Il potere di decidere il futuro modello di sviluppo

segnalato da Barbara G.

L’autostrada E80, di cui il ponte Morandi fa parte, sulle case di Staglieno, Genova © Afp

Quel ponte poggiato sui palazzi, immagine di un paese sfigurato. La sinistra ha molte buone occasioni per tornare in campo e occuparsi di territorio e buon governo

di Aldo Carra – ilmanifesto.it, 21/08/2018

Non ha fatto nemmeno in tempo a decollare la nuova analisi costi-benefici sulla Torino – Lione, che il crollo del ponte Morandi riapre la discussione sugli aspetti della politica delle infrastrutture: tempi e nessi tra progettazione e realizzazione, tra manutenzione e gestione, tra pubblico e privato, tra opere e modello di sviluppo. Si tratta di due vicende diverse e, per molti aspetti, di segno opposto. La Torino- Lione è un’infrastruttura pensata 30 anni fa ed appena avviata che già oggi appare, nei costi ambientali, sovradimensionata.

Negli anni Novanta l’andamento dell’economia, i nuovi flussi di traffico merci e le speranze di intercettare a Gioia Tauro i traffici Asia-Europa, facevano pensare ad uno sviluppo esponenziale dei volumi trasportabili e, quindi, alla necessità di nuove infrastrutture. Invece, stava per finire un’epoca tanto che oggi si temono la stagnazione e la deglobalizzazione. Nel frattempo i costi lievitano e traffici e ricavi previsti si riducono rendendo più ragionevole un radicale ripensamento dell’opera.

Nel caso Genova si tratta di un’opera stradale giudicata, al contrario, sottodimensionata. Completata 50 anni fa e pensata per i traffici prevedibili allora, è stata sottoposta a pressioni di intensità e peso enormemente più alte. Da qui, dai probabili limiti insiti nella progettazione, dalla sottovalutazione delle esigenze di manutenzione e limitazione del traffico che stridevano col carattere privatistico della gestione, il punto di rottura tra caratteristiche costruttive, dimensionamento strutturale e volumi di traffico che l’hanno attraversata. Da questo groviglio di problematiche il disastro che l’ha colpita.

Le due vicende, per quanto così diverse, ruotano attorno allo stesso tema: l’interazione tra infrastrutture e modello di sviluppo al quale esse sono organiche. Le infrastrutture hanno una lunga fase di incubazione, dalla ideazione alla realizzazione, dovrebbero essere progettate per avere una vita lunghissima, nascono per sostenere lo sviluppo presente, ma influiscono anche sulla sua evoluzione. Un ponte nasce per fluidificare i flussi di traffico, ma finisce anche per attrarne di nuovi e più pesanti. Esse contribuiscono, così, a cambiare gli stessi parametri sui quali si basa la loro progettazione. Così come risentono dei mutamenti che avvengono nel territorio in cui insistono. Basta guardare a come è cambiata la struttura economica dell’area genovese, da nodo centrale del “triangolo industriale” Genova-Torino-Milano ad area vasta di servizi che ruotano intorno alle attività portuali in uno scenario globale – la rivoluzione dei container – che ne ha fatto sempre di più una sede di puro transito di mezzi pesanti accentuato dallo sviluppo del terminal Voltri.

A questa mutazione delle attività produttive, purtroppo, non si è affiancato un parallelo e tempestivo ridisegno delle infrastrutture modali con un riequilibrio tra strada e ferrovia (il potenziamento del nodo ferroviario genovese non è ancora compiuto e segue, invece di precedere temporalmente, l’aumento dei volumi di merci movimentate).

Ecco allora che la relazione tra infrastrutture, modello di sviluppo e contesto economico appare in tutta la sua rilevanza. Per tutte le infrastrutture si possono trovare ragioni per realizzarle, ma nessuna infrastruttura è neutra. Si tratta sempre di decidere a quale idea di territorio, di economia, di qualità della vita e dello sviluppo essa corrisponda, a cosa serve e cosa genera. Si tratta di capire chi se ne avvantaggia, chi ne subisce danni e quali interessi la muovono. Non esiste la modernità a prescindere, come cieca soggezione a tutto ciò che è nuovo. Né la stella polare delle scelte infrastrutturali può essere l’industria dell’auto o il capitalismo rampante a profitto garantito dai pedaggi delle autostrade che, invece di investire correndo il rischio di impresa, si insedia nelle nicchie della rendita di posizione, nei settori prima pubblici, sviluppando un perfido intreccio tra capitale, impresa e politica.

Eppure tutto questo è accaduto e questi temi saranno al centro della discussione che si apre.

Si sentirà in essa anche la voce della sinistra? Nell’immaginario collettivo, e non sempre a torto, la sinistra è corresponsabile e complice di ciò che di negativo emerge oggi. Ed il governo parte col vantaggio, non sempre fondato, di apparire nuovo. Quella che si apre potrà essere comunque una fase interessante. Per fronteggiare l’emergenza presente e le situazioni che verranno a galla dai controlli che si faranno ad oltre mezzo secolo dal boom del cemento, si imporranno consistenti manutenzioni del territorio. Ed i temi degli investimenti pubblici, dei vincoli di bilancio e dei rapporti con l’Europa diventeranno centrali, così come quelli delle priorità tra grandi opere e manutenzione diffusa del territorio. E su questi temi non è detto che l’alleanza di governo possa procedere compatta e senza incrinature.

C’è, quindi, terreno per fare politica e per ricostruire una visione di sinistra dello sviluppo e del futuro. Sia a Genova che in tutta Italia abbiamo a che fare con un territorio tanto bello quanto fragile ed i disastri di diversa natura che periodicamente lo colpiscono sono figli o di una trascuratezza o di una forzatura violenta dell’uomo sulla natura.

Prenderci cura del nostro territorio con le sue grandi bellezze, accudirlo come un essere delicato, costruire un modello di sviluppo basato sulla sua salute, sul suo benessere intrinseco e su quello che può trasmettere a chi lo vive e lo visita, può essere un nuovo cammino da intraprendere per una sinistra oggi fuori gioco. E’ troppo? Si. Basta, comunque, che non vediamo più quella terribile foto che mostra il ponte “appoggiato” sui palazzi preesistenti. Anzi: ma come abbiamo potuto conviverci per tanti anni?

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64 comments

  1. Tanto per capire il futuro della sinistra (haha) e delle poche regioni dove ancora amministra. Folla al dibattito della festa dell’unita’ di Umbertide, Umbria. Con la governatrice Catiuscia Marini.

  2. Fatemi capire
    Il Governo ha dichiarato che avrebbe tolto il segreto dai documenti relativi alle concessioni
    qualcuno ha osservato che i documenti erano pubblici da febbraio
    qualcun altro ha osservato che mancava la parte economica.
    il governo non ha reso pubblico ciò che mancava
    Autostrade ha pubblicato tutto sul suo sito
    Toninelli ha detto “trasparenza dopo 20 anni di segreti”
    Ma puttana eva, non avevi promesso che le pubblicavi tu le cose?
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/27/ponte-morandi-autostrade-pubblica-testo-della-convenzione-con-il-mit-toninelli-trasparenza-dopo-20-anni-di-segreti/4583697/

    1. E quando si pensa di aver sentito l’impossibile…

      Il governo afferma che Il.ponte Morandi non può essere costruito da autostrade (e vabbé) ma deve essere costruito da una azienda di stato.
      Ehm…quale?
      Ieri è arrivata la risposta: FINCANTIERI!!!

      Dire a giggino che c’è differenza fra un ponte autostradale e un.ponte di una nave da crociera

      1. Ma chi scrive i testi ai Benetton&Autostrade per l’Italia? Non contenti del tragicomico comunicato sul crollo del ponte Morandi, dei due festini a Cortina a poche ore dalla tragedia, della conferenza stampa-farsa dopo i funerali e della richiesta di danni al governo per le critiche alla loro malagestione, questi professionisti della catastrofe se ne sono inventata un’altra: per dimostrare di non aver nulla da nascondere, hanno pubblicato online una serie di documenti che tenevano segreti da anni sulle concessioni gentilmente ottenute dal 1999 al 4 marzo 2018.
        E hanno spacciato il tutto per una desecretazione totale.

        Purtroppo si sono scordati un paio di dettagliucci: le carte sullo scandaloso aggiornamento della concessione nel 2007 (governo B.&Lega) e sulla Gronda di Genova usata come scusa da Gentiloni&Delrio per prorogare il contratto senza gara e riaumentare i pedaggi. È il progetto che, in barba ai suoi documenti ufficiali, Autostrade gabella per sostitutivo del ponte Morandi (mentre avrebbe consentito ai Benetton di lucrare sia sulla Gronda da 5 miliardi sia sul ponte pericolante).

        Poche ore dopo il ministero dei Trasporti ha pubblicato tutto, ma proprio tutto online, sbugiardando la finta trasparenza di Autostrade. Così Benetton e i loro compari politici si son dati non una, ma due zappe sui piedi.

        1) Hanno ammesso che i segreti di Stato sulla concessione non avevano ragion d’essere, se non per coprire le vergogne di concessionario e mandanti.
        2) Hanno confessato di essere perfettamente consapevoli dei privilegi indebiti ricevuti e di aver tentato di occultarne i dettagli più imbarazzanti fino all’ultimo, pur sapendo che il governo stava per smascherarli.

        Ora Pd, FI, Lega & C. dovranno spiegarci perché garantirono quei privilegi indebiti, tenendo i cittadini (e persino l’Autorità che dovrebbe vigilare sui trasporti) all’oscuro non dei continui aumenti dei pedaggi (quelli sono pubblici), ma delle loro motivazioni.

        E d’ora in poi nessun bene pubblico – tv, acqua, spiagge – dovrà più restare o finire a privati con patti segreti. I cittadini hanno il sacrosanto diritto di sapere tutto della gestione dei beni pubblici, specie quando sono monopoli naturali. Non sappiamo quanto durerà la strana coppia M5S-Lega, ma bastano pochi mesi per restituire fiducia nella democrazia con una mossa semplice e a costo zero: applicare il principio di trasparenza inaugurato da Conte e Toninelli su Autostrade a tutti i settori che nascondono rendite di lobby.

        E restituirci almeno l’idea platonica di un Ufo ormai disperso nell’iperuranio: lo Stato.

    2. Tranquilla, non è che sparando cazzate a vanvera si stia meglio… Toninelli settimana scorsa ha intimato ad Autostrade ( che pochi giorni fa aveva diffidato il ministro di richiedere la pubblicazione di accordi segreti) di tirarefuori tutte le carte. E così stanno venendo fuori, e si scopre che il Compagno D’Alema ha regalato a dei privati le autostrade pagate dai nostri padri garantendo loro il10% di guadagno lordo l’anno, con spese di manutenzione sempre calanti.
      Ringraziate Toninelli e vergognatevi.

      1. dire nazionalizziamo che lo stato non ha ora nemmeno la struttura per fare i controli è una minchiata galattica. Vai a vedere in che condizioni sono i ponti sul Po, che non sono di autostrade, e poi dimmi…

      2. Toninelli ha detto “pubblico le carte”
        E’ comunque arrivato dopo Autostrade, facendo la figura del coglione.

        Autostrade non può certo dire che la gronda sostitiusce il morandi, perché nel layout della viabilità il morandi era ancora fondamentale, ma sarebbe stato notevolmente alleggerito dal carico. Il progetto definitivo è pubblico, non è un segreto di stato

          1. Che ce voi fa’ , questi so’ fanatici… pure i caporioni de Potere al Popolo se so’ resi conto che il m5s fa’ gl’interessi der popolo, ma questi gnente, so’ de coccio…

            1. Mah, chissà forse, per sbaglio…
              Mi viene in mente una gag di duffy dack, viene fatto prigioniero da un popolo alieno insieme ai suoi amici; viene sottoposto ad una sorta di quiz: A la vita dei suoi amici, B un premio misterioso, gli amici urlano A A scegli A, mentre duffy dack riflette, alla fine sceglie A e dice “cosa ho vinto?”

  3. Certo per me il m5s sembra abbia il ruolo del poliziotto buono.
    Parla alla pancia del suo elettorato,

    La sostanza è che alleato con salvini e questa è la realta’, Quuindi in qualche maniera alla casaleggio va bene cosi.

    Per l’armata brancaleone il vero test sara’ ottobre con la finanziara etc.
    l’impressione è che ancora stiano parlando alla base ,ma non hanno un progetto per il paese.

    Se vorranno governare insieme a lungo (tesi di boldrin) vedremo che narrativa utilizzeranno.

    Interessante questo articolo:
    https://www.monde-diplomatique.fr/2018/07/LAMBERT/58816

    1. Cercherò di leggere l’articolo di Le Monde Diplomatique ma col francese vado a orecchio.
      Il M5S si è alleato con Salvini su certe basi e continua a esserlo credo con un discreto malessere. La Repubblica di oggi pubblica un sondaggio Demos-Coop di luglio (dunque prima delle ultime bravate salviniane) e, con i limiti di un sondaggio su 1408 casi, risulta che tra gli elettori del M5S i favorevoli a Salvini sono il 50 per cento e i favorevoli al respingimento degli immigrati, sempre tra gli elettori del M5S intervistati, sono il 47 per cento. Sono, certo, percentuali da brivido soprattutto più che quadruplicata la prima e quasi raddoppiata la seconda rispetto al 2017, ma rimane pur sempre una metà (statistica) dell’elettorato grillino che la pensa diversamente, probabilmente all’opposto.
      Credo permanga una dialettica ancora vivace all’interno del M5S e stento a considerare Casaleggio figlio come deus ex machina del movimento e manipolatore del consenso mediante la piattaforma Rousseau.
      Al solito, magari mi sbaglio.

      1. Chi si occupa di indagini e statistica dice che ora le tecniche di campionamento e analisi sono molto migliorate e i sondaggi sono molto attendibili, anche se fatti su un numero di persone ristretto. Le proiezioni in caso di elezioni non sono fatte sulla base di un campione molto numeroso, eppure negli ultimi anni toppano di poco.

        1. Le proiezioni sbagliano quando chi le fa sbaglia campionamento. Furono sbagliate nel 2013, quando i 5 * presero una % inattesa, distribuita in maniera molto disomogenea e furono sbagliate alle europee 2014, quando il pd sfondó a dx in Lombardia.

          1. Tieni presente che, oltre a quelli ufficiali, ci sono anche sondaggi non divulgati (perché non conviene, o perché fatti nel periodo di “silenzio”). Può anche darsi che i dati in possesso degli “operatori” siano più aderenti alla realtà di quelli ufficiali

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