fascismo

Comune ‘defascistizzato’

segnalato da Barbara G.

2 giugno. Cavarzere, Comune ‘defascistizzato’. La sfida di Elisa: “Basta morbidezza, alziamo la guardia”.

Dimensione Mendez

“Qui siamo in Italia. E in Italia esiste una Costituzione repubblicana che vieta ‘la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista’. Esistono principi e leggi di difesa della democrazia, di argine contro le discriminazioni razziali, etniche, religiose o sessuali. Attorno a questi argini però si assiste ad un costante cedimento. Ormai il livello di guardia è sempre più basso: c’è una indifferenza, una assuefazione, un tacere quotidiano, anche di fronte alle manifestazioni più becere, fasciste e xenofobe. Questo ‘essere morbidi’, in nome di una calma piatta che è finta perché favorisce un rabbioso degrado della democrazia, non può appartenere alle istituzioni. Ed è per questo che ho voluto alzare nuovamente questa guardia, almeno nel pezzo d’Italia in cui vivo”.

Cavarzere, Italia. Parafrasando, da qualche giorno questo è diventato uno dei Comuni più ‘defascistizzati’ d’Italia. Sicuramente “in controtendenza rispetto al volemose bene” che tende ad archiviare tutto, dai saluti romani…

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Cattivi maestri

di Michela Murgia  – 7 luglio 2016 (dalla sua pagina facebook)

I cattivi maestri del fascista e razzista che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi e picchiato sua moglie Chinyery siedono in Senato: sono quelli che dieci mesi fa hanno negato l’autorizzazione a procedere contro Calderoli quando diede dell’orango a Cecile Kyenge. Era critica politica, affermarono, mica razzismo, e lo dissero senza distinzione di partito, compresi 81 senatori del PD e 3 di Sel che oggi si dichiareranno certamente sconvolti e turbati davanti a tutti i microfoni dei media. Questo succede a pensare che le parole non abbiano conseguenze. Ipocriti.

Giovani marmotte

segnalato da Barbara G.

CasaPound? Un’irresistibile combriccola di giovani marmotte. Parola di Polizia.

di Giulio Cavalli – left.it, 02/02/2016

Siamo strani noi che li abbiamo sempre vissuti e raccontati come un manipolo di fascistelli prepotenti mentre, invece, quelli di CasaPound sono bravi ragazzi con «uno stile di militanza fattivo e dinamico ma rigoroso nelle rispetto delle gerarchie interne» sospinti dal dichiarato obiettivo «di sostenere una rivalutazione degli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio.» Il delirio è protocollato (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione e porta la data dell’11 aprile 2015. È la Polizia a dirci, con trasporto apologetico, come CasaPound abbia preso corpo «facilitato dalla concomitante crisi delle compagini della destra radicale e dalla creazione di ampi spazi politici che Casa Pound si è dimostrata pronta ad occupare» e faccia proselitismo «anche attraverso l’organizzazione di innumerevoli convegni e dibattiti cui sono frequentemente intervenuti esponenti politici, della cultura e del giornalismo anche di diverso orientamento politico».

Ma non finisce qui: nel documento allegato dal legale di CasaPound in una causa tra l’organizzazione e la figlia di Erza Pound (la signora Mary Pound vedova de Rachewiltz che contesta l’uso del nome del poeta da parte dei «fascisti del terzo millennio» che è un po’ come se a suo tempo Sbirulino avesse fatto causa a Sandra Mondaini, per dire, nda) il compiacente (e compiaciuto) funzionario della polizia racconta della «progettualità tesa al conseguimento di un’affermazione del sodalizio al di là dei rigidi schemi propri delle compagini d’area» comprovato (secondo l’acuta analisi politica) da «le recenti intese con la Lega Nord, di cui si condividono le istanze di sicurezza e l’opposizione alle politiche immigratorie, con la creazione della sigla “Sovranità – Prima gli Italiani” a sostegno della campagna elettorale del leader leghista».

Il documento (reso pubblico solo nella giornata di ieri) è l’ennesimo tentativo di correzione chirurgica di un fascismo che in molti vorrebbero riesumare sotto le mentite spoglie di un ideale piuttosto che un crimine ma è anche (e lo scrivo con tutto il consapevole rischio di generalizzare a ragion veduta) l’ennesimo abboccamento tra l’estrema destra e pezzi di forze dell’ordine. Se davvero è possibile redigere un’informativa in cui si scrive che «l’impegno primario» di CasaPound è la «tutela delle fasce deboli attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnazione di immobili alle famiglie indigenti, l’occupazione di immobili in disuso, la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitare la riqualificazione e la promozione del progetto “Mutuo Sociale”» allora davvero occorre segnare il passo.

I raid, le violenze? Nulla. Dice la relazione che «il sodalizio organizza con regolarità, sull’intero territorio nazionale, iniziative propagandistiche e manifestazioni nel rispetto della normativa vigente e senza dar luogo ad illegalità e turbative dell’ordine pubblico» e se ci sono violenti basta decontestualizzarli  dicendo «che all’interno del movimento militano elementi inclini all’uso della violenza, intesa come strumento ordinario di confronto e di affermazione politica oltre che quale metodo per risolvere controversie di qualsiasi natura».

E quindi? Quindi CasaPund sono le “giovani marmotte” del terzo millennio e noi non ce siamo mai accorti. E allora ti viene da pensare che in un mondo visto da questa prospettiva forse davvero anche Salvini sarebbe un moderato pronto ad assurgere a statista.

Molto bene. Buon martedì.

Il vero rischio per la democrazia

L’inchiesta del Tribunale dell’Aquila e i 14 arresti tra le frange dell’estremismo nero sono un dato preoccupante che deve invitare a una riflessione corale.

E, infatti, secondo il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, che pure non nasconde l’allarme, “il vero rischio per la democrazia è la politica di oggi. La crisi dei partiti, è terribile da dire, mi fa ancora più paura di un possibile attentato”.

Per un approfondimento leggere l’intervista concessa da Smuraglia al giornalista Paolo Foschini del Corriere della Sera.

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Piazza Fontana, 45 anni dopo

Essere Sinistra

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di Ivana FABRIS

Avevo 8 anni, quel pomeriggio del 12 dicembre 1969. Un pomeriggio invernale come tanti altri, freddo e altrettanto sicuro nel tepore della mia casa, a Milano.

Poi la notizia: è scoppiata una caldaia in una banca, è morta tanta gente. Solo più tardi non era più una caldaia, era stata una bomba, una bomba in una banca in Piazza Fontana, a pochi passi dal Duomo.

Ero piccola in una famiglia di adulti e questo, oltre alla mia innata curiosità di sapere e capire, mi spingeva sempre ad ascoltare attentamente, a scrutare i volti per comprendere gli accadimenti e per capire quali fossero i sentimenti che esprimevano al di là delle parole.

E poi c’erano le domande, quelle che mi era consentito porre senza alcun problema e a cui una risposta arrivava sempre, da mio padre, soprattutto e alla mia domanda su chi fosse stato, lui rispose: “Ivana…

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I frutti velenosi di Salvini

segnalato da crvenazvezda76

Migranti. L’attuale maggioranza, che ha imbarcato un bel pezzo del vecchio centro-destra, sembra minimamente preoccupata da questa destra spregiudicata e movimentista.

da ilmanifesto.info (12/11/2014) – di Alessandro Dal Lago

Da quando Massimo D’Alema se ne uscì con la famosa trovata della «costola della classe operaia», il fenomeno Lega è stato per lo più sottovalutato. Blandito e vezzeggiato a destra e sinistra, e anche temuto quando era al governo e sembrava sul punto di prendere il potere, il partito di Bossi non è stato compreso dai più nella sua natura profondamente fascista. E quindi non solo truce nelle parole d’ordine anti-meridionali, xenofobe, secessioniste e anti-europee, ma anche profondamente opportunista, capace di mutare obiettivi e alleanze, pur mantenendo la sua natura reazionaria. Prendiamo il giovane Salvini. Nel momento in cui la Lega di Bossi si è rivelata come un partito arraffone, corrotto come qualsiasi altro, Salvini ha dato una sterzata proponendosi come alternativa «giovanile», radicale e scapestrata. Quindi, niente più elmi con le corna, frescacce celtiche e tutto il folclore che copriva gli inciuci con Formigoni e Berlusconi, ma una politica di movimento e, soprattutto, una dimensione nazionale in cui far confluire la destra estrema e iper-nazionale che non può identificarsi con il secessionismo. Ecco, allora, l’alleanza con in Europa con Marine Le Pen e poi, da noi, con Casa Pound, imbarcata in un progetto che vede la Lega come partito leader della destra italiana post-berlusconiana. Altro che Alfano, borghese democristiano e doroteo fino al midollo. Ma per realizzare questo progetto, che sembra finora coronato da un certo successo, anche se limitato, a Salvini non bastano l’anti-europeismo e il populismo, un terreno politico-elettorale su cui Grillo, anche se in declino, ha piazzato la sua ipoteca. Il leader della Lega ha bisogno di far crescere la tensione, di scaldare gli animi, di mobilitare, se non altro nell’opinione pubblica, quell’ampio pezzo di società (un tempo si sarebbe detto la «maggioranza silenziosa») che la pensa come lui in tema di tasse, Europa e immigrati, anche se magari non si dichiara ideologicamente fascista o leghista. E niente di meglio, in questo senso, che andare a provocare nomadi e stranieri, che da quasi trent’anni fanno da parafulmine per tutti i mal di pancia nazionali. Ed ecco allora la provocazione di Bologna contro i Sinti, cittadini italiani in tutto e per tutto che hanno il torto di non vivere come i buoni leghisti del varesotto e della bergamasca. Ecco gli striscioni «No all’invasione» davanti ai ricoveri di rifugiati e richiedenti asilo, gente che non è venuta lì in macchina o in Suv, come i coraggiosi leghisti, ma ha attraversato mezzo mondo a piedi ed è scampata ai naufragi. Ed ecco ora l’oscena idea di andare a Tor Sapienza, a Roma, a gettare benzina sul fuoco acceso da estremisti di destra e, sembra, dai pusher che non vogliono centri per stranieri. Provocazioni fredde, calcolate e mirate, appunto, al ventre di quella società che mai andrebbe a tirare pietre contro gli stranieri, ma si rallegra profondamente quando qualcuno lo fa al posto suo. Verrebbe voglia di archiviare tutto questo come il solito fascismo della solita Italia, ma sarebbe un errore. Perché oggi gli anticorpi sono deboli e frammentari. Né l’attuale maggioranza, che ha imbarcato un bel pezzo del vecchio centro-destra, sembra minimamente preoccupata da questa destra spregiudicata e movimentista. E basta dare un’occhiata ai commenti e ai blog dei quotidiani nazionali per capire quanto sia ampio il sostegno ai Salvini di turno. D’altra parte, è sempre la vecchia storia. Quanto più le prospettive sono incerte, il futuro opaco, il lavoro mancante, il degrado della vita pubblica in aumento, tanto più è facile scaricare la frustrazione sugli alieni a portata di mano. E anche questo è un frutto avvelenato di qual thatcherismo appena imbellettato che passa sotto il nome di renzismo.