diritti civili

Stefano Rodotà, Diritto d’amore

Stefano Rodotà, se il diritto rimane indietro quando si parla d’amore

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Ad un mese dalla morte del giurista torna in libreria Diritto d’amore (Laterza), saggio illuminante sull’arretratezza delle leggi italiane nel normare la vita affettiva tra le persone. Autodeterminazione e piena soggettività di donne e coppie dello stesso sesso hanno cambiato, e stanno cambiando, la giurisprudenza anche in Italia. Con grossa fatica del legislatore, la difficoltà della mediazione politica e con un unico faro: la Costituzione.

Tante piazze per l’uguaglianza

segnalato da Barbara G.

svegliatitalia

UNIONI CIVILI, ASSOCIAZIONI LGBT COMPATTE: “TANTE PIAZZE PER RACCONTARE L’UGUAGLIANZA”
Il 23 gennaio mobilitazione nazionale in numerose città italiane. Dal 26 gennaio presidio nei pressi del Senato.
8 gennaio 2016 – Non una ma tante piazze in tutta Italia per dare forza al traguardo dell’uguaglianza: in vista della discussione al Senato del ddl sulle unioni civili, le associazioni lgbt (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Mit) si preparano a mettere in campo una mobilitazione capillare nelle principali piazze del Paese. Inoltre, nei giorni caldi della discussione a Palazzo Madama, cioè dal prossimo 26 gennaio, è previsto un presidio in piazza delle Cinque Lune, nei pressi del Senato, per testimoniare l’attenzione e l’apprensione per il dibattito in corso. “Non rispondiamo alla provocazione di chi in queste ore cerca di organizzare il solito schema delle piazze contrapposte: noi ci rivolgiamo al Paese intero”, mettono in chiaro i portavoce delle associazioni. “Abbiamo individuato il prossimo 23 gennaio come giornata di mobilitazione nazionale: stiamo lavorando sui territori, coinvolgendo sia le forze della società civile sia il mondo associativo delle realtà lgbt, per costruire le reti necessarie per far esprimere a gran voce la domanda di diritti e di uguaglianza che in questo Paese da troppo tempo rimane inascoltata. Non parleremo di una legge, bensì di un valore, cioè dell’uguaglianza di tutti e tutte, e del diritto di vivere in uno Stato laico. Staremo assieme alle famiglie, a tutte le famiglie. Assieme alle persone”. Attraverso le manifestazioni sarà rivolto il seguente appello a Governo e Parlamento:
“L’Italia è uno dei pochi paesi europei che non prevede nessun riconoscimento giuridico per le coppie dello stesso sesso. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non godono delle stesse opportunità degli altri cittadini italiani pur pagando le tasse come tutti. Una discriminazione insopportabile, priva di giustificazioni.
Il desiderio di ogni genitore è che i propri figli possano crescere in un Paese in cui tutti abbiano gli stessi diritti e i medesimi doveri.
Chiediamo al Governo e al Parlamento di guardare in faccia la realtà, di legiferare al più presto per fare in modo che non ci siano più discriminazioni e di approvare leggi che riconoscano la piena dignità e i pieni diritti alle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, cittadini e cittadine di questo Paese.
La reciproca assistenza in caso di malattia, la possibilità di decidere per il partner in caso di ricovero o di intervento sanitario urgente, il diritto di ereditare i beni del partner, la possibilità di subentrare nei contratti, la reversibilità della pensione, la condivisione degli obblighi e dei diritti del nucleo familiare, il pieno riconoscimento dei diritti per i bambini figli di due mamme o di due papà, sono solo alcuni dei diritti attualmente negati.
Questioni semplici e pratiche che incidono sulla vita di milioni di persone.
Noi siamo sicuri di una cosa: gli italiani e le italiane vogliono l’uguaglianza di tutte e di tutti.”

L’elenco delle piazze QUI e QUI.

L’evento fb QUI.

Parla con lui

segnalato da Barbara G.

Fu il premier a confidare: “Certo che ci parliamo, io e lui”
di Jacopo Iacoboni – lastampa.it, 07/01/2016

«Certo, ci parliamo, con Di Maio». Nei giorni complicati di giugno del 2014 – quelli dell’apertura del dialogo vero tra il Pd e il M5S, sulla legge elettorale – il leader Pd rispose così a chi gli chiedeva lumi sul suo rapporto con il giovane aspirante leader M5S. Ciò che venne dopo lo sappiamo, ma troppi dettagli ancora no: i cinque stelle si sedettero al tavolo con Renzi, vi furono alcuni battibecchi mediatici, certo, ma la sostanza è che Renzi offrì su un piatto d’argento un doppio turno con premio di lista, non di coalizione: il punto decisivo – Renzi lo capì col solito intuito ferino – per conquistare i cinque stelle (che ovviamente non lo riconosceranno mai).

Non si sa invece che Di Maio fece il diavolo a quattro per sedersi a quel tavolo con Renzi. Casaleggio era del tutto contrario; Grillo idem, scottato da un confronto con Renzi che era stato tragico, per l’ex comico. Fu una vittoria notevole per il giovane di Pomigliano convincere, non sappiamo come, i due fondatori: sedersi a quel tavolo significava per lui un’investitura a leader che arrivava dall’esterno – addirittura dal premier – ancor prima che dall’interno (il Movimento ha sempre detto di non avere leader).

Da allora fino alle unioni civili (Renzi avrebbe i numeri in Parlamento proprio grazie a una sostanziale intesa col M5S) questo anno e mezzo è una sequenza oggettiva di scambi tra Renzi e Di Maio, nella reciproca convenienza. Paolo Becchi, ex ideologo dei cinque stelle, oggi distante, ma uno che sa davvero alcuni meccanismi della Casaleggio associati, lo ha detto così: «Il M5S ormai è la stampella di Renzi». Ma Becchi ha detto poco. Il primo e l’ultimo caso sono Italicum e unioni civili, cosa c’è in mezzo?

Renzi ha fatto incassare a Di Maio la legge sugli ecoreati: molto annacquata, rispetto alle pretese originarie dell’ambientalismo dei cinque stelle, ma ha permesso a Di Maio di esibire ai suoi un primo risultato dopo mesi di inconcludenza (vi fu una festa serale romana del M5S, per celebrare quel risultato. In seguito, Di Maio e Roberto Giachetti si sono invitati alle reciproche feste di compleanno). Poi è venuta l’elezione, cogestita, nonostante le scaramucce, del Csm: Di Maio scelse Alessio Zaccaria (Casaleggio aveva un altro candidato), il relatore che risulterà cruciale nell’elezione del nuovo procuratore di Palermo, gradito ai consiglieri di centrodestra del Csm (allora si infuriarono don Ciotti, e molti pm, per esempio Nino Di Matteo).

La recentissima elezione dei giudici della Consulta avviene grazie a una mano che il M5S dà a Renzi: nel giorno di massima difficoltà mediatica del premier sul caso Boschi-Banca Etruria, i cinque stelle accettano di chiudere l’accordo per portare alla Corte Augusto Barbera e Franco Modugno (indicato dal M5S), e Renzi può respirare. A volte, per incapacità e non per un disegno, i cinque stelle compiono atti di opposizione solo teatrale come la mozione di sfiducia alla Boschi presentata alla Camera da Alesssandro Di Battista, che finisce per rafforzare la Boschi. Renzi, in un momento di verità alla fiorentina di quelli che gli scappano, arrivò a dire: «Il Movimento cinque stelle fa opposizione solo a telecamere accese». E chi meglio di lui può avere tutti gli elementi per dirlo? Non solo, come disse il premier, i parlamentari M5S non c’erano alle 2,38 di notte quando la legge di stabilità fu approvata: ma avevano mollato la battaglia già alcuni giorni prima. La legge di bilancio è passata senza barricate, è un fatto; il rompete le righe e andate in vacanza è arrivato ai grillini prima ancora che la partita si chiudesse.

Insomma: il grande filo diretto Renzi-Di Maio. Nella convinzione, come disse Boschi a una Festa dell’Unità, che «siamo tutti della stessa generazione, ci saremo tra dieci anni e oltre». Chi si accorge se in Commissione alla Camera passa un emendamento del M5S, prima firma Luigi Di Maio, che calmiera i costi della rc auto in Campania, la sua terra? Senza l’aiuto di Renzi, mai passerebbe la mancetta elettorale, così gradita in Campania.

Anche le omissioni sono ormai chiacchierate. Il M5S – aggressivissimo sulle note spese di Ignazio Marino – non ha fatto assolutamente nulla per chiedere le note spese di Renzi da presidente della Provincia: solo il consigliere comunale di Sel a Firenze s’è praticamente incatenato, ma in totale solitudine. Idem sulle polemiche sull’uso dell’aereo di Stato per prelevare la signora Agnese in un’occasione: nessunissimo fastidio a Renzi dal M5S. Le campagne cinque stelle, parrebbe, sono a corrente alternata.

Lo sciopero confessionale

segnalato da Barbara G.

Scusate se torno sul tema… “Inquisizione spagnola”, ma avendo un figlio in età scolare trovo allucinante che si possa anche solo pensare di scioperare contro la scuola a causa della “teoria gender”. Spero che i presidi, nel limite dei regolamenti, non accettino le giustificazioni per assenze di questo tipo.

La notizia qui

Le unioni civili ombardate dallo sciopero confessionale nella scuola del 4 dicembre

di Aurelio Mancuso – huffingtonpost.it, 19/10/2015

Il papato di Francesco sta scaldando gli animi da più parti, soprattutto a sinistra si continua a pensare che sia in atto una rivoluzione cattolica grazie alla buone parole di una personalità indubbiamente fuori dagli schemi, che però non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la dottrina, solamente la sua narrazione.

A queste pur minime aperture (il linguaggio è comunque un fattore importante) si oppongono strenuamente molte fazioni interne alla gerarchia e ai movimenti laici. A farne le spese maggiori nel suolo italico sono i diritti civili, così che una già moderatissima e arretrata legge sulle unioni civili è oggetto di una campagna eversiva da parte di un coagulo di forze confessionali, delle varie destre politiche e sociali, della gerarchia cattolica.

La teoria del gender, l’utero in affitto, la dissoluzione della famiglia tradizionale, sono i cardini propagandistici su cui questo potente movimento intende poggiare la sua guerra senza quartiere, affinché il ddl Cirinnà naufraghi in primo luogo in Senato, dove si gioca tutto, perché alla Camera la maggioranza a disposizione sarebbe amplissima.

L’indizione dello sciopero del 4 dicembre, che chiede a tutte le famiglie italiane di non mandare i figli a scuola per protestare appunto contro l’inesistente invasione del genderismo negli istituti scolastici, è un arma evocativa importantissima, cui per ora non si opposto nessuno.

Silenzio dei sindacati del comparto, che da tempo hanno perso qualsiasi funzione a difesa della scuola pubblica, della laicità e pluralismo. Silenzio da parte delle grandi associazioni cattoliche tipo le Acli o Azione Cattolica, che non hanno aderito all’ultimo family day. Silenzio dei tanti intellettuali e personalità cattoliche impegnate contro le discriminazioni e per il dialogo. Il potere reazionario di questo sciopero, trae le sue fondamenta in una mai sopita storica avversione di un certo cattolicesimo nei confronti dello Stato democratico, sentimento che dall’Unità d’Italia si è ripresentato in diverse forme.

Oltre a domandarsi da dove arrivano tutti questi soldi che permettono una campagna martellante sui media, con l’acquisto di paginate sui maggiori giornali, l’organizzazione di centinaia di manifestazioni, produzione di materiali di tutti i tipi, è interessante chiedersi se dietro a questo movimento non ci sia il Vaticano, o perlomeno pezzi potentissimi della Curia.

Sui finanziamenti, essendo in piedi in questo paese il meccanismo truffaldino dell’8xmille, non stupirebbe, che come ai tempi del referendum sulla legge 40, siano anche oggi utilizzati a man bassa soldi che allora Ruini seppe ben dirottare dalle tasse degli italiani, indebitamente incassate, dalle opere di bene ai comizi contro le libertà.

Al netto della poetica buonista di Francesco, si sta disvelando uno dei timori che pochi commentatori cercarono di spiegare al tempo della sua elezione, ovvero che la ristrutturazione bergogliana altro non sarebbe stata che una rinfrescata alle pareti esterne dei sacri palazzi. Matteo Renzi sembra per ora resistere e, speriamo che continui ad avere come stella polare il suo dovere di governare un paese democratico e non di rispondere a una gerontocrazia maschilista, gelosa di un potere di interdizione, che ha avuto l’effetto di nascondere i disastri morali e organizzativi prodotti dalla Cei negli ultimi decenni.

Per tutto questo appare impari il contrasto, che pure con generosità, a tratti con ingenuità ed errori tattici, l’articolazione delle associazioni lgbti tenta di produrre rispetto a questa enorme crociata contro le libertà e i diritti delle famiglie omosessuali. Chi in questo paese avverte il pericolo che per l’ennesima volta non si approvi una legge sulle unioni civili? Chi non capisce che lo scontro non è tra laici e cattolici (come vorrebbero far intendere i promotori della campagna contro il gender), ma tra reazionari e democratici? E’ evidente che per ora la risposta sia praticamente inesistente o debole, non si versino però, con il senno di poi, lacrime di coccodrillo.

#Milano3ottobre

segnalato da Barbara G.

Milano, 3/10/2015, Piazza del Cannone ore 14.00

Appello per una manifestazione nazionale a favore della laicità delle istituzioni e della libertà delle cittadine e dei cittadini italiani.

L’Italia è un paese con un grave difetto di laicità, in cui la nostra libertà di essere, di amare e di decidere, è spesso negata e delegata ad altri.

A settant’anni dalla fine della guerra la Repubblica non ha ancora reso pienamente operanti i principi della Costituzione che proclama l’uguaglianza dei cittadini indipendentemente da ogni loro condizione personale e sociale, e la piena libertà di religione, garantendo finalmente a tutti parità di trattamento e riconoscendo i diritti dei non credenti.

Le spinte integraliste e xenofobe creano un clima nazionale ostile a qualsiasi nuova conquista di civiltà e ci condannano all’arretratezza legislativa sui maggiori temi dello sviluppo civile della contemporaneità.

Le battaglie per i diritti civili, per le libertà di coscienza e di scelta, per i diritti della persona umana, sono il cuore del progresso di un popolo civile e democratico.

La Repubblica, il Paese in cui lavoriamo, paghiamo le tasse e che amiamo, ha l’inderogabile compito, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, di rimuovere gli ostacoli di ogni tipo che limitino di fatto la libertà e l’uguaglianza di ognuno, impedendone il pieno sviluppo come persona umana. Ma con ciò impedendo anche la piena realizzazione e il personale, irrinunciabile diritto alla ricerca della felicità.

Allargando questo concetto alla dimensione europea, ancor di più ci accorgiamo di quanto noi italiani siamo meno liberi, meno uguali, meno laici e meno felici dei nostri concittadini d’oltralpe.

E’ inconcepibile che le uniche spinte al progresso sociale italiano derivino da sentenze delle più alte Corti di Giustizia, e da reprimende delle istituzioni europee.

Chiediamo con forza e determinazione alla politica e alle istituzioni laiche e repubblicane d’Italia, che si mettano al lavoro da subito per rimuovere una lunga serie di insopportabili ostacoli alla nostra libertà.

Chiediamo:

  • una legge per il matrimonio egualitario;
  • una legge sulla fecondazione assistita;
  • che si legiferi in materia di autodeterminazione del genere ai fini della rettificazione anagrafica;
  • che venga applicata correttamente la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, regolamentando e controllando con efficacia il fenomeno dell’obiezione di coscienza dei medici;
  • che a ciascuno sia riconosciuta la libertà di scegliere in che modo lasciare questa vita;
  • che si approvi presto una efficace legge contro l’omotransfobia;
  • che “senza oneri per lo Stato” diventi una pratica nella gestione dei fondi per la scuola, e non vuote parole scritte nella Costituzione.

Noi siamo cittadine e cittadini italiani, nel pieno dei nostri diritti, ed esigiamo che le nostre vite, le nostre libere scelte, siano rispettate e riconosciute dallo Stato e dalla politica, e non siamo più disposti a tollerare che i nostri diritti vengano negati sulla base di supposti principi dottrinali che vorrebbero imporre a tutti la stessa morale e lo stesso modello di vita.

Per tutto questo, perché laicità significa tolleranza civile, autonomia del temporale dallo spirituale, rispetto dell’altro, pluralismo, difesa delle scelte morali del singolo, vi chiediamo di partecipare sabato 3 ottobre alla nostra manifestazione: una giornata che potete contribuire a rendere storica.

Evento facebook QUI

Come contribuire alle spese di organizzazione dell’evento

I fondi sono necessari per fare fronte alle spese di allestimento del palco, impianto audio e tutto ciò che è connesso all’organizzazione dell’evento.

Il dettaglio dei costi che dovremo sostenere sarà pubblicato online.

Sostienici anche tu con una donazione!

Dona su Kapipal tramite PayPal :

http://www.kapipal.com/milano3ottobre

oppure con bonifico:

Denominazione banca: BANCA POPOLARE ETICA
Conto intestato a: CHIESA PASTAFARIANA ITALIANA
IBAN: IT84J0501802400000000197547
Causale: “Manifestazione Milano3ottobre”

Il cammino dei diritti

segnalato da Barbara G.

CAMMINO DEI DIRITTI, TANTI PASSI PER L’UGUAGLIANZA

Il 15 agosto 2015 è partito il Cammino dei Diritti.

Da Torino a Roma, a piedi, per chiedere diritti per le coppie di fatto. Arrivo a Roma previsto: 20 settembre 2015

14 settembre 2011: Rossana Podestà, compagna per trent’anni dell’alpinista esploratore Walter Bonatti, viene allontanata dalla rianimazione di un ospedale romano (“tanto lei non è la moglie”).

24 maggio 2014: un mio caro amico muore di cancro. Il compagno di una vita non può autorizzare l’espianto delle cornee perché “non è un parente”, con grave danno per la collettività.

Questi sono solo due tra i numerosi episodi di ingiustizia sociale che continuano a succedere nel nostro Paese, che non vuole dare tutele alle coppie di fatto, spesso invocando la priorità, quando non l’esclusiva nelle scelte, alla sola famiglia tradizionale.

Dal Dopoguerra ad oggi, tutti i Governi che si sono succeduti hanno colpevolmente ignorato i diritti di milioni di persone.

Questo Cammino dei Diritti vuole sensibilizzare l’Opinione Pubblica e chiedere al Governo Italiano:

  • una legge che garantisca alle coppie di fatto di qualsiasi orientamento sessuale, diritti equiparabili a quelli delle coppie sposate (possibilità di stare accanto al proprio compagno in ospedale, reversibilità della pensione, ecc.)
  • una legge che garantisca alle coppie dello stesso sesso che lo desiderano, di potersi sposare civilmente

Negli altri Paesi europei dove queste leggi già esistono, la famiglia tradizionale non ha subito contraccolpi di alcun tipo e tutto procede come prima, con una sola differenza: è stato posto rimedio a una grave ingiustizia e finalmente tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo.

Piero Spina – Presidente del Comitato promotore del Cammino dei Diritti

Il Cammino

Camminare per i diritti è sempre stato un modo non violento di manifestare e tutte le minoranze lo hanno fatto. Basti pensare a Martin Luther King e ai neri di Selma o al Mahatma Gandhi e la Marcia del sale. Esempi nobili anche per noi che chiediamo uguali diritti per tutti i cittadini italiani.

Il Progetto

Partire a piedi da Torino il 15 agosto 2015 per arrivare a Roma il 20 settembre e incontrare il Ministro delle Pari Opportunità per chiedere una legge che tuteli le unioni di fatto (etero ed omo affettive) e che consenta alle coppie dello stesso sesso di potersi sposare civilmente.

Per info, per aggregarti o…per contribuire (il Cammino dei Diritti è totalmente autofinanziato) vai sul sito ufficiale dell’iniziativa.