Tutte le facce dell’astensionismo e il voto a LeU

segnalato da Barbara G.

Sinistra. Il mondo degli astenuti è un’entità dinamica e con tante sfumature. Un mondo complesso e poco indagato (nei tanti sondaggi si chiede per chi si vota e mai perché non si vota e per chi si votava prima) che propone una domanda: quanta parte di esso può attrarre una nuova lista di sinistra?

di Aldo Carra – ilmanifesto.it, 16-12-2017

Gli astenuti alla ribalta. I loro voti fanno gola a tutti. Naturalmente l’ultimo nato – Liberi e Uguali – guarda con attenzione ancora maggiore a questo mondo perché lì, negli ultimi anni, si sono rifugiati tanti delusi dalle politiche del Pd che si spera di riconquistare.

Ma l’operazione non è affatto facile ed il fatto che l’astensionismo si sia stabilizzato sul 50% non deve far pensare che ci siano tanti elettori ansiosi di tornare a votare.

Il mondo degli astenuti è un’entità dinamica e con tante sfumature. Si va dall’astensionismo strutturale (ragioni oggettive di età, salute, disinteresse di lungo periodo..), a quello da disillusione (l’intreccio tra crisi economica e crisi politica ha trasformato in un boomerang la politica degli annunci), a quello da depotenziamento del voto (lo spostamento a livello sovranazionale dei livelli decisionali ha svuotato le istituzioni più vicine al territorio..), fino ad arrivare ad un astensionismo fortemente politico, scelto come equivalente di voto attivo (il partito degli astenuti) e, più di recente, all’astensione come voto punitivo (il voto sottratto al partito per il quale si è sempre votato), un non voto di rancore alimentato anche dalla mutazione violenta del linguaggio della rottamazione e del vaffa.

Un mondo, quindi, complesso e poco indagato (nei tanti sondaggi si chiede per chi si vota e mai perché non si vota e per chi si votava prima) che propone una domanda: quanta parte di esso può attrarre una nuova lista di sinistra?

Realisticamente, tenendo conto delle sfumature tratteggiate e del fatto che nel corso degli ultimi anni una buona parte dei delusi di sinistra si è spostata sul M5S, si può stimare che essa si aggiri tra il 5% ed il 10% del corpo elettorale. Una percentuale non irrilevante, ma anche non facilmente riconquistabile nei tempi stretti che ci separano dalle elezioni ed in assenza di movimenti e lotte sociali che possano produrre nuove politiche e nuova classe politica. Come agire allora?

Aver messo insieme forze che nel corso di questi anni hanno fatto scelte diverse su tanti temi può essere un vantaggio, ma anche un handicap. Sarà un handicap se la nuova lista apparirà come un assemblaggio puramente elettorale, sarà un vantaggio se essa sarà vissuta come punto di approdo di alcune battaglie comuni fatte negli ultimi tempi e punto di partenza per affrontare un nuovo tragitto insieme.

Per questo la messa a punto del programma sarà un banco di prova per stabilire il minimo comun denominatore. Per dimostrare che un pezzo di passato che ci ha divisi – la fascinazione della globalizzazione neoliberista che tante nuove disuguaglianze ha creato – è alle spalle e che un tratto di futuro – la volontà di rilanciare la funzione pubblica di regolazione e promozione di investimenti per un nuovo sviluppo – ci unisce.

Se ci saranno questi tratti di una nuova identità forte si potrà sperare in un recupero di astenuti e ci si potrà anche rivolgere ad una’altra fascia di elettorato: l’astensionismo incombente, quello di elettori del Pd e del M5S ancora incerti se votare o no, che nel caso del Pd potrebbero diventare tra poco una valanga.

Ma qui si pone un’altra domanda: è sufficiente puntare tutto solo sul mondo degli astenuti? Penso che restringere, come sembrano orientati a fare i principali esponenti di LeU, il proprio spazio di iniziativa agli elettori che comunque non voterebbe più Pd sia una scelta giusta, ma assolutamente insufficiente e di autocondanna ad una funzione residuale e subordinata. Il confronto elettorale sarà duro e la legge senza scorporo penalizza fortemente una forza come LeU. Al contrario un cambiamento coraggioso come quello che ci si ripropone richiede meno Pd, meno M5S e più sinistra. Perciò si impone un’incursione civile nell’elettorato di sinistra che vota Pd e M5S. Non è questione di galateo, ma di confronto politico e di coerenza e credibilità.

Verso l’elettorato del Pd occorre agire nella contraddizione tra un gruppo dirigente sempre più vicino ad una collocazione di centro ed un corpo elettorale nel quale sono presenti molti elettori che appartengono all’area storica della sinistra. compresa una componente di cattolicesimo sociale sempre più estranea alle logiche di potere prevalenti.

Un ragionamento analogo vale per il M5S sul quale occorre agire nella contraddizione tra le due anime, di sinistra e di destra, adesso che la capacità di attrazione degli astenuti si è, come si è visto in Sicilia, arrestata e che, sotto Di Maio, il movimento appare più come un soggetto rassicurante e di centro che di cambiamento radicale.

Compito difficilissimo? Sì. Anche per questo la pluralità – da completare nella rappresentanza di genere – di soggetti e storie che confluiscono nella lista LeU e ai quali sarebbe opportuno si affiancassero i promotori del Brancaccio – non dovrebbe essere compressa o offuscata. Un soggetto con un garante autorevole come Grasso può permettersi di liberare e valorizzare la pluralità che esso incorpora, un pluralità preziosa anche per attrarre componenti diverse dell’elettorato.

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15 comments

  1. bla bla bla

    azzo vuol dire puntare sugli astenuti?

    se a uno non frega di andare a votare, non si informa o pensa che siano tutti degli stronzi ci pensa Civati a convincerli.

    Inoltre, l’elettore di sinistra a votare ci va molto più degli altri. A prescindere.

    Pensare che gli elettori che non vanno a votare siano lì in spasmodica attesa di votare la tua sinistra è l’ennesimo colossale abbaglio di chi stupidamente (Civati insiste da anni su sta cazzata) crede che siccome nel PD c’è Renzi allora gli elettori di sinistra siano diventati istantaneamente tutti astenuti.
    Un monumento alla stronzata.

  2. Il 4 Marzo si vota. Nella parte maggioritaria, vince uno e in gara c’e’ il M5S vs l’accozzaglia nazi-mafiosa di Belluscone+Salvini.
    Chi vota altro o non vota favorisce il mafioso, cosi’ come dimostrato dal voto siciliano. Non vengano poi a lamentarsi DOPO le elezioni di quanto sono brutti e cattivi i nazimafiosi se li hanno sostenuti disperdendo il voto o non votando.

        1. Quindi se non voti tu va tutto bene, se non votano gli altri, sono responsabili della fine del mondo. Assolutamente in linea con il totalitarismo di altri nel blog.

          1. Ma io non voglio essere corresponsabile! Non ho nessun potere sulla scelta della data e la compatibilita’ con i miei spostamenti. Un conto e’ la volonta’, l’altro se questa si puo’ esprimere.

            Confondere questo con chi scientemente vota una lista civetta oppure non vota pur potendolo fare aiutando in questo modo i mafionazisti, e’ intellettualmente disonesto.

            Per cui totalitarismo assorrete.

            PS
            Ghizzoni sta decretando in diretta la morte politica del giglio tragico

            1. Eh no, se è così importante, allora vieni a votare anche strisciando.

              A me frega niente se voti o meno e del perchè, restituisco al mittente il ditino puntato.

              1. Idem – fai e vota chi vuoi. L’importante e’ che DOPO non ti vieni a lamentare. Cinque anni zitti, muti e rassegnati, e Sun continuera’ a strisciare ed abbassare la testa come sempre.

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