La legge che dice la verità su Israele

segnalato da Barbara G

Gerusalemme, maggio 2018. (Adrien Vautier, Barcroft Media/Getty Images)

Gideon Levy – Haaretz, 12/07/2018

fonte: internazionale.it, 19/07/2018

Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato una delle leggi più importanti della sua storia, oltre che quella più conforme alla realtà. La legge sullo stato-nazione (che definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di comunità riservate agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale) mette fine al generico nazionalismo di Israele e presenta il sionismo per quello che è. La legge mette fine anche alla farsa di uno stato israeliano “ebraico e democratico”, una combinazione che non è mai esistita e non sarebbe mai potuta esistere per l’intrinseca contraddizione tra questi due valori, impossibili da conciliare se non con l’inganno.

Se lo stato è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Quindi la Knesset ha deciso: Israele è ebraica. Israele dichiara di essere lo stato nazione del popolo ebraico, non uno stato formato dai suoi cittadini, non uno stato di due popoli che convivono al suo interno, e ha quindi smesso di essere una democrazia egualitaria, non soltanto in pratica ma anche in teoria. È per questo che questa legge è così importante. È una legge sincera.
Le proteste contro la proposta di legge erano nate soprattutto come un tentativo di conservare la politica di ambiguità nazionale.

Il presidente della repubblica, Reuven Rivlin, e il procuratore generale di stato, i difensori pubblici della moralità, avevano protestato, ottenendo le lodi del campo progressista. Il presidente aveva gridato che la legge sarebbe stata “un’arma nelle mani dei nemici di Israele”, mentre il procuratore generale aveva messo in guardia contro le sue “conseguenze internazionali”. La prospettiva che la verità su Israele si riveli agli occhi del mondo li ha spinti ad agire. Rivlin, va detto, si è scagliato con grande vigore e coraggio contro la clausola che permette ai comitati di comunità di escludere alcuni residenti e contro le sue implicazioni per il governo, ma la verità è che a scioccare la maggior parte dei progressisti non è stato altro che vedere la realtà codificata in legge.

Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica

Anche il giurista Mordechai Kremnitzer ha denunciato invano il fatto che la proposta di legge avrebbe “scatenato una rivoluzione, né più né meno. Sancirà la fine di Israele come stato ebraico e democratico”. Ha poi aggiunto che la legge avrebbe reso Israele un paese guida “per stati nazionalisti come Polonia e Ungheria”, come se non fosse già così da molto tempo. In Polonia e Ungheria non esiste un popolo che esercita la tirannia su un altro popolo privo di diritti, un fatto che è diventato una realtà permanente e un elemento inscindibile del modo in cui agiscono Israele e il suo governo, senza che se ne intraveda la fine.

Tutti questi anni d’ipocrisia sono stati piacevoli. Era bello dire che l’apartheid riguardava solo il Sudafrica, perché lì tutto il sistema si basava su leggi razziali, mentre noi non avevamo alcuna legge simile. Dire che quello che succede a Hebron non è apartheid, che quello che succede in Cisgiordania non è apartheid e che l’occupazione in realtà non faceva parte del regime. Dire che eravamo l’unica democrazia della regione, nonostante i territori occupati. Era piacevole sostenere che, poiché gli arabi israeliani possono votare, la nostra è una democrazia egualitaria. O fare notare che esiste un partito arabo, anche se non ha alcuna influenza. O dire che gli arabi possono essere ammessi negli ospedali ebraici, che possono studiare nelle università ebraiche e vivere dove meglio credono (sì, come no).

Ma quanto siamo illuminati. La nostra corte suprema ha stabilito, nel caso dei Kaadan, che una famiglia araba poteva comprare una casa a Katzir, una comunità ebraica, solo dopo anni di dispute. Quanto siamo tolleranti nel consentire agli arabi di parlare arabo, una delle lingue ufficiali. Quest’ultima è chiaramente una menzogna. L’arabo non è mai stato neanche remotamente trattato come una lingua ufficiale, come succede invece per lo svedese in Finlandia, la cui minoranza è nettamente più piccola di quella araba in Israele.

Era comodo ignorare che i terreni di proprietà del Fondo nazionale ebraico, che includono buona parte delle terre dello stato, erano riservati ai soli ebrei, una posizione sostenuta dalla corte suprema, e affermare che fossimo una democrazia. Era molto più piacevole considerarci egualitari.

Adesso ci sarà uno stato che dice la verità. Israele è solo per gli ebrei, anche sulla carta. Lo stato nazione del popolo ebraico, non dei suoi abitanti. I suoi arabi sono cittadini di seconda classe e i suoi abitanti palestinesi non hanno statuto, non esistono. Il loro destino è determinato da Gerusalemme, ma non sono parte dello stato. È più facile per tutti così.

Rimane un piccolo problema con il resto del mondo, e con l’immagine d’Israele che questa legge in parte macchia. Ma non è un grave problema. I nuovi amici d’Israele saranno fieri di questa legge. Per loro sarà una luce che illumina le nazioni. Tanto le persone dotate di coscienza di tutto il mondo conoscono già la verità, e da tempo devono farci i conti. Sarà un’arma nelle mani del movimento Bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele)? Sicuramente. Israele se l’è guadagnata, e ora ne ha fatto una legge.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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83 comments

    1. Travaglio..,.tzè, ma figuriamoci…diventato cerchio-bottista da quando non sa più come pararvi il culo,,fa il paro con i fresconi de La Repubblica che ancora corono dietro al cicciotoscano.

      (Non me la sono scordata la famosa intervista di Travaglio a Berlusconi, ci fece la figura del “guapp’ecartone” una delusione tremenda)

    2. Travaglio lavorò al Giornale di Montanelli e lo lasciò nel 1994 per seguire Montanelli, cacciato da Berlusconi, a La Voce.

      Foa ha lasciato il Giornale nel 2011, avendo servito sotto le direzioni di Feltri, Belpietro e Sallustri.

      E’ un peccato, se lo è, che deve scontare per tutta la vita? In linea di principio no, anche se poi dipende dai comportamenti. Vedremo. Personalmente tutto ciò che Berlusconi ha toccato, direttamente o indirettamente, è inquinato e inquinante, in particolare nel settore della comunicazione. Sarà pure un pregiudizio esagerato. Ognuno ha i suoi.

  1. Daniè uno peggio di Foa non ce l’avevate?

    #Iowemysoultothecompanystore ♪♫♫♪♪♫
    (e lo chiamo “soul” per decenza)

    1. dicesi “dato via il culo”
      (omofobia! omofobia!)

      However

      Se mi vedi arrivare, meglio farti da parte,
      chè tanti incoscienti hanno incontrato la morte.
      Ho un pugno di ferro e l’altro d’acciaio,
      se il destro non ti prende
      il sinistro ti distende

      Losco figuro.

      1. Se non ho letto male è stato al soldo di Berlusconi e il posto che dovrebbe occupare ha qualcosina a che vedere con gli interessi del vegliardo incorreggibile.
        Fosse stato candidato alla presidenza di qualcos’altro, lontano dall’emittenza radiotelevisiva magari non ci sarebbe stato molto da obiettare.

      2. Per gente che era partita dalla Gabanelli siete finiti con un figuro da niente (No vax, filoPutin e altre piacevolezze), per di più uno dei berluscones tanto per fare il paio col capo della commissione di viglianza Barachini uomo Mediaset.
        Salvini vi ripassa di tre suole e nemmeno ve ne accorgete, se non gli date una regolata rischiate di contare quanto il due di picche.

        #ahinoi e ahivoi

        1. Ad occhio la tua fonte di verità e saggezza è La Repubblica … il tipo dev’essere talmente berluscones che Berlusconi in persona ha chiesto ai suoi sudditi parlamentari di non votarlo in commissione vigilanza. Sei una botte di fake news, ma ti credi la regina del mondo. E’ bello vivere nel mondo drogato dei sinistrati, è una favola che non finisce mai….

          1. Veramente il figuro si appalesò ai tempi dell’ “impicciamento” di Mattarella quindi sapevo chi era da un bel po,’,

            Comunque questo è ancora un libero pollaio (quanto si possa essere liberi in rete) ed ognuno di noi può dire qualsiasi cavolata
            Se non riusciamo ad essere sulla stessa lunghezza d’onda me ne farò una ragione.e continuerò a starnazzare del più e del meno come ho sempre fatto.

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