Fassina

Le botte, i fiori, le botte

Roma.

Fassina ed altre sventure.

E le sei facce del PD (due sono troppo poche).

Triskel182

Si sa che il genere umano è riuscito a prevalere sugli altri animali, nel dominio sul pianeta, per la sua maggiore capacità di adattamento all’ambiente e ai suoi cambiamenti.

Un eccellente esempio di questa capacità di mutare rapidamente a seconda delle condizioni esterne ci viene fornito in queste ore dal Pd romano e non solo, a seguito dell’ultimo sciagurato pasticcio di Fassina, con la sua probabile esclusione dal voto del 5 giugno.

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Progetti sinistri

segnalato da Barbara G.

La sinistra si organizza: ecco il documento della nuovo progetto alternativo al Pd

huffingtonpost.it, 04/11/2015

È tutto pronto per la nascita del nuovo gruppo parlamentare a sinistra del Partito democratico. A farne parte, come riporta un articolo pubblicato sul Manifesto, saranno in tutto 31 deputati: ai 25 componenti di Sel si aggiungeranno Stefano Fassina, Monica Gregori, Claudio Fava, Alfredo D’Attorre, Vincenzo Folino e Carlo Galli. Il gruppo verrà battezzato sabato 7 novembre al Teatro Quirino di Roma.

Intanto HuffPost pubblica in esclusiva un documento che ha come orizzonte una costituente di un nuovo soggetto politico di sinistra. Giovedì 5 novembre alle 14 ne discuteranno, per fissare una data, Sel, Stefano Fassina, Sergio Cofferati, Andrea Ranieri, Rifondazione Comunista, Altra Europa con Tsipras, Act, Possibile con Civati.

1. NOI CI SIAMO, LANCIAMO LA SFIDA
Riteniamo non solo necessario ma non più procrastinabile avviare ORA il processo costituente di un soggetto politico di sinistra innovativo, unitario, plurale, inclusivo, aperto alle energie e ai conflitti dei movimenti dei lavoratori e delle lavoratrici, dei movimenti sociali, dell’ambientalismo, dei movimenti delle donne, dei diritti civili, della cittadinanza attiva, del cattolicesimo sociale.

Un soggetto politico in grado di lanciare in modo autorevole e credibile la propria sfida al governo Renzi e a un PD ridotto sempre più chiaramente a “partito personale del leader”, in rappresentanza del variegato universo del lavoro subordinato e autonomo, degli strati sociali che più soffrono il peso della crisi, dei loro diritti negati e delle loro domande inascoltate, orientato a valorizzare la funzione dei governi territoriali e dei corpi intermedi. Dobbiamo rispondere in modo adeguato – con la forza, il livello di unità e la chiarezza necessarie – alla domanda sempre più preoccupata di quel popolo di democratici e della sinistra che non si rassegna alla manomissione del nostro assetto democraticocostituzionale, alla liquidazione dei diritti del lavoro e alla cancellazione del residuo welfare.

L’obbiettivo è lavorare fin d’ORA, in un contesto di dimensione europea contro le politiche neoliberiste, all’elaborazione di un programma comune con cui candidarsi alle prossime elezioni politiche alla guida del Paese, con una proposta politica autonoma e in competizione con tutti gli altri poli politici presenti (la destra, il M5S e il PD), nella consapevolezza che in Italia la stagione del centro-sinistra è finita. In Europa è evidente la crisi profonda delle tradizionali famiglie socialiste.

Ogni giorno che passa aumenta il disagio e il disastro nel Paese. Renzi ha declinato il tema della vocazione maggioritaria come politica dell’uomo solo al comando, alibi per un partito trasformista pigliatutto in realtà dominato dall’agenda liberista dell’Eurozona. Noi vogliamo al contrario costruire una sinistra in grado di animare un ampio movimento di partecipazione popolare e di realizzare alleanze sociali e politiche che mettano radicalmente in discussione le “ricette” nazionali ed europee che hanno caratterizzato il governo della crisi da parte di Popolari e Socialisti. Sappiamo perfettamente che non è sufficiente unire quel che c’è a sinistra del Partito Democratico, o autoproclamarsi alternativi, per costruire un progetto all’altezza della sfida, davvero in grado di cambiare la vita delle persone. Ma siamo altrettanto convinte/i che senza questa unità il processo nascerebbe parziale, o non nascerebbe affatto. Per questo noi questa sfida la lanciamo oggi. Insieme.

2. DEFINZIONI DEL SOGGETTO
Il Soggetto politico che vogliamo sarà: DEMOCRATICO, sia nel suo funzionamento interno (una testa un voto regola guida, strumenti e momenti di partecipazione diretta e online, pratiche di co-decisione tra rappresentanti istituzionali e cittadini, costruzione dal basso del programma politico) sia perché deve essere il punto di riferimento e di azione di tutte/i i democratici italiani DI TUTTE E TUTTI, perché deve essere il luogo in cui tutte/i coloro che si contrappongono alle politiche neoliberiste, alla distruzione dell’ambiente e dei beni comuni, alla svalutazione del lavoro, alla crescente xenofobia, alle guerre, all’attacco alla democrazia possono ritrovarsi e organizzarsi in un corpo collettivo capace di superare antiche divisioni nell’apertura e nel coinvolgimento delle straordinarie risorse fuori dal circuito tradizionale della politica. ALTERNATIVO e AUTONOMO rispetto alle culture politiche prevalenti d’impronta neoliberista che ci condannano al declino sociale e culturale, di cui oggi il PD tende ad assumere il ruolo di principale propulsore e diffusore. INNOVATIVO sia nelle forme sia per la rottura con il quadro politico precedente, così come sta avvenendo in molti paesi europei. Differente dal sistema politico corrotto e subalterno di cui siamo avversari. EUROPEO in quanto parte di una sinistra europea dichiaratamente antiliberista, che, con crescente forza e nuove forme, sta lottando per cambiare un quadro europeo insostenibile.

3. L’ANNO CHE VERRA’ – IL 2016
Il 2016 ci presenta passaggi politici di grande importanza: le amministrative che coinvolgono le principali grandi città, il referendum sullo stravolgimento della Costituzione e la possibile campagna referendaria contro le leggi del governo Renzi.
In coerenza con il nostro obbiettivo principale per la scadenza delle amministrative vogliamo lavorare alla rinascita sociale, economica e morale del territorio, valutando in comune ovunque la possibilità di individuare candidati, di costruire e di sostenere liste nuove e partecipate in grado di raccogliere le migliori esperienze civiche e dal basso e di rappresentare una forte proposta di governo locale in esplicita discontinuità con le politiche dell’attuale esecutivo. Fondamentale è la costruzione di una forte campagna per il NO nel referendum sulla manomissione della Costituzione attuata dal governo Renzi e il sostegno alle campagna referendarie in via di definizione contro le leggi approvate in questi 2 anni.

4. QUINDI…
Al fine di avviare il processo Costituente di questo soggetto politico, convochiamo per il XX xx dicembre 2015 una assemblea nazionale aperta a tutti gli uomini e le donne interessati a costruire questo progetto politico. Da lì parte la sfida che ci assumiamo e li definiremo la nostra carta dei valori. L’assemblea darà avvio alla Carovana dell’Alternativa, individuando le forme di partecipazione al progetto politico. Si tratta di definire il nostro programma, le nostre campagne e la nostra proposta politica in un cammino partecipato e dal basso che con assemblee popolari e momenti di studio e approfondimento coinvolga movimenti, associazioni, gruppi formali e informali unendo competenze individuali e collettive.
Entro l’autunno del 2016 ci ritroveremo per concludere questa prima fase del processo e dare vita al soggetto politico della sinistra.

PD allo stato gassoso

Incapacità di risolvere i problemi e dissenso interno: la rottamazione incompiuta di Renzi
Matteo Orfini e Matteo Renzi, rispettivamente presidente e segretario del Partito Democratico 
*

di Federico Geremicca – lastampa.it, 31 luglio 2015

Secondo alcuni l’inizio di ogni guaio data ancora lì, alla grande delusione per il voto di primavera, la batosta in Veneto, la sconfitta in Liguria, ad Arezzo, a Venezia…

Un colpo secco e inatteso, insomma, a quell’alone di invincibilità che circondava Matteo Renzi e che ha messo in crisi progetti, strategie e certezze del segretario-premier.

Per altri, invece, non avrebbe potuto che finire così: con la crisi dell’«uomo solo al comando» e con la sua squadra – il partito, il Pd insomma – prima sfiancata dagli strappi del leader e poi arrabbiata e confusa da una direzione di marcia che non ama e non capisce. Una direzione di marcia – per altro – che ormai nemmeno i sondaggi premiano più.

Per Matteo Renzi non sono giorni facili, e dal fortino di palazzo Chigi non gli sfuggono i segnali che testimoniano un evidente appesantimento della situazione. Ma non sono giorni facili nemmeno per il Pd, una comunità in via di «trasformazione coatta» e che, dopo tanto inutile discutere di partiti «solidi» oppure «liquidi», ha scoperto che – proprio come in fisica – esiste un terzo stato cui potersi ridurre: quello gassoso. Un partito gassoso, sì: cioè impalpabile. E talvolta addirittura invisibile.

È su un partito così che 48 ore fa si è abbattuta una giornata che ha fatto deflagrare tutte le difficoltà che circondano ormai da tempo Renzi e il Pd. La libertà di coscienza lasciata nel voto sull’arresto del senatore Azzollini ha seminato sconcerto tra iscritti ed elettori Pd, rimasti poi sgomenti di fronte al siparietto delle tesi contrapposte espresse dai due vicesegretari – Guerini e Serracchiani – circa l’opportunità di quella scelta. «Non vi voto più – hanno scritto molti -. Siete come gli altri».

Né meno doloroso, per sostenitori e militanti, è stato assistere – nella stessa giornata – alla nascita del gruppo di senatori verdiniani, col corollario di voci che lo accompagna: entreranno nel Pd, si farà il Partito della Nazione, serviranno a liquidare la minoranza interna… Dulcis in fundo, la decisione di procedere alla nomina del nuovo Cda Rai ancora con la famigerata legge Gasparri: uno dei bersagli preferiti di Matteo Renzi al tempo della sua ascesa garibaldina.

Già, dov’è finito il «rottamatore»? L’interrogativo aleggia ormai con preoccupazione tra le stesse fila dei «fedelissimi». Il Renzi che ingaggia e perde un braccio di ferro con Ignazio Marino, non è il Renzi che conoscevano. E non somiglia certo all’«uomo della Leopolda» il premier-segretario che benedice il voto su Azzollini, che nello scontro tra Crocetta e Lucia Borsellino resta in silenzio e che riporta in auge la legge Gasparri: ritrovandosi senza maggioranza al Senato per i «no» della minoranza Pd.

Nel pieno del processo di scongelamento dopo il ribaltone che nel febbraio 2014 gli costò il governo, ieri Enrico Letta ha affidato queste parole a «Il Fatto quotidiano»: «C’è una mutazione genetica del sistema dei partiti che, anche nel campo del centrosinistra, si traduce nella personalizzazione esasperata della leadership, nell’egotismo, nell’ossessione per il consenso immediato, nell’umiliazione dei corpi intermedi». Oggetto della polemica, naturalmente, è Matteo Renzi. Si tratta di obiezioni che conosce a memoria: ma alle quali – da molti sondaggi in qua – non può più rispondere «sarà, ma vinco e ho portato il Pd al 40%…».

Dov’è finito, dunque, il «rottamatore» che tanti entusiasmi e speranze aveva suscitato anche fuori dal Pd? E cosa sta diventando il Partito democratico, la creatura così fortemente voluta dal tandem Prodi-Veltroni? Alla seconda domanda ieri ha mestamente risposto Matteo Orfini, presidente del Pd, commentando la sconfitta del governo al Senato sulla Rai: «Se il voto in dissenso dal gruppo diventa una consuetudine, significa che si è scelto un terreno improprio per la battaglia politica: così non si lavora per rafforzare il partito ma per smontarlo».

Smontare il Pd. Qualcuno ci pensa, forse; qualcun altro (da Civati a Fassina a Cofferati) ha avviato i lavori: un partito gassoso, infatti, con una «leadership egotista e ossessionata dal consenso», non era precisamente il modello immaginato dai «padri fondatori». E mentre iscritti ed elettori cercano di capire se è Renzi ad aver sbagliato partito o il Pd ad aver sbagliato leader, la crisi si avvita e rischia di produrre danni irreparabili anche sul piano elettorale.

Possibile uscirne? E come? Difficile dirlo: ma vista l’aria che si respira nel Pd, il confronto e il dialogo non sembrano più una via per raggiungere l’obiettivo. E infatti, così come qualcuno disse che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, così oggi qualcun altro teorizza che potrebbero essere le elezioni anticipate, in questo caso, la prosecuzione del confronto: ma per chiuderlo definitivamente.

«Mi chiedo per quanto ancora si debba sopportare questo atteggiamento da parte della minoranza bersaniana – ha minacciato ieri Roberto Giachetti, renziano e vicepresidente della Camera -. In queste condizioni meglio andare al voto, e fare una volta per tutte chiarezza dentro al partito». Dove per chiarezza s’intende, evidentemente, ridurre a uno stato ancor più gassoso gli oppositori interni: nella convinzione – in questo caso temiamo fallace – che liquidazione sia uguale a soluzione…

Leggi anche:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/31/enrico-letta-lettera-al-fatto-meritiamo-di-piu-della-politica-alla-house-of-cards/1922330/

La versione di Chicco

di Chicco

1. La scissione programmata

Istruzioni su come salvarsi da Caino e tentare l’omicidio

È notizia recente che anche Fassina se ne va dal PD, sbattendo la porta. Dico FASSINA, mica uno qualunque, forse uno scarsamente considerato tra la “gggente”, vista l’aria altezzosa e da saputello che si porta dietro, ma con più di 11.000 preferenze a Roma sicuramente ha un certo peso nel PD (che Baffino ci covi un’altra volta???).
Va beh, ma Fassina, che è uno che non profuma esattamente di sinistra, ma nemmeno di destra, va a far la sinistra del PD, insieme a cuordimicio Civati e all’ex sindacalista Cofferati.
Si dice che sia colpa di Renzi che lui se ne vada, si dice che sia merito anche degli elettori che lui abbia avuto il coraggio di farlo, e probabilmente sono vere entrambe le cose. Ma qui sento il solito profumo di gattopardismo. Di “cambio perché non mi si tolga il giocattolo”, ma soprattutto il potere acquisito.
Quindi finalmente arriva questa nuova rete a sinistra, ancora non ne annunciano il nome o il simbolo politico, ma è evidente che dall’interno del PD qualcosa si è mosso irreversibilmente. Il programma sarà probabilmente una sinistra vagamente europeista, anti austerità, del ‘vorremmo e diremo fortemente di volere, ma non potremo per colpa altrui. Tanto i nostri voti non basteranno mai, perché questo è quello che vogliamo!’.
Immagino già le reazioni: “ma se non li voti, di sicuro la maggioranza non la prendono”, “sono differenti, non puoi sapere come va a finire”, “sì, ma adesso non hanno Renzi alle spalle, saranno più liberi”, e giù invettive di vecchi compagni sgualciti.
In realtà, mi interessa analizzare le basi di questa “nuova” (ugh, scusate i conati di vomito) sinistra. Tutto è partito con la porcata delle primarie liguri, una qualche parte della “società civile” (corrente interna antirenziana?) sceglie Cofferati contro la Paita (mannaggia la miseria, ‘sta società civile che sceglie un non ligure in Liguria!). Questa parte del partito ha ovviamente appoggio nei circoli e propone un nome interessante. Se vince Cofferati, Renzi si ritrova un nemico in casa e di conseguenza, per evitare il problema alla radice, chiama le truppe cammellate amiche per risolvere il problema primarie. Ovviamente Berlusconi non ha miglior passatempo che rompere il suo giocattolo preferito, il PD.

Quindi ci si ritrova con Cofferati che perde in mezzo a mille proteste e decide virtualmente di lasciare il partito. Ricapitolando, giusto per non dimenticarlo: l’ennesimo sindacalista di lungo corso, poi diventato sindaco, poi eletto al parlamento europeo tra le file del PD, mentre è ancora all’interno dello stesso parlamento, partecipa alle primarie regionali e, secondo le regole del suo partito, dubbie e cambiate in corso d’opera, perde. Ed è per questo motivo che si dimette dal partito, per manifesto disaccordo con la gestione delle primarie: come non saperlo prima che il PD inquina primarie e congressi con voti fasulli, tessere create ad hoc e votanti pagati per votare chi gli si dice. Come diceva qualcuno, san Francesco ha fatto più danni dell’inquisizione, e Cofferati è uno di quelli che permette al PD sia di riaccendere i toni rossi del simbolo PD, sia di dirsi di sinistra, il tutto grazie al solo fatto di essere un ex sindacalista piuttosto conosciuto. Ma la storia d’amore dopo il pasticcio ligure è finita. Niente più rosso per il PD, il suo rosso lo prende e lo porta a casa. Soprattutto mettendo in tasca un testa a testa alle primarie con la candidata supersponsorizzata, ossia, in concreto, la possibilità di contare su un discreto numero di voti.

Dopo un breve periodo di riorganizzazione e memori del risultato ottenuto alle primarie, si organizza una nuova lista, di sinistra (si dice). Basandosi sui vecchi amici (Rifondazione e Sel sono solo una parte delle liste che appoggiano Pastorino), si vuole costruire qualcosa di nuovo… sarà che son pessimista io, ma mi pare già una brutta partenza… ad ogni modo, si cerca un nuovo candidato, dopo varie analisi si individua in un amico di Civati in parlamento la figura perfetta. Luca Pastorino. Tripudio di miccette! È una faccia nuova ai più, ha un curriculum di tutto rispetto e, diciamocelo, pure una bella faccia.
La carriera politica inizia nel ‘97, ma viene eletto sindaco nel 2006. Oltre a ciò, ha anche altre cariche: dal 2006 è infatti membro del comitato AATO Acque della Provincia di Genova, e dal 2007 è membro della Direzione Regionale di ANCI Liguria e della Consulta Regionale di ANCI Piccoli Comuni. Dal 2010 è anche Segretario Regionale di AICCRE Liguria, alle Politiche del 2013 diventa deputato, nonché, nel 2015, presidente del consiglio dell’Unione dei comuni del Golfo Paradiso. Tutte le altre cariche non gli occupavano tempo sufficiente e cosa fare di meglio se non aggiungere una poltrona? Non contento, partecipa, senza dimettersi da nessuna delle altre cariche, alle Regionali, dove, con il supporto di Cofferati, Civati, RC, SEL e altre liste, ottiene, insieme ad un ex sindacalista di CGIL (a volte le sinergie…), la poltrona in Regione. Nessuna rinuncia a nessuna carica pervenuta al momento.
Visto il risultato tutto sommato accettabile (un 9% alle elezioni, ricordando il buon Craxi, non si butta mai via), le basi son fondate… una sfumatura qui, un personaggio della società civile là, un Fassina che si aggiunge, una conferenza con un costituzionalista ed ecco concluso il periodo embrionale. Il nuovo (maddeche???) partito di sinistra è lì per tutti i vecchi compagni che non aspettano altro che un nuovo simbolo per mettere una croce.
È la stessa cosa della lista Tsipras, è la stessa cosa di Rivoluzione Civile: si appoggiano (i vecchi marpioni dei vecchi partiti, con a disposizione le loro sedi pagate con i rimborsi elettorali e i soliti vecchi attivisti che non riescono a guardare oltre una bandiera ormai ingiallita) a quello che trovano per sopravvivere. Sparando negli occhi degli elettori il fumo del falso idealismo di sinistra vera ottengono sempre una percentuale sufficiente a sopravvivere e campare. Le idee di sinistra mi appartengono in gran parte (redistribuzione, uguaglianza, mantenimento della cosa pubblica e dell’ambiente), ma dire che questa è la ragione per cui questa gente sta in politica è prender per il culo gli elettori… o no?

NB. Il signor Pastorino, dopo essere stato eletto come consigliere comunale, nel ‘99 finisce per lavorare qui: http://www.arte.ge.it/default1.htm, una partecipata del comune di Genova, in uno strano incrocio tra carica pubblica e funzionario pubblico in un comune retto allora dalla diessina (PD) Vincenzi (un’altra che raccomando). Il tutto svolgendo in parallelo anche attività di consulenza finanziaria. Mi posso solo augurare che nessun conflitto d’interesse sia parte del caso.

2. Il matrimonio mai morto

Dall’altro lato, invece, si assiste ad un teatrino più amichevole, ma sempre ammiccante per la maggior parte degli elettori. L’inizio dell’ultima puntata ancora in atto è qualche mese prima delle Europee. Berlusconi è allo stremo delle forze, i giudici paiono averlo messo in un angolo, da dove, fra mignotte ed evasione fiscale, non esce. Letta gli ha fregato da sotto il naso sia CL sia l’appoggio siculo di Alfano e dei suoi amici con la coppola. La Lega è ai minimi storici e Fitto ha iniziato un regolamento di conti interno. Nel frattempo Renzi vince il congresso e poi le primarie (e, fra congresso e primarie, chi osa definire il PD democratico è quantomeno generoso). E cosa fa ‘il nuovo che avanza’? Con un alleato in una situazione tragicomica e legalmente imbarazzante, ma che ha circa il 20% del parlamento alle sue dipendenze, lo riabilita iniziando il processo costituzionale, il tutto nelle più segrete stanze. FI appoggia fino ad un certo punto, giusto il tempo di tornare sotto i riflettori, ma poi le Europee son vicine e bisogna discostarsi. L’inciucio finora perpetrato a favore di telecamera deve tornare ad essere nascosto. FI toglie l’appoggio e inizia a bastonare (sempre a parole) il governo, Salvini è in TV h24, Fitto non viene mai nominato, gli amici di sempre di Fratelli d’Italia vengono truccati il giusto per non disperdersi troppo. E fra loro iniziano le solite false scaramucce. Per le Europee si prosegue tutti separati, mentre per le regionali ci si apparenta di nuovo in qualche regione, e dove ciò non avviene, si sceglie o un candidato senza bandiera vera e propria o un candidato sicuro perdente. I risultati sono piuttosto positivi. Il solito maquillage ha funzionato anche stavolta. Nel complesso i partiti di destra, se messi tutti insieme appassionatamente, come sarà probabilmente per le elezioni politiche, raccolgono in quasi tutte le votazioni percentuali ben superiori al 30%. Con l’Italicum ci si va a nozze. Con una sinistra che, invece di rimanere unita, continua nella scissione furba dell’atomo, ci si scopa all’occorrenza, proprio come si fa con una prostituta.

3. Maaaa… la morale di questi riassunti?

La mia personale morale della storia è una sola. Tutto cambia perché nulla cambi. A sinistra durante le Europee ci si è presentati piuttosto compatti per volere della destra, e il partito, in quel momento a vocazione maggioritaria, ha raccolto dalla debolezza del Banana, dopodiché, all’interno del PD, ci si sta riorganizzando come al solito per ammazzare Caino, la bruciatura dell’ennesimo premier è solo iniziata. A destra la musica non cambia dagli anni ’90. La mia speranza non è convincere chi vota Berlusconi o Renzi. Ormai quelli sono atti di fede, è come il tifo calcistico: anche se giocatori e squadra perdono, rubano partite, o le perdono apposta, non si può cambiare. La mia speranza è piuttosto far notare il gattopardismo della scena politica, dove le nuove formazioni si fondano sempre e solo sulle vecchie. Utilizzano le sedi e le firme dei loro circoli, quelle gestite dai soliti ras locali, e appoggiano, a voce, buone idee venute dal sentimento antikasta per poi, infine, non praticarle. I rimborsi elettorali, la restituzione degli stipendi, i due mandati e chissà quante altre battaglie son rimbombate nelle vostre orecchie dalle varie feste dell’Unità. Sfortunatamente nessuno rifiuta mai gli sghei!
Rinunciare ai soldi non è dimostrazione di superiorità, ma sicuramente di non attaccamento agli stessi.