elezioni anticipate

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Grecia, Parlamento vota sì al pacchetto riforme. Mercati internazionali positivi

Via libera al secondo piano concordato con l’Eurozona. Favorevoli 230 parlamentari, tra cui l’ex ministro delle Finanze Varoufakis (63 i contrari e 5 gli astenuti). Il premier Tsipras riesce a ridurre lievemente il dissenso interno, ma non a stabilizzare l’esecutivo.

di Francesco De Palo – ilfattoquotidiano.it, 23 luglio 2015 

Parola d’ordine sfiducia, ma con lo screditamento che sta guadagnando rapidamente terreno. Il “sì” del Parlamento di Atene al secondo pacchetto di riforme (230 sì, 63 no, 5 astenuti) con a sorpresa anche il voto favorevole di Yanis Varoufakis, è la plastica raffigurazione delle contraddizioni politiche elleniche dell’ultimo semestre. Nonostante restino 36 (e non 39 come una settimana fa) i dissidenti di Syriza che non votano il ddl propedeutico al terzo memorandum imposto dalla Troika e accettato dal primo premier di sinistra della storia greca, i mercati apprezzano, l’euro recupera ma la politica segna ancora incertezza totale.

Certo, Alexis Tsipras ‘recupera’ cinque voti facendo ridurre lievemente il dissenso interno ma non stabilizza l’esecutivo che resta in bilico, almeno fino al prossimo passaggio parlamentare. Il voto notturno e soprattutto le ansie isteriche che lo hanno preceduto (come lo sfogo di Kostantopoulou contro Tsipras) sono il barometro di una situazione a tratti incandescente che non garantisce quell’equilibrio minimo che servirebbe al Paese, almeno in questa fase, per ricominciare a trattare con i creditori. Ieri i primi strali erano giunti proprio dalla presidente della Camera in direzione di capo dello stato e premier. In una lunga missiva la Kostantopoulu aveva scritto a Pavlopoulos e Tsipras dicendo che come deputato di Syriza non avrebbe mai votato una norma che sa tanto di colpo di Stato, mentre come presidente del Parlamento ne avrebbe volentieri ritardato tutti i passaggi. Concetti che ribadirà di persona oggi incontrando Tsipras. Forse, dice qualcuno, per consegnargli la propria lettera di dimissioni (dalla Camera e dal partito).

Di fatto se il distacco di Tsipras dalla placenta di Syriza, ovvero la rottura con la Piattaforma di Lafazanis e Kostantopoulou, fa sorridere i mercati e fa percorrere alla Grecia un altro metro nella direzione dei creditori internazionali, dall’altro non offre una chiarificazione politica. Le elezioni anticipate si terranno comunque, a questo punto più in autunno che a settembre (ma senza escludere sorprese) ma con la spasmodica necessità di Tsipras di individuare nuovi alleati, che intanto non sembrano disposti ad abbracciarlo.

L’ex ministro delle Finanze giustifica il suo sì con il fatto che quelle erano misure “che io stesso ho proposto in passato, anche se in circostanze diverse”. Il suo voto è per mantenere l’unità del partito anche se quelle riforme sono capestro e faranno solo del male alla Grecia. E quando ad esempio Varoufakis giustifica il suo voto favorevole con il fatto di voler dare ai suoi compagni la possibilità di “guadagnare tempo in modo da pianificare la nuova resistenza all’autoritarismo” non fa altro che aggiungere altra legna su un fuoco che non sarà facile spegnere. Tutti i partiti in Grecia pretendono infatti di uscire indenni dagli ultimi sei drammatici mesi.

Quella appena trascorsa è già stata ribattezzata la “lunga notte greca dei dissidenti”. Si dice che Tsipras voglia sostituirli con i “montiani ellenici“, ovvero i centristi di Potami  ma nessuno (almeno ufficialmente) intende avviare un’alleanza sotto il sole, dal momento che ne perderebbe di immagine. Il premier infatti è sempre più visto come un giocatore che ha sbagliato praticamente tutte le mosse, tra puntate e rilanci (nonostante un sondaggio che lo dà al 42,5%). Non riuscendo nemmeno ad alzarsi dal tavolo quando aveva perso tutto. “Come potrebbe oggi rimettere in moto la fiducia di un elettorato che si sente tradito e di chi, da europeista, comunque non si fida delle sue strategie strampalate?” si chiede ad alta voce un dirigente di Syriza. Tra un Syriza che diventa di colpo partito di centrosinistra come il Pasok e i socialisti stessi, gli elettori “sceglierebbero l’originale”, è il ragionamento che si fa.

Per cui, più che economico il nodo in Grecia adesso è politico ma soprattutto di fiducia. I socialisti del Pasok farebbero volentieri a meno di Tsipras, puntando su un esecutivo di unità nazionale con le altre opposizioni e cementando un fronte pro Ue e contro i populismi. I conservatori di Nea Dimokratia, con il nuovo segretario Evangelos Meimarakis, smaniano dalla voglia di ricostruirsi un’immagine dopo gli insulti che proprio Syriza ha riservato loro in campagna elettorale, accusando l’ex premier Samaras di aver consegnato la Grecia ai “creditori internazionali diventati nel frattempo strozzini”. In un clima del genere l’elettore medio che non dovesse cedere all’astensionismo potrebbe decidere di far lievitare il 7% dei voti di Alba dorata. “Almeno loro non cambiano idea, giusta o sbagliata che sia”, dice più di qualcuno dopo il voto.

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http://www.repubblica.it/economia/2015/07/23/news/grecia_si_del_parlamento_al_secondo_pacchetto_di_riforme-119635970/?ref=HREA-1

http://www.repubblica.it/esteri/2015/07/23/foto/grecia_9mila_a_piazza_syntagma_contro_riforme_scontri_dieci_fermi-119644274/1/?ref=HREA-1#1

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L’accordo, poi elezioni. Ecco il piano di Tsipras

Grecia. Il premier gioca d’anticipo: prima il terzo pacchetto di aiuti, poi lo show down nel partito e il voto anticipato, il 13 o il 20 settembre. Obiettivo: «Un nuovo inizio per Syriza».

di Angelo Mastrandrea – ilmanifesto.info, 23 luglio 2015

Il governo Tsi­pras 2.0 era atteso ieri a un deci­sivo “crash test” che ne avrebbe deter­mi­nato la pos­si­bi­lità di durare oltre l’autunno. Invece la sor­presa è arri­vata prima del voto sul secondo pac­chetto di riforme: si va dritti verso una Syriza 2.0 e verso il voto anti­ci­pato, già a set­tem­bre. Il pre­mier, sulla gra­ti­cola da giorni, ha gio­cato d’anticipo come gli capita spesso, ribal­tando il tavolo da gioco alla velo­cità che abbiamo impa­rato a cono­scere e dando appun­ta­mento a set­tem­bre per lo show down finale sul suo governo e all’interno del par­tito di cui è tut­tora pre­si­dente.
Cri­ti­cato per la scelta di aver fir­mato un accordo-resa senza pren­dere in con­si­de­ra­zione il piano B della Gre­xit (nella ver­sione Varou­fa­kis del default nell’Eurozona o in quella più radi­cale della Piat­ta­forma di sini­stra, con pro­gres­sivo ritorno alla dracma), nel mirino per non aver voluto incon­trare il Comi­tato cen­trale del par­tito, accu­sato dalla sinistra interna di voler tra­ghet­tare il governo e Syriza su posi­zioni mode­rate, messo in discus­sione per aver accet­tato i voti dell’opposizione che ora lo ricat­te­rebbe sulle ini­zia­tive da pren­dere, Tsi­pras ha lan­ciato il suo guanto di sfida. «Non nascon­de­tevi die­tro la mia firma sotto l’accordo», ha detto, annun­ciando un con­gresso «per chia­rire gli obiettivi e la stra­te­gia del par­tito, e le carat­te­ri­sti­che del governo di sini­stra nelle nuove cir­co­stanze», non prima però di aver por­tato la bar­chetta greca lon­tano dai marosi. L’obiettivo, ora, è otte­nere nel nego­ziato di ago­sto «il miglior risul­tato pos­si­bile», poi il pre­mier pro­verà a sfrut­tare il suc­cesso per fare il pieno nelle urne.

A pun­tua­liz­zare è stata in seguito la nuova por­ta­voce del governo Olga Gero­va­sili: «Syriza siamo tutti noi, que­sta è la verità», ha man­dato a dire al lea­der della Piat­ta­forma di sini­stra Pana­gio­tis Lafa­za­nis che aveva riven­di­cato una sorta di pri­ma­zia ideo­lo­gica. Una bat­tuta alla quale l’ex mini­stro dell’Energia ha rispo­sto riba­dendo le sue posi­zioni: «La Gre­cia non ha futuro nell’Eurozona, ma come paese pro­gres­si­sta e orgo­glioso che, nono­stante le dif­fi­coltà, combatte con­tro l’austerità». Gero­va­sili è stata molto chiara sulle pos­si­bi­lità di un «divor­zio» tra le due anime di Syriza: «Ci sono stra­te­gie diverse, dif­fe­renti punti di vista. Sarà dif­fi­cile restare insieme, forse impos­si­bile. Non è pos­si­bile andare avanti così».

Lo sce­na­rio che si apre è dun­que il seguente: voto in not­tata sul nuovo codice di pro­ce­dura civile e sulla diret­tiva ban­ca­ria (pro­ba­bil­mente con qual­che defe­zione in meno nella mag­gio­ranza rispetto alla scorsa set­ti­mana), avvio dei nego­ziati per l’accesso al Fondo salva-stati (da chiu­dere entro il 20 ago­sto) con fine dell’emergenza finan­zia­ria, congresso di Syriza ed ele­zioni anti­ci­pate, il 13 o il 20 set­tem­bre. Con l’obiettivo, spiega la por­ta­voce del governo, di un «nuovo ini­zio» per la sini­stra radi­cale greca.

In que­sto qua­dro, il voto di ieri è pas­sato un po’ in sor­dina, anche per­ché la discus­sione è comin­ciata solo alle 20, dopo che le 900 pagine da sot­to­porre al voto dei depu­tati (quanti avranno avuto il tempo di leg­gerle con atten­zione?) erano pas­sate al vaglio delle com­mis­sioni par­la­men­tari. Non fosse stato per i dolori di Syriza, la discus­sione sarebbe andata più liscia rispetto a quella per il primo pac­chetto di riforme. Can­cel­lato l’aumento di tasse per gli agri­col­tori a causa dell’opposizione di Nea Demo­cra­tia e degli alleati dell’Anel (ieri il mini­stro della Difesa Panos Kam­me­nos ha incon­trato Tsi­pras e, uscendo, ha detto ai gior­na­li­sti che i con­ta­dini non sareb­bero stati toc­cati) e rin­viata la legge sulle pen­sioni, sono andate al voto le meno con­tro­verse riforme banca­ria e della giu­sti­zia civile. Nel primo caso, si trat­tava di rati­fi­care la diret­tiva euro­pea sulle ban­che già appro­vata dagli altri par­la­menti con­ti­nen­tali (Ita­lia inclusa), che pre­vede la garan­zia dei conti cor­renti ban­cari fino a 100 mila euro ma con even­tuali per­dite sca­ri­cate sugli azio­ni­sti e non sullo Stato. Nel secondo, invece, la fina­lità è quella di snel­lire i pro­cessi civili, con l’eliminazione dei testi­moni, tra le altre cose, e la velo­ciz­za­zione della con­fi­sca dei beni.

C’era solo un punto dolente: la pos­si­bi­lità da parte delle ban­che di requi­sire le case pigno­rate e metterle all’asta. Per que­sto ieri mat­tina Ale­xis Tsi­pras ha con­vo­cato il ver­tice dell’associazione dei ban­chieri chie­dendo loro di non applicare que­sta norma almeno fino alla fine dell’anno, per dare al governo il tempo di poter inter­ve­nire sospendendo il prov­ve­di­mento. È un esem­pio di quello che il pre­mier inten­deva dire quando annun­ciava bat­ta­glia e misure com­pen­sa­tive per smus­sare gli angoli più spi­go­losi dell’accordo: c’è una riforma impo­sta, pra­ti­ca­mente dettata dalla troika senza il tempo di met­terci su le mani, che pre­vede tra le altre cose la ven­dita delle abi­ta­zioni dei morosi, e l’unico modo per inter­ve­nire è aggi­rarla non appli­can­dola nei fatti. Il pro­blema, sem­mai, sor­gerà se il governo dovesse cam­biare e il nuovo non dovesse deci­derne la sospen­sione.
Dopo il “crash test” not­turno depo­ten­ziato, le pros­sime misure dovreb­bero riguar­dare la lotta alla cor­ru­zione e il paga­mento delle fre­quenze tele­vi­sive (un punto cen­trale del pro­gramma di Salo­nicco con il quale Syriza ha vinto le ele­zioni), mirato a eli­mi­nare il mono­po­lio e i pri­vi­legi dei boss delle tv pri­vate.

Per que­sta mat­tina invece il pre­mier ha con­vo­cato al Megaro Maxi­mou, il palazzo del governo, la pre­si­dente del Parla­mento Zoe Kon­stan­to­pou­lou, che anche ieri ha chie­sto di votare no alle riforme. È pos­si­bile che, venuto a mancare il rap­porto fidu­cia­rio con il governo, le chie­derà di farsi da parte, cosa che get­te­rebbe ben­zina sul fuoco delle pole­mi­che interne a Syriza in quanto Kostan­to­pou­lou, ex avvo­cato per i diritti civili, è uno dei per­so­naggi più popo­lari dell’opposizione da sini­stra a Tsipras.