Il matrimonio è quasi uguale per tutti

Segnalato da Barbara G.

(Il titolo originale è leggermente fuorviante, oltre che un tanticchia “ambiguo”, ma si tratta comunque di un passo estremamente significativo)

Unione europea, sentenza storica: il matrimonio egualitario è valido in tutti gli stati membri

gaypost.it, 05/06/2018

Con una sentenza storica, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha di fatto riconosciuto i matrimoni tra persone dello stesso sesso sulla base delle regole sulla libera circolazione delle persone nei paesi UE. Lo riferisce l’agenzia di stampa Agi.

Il caso di un cittadino romeno e uno statunitense

Esprimendosi sul caso di un cittadino romeno sposato con un americano, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che la nozione di “coniuge” comprende i coniugi dello stesso sesso. Il trattato di Schengen, infatti, stabilisce che i cittadini dell’Unione Europea hanno il diritto di circolare liberamente negli stati che aderiscono e, con loro, anche i familiari. Questo vale anche se non sono cittadini di uno Stato membro dell’Ue.

Uno Stato Ue non può impedire il soggiorno al coniuge

Secondo la Corte Ue, anche se gli Stati membri sono liberi di autorizzare o meno il matrimonio tra persone dello stesso sesso, non possono ostacolare la libertà di soggiorno di un cittadino dell’Unione. Non possono, cioè, rifiutare di concedere al suo coniuge dello stesso sesso, che non è cittadino Ue, il diritto di soggiorno sul proprio territorio.

Sentenza storica

La Romania, dunque, dovrà concedere al cittadino statunitense il diritto di soggiorno sul proprio territorio perché sposato con un romeno. Ma al di là del caso specifico, la sentenza ha un valore che tutti definiscono storico. Di fatto, riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso al pari di quello tra persone eterosessuali per tutti i paesi dell’Unione.

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42 comments

  1. le “mancanze” si percepiscono nel confronto esterno… o per interruzione… quindi non c’è nessuna controindicazione all’adozione di bambini per coppie non classiche se la società fa il suo dovere… mentre per la procreazione “forzata” non sono d’accordo mi pare un atto di egoismo allo stato puro…

  2. La famiglia “tradizionale” non è mai esistita veramente. È un mito borghese. Detto questo, la teoria dell’attaccamento ha fatto steame del mito materno. Al bambino, fino ai tre anni in particolare, serve un carwgiver attento e sensibile, nella maggior parte dei casi è la madre, ma nulla toglie che possa essere il padre, una nonna, uno/una zia etc. Quello che non dovrebbe accadere è che il bimbo cresca senza una base sicura, che è ció che avviene anche nei più amorevoli degli istituti o case famiglia (vedere Bowlby e co.)

    1. Credo sia andato perso un commento di un minuto fa.
      Dicevo
      Un problema che intuisco è che nei primi anni di socializzazione (asilo, scuole elementari) i figli di coppie omosessuali potrebbero essere oggetto di scherno da parte dei figli di genitori “normali”, magari se non istigati, non scoraggiati da questi ultimi.
      I bambini sanno essere particolarmente perfidi quando ne hanno l’occasione.

      (per ‘figli’ e ‘bambini’, ovviamente, intendo maschietti e femminucce)

      1. Si, ma sono in buona compagnia di rom, stranieri (le nazionalità poco fighe), atei, altre religioni, bambin* grassi, bambin* con difficoltà d’apprendimento, disabilità, molto poveri, culturalmente fuori contesto, le bambine tutte discriminate da una cultura ancora potentemente patriarcale. Come vedi, sarebbero in buona compagnia.

      2. Dubito che i bambini possano discriminare un altro bambino perché non di “famiglia” o “etnia” standard, Discriminano se si fa percepire loro che l’altro ha “qualcosa che non va”.
        E’ più facile che litighino per la merenda, o che un bambino particolarmente agitato (per carattere, perché cerca l’attenzione, perché non viene adeguatamente “indirizzato” a rimanere nei paletti che regolano la convivenza) sia aggressivo verso uno o più bambini
        E’ più facile che ad un bambino venga appioppato un soprannome idiota, magari solo per assonanza con il nome o il cognome, mica si mettono a usare termini tipo “froci” o “marocchini di merda” se non li hanno sentiti in casa o da qualche ragazzo più grande

        1. Che ci sia dietro,in parte, un “imprinting” genitoriale o meglio, culturale, era implicito. Ma la questione è più sottile, posto che differenze di pelle, peso, dsa o disabilità sono visibile ed esposte, le differenze culturali o di censo pure vengono percepite facilmente dai bambini, anche della materna, e non c’è grembiule che possa farli apparire uguali. Il clima culturale lo creano tutti, non solo genitori e maestre. E i genitori e le maestre trasmettono messaggi ambigui anche quando, mettendoci tanta buona volontà, s’impegnano a trasmettere quelli corretti.
          Es: la maestra di materna di mia figlia che le scappó in mia presenza l’ammonimento “ti portano via gli zingari”. Quante spiegazioni negli anni seguenti servono per dissipare un’impressione così potente originata da una maestra tanto amata?
          Il clima culturale è quello che è, ne va preso atto e continuare la traversata del deserto cominciata decenni fa.

          1. Sono d’accordo. Il clima culturale è quello che è, e siamo in una fase di transizione, salvo una non escludibile regressione, nella quale attendersi l’ideale è illusorio.
            Storicamente non sono lontani i tempi in cui Alan Turing fu costretto a sottoporsi a cure per la sua omosessualità che poi lo condussero al suicidio. E ci vollero sessant’anni perché fosse “perdonato” (qualsiasi cosa significhi ma, credo, non “riabilitato”) dalla regina il 24 dicembre 2013, mica un secolo fa.

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