consumo di suolo

Matilde e l’architetto

(Il mondo all’incosì)

di Barbara G.

Matilde è sindaco di un piccolo comune piemontese: Lauriano (TO), 1500 abitanti o giù di lì.

Matilde è agronomo, si occupa di agricoltura, conosce il valore della terra, e con valore non intendo il prezzo al mq di suolo agricolo, quello del suolo edificabile, o quanto si può ricavare da un ettaro seminato a mais. Sto parlando di Valore con la V maiuscola: il ruolo del suolo all’interno di un ecosistema, la sua importanza per la vita. Non solo quella degli uomini, intendiamoci, anche per quella degli altri esseri viventi, lombrichi compresi (che poi, ad essere sinceri, un ruolo nella catena alimentare dell’uomo ce l’hanno). E il Comune che amministra ha parte del suo territorio a rischio di dissesto idrogeologico. Lo dicono le mappe della regione, mica qualche ambientalista rompicoglioni.

Da persona sensibile alle tematiche connesse con il consumo di suolo, con la sua giunta tutta al femminile decide di riconvertire ad uso agricolo parte delle aree indicate come edificabili dal PGT, ed comincia da una zona inserita fra le aree a rischio.

E qui per lei (e non solo per lei) iniziano i problemi.

Il proprietario delle aree, che da tempo voleva utilizzarle per realizzare una quarantina di villette, la denuncia, insieme al segretario comunale e al tecnico comunale. Cosa piuttosto insolita, a dire il vero, anche perché queste figure non hanno responsabilità diretta nell’atto amministrativo con il quale si procede allo stralcio dell’area in oggetto. Con l’evolversi della vicenda diventa chiaro che lo scopo è dimostrare che il personale dell’Amministrazione Comunale è asservito al volere di una sindaca-despota.

Matilde viene rinviata a processo. Conosce l’ostilità dei media, che la ritengono colpevole di aver impedito ad un privato e stimato cittadino di fare business applicando il suo diritto a costruire “40 belle villette”. Scopre la falsità delle persone e si ritrova, paradossalmente, a dover invertire l’onere della prova; è lei a dover dimostrare di non aver mai rilasciato alcun permesso di costruire, o autorizzazione di qualsiasi tipo, all’uomo che l’ha denunciata, mentre lui dichiara di essere in possesso di tali autorizzazioni senza mai presentarle. Incassa la solidarietà silenziosa di altri amministratori, che sono con lei ma non osano esporsi pubblicamente (essere solidali con una indagata non è accettato dall’opinione pubblica).

Poi le cose cominciano a cambiare, perché i media, anche di livello nazionale, cominciano ad interessarsi al caso.

Dovendo nominare una consulente di parte, sceglie un tecnico estraneo alla sua amministrazione ma che, avendo collaborato in precedenza con la parte politica avversa, conosce bene il territorio del Comune: questa scelta si rivela fondamentale ai fini del processo perché l’urbanista riesce a tradurre gli aspetti tecnici anche ad uso e consumo dei profani, e, soprattutto, dei giudici. Ma la Sindaca scopre anche che, in certi casi, non è opportuno dire “faccio questo perché ci credo, rivendico la mia scelta politica”, ma è molto meglio tenere per se certe considerazioni e basarsi solo sull’aspetto puramente tecnico, in questo caso le mappe del rischio.

Potrebbe sembrare la trama per una fiction al femminile (i protagonisti sono in larga maggioranza donne), ma così non è.

Matilde Casa sotto processo ci è finita sul serio, ma alla fine è stata assolta. La domanda però nasce spontanea: se fosse stata approvata la nuova normativa sul consumo di suolo, bloccata da anni in parlamento e oggetto di critiche ferocissime da parte di ambientalisti, accademici e tecnici che si occupano di queste tematiche, sarebbe finita bene? Forse no, perché, districandosi fra articoli e commi, sembra che le previsioni di consumo di suolo introdotte nei PGT non possano essere cancellate nel caso si rivelassero inutili, ma solo spostate.

La storia di Matilde è raccontata in un libro scritto a quattro mani con Paolo Pileri, professore al Politecnico di Milano e uno dei massimi studiosi del fenomeno del consumo di suolo. Si intitola “Il suolo sopra tutto”, edizioni Altreconomia, ed ha la prefazione scritta da Luca Mercalli.

Nel libro non ci si limita a raccontare la storia di Matilde, viene analizzata normativa sul consumo di suolo “giacente” in parlamento, unitamente alle fantasiose declinazioni a livello locale della vigente normativa urbanistica, evidenziando come il linguaggio tecnico sia stato via via modificato e plasmato per tentare di giustificare ambiti di trasformazione che invece avrebbero poca ragion d’essere. Va invece recuperato il senso delle parole, e non usare le definizioni da normativa per forzare la natura: un prato rimane un prato indipendentemente che questo sia stato inserito in precedenza fra le aree edificabili, non cessa di essere suolo agricolo perché forse qualcuno in futuro potrà costruirci una villetta o un centro commerciale. Si pone anche attenzione sulla necessità che chi deve gestire la “cosa pubblica” possa ricevere una formazione adeguata (sarebbe forse il caso di ripristinare le scuole di politica), instaurando anche una collaborazione fra politici/amministratori e mondo della ricerca, affinché gli amministratori non vengano lasciati soli, e senza adeguati trasferimenti dallo Stato, davanti ai portatori di interesse.

Bisogna però fare in modo che la pianificazione territoriale non sia in capo al singolo Comune, ma che essa venga gestita su aree di estensione maggiore, perché mai come ora si devono coordinare gli interventi per evitare di realizzare costruzioni inutili quando a pochi chilometri, o addirittura nello stesso comune, sono disponibili aree già sottratte fisicamente alla destinazione agricola.

#salvailsuolo

Il suolo ci sostiene: ci camminiamo sopra, ci nutriamo dei suoi prodotti, usiamo le sue risorse. Il suolo è in pericolo, sosteniamo il suolo.

Chiediamo alla UE di legiferare (finalmente) sulla tutela dal suolo: conto la cementificazione, per la sua protezione da inquinamento ed erosione.

Firmamo la petizione lanciata in tutta Europa da 400 associazioni.

HaiVolutoLaBici?

Di questa iniziativa avevo già parlato QUI, ma val la pena ricordarla. Centinaia di associazioni si sono riunite per chiedere al Parlamento Europeo di redigere una norma a tutela del suolo: serve un milione di firme da raccogliere entro settembre, si può firmare on line oppure su modulo cartaceo, rivolgendosi alle associazioni aderenti (per l’Italia ricordo, fra le altre: WWF, Legambiente, SlowFood, Acli, FAI, Salviamo il paesaggio, Oxfam e molte altre).

Dalla salvaguardia del suolo dipende il nostro futuro.

salvailsuolo-social-card01

Ogni anno in Europa spariscono sotto il cemento 1000 kmq di suolo fertile, un’area estesa come l’intera città di Roma.

Senza un suolo sano e vivo non c’è futuro per l’uomo. Oggi il suolo è violentato, soffocato, contaminato, sfruttato, avvelenato, maltrattato, consumato. Un suolo sano e vivo ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dalle emergenze alimentari. Tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante…

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L’Annuario dei Dati Ambientali Ispra: Aumentano le temperature e il consumo di suolo

Triskel182

stato-dellambienteIn Italia, il 66% delle frane censite in Europa. Notizie positive sulla qualità delle acque sotterranee e di balneazione.

Oggi l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) ha presentato il suo Annuario dei Dati Ambientali 2016: «un racconto, in cifre, dello stato dell’ambiente in Italia. Presentato oggi a Roma, il report fornisce dati e approfondimenti su biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero, suolo, rifiuti, agenti fisici e chimici, pericolosità naturale, pollini e certificazioni ambientali».

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L’anno del suolo

segnalato da barbarasiberiana

Da comunivirtuosi.org, 05/01/2015

La Fao lancia l’anno internazionale dei suoli insieme ad un nuovo allarme, e stavolta nel mirino è finita una materia prima di cui non possiamo proprio fare a meno: il suolo. «I nostri suoli sono in pericolo a causa dell’urbanizzazione crescente, della deforestazione, del sovra-sfruttamento e delle pratiche di gestione delle terre non sostenibili, dell’inquinamento, del sovra-pascolo e del cambiamento climatico. Il tasso attuale di degrado s dei suoli minaccia la nostra capacità di rispondere ai bisogni delle generazioni future. La promozione della gestione sostenibile dei suoli è essenziale per un sistema alimentare produttivo, per mezzi di sussistenza migliori e per un ambiente sano.

Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha sottolineato: «Dobbiamo gestire i suoli in un’ottica di sostenibilità. A questo fine, disponiamo di diverse opzioni. La diversificazione delle colture, praticata nella maggioranza delle aziende agricole familiari del pianeta, è una di queste: grazie a questo metodo degli importanti elementi nutritivi hanno il tempo per rigenerarsi». Quello che invece non si rigenera più è il terreno sepolto sotto il cemento e l’asfalto e la vicedirettrice generale della Fao per le risorse naturali, Maria-Helena Semedo, in occasione della Giornata Mondiale del Suolo ha evidenziato che «Generare tre centimetri di suolo richiede 1.000 anni e se gli attuali tassi di degrado continuano, tutto il suolo mondiale potrebbe scomparire entro 60 anni. Circa un terzo del suolo mondiale è stato già degradato. I suoli sono la base della vita. Il 95% del nostro cibo proviene dal suolo».

La Fao ricorda che «I suoli sani non solo costituiscono la base per la produzione di cibo, combustibili, fibre e prodotti medici, ma sono anche essenziali per i nostri ecosistemi, visto che ricoprono un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio, immagazzinano e filtrano l’acqua e aiutano a fronteggiare inondazioni e siccità» e da Silva in occasione del primo annuncio dell’anno internazionale dei suoli aveva sottolineato che «Oggi vi sono oltre 805 milioni di persone che soffrono di fame e malnutrizione. La crescita della popolazione richiederà approssimativamente un aumento del 60% della produzione alimentare. Dato che gran parte del nostro cibo dipende dai suoli è facile capire quanto sia importante mantenerli sani e produttivi. Sfortunatamente, un terzo dei nostri terreni è in condizioni di degrado e le pressioni dell’uomo stanno raggiungendo livelli critici, riducendo ed a volte eliminando alcune delle loro funzioni essenziali. Invito tutti noi a promuovere attivamente la causa dei suoli nel corso del 2015, poiché è un anno importante per spianare la strada verso uno sviluppo veramente sostenibile per tutti e da parte di tutti».

Un terzo dei terreni mondiali sono degradati, a causa dell’erosione, della compattazione, dell’impermeabilizzazione, della salinizzazione, dell’erosione di materiale organico e di nutrienti, dell’acidificazione, dell’inquinamento e di altri processi causati da pratiche insostenibili di gestione dei terreni. «Se non vengono adottati nuovi approcci, nel 2050 l’ammontare globale di terreni arabili e produttivi pro capite sarà pari a solo un quarto del livello del 1960 – ha detto da Silva – Possono volerci fino a 1.000 anni per formare un centimetro di suolo, e con il 33% di tutto il suolo mondiale degradato e con le pressioni umane in continua crescita, si stanno raggiungendo dei limiti critici che rendono la loro buona gestione una questione urgente. I suoli sono una risorsa quasi dimenticata. Auspico maggiori investimenti nella gestione sostenibile dei terreni, ciò sarebbe più economico di un loro ripristino. I suoli sono necessari per il raggiungimento della sicurezza alimentare e della nutrizione, dell’adattamento e della mitigazione del cambiamento climatico, nonché di uno sviluppo sostenibile in generale».

Inoltre, il sottosuolo ospita al meno un quarto della biodiversità mondiale, «dove, ad esempio, il lombrico è un gigante a confronto con minuscoli organismi come i batteri e i funghi – spiega la Fao – Questi organismi, tra cui le radici, agiscono da agenti primari per il funzionamento del ciclo dei nutrienti ed aiutano l’assorbimento di nutrienti da parte delle piante, favorendo al tempo stesso la biodiversità in superficie. Una migliore gestione aiutare questi organismi invisibili a migliorare la capacità dei suoli di assorbire carbonio e di mitigare la desertificazione, così da poter immagazzinare più carbonio – contribuendo a compensare le emissioni di gas serra dovute all’agricoltura».

«Stiamo perdendo 30 campi di calcio al minuto di suolo, principalmente a causa dell’agricoltura intensiva – ha detto Volkert Engelsman, della Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica – L’agricoltura biologica potrebbe non essere la sola soluzione, ma è la migliore opzione a cui possa pensare».

La Fao ha avviato oltre 120 progetti sul suolo in tutto il mondo ed insieme all’Unesco ha promosso la Mappa Mondiale del Suolo. «Tra le priorità più stringenti – evidenziano le due agenzie Onu – vi è quella di aggiornare, standardizzare e rendere accessibile le conoscenze disponibili sui tipi di suolo e la loro distribuzione. Attualmente, i dati sui terreni sono spesso obsoleti, di copertura limitata e frammentari. Una delle priorità della Fao è quella di creare un sistema di informazioni sui suoli mondiali che possa aiutare con dati ed informazioni affidabili le decisioni in materia di gestione dei terreni».

Case su case, catrame e cemento

di barbarasiberiana

So di avere un chiodo fisso, ma vorrei tornare sull’argomento del consumo di suolo.

Consumo di suolo, dissesto idrogeologico. Sicurezza alimentare. Argomenti strettamente collegati fra loro, maledettamente attuali.

A parole si dice di voler contrastare il consumo di suolo, con i fatti poi si fa il contrario, e il decreto Sblocca Italia ne è un esempio eclatante, dato che propone un modello di sviluppo (?) basato sullo sfruttamento del territorio, su opere pubbliche di dubbia utilità ma tremendamente impattanti sul territorio.

Noi “lumbàard” poi abbiamo un privilegio tutto nostro, una legge nuova di zecca che permetterà nei prossimi tre anni di compiere disastri inenarrabili, consentendo di fatto la realizzazione di colate di cemento a saturare le aree edificabili previste nei PGT vigenti.

Qualcosa però sta cominciando a muoversi. Fra la gente comune, che stanca di veder devastato il proprio territorio da alluvioni comincia a chiedere di fermare la cementificazione, e nei “palazzi del potere”, dove finalmente si sta cominciando a mettere mano ad una legge sul consumo di suolo, tenuta per troppi mesi nei cassetti delle commissioni parlamentari competenti. Nel frattempo c’è qualche assemblea regionale che si porta avanti col lavoro, approvando una seria legge a tutela dei suoli non ancora urbanizzati.

Ma andiamo con ordine.

CE LO CHIEDE L’EUROPA

A livello europeo la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse prevede la progressiva riduzione del consumo di suolo, e il suo annullamento, entro il 2050. Si tenga presente però che questo obiettivo è stato elaborato tenendo come riferimento la situazione europea media, e qui si registrano fortissime differenze ad esempio fra i paesi del Nord Europa e l’Italia, se ne deduce che, dovendo provvedere a recepire quanto previsto a livello europeo, questo dovrebbe essere un livello “minimo”, a livello nazionale sarebbe opportuno avere una normativa molto più restrittiva.

NORMATIVA NAZIONALE SUL CONSUMO DI SUOLO – LE PROPOSTE SUL PIATTO

Negli ultimi anni sono state presentate diverse proposte di legge relative al consumo di suolo. Con l’ultima legislatura praticamente ogni gruppo parlamentare ha presentato una sua proposta. Quella che in sostanza verrà portata avanti sarà quella (ovviamente) presentata dal Governo. Si tratta di una versione riveduta e corretta della proposta presentata dall’allora mnistro Catania, ai tempi del governo Monti, e poi “saltata” per ovvi motivi. Tutto sommato non è una cattiva proposta, migliorabile, certo, ma con un grosso difetto: la gestione del transitorio, che (come al solito) rischia di vanificare tutto il resto, in quanto consentirebbe per alcuni anni di bypassare l’applicazione della legge, così come segnlato ad esempio nelle osservazioni presentate dal Forum “Salviamo il paesaggio”.

Segnalo però che a dicembre dello scorso anno Civati ha presentato una proposta di legge elaborata riprendendo il lavoro del prof. Paolo Pileri, del Politecnico di Milano, esperto in materia di consumo di suolo. La proposta è ottima (più efficace di quella di iniziativa governativa), e allo stato attuale delle cose l’intenzione di Civati e della Tentori (che fa parte della commissione Agricoltura e che sta seguendo l’iter legislativo di queste proposte) è quello di estrapolare dalla proposta di legge alcuni emendamenti da proporre per migliorare la proposta governativa, in particolare:

  • Censimento del cemento (immobili inutilizzati);
  • Introduzione del bilancio alimentare locale ai fini della valutazione della possibilità o meno di consumare suolo agricolo (ovvero quanto cibo si può produrre sui suoli agricoli del Comune in rapporto alla popolazione);
  • Introduzione del concetto invarianza idraulica (la portata al colmo di piena risultante dal drenaggio di un’area deve essere costante prima e dopo la trasformazione dell’uso del suolo in quell’area;
  • Recupero di terreni agricoli incolti.

Anche nelle altre forze politiche, quantomeno quelle “sensibili” all’argomento (mi riferisco a SEL, M5*) c’è la volontà di contribuire a migliorare tale proposta. Pure il ministro Galletti (che doveva essere presente, insieme a Martina, al convegno di Cassinetta ma nessuno dei due si è fatto vedere) esorta a fare presto…

Speriamo non salti fuori la solita schifezza all’italiana. Perché quella “alla lombarda” rischia di fare da precedente.

E LE REGIONI CHE FANNO?

L’ordinamento attuale prevede che la pianificazione urbanistica sia di competenza concorrente delle Regioni, cioè lo Stato fissa i principi generali e le Regioni normano le disposizioni specifiche e di dettaglio (art 117 c3 Costituzione). Ogni Regione ha infatti una sua Legge Urbanistica. Qualche Regione si sta anche addentrando nell’argomento del contenimento del consumo di suolo, con risultati che definire contrastanti è un eufemismo.

Toscana Virtuosa

Una legge di profonda svolta, e non scontata, che mette la Toscana all’avanguardia nelle politiche del governo del territorio. Con questa legge la Toscana potrà andare a testa alta nel dibattito nazionale e essere di esempio.

Enrico Rossi, Presidente Regione Toscana

La nuova legge sul governo del territorio appena approvata, che riforma le legge urbanistica del 2005 facendo leva sul freno al consumo di nuovo suolo, sulla riqualificazione dell’esistente nei terreni urbanizzati, sulla tutela del territorio agricolo da trasformazioni non agricole, e sulla pianificazione di area vasta, è in effetti una buona legge. I punti salienti sono i seguenti:

  • Perimetrazione delle aree già urbanizzate;
  • Divieto, fin da subito, di costruire al di fuori delle aree perimetrate;
  • Edilizia residenziale finalizzata al recupero dell’esistente;
  • E’ ammesso l’ampliamento delle aree a destinazione produttiva, previo parere favorevole dei comuni limitrofi, ma con potere di veto alla Regione

La Lombardia e la lobby del cemento.

Dopo tanto parlarne, è stato partorito un disastro. Faccio un po’ di storia, per inquadrare il problema, sulla base di alcune info che mi sono state passate. Mi scuso per eventuali imprecisioni perché vado un po’ a memoria.

Già nel 2013 erano stati presentati dei Progetti di Legge sull’argomento. All’inizio dell’anno il PdL del PD era stato ritirato per presentarne uno più organico (elaborato sulla base di più proposte), il PdL 157. In pratica è stato impossibile lavorare su questo testo per l’opposizione del centrodestra, che ha portato avanti la sua proposta.

La proposta di legge titolata “Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato” è stata inviata il 23.10.2014 ai rappresentanti di alcune associazioni, che sono stati convocati in audizione per il 27 ottobre dalla “V commissione –Territorio e infrastrutture” (udienza spostata al 30/10 per le difficoltà dei soggetti invitati con un così breve preavviso). In tale sede, oltre alle richieste già avanzate da Legambiente, il Forum Salviamo il Paesaggio ha avanzato le seguenti richieste:

  1. che il suolo agricolo e inedificato sia riconosciuto come Bene Comune;
  2. che venga definito nel PTR il quadro reale di consumo di suolo pregresso e futuro comprensivo delle infrastrutture
  3. che si realizzi finalmente il censimento del cemento in ogni singolo comune;
  4. che le previsioni di espansione siano coerenti con i trend demografici per determinare le reali necessità abitative;
  5. che si introducano nel PTR invarianti cui attribuire soglia nulla di consumo di suolo
  6. che le previsioni di potenziamento delle infrastrutture non prevalgano sulle disposizioni dei piani territoriali delle aree protette
  7. che si preveda la VAS per tutti gli atti del PGT connessi a processi di rigenerazione urbana con rigorosa valutazione dello stato di inquinamento esistente
  8. che si rafforzi il ruolo e le competenze dell’Osservatorio regionale per monitorare periodicamente il rispetto dell’obiettivo del contenimento del consumo di suolo
  9. che si dia certa definizione dei concetti e delle azioni previste dalla legge.

Altri dettagli sull’audizione in commissione li potete trovare qui.

Le opposizioni in Assemblea Regionale hanno avanzato alcune proposte per risolvere le principali criticità di questa proposta, ottenendo pochi risultati, ovvero

  • inclusione delle aree occupate da infrastrutture nel conteggio del consumo di suolo,
  • riduzione del transitorio da 36 a 30 mesi.

Il risultato è comunque una gran schifezza, perché nel transitorio (i famosi 30 mesi), invece che bloccare le nuove costruzioni in attesa che gli Enti Locali adeguino i propri strumenti urbanistici è possibile costruire perché, di fatto, le zone incluse nei PGT come aree di espansione vengono considerate come già urbanizzate. La possibile conseguenza è che, nelle zone maggiormente “appetibili”, ci sia una corsa all’urbanizzazione di aree ancora libere, ottenendo di fatto esattamente il contrario di quanto, a parole, si prefigge la legge.

Il testo approvato lo trovate qui.

QUINDI…

Si spera che, a livello nazionale, sia la volta buona, con esponenti di diversi schieramenti fermamente motivati al raggiungimento dell’obiettivo (sperando che, come succede spesso, all’interno di una buona legge non venga “nascosto” il solito cavallo di Troia che la rende di fatto inutile se non dannosa). A quel punto anche le Regioni si dovrebbero adeguare, perché le disposizioni contenute nella legge nazionale sarbbero contenuti minimi a cui attenersi.

Certo è che dall’approvazione della legge nazionale, all’adeguamento a livello regionale, al recepimento da parte dei Comuni passerà tempo. Tempo prezioso. E forse ha ragione l’urbanista Vezio De Lucia, che sostiene che in questo caso l’articolo della nostra Costituzione da prendere a riferimento dovrebbe essere il 117 comma 2 (materie per le quali allo Stato spetta la legislazione esclusiva), lettera s – tutela dell’ambinte, dell’ecosistema e dei beni culturali.

Il riconoscimento del suolo

segnalato da barbarasiberiana

AmbienteUn’iniziativa del professor Paolo Pileri, del Politecnico di Milano

IL RICONOSCIMENTO DEL SUOLO

di Luca Martinelli – altreconomia.it, 03/12/2014

Il 5 dicembre, in occasione della “Giornata mondiale del suolo” verrà depositata presso la Treccani una definizione della parola, che ne specifica alcune caratteristiche, come la “non rinnovabilità”, con il fine della tutela. Prende spunto dai documenti della Commissione europea, con l’obiettivo di superare i limiti della legislazione italiana, secondo la quale sarebbero “suolo” anche “il territorio, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali”

L’Italia non sa che cosa sia il suolo, ed è per questo che il 5 dicembre, in occasione della Giornata mondiale del suolo promossa dalla FAO, una definizione di questa parola verrà depositata presso l’Istituto dell’enciclopedia italiana, la Treccani.

“È un atto simbolico -racconta ad Ae Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano e promotore dell’iniziativa-. Considero la Treccani una sorte di ‘banca buona’ delle parole, e mi piace l’idea che vengano depositate in un luogo dove non vengono modificate in continuazione. Come una ‘cassetta di sicurezza’, dove riponiamo le cose che hanno valore. quelle che amiamo. Per questo -aggiunge Pileri-depositiamo la definizione internazionale più estesa di suolo, in modo che anche al legislatore italiano resti un riferimento culturale”.

In Italia, infatti, la definizione di suolo riconosciuta per legge è quella contenuta all’interno del Testo unico ambientale (decreto legislativo 152/2006), che lo descrive come “lo strato più superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie”, lo identifica come “costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi”, ma poi indica anche che, almeno ai fini delle normativa in materia di difesa del suolo, “l’accezione del termine comprende, oltre al suolo come precedentemente definito, anche il territorio, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali”.

Secondo Pileri, questa definizione comporta quattro grossi limiti: “Intanto, non ci dice che è una risorsa naturale, ma lo lasciai intendere. Poi, non riconosce i servizi e le funzioni svolte dal suolo, ma solo se lo facesse ne potremmo apprezzare il valore. Non ci dice, infine, che è una risorsa non rinnovabile: l’unica che, per formarsi, ha bisogno di tempi lunghissimi, 500 anni per uno spessore di 2,5 centimetri. Questi non sono dettagli tecnici, ma aspetti importantissimi che aiuterebbero coloro che si trovano a difendere il suolo, e sono alla base del quarto limite, che discende da queste tre indicazioni: le caratteristiche che ho descritto, rendono evidente che il suolo va tutelato”.

Questi elementi sono presenti nel tentativo di definizione europea -dai documenti COM(2006)232 e COM(2006)231def e nella Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni “Strategia tematica per la protezione del suolo”- ai quali Pileri si è ispirato per scrivere la definizione che il 5 dicembre verrà depositato in Treccani, nel corso di una tavola rotonda cui partecipano, tra gli altri, Michele Munafò dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e Tomaso Montanari, Storico dell’Arte moderna all’Università Federico II di Napoli e curatore dell’eBook “Rottama Italia” di Altreconomia edizioni.

Questo il testo che verrà depositato:

[Il suolo è ] lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi. Rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio. Per l’importanza che rivestono sotto il profilo socioeconomico e ambientale, tutte queste funzioni devono pertanto essere tutelate.

Stop al Consumo di Suolo – Convegno a Cassinetta di Lugagnano

Segnalo questa iniziativa che si terrà questo weekend.
Si parlerà di consumo di suolo e cementificazione del territorio, argomenti all’ordine del giorno in quanto legati al dissesto idrogeologico, ma legati anche alla progressiva sottrazione del terreno a quello che dovrebbe essere una delle sue funzioni principali, ovvero l’agricoltura. In Lombardia ad esempio la superficie destinata all’uso agricolo meno di dieci anni fa era in grado di fornire cibo per sfamare circa l’80% della popolazione residente, ora invece questa percentuale è scesa al 70%.
Il convegno, organizzato presso il Comune di Cassinetta di Lugagnano (MI) dal gruppo M5S Commissione Ambiente Camera dei deputati in collaborazione tra il Comune di Cassinetta di Lugagnano, vedrà la partecipazione dei ministri dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dell’Agricoltura Maurizio Martina. I ministri potranno confrontarsi con i maggiori esperti del settore: Vezio De Lucia (urbanista), Fabio Terribile (Società Italiana di Pedologia), Luca Mercalli (climatologo), Paolo Pileri(Politecnico di Milano), Domenico Finiguerra (Salviamo il Paesaggio), Luca Martinelli(Salviamo il Paesaggio / Altreconomia), Michele Munafò (ISPRA), Salvatore Lo Balbo (Fillea Cgil), Vittorio Cogliati Dezza (presidente Legambiente), Stefano Ficorilli (WWF), Costanza Pratesi (FAI), Damiano Di Simine (Legambiente Lombardia).
Nella prima giornata il dibattito sarà incentrato sull’inquadramento scientifico del fenomeno “consumo di suolo” attraverso gli interventi di alcuni tra i principali esperti italiani. Seguirà il tavolo con le associazioni ambientaliste che esporranno le proprie esperienze e proposte operative. A conclusione della prima giornata ci sarà la tavola rotonda con alcuni deputati tra cui Massimo De Rosa (M5S), Mario Catania (Sc), Giuseppe Civati (PD) e Franco Bordo (SEL) che si confronteranno con il Ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti e con il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina.
Nella seconda giornata del convegno si affronteranno gli aspetti del consumo di suolo in Lombardia. Dopo gli interventi di alcuni amministratori locali, ci sarà spazio per i tanti comitati di cittadini che si battono contro la speculazione del sistema grandi opere. Sono stati invitati il Coordinamento No Pedemontana, il CCIRM, il No Expo, No Canal, No TEEM, No Tang, No tangenziale, No Interconnector, il consorzio degli agricoltori locali e altre associazioni di liberi cittadini.

Cascina Zerbone

Stop Al Consumo di Suolo

Il 15-16 novembre 2014, presso il Comune di Cassinetta di Lugagnano, si terrà il convegno “Stop al consumo di suolo”. L’evento vedrà la partecipazione dei maggiori esperti del settore confrontarsi con rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’ambientalismo scientifico.

Il consumo di suolo in Italia viaggia ormai alla folle velocità di 8 metri quadrati al secondo (ISPRA, 2014). La straordinaria bellezza del nostro territorio viene costantemente minacciata dagli appetiti speculativi più diversi, con il rischio concreto di perdere definitivamente la nostra principale ricchezza: il paesaggio.

Malgrado ciò, le diverse proposte di legge che mirano ad arginare questo devastante fenomeno sono ancora bloccate nelle commissioni competenti. Tra le principali proposte ricordiamo un disegno di legge governativo, la proposta di legge De Rosa(M5S), quella dell’ex ministro Catania (Sc) e dell’On. Bordo (Sel).

E’ quindi necessario riportare il tema del consumo di suolo al centro del dibattito…

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Uno scempio da bloccare

segnalato da barbarasiberiana

Una sintesi delle critiche al decreto Sblocca Italia le avevamo già riportate in questo post. In questi giorni è in corso una manifestazione a Roma contro il decreto. Riporto qui uno stralcio di un articolo molto esaustivo sull’argomento, il resto lo trovate cliccando sul link.

SBLOCCA ITALIA, UNO SCEMPIO DA BLOCCARE: ECCO PERCHE’

Contraddizioni e rischi di un decreto criticato anche dal presidente anti-corruzione Raffaele Cantone.

di Andrea Zitelli – valigiablu.it, 14/10/2014

Quarantacinque articoli su edilizia, infrastrutture, ferrovie, appalti, bonifiche, dissesto idrogeologico, cassa in deroga e altro ancora. Questo lo sblocca Italia, l’intricato e ambizioso decreto legge 133/2014 – approvato a fine agosto – del governo Renzi. L’obiettivo dichiarato è quello di sburocratizzare e “sbloccare” il Paese nei più disparati settori. Dopo aver ascoltato decine di enti e associazioni, ieri è iniziata l’analisi in commissione Ambiente della Camera dei 2200 emendamenti (poi ridotti a 700) al testo. Numeri che dimostrano i tanti conflitti e questioni sollevate da questo testo di legge, che hanno avuto un forte riscontro sul territorio nazionale.

Italia a rischio cementificazione?

Matteo Renzi a luglio aveva promesso che con lo Sblocca Italia sarebbero stati sbloccati 43 miliardi per il 1 settembre. Passati due mesi, i numeri però si sono sgonfiati, tanto che Giorgio Santilli, sul Sole 24 ore, ha scritto che tutti quei soldi erano infondati, una farsa. Arrivati all’approvazione del decreto i soldi trovati e destinati a grandi “opere cantierabili in date certe” sono 3,9 miliardi e si trovano all’articolo 3. Soldi che «però – annota Confindustria durante la sua audizione in Parlamento – generano una complessiva disponibilità di soli 65 milioni nel biennio 2013-2014 e 390 milioni nel biennio 2015-2016, ma di ben 3,4 miliardi dal 2017 in avanti». A queste considerazioni si aggiungono quelle dei tecnici del servizio Bilancio della Camera che hanno chiesto al governo come intenda far fronte alle coperture delle spese, essendo state utilizzati «risorse inerenti opere infrastrutturali strategiche già approvate».

Anna Donati, su Rottama Italia, ebook di Altraeconomia che critica duramente il Dl del governo, denuncia che questi fondi sono destinati «allo sviluppo dell’asfalto». Secondo l’ambientalista «sommando le previsioni tra i diversi progetti, si ottiene che ben il 47% andrà a strade e autostrade, il 25% a ferrovie e solo l’8,8% a reti tramviarie e metropolitane». Una delle opere sbloccate e maggiormente contestate è quella dell’austrostrada Orte-Mestre, con i suoi 400 km di lunghezza previsti per un costo di 10 miliardi di euro. La costruzione dell’autostrada era stata approvata dal Cipe nel 2013 e avrebbe dovuto usufruire di 1,8 miliardi di agevolazioni fiscali previste dal Decreto del Fare per progetti in project financing. La Corte dei Conti ha però bloccato tutto (qui la sentenza): l’opera infatti era stata dichiarata di pubblica utilità ben prima del 2013 – quando è stata introdotta la defiscalizzazione – e per questo motivo non ha diritto agli incentivi. Con l’articolo 2 (al comma 4) del decreto, il governo ha però poi sottratto l’opera al maglie delle sentenza dei giudici contabili. Riguardo l’Orte-Mestre, per Legambiente il problema principale è l’insostenibilità dei lavori. Secondo Mattia Donadel, della “Rete stop autostrada Orte Mestre”, intervistato dal Fatto quotidiano «i flussi di traffico previsti dagli stessi proponenti sono talmente bassi che le tariffe proposte andrebbero a superare di gran lunga quelle del Passante di Mestre, già oggi le più care in Europa». Il rischio, insomma, è che alla base dell’opera manchi una valutazione ben fatta del bilancio tra costi e benefici.

Deroghe e semplificazioni, quali rischi

Cantieri riaperti e lavori portati a termine più velocemente. Questo l’obiettivo che si pone lo Sblocca Italia, per raggiungerlo sono previste deroghe al codice degli appalti e semplificazioni delle procedure concorsuali. In questo modo, però, il rischio è di abbassare i livelli di trasparenza e di lotta alla corruzione. Questa tra le più grandi preoccupazioni mostrate dagli enti e associazioni in commissione Ambiente alla Camera nel mese scorso. Fabrizio Salassone, vice capo del Servizio di Struttura economica della Banca d’Italia, ad esempio, ha invocato «massima trasparenza», visto che, come da lui denunciato, il provvedimento basato sull’«estrema urgenza», introduce «un sistema generale di deroghe molto pervasivo al Codice dei contratti pubblici». Un metodo che in passato si è rivelato «non sempre pienamente efficace, con ripercussioni negative sui tempi e sui costi nella successiva fase di esecuzione dell’opera e vulnerabilità ai rischi di corruzione». Altra fonte di critiche e dubbi è l’articolo 9, definito da Cantone tra i più importanti dello Sblocco Italia ma che, aggiunge il magistrato, «pone una serie di problemi». Per esempio, il provvedimento introduce per tutti gli interventi che rientrano nella definizione di “estrema urgenza” – e che riguardano la messa in sicurezza degli scolastici, la riduzione dei rischi idraulici e geomorfologici, l’adeguamento della normativa antisismica, la tutela ambientale e del patrimonio culturale – la possibilità di usufruire di «ulteriori disposizioni di carattere acceleratorio per la stipula del contratto, in deroga a quelle del Codice». La stessa norma, inoltre, permette alle imprese coinvolte nei lavori di non dover fornire alcuna garanzia a corredo dell’offerta. Questa disposizione secondo Cantone, potrebbe portare gli operatori economici a non rispettare gli impegni assunti, senza subire per questo alcun danno. Un altro aspetto poco chiaro (al coma 2, lettera d) sta nella possibilità di avviare “procedure negoziali” senza dover pubblicare un bando, ma solo invitando almeno tre operatori economici, anche per importi molto elevati (l’attuale soglia comunitaria è infatti di 5 milioni e 800 mila euro). Ma su quali basi alcune imprese verrebbero scelte e altre no?

Misure urgenti anche per patrimonio culturale e ambiente

“Accelerazioni” e “misure urgenti” coinvolgono anche procedure riguardanti il patrimonio culturale e l’ambiente. Proprio per questi motivi sono emerse denunce e avvertimenti di rischi della salvaguardia del territorio. Per Andrea Carandini, presidente del Fondo Ambiente Italiano, la cosa più preoccupante è la trasformazione «della deroga in regola». Per il Fai, ad esempio, l’articolo 25 (al comma 3) consentirà «ai Comuni di rilasciare l’autorizzazione edilizia in aree sottoposte a vincolo paesaggistico anche in assenza del parere della Soprintendenza, al momento, invece, vincolante», o l’articolo 26 che, come scrive la fondazione, vuole «facilitare il recupero degli immobili non più utilizzati del patrimonio pubblico (caserme, scuole e palazzi) semplificando la procedura per determinare la loro diversa finalità d’uso», ma prevedendo «che questa sia stabilita nell’ambito di trattative ‘privatistiche’ tra enti», con la chiusura «della partecipazione e al dibattito e non garantendo la trasparenza».

Concessioni autostradali, si tratta di un regalo?

Il presidente dell’Anac si concentra anche sulla revisione delle concessioni autostradali. All’articolo 5 del testo si legge: “i concessionari autostradali possono proporre modifiche ai contratti in essere anche mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue o complementari ai fini di una loro gestione unitaria“. Secondo il presidente dell’Anticorruzione la disposizione appare poco chiara, perché «non indica esplicitamente chi ed in che modo debba approvare il piano predisposto dai concessionari». La stessa norma viene bocciata anche dall’Autorità nazionale trasporti che non ne condivide l’impostazione perché «attribuisce al singolo concessionario la facoltà di predisporre un nuovo piano economico finanziario finalizzato a proporre l’unificazione di tratte, in assenza di provvedimenti dell’Autorità sugli ambiti ottimali di gestione». L’Autorità segnala un’altra incongruenza, riguardante la gestione dell’Autostrada del Brennero A22, per la quale era stata da poco avviata una consultazione ai fini del riavvio della procedura di gara per l’affidamento della concessione e che lo sblocca Italia ha invece prorogato. La norma del decreto sulle concessioni autostradali «non appare di agevole comprensione e comunque contiene aspetti delicati in una prospettiva concorrenziale». Lo ha detto nel corso di un’audizione alla Camera il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, spiegando che la norma si colloca tra l’altro «in un contesto che vede alcune concessioni esistenti già scadute (Autostrade centropadane, Autostrade meridionali, A22 del Brennero) e attualmente in proroga». Pitruzzella spiega inoltre che in questo settore proprio le concessioni sono «le uniche forme di stimolo concorrenziale» e che «la possibilità di unificare titoli concessori, aventi scadenze differenziate», potrebbe causarne «l’eliminazione per periodi significativi».

Il resto dell’articolo, in cui si parla anche di patto di stabilità, inceneritori, gas e idrocarburi, competenze comuni e loro bilancio, lo trovate QUI.