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Inclusivo sarà lei!

“Allora la strada per rivedere una qualche luce, passa attraverso l’impegno diretto, la presa di coscienza, l’assunzione di responsabilità in prima persona. Bisogna uscire dalla logica secondo la quale è attraverso un leader che si raggiungono gli obiettivi.

Il nostro futuro siamo NOI e nessun altro. ”

Essere Sinistra

altan andrea

di Andrea NOBILE

Se c’è una parola che mi sta qui, sullo stomaco, è il termine “inclusivo”.
È uno dei vocaboli ‘trendy’ nella discussione politica. E più lo si pronuncia, più l’aggressività e la derisione dell’altro aumentano.
È un’inclusività a senso unico: “ti includo se fai quello che dico io”, pure Renzi è inclusivo, infatti sono diventati tutti renziani.

Sono inclusive anche le cosiddette minoranze Pd che cercano punti di incontro con SEL, sindacato ed elettori delusi del Pd.
Ma se per caso qualcuno non riconosce la loro leadership allora giù botte.
Sono inclusivi quelli che vogliono riprendersi la “ditta”, ma che mollano per strada gli alleati di sinistra per governare con Alfano e non irritare Renzi.

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“Resta il discriminatorio? Ma non tutela nessuno” (Salvatore Cannavò).

Segnalato da transiberiana9 & barbarasiberiana
Vi segnaliamo due articoli relativi allo Statuto dei Lavoratori e alle sue modifiche, subite o “minacciate”.
Il primo, che potete trovare QUI e che non riportiamo perché molto corposo, analizza le modifiche già apportate allo Statuto e fa un raffronto con la situazione europea (mercato del lavoro e istituti analoghi al nostro art. 18). L’articolo è di settembre, quindi la parte relativa alla riforma Renzi potrebbe non essere aggiornata.
Il secondo è un’intervista a Roberto Riverso, giudice del lavoro presso il Tribunale di Ravenna.

Triskel182

RiversoScoperte. Il giudice Roberto Riverso.

Resta l’articolo 18 per il licenziamento discriminatorio? Di cause per il discriminatorio non ne ricordo nessuna. Questa tipologianon ha mai tutelato nessuno”. Il magistrato Roberto Riverso, giudice del lavoro al Tribunale di Ravenna, saggista e studioso qualificato del diritto del lavoro, non ha dubbi su quello che sta per accadere con la riforma dell’articolo 18.  Perché mantenere la giusta causa solo per i licenziamenti discriminatori, come intende fare il governo, non è sufficiente a tutelare il diritto?  Perché la vera funzione dell’articolo 18 è la deterrenza. L’azienda, cioè, non può, per giustificare un licenziamento, inventare un motivo presunto perché sa che ci sarà un giudice che lo considererà nullo. Io non ricordo nessun caso di qualcuno che è riuscito a provare una discriminazione nei propri confronti.  Perché per provarla servono due elementi: un motivo unico e determinato e l’onere della prova.

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Ma la vera domanda è…

di Lame

A mente – leggermente – più fredda mi vengono in mente alcune domande.
Prima parte.
Il Partito comunista italiano (quello vero) non ha mai governato. Ma siamo disposti a dire che, quindi, non ha mai contato niente nella storia italiana? Possiamo onestamente dire che la presenza del Pci non ha profondamente inciso nelle scelte di politica sociale che hanno (avevano) reso l’Italia un posto decisamente più vivibile di altri campioni del capitalismo?
Seconda parte.
Grillo e il mov hanno “perso” le elezioni. Ma confermato il ruolo di opposizione. Sanno quanto sia importante, di fronte al 40 e più? Hanno voglia di farla veramente? Non solo in termini di (essenziale) controllo di un potere troppo incontrastato, ma anche per far evolvere il sistema, negoziando sulle cose essenziali?
Ai posteri l’ardua sentenza (e al blog la richiesta di risposte).

UNA SERATA PARTICOLARE

di Luigi

Splendida la serata di giovedì 22, in particolare sento di dover ringraziare la pioggia ed il cane di Antonio.

Non avevo programmato di andare in Piazza Duomo, tornato a casa attendevo, in perfetto stile Uber, la telefonata di mia figlia in arrivo alla stazione centrale dalla settimana universitaria a Parma; in noi genitori un po’ ansiosi la modalità di utilizzo della famosa e discussa applicazione è da sempre integrata, che sia illegale pure questa !?!.

Avuto conferma dell’arrivo in tarda serata e sentendo il brontolio dal cielo il mio pensiero è andato alla piazza.

Avevo avuto già la possibilità di ascoltare le parole di Grillo in altre occasioni, i suoi interventi in piazza ricalcano molto la struttura degli spettacoli teatrali, la sceneggiatura, i contenuti, anche le parole si ripetono secondo un copione strategicamente studiato e ripetitivo, solo leggerissimamente influenzato dalle “reazioni” dei giorni precedenti; non era quello che mi attirava.

Quello che cui avevo in realtà bisogno era proprio la piazza, era dalle giornate Arancioni del 2011 che ne sentivo la mancanza. E quale prova più ardua vi è, per assaporare la forza di una piazza, di un cielo irascibile e scontroso ?

Ed è proprio della piazza che vi voglio parlare e delle sensazioni che mi ha trasmesso.

La prima, enorme e piacevole sorpresa è stato il constatare l’esiguo numero e la totale rilassatezza delle forze dell’ordine presenti, in relazione alla quantità dei partecipanti. Sin dalle 19:00 era palpabile l’attenzione con cui lo staff organizzativo dell’evento fosse disponibile e collaborativo non solo verso eventuali intemperanze o eccessi ma anche verso la dovuta cura e rispetto nei confronti della piazza stessa. Cestini improvvisati ed annunci invitavano i presenti a partecipare attivamente per lasciare la piazza nelle stesse condizioni di pulizia in cui la si era trovata.

Durante l’intervento di Grillo la sensazioni più forti che la piazza emanava erano la totale empatia, a volte anche opinabile, tra l’oratore e gli astanti, l’imperturbabilità della piazza stessa al variare dell’intensità della pioggia, il tentativo, a volte riuscito a volte no, da parte dei presenti di comunicare al palco le proprie istanze e sentirle
amplificate.

Non sapevo dell’intervento di Dario Fo ed è stata una piacevolissima sorpresa, non entro nel merito delle parole, Dario è un’artista e come tale è giusto che la percezione personale abbia precedenza e valore. Durante il suo intervento ciò che mi ha colpito è stato l’alternarsi tra lunghi momenti di innaturale silenzio e scatti di autentica partecipazione corale, era una piazza ma sembrava un teatro.

Tornato a casa, dopo aver recuperato la prole, mi accingevo all’agognato riposo dopo una giornata già ricca di gradevoli emozioni, ed ecco l’ultima piacevole sorpresa di una serata particolare.

(https://transiberiani.wordpress.com/2014/05/22/parigi-brucia/comment-page-2/#comment-22219)

Il post di Antonio ed un suo successivo inciso “Quello che manca al movimento è l’ “astuzia” che deriva dalla conoscenza del passato” centrano infatti, a mio avviso, il lato debole del M5S; ed è su quello che vorrei porre attenzione perché se è pur vero che la mancanza di “storia” rende il M5S libero dai peccati del passato e da legami imbarazzanti e fraudolenti è anche vero che l’esperienza del passato è fondamentale per non incorrere in azioni o intenzioni contestabili e/o controproducenti.

Domenica ci sono le elezioni, indipendentemente dal risultato, mi piacerebbe che nelle prossime settimane venissero affrontati ed approfonditi, con sincerità ed onestà intellettuale, non le evidenze positive del M5S ma quelle che reputate essere le perplessità, le zone d’ombra, i buchi neri, le “pericolosità sociali”

Antonio chiude con un significativo “è difficile riempire quel vuoto enorme che si è creato ……”

Vorrei, con il vostro aiuto, quantomeno provare a recuperare quei valori e quel vissuto che il vuoto ha oramai confinato ed isolato dentro ognuno di noi.

 

Qualcuno lassù ( sul Colle ) mi ama

Che il connubio tra il giovane e il vecchio sia solido è diventato chiaro a molti. Ma sono pochi gli osservatori che lo avevano giá intravisto da tempo. Pochissimi invece, quelli che hanno capito che il legame è stato alla base della defenestrazione del “generale” Letta.
L’ex Premier, d’altronde, era più adatto a comandare le truppe in ritirata, dopo una disfatta, piuttosto che un contrattacco. Il risultato elettorale aveva consegnato alla Repubblica e al suo Presidente un’anomalia: una forza “extraparlamentare” nel Parlamento.
La Lega, diamine, si accontentava della “semplice” secessione, ma la disintegrazione proprio no. La disintegrazione è insopportabile per il Vegliardo, non tutto si può accettare obtorto Colle.
Il primo era stato utile ad arginare la sconfitta del PD e a frantumare il PDL, che giá si era messo di traverso all’Europa e coperto di ridicolo l’Italia nel mondo. Il secondo adesso serve ad arginare il M5S, che ugualmente si mette di traverso all’Europa e ugualmente copre di ridicolo il Paese ( “ma è vero che un comico in Italia prende tutti quei voti?”). Quello che accadrà nei prossimi giorni è politicamente affascinante. Si entra in un terreno nuovo di gioco con attori fantasiosi, con un vecchio pseudo arbitro che cerca di condizionare la partita ed un vero arbitro ( di parte anche lui) pronto a dare falli e se necessario a squalificare. Facendolo a suon di iperbolici Spread e di crolli di Borsa.

by maurizius2013

Primo maggio 1945. Sandro Pertini in piazza tra i lavoratori

“Non è una questione di nostalgia, ma di memoria.
No, non sono nostalgici quelli che pensano che i sindacati dei lavoratori abbiano un senso. Non sono nostalgici quelli che riflettono sulle lotte fatte dai lavoratori in più di un secolo per ottenere un lavoro che si legasse ai diritti. No, non è nostalgia pensare a quando gli operai definivano le strategia di una lotta di classe utili a tutti. No, non è nostalgia pensare che in tanti sono morti uccisi dalla mafia perché difendevano i diritti dei braccianti. No, non è nostalgia pensare che ci debba essere una festa dedicata al lavoro, pensare che è nata, in Italia, nel 1891 e fermata nel 1925 per poi riprendere nel 1945. 

No, non è nostalgia pensare che se oggi fosse densa dei significati del passato e condivisa da chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha o lo ha precario, le cose forse sarebbero diverse. No, non è nostalgia immaginare che un giorno si possa tornare a festeggiare “il lavoro” e non “il precariato” e “la disoccupazione”. No, non è nostalgia immaginare, come si immaginava allora, che può esistere un lavoro migliore. No, non è nostalgia pensare e lottare perché il lavoro ci sia. 

No, non è nostalgia riflettere su quello che avevamo ottenuto e su quello che rischiamo di perdere. No, non è nostalgia immaginare che donne e uomini abbiano gli stessi diritti nel lavoro. No, non è nostalgia pensare a come ridefinire i diritti del lavoro non pensando ad una loro diminuzione per tutti ma ad una estensione per tutti. No, non è nostalgia pensare che si debba fare molto per privilegiare il merito al posto dell’amicizia o della clientela o dell’appartenenza. No, non è nostalgia pensare ad uno stato che difende prima i lavoratori ed i precari e poi le imprese, specialmente quelle che delocalizzano. 

No, non è nostalgia. E’ solo questione di memoria!”

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https://www.facebook.com/notes/grillie-pinocchi/non-e-questione-di-nostalgia-ma-di-memoria-buon-primo-maggio-a-tutti/450931648383670

 

 

Á la le Pen

di Lame
Siamo fortunati noi in Italia. Sì fortunatissimi. Perché se fossimo un paese di gente seria (come sono i francesi) ci saremmo beccati una Marine le Pen de noantri. E allora sì che sarebbero stati c…i.
Ho ascoltato l’intervista alla leader del Front Nationale ieri in “tutti da Lilli alle otto e mezzo”. E se non avessi una solida memoria storica e qualche residua concezione di categorie politiche, se mi fossi limitata a sentire le parole dette oggi dalla novella Marianna, insomma se fossi un italiano medio, l’avrei votata.
“Le banche ci affamano”, “dobbiamo tornare a governare il nostro territorio”, dobbiamo riprenderci la sovranità monetaria”, “vanno divise le banche d’affari da quelle di risparmio”, “difendo la libertà di credere” e via così.
Lo stesso discorso che fa più o meno la Lega. Solo che Marine sembra avere un progetto, idee concrete, una visione compiuta del suo personale ritorno al passato. Niente a che vedere con le urla belluine di Matteo Salvini che ha la credibilità di una salamandra (nota per adattarsi continuamente all’ambiente in cui si trova).
E meno ancora a che vedere con la gragnuola di trovate propagandistiche che Grillo spara dal blog a ritmo serrato. I francesi sono gente seria e infatti la Le Pen dice – unica cosa sulla quale sono d’accordo con lei – “Il signor Grillo manca di coe­renza nel pro­getto che pro­pone, si com­piace di adot­tare un com­por­ta­mento con­te­sta­tore, sca­pe­strato, senza offrire agli ita­liani un pro­getto coe­rente, ben con­ce­pito e approfondito».
Ma noi italiani siamo fortunati. Cazzari dentro, ci giochiamo il futuro tra un gigione e l’altro. Ma non riusciamo a partorire un progetto serio di conservazione xenofoba.
I francesi, meno fortunati di noi, si ritrovano una che un progetto serio, una visione complessiva (anche se non complessa) ce l’ha. E infatti la voteranno.
Noi invece, che abbiamo un gran c…o, probabilmente lasceremo la Lega al palo (il 4 per cento è assai a rischio) e manderemo in Europa una pattuglia grillina che al massimo farà il solletico alle corazzate delle lobby che si muovono a Bruxelles.
Purtroppo anche la sinistra italiana, sempre italiana è. E quindi non ha un progetto concreto, serio e una visione di come affrontare il futuro.
Continuiamo così, facciamoci del male.

Cerrado por fiesta.

Buongiorno e buon 8 marzo alle signore e a chi si sente donna dentro, tipo Sina.

Avvisiamo che oggi la redazione del blog, tutta al femminile (Peppe e Charlie non fanno testo perché non contano una cippa, comandiamo noi), è in ferie.

Il blog è tutto vostro, abbiatene cura.

Evitate il cotone nelle mutande questa sera, quando andrete in giro per locali a rimorchiare zitellone disperate. E’ un trucco vecchio, non funziona.

Idem ortaggi o frutta di forma allungata, non ci pensate proprio.

E non ammazzatevi di profumo, Dio Santo!!

Grazie,

la vostra devotissima Pingon.