Autore: giuliapingon

Ci-wieni?

Buongiorno miei cari referendari,

un saluto a voi e ai vostri banchetti in tutta Italia.

Mi è stato affidato l’arduo compito di organizzare il prossimo raduno.

La direzione del blog vi propone una cena a fine novembre.

Diteci se per voi può andare bene, può andar male o semplicemente può non andare.

Attendo suggerimenti sul ristorante o “lochescion”, come dicono gli arricchiti.

Non iniziate con:

“Io ci ho la bambina con la rosolia, posso portarla?”

“Mi sono fatto l’amante cubana e non ho più soldi”

“C’è un treno che porta davanti al ristorante?”

“Se c’è Peppe io non vengo perché con la scusa di salutare mi tocca sempre il culo”

“Comunque la cacca la fa chiunque?”

“Quanti gradi ci sono ora a Milano? Metto il maglione o la canottiera? Avete un ombrello in più?”

“Posso venire con i colleghi di banchetto del referendum?”

“Porto un’amica zoccola per Mario”

Fateci sapere.

Ciao.

Pingon, of cors.

Annunci

Quattro famiglie unite per garantirsi un sostegno

segnalato da n.c.60

Quattro famiglie, una storia di solidarietà reciproca da esempio per tutti. Nuove forme di convivenza che si sperimentano per scoprire quando la vicinanza diventa attiva.

di Laura Solieri – gazzettadimodena.gelocal.it, 13 maggio 2015

MODENA. Quattro famiglie, una storia di solidarietà reciproca da esempio per tutti.

nat post

Nuove forme di convivenza che si sperimentano per scoprire che quando la vicinanza diventa attiva è tutta un’altra musica: lo sanno bene Maddia, 66 anni, Miria, 64 anni e Rossana, 51 anni, socie dell’associazione Uildm di Modena, affette da atrofia spinale, residenti nello stesso condominio di via Terranova, a Modena. «Tutte e tre abbiamo un’assistente familiare giornaliera, individuale, e io ho anche un’assistente di notte – racconta Rossana Roli – Nel 2010 ho perso mio padre, punto di riferimento per tutti gli aspetti di gestione della quotidianità e soprattutto per l’assistenza notturna per cui, da allora, ho anche un aiuto durante la notte. Ho sempre sostenuto la necessità, per le persone come noi, con problemi di autonomia motoria ma capaci di autodeterminazione, di mantenere una vita nei limiti del possibile indipendente. Io tra le altre cose ho 51 anni e come tutte le persone della mia età è arrivato il momento di occuparmi di mia madre, che non può più occuparsi di me come una volta per ovvi motivi».

Il tempo passa e i genitori di queste tre donne non possono più garantire loro un supporto fisso: l’indipendenza, l’autonomia e l’autodeterminazione delle tre amiche sono messe a repentaglio dalla fragilità che i loro nuclei famigliari acquisiscono con il passare degli anni, come avviene seguendo le fasi della vita.

Maddia, Miria e Rossana però hanno una certezza: desiderano rimanere nei loro appartamenti e non compromettere in alcun modo i legami familiari, le amicizie, gli spazi e le autonomie conquistate negli anni.

Ecco allora che arriva un’idea, una grande idea che le tre donne riescono a concretizzare su iniziativa della Uildm e con la collaborazione di Unicapi e Comune di Modena, grazie alla realizzazione di un progetto di Vicinanza Attiva che si è posto come fine quello di arrivare ad una soluzione condivisa.

Obiettivo: sperimentare una nuova modalità di gestione dell’assistenza che preveda un coinvolgimento sociale maggiore delle persone addette all’assistenza attraverso la vicinanza fisica dei nuclei famigliari degli assistiti e degli assistenti stessi.

E così a Rossana viene in mente una soluzione vantaggiosa sia dal punto di vista economico che sociale: interpella la signora che le fornisce assistenza notturna, che si rende disponibile a garantire a Maddia, Miria e Rossana un sostegno di buona vicinanza e di solidarietà sociale al di là dell’impegno lavorativo dedicato all’assistenza di Rossana.

Il progetto si è concretizzato con il trasferimento dell’assistente familiare, di suo marito e dei figli in via Terranova.

«È così che siamo diventati una specie di grande famiglia. Quando posso aiuto i figli di questa signora nei compiti e suo marito si occupa gratuitamente di piccole riparazioni e attività di giardinaggio per me», conclude con un sorriso Rossana.

«Andrea, io ti riporto a scuola»

segnalato da transiberiana9

A due anni e mezzo dal suicidio di Andrea Spezzacatena, «il ragazzo dai pantaloni rosa», vittima di bullismo, la lettera (e la battaglia) di sua madre Teresa. Che, tra dubbi e sensi di colpa, ha una certezza: «Mio figlio non è morto per niente».

di Teresa Manes – vanityfair.it, 10 maggio 2015

Sono passati circa 2 anni e mezzo dal giorno in cui mio figlio si è impiccato, decidendo di porre fine ai suoi tormenti e lasciando me nel risucchio di una voragine. Perché non è che il tempo passa e il ricordo sfuma, anzi… Dopo la morte di un figlio che decide di «farla finita» occorre far pace col proprio cervello.

E vi assicuro che dare spazio a delle immagini fisse, imparare a parlare da sola (comunicando con  i  propri pensieri, più o meno logici) non è cosa facile.

Ma se è vero che non sono la sola a essere scelta da quella casualità bastarda della vita a sopravvivere ad una disgrazia simile è anche vero però che, nel pieno della consapevolezza  di quel che scrivo e dico, sono una delle poche madri che hanno avuto la fortuna di arrivare alla sublimazione di un dolore senza fine.

Ho la capacità, in effetti, di entrare ed uscire dallo stesso sperando che tutto questo, implicante, al contempo, un intimo logorio dell’animo (già duramente provato dalla drammaticità degli eventi che ci hanno riguardato), venga da me lungamente gestito con quell’equilibrio, a fatica, comunque, recuperato. Che poi un equilibrio nella comune accezione del termine non si recupera più…

Perché c’è un pensiero (fra tutti) che mi danna ed è il senso di colpa che avanza come il mare che corrode la costa. Quanto sono stata presente nella vita dei miei figli? Quanto sono stata inconsapevolmente cieca davanti a una sofferenza così devastante? Avrei potuto fare qualcosa, qualsiasi cosa che avrebbe evitato quest’epilogo irreversibile?

Eppure ho cercato di crescere i miei ragazzi al rispetto delle regole della buona educazione, mettendo in atto delle buone pratiche, condividendo assieme al mio ex marito (ma prima ancora padre amorevole) delle scelte che fossero ispirate al raggiungimento degli unici punti indiscussi: la serenità e il senso di appartenenza di Andrea e Daniele. Il nostro essere comunque FAMIGLIA, anche se in un senso nuovo e diverso. Il dialogo, quello non è mai mancato perché siamo stati sempre convinti assertori della forza espansiva del confronto.

Forse, però, il mio errore è stato proprio nella TECNICA del confronto: di quello volto non tanto all’acquisizione e alla comprensione del punto di vista dell’altro quanto piuttosto all’imposizione di un modello di comportamento che fosse consono al mio volere e piacimento.

Magari quella «buona educazione» (da me continuamente pretesa) lo ha, prima, spaesato e, poi, piegato a quella parte di società feroce che non lascia sconti a nessuno? Che ti vuole bieco e impuro a tutti i costi, pena l’esclusione? Forse sarebbe stato un bene essere meno intransigenti, specie nella pretesa del galateo delle buone maniere e di quella  della «eleganza» delle conversazioni.

Forse non l’ho rassicurato abbastanza quando mi confidava di vedersi brutto (ma brutto veramente), trascurando, per tal modo, un disagio che si stava annunciando?

È L’ADOLESCENZA! Questa, la puttanata che mi dicevo per quietare la voce della coscienza che, forse, ci aveva visto più lungo di me…

Oggi, il mio ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Prevenzione Bullismo, la mia militanza nelle scuole, il confronto con altri genitori angosciati, il rapporto con le istituzioni, il dialogo con i ragazzi devo dire che mi aiutano ad andare avanti. Riconosco di essere spinta, in tutto quel che faccio, da un pensiero folle che mi guida: quello di resuscitare mio figlio. Già portando il racconto della nostra terribile storia che ho racchiuso nel libro Andrea – Oltre il pantalone rosa, un vero e proprio manifesto sul bullismo, è come riportare Andrea lì dove dovrebbe ancora stare, ovverosia tra i banchi di una scuola.

L’incontro poi con la senatrice Elena Ferrara, prima firmataria del DDL sulla prevenzione del bullismo e del cyberbullismo (oggi al vaglio della Camera) forse è premonitore di un cambiamento. Perché , oggi, dire: «Mio figlio è morto per bullismo» è come dire: «Mio figlio è morto per niente!».

E  se la mia azione può anche in minima parte contribuire alla nascita di una legge che lo regola, beh… che dire… Sarà pure un pensiero folle quello che sostiene la mia azione ma, in fondo, solo se un sogno è sostenuto da una follia, quel sogno si avvera.

Teresa Manes

Dichiarazione pubblica – La “Carta di Milano”: sotto le parole…nulla

segnalato da SupermegarompiP-EPPEpiggone

Ora tutto il dibattito su questa Expo rischia di dover ruotare attorno ad un’unica fotografia: da un lato migliaia di persone entusiaste tra gli stand della grande Esposizione, dall’altra le auto bruciate e la città sfregiata. Ma non è così. Restano tutte le ragioni della critica ad Expo. Restano le tante persone che al di là dell’adesione alle manifestazioni continuano a pensare che occorre insistere nella critica e continuare ad avanzare proposte alternative su contenuti precisi.

Occorre ripartire dal grande convegno realizzato il 7 febbraio a Milano, costruendo consensi ampi, parlando a tutte e a tutti, perché il tema “Nutrire il pianeta.. energia per la vita” riguarda ognuno di noi e ben poco ha a che fare con quanto realizzato da questa EXPO.

Noi continueremo questo impegno – anche in previsione del grande convegno internazionale che si svolgerà a Milano venerdì 26 e sabato 27 giugno con la seconda edizione di: “Expo nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali” – affinché diritto all’acqua, diritto al cibo e giustizia sociale non siano solo degli slogan.

Ripartiamo da qui e dalla critica alla “Carta di Milano”

La Carta c’è, è ufficiale. È stata presentata coi toni dei grandi eventi istituzionali che cambiano la Storia. Ma non sarà così.

La Carta di Milano scivolerà nella storia senza incidere alcunché, legittimando ancora il modello agroalimentare che ha prodotto insostenibilità, disastri ambientali e le terribili iniquità che vive il nostro mondo e che la stessa Carta denuncia ma ignorando lo strapotere politico delle multinazionali, che stanno dentro ad Expo e che sottoscrivono la Carta. Il presidente Sala ebbe a dire a suo tempo che in Expo dovevano coniugarsi il diavolo e l’acqua santa: pensiamo intendesse Coca Cola, Monsanto e l’agricoltura familiare e di villaggio, i Gas, il biologico ecc…

Il risultato è che nella Carta si sentono il linguaggio, le difficoltà, le mediazioni e i contributi di tanti docenti, personalità e realtà associative che hanno cercato di migliorarla, ma purtroppo il loro onesto sforzo si è tradotto unicamente in un saccheggio del linguaggio dei movimenti dei contadini e di coloro che si battono per la difesa dell’acqua come bene comune e in favore delle energie alternative al petrolio.

La “Carta di Milano”, presentata come l’eredità che EXPO lascia al mondo, è una grande operazione mediatica, che si limita a dichiarazioni generiche senza andare alle cause e alle responsabilità della situazione attuale. Non una parola sui sussidi che la Commissione Europea regala alle multinazionali europee agroalimentari permettendo loro una concorrenza sleale verso i produttori locali; non una parola sugli accordi commerciali tra l’Europa e l’Africa (gli EPA) che distruggono l’agricoltura africana; né si parla del water e land grabbing; né degli OGM che espropriano dal controllo sui semi i contadini e che condizionano l’agricoltura e l’economia di grandi paesi come il Brasile e l’Argentina; né si accenna alle volontà di privatizzare tutta l’acqua potabile e di monetizzare l’intero patrimonio idrico mondiale, né si fanno i conti con i combustibili fossili e il fraking.

Nella “Carta” si parla di diritto al cibo equo, sano e sostenibile, si accenna persino alla sovranità alimentare, si ricorda che il cibo oggi disponibile sarebbe sufficiente a sfamare in modo corretto tutta la popolazione mondiale, si sprecano parole nate e vissute nella carne dei movimenti, ma poi?

La responsabilità di tutto questo sarebbe solo dei singoli cittadini: dello spreco familiare (che è invece surplus di produzione) che andrebbe orientato verso i poveri e verso le opere caritatevoli, sta nella loro mancanza di educazione ad una corretta alimentazione, al risparmio di cibo e di acqua, ad una vita sana e sportiva.

Le responsabilità pubbliche e private sono ignorate.

Manca la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile come indicato dalla risoluzione dell’ONU del 2010 e mancano gli impegni per impedirne la privatizzazione.

Mancano le misure da intraprendere contro l’iniquità di un mercato e delle sue leggi, che strangolano i contadini del sud ma anche del nord del mondo.

Mancano riferimenti a bloccare gli OGM su cui oggi si gioca concretamente la sovranità alimentare.

Mancano i vincoli altrettanto concreti all’uso dei diserbanti e dei pesticidi che inquinano ormai le acque di tutto il mondo e avvelenano il nostro cibo.

Ne prenda atto Sala da buon cattolico: il diavolo scappa se l’acqua è veramente santa. Ma qui di acqua santa non c’è traccia, mentre i diavoli, sotto mentite spoglie, affollano la nostra vita quotidiana e i padiglioni di EXPO.

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Vittorio Bellavite, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante, Gianni Tamino, Vincenzo Vasciaveo

Associazione CostituzioneBeniComuni

Pippo, che cazzo fai?!!! (cit)

Pippo Civati: “Non mi sento più di votare la fiducia a Renzi: lascio il Pd”

civati

Alla fine ce l’ha fatta.

Insomma, sono anni che ci fracassiamo le palle a vicenda sognando questo giorno e finalmente oggi Pippo ha deciso di lasciare il gruppo alla Camera.

Abbiamo sperato così tanto ché (cit) ora non ce ne frega una minchia, diciamolo.

Vi lascio questo spazio per sfoghi, prese in giro e fanculi.

La Pingon.

Chiedo scusa, oggi sono in modalità parolaccia.

Portador de un populismo crítico

Ciarli Natale, GiuliaPingon, transiberiana9

Nell’impermeabile percezione in lingua nazionale, la parola ‘populismo’ si è presentata negli ultimi anni come un termine piuttosto ‘cangiante’.

Fin dagli “anatemi Napolitani”, le migliori menti del patrio suolo si sono esercitate in semestrali arrampicate sugli specchi nel tentativo di cogliere il vero significato della parola. Manco fosse una stella alpina.

Sì, il Made in Italy è impermeabile, ma che succede fuori… piove?
Quasi due mesi fa scrivevo a transiberiana9:

Ieri ho passato mezz’ora su siti di news politiche, blog e forum attivisti spagnoli.
Una ricerca volutamente superficiale, senza badare alla qualità dei contenuti, giusto differenze di percezione.
Lì, il termine ‘populista’ non ha segno solo negativo come da noi…
Leggo titoli e affermazioni che in Italia potrebbero essere considerati eresia: “Syriza no está solo, los Podemos europeos […] el Movimiento 5 Estrellas de Beppe Grillo en Italia también sigue con su auge.”
Podemos è considerato populista sia dai sostenitori che dagli avversari.
I sostenitori di Podemos guardano al MoV come la ‘cosa’ italiana più affine a loro…
Qualcuno dice: la nostra matrice è più di sinistra della loro…
Qualcun altro risponde: questo perché le sinistre italiane sono più ‘casta’ delle nostre.
Usano proprio il termine casta.

Appendiamo un po’ di materiale grezzo generosamente tradotto dall’insostituibile Giulia.
Eventuali ricerche approfondite fatevele da soli: Ciarli Natale non esiste.

*******

Il tridente antisistema

da elmundo.es, 29.12.2014 – di Silvia Román

Partiti populisti, antisistema, di sinistra radicale. Sono molte le definizioni che accompagnano tre schieramenti che sono attualmente nell’occhio dell’uragano della politica europea: l’italiano Movimento 5 stelle, il greco Syriza e lo spagnolo Podemos. I loro rispettivi leader – Beppe Grillo, Alexis Tsipras e Pablo Iglesias – hanno saputo canalizzare l’indignazione o l’ira di votanti disincantati ed esausti che non credono più nelle soluzioni offerte dai partiti tradizionali, al punto che si stanno avvicinando pericolosamente al potere nei loro rispettivi Paesi.

Il caso più evidente è quello della Grecia, dove, secondo i sondaggi, Syriza vincerà le elezioni anticipate del prossimo 25 gennaio.

I loro detrattori li definiscono “antieuropei”, ma – specialmente – Syriza e Podemos insistono del dichiarare che la loro lotta non è contro l’identità europea, il Vecchio Continente o l’euro. Tsipras e Iglesias (non tanto Grillo) assicurano che la loro politica è anti- Banca Centrale Europea, anti-troika e anti-austerità.

Il loro obiettivo è cambiare il sistema, non solo nei rispettivi Paesi, ma anche nell’Unione Europea ed è per questo che Bruxelles inizia a tremare.

Parecchi analisti concordano nel sostenere che i tre partiti costituiscono un fattore di rischio per la stabilità dell’economia europea  e  della moneta unica, per non parlare del rifiuto totale che l’attuale politica comunitaria manifesta nei confronti del tridente antisistema.

“Sono partiti con soluzioni semplicistiche, lineari, populiste. È preoccupante”, assicura il ministro degli Affari Esteri, José Maria Garcìa-Margallo, in un’intervista concessa a EL MUNDO. D’accordo con il capo della diplomazia spagnola, i leader dei governi europei ribadiscono che Grillo, Tsipras e Iglesias non offrono soluzioni, ma cavalcano il malcontento sociale e l’indignazione per i partiti tradizionali.

In Italia, una delle critiche più note che riceve il M5S è che non agisce, ma si limita ad attendere che il Primo Ministro Renzi fallisca, approfittando inoltre del declino e della scomparsa di Berlusconi.

Duramente criticati per i loro programmi poco consistenti, di sicuro però Tsipras, Iglesias e Grillo sono dei maestri nel crearsi un seguito elettorale. Usano alla perfezione sia internet sia la televisione (fu proprio Grillo a trionfare come comico in tv) e sono riusciti a convincere un nutrito numero di cittadini, che non avevano partecipato alle ultime elezioni, dell’utilità del proprio voto.

“Ci vediamo nelle urne” urlano e twittano i sostenitori di queste figure carismatiche e telegeniche, le quali lasciano al futuro un’eredità misteriosa e preoccupante.

*******

Syriza non è solo, i Podemos europei

da negocios.com, 16.01.2015 – di Borja Jiménez de Francisco

Le parole di Pablo Iglesias, se da un lato garantiscono che in Europa soffi il vento del cambiamento, dall’altro possono piacere o meno. Di sicuro, però, sono una realtà.

La vittoria di Syriza in Grecia potrebbe mettere le ali ad altri due schieramenti molto simili che cercano il proprio spazio politico in Italia e Spagna: Podemos e il Movimento 5 Stelle.

Questo avviene senza dubbio in Europa, ma anche in Venezuela esiste un altro partito politico che ricorda molto Syriza.

Fernando Herrero-Nieto, presidente dell’osservatorio politico Vonselma e direttore di marketing politico alla URJC, ritiene che “in linea di principio, il partito politico che potrebbe riprodurre lo schema del partito greco o di Podemos sarebbe il Partito Social Venezolano guidato da Maduro. Come è noto, Podemos è nato a Caracas. Non posso dire sia una copia identica dei partiti sopra citati, dal momento che Europa e America Latina sono due contesti diversi, ma vi sono molte similitudini”.

Tornando in Europa, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo continua la sua ascesa in Italia. Alle elezioni politiche del 2013 è stato il partito più votato nel Paese, mentre alle Europee è emerso che 1 elettore su 5 li sostiene.

Senza dubbio, sempre secondo Herrero-Nieto, esiste più di una differenza tra il M5S e, ad esempio, Podemos: “I primi sono ovviamente radicali, diciamo che oggi assistiamo ad una tendenza alla radicalizzazione sia a destra sia a sinistra, ma la diversità rispetto a Podemos è che sì, sono radicali, ma hanno degli argomenti. Per di più l’approccio alla politica è diverso, Podemos fa esclusivamente del populismo”.

E chi parla non è uno qualsiasi. Herrero-Nieto è stato professore di Pablo Iglesias all’Università e racconta sia stato uno studente esemplare, che eccelleva. Uno di quelli con la mano sempre alzata, pronto ad esporre la propria opinione, che superava gli esami con il massimo dei voti.

Quindi il successo di Tsipras potrebbe rappresentare un primo passo verso il trionfo della sinistra in Europa. Gruppi come Podemos e il M5S si staranno sfregando le mani sognando un finale come quello greco.

 

Contraccezione efficace

img-20140519-wa0008

 

Buonasera miei cari accalzinati.

Abbiamo deciso di inaugurare una nuova rubrica a perdere: “I consigli della redazione del blog (nella persona di me medesima la Pingon) sul trombo e l’antitrombo”.

INIZIAMO.

Dunque, il calzino fino al ginocchio è secsi quanto una mutanda ascellare della nonna.

Lana, cotone, di spugna.

Bianchi, neri, a colori.

Non si fa, mettetevelo in testa.

È da preferire un calzino corto o, all’occorrenza, spegnete la luce e abbassatevelo (sempre il calzino eh, non fate il contrario di quello che dovreste fare… E mi fermo).

NO ASSOLUTAMENTE a calzini con le scarpe aperte. Vale anche per le signore del blog.

NO a ciabattone di Gesù Cristo o, peggio ancora, da piscina.

NO a zoccoli da mare in piena città.

NO a espadrillas.

In generale l’uomo non dovrebbe mai andare in giro con i piedi di fuori. I piedi degli uomini sono pelosi, pieni di cipolle e puzzosi.

Non iniziatemi a dire “Ah! Io me li lavo cinque volte al giorno”, perché non vi crede nessuno.

L’uomo deve stare il più coperto possibile, io sarei anche contraria ai pantaloncini nel periodo estivo, ma a molte piacciono e quindi non metto becco.

Insomma, piede coperto e andiamoci di fantasmino o di calzino corto.

reggicalzini

 

NELLA MANIERA PIÙ ASSOLUTA: NO!!!!

Sperando che i nostri consigli possano tornare utili a commentatori che non battono chiodo, falce e figurarsi il martello, dalla battaglia delle Termopili, vi salutiamo e vi auguriamo buon proseguimento.

Alla prossima puntata della nostra nuova rubrica, che non è né di destra, né di sinistra, ma serve per aiutarvi a fare centro!

La Pingon.

PS: Feyer, mi hanno costretta a scrivere questa minchiata. Io mi ero rifiutata.

Non è vero, non vedevo l’ora.

Perdonami se puoi.

Syriza, la sinistra che serve. Ora un nuovo partito

segnalato da n.c.60

da il Fatto Quotidiano (27/01/2015) – di Salvatore Cannavò

Sergio Cofferati è molto soddisfatto per la vittoria di Syriza che rappresenta una nuova sinistra riformista, riferimento obbligato per tutta l’Europa. E per quanto riguarda l’Italia non ha dubbi: “Serve un nuovo partito radicato”.

Perché la vittoria di Tsipras è importante?
In Grecia diventa presidente del Consiglio una persona di profilo molto interessante che guida un partito di sinistra dopo una crisi lunghissima. E dopo un intervento dissennato dell’Europa attraverso la Troika. Contrariamente a quanto sembrava non c’è stato il prevalere di una destra estrema nazionalista e tendenzialmente antidemocratica. Ma vince una sinistra di riformismo forte con elementi inediti molto interessanti.

Quali?
Non mette in discussione l’Europa, accetta l’euro ma punta a rinegoziare il patto costitutivo.

E quali saranno gli effetti?
Molto rilevanti perché Tsipras sfida i teorici e praticanti del rigore, ma ancor prima sfida il campo progressista. I progressisti si sono adeguati con piccoli e irrilevanti distinguo alla linea dell’austerità. D’altro canto hanno votato tutti compatti per Juncker.

Anche lei?
No, devo dire di essere stato l’unico tra i socialisti ad aver votato contro Juncker e la sua Commissione.

Syriza rappresenta quindi una nuova sinistra al posto della socialdemocrazia?
Sì, potrebbe esserlo. Si guardi a quel che accade in Spagna. Podemos non ha il peso elettorale che ha avuto Syriza domenica, però è il primo partito in Spagna. E il Pasok è entrato a stento in Parlamento. La novità è una nuova sinistra per un riformismo forte. Il pregio di Tsipras è stato mettere insieme orientamenti diversi e farli diventare un’area coesa.

Cosa devono fare, allora, le forze di sinistra?
Le forze progressiste non possono limitarsi a fare gli auguri a Tsipras, ma sono chiamate a dire se con Tsipras vogliono provare a scrivere una nuova politica. La sua proposta politica è diversa dai conservatori europei ma anche dai progressisti. O stanno con lui oppure no.

Syriza è un modello per l’Europa?
Ogni paese ha la sua conformazione. Tsipras dice che si può cambiare. È evidente che si può ripetere questo processo anche altrove. Non è scontato che quel che perde la vecchia socialdemocrazia vada a sinistra.

Le forze socialiste possono rigenerarsi oppure vanno sostituite?
Entrambe le cose.

E in Italia?
In Italia la tendenza del Pd è opposta a quella greca. Il Pd sta perdendo i suoi valori di riferimento ed è impegnato nell’ossessiva ricerca di voti e di rapporti stabili con il centrosinistra.

Non crede che Renzi possa raccogliere la sfida di Tsipras?
La questione non si pone nemmeno. Se il tentativo è quello di esportare le larghe intese nei territori siamo nella direzione opposta a quella di Tsipras.

Lei cosa propone?
C’è da scrivere una nuova storia. Con pazienza ma molta determinazione. La nuova storia deve avere come primo riferimento i valori e subito dopo le politiche.

E la forma organizzata?
Serve un partito radicato. Un partito leggero diventa evanescente.

Che tempi immagina?
Non ci saranno tempi brevi. Ma è importante che di questo si inizi a discutere. La cosa impressionante degli ultimi anni è che non ci sono state vere discussioni.

Un partito radicato. Non ha paura di essere additato come il “vecchio” contro il “nuovo”?
Ma per carità… È solo questione di tempo. Alla fine un nuovo partito, una forma di partecipazione, la chiederanno le persone. Il problema è il rapporto tra cittadini e istituzioni. In mezzo non c’è più nulla.

Vendola ha proposto un coordinamento delle sinistre. Ne farà parte?
Sono interessato e disponibile a lavorare con tutti quelli che hanno questo obiettivo: evitare che quel filo sottilissimo che rimane si interrompa.

Il professor Rodotà invita a ricominciare dal “sociale” senza affidarsi all’assemblaggio di gruppi dirigenti. Che ne pensa?
È un’idea del tutto condivisibile. Se il partito da costruire è presente nelle comunità dove si lavora, dove si vive, dove si studia sarà naturalmente chiamato a rappresentare i bisogni di quelle comunità.

Ci sarà una lista di sinistra alle Regionali in Liguria?
Non lo so, ci sono problemi ancora aperti. Credo che ci sia un grande spazio in Liguria per un’iniziativa di carattere civico. Un nuovo terreno di incontro tra culture e sensibilità diverse nel campo largo del civismo progressista.

Qual è la sua ipotesi per il Quirinale?***
La discussione la più trasparente possibile, fatta in Parlamento per far convergere consensi. Il presidente della Repubblica deve avere forte capacità politica e altrettanto marcata capacità di rappresentanza istituzionale. La figura che ha questo profilo è Stefano Rodotà e con lui Romano Prodi.

***L’intervista a Sergio Cofferati è stata realizzata qualche giorno prima dell’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

Que te la pingon (la rubrica del “Ma chi te lo ha chiesto?”)

Seraaaaa.

Dunque,

diciamo che nelle ultime settimane sono stata in botta di cronaca francese e ho disertato il blog. Una decina di giorni fa, di notte, ho guardato e riguardato circa trenta volte la conferenza stampa dei poveri parenti di Ahmed Merabet. Mi disperavo e il mio fidanzato si è girato di sedere iniziando a russare come un suino (per dirvi quanto mi sopporta).

Le vicende politiche italiane mi annoiano. Non ho capito nulla del voto di ieri, dovrò aggiornarmi, ma mi sembra che siamo alle solite: Renzi ha i numeri, la minoranza se la prende su per il naso e Civati uscirà in primavera, di quale anno non è dato saperlo. Aggiungo che l’intervista a Schulz, visto che gira su fb, mi ha fatto sinceramente pena. O forse mi ha fatto più pena il francese che sfotte gli italiani mimando…cosa?! La tarantella?

Invece, miei cari passerottini, vivo nell’incubo di Amato PdR. O Veltroni. Credo che, messi come siam messi, dobbiamo sperare in Prodi. Meglio di altri sicuramente.

Veniamo agli argomenti seri.

Ieri mi è giunta voce che un noto utente del blog si stava strappando i capelli (e gli consiglio di non farlo, dato che son pochini) a causa della mia assenza.

Io vi seguo, ma non intervengo perché quando leggo “Renzi” o “Berlusconi” o “patto”, mi vien da vomitare. Ma, c’è un ma, se mi si chiede un parere estetico, debbo rispondere.

Tsipras è brutto, signore mie. Quando sorride pare il conte Dracula, ha una fronte che ci puoi giuocare sopra a scacchi e il monociglio. Mettiamoci anche il naso a patata, ecco.

Ma la domanda è: Peppe, sei geloso delle tue amiche perché la danno ad altri e non a te o perché in generale loro trombano e tu no?

Attendo risposta.

Tanti baci,

la Pingon.

Ps: Sundance chi è?!

Radun-azz-o. Riepilogo e saluti.

Signori e signore,

io purtroppo al raduno non potrò esserci. (gravi problemi familiari). Quanto sia incazzata/dispiaciuta non ve lo sto MANCO a dire…

Ripeto per tutti:

alle 18 al Ligera, via Padova 133 20127 Milano

quando sarete già mezzi ubriachi (alla faccia mia), vi dirigerete alla Bocciofila Caccialanza, via Padova 91 per la cena.

Un ringraziamento speciale a Marione e Peppone per l’organizzazione (ahahah la rima AHAHAH).

Vi saluto.

Pingon.