25 aprile

La Resistenza fu un atto di sovranità popolare

segnalato da Barbara G.

di Enzo Collotti – ilmanifesto.info, 24/04/2016

Chi si ricorda più del 25 aprile? A settantuno anni dal giorno della Liberazione è lecito porsi questo interrogativo. Beninteso, non alludiamo al fatto in sé della conclusione della lotta di liberazione anche se nella memoria della mia generazione quello fu comunque un giorno di festa e sarebbe anche opportuno che molti o pochi di noi ne rievocassimo le atmosfere e gli accadimenti -, ma più in generale al senso di quella conclusione, in una parola allo spirito del ‘45.

A guardare a ritroso i settanta e più anni trascorsi sembrano una distanza di tempo ultrasecolare se consideriamo la lontananza della realtà di oggi da quell’evento.

Contro la registrazione burocratica del 25 aprile come festa nazionale ci piacerebbe evocarlo come un momento sempre presente di esercizio della sovranità popolare. Perché la scelta che seguì all’8 settembre del 1943 di chi andò in montagna o di chi si diede alla macchia negli ambiti urbani per tessere le reti della Resistenza fu un atto di sovranità popolare, non comandato da nessun potere o da nessuna autorità superiore. Questa riflessione ci è suggerita dalle vicende di questa nostra democrazia repubblicana che, seguendo un processo peraltro non soltanto italiano, ma generalizzabile a livello europeo (se non mondiale), tende a restringere sempre più lo spazio di autonomia e di sovranità degli individui e dei corpi sociali e con ciò anche la consapevolezza che essi potessero avere del loro ruolo in una società democratica. Complici la minaccia del terrorismo islamico, i problemi immani che derivano dalle migrazioni dell’ultimo decennio, le persistenti crisi economiche legate a un modello di sviluppo destinate a perpetuare diseguaglianze e ingiustizie, si riaffacciano dappertutto le tentazioni a rafforzare il potere esecutivo e a rigettare al margine le istanze di democratizzazione e di partecipazione.

Il processo di svilimento dei partiti politici e di svigorimento degli stessi sindacati, che avrebbero dovuto rappresentare la palestra della democrazia nella società e nei luoghi di lavoro, ha aperto un vuoto e fa da sfondo a questa invasione del potere esecutivo. Nella cultura politica del nostro Paese lo spirito del ’45 non si è mai riflesso interamente, è penetrato a intermittenza, con qualche fiammata che non è riuscita a interrompere la continuità di un mediocre barcamenarsi in una perpetua navigazione a vista. Anche per questo alla classe dirigente dell’antifascismo storico, che rimane pur sempre quanto di meglio il Paese ha espresso, non ha fatto seguito la formazione di una classe dirigente degna di questo nome. La sua mediocrità è sotto gli occhi di tutti e, a differenza che in altri contesti europei, le sue insufficienze non sono state e non sono compensate neppure da un ceto amministrativo di provata capacità tecnico-gestionale e di assoluta probità. La corruzione in cui affonda il Paese non è l’ultimo dei fattori che espropria i cittadini della possibilità della partecipazione alla cosa pubblica come contributo a livello individuale dell’esercizio della sovranità.

Le utopie del ’45, il rinnovamento politico e morale all’interno e il sogno degli Stati Uniti d’Europa sul piano internazionale, si scontrano oggi con il rozzo empirismo di mestieranti della politica e il riemergere di anacronistici quanto feroci e aggressivi egoismi nazionali.

Le aspettative del ’45 hanno avuto breve durata. Nello spazio di due anni lo spirito di conservazione, la nostalgia del quieto vivere, e l’eterna paura del salto nel buio hanno frenato e affossato sul nascere le speranze e le istanze del rinnovamento. Il 18 aprile del 1948 non è stato soltanto la sconfitta elettorale della sinistra, è stato il rifiuto a lungo termine delle aperture del ’45.

Non è certamente un caso che nel momento in cui si pone mano ad una pur necessaria revisione della Costituzione, che di per sé rimane l’espressione della stagione di rinnovamento aperta dalla Liberazione, non si è trovata strada migliore che proporre il pasticcio di una riforma costituzionale che, unita a un sistema elettorale truffaldino, intacca seriamente il principio della rappresentanza e di fatto limita il ruolo stesso del Parlamento.

Richiamare lo spirito del ’45 non vuole essere espressione di una improbabile nostalgia; vorrebbe essere un incoraggiamento a tornare a pensare fuori dalla contingenza immediata con una visuale di tempi lunghi, recuperando un patrimonio ideale che non è affatto spento. Contro la retorica della memoria ci piacerebbe che questa memoria fosse rivissuta nella pratica.

La Resistenza, il partigiano, i giovani.

segnalato da n.c.60

un filo rosso

Ieri sera, capitato per caso su Ballarò, ho visto e sentito una delle più belle testimonianze della Resistenza e, poco dopo, una delle più amare e tristi conferme di come non si sia stati capaci di mantenerne col ricordo l’eredità culturale e civile e di curarne il patrimonio di coraggio, passione, amor patrio. Settant’anni di ministri dell’istruzione e della scuola che non hanno mai fatto nulla per esaltare le pagine della Resistenza, belle quanto quelle del Risorgimento, settant’anni in cui sono state quasi nascoste, disperdendo colpevolmente un capitale di orgoglio nazionale e senso civile.

Giannini ha presentato in apertura il partigiano Umberto Lorenzoni, 89 anni, nome di battaglia Eros, da Nervesa della Battaglia, che ha raccontato come e perchè decise di combattere e l’episodio in cui fu ferito. Dopo di che è andato in onda un servizio di Eva Giovannini che ha intervistato alcuni giovani di Roma e Livorno. La…

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Neri Italiani

Al signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

c/o Palazzo del Quirinale 00187 – Roma

Portare un pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio.

Egregio signor Presidente, Speriamo che questa Nostra la trovi in buona salute e in serenità. A scriverle è un gruppo di studenti e lavoratori che si sta riunendo in un’Associazione che avrà nome Neri Italiani – Black Italians. In occasione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è nostro grande desiderio che Lei portasse pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio, realtà spesso percepite come problematiche ma che in realtà rappresentano, come certamente condividerà, una grande ricchezza potenziale per il nostro Paese. In particolare, apprezzeremmo che portasse alla luce le difficoltà patite da una generazione di giovani italiani multietnici strozzati da una legge che gli riconosce la cittadinanza soltanto dopo la maggiore età, creando una separazione giuridico-sociale che crea imbarazzo, alimenta la crisi d’identità, soffoca quell’amore naturale che ognuno di noi prova per il suolo natio, portando a sentirci invisibili. Dall’altra parte come alcuni di noi, ragazzi/e cresciuti in questo paese che hanno fatto tutto il ciclo scolastico, non vengono riconosciuti per nulla, pur sentendosi profondamente italiani.

Il progresso sociale che domandiamo non è da noi visto come un’imposizione causata dalla pressione internazionale; affonda invece le sue radici in profondità nella storia d’Italia.

Italiani di origine africana hanno versato sudore e sangue per la nascita di questo Paese: è il caso di Michele Amatore, che ricevette la cittadinanza nel Regno di Sardegna, entrando nel Corpo dei Bersaglieri nel 1848 e prendendo parte alla Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1859 combatté la Seconda Guerra d’Indipendenza in qualità di caporale per poi diventare, nel 1863, un capitano.

Alessandro “Vittorio” Sinigaglia ha combattuto come Partigiano dopo un lungo periodo passato da dissidente politico. A lui è intitolato la ventiduesima bis Brigata Garibaldi.

Giorgio Marincola, partigiano. Nato nella Somalia Italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria e di Askhiro Hassan. Contrariamente alle usanze dell’epoca, il padre riconobbe entrambi i figli meticci. Queste furono le parole di Giorgio in radio una volta catturato dai nazisti:

«Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»

(Giorgio Marincola a Radio Baita, gennaio 1945).

Il nostro desiderio intimo è quello di partecipare alla ricostruzione di una nuova Italia, ripartendo dalle parole della famiglia Raggi di Terni. Parole che incitano al lavoro collettivo per una cittadinanza migliore, cosciente e unita, libera da ogni ristrettezza mentale, politica e culturale. Il Suo illustre contributo aiuterebbe enormemente il nostro obiettivo di creare una nuova società italiana libera dal pregiudizio e dall’ignoranza, dove ogni individuo nato e/o cresciuto in Italia sia considerato per le sue qualità ed i suoi difetti, non per altri criteri che possono creare discriminazioni e divisione. Non scriviamo per pretendere o fare richieste, siamo qui a scriverle per amor di patria, amore che ci porterà alla fine di questo tunnel, perché siamo parte integrante di questo paese e ci battiamo da fratelli e sorelle per un unico scopo.

FIRMA LA PETIZIONE!

QUI la pagina fb dei Neri Italiani.

Il museo della Resistenza

segnalato da n.c.60

A Montefiorino apre il museo della Resistenza

Il museo è stato inaugurato alla presenza del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

da gazzettadimodena.gelocal.it, 17 aprile 2015

Nasce il Museo della Resistenza Italiana e della Repubblica partigiana di Montefiorino, in provincia di Modena. Sviluppato su nove sale all’interno della rocca medievale del piccolo centro dell’Appennino modenese.

 

Costato due anni di lavoro e l’impegno degli Istituti storici della Resistenza di Modena e Reggio è molto suggestivo per gli schermi interattivi e i numerosi cimeli e “militaria” esposti che fanno sentire il visitatore immerso nella dura ma affascinante atmosfera dei resistenti, in gran parte giovani e giovanissimi che pagarono in gran numero con la vita un impegno e una scelta di campo molto più grande di loro. Il comitato scientifico è presieduto da Fabio Emiliano Manfredi, 24 anni, laureato a Bologna e a Maastricht, ed è sostenuto sia dagli Istituti storici che dall’amministrazione comunale di Montefiorino.

La realizzazione del Museo ha comportato un importante lavoro di ricerca che ha messo in luce molti aspetti dell’esperienza della Repubblica partigiana di Montefiorino che erano rimasti in parte sfuocati o in ombra, come il ruolo delle donne combattenti e non più solo “staffette”.

Pieghevole Museo.pdf

 

Liberi tutti!

segnalato da barbarasiberiana

LIBERI TUTTI! IL 25 APRILE CON GLI OCCHI DEI BAMBINI

da raccondandosi.it

Abbiamo un bellissimo progetto in tasca, per festeggiare il settantesimo anniversario della Liberazione, e per offrire ai ragazzi e alle loro famiglie la possibilità unica di ascoltare dalla viva voce dei bambini di allora il racconto di un momento storico straordinario.

Abbiamo girato una serie di interviste nel corso di quest’anno a milanesi nati tra il 1930 e il 1940 e le abbiamo raccolte in un un documentario. Alla proiezione di queste si aggiungerà la presenza di alcuni degli intervistati, che saranno disponibili a rispondere alle domande dei bambini.

Abbiamo il posto: il MUBA, all’interno della Rotonda della Besana di Milano, che si offre gratuitamente.

Abbiamo il patrocinio dal Comune di Milano (già orientato a concederlo), e il sostegno mediatico del Corriere della Sera, di Topolino e di Radio Popolare.

Ma ci mancano i soldi per realizzarlo! Aiutateci!

Si può contribuire anche con un bonifico, scrivete a alemascaretti@gmail.com per informazioni.

Ecco una breve descrizione del progetto:

L’evento si svolge nell’arco di tre giorni, da venerdì 24 a domenica 26 aprile 2015, all’interno degli spazi del MUBA.

L’allestimento prevede una struttura a forma di cubo di circa 3 metri per 3 e all’interno le pareti interamente stampate riproducono lo scenario di una città distrutta, con la gente che festeggia l’avvenuta Liberazione. Al centro una poltrona in stile vintage dove far sedere i diretti testimoni del tempo quando incontrano i bambini, con accanto un comodino e una radio d’epoca (mentre l’audio interno trasmette la voce di Radio Londra). In terra albi illustrati per bambini a tema.

All’esterno invece la struttura presenta due pareti con didascalie ed esposizione di immagini riferite alla storia e all’oggettistica del tempo e sulla quarta parete, lasciata bianca, un video con le interviste ai bambini di allora.

Nelle fotografie e nei film siamo abituati a vedere quegli anni in bianco e nero, ma per i bambini di allora la realtà era a colori, ed era fatta di suoni, sensazioni tattili, odori. Un impianto audio, posto all’interno della struttura, riproduce i rumori dell’epoca, dall’ululato della sirena antiaerea alle note allegre del boogie, alla voce di Radio Londra.

Nei due giorni sono previsti anche laboratori gratuiti per i bambini e ragazzi, organizzati dal Muba e da Topolino, legati ad alcuni dei temi emersi dai ricordi dei testimoni (gli oggetti d’uso quotidiano, le parole dell’epoca, il cibo ecc.). In particolare, il cioccolato e il pane ricorrono come un filo rosso nei ricordi della fine della guerra e potrebbero essere gli alimenti simbolici intorno a cui far ruotare giochi e racconti.

QUI per contribuire

L’ultima lettera di Salvatore Petronari

Da Il Fatto Quotidiano, Edoardo Leo legge l’ultima lettera del partigiano Petronari

Carissima Fernanda… questa mattina mi fucileranno… Sii forte e sappi sopportare questo dolore. In questi giorni che sono trascorsi ho sempre pensato a te e alla nostra bambina.

L’ultima lettera del partigiano Salvatore Petronari, condannato a morte dai nazifascisti, inizia così. A leggerla è Edoardo Leo che come Riccardo Scamarcio e altri attori, tra cui Luca Argentero, Claudio Amendola, Filippo Scicchitano si sono impegnati a interpretare le missive degli eroi della guerra di Liberazione prima di morire. “25 aprile Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana” è un film-documentario e al tempo stesso un progetto culturale perché si ricordi che molti oppositori al nazifascismo, per lo più giovanissimi, sono stati condannati a morte tra il 1943 e il 1945. Ogni lettera è interpretata da un attore ed è preceduta dalla biografia del loro autore affidata agli studenti del Liceo Statale Virgilio di Roma. Il documentario, con la regia di Pasquale Pozzessere e la produzione di Bianca film, è stato girato con l’idea di diffonderlo attraverso il circuito scolastico, universitario e sul web.

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Un altro 25 aprile

Argyrios Panagopoulos – il manifesto

25 aprile 1974 – 2014 . Parla la deputata Catarina Martins, coordinatrice del Blocco di Sinistra portoghese: «La Rivoluzione dei Garofani ci ispira per rovesciare la dittatura dei mercati e della troika»

La Rivo­lu­zione dei Garo­fani, quarant’anni dopo il 25 aprile del 1974, con­ti­nua a ispi­rare le nostre lotte per la demo­cra­zia e la libertà, che dob­biamo con­qui­stare cac­ciando via il governo dell’austerità e della dit­ta­tura dei mer­cati impo­sto dai ban­chieri e dalla troika». La depu­tata Cata­rina Mar­tins, coor­di­na­trice del Blocco di Sini­stra por­to­ghese, sot­to­li­nea così l’importanza della pre­senza del pre­si­dente di Syriza, Ale­xis Tsi­pras, domani a Porto, per l’apertura della cam­pa­gna elet­to­rale del Blocco. «Lot­tiamo per la rine­go­zia­zione del debito e l’abolizione del fiscal com­pact con tutti i movi­menti, all’interno di un’ampia lista elet­to­rale per rove­sciare le attuali poli­ti­che e por­tare una spe­ranza». Nell’ultimo son­dag­gio dell’Università Cat­to­lica, svolto per conto delle testate Diá­rio de Notí­cias, Jor­nal de Notí­cias, Rtp (la tele­vi­sione pub­blica por­to­ghese) e Antena 1, pub­bli­cato il 18 aprile, il Blocco di Sini­stra è dato al 7%, il Par­tito Comu­ni­sta Por­to­ghese (Cdu) al 12%, il Par­tido Socia­li­sta al 36%, il par­tito con­ser­va­tore Psd al 30%, l’altro par­tito con­ser­va­tore del governo Cds-Pp al 4%, men­tre l’astensione è arri­vata al 34% e il voto nullo al 7%.

L’anniversario dei 40 anni dalla Rivo­lu­zione dei Garo­fani divide come mai finora il Por­to­gallo demo­cra­tico dalla destra

(…) Le cele­bra­zioni uffi­ciali si svol­ge­ranno in un clima di estrema ten­sione, per­ché i mili­tari che hanno fatto la Rivo­lu­zione vole­vano par­lare in par­la­mento ma la destra si è oppo­sta. Così i mili­tari orga­niz­ze­ranno altri eventi e noi, che festeg­ge­remo com­bi­nando la memo­ria con la cul­tura viva, quella che si è tro­vata al cen­tro degli attac­chi del neo­li­be­ri­smo, par­te­ci­pe­remmo sia agli eventi uffi­ciali che a quelli dei militari.

Di cosa ha paura la destra per non accet­tare in par­la­mento i «Capi­tani d’Aprile»?

Hanno paura che i mili­tari che hanno rove­sciato la dit­ta­tura espri­mano forti cri­ti­che al governo e alla troika. Noi par­le­remo a tutti di demo­cra­zia, libertà e sovra­nità popo­lare, che sono messe in peri­colo dalle poli­ti­che dell’austerità. Par­le­remo in par­la­mento per i mili­tari e fuori dal par­la­mento con i mili­tari. Il Blocco sarà pre­sente nei grandi cor­tei a Lisbona e a Porto, e domani comin­cerà la sua cam­pa­gna elet­to­rale con una grande assem­blea a Porto alla pre­senza del can­di­dato della Sini­stra Euro­pea per la pre­si­denza della Com­mis­sione, Ale­xis Tsipras.

La vostra lista elet­to­rale è molto aperta ai movi­menti, alla società civile, alle donne, agli immigrati…

Per il Blocco il pro­blema è come dare rispo­ste con­crete alle aspet­ta­tive e alle lotte dei lavo­ra­tori e di tutti quelli col­piti dalla crisi: gli inse­gnanti, il set­tore della Sanità, dei ser­vizi, dei tra­sporti. Ma abbiamo dato fidu­cia alle per­sone senza par­tito e agli indi­pen­denti, tanto che metà dei can­di­dati della nostra lista non appar­tiene al nostro par­tito. Nel 2009 anch’io sono stata eletta depu­tata del Blocco come indi­pen­dente e dopo sono diven­tata mem­bro del par­tito. E diamo fidu­cia alle donne, che sono metà dei can­di­dati. Abbiamo una lista estre­ma­mente pari­ta­ria, l’unica con immi­grati e con emi­granti por­to­ghesi spinti all’estero dall’austerità. I nostri can­di­dati pro­ven­gono quasi da tutti i movi­menti che lot­tano, resi­stono e si mobi­li­tano con­tro la crisi e la troika.

Avete por­tato in par­la­mento una pro­po­sta per la rine­go­zia­zione del debito, pro­po­nendo in sostanza la sua can­cel­la­zione, soste­nuta anche da tre ex mini­stri delle Finanze, socia­li­sti e con­ser­va­tori, un ex mini­stro degli Affari Euro­pei, due ex capi delle forze armate, alcuni giu­ri­sti e costituzionalisti…

Il Blocco di Sini­stra ha soste­nuto la neces­sità di ristrut­tu­rare il debito dal primo momento che è ini­ziata la crisi, tre anni fa. Ci accu­sa­vano, come accu­sa­vano Syriza, di essere una spe­cie di ter­ro­ri­sti dei mer­cati. Negli ultimi tempi un socia­li­sta ha pre­sen­tato un mani­fe­sto con 70 firme di eco­no­mi­sti a favore della ristrut­tu­ra­zione del debito. Quando lo abbiano pro­po­sto tre anni fa dice­vano che era impos­si­bile. E il governo ancora sostiene che non ce n’è biso­gno e che non dob­biamo nem­meno discu­terne in pub­blico, come se fosse un cri­mine par­lare di que­sto. Oggi però que­sta riven­di­ca­zione è molto popo­lare e riscuote un grande con­senso nell’opinione pub­blica, tanto che per­fino ex mini­stri delle Finanze con­ser­va­tori la sosten­gono come unica strada pra­ti­ca­bile. Il governo attuale aveva pro­messo di ridurre il debito attra­verso i tagli degli sti­pendi e delle pen­sioni, con le con­tro­ri­forme, la distru­zione della Sanità e dell’Istruzione Pub­blica. Il nostro debito però aumenta con­ti­nua­mente e a nuovi livelli record. E le poli­ti­che gover­na­tive e della troika lo hanno fatto cre­scere di un ulte­riore 25%.

Il governo di Pas­sos Coe­hlo, come gli altri governi di Gre­cia, Spa­gna e Ita­lia, cerca di mostrare otti­mi­smo per la situa­zione eco­no­mica, men­tre pro­pone nuove misure di austerità.

Il governo sostiene che l’economia sta miglio­rando, ma non lo vede nes­suno. I tassi di povertà aumen­tano ad una velo­cità senza pre­ce­denti. Siamo di fronte ad una crisi uma­ni­ta­ria. Pas­sos Coe­hlo dice che non farà ulte­riori tagli. Il Tri­bu­nale Costi­tu­zio­nale aveva deciso che nes­suno dei tagli avrebbe avuto carat­tere per­ma­nente e che i tagli sareb­bero stati validi per il tempo che durava il pro­gramma di con­trollo dalla troika. Pas­sos Coe­hlo vuole invece tra­sfor­mare in per­ma­nenti tutti i tagli, che riguar­dano almeno il 20% degli sti­pendi degli impie­gati pub­blici e delle pen­sioni. Ci saranno anche tagli aggiun­tivi nel fun­zio­na­mento dei mini­steri, nella Sanità Pub­blica e nell’Istruzione. Ma già ora il Por­to­gallo è tor­nato indie­tro di almeno un ven­ten­nio. Per la prima volta dopo decenni abbiamo avuto casi di per­sone morte nelle sale d’attesa degli ospe­dali, aspet­tando una visita medica. La gente muore per­ché non ci sono medici, e fare altri tagli nella Sanità e nell’Istruzione Pub­blica signi­fica abo­lire i ser­vizi sociali minimi ai cit­ta­dini, cioè attac­care la demo­cra­zia, l’uguaglianza e i diritti.

Come si pos­sono rove­sciare que­ste poli­ti­che e con quali alleanze?

Il Blocco ritiene che que­ste poli­ti­che si pos­sono rove­sciare con la col­la­bo­ra­zione delle forze pro­gres­si­ste e di sini­stra. Lo dimo­stra la nostra lista elet­to­rale allar­gata. Pur­troppo il Par­tito Socia­li­sta resta pri­gio­niero della poli­tica della troika e del fiscal com­pact per il pareg­gio di bilan­cio, l’accordo che hanno fatto per l’eliminazione del defi­cit pub­blico. Non ci può essere alcun cam­bia­mento poli­tico, tan­to­meno a sini­stra, senza par­lare del biso­gno della ristrut­tu­ra­zione del debito e dell’eliminazione del fiscal com­pact. Dal momento che non ci può essere l’unità tra i par­titi, cer­chiamo di unire le lotte dei movi­menti e della società civile. Potrei dire che in alcuni aspetti la poli­tica del Blocco di Sini­stra asso­mi­glia con quella de «L’Altra Europa con Tsi­pras», che in Ita­lia ha comin­ciato una dura lotta met­tendo in primo piano le sfide del debito, del fiscal com­pact e con la par­te­ci­pa­zione della società civile e dei movi­menti nella poli­tica, senza esclu­dere i par­titi e le orga­niz­za­zione poli­ti­che della sini­stra. La nostra sini­stra porta avanti una grande bat­ta­glia nel Sud Europa e rap­pre­senta l’unico sbocco per uscire dalla crisi e l’unico voto utile per cam­biare gli equi­li­bri nei nostri Paesi ed in Europa.

link: http://ilmanifesto.it/primavera-lusitana/