identità

Il pane quotidiano (della destra)

Identità e valori, lo strappo culturale di Matteo Renzi che si getta anche sul pane quotidiano della destra

di Flavia Perina – huffingtonpost.it, 29 dicembre 2015

“Valori e identità contro il nichilismo imperante”, dice Matteo Renzi, ed è lì, nel passaggio della conferenza di fine anno dedicato all’emergenza terrorismo, che si compie lo strappo culturale più interessante della giornata. Perché mai, da sinistra e soprattutto dal Pd, si era sentito un ragionamento imperniato sulle parole “valori” e “identità”, pane quotidiano della destra. E mai la categoria nicciana del nichilismo era stata usata con tanta disinvoltura ai tavoli degli eredi del Pci.

La domanda a cui Renzi ha risposto riguardava l’atteggiamento dell’Italia riguardo alla crisi nord-africana e mediorientale. Il premier poteva cavarsela con una risposta di routine ed ha voluto invece sottolineare la necessità, anche “come segretario pro tempore del partito più grande della sinistra europea”, di rettificare l’antica linea del progressismo e abbandonare la tradizionale analisi sociologica che lega il terrorismo all’emarginazione e l’emarginazione a dati di tipo economico. Si deve cambiare, ha detto. Approdare a un’interpretazione di tipo culturale. “Per anni abbiamo sostenuto che l’identità era una parolaccia” e l’abbiamo giudicata come “il contrario dell’integrazione” – ha spiegato Renzi – mentre è vero l’esatto contrario, “l’identità è la condizione dell’integrazione”.

Sono parole che pesano perché conducono a lidi molto distanti dalla tradizione del Pd. In Italia come in Francia, in Gran Bretagna e in gran parte d’Europa, il linguaggio dell’identità è quello delle destre vecchie e nuove, ideologicamente agli antipodi dell’internazionalismo e dell’universalismo, patrimonio della tradizione socialista. Volendo scendere dalle stelle al teatrino, è la “guerra dei presepi” intentata da Matteo Salvini a ogni Natale, le ordinanze per la chiusura anticipata dei kebabbari in Veneto, la battaglia contro la moschea di Milano: posizioni tutte legate alla ostentata necessità di difendere l’identità italiana e i valori che la definiscono.

Ora, senza certo immaginare che il premier voglia entrare in questi tipi di contesa, sorprende che ne adotti il linguaggio di riferimento in una circostanza così importante, e che lo faccia (come ha specificato) da “segretario del Pd” più che da presidente del Consiglio. «Identità è una parola pericolosissima», avverte Sofia Ventura, docente di Scienze Politiche a Bologna, «perché è in qualche modo ambigua. Qual è l’identità italiana a cui ci si riferisce? Un’identità dinamica fondata sui diritti universali? O un recinto simile a quello che immaginano le destre reazionarie?». Per Alessandro Campi, politologo, un altro che le dinamiche delle destre le conosce bene, non è ancora chiaro se Renzi “stia furbescamente appropriandosi di temi funzionali al progetto di Partito della Nazione”, oppure stia operando “un progetto di revisione profonda della tradizione culturale della sinistra”. Ma alla fine l’una cosa potrebbe determinare l’altra, perché non è raro nella storia che un’idea scaltra partorita per vedere l’effetto che fa abbia successo, produca consenso, e diventi strategia di lungo periodo.

Certo è che Renzi sembra aver annusato la tendenza e fatto tesoro dei risultati delle ultime tornate elettorali europee, con la loro richiesta emotiva di certezze fondata proprio su quella vecchia parolaccia, “identità”. Se riuscirà ad appropriarsi pure quella, oltre all’immaginabile sconcerto di una parte dei suoi, c’è da mettere nel conto pure qualche guaio per la destra italiana. Già scavalcata sul terreno delle riforme del lavoro, dei rapporti con la piccola impresa, della rappresentanza del mondo economico, dell’abolizione della tassa sulla casa, si era ritirata nella nicchia dei “valori italiani” immaginando che almeno lì non avrebbe avuto né concorrenti né fastidi. Da quell’ultima trincea aveva lanciato la sua strategia della paura – emergenza sbarchi, emergenza invasione, emergenza burqa, emergenza crocifissi, emergenza canti natalizi a scuola – e ricostruito percentuali di consenso accettabili. Ora corre il rischio di ritrovarsi il nemico in casa pure lì, e potrebbe essere un bel guaio.

Neri Italiani

Al signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

c/o Palazzo del Quirinale 00187 – Roma

Portare un pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio.

Egregio signor Presidente, Speriamo che questa Nostra la trovi in buona salute e in serenità. A scriverle è un gruppo di studenti e lavoratori che si sta riunendo in un’Associazione che avrà nome Neri Italiani – Black Italians. In occasione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è nostro grande desiderio che Lei portasse pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio, realtà spesso percepite come problematiche ma che in realtà rappresentano, come certamente condividerà, una grande ricchezza potenziale per il nostro Paese. In particolare, apprezzeremmo che portasse alla luce le difficoltà patite da una generazione di giovani italiani multietnici strozzati da una legge che gli riconosce la cittadinanza soltanto dopo la maggiore età, creando una separazione giuridico-sociale che crea imbarazzo, alimenta la crisi d’identità, soffoca quell’amore naturale che ognuno di noi prova per il suolo natio, portando a sentirci invisibili. Dall’altra parte come alcuni di noi, ragazzi/e cresciuti in questo paese che hanno fatto tutto il ciclo scolastico, non vengono riconosciuti per nulla, pur sentendosi profondamente italiani.

Il progresso sociale che domandiamo non è da noi visto come un’imposizione causata dalla pressione internazionale; affonda invece le sue radici in profondità nella storia d’Italia.

Italiani di origine africana hanno versato sudore e sangue per la nascita di questo Paese: è il caso di Michele Amatore, che ricevette la cittadinanza nel Regno di Sardegna, entrando nel Corpo dei Bersaglieri nel 1848 e prendendo parte alla Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1859 combatté la Seconda Guerra d’Indipendenza in qualità di caporale per poi diventare, nel 1863, un capitano.

Alessandro “Vittorio” Sinigaglia ha combattuto come Partigiano dopo un lungo periodo passato da dissidente politico. A lui è intitolato la ventiduesima bis Brigata Garibaldi.

Giorgio Marincola, partigiano. Nato nella Somalia Italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria e di Askhiro Hassan. Contrariamente alle usanze dell’epoca, il padre riconobbe entrambi i figli meticci. Queste furono le parole di Giorgio in radio una volta catturato dai nazisti:

«Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»

(Giorgio Marincola a Radio Baita, gennaio 1945).

Il nostro desiderio intimo è quello di partecipare alla ricostruzione di una nuova Italia, ripartendo dalle parole della famiglia Raggi di Terni. Parole che incitano al lavoro collettivo per una cittadinanza migliore, cosciente e unita, libera da ogni ristrettezza mentale, politica e culturale. Il Suo illustre contributo aiuterebbe enormemente il nostro obiettivo di creare una nuova società italiana libera dal pregiudizio e dall’ignoranza, dove ogni individuo nato e/o cresciuto in Italia sia considerato per le sue qualità ed i suoi difetti, non per altri criteri che possono creare discriminazioni e divisione. Non scriviamo per pretendere o fare richieste, siamo qui a scriverle per amor di patria, amore che ci porterà alla fine di questo tunnel, perché siamo parte integrante di questo paese e ci battiamo da fratelli e sorelle per un unico scopo.

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