governo Passos Coelho

Sinistra di lotta e di governo

Portogallo, fine della macelleria sociale, sinistra pronte a governare

Portogallo. L’esecutivo di destra di Coelho, il meno longevo della storia della democrazia portoghese, è già caduto. Bocciati i diktat di Bruxelles. A Lisbona per la prima volta un’alleanza frentista, di sinistra, anti austerity, potrebbe diventare realtà.

di Goffredo Adinolfi – ilmanifesto.info, 11 novembre 2015

Dopo due giorni di discussione alle 17.05 di ieri pomeriggio al parlamento portoghese inizia la votazione della mozione di sfiducia delle sinistre contro il governo Passos Coelho. Prova di quorum, il dispositivo elettronico sugli scranni non funziona! L’esecutivo meno longevo della storia della democrazia conquista qualche secondo di vita. Si procede così al ben più lento voto manuale. Conteggio, maggioranza! Alle 17 e 17 la mozione è approvata, nessuna defezione, 123 deputati contro 107, governo sfiduciato! Le destre, ora, salvo sorprese provenienti dal palazzo di Belém (presidenza della repubblica), dopo una legislatura all’insegna della macelleria sociale, dovranno tornare all’opposizione.

Passati 40 anni di conventio ad excludendum si è infine «rotto un tabù e si è abbattuto un muro» dice Antonio Costa nel suo intervento all’Assembleia da Repubblica durante il dibattito per l’approvazione della mozione di sfiducia. Passo dopo passo, con grande pazienza, tenacia, coraggio e determinazione il percorso di una alleanza frentista sembra stia per diventare realtà.

Le sinistre, unite per la prima volta, hanno gridato un assordante «no» a Pedro Passos Coelho, uno dei simboli più visibili della politica austeritaria europea e che, nella sua variante lusitana, ha mostrato una intransigenza non inferiore a quella del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble.

Dopo settimane di incertezze la lunga discussione alla camera dei deputati di ieri è stata certamente catartica. Nel principale organo rappresentativo della sovranità popolare, dopo contrattazioni avvenute in modo perlopiù discreto, si sono messe in chiaro le ragioni che hanno portato all’intesa quattro forze politiche — Partido Socialista (Ps), Partido Comunista Português (Pcp), Bloco de Esquerda (Be) e Partido Ecologista os Verdes (Pev) — che sono state, restano e resteranno molto differenti tra di loro. Convergenze parallele di una sinistra — soggiunge Costa — orgogliosamente plurale.

Il segretario Ps affronta a viso aperto una delle maggiori critiche che arrivano da chi si è battuto affinché una maggioranza alternativa a quella della Coligação non fosse costruita: «Essere contro la Nato, l’Euro e le politiche energetiche non implica che non si possa trovare un terreno comune di mediazione.

Un accordo che parte dal presupposto di come sia ora necessario voltare definitivamente pagina al radicalismo ideologico che ha animato la coalizione di destra e inauguri un nuovo ciclo politico che ridia speranza e un futuro di fiducia». È finita l’èra del «cinismo di classe — dice Jeroninmo de Sousa segretario generale del Partido Comunista Português — per cui si finge di parlare in nome del paese per poi occuparsi degli interessi di una piccola minoranza».

Questa destra non solo ha applicato pedissequamente il memorandum con la Troika, ma lo ha reinterpretato in una chiave tanto estensiva da non lasciare nessun settore escluso da una rimodulazione dei rapporti tra lo stato e il cittadino. I bilanci, dice Catarina Martins, sono stati soltanto la punta di un iceberg, perché è il contratto sociale stesso ad essere stato alterato.

Ed é per questo, continua la portavoce del Be, che oggi la destra è isolata nel parlamento, perché in questi anni essa è stata isolata nel paese.
Ultimo a pronunciarsi, prima della votazione finale, è un Passos Coelho che sembra riemergere da un passato ormai superato. Minoritario all’Assembleia, nominato nonostante fosse chiaro che le sinistre, maggioritarie, intendevano farsi governo, si considera purtuttavia vittima, vittima di un parlamento che non gli vuole riconoscere una vittoria mai ottenuta.

Ora il lato orientale e quello occidentale del continente sembrano incamminarsi verso una strada di rifiuto pragmatico ma deciso delle politiche iperliberiste.

Un governo di sinistra anti-austerità — afferma Panos Trigazis membro del comitato centrale di Syriza in una dichiarazione inviata all’agenzia Lusa — rappresenta un sostegno indispensabile agli sforzi portati avanti da Atene a livello europeo.

È inoltre un contributo essenziale per la creazione di una base programmatica anti-austerità e rafforza l’aspettativa di sviluppi simili nella vicina Spagna alle prossime elezioni del 20 dicembre.

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Portogallo, c’è un programma di sinistra

Portogallo. Pronta mozione di sfiducia contro il governo di Pedro Passos Coelho.

di Goffredo Adinolfi – ilmanifesto.info, 10 novembre 2015

Dopo più di un mese dalle elezioni l’accordo tra socialisti, Bloco de Esquerda (Be) e Partido Comunista (Pcp) è stato finalmente concluso. Durante lo scorso fine settimana le segreterie dei tre partiti hanno ratificato in via definitiva il documento programmatico che dà il via libera ad Antonio Costa per formare un governo appoggiato dalle sinistre.

Il testo prevede la cancellazione di fatto di grande parte delle riforme austeritarie di questi ultimi anni. Scorrendo le 138 pagine si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio percorso di smantellamento di quanto fatto a partire dal 2009–2010 quando, a causa della tempesta scatenatasi sui debiti sovrani, il premier socialista José Socrates è stato costretto a firmare con la Troika — Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione — un piano di contenimento draconiano del bilancio dello stato e di svalutazione salariale.

Al primo punto dell’intesa misure volte ad «aumentare il reddito delle famiglie per rilanciare l’economia». Nel corso del 2016, se Costa sarà nominato primo ministro, verranno annullati per intero i tagli degli stipendi della funzione pubblica e il salario minimo verrà portato da 505 a 600 Euro entro il 2019 (ovvero una crescita di quasi il 20% che riguarderà circa 500 mila persone). Agli aumenti diretti occorre poi aggiungere quelli indiretti che comunque incidono in modo sostanziale sul potere d’acquisto. I contributi previdenziali verranno ridotti del 4% e compensati da un investimento maggiore da parte della Segurança Social (Inps). Sono inoltre previste una serie di riforme atte a combattere l’uso ingiustificato del lavoro autonomo, per favorire l’occupazione e ridurre i livelli di precarietà. Infine verranno reintrodotti i giorni festivi aboliti nel 2011 che passeranno da 9 a 13.

Riguardo all’Europa — una delle tematiche più controverse visto il presunto antieuropeismo di comunisti e blocchisti — ci si trova di fronte a una sorta di paradosso. Dal documento concordato sembrerebbe infatti emergere la volontà di portare ulteriormente in avanti il processo di integrazione e, soprattutto, di democratizzazione dei processi di decision-making (ri)dando maggiore centralità, in quanto principale organo rappresentativo della sovranità popolare, al parlamento. Intanto ieri pomeriggio è iniziato il dibattito all’Assembleia da Republica che si concluderà oggi con l’approvazione della mozione di sfiducia contro il governo guidato da Pedro Passos Coelho. A questo punto il capo dello stato Aníbal Cavaco Silva dovrà decidere quale cammino intende seguire: se dare luce verde ad un esecutivo frentista, mantenere un governo di gestione o addirittura promuovere un governo di iniziativa presidenziale.

Al momento le polemiche riguardo le denunce di «colpo di stato» lanciate dal Telegraph qualche settimana fa e che tanta eco hanno avuto nei media internazionali, sembrano essersi sopite. Anche il potente ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha mostrato tranquillità dicendosi convinto che il Portogallo proseguirà comunque sulla strada della crescita.

Sia come sia da questa sera inizierà un percorso del tutto inedito e quindi ancora molto incerto nella recente storia portoghese e che, ne siamo certi, avrà un impatto non solo interno ma anche sulla Spagna (si voterà il prossimo 20 dicembre) e sull’intero continente (basti pensare al peso giocato dal centro-destra portoghese in sede di eurogruppo). Anche se il compromesso storico lusitano è stato perlopiù accettato le prossime giornate si prospettano delicate perché, come sottolinea Catarina Martins portavoce del Bloco, le pressioni «da parte dell’Europa dell’austerità saranno gigantesche, così come gigantesche saranno le pressioni da parte di quel potere finanziario che in questi anni ha lucrato con la svendita del nostro paese».