FIOM

Tutti in piazza!

“Not in my name”, sabato a Roma manifestazione dei musulmani contro il terrorismo

L’appuntamento nazionale alle 15 in piazza Santi Apostoli per rispondere alla strage di Parigi.

da Repubblica.it, 19 novembre 2015

Dell’iniziativa si discute oggi anche a Palazzo Reale a Milano, nell’ambito del forum “Libertà religiosa, educazione, sicurezza e sviluppo”, a cui aderiscono decine di autorità religiose ebraiche, cristiane e musulmane, istituzionali ed accademiche. E la Coreis (Comunità religiosa islamica) ha lanciato un appello affinché alla mobilitazione del 21 aderiscano tutti i musulmani, italiani, marocchini, pakistani, senegalesi, turchi, presenti nel nostro Paese. “Noi musulmani – si legge nella nota – condanniamo con forza la recente strage di Parigi, esprimendo il più profondo sentimento di vicinanza al popolo francese e a tutti i familiari delle vittime così barbaramente uccise. Intendiamo perciò lanciare un appello che sappia indicare una solida svolta nei rapporti con la società civile e lo Stato italiano di cui siamo e ci riteniamo parte integrante. Invitiamo quindi tutte le musulmane e i musulmani ad una mobilitazione che, isolando ogni pur minima forma di radicalismo, protegga in particolare le giovani generazioni dalle conseguenze di una predicazione di odio e violenza in nome della religione”. “Questo cancro – proseguono – offende e tradisce il messaggio autentico dell’Islam, una fede che viviamo e interpretiamo quale via di dialogo e convivenza pacifica, insieme a tutti i nostri concittadini senza alcuna distinzione di credo; questa pericolosa deriva violenta rappresenta oggi il pericolo più feroce per il comune futuro nella nostra società”. I promotori dell’iniziativa invitano quindi “tutte le musulmane e i musulmani, tutte le associazioni religiose e laiche, tutti i cittadini italiani alla manifestazione nazionale”.

Ad annunciare la sua partecipazione la Confederazione islamica italiana (Cii): “Ci saremo per ribadire il nostro no categorico a qualsiasi forma di violenza, aggressione e terrorismo – si legge nella nota a firma del segretario Abdullah Cozzolino – e per dimostrare la nostra vicinanza al popolo francese e porgere le nostre condoglianze ai familiari delle vittime e per evitare che si faccia di tutta un’erba un fascio accusando per i fatti accaduti a Parigi un’intera comunità musulmana costituita da un miliardo e mezzo di persone”. La Confederazione islamica ha aggiunto che “noi siamo musulmani pacifici convinti della necessità di trovare un’unità per fronteggiare questa aggressione che lede noi musulmani e di mostrare in questo modo il nostro senso di cittadinanza e di partecipazione per la costruzione di una vita futura pacifica e di convivenza”. La Cii parteciperà alla manifestazione di Roma con tutte le proprie federazioni regionali perché “vogliamo testimoniare davanti alla società civile e alle istituzioni che quanto è accaduto non è ‘in mio nome'”.

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Landini: “Sabato in piazza contro il terrorismo”

Fiom. Non solo contratto e legge di stabilità. Dopo i fatti di Parigi i metalmeccanici Cgil allargano il significato della manifestazione del 21.

di An. Sci. – ilmanifesto.info, 17 novembre 2015

La Fiom ha confermato la propria manifestazione per il contratto il prossimo sabato, ma visti i fatti tragici avvenuti in Francia ha allargato il tema alla lotta contro il terrorismo. Lo ha spiegato ieri il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, davanti a una assemblea di delegati riunita a Milano: «Condanniamo in modo totale quello che è avvenuto a Parigi», ha detto. «Lo dobbiamo fare con tutti — aggiunge Landini -, compresi i musulmani, per affermare che bisogna mettere in campo una mobilitazione generale per la lotta contro il terrorismo, contro la guerra e per la pace».

La manifestazione di sabato Unions! Per giuste cause, indetta dall’assemblea nazionale dei metalmeccanici Fiom, fin dalla sua proclamazione ha indicato un percorso più vasto rispetto a quello strettamente sindacale: insieme alle tute blu sfilerà infatti la Coalizione sociale, con studenti, lavoratori autonomi, associazioni, per dire no alla Legge di stabilità targata Renzi e chiedere equità fiscale, un abbassamento dell’età di pensione, investimenti pubblici a sostegno della crescita.

La piazza sarà ancora più folta, e ricca, c’è da scommetterci, perché è la prima occasione offerta agli italiani (se si eccettuano le manifestazioni immediatamente successive agli attentati di Parigi) per offrire solidarietà ai nostri cugini d’Oltralpe e chiedere con forza un impegno per politiche di pace.

Parlando ai suoi, dal palco dell’assemblea di Milano, Landini è tornato a criticare il governo: «Sta cancellando leggi senza discutere con nessuno e senza avere il consenso dei cittadini — ha detto — Dobbiamo porci il problema di cancellare le leggi sbagliate e, al contrario del governo, mettere i cittadini nella condizioni di potersi esprimere e partecipare».

Chiaro il riferimento al referendum che la Cgil intende richiedere per abrogare le parti peggiori del Jobs Act, proposta che verrà sottoposta al voto dei lavoratori tra gennaio e febbraio prossimo, dopo che in dicembre verrà presentato il nuovo Statuto dei lavoratori: «Non è mai successo nella storia del Paese che un sindacato valutasse la possibilità di essere promotore di un referendum abrogativo — ha notato Landini — Deve diventare una battaglia non solo del sindacato, ma di tutti, in modo che ci sia uno statuto per tutte le forme di lavoro, quello dipendente, quello subalterno e quello autonomo».

Quanto al contratto, il segretario Fiom ha spiegato che «il tavolo unitario» che si aprirà il prossimo 4 dicembre con le imprese «è una novità», anche se «le prime dichiarazioni di Federmeccanica non rendono facile» questa soluzione. «C’è la volontà di cercare un accordo», ma «la situazione è molto difficile», ha aggiunto. «Abbiamo alle spalle un accordo separato e non c’è un accordo interconfederale di riferimento».

Tra le richieste della Fiom «il diritto alla formazione, la riforma dell’inquadramento, l’applicazione dell’accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio». Su quest’ultimo punto, Landini spiega che «applicarlo significa impedire accordi separati». «Sia il contratto nazionale sia la contrattazione aziendale devono vivere e non possono essere uno sostitutivo dell’altra».

Un’ultima battuta Landini la fa sul papa: «Certo che gli darei la tessera Fiom — ha detto — ma lui non l’accetterebbe. A ragione, perché è il papa di tutti». E se Bergoglio non si iscrive ai metalmeccanici, Landini non prenderà la tessera di Sinistra italiana: «Il sindacato è indipendente e autonomo, non ha forze politiche di riferimento. Abbiamo le nostre proposte e ci interessa discuterle con tutti».

UNIONS!

Unions!

 Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

 Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa.

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14  | Piazza del Popolo ore 16

EVENTO FACEBOOK

Info: Percorso e Pullman

La conferenza stampa

Testa del corteo e oratori

Sul palco si alterneranno le voci dei lavoratori e la musica de “Il Muro del canto” fino ad arrivare all’intervento conclusivo di Maurizio Landini. A seguire ancora musica per chiudere la manifestazione.

È MOVIMENTO SOLO SE SI MUOVE

segnalato da Ciarli P.

Esclusiva, Casarini da Francoforte: “Landini guardi a Blockupy per un’Italia contro i potenti”

di Andrea De Angelis – intelligonews.it, 18 marzo 2015

IntelligoNews ha intercettato Luca Casarini, storico esponente dei movimenti di sinistra italiani e già candidato con la Lista Tsipras alle ultime europee, in strada a Francoforte, durante la protesta dei movimenti nel giorno dell’inaugurazione dei nuovi uffici della Bce…

Casarini, perché in questo momento sta manifestando a Francoforte?

«C’è una situazione di grande protesta da questa mattina alle sei. Oggi è il giorno dell’inaugurazione della Bce e migliaia di persone stanno manifestando per sottolineare l’assurdità di grandi festeggiamenti nei confronti di un’Europa in cui aumenta la povertà dal punto di vista sociale».

Si parla di una decina di feriti e di una città messa a ferro e fuoco…

«Ci sono state barricate, vari tentativi di bloccare gli ingressi della Bce e naturalmente la polizia era presente e ha fatto cariche oltre ad utilizzare gli idranti».

Dove si trova adesso?

«Sono in un blocco di oltre duecento italiani che sono stati fermati e adesso vengono presi ad uno ad uno dai reparti di polizia per l’identificazione».

Ci sono delle delegazioni con lei?

«Sì, c’è sia quella dei parlamentari europei de L’Altra Europa con Eleonora Forenza, che quella dei parlamentari di Sinistra Ecologia e Libertà con Fratoianni e Zaccagnini. Di certo oggi non si potrà dire che l’Europa è un luogo pacificato in cui i potenti possono fare le loro grandi feste di apertura di palazzi e le persone non protestano».

In rete si vedono filmati di ragazzi mascherati. C’è divisione tra i gruppi?

«Non c’è nessun tipo di divisione tra le persone, ci sono tanti modi diversi e creativi di fare blocchi e la protesta è molto dura perché fatta in un luogo in cui teoricamente oggi non doveva esserci nulla se non le sfilate di macchine blindate dei vari potenti della finanza e delle banche. C’è tensione perché la gente vuole protestare, ma nessuna divisione tra parti».

Tutto sommato mi sembra di capire che la situazione è comunque sotto controllo, non c’è il rischio di una escalation?

«Sì, l’obiettivo politico di questa protesta è stato pienamente raggiunto, ovvero quello di chiedere con forza un’Europa democratica dove la questione aperta dalla Grecia diventi una questione politica per tutti i governi europei. Ridiscutere insieme che tipo di Europa vogliamo. Adesso bisogna evitare l’escalation da parte della polizia e su questo credo sia importante anche il ruolo dei media».

Venendo alla coalizione sociale di Landini, oggi a Francoforte è presente anche la Fiom?

«Sì, ci sono dei pullman di persone della Fiom che manifestano. Ci sono reti sociali, studenti, precari, insomma tutta la coalizione sociale europea, Blockupy, che ha realizzato questo evento. Anche questa in Europa è già una coalizione sociale».

Dunque la coalizione sociale in Italia guarda anche a questo modello?

«Spero e penso di sì, credo che sia il modo giusto di affrontare il tema di come organizzarci per cambiare la storia di un’Europa fatta fino ad ora di povertà sempre più grandi da una parte e ricchezze di pochi dall’altra».

Eppure su molti giornali si scrive che i movimenti identitari in Italia non hanno mai funzionato, quasi preannunciando un flop di Landini. Come risponde?

«Non credo che Landini intenda la coalizione sociale come movimento identitario, ma che ponga il problema di mettere insieme ciò che l’austerity divide. Oggi purtroppo la crisi, la miseria e la povertà tendono a costruire guerre tra poveri piuttosto che prendersela con i veri potenti. Oggi si vedrà chi sta con i potenti e chi invece con le persone che vogliono riprendersi in mano il proprio destino».

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«È movimento solo se si muove. Se sta fermo, potrebbe trattarsi di fermento, ma il fermento è quasi sempre cattiva digestione». Ciarli P.

 

 

 

La Coalizione è servita

segnalato da crvenazvezda76

LANDINI, LA COALIZIONE E’ SERVITA

di Antonio Sciotto – ilmanifesto.info, 14/03/2015

Fiom. «Non siamo un partito, ma siamo qui per unire tutti quelli che il governo ha diviso». Il leader delle tute blu Cgil presenta il suo nuovo soggetto. All’incontro con movimenti e associazioni, ma senza politici né stampa, c’erano anche studenti, avvocati e partite Iva. Con i distinguo di Libera e l’attacco frontale da parte del Pd.

E così è nata: non in piazza, o con uno sciopero, ma con una discussione a porte chiuse. Lontano dalla stampa, «dal clamore dei media», come aveva precisato qualche giorno fa la stessa Fiom, invitando i soggetti della costituenda Coalizione sociale. E mostrando una certa allergia sia nei confronti dei politici che dei giornalisti.

Un netto distacco dall’“apparato” — in altri ambienti si direbbe la “casta” — che il segretario dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, ha voluto rimarcare, proprio perché l’intento di questo nuovo soggetto è quello di riappropriarsi della politica: fin dalla base, dai movimenti e dalle associazioni, e ovviamente dai luoghi di lavoro. «Perché la politica non è una proprietà privata», come ha evidenziato nella famosa frase scritta in grassetto nella sua lettera di convocazione agli alleati.

Per l’ennesima volta Landini, aprendo i lavori poco dopo le 10,30 nella sala riunioni della Fiom nazionale a Roma, ha ripetuto che «la coalizione sociale non vuole essere un partito e non vuole fare un partito». Anzi, come ha spiegato il costituzionalista Gianni Ferrara uscendo durante una pausa, ha detto che «chi pensa che siamo qui per fare un partito se ne vada a casa».

Questo non vuol dire che la Coalizione sociale non faccia politica, anzi: la fa nel senso più nobile del termine, e Landini cita l’articolo 2 della Costituzione, quello che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Unirsi, «coalizzarsi», è quindi un diritto e anche un dovere.

Unirsi, «unire quel che il governo ha diviso»: per questo, ripete Landini, «serve superare le divisioni, il frazionamento, le solitudini collettive e individuali e coalizzarsi insieme». È questo, «lo spirito innovativo» su cui si fonderà la nuova coalizione sociale, «indipendente e autonoma», puntualizza ancora, ribadendo i concetti che aveva scritto nella sua lettera: per poter affermare una «visione nuova del lavoro, della cittadinanza, del welfare e della società».

Nel corso dei diversi interventi si traccia un possibile percorso, da fare insieme: con Libera, Arci, Emergency, ma anche Legambiente, Libertà e giustizia, il gruppo Abele. E ancora, la possibilità di coinvolgere le associazioni di freelance e partite Iva, come gli avvocati di Mga, i farmacisti, i dottorandi di ricerca. Chiaro che Landini vuole andare oltre il sindacalismo metalmeccanico di stampo classico, per coinvolgere i nuovi lavoratori, anche quelli che non si riconoscono come dipendenti.

Per tracciare un nuovo «Statuto dei lavoratori», a partire dall’elaborazione della stessa Cgil, ma non solo, e anche andare a un «referendum»: per «cancellare quello che delle leggi attuali non ci piace, come il Jobs Act». E per fare questo, «bisogna creare consenso, diffondere e coltivare una cultura dei diritti», e «lo possiamo fare solo se stiamo nelle fabbriche ma anche fuori». Dove serve la solidarietà: «Perché sempre più persone si avvicinano al sindacato dicendo che non arrivano alla fine del mese, e allora a queste persone noi dobbiamo dare risposte».

Non a caso la saldatura con i gruppi cattolici, e con associazioni come Emergency che assicurano l’assistenza sanitaria a poveri e immigrati. E poi i recenti riferimenti, tra il serio e il faceto, a papa Francesco. Allargare oltre il consueto steccato della sinistra, abbandonare i vecchi partiti che hanno perso, polverizzati da Renzi, Grillo, e Salvini. Bisogna dare un messaggio di «nuovo», al di là dei contenuti più solidi, e questo Landini lo sa bene.

Anche se ieri è arrivata una prima puntualizzazione di Libera, che ha spiegato che sì, partecipa e collabora, ma che non entra in nessuna coalizione sociale: «Libera non partecipa a nessuna coalizione sociale», ha fatto sapere l’associazione di Luigi Ciotti in una nota. Libera specifica di aver soltanto raccolto l’invito a «incontrarsi per affrontare singole questioni di comune interesse». «Nel manifesto conclusivo di Contromafie, gli Stati generali dell’antimafia svolti a Roma nell’ottobre 2014 abbiamo indicato con chiarezza i dieci punti su cui siamo impegnati, come rete che raccoglie oltre 1.600 associazioni».

Lo scontro con i democrat

Come si può immaginare le peggiori stoccate sono venute dal Pd. Non solo l’entourage renziano, che ha parlato solo in serata: «Si conferma che l’opposizione di questi mesi era più politica che sindacale», dice il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.

Ma i più acidi sono quelli dell’area riformista del Pd, che vedono togliersi potenziale terreno sotto i piedi, mentre vorrebbero essere loro, pur in preda a un eterno amletismo, a interpretare la sinistra a sinistra del Pd (vedi i brillanti risultati sul Jobs Act). E così Roberto Speranza dice che «la parola scissione non esiste, non fa parte del vocabolario Pd», e che «la solu­zione non può essere una nuova sinistra antagonista che nasce dalle urla televisive di Landini, ma avere più sinistra nel Pd e nella nostra azione di governo». Molti aspettano fiduciosi.

Gli risponde Landini, che si dice «più attento ai contenuti che ai decibel»: «Il partito di maggioranza, non tutti — aggiunge — ha votato la cancellazione dello Statuto dei lavoratori. Ma il partito, questo governo, non hanno mai avuto un mandato del popolo su un tale programma».

Porte aperte alla coalizione sociale dal Prc di Paolo Ferrero («Ottima notizia») e da Sel di Nichi Vendola: «È una necessità».

L’appuntamento sabato prossimo a Bologna per la manifestazione di Libera, e poi sabato 28 a Roma, in Piazza del Popolo.

Coalizione sociale, la «Podemos» di Landini

Raduno e lancio del manifesto. Nasce la «Podemos» di Landini

Il progetto del segretario per la «coalizione sociale». Sabato l’incontro alla Fiom

di Alessandra Coppola – da corriere.it (13/03/2015)

 (Ansa)
(Ansa)
La «coalizione sociale» nasce già sabato, nella sede della Fiom nazionale. «Dovremmo trovare il modo di dare forma e forza ad un progetto innovativo, individuando punti di programma condivisi (…). Queste poche righe per invitarti\vi a incontrarci», dalle 10, in corso Trieste a Roma. Sindacalisti assieme ad «associazioni, reti, movimenti e “personalità”». L’ora della fondazione è arrivata. «Cari saluti» e la firma: Maurizio Landini.
Eccolo al dunque, il segretario nazionale dei metalmeccanici della Cgil. «Nelle scorse settimane (…) abbiamo ragionato sulla necessità di un momento assembleare per dibattere in modo libero e aperto l’ipotesi di costruire una “coalizione sociale”». Se ne parla da tempo. Landini l’ha portata ad ogni attivo regionale, in un lungo tour attraverso il Paese. E poi, alla fine, all’assemblea dei delegati a Cervia, il 27 febbraio: l’idea di un’associazione di associazioni, un rassemblement a sinistra del Partito democratico, e ampiamente plurale, in grado di raccogliere il dissenso anti-Renzi. Un partito? «Faccio politica, ma non un partito», diceva ancora a Cervia il leader. E rimandava alla manifestazione della Fiom il 28 marzo a Roma. Prima di quella data, però, la «cosa» landiniana avrà già una forma, che si delineerà di sabato in sabato: domani, poi il 21 alla XX Giornata della Memoria organizzata dalla rete di Libera a Bologna, infine con la piazza del 28.
Le «poche righe» contenute nella lettera d’invito alla «costituente» di corso Trieste, allora, hanno il passo e la sostanza di un manifesto programmatico. O quanto meno della sua bozza, da limare. «Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con molti – scrive il segretario – e di condividere sin da subito l’idea che il tentativo di costruire una coalizione sociale muove da una certezza: la politica non è proprietà privata». L’ultima frase è evidenziata in grassetto. Quindi, sottolinea il leader, è la stessa Costituzione a promuovere «la partecipazione alla vita pubblica». L’obiettivo è dichiaratamente questo. All’attivo della Fiom Lombardia, il 17 febbraio, Landini portava l’esempio del Partito laburista, nato per iniziativa dei lavoratori, che sono pertanto chiamati a entrare in scena. «Il sindacato a Detroit finanzia il Partito democratico», spiegava a Milano. Dal lavoro alla politica attiva, saltando le intermediazioni.

Perché questo passaggio è necessario? Si parte «da due assunti che si stanno affermando», annota ancora nella convocazione il segretario. Due idee nefaste alimentate dalla «crisi economica e sociale» e dalle «politiche di austerità europee»: «”La fine del lavoro” e “la società non esiste, esistono solo gli individui e il potere che li governa” credo diano vita allo spettro di un futuro già presente con cui siamo chiamati a fare i conti in tutta Europa». Riferimento importante, quello alla Ue, che serve ad agganciarsi alle due «coalizioni sociali» evidentemente sorelle: Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.

«La politiche della Commissione e della troika – continua Landini -, anche in Italia stanno mettendo in discussione la democrazia, il lavoro e i suoi diritti, l’istruzione e la formazione, la salute, i beni comuni e la cultura, la giustizia». Ecco allora che bisogna superare «il frazionamento» e «coalizzarsi insieme per una domanda di giustizia sociale sempre più inascoltata e – passaggio chiave – senza rappresentanza». Nasce qualcosa di nuovo e di diverso dai partiti conosciuti: «La coalizione sociale dovrà essere indipendente e autonoma – conclude il leader Fiom -: significa che per camminare dovrà potersi reggere sulle proprie gambe e pensare collettivamente con la propria testa».

#dallapartegiusta

segnalato da crvenazvezda76

ATENE CHIAMA La Grecia è cambiata, cambiamo l’Europa

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Grecia. Fiom: “Basta con le politiche dell’austerità. Partecipiamo alla manifestazione di sabato 14 febbraio

La segreteria nazionale della Fiom ha diffuso oggi la seguente nota.

Le ultime decisioni della Bce sul debito greco, ampiamente annunciate dalle dichiarazioni del cancelliere tedesco Angela Merkel, rappresentano un atto gravissimo che continua a subordinare il bene di una popolazione e le sue scelte democratiche alle logiche finanziarie e speculative.

È ora di cambiare. Per costruire un’Europa vera fondata sul lavoro e sulla giustizia sociale serve nuova politica anche della Bce. Mutualizzare e congelare il debito pubblico, allungare nel tempo la sua scadenza, non prevedere il pagamento degli interessi: è questa la strada da seguire. Ciò non significa risolvere i problemi della sola Grecia, ma anche quelli dell’Italia e di tutta l’Unione Europea.

Questo è il modo per liberare risorse da destinare agli investimenti, unica strada per creare posti di lavoro stabili e un nuovo modello sociale e produttivo.

Con l’elezione di Alexis Tsipras, si è aperta per la Grecia la possibilità di risollevare le condizioni di vita della sua popolazione e per il resto d’Europa di guardare a nuove ricette per affrontare la crisi.

Condizione necessaria per tutto questo è però superare la linea economica imposta alla Grecia dalla Troika, le rigidità dei vincoli dettati da trattati comunitari tutti da riscrivere, battere le pratiche di chi – per salvare una banca – è disposto a sacrificare un intero popolo. Tutto questo diventa decisivo per il futuro dei nostri Paesi e per la democrazia europea.

Oggi milioni di persone nel nostro continente hanno dovuto subire un arretramento delle loro condizioni di vita andato di pari passo con il degrado dei loro diritti di cittadinanza: una vera e propria regressione storica visibile nella povertà che dilaga tra i nostri cittadini, nei lavoratori-poveri con salari sotto la soglia di sussistenza, nella disoccupazione dilagante, nei milioni di persone prive d’assistenza sanitaria. Un degrado che rischia d’allontanare definitivamente milioni di cittadini dalla partecipazione alla vita pubblica, generando così un pericoloso deficit di cittadinanza, per la gioia delle élites e delle oligarchie. Rimettere la dignità della persona al centro dell’agire pubblico e, con essa, fare del lavoro il principale obiettivo dell’azione politica deve diventare il minimo comune denominatore per tutti coloro che vogliamo risollevare l’Europa dalle macerie in cui l’hanno ridotta gli speculatori e i burocrati.

Su queste basi, la Fiom sostiene lo sforzo del Governo greco e partecipa con le proprie proposte alla manifestazione “Dalla parte giusta. È cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa”, indetta per il 14 febbraio a Roma, invitando tutte le associazioni che hanno a cuore il lavoro e la giustizia sociale ad essere presenti.

Roma, 6 febbraio 2015

Sciopero Sociale

di crvenazvezda76

Forse quella di oggi non è stata solo la prova generare del lungo ponte dell’Immacolata, come qualcuno si ostina a definire lo sciopero generale chiamato dalla Cgil. E forse non è stata solo la solita protesta, generica e isolata, contro il governo.

È stata una giornata di mobilitazione che ha visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza in tutta Italia per dire al governo che così non va. Manifestazioni dello “sciopero sociale” in oltre venti città e quella della Fiom a Milano, dove questi due mondi, apparentemente diversi, si sono incontrati e hanno iniziato a parlare. Disoccupati, studenti, lavoratori atipici, migranti, movimenti e metalmeccanici (ma non solo) nella stessa piazza. Già a Roma il 25 ottobre si è visto che si può fare.

Una piazza che chiede di cambiare davvero verso, non a colpi di tweet che cancellano diritti, ma di politiche che ci portino fuori da questa crisi, economica e sociale, rimettendo al centro la società e il lavoro. Sì, una piazza che è politica, ma, soprattutto, una piazza che chiede politiche.

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Come mai, come mai, sempre in culo agli operai?

di crvenazvezda76

Prevedibile quanto successo ieri ai metalmeccanici della AST di Terni.
Il modo in cui Renzi ha accolto l’esito della manifestazione di sabato organizzata dalla CGIL non lasciava presagire nulla di buono. Troppo grande il messaggio politico di quella piazza per non dare una risposta decisa, tangibile e immediata che seguisse il suo roboante “Non mi farò fermare da una manifestazione”. Troppo chiara la volontà sua, del governo e dei suoi seguaci di non smuoversi dalle posizioni assunte nel decreto lavoro. E poi le dichiarazioni della Picierno, che sembra non avere idea del funzionamento del sindacato. Nozioni superflue, se devi sparare contro come un Brunetta qualunque.

Ora sono curioso di sentire le dichiarazioni dei dirigenti Pd che sabato hanno fatto la passarella a Roma, e di vedere cosa faranno poi in Parlamento, quando si tornerà a discutere di lavoro.
Certo… non bisogna essere maghi per prevedere un legnoso “Forte indignazione per ciò che è avvenuto oggi a Roma” e un compìto “Votiamo la delega per responsabilità verso il partito”. Chissà se mi sbaglio…

Cambiano i governi, ma il trattamento riservato alla piazza non cambia: la cura del manganello non passa mai di moda.

 

Epidemia

di Annalisa Dall’Oca – il Fatto Quotidiano

15 ottobre 2014

“Abolire l’articolo 18 è un attentato ai diritti dei lavoratori di tutta Europa”. Oltrepassa i confini nazionali e unisce le tute blu italiane a quelle tedesche la battaglia della Fiom contro la riforma del lavoro del governo Renzi. A promettere barricate in difesa dello Statuto dei lavoratori italiano è stato infatti Hartwig Erb, segretario provinciale del sindacato Ig Metall di Wolfsburg, in Germania, il corrispettivo tedesco della Fiom. “L’abolizione dell’articolo 18 non è la ricetta per risolvere la crisi economica italiana”, ha spiegato Erb, a Bologna per siglare con le tute blu emiliano romagnole un accordo di collaborazione tra i due sindacati. La proposta del tedesco è quella di creare una sorta di fronte comune contro le politiche volte a peggiorare le condizioni di lavoro. “Cancellare l’articolo 18 sarebbe un attentato ai diritti dei lavoratori di tutta Europa. Per questo noi siamo pronti a combattere al fianco della Fiom questa battaglia”.

Del resto nel modello tedesco, cui Renzi dice di essersi ispirato per il Jobs Act, il licenziamento senza giusta causa non esiste. “In Volkswagen ad esempio”, ha spiegato il tedesco, “c’è una legge per 
cui non si può licenziare senza giusta causa, ma anche nelle altre aziende esiste una forma
 di articolo 18”. E per questo la riforma del governo italiano crea preoccupazioni anche in Ue. “Se l’Italia dovesse abolire le tutele, rischiamo che in Europa si verifichi il cosiddetto effetto domino. Ovvero che le aziende multinazionali decidano di applicare anche agli stabilimenti esteri le stesse modalità contrattuali approvate in questo Paese, con il risultato che forme di lavoro con minori tutele potrebbero essere introdotte anche da altri stati dell’Unione, contribuendo così a peggiorare crisi e disoccupazione”.

La flessibilità tedesca, insomma, secondo Erb non corrisponde all’abrogazione dell’articolo 18: “Parliamo semplicemente di ore lavorate”. Più o meno le parole usate dall’attuale segretario di Stato del ministero del Lavoro tedesco, Jörg Asmussen, nel raccontare a “il fattoquotidiano.it” gli elementi necessari per ottenere una buona riforma del lavoro: “La leadership si dimostra quando si guarda ai problemi del Paese, si vagliano le soluzioni possibili e si lotta per portare avanti le scelte migliori, spiegando pubblicamente ai cittadini i pro e i contro delle decisioni prese. Non quando si guarda ai sondaggi e si pensa al risultato elettorale”. E in Germania, “abbiamo un tasso di occupazione da record grazie a uno sforzo collettivo, ma molto costruttivo, di sindacati, imprese e molti governi di diverso colore”.

Da qui l’accordo tra Ig Metal e Fiom, stretto non solo per elaborare politiche comuni che tutelino i diritti dei lavoratori nella fabbriche italiane e tedesche del gruppo Volkswagen, che sulla via Emilia è proprietario di Lamborghini e Ducati, ma anche per rivolgere uno sguardo all’Europa. “Oggi il mercato del lavoro europeo presenta diverse criticità – ha spiegato il segretario di Ig Metall di Wolfsburg – ad esempio abbiamo un deficit a livello di istruzione: ci sono pochissime cattedre che specializzano i giovani a livello professionale, mentre per rilanciare l’occupazione bisognerebbe puntare di più sulla formazione. Inoltre l’Unione Europea permette la libera circolazione dei cittadini, ma è difficile per un lavoratore farsi riconoscere il proprio titolo di studio acquisito in uno Stato membro, col risultato che tanti sono costretti ad accettare impieghi sottopagati e precari. Questo trend va cambiato”.

“Dobbiamo disegnare un modello diverso 
di sindacato – ha sottolineato quindi Erb – che agisca a livello transnazionale in sinergia, che unisca le forze nel combattere le battaglie del mondo del lavoro. A partire dalla tutela dell’articolo 18. Per capire questa necessità, del resto, basta guardare come opera l’imprenditoria: le aziende si presentano sempre molto unite, e così deve fare il sindacato”. Qualche mese fa, ad esempio, imprenditori italiani e tedeschi si erano seduti allo stesso tavolo, e secondo il segretario regionale della Fiom, Bruno Papignani, per l’autunno sarebbe in programma un
 secondo evento, che potrebbe vedere la partecipazione della cancelliera Angela 
Merkel e del presidente del consiglio Matteo Renzi: “Si dice che l’importanza di
questo appuntamento porterà al convegno anche i massimi
 esponenti dei due governi”, ha spiegato Papignani.

Per questo, secondo il rappresentante sindacale tedesco, ci dovrebbe essere una “collaborazione” tra i sindacati italiano e tedesco: “Ciò che avviene in Europa influenza l’Italia e viceversa”. La prossima tappa del piano di lavoro relativo all’accordo Fiom – Ig Metall sarà a novembre, con una trasferta della Fiom e del segretario nazionale Maurizio Landini, in Germania. Sempre a 
novembre, poi, il percorso di cooperazione comincerà ad 
allargarsi oltre oceano, con il coinvolgimento della Confederazione sindacale brasiliana: l’Ig Metall volerà in sud America il 10 novembre, la 
Fiom il 22.

Segnalato da barbarasiberiana.

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/15/articolo-18-sindacato-tedesco-teme-contagio-ue-del-jobs-act-in-lotta-con-fiom/1155463/