Ignazio Marino

Marino non molla

Marino, folla e delirio in Campidoglio. “Non vi deluderò, voglio un confronto col Pd”

“Marino resisti: il Pd con il padrino, noi con Marino”. Sono questi alcuni dei cartellli sventolati oggi in Campidoglio da centinaia di manifestanti a favore del sindaco dimissionario di Roma. E Ignazio Marino decide di ricambiare i suoi sostenitori: “Questa piazza mi dà la forza di andare avanti, non vi deluderò, la democrazia non si fa nelle stanze chiuse”. E ancora: “Serve un confronto con il Pd, il partito che ho contribuito a fondare”. Poi si concede un bagno di folla. Una ressa di giornalisti l’accompagna lungo il tragitto, ma il sindaco non chiarisce se revocherà le dimissioni accettando il rischio di farsi sfiduciare in un Consiglio comunale.

La tentazione di rimuovere Mafia Capitale dietro l’operazione politico-mediatica su Marino

Pietro Orsatti

coverRomaBrucia

Come diceva Andreotti? «A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…». Bene, se dico che tutta la manovra mediatica per portare alle dimissioni Ignazio Marino sia stata condotta di concerto da Matteo Renzi e da La Repubblica credo di averci azzeccato. Come del resto era prevedibile da mesi. Gli interessi, apparentemente divergenti, fra il segretario-premier e il gruppo editoriale, erano evidenti a molti. Da un lato spazzare via le carte dal tavolo e giocare una mano completamente nuova, dall’altro distogliere l’attenzione dalla cloaca emersa con l’inchiesta su Mafia Capitale. Meglio prendersela con Marimo, che tanto ha dato il suo bel contributo alla dissoluzione del suo mandato di Sindaco della Capitale con un impegno davvero impressionante.

Scrivo nel libro Roma Brucia (scritto per Imprimatur e in stampa proprio in queste ore e che sarà in libreria a fine mese):

Marino che non vuole cedere, che non intende dimettersi…

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Esperimento a luci rosse

segnalato da n.c.60

Roma, da aprile arriva il primo quartiere a luci rosse

Il progetto sarà sperimentato in alcune strade dell’Eur e costerà 5mila euro al mese investiti per la vigilanza fuori dalle vie tollerate e per gli operatori sociali anti-sfruttamento. Anche il municipio III valuta l’idea.

da roma.repubblica.it (06/02/2015)

Ora c’è una data: ad aprile Roma avrà il suo primo quartiere a luci rosse. Entro tre mesi partirà l’annunciata, e più volte rimandata, sperimentazione sulla prima area della città dove la prostituzione sarà tollerata. Si tratterà di una strada del IX municipio, ancora da individuare. L’obiettivo è quello di liberare le strade dell’Eur dal fenomeno della prostituzione selvaggia e allo stesso tempo tenere sotto controllo il fenomeno, controllando anche eventuali casi di sfruttamento.

Per attuare il progetto, il IX Municipio dovrà prima approvare un’ordinanza. Fuori dalle zone tollerate saranno previste multe ai clienti, fino a 500 euro, che saranno trovati in compagnia delle prostitute. Il costo del progetto sarà di circa 5mila euro al mese, che andranno in gran parte per le unità di strada, gli operatori sociali che monitorano l’attività delle ragazze ed eventuali casi di sfruttamento. Una parte sarà stanziata dal Municipio e l’altra dal Campidoglio. “Cifre – sottolinea il minisindaco dell’Eur Andrea Santoro – assolutamente sostenibili per una città come Roma”. “Abbiamo avuto questa idea in un incontro costruttivo con l’assessore capitolino Francesca Danese – ha spiegato il minisindaco dell’Eur Andrea Santoro – l’approccio dell’assessore mi è sembrato molto positivo, concreto e poco ideologico. Il progetto in questione è prima di tutto un’operazione di recupero sociale”. Ma il progetto ha suscitato diverse reazioni politiche. C’è chi la ritiene una decisione “coraggiosa” e chi un’idea “sconvolgente”.

L’operazione, ha chiarito il presidente del IX Municipio, parte in stretto raccordo col Campidoglio. “E Danese si è detta d’accordo nel costruire una proposta di questo tipo in tempi stretti”, racconta alla ‘Dire’ Santoro. “Possiamo partire ad aprile, così contemporaneamente libereremo l’Eur da un fenomeno che investe il quartiere da almeno 30 anni e proveremo a contrastare la tratta”.

Ma come sarà concepita l’area dove saranno spostate le lucciole romane e soprattutto quali strade saranno coinvolte? L’idea è portare le prostitute in una strada, o un piccolo gruppo di strade, lontane dagli edifici abitati e dal centro del IX municipio. Per ora la localizzazione delle strade non c’è ancora e secondo Santoro “sarà oggetto di un confronto in Prefettura, a breve”. Le vie saranno controllate anche dalle unità di strada, veri e propri gruppi di operatori sociali con il compito di monitorare lo stato delle ragazze, eventuali sfruttamenti o stati di disagio fisico e psichico. Il Municipio pensa quindi ad una sorta di tutela sanitaria e sociale delle prostitute.

“Ci aggiorneremo la prossima settimana per cercare di concordare le misure da mettere in campo, a partire dal potenziamento delle unità di strada, che ora escono un paio di volte al mese ma dovranno arrivare ad un ritmo di due a settimana- aggiunge il presidente del IX Municipio-. Sempre la settimana prossima avremo anche un incontro con la Polizia locale e con il commissariato dell’Eur. Anche loro si sono detti disponibili ad un lavoro insieme. Avremo, quindi, un’intensificazione del controllo delle forze dell’ordine e più volanti sulle strade. Inoltre sarà potenziata l’illuminazione al led”. Allo stesso tempo per l’Eur potrebbe arrivare il tempo della rinascita notturna. “Oggi – prosegue Santoro – ogni mattina, in ogni angolo del quartiere, ritroviamo le strade piene di preservativi usati gettati in terra. Mentre di notte le prostitute sostano sotto le abitazioni. Il quartiere verrà liberato da questo fenomeno insopportabile per i cittadini”.

“Se la sperimentazione nel IX Municipio va bene”, anche il III Municipio, zona fortemente colpita dal fenomeno della prostituzione in strada, in particolare nell’area della Salaria, potrebbe replicare in futuro l’idea di una zona a luci rosse. “Credo che l’idea di Santoro possa essere un modo utile per trovare strade alternative a quanto fatto fino ad oggi sul tema della prostituzione – ha detto alla Dire il presidente del III Municipio, Emilio Paolo Marchionne – La repressione da sola non si è mai dimostrata risolutiva. Da parte nostra c’è, dunque, interesse per questa iniziativa, che può diventare un patrimonio comune: siamo favorevoli a valutarne tutti insieme gli aspetti per capire se possiamo ripetere anche noi l’esperimento individuando, d’accordo con i cittadini, le zone idonee per seguire la sperimentazione”.

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Salvate il soldato Marino

segnalato da barbarasiberiana 

A pochi giorni di distanza dallo “strano caso della panda rossa” esplode il bubbone-Roma. Operazione “Mondo di Mezzo”, una vagonata di arresti e Alemanno indagato. E poi il problema di Roma erano le multe di Marino. Non è che “per caso” dietro al tentativo di far saltare Marino c’è qualcosa d’altro? Postiamo un articolo trovato su un sito che di solito non è particolarmente “gentile” con il sindaco di Roma, e forse proprio per questo merita di essere letto. Giusto per farsi un’idea su quello che succede a Roma.

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Ma quali Panda&Multe!? Voglion far saltare Ignazio Marino perché non s’è ancora adeguato alla loro criminalità. Le 10 grandi discontinuità che fanno rischiare il posto al sindaco.

da romafaschifo.com (18/11/2014)

Ignazio-Marino2

Davvero voi siete tra quelli che pensano che il sindaco stia rischiando di saltare in aria per una questione di Fiat Panda rosse o di multe prese in automatico per una dimenticanza sul rinnovo del permesso? Mapperfavore! Marino è sulla graticola per un motivo molto diverso, ovvero perché con il suo modo di fare (manco si capisce se lo fa di proposito o se procede a casaccio) si è posto completamente al di fuori dei meccanismi criminali, mafiosi, consociativi e di corruttela che reggono Roma da decenni e ai quali ogni sindaco, nolente ma soprattutto volente, ha dovuto adeguarsi. Meccanismi che muovono un sacco di consenso e un sacco di denaro sottraendolo all’erario pubblico ed ai servizi per direzionarlo nelle tasche giuste. Il sindaco è al di fuori di queste logiche, non le conosce, magari non le combatte neppure, ma le ignora e questo è ancor più pericoloso per il sistema di potere che lo sostiene e che, assieme alla destra in una finta alternanza ed in una finta dialettica maggioranza-opposizione, ha spolpato la capitale del paese in un modo riprovevole e senza raffronti in altre città europee e occidentali. Ecco una decina di elementi che segnano una grande discontinuità tra Marino e i suoi predecessori. Si tratta dei veri motivi per cui il PD, con un’operazione di comunicazione anche piuttosto rozza (avete fatto caso come si parla dei problemi di Roma, gli stessi da decenni ma oggi presenti in tutte le trasmissioni tv? Avete fatto caso ai raffazzonati editoriali di Repubblica e Corriere?), sta mettendo all’angolo il sindaco per ricattarlo, per imporgli di smetterla, per intimargli di interrompere lo sbullonamento del sistema economico che garantisce in vita il demi monde che ha ucciso la città, per metterlo sotto tutela e per far sì che non continui a intralciare chi vuole continuare a fare affari illecitamente su quel che resta di una città.

DISCARICA DI MALAGROTTA

Il PD a Roma era abituato a andare col capo della CO.LA.RI., Manlio Cerroni, a mangiare la coda alla vaccinara, e non è un modo di dire. Ignazio Marino è arrivato e ha chiuso Malagrotta, la discarica più famigerata d’Europa. Poi, per carità, la raccolta rifiuti fa schifo, la città è zozza e la differenziata è caotica, dispendiosa e fuori dal mondo. Ma intanto è stata chiusa Malagrotta. Con qualsiasi altro sindaco oggi ci sarebbe ancora Malagrotta con tutti gli interessi che le giravano attorno. E a quanto pare, ma questo è gossip (gossip che a Roma troppo di sovente si trasforma in realtà), sembra che i cassonetti traboccanti rifiuti e lo schifo dovunque sia proprio una reazione da parte di chi, dentro AMA e fuori, campava sull’anomalo sistema-Malagrotta e che ora, trovandosi spiazzato, reagisce in questo modo: sabotando la città.

URTISTI, AMBULANTI E CAMION BAR

Direttive ministeriali ignorate, insabbiate, disattese. Ora si cambia. E pare che stiano partendo proprio le prime lettere di revoca dopo che il Comune ha finalmente pubblicato la lista dei camion-bar e degli urtisti che finalmente dovranno sloggiare a breve dai monumenti venendo ricollocati altrove. Non una svolta epocale, se mai sarà portata fino in fondo, ma comunque una notevole rivoluzione fino ad ora. Basti pensare cosa si sta facendo per Piazza Navona e il suo mercatino di Natale (ne abbiamo parlato ieri in un ampio post) sempre anche qui grazie ai consiglieri e al loro consociativismo orientato costantemente a tutelare gli interessi privati contro il bene comune. Il sindaco ha anche, altro mezzo miracolo, alzato i risibili prezzi dell’occupazione di suolo pubblico che le bancarelle e i camion-bar pagano. Un aumento deciso e sacrosanto che ovviamente, in aula, è stato stoppato e mitigato dai consiglieri (tra l’altro consiglieri PD, gli stessi che hanno cercato in tutti i modi di stoppare il PRIP, vedi capitolo dedicato) che lavorano non per il bene della città, ma per il bene dei bancarellari. Ora avete capito perché lo vogliono mandare via? Per continuare a mangiare, anzi ad abbuffarsi, su queste partite. E a farlo totalmente indisturbati.

PRIP

La guerra non è ancora vinta (dipenderà dalla Leonori, da Marino e soprattutto dai rispettivi staff e dalla voglia e dalla capacità di resistere alle pressioni fortissime delle lobby), ma molte battaglie sono state portate a casa e si è in dirittura d’arrivo per mettere la parola fine alla mafia romana dei cartelloni. Un coacervo di crimine organizzato che strozza la città da 40 anni sottraendo ogni anno milioni e milioni di euro in cambio di degrado e umiliazione e che può andare finalmente a farsi benedire a partire dall’approvazione del PRIP, il Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari, la scorsa estate. Lo si aspettava da vent’anni, Alemanno ha promesso di approvarlo ogni mese per cinque anni e ogni mese ha rimandato al mese successivo continuando a garantire ai cartellonari spazi e privilegi, Marino è arrivato e l’ha fatto approvare: non basta, perché senza implementazione concreta il PRIP rimane carta, ma intanto è una svolta e non da poco.

Non dimentichiamo che cartelloni significa campagna elettorale gratis per consiglieri di destra e di sinistra. Un sistema ben oleato nei decenni: tu mi regali spazi pubblicitari, io non ti rompo le scatole nel tuo business criminale che massacra l’economia della città. Tutto questo potrebbe finalmente finire nonostante la contrarietà di tanti consiglieri… del PD naturalmente.

STRISCE BLU E PIANO DEL TRAFFICO

Un enorme coraggio per una misura impopolare ma giustissima come quella di alzare il costo delle strisce blu e soprattutto di togliere gli abbonamenti giornalieri o mensili. Erano droga per la mobilità romana, droga somministrata da un irresponsabile Alemanno. Marino è stato odiato come viene odiato chi ti toglie una sostanza di cui sei dipendente, ma che ti sta uccidendo. Il Piano del Traffico punta a implementare la congestion charge dentro l’area dell’Anello Ferroviario sul modello di Milano e di Londra. I consiglieri del PD che voglion la testa di Marino blaterano che cose del genere si possono fare tutt’al più “a Oslo”. Peccato che si facciano regolarmente in tutte le città del mondo.

MANOVRA D’AULA

Denunciata più volte da Umberto Croppi, la manovra d’aula ovvero quella norma che ogni anno consegnava nelle mani dei consiglieri comunali alcuni milioni di euro da gestire a piacimento nell’ambito del peggior clientelismo, è stata affondata grazie ad un emendamento di Riccardo Magi, consigliere radicale. Una rivoluzione anche questa che ha tolto ai consiglieri comunali il senso del loro ruolo di raccordo tra i palazzi del potere e le consorterie sul territorio. Magi è stato addirittura minacciato da fior di consiglieri (ovviamente del PD, come ti sbagli), poi però le querele promesse, chissà perché, non sono mai arrivate. Senza Marino, il sindaco marziano, cose del genere non sarebbero state neppure pensabili. E i consiglieri avrebbero ancora il loro obolo, come da decenni a questa parte, da spendere sul territorio, da consegnare a finte associazioni, da spalmare alle loro clientele per tenerle buone in vista delle prossime elezioni.

MUNICIPALIZZATE

Nomine di buon livello, qualche volta di eccellenza, al di fuori delle logiche spartitorie solite. Qualche volta spiazzanti. I manager scelti da Marino sono stati efficaci? Non si direbbe. I manager di Marino sono stati garanzia per le consorterie che hanno spolpato e ucciso la città? No davvero! Ecco il quadro in estrema sintesi, un quadro che vede ormai l’impossibilità per le società municipalizzate di assumere in reazione al sistema-parentopoli che andava di moda in precedenza, non solo ai tempi di Alemanno. Prendi ATAC, dove Broggi ha falciato il numero di dirigenti e asfaltato i permessi sindacali (a proposito di gente che chi li tocca muore). I consiglieri comunali che si servivano dei dirigenti per questo o quell’altro servizio clientelare sono felici di non aver più il loro dirigente Atac di riferimento? Eh no… E poi il Teatro dell’Opera, altro segnale di discontinuità, con il licenziamento sacrosanto di tutto il coro e tutta l’orchestra dell’Opera, un messaggio chiaro, lanciato anche qui grazie ad un bravo manager come Carlo Fuortes, ad una città che vive di ricatti e racket. Ora i ricatti a farli, semmai, è l’amministrazione in nome del bene comune e dell’efficienza amministrativa, non le consorterie. E infatti all’Opera poi ci si è messi d’accordo, ma alle condizioni del Comune, non alle condizioni di sindacati borbonici…

PEDONALIZZAZIONI

Roba di cui si parlava da trent’anni. Arrivato Marino ha preso e l’ha fatta. I Fori Imperiali pedonali hanno salvato la stagione turistica della città, la pedonalizzazione del Tridente era stata rimandata dalle ultime tre o quattro giunte con motivazioni risibili, solo per non mettersi contro i commercianti. Ma il sindaco marziano se n’è fregato ed è andato avanti. Ovviamente facendosi dei nemici, evvivaddio! Certo le cose non sono sempre fatte bene, sono perfettibili, molto perfettibili, i Fori sono senza auto ma pieni di camion bar e di abusivi (e sono la scorciatoia delle auto blu), al Tridente non si può più entrare col motorino (una autentica rivoluzione che punta a cambiare la testa ai romani e dio sa quanto ce ne sia bisogno) ma i parcheggi dedicati mancano di un arredo urbano che impedisca che vengano invasi dalle auto. Ma sta di fatto che anche qui la rivoluzione c’è ed è evidente ogni giorno a decine di migliaia di cittadini. Chi tocca ‘a maghina a Roma muore, chi tocca ooo sguderone muore e viene pure occultata la sala. Ma qui si è avuto il coraggio di provarci. Come ha detto il sindaco: “tra trent’anni neppure si ricorderanno chi ha pedonalizzato i Fori o il Tridente, ma sarà una cosa bellissima a cui non si penserà neppure lontanamente di rinunciare”. Per tacere, poi, del caso di Via del Babuino. Anche qui decenni di chiacchiere ridicole. Fino ad arrivare all’epoca nefasta di Alemanno quando al posto del percorso pedonale si disegnarono gli stalli per la sosta delle auto. Una bestemmia. Si è deciso invece di prendere e di fare la nuova strada. E la si è fatta in tre mesi finendo anche prima del previsto. Tra l’altro spendendo cifre minime, corrette. Talmente meravigliosa è diventata Via del Babuino che nessuno ha protestato e quelli di Via di Ripetta, che qualche anno fa lottarono per avere ancora i posteggi e per non allargare i marciapiedi, rosicano ogni giorno!

FORNITURE, FORNITORI E SPRECHI

Non siamo ancora a regime, ma già decine di milioni risparmiati dalle forniture. Anche e soprattutto grazie ad assessori al bilancio fuori dai giri romani, gente con le uàllere quadrate come l’attuale Silvia Scozzese. Se scopri che dei computer che costano 500€ li stai pagando 4000€ significa che c’è qualcuno che ti sta rubando 3500€ per ogni computer, 3500€ di guadagno extra che andavano poi distribuiti, dovunque. E questo dovunque vuole sbarazzarsi del sindaco e continuare a spartirsi i soldi dei contribuenti. Questo, ovviamente, è solo un piccolo esempio. Ma in generale c’è da registrare che il rubinetto si è chiuso per chi lucrava alle spalle di una amministrazione distratta, permissiva, tollerante. E in questo capitolo mettiamoci anche i fitti passivi. Il Comune – speriamo che lo porti a termine – sta facendo un eccellente lavoro per ridurli. Ma questo dà enormemente fastidio ai tanti proprietari immobiliari abituati a lucrare sui vani affittati all’amministrazione. E dà fastidio ai politici che da questi imprenditori venivano foraggiati.

UNIONI CIVILI

Certo è stata una trovata pubblicitaria, di visibilità, simbolica. Ma c’è chi cerca visibilità manifestando a favore degli sguderoni, c’è chi cerca visibilità manifestando a favore della doppia fila e c’è chi cerca visibilità rappresentando un problema di civiltà come l’assenza di possibilità di trascrivere unioni civili nel nostro paese. Anche in questo il sindaco si è fatto qualche bel nemico, non solo Oltretevere. Ma anche in questo caso, consapevolmente o meno, ha operato nel bene della città dando una sferzata dove era necessario darla e, soprattutto, dove nessuno l’avrebbe mai data. Roma è così un po’ più vicina all’Europa, ma questo dà enormemente fastidio perché se Roma diventa Europa bisogna smetterla di comportarsi come nel peggiore dei suk mediorientali, bisogna smetterla di mangiare a quattro ganasce nascosti nell’acqua limacciosa con solo gli occhietti di fuori come squallidi alligatori.

POLIZIA MUNICIPALE

La nomina di Raffaele Clemente è stata distruptive di per sé. Non un romano, non un appartenente al corpo. Esattamente quello che chiedevamo a gran voce all’epoca. Clemente non si è risparmiato in elementi di innovazione: la Polizia Locale è sbarcata su Twitter, si è ricominciato a multare (sempre troppo poco, terribilmente poco), si sperimentano sistemi come lo street control in grado da solo di far saltare la pax di corruttela tra vigili urbani e commercianti in un quadro di concorrenza sleale clamorosa per la quale chi ha davanti spazio per la sosta abusiva e pericolosa delle vetture lavora rubando clienti a chi non ce l’ha. E poi il grande slam di Via Albalonga, altro sistema che si teneva in piedi alla grande su corruzione, tolleranza e sciatteria e che è stato soverchiato, dopo decenni, grazie ad un semplice intervento di arredo urbano. Quanti vigili ci si arrotondavano lo stipendio? Gli stessi che oggi combattono Clemente e parlano male di Marino. Robe, però, che vorremmo vedere non sperimentali, ma a tappeto in tutta la città, ma che comunque rappresentano una discontinuità pazzesca come discontinuità pazzesca è la nuova disciplina di rotazione dei vigili urbani sul territorio. Proprio una volta messo a punto questo sistema che su larga scala rende più complicata la corruzione e comunque mette sempre in movimento i vigili impedendogli radicamenti sul territorio, è uscito fuori il presunto scandalo delle multe. Strano, no?

Abbiamo isolato dieci punti ma ci sarebbe anche dell’altro. Pensiamo all’impostazione del sindaco sul mare e sul litorale, ancora, anche qui, interventi solo simbolici, ma diretti in modo chiaro contro quel che sta succedendo da 50 anni a questa parte a Ostia: un quartiere che da solo poteva fare la ricchezza di Roma e che per tutelare gli interessi della Camorra è stato lasciato trasformarsi in un bronx allucinante. Oppure pensiamo alle tante inchieste che sono partite in questi mesi, con una Procura che finalmente è retta da personaggi di qualità che non trovano filtri e ostacoli nell’amministrazione capitolina. O ancora pensiamo ai tavolini abusivi, l’amministrazione si è mossa in un modo che abbiamo anche criticato (al posto dei tavolini eliminati si vanno a posizionare auto e motorini, e allora cosa si è risolto?), ma la cosa sta avendo un impatto clamoroso sull’economia criminale che si è avvinta alla città e che usava questi ristoranti, in special modo i loro dehors, a mo’ di lavatrice con sedi sociali (è il caso di ben 2500 esercizi come è emerso oggi stesso sulla stampa) in mense o associazioni benefiche. E si potrebbe andare avanti, anzi altri elementi di forte discontinuità diteceli voi.

Ora se il sindaco vuole davvero certezza al 100% di essere disarcionato dalla sera alla mattina faccia queste altre cose: obblighi i romani a pagare il biglietto sull’autobus, tolga il fiume di denaro che le associazioni gestiscono per amministrare i campi nomadi e liberi palazzi occupati e case popolari illegalmente abitate ri-assegnandole a chi ne ha necessità per davvero. A quel punto la fine della consiliatura sarà sicura, a quel punto il pestare i piedi a consorterie e potentati sarà completo e definitivamente intollerabile per la cupola di malapolitica che sovraintende questa città e la rende un posto terrificante da cui le persone per bene e di qualità stanno fuggendo tutte. Una cupola di malapolitica di cui il Partito Democratico (e con lui praticamente tutti gli altri partiti rappresentati in Aula Giulio Cesare, M5S compreso visto che sta facendo il gioco del tiro al piccione facendo felice il PD romano che vuole bloccare ogni cambiamento) è parte integrante. Questo blog da quasi un anno e mezzo viene considerato l’unica voce di reale e profondo dissenso verso l’amministrazione, viene sentito in maniera ufficiale e non ufficiale dai media per ottenere punti di vista, chiavi di lettura, analisi sulla realtà dei problemi. È considerato una delle spine del fianco del sindaco e della sua giunta. Ma se dobbiamo scegliere tra il sindaco e la feccia di farabutti che vuole disarcionarlo per continuare indisturbatamente a fare i propri affari non abbiamo alcun dubbio. Voi?