donna

La candidata col velo

segnalato da Barbara G.

Un candidato donna in Iran contro Rohani? I conservatori ci stanno pensando

di Davood Abbasi – agi.it, 31/03/2017

Una donna presidente della Repubblica islamica dell’Iran: un tempo sarebbe stato impensabile ma ora, a 38 anni dalla vittoria della rivoluzione khomeinista nel Paese erede dell’antica Persia, una candidatura femminile potrebbe arrivare già alle presidenziali di maggio.

L’apertura di Khamenei

Nell’ultimo discorso alla nazione, prima del nuovo anno persiano, il 19 marzo, la guida suprema, l’ayatollah Seyyed Alì Khamenei, ha detto una frase che conferma le voci circolate sulla possibilità della candidatura di una o più donne alle presidenziali del 19 maggio: “Uomini e donne non sono diversi nell’accedere a posizioni di guida spirituale, a incarichi di potere e di leadership e nelle capacità di guidare l’umanità”.

Le parole di Khamenei arrivano dopo l’annuncio del 18 gennaio con cui la parlamentare riformista iraniana Parvanè Salahshourì aveva anticipato all’agenzia Irna che i conservatori iraniani – i rivali del presidente Hassan Rohani – avrebbero deciso di proporre come proprio candidato Marziyeh Vahid Dastgerdi. Un’affermazione che inizialmente non era stata presa sul serio ma che ora appare più credibile dopo l’intervento della Guida suprema.

Il nome che circola: Dastgerdi, l’ostetrica ex ministro della Sanità

Classe 1959, Marziyeh Vahid Dastgerdi è un medico ostetrico specializzato e per 13 anni ha insegnato all’università di Teheran. E’ stata la prima donna a ricoprire l’incarico di ministro della Repubblica Islamica, il terzo nell’intera storia dell’Iran. Appare in pubblico con il chador, il lungo velo nero, spesso è stata immortalata sorridente, fonti imparziali ammettono che ebbe un operato impeccabile durante il suo ministero e guidò la sanità iraniana in tempi di sanzioni e di crisi. Originaria di Isfahan, è la cugina di un cantante pop iraniano.

Nel 2009, Mahmoud Ahmadinejad, al suo secondo mandato, la nominò ministro della Sanità ma nel 2012, a seguito di una divergenza sorta con lo stesso Ahmadinejad, fu deposta dal suo incarico. Oggi prosegue la sua attività specialistica presso l’ospedale Arash. Khamenei l’ha nominata nel 2015 come membro della direzione dell’organizzazione di beneficenza “Comitato degli aiuti dell’Imam Khomeini”.

A gennaio 2017 il suo nome ha cominciato a circolare tra gli ambienti conservatori come possibile candidato unitario in funzione anti-Rohani. “Potrebbe essere un’operazione di facciata, ovviamente. Ma potrebbe anche essere il segnale di un ripensamento globale della politica iraniana”, spiega sul suo blog dedicato all’Iran lo scrittore italiano Antonello Sacchetti, che commenta così questo nuovo elemento sulla scena politica iraniana.

La frase della Costituzione che pone un ostacolo (superabile)

In base alla Costituzione iraniana, il presidente della Repubblica deve fare parte dei “Regial-e-Siyassì” (tradotto letteralmente “uomini politici”). Nel caso di una candidatura della Dastgerdi, sarà compito del Consiglio dei Guardiani, una sorte di corte costituzionale incaricata di confermare l’idoneità dei candidati, interpretare questa frase. In passato tantissimi esperti, soprattutto conservatori, hanno sostenuto che questa frase significa che una donna non può diventare presidente dell’Iran. Negli ultimi anni però, il portavoce del Consiglio dei Guardiani, Abbas Alì Kadkhodaee, ha spiegato che tale consiglio, interpretando la Costituzione, non si opporrebbe alla candidatura di donne. In pratica, per il potente Consiglio, formato da giuristi e sapienti religiosi, “Regial-e-Siyassì” significa “personaggi della politica” che possono anche non essere di sesso maschile.

Un nome rispettato dai conservatori. E dai riformisti

“E’ un politico conservatore ma ha ottime posizioni per quanto riguarda i diritti delle donne e soprattutto si oppose coraggiosamente ad Ahmadinejad“, ha spiegato Parvanè Salahshouri, deputato donna riformista al Parlamento, eletta dalla circoscrizione di Teheran. Lei ha spiegato che considera la Dastgerdi, anche se del fronte opposto, un personaggio rispettabile, qualificato e di grande esperienza. Secondo la Salahshourì, i conservatori non hanno un candidato carismatico da presentare e la dottoressa Dastgerdi sarebbe l’unica persona in grado di “giocarsela” con l’attuale presidente Rohani. E proprio da qui bisogna capire che il fronte riformista teme un simile sviluppo.

Le regine nella storia del Paese

Gli iraniani sono eredi dell’antica Persia e non sono stati pochi i casi di regine e di sovrane giuste ed eque. Arses è la regina persiana che avviò nel terzo secolo dopo Cristo l’insurrezione contro i Seleucidi greci: in suo onore la dinastia che nacque di seguito venne detta degli “Arsacidi”. Nel periodo islamico, molte dinastie iraniane vennero guidate di fatto dalle regine. Un candidato donna, per la prima volta, avrebbe un appeal fortissimo tra una popolazione di un’età media di 31 anni in cui le donne sono tra le più dinamiche e libere di tutto il mondo islamico.

Male is cheaper

Tassa rosa, ecco perché essere donna costa di più

Lo stesso deodorante o maglietta ha prezzi maggiori per le clienti e le assicurazioni sulla vita sono più alte perché vivono più a lungo.

I deodoranti per donna costano fino al 30 per cento in più di quelli per uomo

di Vittorio Sabadin – lastampa.it, 25 gennaio 2016

LONDRA

Essere donna costa in media il 20% in più che essere uomo. Quando acquistano oggetti uguali a quelli prodotti per i maschi, ma magari solo abbelliti da qualche fiorellino e da uno sfondo rosa, le femmine sono costrette a pagarli molto di più perché le aziende produttrici di profumi, deodoranti, rasoi e vestiti applicano loro prezzi più alti. Lo scandalo della «tassa di genere» è scoppiato prima a New York, dove il Department of Consumers Affairs della City ha esaminato 800 prodotti uguali, scoprendo che nella maggior parte dei casi quelli destinati alle donne erano più cari. A Londra, il Times è andato a verificare nei grandi magazzini della città. Da Tesco i rasoi per la depilazione delle gambe non differivano da quelli venduti ai maschi per la barba, ma costavano quasi il doppio. Da Boots, 100 millilitri di fragranza Chanel Allure costavano 30 sterline alle donne e solo 23,5 agli uomini. E persino le penne Bic «for her» erano vendute a 2,99 contro 1,98 delle penne normali.

MERCI E SERVIZI

Negli Stati Uniti, il Washington Post ha cercato di calcolare quanto costa il privilegio di essere donna: circa 1400 dollari (1200 euro) all’anno in più rispetto a chi è nato maschio. Forbes ha scoperto che persino quando portano in lavanderia una camicia «button down» uguale a quella del marito, ma più piccola, la tariffa di lavaggio richiesta alle donne è più elevata. La «gender tax» è diventata un caso nazionale e l’University of Central Florida ha indagato in modo scientifico sui deodoranti. Quelli femminili costano in media il 30 per cento in più, ma contengono esattamente gli stessi componenti di quelli maschili e hanno solo un profumo diverso.

I prezzi più alti sono applicati al genere femminile fin dall’infanzia. Due monopattini esattamente uguali nella forma, nel peso e nelle caratteristiche, ma diversi nel colore, costano da Radio Flyers 24,99 dollari nella versione maschile e 49,99 in quella per le bambine. Persino la Pirate Ship di Playmobil costa solo 24,99 dollari, contro i 37,99 della Fairy Queen Ship, la sua versione femminile. Si è scoperto anche che le donne sono discriminate pure nelle tasse sull’importazione delle merci in America. Un paio di sneakers maschili è tassato all’8 per cento, quelle femminili al 10.

I campi nei quali le donne sono più tartassate rispetto agli uomini sono quelli dei mutui e delle assicurazioni, della lavanderia, del parrucchiere, dei deodoranti, delle automobili e dei vestiti. Le assicurazioni sulla salute costano di più alle femmine (un miliardo in totale ogni anno negli Stati Uniti) perché vivono più a lungo, e un esperimento ha dimostrato che i concessionari di auto propongono prezzi più alti alle donne perché si presume che non siano in grado di valutare il valore di una vettura. Dal parrucchiere, le donne spendono per un semplice taglio il doppio degli uomini, anche se il tempo impiegato è lo stesso. E t-shirt e maglioni – da Abercrombie a H&M – che spesso differiscono solo nel colore hanno prezzi nella versione femminile superiori del 7- 10%.

STRATEGIE DI VENDITA

Chi decide i prezzi dei prodotti di solito sa quello che fa e può darsi che siano le stesse donne a desiderare inconsciamente che gli oggetti che acquistano abbiano prezzi superiori, cosa che dà loro l’aria di essere più preziosi e di maggiore qualità. L’avere scoperto però che in molti casi questi prodotti sono esattamente uguali ha scatenato giuste proteste. «I negozianti devono spiegare perché applicano alle donne prezzi maggiori – ha detto a Londra Maria Miller, capo per il Comitato dell’eguaglianza -. La società sta cambiando riavvicinando i generi, ma loro dimostrano di essere completamente estranei a questa tendenza».

La California e la Contea di Miami-Dade in Florida hanno approvato leggi che vietano prezzi diversi per prodotti uguali che differiscono magari solo nella confezione o in particolari del tutto marginali. E alle donne si consiglia di reagire alla tassa di genere nel modo più semplice ed efficace, acquistando per sé i prodotti maschili venduti a prezzo inferiore, soprattutto quelli per la cura del corpo. Nel segreto della stanza da bagno, una crema da barba e un rasoio maschili vanno benissimo anche per depilare le gambe, lo shampoo da uomo pulisce anche i capelli femminili e persino deodoranti e creme per il corpo funzionano su ogni genere di pelle. Quando poi si tratta di mettersi un tacco 12, ovviamente, è tutta un’altra storia.