Vero a se stesso

by @RealLame

Ditemi se ho capito bene.
Conte non era il mio sogno di bambina (indovinate la cit.?)
Non ne aveva le phisique du rôle. Il mio tipo sono piuttosto barbuti col basco. Ed era così platealmente democristiano nel suo eloquio…
Ma gli riconoscevo una discreta freschezza. Si’, un po’ appannata ultimamente, ma vorrei vedere voi a governare l’Italia in questo motuperio (ho un dubbio: è giusta la cit.?) e non esaurirvi.
E anche la buona volontà. Sì, era un po’ da “sarebbe sei, ma gli dò sette per l’impegno, signora mia”, però era innegabile.
Mi pareva anche che riuscisse ancora a ricordarsi come funziona la vita reale, la gente che deve mangiare e pagare l’affitto, mettere un piatto in tavola tutti i giorni.
Poi, quando riuscivo a dimenticare chi fosse il suo portavoce, mi pareva anche bravetto a comunicare.
Insomma, niente per cui farsi infiammare il cuore. Nè vederlo come l’uomo del destino o lo statista che avrebbe cambiato l’Italia.
Era uno che, ritengo, cercava di fare onestamente il lavoro più difficile che si possa immaginare.
Fin qui niente che mi faccia disperare per la sua perdita.
Il problema è nato quando mi sono chiesta: ma allora perchè tutto sommato, senza mai sbracare, ma anche con costanza, hai sostenuto per mesi che in fondo Conte come presidente del consiglio andava bene?
È perchè io gli credevo. Non ciecamente, vedevo i difetti e le carenze, ma ritenevo che mi dicesse le cose abbastanza sinceramente. Almeno per quel che la situazione politica italiana concede.
Era uno che mi consentiva di avere una, moderata e sempre un po’ trattenuta, fiducia.
Perfino la fiducia che avesse una vera intenzione di calmierare – non abbattere, è pur sempre la clonazione di un democristiano, sia pur dei migliori – diseguaglianze e schifosi squilibri sociali ed economici.
Magari sbaglio. Ma quella fiducia – che magari avrei scoperto a breve che era tanto malriposta – era la cosa più importante secondo me.

la fiducia è una cosa seria (cit. Galbani)

762 comments

  1. Giannini a ottoemezzo che suggerisce che l’equilibrio tra i partiti dovrebbe basarsi sui sondaggi e non sulle forze presenti in parlamento.

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