L’età dei perché

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57 comments

  1. “più civilizzato”……
    E’ sorprendente (ed oltremodo triste) come la diffusione di stereotipi abbia travalicato la soglia dell’ accettabile. Tornare ai tempi in cui (ne ho narrato a sufficienza) in cui per discutere del Piano Regolatore di un comune si partiva dalla Seconda Internazionale non è una soluzione ma per San Crispino e San Crispiniano non pretendo che si sciroppi antologie del “pensiero critico” o di metodologia analitica né tantomeno che ci ingozzi di antropologia, strutturalismo, economia politica e logica del discorso comune ma perlomeno un sussulto di dignità nel tentare di abbozzare un minimo di discussione che abbia una base fattuale è la mia asticella minima.
    Ho brevemente accennato qualche tempo fa al fenomeno che contraddice un’ altra delle basi del pensiero unico dominante in economia e mi riferisco al fatto che in UK si viaggia verso la piena occupazione ma guarda caso i salari non crescono. pare che il salario (o il lavoro se preferite) sia una merce come le altre (soggetta alle arcane forze del mercato) quando deve essere ridotto ma diventi poi una variabile indipendente (dalle necessità dei lavoratori naturalmente) quando potrebbe aumentare. Ancora più sorprendente è il fatto che candidi studentelli dipendenti di PricewaterhouseCoopers (e non della Quarta Internazionale) pubblichino uno studio sul perchè la curva di Philips non funzioni e abbozzino come spiegazione la caduta del potere contrattuale dei lavoratori mentre il resto del pianeta in posizione di comando decide di ignorare la questione (mi riferisco ai governatori delle banche entrali) poichè “it does not compute”.
    Ho più volte fatto l’esempio che ripeto (nella speranza che entri in qualche testa) della Fisica Aristotelica in cui la caduta dei gravi veniva piegato con (il simile attita il simile” che non spiega una beata mazza ma è inattaccabile in termine di linguaggio comune (per comune intendo non soggetto alle regole del metodo scientifico).
    Buon Anno (in ritardo…) miei cari dodos……..non intendo tediarvi più del necessario ma a quanto pare abbiamo non solo avvelenato i pozzi, tagliato i ponti e nascoste le catene, abbiamo deciso (coscientemente o no non cambia niente) che aspirare ad essere “lap dog” del Capitale è l’apirazione principe che governa le nostre vite. Non abusate delle “treats” che il Capitale vi lancia di tanto in tanto, a forza di scodinzolare vi si potrebbe torcere l’ano.

      1. Abbracci diffusi, forti e sparsi. Mi mancate ma questo pare sia un tempo in cui l’assenza (di lotta, di volontà, di conoscenza, di fratellanza, di speranza, di futuro e soprattutto del passato) sia l’unica realtà in cui ci sia permesso vivere.

  2. Il mafioso di arcore vuole cancellare il jobs act.
    Da non credere, vero? E’ addirittura più a sinistra di Renzi e forse anche del gruppetto dei bersano_dalemiani.
    Non vedo l’ora che sta destra vinca … giusto perchè per molti di voi, il futuro sia piu’ scintillante.

          1. già, anche lì vedo tutto un sì-no, sì-no… alla fine ci dovremo accontentare dell’euro che esce dalle nostre tasche

            #semaomettononvaallamontagnaèlamontagnachevadamaometto

      1. Sei al corrente vero che c’e’ parecchio mondo, anche piu’ civilizzato di noi italiani, che lavora serenamente senza i privilegi o le protezione che noi abbiamo avuto?

        Much ado about nothing.

        1. io sono aperto anche a parlare di jobs act, ma l’uso di ‘privilegi’ o ‘protezione’ per l’italia sono una bestemmia.. .:-)

          certo, ci sono stati dei privilegiati, ma li cercherei soprattutto nelle alte (anche medie, va’) cariche amministrative, eventualmente.
          ma dire che sul lavoro abbiamo avuto privilegi e protezione non sta né in cielo né in terra.
          la discussione al limite deve partire dal come creare protezione. questa è proprio l’asticella minima.

          1. >> la discussione al limite deve partire dal come creare protezione. questa è proprio l’asticella minima.

            Sulla protezione …
            La mia esperienza passata e’ che negli usa ti potevano licenziare mentre qui no.

              1. Immagino che il problema sia un po’ quello di capirsi.

                Della protezione dai licenziamenti può essere fatto, ed è stato fatto, in parte abuso.
                Ma la soluzione non è lasciare mano libera agli imprenditori per licenziare a piacere.

                Poi, quando un’economia tira e il lavoratore ha delle competenze ricercate in effetti il licenziamento può non essere un problema.
                Ma non mi pare stiamo vivendo tempi simili né, vivendoli, si può dare per scontato che durino per sempre. Ergo una protezione ragionevole e razionalmente gestita è irrinunciabile.

                imho

                1. sì, certo.
                  io intendevo protezione in senso più lato, non solo ‘protezione dal licenziamento’. perché allora già prima – almeno nell’ottica del lavoratore – c’era una disparità tra chi poteva godere dell’articolo 18 e chi no. se poi aggiungiamo il fatto che si sta facendo ‘abuso’ della partita iva (ma come fare a interrompere questo abuso? ‘scioperando’ in massa’? rinunciando ai contratti? … è un casino ancora più grande)…
                  sistemi ragionevoli tra ostacoli al licenziamento, sussidi di disoccupazione e affini fino al reddito di cittadinanza (ricordo le giuste critiche che muoveva boka, ma da una posizione troppo alta. a me preoccupa casomai l’applicabilità in italia.. .sono più tera-tera…), e così via, potrebbero essere trovati.
                  di certo siamo lontani dai privilegi

                  1. Bah, ‘privilegi’ è uno di quei termini buoni per ogni uso.
                    Se confrontiamo la posizione di un lavoratore o anche semplicemente di un cittadino italiano comuni con quella di un omologo del Bangladesh di sicuro siamo tutti privilegiatissimi.

        2. sul “serenamente”.
          io lavoro con gli stati uniti dal 92 e da allora faccio 3/4 viaggi l’anno e “serenamente” non mi sembra il modo di descrivere il lavoro subordinato. Ed io frequento i “fortunati” che lavorano per grossi gruppi con assistenza sanitaria e che mediamente guadagnano molto bene. Ma il loro vivere con la costante lama di damocle sulla testa, non lo definirei “serenamente”.
          Mi ricordo di un volo di rientro anni fa, a dicembre, dove ho conosciuto una ragazza italiana che lavorava nella silicon valley per una ditta che si occupava di mappe per navigatori satellitari. Mi spiegava che aveva dovuto pregare il proprio capo per poter tornare a casa a natale e che non sapeva se, al ritorno, avrebbe avuto sempre il posto. Che era prassi, fra i programmatori, piazzare dei bug nei programmi prima di prendere delle ferie, per poter “ricattare” il datore di lavoro se al rientro si trovavano la scrivania con la famosa scatola di cartone.
          trovo donne alla reception che passano i 70, decine di persone che sono al lavoro con il braccio o la gamba con il gesso e comunque, sempre e perenne, la paura di fare “l’errore”, quello che ti costa il posto. E lo scorso anno ho conosciuto il classico tipo da film, ex giornalista, licenziato in tronco a 55 anni, che esce di casa tutte le mattine per non far capire alle figlie che non ha più lavoro.
          tutto molto sereno
          ah, per dire, sono stati proprio i “licenziati facile” ad aver fatto vincere trump, quindi niente di sorprendente se i nostri faranno vincere il berlusca. Ringrazia il pd.

            1. non si riferisce al “licenziamento facile” in se, naturalmente, ed i lavori che hanno perso non sono riconducibili a quello, anche se, sicuramente, ha aiutato molti a perdere il lavoro (per gli usa). Da noi, lo stesso problema del lavoro che manca, con l’aggravante dei diritti scippati, rende una platea di votanti più disponibile verso certe sirene. Per veridicità del cui canto, rivolgersi ad omero.

              1. sì, c’è del vero, infatti ho detto che è troppo semplice l’equazione, non che è sbagliato in sé.
                a me interessa piuttosto anche la crisi di una media borghesia non necessariamente dipendente. artigiani, commercianti, ad esempio.

                1. nei miei scozzi e scazzi su twitter, ho avuto modo (brevemente) di trattare la questione. A natale ci sono stati vari appelli a comprare nei “negozietti” e non su internet. Ho fatto presente che, a suo tempo, i negozietti avrebbero dovuto continuare a comprare dalle fabbriche venete, marchigiane, pugliesi invece di importare a basso costo da tutto il mondo. Adesso è tardi, è una guerra persa. Occorre farne una nuova, di sana pianta.
                  Produzione e distribuzione devono essere concordi sul cosa fare per far crescere i consumi intereni, unico volano per vera crescita (non di solo export vive l’uomo), ed il punto è dare non solo un lavoro, ma un lavoro che permetta un’esistenza dignitosa.

                  Ne parlavo a natale con un conoscente, la fotografia la da il fatto che una persona, con lo stipendio medio di oggi, 1.200/1.500 (forse sono stato anche alto), non riesce a a vivere da solo, pagando afffitto, bollette, benzina, assicurazione etc, etc.
                  O si parte da qui, o possiamo parlare d’altro

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