libertà

Sophía

I 45 secondi di saggezza di José Mujica conquistano il web

Il video in cui il presidente uruguaiano, da sempre stimato per la sua saggezza, lancia il suo appello per una vita semplice ha superato i due milioni e mezzo di visualizzazioni in quattro giorni. “Abbiamo inventato una montagna di consumi superflui. E viviamo comprando e buttando… E quello che stiamo sprecando”, spiega Mujica, “è tempo di vita perché quando compri qualcosa non lo fai con il denaro, ma con il tempo di vita che hai dovuto utilizzare per guadagnare quel denaro. L’unica cosa che non si può comprare è la vita. La vita si consuma. Ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”.

La scuola in piazza

 

Proseguono, come già annunciato, le iniziative di mobilitazione dei cinque sindacati rappresentativi della scuola dopo lo sciopero generale del 5 maggio.

FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams promuovono per venerdì 5 giugno “La cultura in piazza”, un’iniziativa a livello territoriale con fiaccolate che avranno luogo contemporaneamente in tutte le principali città italiane.

Cosa chiederanno le piazze italiane? Che il DDL in discussione al senato venga radicalmente cambiato. Perché così com’è peggiora la qualità della scuola pubblica, non risolve il problema del precariato, afferma logiche autoritarie e incostituzionali nella gestione organizzativa delle scuole, mette in discussione diritti e libertà e cancella la contrattazione. In altre parole: realizza tutto meno che una “buona scuola”.

Fai sentire la tua voce e partecipa anche tu

Agrigento, Alessandria, Aosta, Arezzo (e le altre iniziative in Toscana), Benevento, Bologna,CagliariCaltanissetta, Castrovillari, Catanzaro, Chieti, Cosenza, Feltre, Genova, LivornoMacerata, Mantova (e le altre iniziative in Lombardia), Messina, Modena, Napoli, Nuoro, Palermo,Perugia, Ragusa, Ravenna, Roma, San Benedetto del Tronto, Savona, Termoli, Terni, Torino,Udine, Vibo Valentia.

Esercitare la libertà

segnalato da Antonio “Boka”

da comune-info.net (24/11/2014) – di Gustavo Esteva

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Gustavo Esteva nella biblioteca Giovenale di Roma, 2013 (foto di Alessandro Di Ciommo)

In questo momento tragico, mentre intorno a noi cadono le verità e le istituzioni che ci hanno governato per duecento anni, niente è più importante che imparare a imparare. Non possiamo aver fiducia in quello che ci hanno insegnato, né nelle persone e nelle istituzioni che riproducono solo cadaveri in maniera scolastica. È il momento dell’immaginazione e dell’iniziativa. Potremo celebrare la frana che ci schiaccerà se non cambieremo posto quando avremo imparato a trasformare quel che cade in materiale per costruire il mondo nuovo.

È questo il brodo di coltura di Comune-info. Un’esperienza innovativa che sboccia da questo impulso profondo di rigenerazione, che esplora quel che non si conosce con i piedi ben piantati nella terra. Arriva in un buon momento. Sembra un rimedio efficace di fronte all’ondata di gattopardismo, quell’ambizione di cambiare tutto perché nulla cambi. Comune-info traccia sentieri per uscire dalla confusione e dallo sconcerto che stimolano l’irrazionalità, la paralisi o la mera inerzia. Accende una candela nell’oscurità. È, forse senza nemmeno proporselo, un centro autonomo di produzione di conoscenza, che non si lascia intrappolare dai dogmi e dai catechismi, né ha propositi evangelizzatori. Nasce dalla libertà e alla libertà si dedica. Invita, invece di predicare. Suggerisce e propone, invece di imporre. Sa che la democrazia può stare solo dove sta la gente, non “lassù in alto”, dove si corrompe senza rimedio. E così, al livello del suolo, imparando dalla gente comune, Comune-info esercita la libertà.

Abbracci

Gustavo Esteva

En este momento trágico, cuando caen a nuestro alrededor verdades e instituciones que nos gobernaron por 200 años, nada más importante que aprender a aprender. No podemos confiar en lo que nos enseñaron ni en las personas e instituciones que sólo reproducen cadáveres de manera escolar. Es el momento de la imaginación y la iniciativa. Podremos celebrar el derrumbe que nos aplastará si no cambiamos de lugar cuando aprendamos a transformar lo que cae en material para construir el mundo nuevo.

Es ése el caldo de cultivo de Comune-info. Esta iniciativa novedosa brota de ese impulso profundo de regeneración, que explora lo desconocido con los pies bien asentados en la tierra. Llega en buen momento. Aparece como remedio eficaz ante la ola de gatopardismo, ese afán de cambiarlo todo para que nada cambie. Comune-info traza caminos para salir de la confusión y el desconcierto que estimulan la irracionalidad, la parálisis o la mera inercia. Prende una vela en la oscuridad. Es, acaso sin proponérselo, un centro autónomo de producción de conocimiento, que no se deja atrapar por dogmas o catecismos ni tiene propósito evangelizador. Nace de la libertad y a ella se dedica. Invita, en vez de predicar. Sugiere y propone, en vez de imponer. Sabe que la democracia sólo puede estar en donde la gente está, no “allá arriba”, en donde se corrompe sin remedio. Y así, a ras del suelo, aprendiendo de la gente común, ejerce la libertad.

Abrazos, Gustavo Esteva

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APPRENDERE FACENDO / DOSSIER

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LA CAMPAGNA 2014 DI COMUNE-INFO: RIBELLARSI FACENDO

Nemmeno Pitagora

di Antonio “Boka”

Più volte ho parlato della perdita della parola “Politica” in aggiunta a Economia. Il mio post precedente era essenzialmente di carattere “economico”, ma dov’è la Politica? O meglio dov’è la “Forza”? La Levatrice della Storia.

Abbiamo bisogno di riguardare un po’ di Geometria. Tutti (non so dopo la Gelmini, ma mi sembra ragionevolmente accettabile presumerlo) conoscono il teorema di Pitagora e sanno che l’ipotenusa è minore della somma dei lati che congiunge ai vertici opposti. Indiscutibile, vero? Non proprio.

Vediamo un po’ cosa succede alla FoxConn (l’industria che produce per Apple – se avete voglia e tempo, andate su Google e metterete insieme un campionario di orrori in 0,06 secondi, o meno).

Nel training iniziale, ai neoassunti viene spiegato che, per andare da un angolo all’altro di uno dei locali in cui vengono assemblati gli i-xxxx, devono spostarsi lungo le mura e non attraversare diagonalmente lo spazio. Ora, in molti casi l’istruzione è ridondante, se lo spazio è occupato da macchinari, ma, nel caso in cui ci sia lo spazio libero, perché dare questa istruzione come tassativa? Ecco irrompere la Forza. Perché non devono assumere nessuna iniziativa, non sono lì per pensare, ma per eseguire istruzioni come robot. Non sono ammesse scorciatoie, di pensiero o passeggio. “Fa’ come ti è stato detto”. Da notare che la FoxConn ha un alto tasso di suicidi tra i lavoratori, insomma alla Hemingway (con leggere varianti):

…e i non piegati verranno distrutti,

la Apple colpisce i più umili, i meno pagati, i senza diritti,

con imparzialità

Questo spiega in parte la giusta domanda di Heiner sul perché piegare i lavoratori europei, se i cinesi sono disponibili. Perché possono solo migliorare le loro condizioni, sono ancora schiavi per l’uso della forza, non schiavi con l’illusione di essere liberi. Potenzialmente rappresentano un pericolo; in Europa, invece, c’è un serbatoio di manodopera superqualificata che ha interiorizzato quello che si chiamava ‘il sistema fabbrica’ e che ha ancora l’illusione di poter (ri)-avere le garanzie e i diritti per cui ha lottato così duramente. Ma c’è anche un’altra ragione. A livello tecnico, le regioni emergenti del sud-est asiatico, ivi inclusa la Cina, non sono, per il momento, in grado di competere nel produrre componenti e macchinari ad alta tecnologia, che rappresentano il punto di forza del Mittelstand tedesco. Questo non è in contraddizione con la mia analisi dell’arretratezza della piccola e media impresa tedesca, una volta che ci si ricordi della debolezza del capitale italiano e delle cose che dirò più avanti.

Ma torniamo all’Europa e riprendiamo ciò che è avvenuto in Grecia all’apice della crisi. Ho scritto nel post precedente che l’Europa, o meglio, l’Unione Europea era la risposta alla caduta del saggio di profitto. Contrastare questa tendenza era l’obiettivo, l’Unione Europea il mezzo per raggiungerlo.

Ora, considerata la frammentazione culturale e politica dell’Europa, creare un organismo di governo capace di sovrastare e contrastare (nonché controllare ed indirizzare) i vari stati europei mica era roba da poco. L’idea stessa dà il senso della forza necessaria per attuarne la realizzazione. Questa forza è il capitale e “il governo democratico” del processo non è altro che la sua manifestazione. L’intensità di questa forza è legata alle visioni, agende e modo di operare dipendente dalle condizioni locali, mentre la direzione della forza è fissa (e stabilita dal capitale) e richiede un sistema sociale omogeneo.

Come ho detto, la Grecia è il caso ideale per illustrare questo processo.

Quando fu chiesto alla popolazione greca di unirsi all’UE, l’entusiasmo fu enorme. Finalmente, la Grecia era arrivata nel posto che le competeva. La dittatura era finita e il Paese in cui il concetto stesso di democrazia politica era nato poteva finalmente tornare al posto che le spettava quasi per diritto. Ora, quando le misure draconiane imposte dall’UE furono attuate, sconvolgendo la vita di quel Paese, non c’era nessuna soluzione possibile se non una sommossa popolare e la caduta violenta del governo. Ma questo non poteva accadere: la Grecia è, adesso, una “democrazia”.

Tento di spiegarmi meglio. Il passo seguente è tratto dal NYT (estate del 2011), ai tempi delle prime misure restrittive adottate dal governo greco:

“I mercati sono entusiasti e i leader europei hanno salutato con soddisfazione l’approvazione di una delle più radicali riforme dell’economia greca sin da quando la democrazia è stata ripristinata nel Paese”.

Peccato che le foto che accompagnavano l’articolo mostravano sommosse nelle strade.

Ma ricordatevi di quando parlavo di Kohl e dello scontento dell’80% della popolazione tedesca. Si tratta semplicemente di leadership e dell’ormai supina accettazione delle informazioni che ci vengono propinate anche se in contraddizione con i fatti. L’esatta rappresentazione dei fatti può essere raggiunta con una piccola inversione della frase del NYT:

“Proprio perché la democrazia è stata ripristinata, è stata possibile la più grande riforma economica del Paese al servizio del capitale finanziario”.

Paradossalmente, con i colonnelli al potere e la Grecia fuori dall’EU, quella riforma non sarebbe mai avvenuta. Stabilire la democrazia in Grecia era il passo necessario per procedere lungo la via di istituzioni formalmente democratiche e disegnate al solo scopo di servire gli interessi del grande capitale finanziario.

Ritorniamo al quadro generale del perché l’EU.

Germania e Francia erano le nazioni guida del processo mentre l’Italia, il Belgio e le altre nazioni svolgevano un ruolo di supporto. Le nazioni periferiche come Grecia, Irlanda, insieme ai lavoratori tutti, erano l’obiettivo. In un’Europa integrata, gli industriali tedeschi potevano produrre beni e macchinari con i salari greci e, come se non bastasse, usando la minaccia di lavoro a basso costo proveniente dalla (riunificata) ex-Germania dell’Est, quegli stessi magnifici capitani d’industria furono messi in grado di ridurre i salari tedeschi del 20%. Questo permise di fissare il tasso di cambio dell’Euro ad un livello convenientemente basso, aiutando le esportazioni e i relativi profitti. Ah, dimenticavo: in realtà, è successo grazie alla forza della Germania, alla sua capacità di guida dell’EU e alla sua incredibile competitività.

Ma non finisce qui. La democrazia ha il suo prezzo e come osavano i Greci crogiolarsi nel loro sistema pensionistico ed educativo? Da una lettera di un cittadino britannico:

“In quanto contribuente e quindi indirettamente finanziatore (attraverso il FMI) del bilancio dello Stato greco, sono oltremodo indignato nello scoprire che gli studenti greci hanno costituzionalmente diritto ad una Università senza tasse e che il tempo medio per il conseguimento della laurea è di 7 anni. Gli studenti britannici pagano in media 9000 sterline l’anno in tasse d’iscrizione. La Grecia ha ricevuto il nostro denaro e ha bisogno di un cambio di mentalità. Niente è gratis, o altrimenti che vadano in rovina”.

Questo non è valido solo per la Grecia, ma per la Spagna, il Portogallo e l’Italia. La festa è finita. Bisogna pagare il conto. Conseguentemente le istituzioni democratiche devono consegnare, ben incaprettate, le popolazioni al capitale finanziario, e ogni ostacolo che si intromette all’espansione del capitale deve essere smantellato senza riguardo per nessuno.

Le armi sono sempre le stesse; leggendo FT e la stampa finanziaria internazionale, si notano contraddizioni, nel caso del nostro Paese. Infatti, si dice che la struttura del bilancio dello Stato è solida, il sistema bancario meno fragile paragonato ad altre nazioni fino a che le misure “suggerite” per il risanamento sono adottate, ma guai a sgarrare. In brevissimo tempo, i rating creditizi cadranno, lo spread s’involerà, nessuno comprerà più titoli di Stato forzando la nazione (la nostra e tutte le altre che non si piegheranno) al fallimento.

Come evitare tutto questo? Semplice: tutte le misure imposte e richieste dall’UE devono essere adottate, in particolare la riforma del mercato del lavoro e del sistema pensionistico.

Dietro tutto questo si cela l’uso della forza “democratica” delle istituzioni europee. La forza è incompatibile con la libertà su cui dovrebbe essere fondata la presunta democrazia nelle nostre istituzioni. Libertà è la possibilità di scegliere fra diverse alternative. La forza presuppone l’assenza di alternative, per cui, molto semplicemente, se non ci sono alternative, dobbiamo assumere che siamo di fronte all’uso della forza e all’assenza di libertà.

Eppure i nostri governi sono democraticamente eletti. Nessuno dubita della nostra libertà di voto. Eppure continuiamo a votare per forze politiche che vanno scientemente contro gli interessi delle popolazioni che rappresentano. Com’è possibile?

Una prima spiegazione potrebbe essere quella basata sulla corruzione del ceto politico che, per quanto in parte reale, non spiega come gli stessi politici prendano decisioni alla luce del sole che mettono a rischio la loro posizione. Non a caso oggi si parla delle riforme di destra attuate da un governo di centrosinistra. Si tratta di una perversione della politica? No, è l’attuazione della democrazia politica asservita al capitale finanziario.

Pensate per un attimo a Platone, Socrate e Aristotele. Tutti e tre non consideravano la democrazia una forma di governo non adatta alle masse. Anzi, per essere più precisi, leggendo i loro scritti è pressoché impossibile capire che la democrazia greca era basata sullo schiavismo. Il “popolo” e la democrazia riguardavano solo i cittadini. Gli schiavi erano oggetti, non popolo. O vogliamo parlare dell’ironia della costituzione americana: “Noi, il popolo….” e i neri? No, non erano popolo ed è abbastanza triste leggere le proporzioni assegnate per il voto negli Stati del Sud per favorire i proprietari di piantagioni, che valutavano un nero 3/5 di un bianco in termini di voti assegnati agli stessi proprietari di schiavi. O vogliamo parlare del voto alle donne (in Svizzera, la magnifica Svizzera, raggiunsero il voto, se ricordo bene, solo nel 1971). Quale popolo? L’UE è non solo un mezzo per contrastare la caduta del saggio di profitto, ma un complesso progetto di ingegneria sociale al servizio del capitale finanziario.

La conchiglia e la passione

di Antonio “Boka”

RALPH: Di grandi non ce n’e’ neanche uno. Dovremo cavarcela da soli. (Mormoriodell’assemblea)
E un’ altra cosa. Non possiamo parlare tutti insieme. Si deve alzare la mano, come a scuola. Poi gli darò la conchiglia. E chi ha la conchiglia può parlare, e nessuno lo deve interrompere.

(da “Il Signore delle Mosche”)

 “R., vai fuori! E’ intollerabile!”
 “Ma, professore non stavo facendo niente!”
 “Appunto. E’ intollerabile. Tu non soffri!”

(da “Il temuto anatema del prof di matematica e fisica in V liceo”).

Alcune note su questo scambio verbale. Questo professore era bravissimo (ho superato Analisi I praticamente senza studiare grazie ai suoi appunti. Permetteva qualsiasi cosa in classe. Sedevamo sui banchi o per terra, persino sulla cattedra, si fumava e mangiava. La sua richiesta era semplice: prestare attenzione alla spiegazione. Per di piu’ era l’unico che, nel caso che qualcuno avesse il coraggio sufficiente per chiedere di andare in bagno (abbiamo considerato seriamente di indossare pannolini per il timore di interrompere la lezione), interrompeva ed aspettava il ritorno del poveretto che, praticamente, la faceva di corsa e qualche volta anche con danni.
Per me la cosa piu’ notevole era come gestivamo il rapporto studente-professore al mattino e membri del direttivo del partito a sera.
Credo di aver capito il senso di “comportamento istituzionale” in quei giorni.

“Tu non soffri!” Per L. era inconcepibile che le spiegazioni scivolassero via. Erano importanti. Aveva “sofferto” per impadronirsi della materia e gli sembrava impossibile:
1. Che fosse possibile imparare senza incorrere in “cicatrici” risultanti da “ferite da sforzo intellettuale”;
2. Che “senza passione” fosse possibile dominare e/o essere padroni di qualsiasi tipo di sapere.

Aveva una tecnica di insegnamento semplice. Non si stancava mai di ripetere per quelli che non avevano capito (e quelli che pensavano di, stavano ben attenti ad ascoltare la ripetizione della spiegazione onde non incorrere nell’ anatema). La domanda continua era: “posso andare avanti?”.
Guai a mentire, non sarebbe mai piu’ tornato sull’ argomento e non c’erano scuse che tenessero al momento della verifica.
Aveva guadagnato il rispetto di una classe turbolenta (indisciplinati, “rollatori”, “barbuti” tutti con ottimi voti, compatti come una falange e supremamente indifferenti all’ autorita’ formale dal Preside all’ ultimo degli insegnanti, con esclusione della potentissima segretaria – e li’ ho imparato il potere della burocrazia statale e che i deputati ed i ministri, invece, vanno e vengono). Dicevo, aveva guadagnato il rispetto dell’ “orda” il primo giorno di scuola quando al continuare imperterrito di un casinista inveterato esclamo’: “R., cosa credi? Non ti mando dal Preside o altra punizione, ti aspetto all’ uscita e ti riempio di schiaffi!”. Silenzio della classe ed immediata attenzione. Finalmente! Avevano mandato un “selvaggio” tra i “selvaggi”. Era uno di noi. La “conchiglia” gli spettava in maniera permanente.
La conchiglia e la passione. La capacita’ di essere “istituzionali” e “veri” allo stesso tempo, rendendo le istituzioni vive e composte da persone reali fatte di sangue, rabbia, malumore, gioia, tenerezza sono la risposta all’ “emotivon” (nota: cara Laura, mi e’ venuta cosi’, stento a credere abbia avuto un effetto su di te). Tradotto semplicemente nelle parole di Fortini: “L’ uomo non sa piu’ verso dove vive”.
O, in ricordo di innumerevoli discussioni adolescenziali sul tema della liberta’, la differenza tra “liberta’ da” e “liberta’ per” come esempio di differenza tra una definizione borghese ed ideologica ed una marxista con qualche tentativo di scientificita’.

Queste riflessioni frammentarie e sparse (legate come sempre a ricordi ancor piu’ sparsi – confesso, niente datteri negli ultimi giorni ma in compenso parecchio alcool) nascono dalla lettura dei commenti sugli ultimi post (Castellina- Cavalli) di cui mi ha colpito (comprendetemi ma non perdonatemi) l’ arroganza liquidatoria (non trovo un termine migliore) che assumo come dato di fatto senza giudizio, ma che mi lascia sempre un po’ perplesso quando mi domando “diremmo le stesse cose, faccia a faccia?”.

Vi lascio la conchiglia con il ricordo di Piggy, un eroe vero con il senso delle istituzioni.