ius soli

A questo punto discutiamo se restare in maggioranza

segnalato da Barbara G.

L’ex relatrice della legge Doris Lo Moro (Mdp). «Facendo slittare la riforma Gentiloni è andato oltre le sue facoltà di capo del governo. E’ una decisione che spetta solo al parlamento»

di Carlo Lania – ilmanifesto.it, 18/07/2017

«Rimandando lo ius soli in autounno Gentiloni è andato oltre le sue facoltà di capo del governo. Penso che adesso Mdp debba discutere seriamente se rimanere ancora nella maggioranza oppure no». La senatrice Doris Lo Moro è stata relatrice della riforma della cittadinanza fino a quando il testo è rimasto in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama .

Senatrice è rimasta delusa dalla decisione di non discutere lo ius soli?
Molto. Sono delusa, amareggiata e sorpresa. Non me l’aspettavo perché non avevo mai messo in conto che su una questione che coinvolge la sensibilità e la vita di centinaia di migliaia di persone, di giovani, si potesse arrivare a prendere decisioni non previste all’ultimo momento, fare calcoli politici.

Ormai si può considerare lo ius soli come definitivamente perso?
Guardi io sono una parlamentare, una senatrice della Repubblica. Gentiloni esprime la sua opinione e può farlo legittimamente sul fatto se mettere o meno la fiducia. E’ il Senato che però dovrà decidere se la pratica verrà trattata o meno. Da questo punto di vista credo ancora nella separazione tra governo e parlamento come previsto dalla Costituzione. Aspetto di capire cosa succede in parlamento, lì non c’è Gentiloni. Penso sia successa una cosa molto grave: il capo del governo non ha detto «Non metto la fiducia». Ha detto non trattiamo il provvedimento. Questo non era nelle sue facoltà, è andato oltre.

Il premier dice: dello ius soli se ne riparlerà in autunno. Però a novembre ci sono le elezioni in Sicilia, poi c’è la manovra, i tempi sono davvero stretti.
Ho sempre detto che un rinvio avrebbe fatto naufragare il provvedimento e lo penso ancora. Naturalmente non lavorerò perché questo accada, ma penso che sia fortemente a rischio.

Come Mdp vi sentite ancora parte di questa maggioranza?
Quella di uscire dalla maggioranza è una decisione che non abbiamo ancora assunto. Noi non siamo al governo, non abbiamo nessun rappresentante al governo, ma finora non abbiamo mai tolto l’appoggio a questo esecutivo. Spero che di questo si possa però anche discutere.

Sta auspicando una discussione in Mdp per uscire dalla maggioranza?
Mi sembra una discussione possibile. Come parlamentare non mi sento molto a mio agio pensando che nelle prossime settimane continuerò a dare il voto di fiducia a questo governo non votando l’unico provvedimento che mi interessava veramente.

Lei sarebbe pronta a uscire?
Io sono pronta a fare una discussione seria nel gruppo. Sono una persona che si misura con le responsabilità del gruppo.

Roma, gli asili interculturali chiudono

segnalato da Barbara G.

Roma, gli asili interculturali chiudono. 300 bimbi senza integrazione. Le associazioni: “Colpa di Mafia Capitale e dell’incuria”

di Laura Eduati – huffingtonpost.it, 14/10/2015

A marzo Ignazio Marino aveva accolto questi bambini e ragazzi stranieri consegnando loro l’attestato di ambasciatori della cittadinanza. Sei mesi più tardi, proprio quando lo ius soli sta diventando finalmente legge facilitando il passaporto italiano ai minori nati in Italia, questi stessi giovani e giovanissimi perdono il centro interculturale e rischiano di rimanere senza sostegno all’integrazione.

E’ la storia di 300 piccoli che frequentano quattro centri ormai rimasti senza fondi e senza attenzione dal Campidoglio, anche per colpa di Mafia Capitale. Il primo, e più celebre a Roma perché centrale, è il Celio Azzurro. Gli altri tre sono Zero in Condotta, Armadilla e Nessun Luogo è lontano – questi ultimi due specializzati nel doposcuola degli adolescenti.

Esistono dagli anni ’90, la filosofia è quella di accogliere non solo piccoli italiani ma anche i figli dei migranti, aiutando i genitori a orientarsi nel difficile mondo burocratico e della salute.

“Un lavoro artigianale, una offerta di servizi socio-psicologici che nei nidi e nelle scuole dell’infanzia spesso mancano”, dicono gli operatori. “I Centri Interculturali sono dei luoghi di prevenzione del disagio e di coesione sociale”.

Un percorso che rischia di sparire in quanto il Campidoglio fornisce una copertura dei fondi soltanto fino al 15 ottobre, e poi chissà. Le quattro associazioni avrebbero voluto manifestare sotto la finestra di Ignazio Marino già il 13 ottobre, i bimbi avrebbero restituito la qualifica di “ambasciatori” per protesta, alla fine le dimissioni inaspettate hanno convinto gli organizzatori a cancellare la mobilitazione “per non cedere alla strumentalizzazione”.

Siamo rimasti senza interlocutori. La situazione è gravemente compromessa e temiamo che l’imperativo sia quello di chiudere quanti più servizi sociali possibile”, prova a spiegare Anna Aluffi, docente di Pedagogia Sociale e Interculturale all’università Roma 3 e presidente di Zero in Condotta.

“La situazione è sconvolgente ed è anche figlia della massima incuria. Da anni chiediamo al Campidoglio la lista dei centri per bambini finanziati come il nostro, ma sembra che la lista non ci sia”, continua Aluffi. Che non sa cosa promettere alle mamme che affidano i figli all’asilo e che forse saranno costrette a rivolgersi ad altre scuole, perdendo quell’aiuto specifico che viene garantito dai centri interculturali.

La rabbia è tanta, specialmente dopo le rivelazioni di Mafia Capitale. “Chiediamo senza sosta dal 2010 bandi che non arrivano e oggi rischiamo di chiudere per le motivazioni contrarie a quelle di Mafia Capitale che si è arricchita proprio con le proroghe”, scrivono le quattro associazioni in un comunicato. “Invece di far fuori i disonesti, di sospendere cautelativamente chi non sembra affidabile e lavorare con le persone perbene, si preferisce chiudere i servizi presenti in zone di Roma dove spesso i ragazzi e i bambini non hanno altro, gestite da Associazioni di gente per bene”.

Né la prima assessora ai servizi sociali Rita Cutini né l’attuale, ormai uscente, Francesca Danese hanno mai prestato orecchio alla richiesta del Celio Azzurro e degli altri centri. E così le quattro associazioni si rivolgono al prefetto Gabrielli, l’unica figura che in questo momento sembra mantenere le funzioni istituzionali in una capitale al collasso: “Tra due settimane 300 bambini rimarranno a casa. Sono anche suoi concittadini.Siamo certi che vorrà ascoltarci”.

(di Celio Azzurro avevamo parlato QUI)

Ius soli all’italiana

segnalato da Barbara G.

L’altro giorno è stata finalmente approvata alla Camera la legge sullo ius soli. Sono state sollevate parecchie critiche a questo provvedimento, considerato dalla sinistra un compromesso al ribasso.

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LA LEGGE SULLA CITTADINANZA VOTATA IERI (SPIEGATA BENE)

di Stefano Catone – possibile.com, 14/10/2015

È stata votata ieri dalla Camera il testo di legge che disciplina l’ottenimento della cittadinanza per i nati in Italia da genitori stranieri e per i bambini nati all’estero ma giunti in età scolastica in Italia.

Finora (e fino a quando anche questo testo non sarà legge) non esisteva possibilità per i figli di genitori stranieri di ottenere la cittadinanza italiana, se non al raggiungimento della maggiore età dopo aver soggiornato in Italia regolarmente sin dalla nascita.

Il testo votato dalla Camera prevede invece delle possibilità aggiuntive, che di fatto permettono ai nati in Italia figli di cittadini stranieri di ottenere la cittadinanza da subito, ma ad alcune condizioni.

Che significa “Ius soli temperato”?

La prima condizione è che almeno uno dei genitori sia in possesso del permesso di cittadinanza UE di lungo periodo, che di fatto non ha scadenza temporale. Ciò determina un’altra serie di requisiti, infatti detto permesso «può essere richiesto da cittadini stranieri:

  • che soggiornano regolarmente in Italia da almeno 5 anni;
  • che sono titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità;
  • che possono dimostrare la disponibilità di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale (448,52 euro al mese, per 13 mensilità, n.d.a.) riferito ad una qualsiasi tipologia di contratto (determinato o indeterminato ed anche apprendistato);
  • che hanno superato un test di conoscenza della lingua italiana».

Nel conteggio dei cinque anni si tiene conto che «Le assenze dello straniero dal territorio nazionale non interrompono la durata del periodo di 5 anni di possesso, da parte sua, di un permesso di soggiorno e sono incluse nel computo dello stesso, a condizione che siano inferiori a 6 mesi consecutivi e non superino complessivamente 10 mesi nel quinquennio».

Non può invece essere fatta richiesta (fonte: meltingpot.org):

  • dai titolari di permesso per motivi di studio o formazione professionale;
  • dai titolari di permesso per motivi umanitari o a titolo di protezione temporanea;
  • dai richiedenti la protezione internazionale;
  • dai titolari di visti o permessi di soggiorno di breve periodo;
  • dai cittadini stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello stato;

Infine, non possono fare richiesta i cittadini europei.

Quanti sono gli stranieri presenti in Italia ad avere, oggi, questo tipo di permesso di soggiorno? Nel 2014 erano 2 179 607 (ISTAT), contro un totale di oltre 5 milioni di residenti stranieri regolari.

Cosa diceva la proposta della campagna “L’Italia sono anche io”?

Diceva che ha diritto alla cittadinanza italiana «chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno sia legalmente soggiornante in Italia da almeno un anno» (un anno, non cinque, alle stesse condizioni reddituali).

Infatti i promotori hanno diffuso una nota ieri, nella quale sostengono che «la previsione di uno ius soli temperato che condiziona il futuro di bambine e bambini alla situazione economica della famiglia, introducendo, col requisito del permesso Ue per lungo soggiornanti di uno dei genitori, una discriminazione che viola l’articolo 3 della Costituzione. Italia sono anch’io si augura, che, in seconda lettura, la legge venga migliorata superando almeno le criticità più macroscopiche»

Tra le criticità più macroscopiche citano, in particolare, «l’assenza di una norma che consenta la semplificazione delle procedure relative alla naturalizzazione degli adulti, con un trasferimento di competenze dal ministero dell’Interno ai sindaci e il superamento, attraverso norme certe di riferimento, della discrezionalità che oggi caratterizza le decisioni in materia».

E lo “ius culturae”?

Il testo votato ieri prevede che, parallelamente allo “ius soli temperato”, ci sia un’altra strada che si possa seguire, e cioè: «il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che, ai sensi della normativa vigente, ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso medesimo».

In conclusione

Andrea Maestri ieri è intervenuto alla Camera motivando il voto di astensione di Possibile, sostenendo che «con questa legge escludiamo dall’accesso alla cittadinanza centinaia di migliaia di bambine e bambini, discriminando il loro diritto in base al censo dei genitori, si perché ancorare il diritto dei bambini nati in Italia alla titolarità del permesso di soggiorno di lungo periodo da parte dei genitori significa sottomettere quel diritto alla sussistenza di requisiti di reddito».

Per spiegare cosa significa nella pratica quotidiana tutto ciò è arrivata con un tempismo perfetto una sentenza di una causa seguita dallo stesso Andrea Maestri, che racconta: «Ministero dell’Interno, Prefettura e Questura di Ravenna avevano negato ad una signora di origine marocchina, madre di 2 minori nati in Italia e sposata con un connazionale già titolare della carta di soggiorno a tempo indeterminato, il rilascio del permesso di soggiorno UE per lungosoggiornanti per motivi familiari, per asserita insufficienza del reddito: 14.495 euro invece di 14.547,32 euro (importo annuo dell’assegno sociale in presenza di 2 minori nel nucleo familiare). Per una differenza di 52,32 euro a questa signora veniva negato il diritto ad un titolo di soggiorno stabile. Il TAR dell’Emilia-Romagna, sede di Bologna, con la sentenza n. 855 del 12 ottobre 2015 ha annullato il diniego questorile del permesso di soggiorno e il rigetto del ricorso gerarchico prefettizio, dichiarando il diritto della signora al p.d.s. e condannando Ministero, Prefettura e Questure alle spese processuali (2000 euro più oneri di legge)».

E Maestri prosegue: «Questa sentenza consente di svolgere un ragionamento serio sull’impatto che la nuova legge sulla cittadinanza, licenziata ieri dalla Camera dei Deputati e trasmessa la Senato, avrà in concreto. Lo ius soli molto temperato introdotto dalla maggioranza renziana-alfaniana subordina il diritto all’acquisto della cittadinanza italiana da parte dei bambini stranieri nati in Italia al possesso della carta di soggiorno a tempo indeterminato (che oggi si chiama permesso di soggiorno per lungosoggiornanti) da parte di almeno uno dei due genitori. E come si vede dalla sentenza citata, le Questure negano questo permesso a tempo indeterminato (e in sede di aggiornamento lo revocano, rilasciando un permesso di soggiorno ordinario, annuale, rinnovabile) se il reddito è insufficiente: come si vede, questo accade anche a fronte di una minima differenza tra il reddito dichiarato e quello minimo fissato dalla legge. E’ dunque evidente che il diritto dei bambini nati in Italia è un diritto monco, dimezzato, concesso, indiretto, condizionato, insomma non è un diritto pieno».

«Ma non è meno discutibile il nuovo ius culturae, cioè il diritto a conseguire la cittadinanza se si è nati in Italia o si è arrivati prima del compimento dei 12 anni di età e si sia frequentato un ciclo di studi “positivamente”: anche qui, se un bambino viene bocciato a scuola (magari proprio perché non è riuscito a superare fragilità iniziali legate alla lingua o perché versa in condizioni di handicap o disabilità tali da compromettere il buon esito del percorso scolastico ecc.) niente cittadinanza. Di qui le buone ragioni del voto di astensione dei deputati di Possibile, che registrano il mezzo passo in avanti fatto con la nuova legge ma nello stesso tempo ne denunciano tutti i limiti e le intollerabili storture».

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LA BARZELLETTA DELLO IUS SOLI ALL’ITALIANA

di Alessandro Gilioli – Piovono rane, gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it 28/09/2015

“Subito le unioni civili e lo ius soli”, ha proclamato Renzi a luglio, con una sgomitatina all’elettorato di sinistra che temeva di perdere dopo il Jobs Act.

Delle unioni civili si parlerà più avanti – c’è sempre qualcosa di più urgente; mentre la Commissione Affari costituzionali della Camera ha concluso l’esame dello ius soli partorendo un testo che è la perfetta metafora di una vecchia questione: oltre quale punto un compromesso al ribasso, ottenuto in nome del “realismo” e della “mediazione”, diventa invece un contenitore vuoto, una beffa, una presa in giro?

Già: perché si era detto dall’inizio che lo ius soli non doveva diventare un modo facile per far ottenere il passaporto italiano a figli di coppie che venivano in Italia apposta per partorire, ed è giusto, d’accordo. Quindi serviva che la famiglia del bambino dimostrasse di stare in Italia da un po’, magari da qualche anno, chessò: cinque. E va bene, è del tutto ragionevole.

La soluzione scelta dalla maggioranza Pd-Ncd-Scelta Civica però va molto oltre. Ma proprio molto.

Un bambino nato in Italia infatti dovrà avere i genitori in possesso non del normale permesso di soggiorno, né tanto meno del semplice status di rifugiati (non parliamo nemmeno dei richiedenti asilo), bensì del cosiddetto “permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo“. Un titolo che può essere richiesto soloda chi dimostra di avere (oltre a un permesso di soggiorno in corso di validità da almeno 5 anni) un reddito dimostrabile superiore a 5.830,63 euro annui, oltre ad aver superato un test di conoscenza della lingua italiana (i genitori, non il figlio). Inoltre la famiglia deve vivere in un “alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale sull’edilizia residenziale pubblica o che risponda ai requisiti igienico-sanitari certificati dalla ASL competente”. Infine, i papà e le mamme devono essere “non pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato”.

Non importa quindi se sei un bambino nato in Italia, se hai fatto tutte le scuole in Italia, se hai abitato sempre e solo in Italia, se parli romanesco o milanese, se vai allo stadio a tifare per la squadra della città in cui sei nato, se non senti tuo nessun altro Paese che l’Italia: l’importante è che tu abbia i genitori non troppo poveri e che lavorino a bollini. Altrimenti non diventerai mai italiano come i tuoi compagni di classe.

Sa un po’ di comma 22: per integrarti, devi avere la famiglia già integrata. Ma soprattutto sa di proiezione sul minore delle condizioni economiche, culturali e legali dei genitori. Se sei figlio di una colf o di un muratore che lavorano in nero, sei fuori. Se in famiglia non entrano abbastanza soldi per prendere in affitto una casa a norma, sei fuori. Se il papà è un poco di buono quindi pericoloso socialmente, sei fuori.

Mah, vedete voi se l’asticella è stata fissata giusta o un po’ troppo in basso.

Vedete voi se “il meglio che niente” che domina la coscienza di questo tempo miserabile può rendere accettabile questa mediazione estremisticamente al ribasso, basata sul censo e sulla colpevolizzazione dei figli per ciò che hanno raggiunto e fatto i genitori.

Vedete voi se non sarebbe un po’ più di buon senso, guardando al futuro di tutti, partire proprio dall’integrazione universale dei minori che vivono stabilmente qui – quindi dalla prossima generazione d’italiani – e non dalla riuscita o meno riuscita integrazione culturale ed economica dei genitori.

Ius soli alla casalasca

di barbarasiberiana

Leandro era un cubano-non cubano, un italiano-non italiano.

Leandro era un apolide. Nato a Napoli da una coppia di cubani, non poteva avere cittadinanza italiana, ma nemmeno cubana perché la legislazione del paese d’origine dei genitori richiede un minimo di 3 mesi di residenza nel paese (e Leandro a Cuba non c’è mai stato). I funzionari dell’anagrafe di Napoli avevano detto ai genitori che non c’era possibilità di rendere il bimbo italiano prima della maggiore età, perché in Italia lo ius soli non esiste.

Se ora possiamo usare il tempo passato per raccontare questa storia è perché il funzionario di Stato Civile del comune in cui i genitori di Leandro si sono trasferiti nel 2010 (Casalmaggiore, provincia di Cremona) si è interessato al caso, e ha prospettato ai genitori una via di uscita: l’applicazione di un articolo della normativa italiana sulla cittadinanza, che permette l’acquisizione della cittadinanza agli apolidi nati su suolo italiano.

La mamma di Leandro racconta di essere arrivata in Italia a 19 anni e di aver trascorso nel nostro paese metà della sua vita. Il bimbo, che compirà 4 anni a luglio, è madrelingua italiano. Quando è arrivata la notizia, i genitori hanno organizzato una festa con i suoi amichetti, come se fosse un compleanno.

Il sindaco Silla dichiara:

Abbiamo solo applicato la legge. Spero però che questo caso serva a reinnescare il dibattito parlamentare. Noi sul territorio lo vediamo: questi bambini e ragazzi sono italiani, si sentono italiani, vanno a scuola con i nostri figli. Il parlamento deve tenerne conto, magari legando la cittadinanza alla frequenza di un ciclo scolastico.

 La battaglia sullo ius soli non è solo una questione “ideologica”, perché può riflettersi anche sulle possibilità che questi ragazzi hanno di affermarsi. I casi più noti, che finiscono siu giornali, sono nel campo sportivo: è notizia dell’anno scorso la storia di una bimba veneta, di origine nordafricana, promessa del nuoto sincronizzato, che non ha potuto fare il passaggio di categoria perché era necessaria la cittadinanza italiana, o di Fausto Eseosa Desalu, di origine senegalese e residente anche lui a Casalmaggiore, che a 17 anni ha fatto il record italiano sui 60 ostacoli, record che non è stato omologato in quanto il ragazzo all’epoca (il 2011) non era cittadino italiano.

Del resto, anche il ben più famoso Balotelli è stato convocato nell’ U21 solo dopo il 18° compleanno.

PS. Il funzionario di Stato Civile che ha seguito il caso si chiama Giuseppe Riviera.