Commissione Europea

TTIP, la menzogna della “trasparenza”

di Sven Giegold* – the Guardian – 31 agosto

Siete preoccupati per le conseguenze del TTIP? Non c’è problema! Giusto questo mese la Commissaria al commercio dell’UE, Cecilia Malström aveva promesso un’altra offensiva sulla trasparenza del TTIP: altri nuovi documenti dei negoziati sarebbero stati resi disponibili.

La sua promessa è stata messa alla prova solo pochi giorni dopo: gli infaticabili controllori della trasparenza delle corporation, il Corporate Europe Observatory, finalmente hanno ricevuto documenti sugli scambi di comunicazioni avvenuti tra la lobby del tabacco e l’istituzione di Bruxelles che si occupa del TTIP e dei negoziati commerciali tra UE e Giappone. La fine della storia? La maggior parte dei documenti erano oscurati. Un esercizio di humor nero, nel senso più letterale possibile. Da quel momento una foto dei documenti anneriti ha ricevuto migliaia di condivisioni e di “like” sui social media (queste le foto dei documenti: http://corporateeurope.org/international-trade/2015/08/black-out-tobaccos-access-eu-trade-talks-eerie-indication-ttip-threat).

Questo episodio piuttosto divertente dimostra quanta segretezza pervada ancora i negoziati sul commercio. Certamente la Commissione europea ha risposto all’onda di critiche sul TTIP da parte delle organizzazioni della società civile. Una lunga lista di documenti, che aveva prima mantenuto segreti, sono stati pubblicati sul sito della Commissione stessa. Ma i documenti più importanti del TTIP sono ancor oggi indisponibili. Nessuno sa che cosa veramente il governo degli Usa chieda all’Europa. Ecco perchè molte affermazioni, sia positive che negative, non possono essere confermate e le esagerazioni, tra i sostenitori e gli avversari del TTIP, dominano il dibattito. L’offerta di Wikileaks di una ricompensa di 100mila euro alla prima persona che fa filtrare i documenti più segreti è perciò più che benvenuta.

Tuttavia, non dovremmo fare l’errore di focalizzarci troppo soltanto sul TTIP: nemmeno le condizioni di mandato dell’Unione Europea per la maggior parte delle trattative bilaterali in corso sono pubblici.

Sfortunatamente, la maggior parte dei politici nel parlamento europeo sono altrettanto all’oscuro dei normali cittadini. Noi parlamentari possiamo avere accesso, nella sala di lettura del parlamento, a qualche documento in più rispetto a chi cerca nel sito della Commissione europea. Ciononostante, i documenti più importanti che contengono le domande del governo Usa sono tenuti segreti perfino ai parlamentari. E, anche peggio, sebbene ci siano migliaia di pagine di documenti, i lettori non hanno il permesso di prendere nessun appunto. I parlamentari che non sono di madrelingua inglese sono ulteriormente dissuasi dal gergo commercial-legale ipertecnico. E mentre noi potremmo usare degli assistenti che siano addestrati meglio di noi a leggere i documenti, essi non hanno il permesso di entrare nella sala di lettura. Perciò, il diritto di accesso ai documenti per i parlamentari è in gran parte una menzogna. Una vera comprensione di quel che sta succedendo si ottiene solo attraverso la concreta pubblicazione dei documenti.

I parlamentari Verdi hanno costantemente preteso che la piena trasparenza dei negoziati commerciali sia una precondizione per il loro progredire. Sinceramente non capisco quei colleghi conservatori, liberali e socialisti che plaudono alla continuazione di negoziati che non possono in effetti controllare.

Per riguadagnare credibilità e fiducia del pubblico, la Commissione Europea dovrebbe smetterla con la segretezza nei negoziati commerciali e pubblicare tutti i documenti importanti, nonchè tutti i propri mandati per il negoziato.

Per quanto ci possa tentare supporre che questa mancanza di trasparenza sia un fenomeno unicamente dell’UE, non è così. Gli accordi internazionali sono sempre stati negoziati nell’oscurità. Questo è il motivo per cui nemmeno governi eurofobici come i Conservatori in Gran Bretagna hanno protestato credibilmente a proposito della mancanza di trasparenza del TTIP. Altrimenti diventerebbe troppo evidente che i loro stessi negoziati sono nascosti dietro lo stesso velo di opacità. Il parlamento europeo continua ad essere il solo spazio politico importante dove rappresentanti di differenti paesi negoziano leggi internazionale sotto gli occhi del pubblico. Questo è un risultato storico nella costruzione della democrazia internazionale, di cui l’Europa può davvero essere orgogliosa.

L’Accordo Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) può sembrare noioso, ma potrebbe colpire ogni cosa, dal vostro reddito al cibo che mangiate allo stato del sistema sanitario. Questa è una guida per neofiti al controverso accordo commerciale.

Oltre la mancanza di trasparenza, il vero guaio con il TTIP e la moltitudine di accordi commerciali bilaterali dell’UE non è nel metodo, ma nella sostanza. L’Europa dovrebbe mettere il suo peso su un sistema commerciale multilaterale basato su mercati aperti, correttezza, sostenibilità e democrazia. Un’equa riforma delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio è certamente meglio per gli affari e l’etica che un mucchio di trattati bilaterali su commercio e investimenti. È una leggenda che (i negoziati, n.d.t.) dell’OMC non faranno mai progressi. I negoziati dell’OMC potrebbero avere successo se gli stati membri dell’UE fossero pronti a terminare i privilegi iniqui, come gli insostenibili sussidi all’agricoltura e un’ossessione sui diritti di proprietà intellettuale perfino nei paesi più poveri.

Il TTIP, il CETA e altri bilaterali sono molto più che tradizionali accordi commerciali. Sono accordi miranti ad armonizzare o riconoscere mutualmente regolamenti e standard per i beni e i servizi. Questo tocca il cuore stesso delle nostre democrazie in Europa. Certamente l’armonizzazione internazionale di standard tecnici può migliorare l’efficienza e diminuire l’eccesso di regolamentazioni e burocrazia. Un TTIP limitato solo agli standard tecnici e alla loro applicazione potrebbe essere positivo.

Ma quando si tratta di scelte di valore, le democrazie devono essere libere di cambiare il livello delle regolamentazioni. Sfortunatamente il TTIP e simili riguardano gli standard più preziosi delle nostre società, come cibo sano, mercati finanziari stabili o sicurezza delle sostanze chimiche. La democrazia europea dovrebbe essere in grado di incrementare i diritti ambientali, sociali e dei consumatori senza dover trovare un accordo con i partner commerciali o costringere le aziende europee in uno svantaggio competitivo.

L’Europa deve rimanere libera di sviluppare il proprio mercato comune come uno spazio di alti standard per i consumatori, per i lavoratori e per l’ambiente. Bloccare proprio questo è probabilmente il vero motivo che sta dietro l’ossessione dei lobbisti delle grandi aziende con il TTIP e simili. L’Europa è grande abbastanza per sostenere un alto livello di diritti sociali, sanitari e dei consumatori perfino in un mondo che si globalizza. Nessuna grande impresa multinazionale vuole smettere di vendere nel mercato comune europeo. Perciò gli europei hanno nelle loro mani un potente strumento per rendere il business globale più sostenibile. Non dobbiamo rinunciare a questo strumento democratico per potenziali piccoli benefici di accordi commerciali bilaterali negoziati dietro un velo di segretezza.

* Sven Giegold (nato il 17 novembre1969) è un politico tedesco dell’Alleanza90/Partito dei Verdi e uno dei membri fondatori di Attac Germania. È diventato membro dei Verdi solo nel 2008 ed è stato eletto al parlamento europeo nel 2009. (fonte Wikipedia)

Testo originale: http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/aug/31/transparency-ttip-documents-big-business

traduzione Lame

Se Atene piange, Berlino ride

Atene annuncia: “Raggiunto accordo con i creditori internazionali”

Nel 2015 il deficit primario sarà pari allo 0,25 % del Pil. Passerà allo 0,5 % nel 2016, all’1,75% nel 2017 e al 3,5% nel 2018

Repubblica.it, 11 agosto 2015

L’accordo sugli obiettivi finanziari è un primo passo importante verso un’ intesa globale sul terzo pacchetto di aiuti alla Grecia, per un valore di almeno 82 miliardi di euro, che Atene e i suoi creditori stanno negoziando con la Ue, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale nell’ambito del meccanismo europeo di stabilità, da più di due settimane nella capitale greca, e che sperano di raggiungere molto rapidamente, forse nella giornata odierna.

Nel 2015 è stato deciso che la Grecia subirà un deficit primario (saldo di bilancio, esclusi i pagamenti di debito) pari allo 0,25% del PIL, un avanzo primario dello 0,5% del PIL nel 2016, 1,75% nel 2017 e 3,5% nel 2018, ha rivelato la fonte.

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Se Atene piange, Berlino ride

La crisi greca ha favorito i conti delle aziende e dello stato tedesco. In quattro anni e mezzo di crisi, i benefici economici per la Germania legati alle difficoltà elleniche sono stati calcolati in oltre 100 miliardi dall’istituto tedesco Leibnitz. 

Repubblica.it, 10 agosto 2015

MILANO – ll proverbio di Aristodemo che vuole legate Atene e Sparta sia nella buona che nella cattiva sorte non si addice ai rapporti tra la capitale greca e Berlino. La Germania, infatti, non è uscita danneggiata dalla crisi dell’euro quanto Sparta dopo le guerre del Peloponneso che se da una parte videro Atene soccombere dall’altra videro indebolirsi anche la storica rivale. I tedeschi, a partire da Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble, che seguono una linea dura nei confronti della crisi economica e finanziaria della Grecia, hanno ottenuto molti vantaggi dalle difficoltà di Atene.

Secondo uno studio dell’istituto tedesco di ricerca economica Iwh, la Germania è il Paese che più si è avvantaggiato economicamente dalla crisi ellenica. Dal 2010 Berlino avrebbe risparmiato circa 100 miliardi di euro di tassi d’interesse, grazie alle riduzioni decise a più riprese dalla Bce. “Questo risparmio supera i costi della crisi, anche se la Grecia non dovesse fare fronte ai propri debiti”, scrive l’istituto: “La Germania dunque, in ogni caso, ha tratto vantaggio dalla crisi greca”.

Insomma i falchi tedeschi che non mollano la linea dura nei confronti della crisi economica e finanziaria della Grecia, sono gli stessi che per anni hanno ottenuto molti vantaggi dalle difficoltà di Stene. Secondo l’istituto Leibnitz i risparmi di bilancio da parte di Berlino superano il 3% del Pil nazionale. Gli economisti hanno realizzato diverse simulazioni partendo dall’ipotesi che nel pieno di una crisi economica gli investitori realizzano gli investimenti più sicuri possibili.

“Durante la crisi europea del debito, la Germania ha tratto vantaggio da questo effetto in maniera sproporzionata”, afferma Iwh, che spiega “risultano tassi simulati sui bond tedeschi in media tra il 2010 e oggi del 3% più elevati che nella realtà, il che ha comportato risparmi di bilancio globali di almeno 100 miliardi di euro egli ultimi quattro anni e mezzo”. La Germania ha inoltre registrato importanti contratti a seguito della politica di privatizzazioni portata avanti da Atene dal 2011, tra cui l’acquisto da parte della società Fraport di 14 aeroporti regionali greci, incluso quello di Corfù, per circa un miliardo di euro.

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