione fra quello che dovrebbe essere e quello che.

          sulla bilancia si mettono le buone cose e le cattive. Poi si tira una riga.
          È una somma che non da mai lo stesso risultato a seconda di chi compie il calcolo, fondamentalmente ognuno da un peso diverso ai vari componenti a seconda del risultato che vuole ottenere.

          quindi siamo punto e a capo

  2. Il travestito di regime più longevo, Eugene Scalfari (dalle milizie fasciste al renzismo passando per centomila altre maschere in una lunga carriera) chiarisce a proposito del Rosatellum imposto da Renzi&C. con la fiducia al governo per far fuori la prima forza politica del Paese (i 5Stelle) e far vincere le elezioni alle altre: “Zagrebelsky è un mio amico, gli voglio un gran bene e ho grande stima per le sue capacità giuridiche ma sono da tempo in totale disaccordo sulla sua posizione politica. Lui ha molta considerazione per il popolo sovrano. È il popolo che deve decidere e decide e questa è la democrazia. La mia tesi è molto diversa La sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’ interesse dei molti”.

    Quindi il capo-propaganda del regime ci informa che per lui la democrazia è una cagata pazzesca: l’avevamo intuito, non tutti, ma molti si. E forse anche i gonzi si stanno svegliando dal rincoglionimento pluri-decennale – ma lo sapremo solo il 6 Novembre.

    1. Scalfari mi risulta sempre più indisponente con quello che considero un esibizionismo vanitoso e provincialotto nell’insistere a sbandierare che lui è amico di Tizio e Caio e che dialoga (presumo alla pari secondo lui) con papa Francesco e che con altri “grandi” cui offre il suo immagino non richiesto consiglio.di “grande vecchio”. Vecchio lo è, grande si pensa lui.
      Poi ognuno la pensa come vuole sul personaggio, comprese le sue più recenti e penosissime apparizioni televisive..
      Ma credo sia difficile negare che nei confronti del M5S mostra un’insofferenza, direi un astio, che non riserva ad altri politici di cui non condivide le posizioni e i comportamenti. Avrà le sue buone ragioni. Ma non mi pare di aver letto sue argomentazioni a sostegno. Certo, non leggo ogni sillaba che gli sfugge dalla penna o dalla tastiera.

  3. Altre riflessioni notturne

    Potremmo cercare, per divertimento e forse anche utilmente, a riverginarci da tutto ciò che abbiamo appreso dalle letture e dalle esperienze per arrivare a qualche convinzione personale sui rapporti di ruolo nella società attuale.
    Per me figure centrali, oggi, sono i produttori (che sono a loro volta consumatori, ma trascuriamolo per il momento) e i consumatori (che sono anche produttori, ma trascuriamolo per il momento).
    Vedo, intuisco, tra queste figure i cui rapporti sono importantissimi ma che, se vorrete, discuteremo a parte, quelli che, nobilmente, sono definiti “intermediari” e che preferisco chiamare “parassiti”: politici, banchieri e finanzieri, pubblicitari e tutti coloro che lucrano dall’essersi conquistati una posizione tra produzione e consumo.
    I rapporti tra produttori e consumatori non sarebbero così alterati se non fosse per l’esistenza di tali parassiti. E’ un’intuizione che mi perseguita da un certo tempo ma che non sono ancora in grado di formulare in modo soddisfacente.
    Qualcuno ha già approfondito questa impostazione e ha delle risposte?

    (PS: dimenticavo le autorità religiose, forse le più parassitarie di tutte ma che nelle loro infinite contraddizioni sono riuscite di tanto in tanto, non diversamente da altri “intermediari” a fare qualcosa buono)

    1. Non ho mai approfondito la questione, ma, mi viene da pensare che considerare un intermediario un parassita a prescindere, mi sembra un’estremizzare. La società, dai primi agricoltori e cacciatori è divenuta più complessa, le figure intermedie in realtà facilitano.

      1. Ps anche le autorità religiose possono svolgere un ruolo positivo. La Chiesa cattolica ha commesso molti errori, ma non mi sembra che stia venendo fuori niente di buono dalla progressiva scristianizzazione dell’Europa, se non un sommarsi di egoismi.

            1. Non è il caso di impermalirsi.
              Le religioni sono in genere fondate su una visione apprezzabile dei modi di convivenza e mi è capitato spesso di pensare che se un Dio non esiste, come credo, può essere stato utile inventarlo come strumento per far passare certi messaggi. In fondo quando cerchiamo di dare un senso alla nostra esistenza ci troviamo di fronte a un bel problema e un Dio “buono e giusto” che premia gli onesti e punisce i malvagi (purtroppo solo nell’aldilà) può essere una soluzione buona per le menti semplici (per me le “menti semplici” sono invidiabili, senza nessuna supponenza).
              Il guaio con le religioni, così come con qualsiasi altra forma di messaggio sociale, è che finiscono preda di strutture gerarchiche di potere autoreferenziali che poco o nulla hanno a che spartire con la visione dei loro fondatori.
              Non so quanto l’Europa si possa dire scristianizzata. Ricordando che le fedi cristiane sono più d’una e che certe correnti, mi pare in particolare il calvinismo, sono parecchio “filo-capitaliste”.
              .

          1. Ok heiner, dopo scazzamento momentaneo, spiego. Parlavo in un senso storico sociologico (!), un tempo la maggior parte delle persone, anche in Italia, seguiva, chiamiamola così, l’ideologia religiosa, poco importa se fossero realmente credenti, l’ateismo era appannaggio di una minoranza che comunque aveva i suoi valori di riferimento, ma che comunque restava una minoranza. Ora, una volta evaporati i riferimenti religiosi, a mio parere, non è che la gran parte sia riuscita a sostituirli con solidi principi laici. Da qui, sempre mia impressione, gli egoismi e le spinte individualiste si sono accentuate, favorite anche dai meccanismi economici degli ultimi trent’anni. Forse è solo una fase di transizione, speriamo, d’altra parte questi fenomeni sovrastano la durata di singole vite.

              1. (scusa la ripetizione, a volte non mi passa qualche commento e così lo riscrivo…)

                per il resto il discorso sarebbe lungo.
                capire il percorso della solidarietà.
                un tempo, forse più della religione (che comunque per me agnostico, la cattolica è tra le migliori che ci poteva capitare) contava la solidarietà familiare, nata dal bisogno.

                ma in ogni caso, come accennavo prima, non è che le religioni cristiane siano malaccio da questo punto di vista. poi è pur vero che non sempre ti capita il papa terzomondista, e quindi ti devi accontentare di quel che passa il convento (nel senso concreto del termine).

                il punto, però, per me è un altro.
                è l’unione di libertà e capitalismo (entrambi meritevoli di puntualizzazioni, ma vado dritto).

                non è , tuttavia, che riducendo le libertà personali o assoggettandole a un’idea o ideologia o religione, la questione per me migliori. certo, saper gestire la libertà è difficile.
                un mio amico, che mi ricorda tanto sun, mi fa sempre l’elogio delle piccole medie imprese contrapponendole alla incapacità, mediocrità, delinquenza dello stato o istituzioni pubbliche. ok, penso sempre (con grande amicizia), allora diamo tutto in mano a un privato e così – voilà – il gioco è fatto. e in effetti, a pensarci bene, alcune dittature storiche hanno anche ‘funzionato’, le mitiche autostrade tedesche le ha fatte hitler, i treni italiani notoriamente arrivavano in orario e vogliamo parlare dei progressi fatti da stalin o dalla stessa cina comunista?

                saper dare alla libertà la direzione solidale. questo sarebbe per me un fine

              2. In generale sono molto scazzata in questo periodo, principalmente per motivi personali (niente di grave, ma un continuo di rogne), ma è da parecchio che percepisco una sorta di tabù su parecchi argomenti. A me piace parlare di tutto e non sentirmi libera di esprimermi, mi annoia.

                1. tabù non mi sembra il termine corretto, sicuramente non siamo molto indulgenti verso le religioni in genere, e molto meno verso i fedeli in particolare.
                  Le battaglie per i diritti degli ultimi 10 anni hanno sempre avuto come “antagonisti” forti gli pseudo credenti e questo non aiuta a renderli particolarmente simpatici.

                  È come per quelli (non tu) che criticano i grillini di rispondere agli ordini di grillo, in politica, mentre se la gente basa la propria vita, a 360 gradi, sugli ordini del prete, vescovo, cardinale, papa, dio va bene.

                  come ho premesso, non sono indulgente verso le “fedi”
                  anche se ho mandato mio figlio a “dottrina” dai 3 ai 12 anni, visto che sullle “informazioni di base” dei cattolici, non ho niente da obbiettare (o almeno non molto)

          1. Credo che l’egoismo peggiore sia quello di certi bigotti che giocano a guadagnarsi il paradiso scagliandosi contro increduli e infedeli. Per non parlare dei finti bigotti.
            Personalmente sono agnostico.
            Ma riconosco che almeno due fondatori di grandi religioni, Buddha e Cristo hanno trasmesso con la vita e la parola messaggi che si possono condividere anche non essendo credenti.
            Uno dei guai è che nessuno dei due ha lasciato scritto nulla e mi sa tanto che quelli che hanno registrato i loro messaggi non devono averli capiti e hanno scelto quello che faceva loro comodo. In particolare i Vangeli risulterebbero non esattamente scritti dai discepoli di Cristo e comunque sono frutto della cernita di quella che da religione si è trasformata in un’organizzazione centro di potere.
            Distinguo i credenti non bigotti, alcuni esemplari nelle loro scelte di vita e mediamente persone con le quali si può parlare, dalla gerarchia che, salvo poche eccezioni, ha espresso il peggio del peggio. Mi sa che se Buddha e Cristo rinascessero caccerebbero tutti quei mercanti dal tempio.

            1. …comunque sia, anche per come sono ora, i vangeli non sono malaccio, per così dire. un monumento di civiltà, per essere più chiari.

              a me disturba il problema che ci crede (io non credo, ma non per volontà intellettuale, ma proprio perché non sento che esista qualcuno o qualocosa. quel che appunto si dice: non aver fede. ma non escludo nemmeno che esista qualcosa. la mia risposta è un gran boh)
              chi crede, scrivevo, è ‘naturalmente’ portato ad essere dalla parte del bene, con tutto ciò che ne può conseguire, soprattutto quando a prevalere è quella che si definisce una filosofia manichea. o sì o no, tutto il resto viene dal maligno (che pure è passo evangelico, purtroppo)

              il problema è che spesso tale impostazione non è soltanto dei fedeli, la convinzione di essere dalla parte del bene (e gli altri dalla parte del male) è molto diffusa, più o meno tutti ne abbiamo almeno un pezzetto…..

                1. Fuor di dubbio che il fanatismo è tutt’altro che solo religioso.
                  Il problema è la religione (la gerarchia religiosa) sfrutta un’angoscia per molti più profonda di altre, quella della morte.

      2. Come ho detto, la mia è un’intuizione che non ho indagato. E, in generale, credo che le categorizzazione nel campo della politica e dell’economia siano sempre comodamente approssimative per sgrossare dei fenomeni e per poi affinare le analisi.
        L’uso del termine “parassita”, in luogo di “operatore dei servizi”, ha inoltre forti implicazioni emotive che, a seconda del contesto, possono essere propagandisticamente utili o analiticamente fuorvianti.
        In prima approssimazione non dovrebbe essere difficile ammettere, guardando in particolare alle banche e alle finanziarie, che entità che potevano essere considerate funzionali a un sistema di produzione/distribuzione (comunque lo si giudichi) e dunque “simbionti”, oggi sono perseguono interessi di propri, indifferenti agli equilibri del sistema ospitante e dunque “parassite” e suscettibili non solo di danneggiare, ma anche di contagiare altre parte dell’organismo sociale.
        Sviluppare questa tesi mi riesce complicato e non ho neppure, a parte la competenza, il tempo ma forse un giorno o l’altro riuscirò a mettere giù un testo che, temo, sarà lunghetto, oltre che indigesto.
        Peraltro, seguendo un’altra intuizione, devo chiedermi se, individuati i “parassiti”, il problema più importante non resti quello del terreno di coltura che li genera e li alimenta, ovvero il sistema dominante di produzione, nel caso attuale il capitalismo.
        Un re genera una corte; la corte serve il re. Qui c’è una simbiosi. Ma nei confronti dei sudditi entrambe le entità sono parassitarie.
        (Oh Dio! Si possono anche citare dei re “illuminati” ma credo siano l’eccezione alla regola. Goldman Sachs, per dire, è una reggia dalla quale mi piacerebbe qualcuno mi indicasse quale “prodotto” utile alla collettività scaturisce).
        Ma poi c’è la grande distribuzione alimentare, giusto per citare un altro settore “parassitario”, che porta, sì, nelle mense prodotti a basso prezzo, ma strozzando i produttori, distribuendo prodotti di qualità almeno dubbia quando non , come ogni tanto si scopre, nociva.
        Eccetera.

  4. Riflessioni notturne

    Che negli uomini siano insiti degli istinti fondamentali che, repressi dalle circostanze, possono essere evocati solo che si trovino le parole e le condizioni giuste è, temo, una bella speranza ma, più probabilmente, una pia illusione.
    Non ho molti dubbi che, non condizionato, l’individuo nutra in sé forti propensioni alla solidarietà, non fosse altro perché, egoisticamente, si traduce in un do ut des: ti aiuto nel bisogno perché tu aiuterai me quando sarò io nel bisogno.
    Purtroppo tale propensione può essere sin troppo facilmente soverchiata dall’esercizio di un potere che in forme esplicite o subdole afferma che “tutti sono responsabili del proprio destino” e che se sei un “fallito” lo sei, non a causa di una determinata organizzazione della società (un’oligarchia economica cleptocratica, una dittatura, una monarchia) bensì di una tua personale inadeguatezza come persona.
    E la cosa è facilmente dimostrabile per lo stesso fatto che il potere esiste e che i sudditi vi soggiacciono.
    Ora, per fortuna e nonostante tutto, la storia almeno in occidente si è evoluta in direzione di una democrazia, per il momento più che altro teorica, ma che consente di tentare di rivendicare la propria e altrui dignità senza rischiare la vita. Non è poco; basta guardarsi un po’ in giro. E ciò nonostante i reali protagonisti della democrazia, che sono i cittadini e non i politici, ancora non riescono a rendersi conto in massa del loro potere e a esercitarlo.
    Perché?
    Credo che una delle risposte stia nell’organizzazione economica delle società ‘occidentali’ che riconosce una mucchio di libertà di ma priva le persone della più fondamentale libertà che è la libertà da e cioè dal bisogno, più specificamente oggi la libertà dal bisogno di lavorare, visto il paradosso più evidente nella lingua italiana che chi prende (ruba) lavoro altrui è un “datore di lavoro”, qualcuno che il lavoro lo “offre” mentre chi si assoggetta alla “schiavitù del salario” è uno che il lavoro lo “chiede”.
    OK, sto scrivendo, e non è la prima né sarà l’ultima volta, un po’ a ruota libera, più per uno sfogo personale che per altro. Ma magari qualcuno può suggerirmi qualche idea stimolante. Chissà.

  5. L’incapacità dei rappresentanti del pd a farsene una ragione, che il quattro dicembre i cittadini hanno, in maniera chiara e definitiva, la loro riforma costituzionale, è stupefacente (la gualmini dalla gruber). Pure la gruber che parla di “garanzie di governabilità”…

        1. Argomenta al solito modo: l’unica legge possibile. Secondo me fanno un briefing con un fedelissimo di renzi prima di lanciarsi nelle tv.

          1. Mario, perdona, ma Possibile ha fatto un enorme errore strategico nella lunga vicenda legge elettorale.
            Avrebbe dovuto proporre il “Civatellum “!
            Come funziona?
            Semplice. Prende spunto nel passato politico di Pippo, quando deputato del Pd cercava di cambiare il partito dall’interno (rispondendo a chi gli diceva di uscire “cosa ci fai tu fuori?”) a colpi di astensione nelle votazioni alla camera
            Bene, visto che oggi il partito di maggioranza in Italia è quelle degli astenuti, Civati avrebbe potuto inserire un emendamento alla legge elettorale nascente, secondo cui fatto cento il censo elettorale, il voto non espresso da chi non si reca al seggio va a colui che dell’astensione nel proprio passato politico ha fatto bandiera!
            Che genio che sono!?!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...