Movimento 5 Stelle

Stepchild Rendition

di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 25 febbraio 2016 

Siccome ben 199 senatori, cioè la stragrande maggioranza del Senato, sono favorevoli a tutta la legge Cirinnà, compresa la stepchild adoption, il molto democratico presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico (si fa per dire) ha deciso di stralciare, cioè di cancellare, la stepchild adoption dalla legge Cirinnà per compiacere i 121 senatori contrari. Nella democrazia alla rovescia, la minoranza mette sotto la maggioranza. E il governo pone la fiducia, nel silenzio complice del Quirinale e dei presidenti delle Camere, su una legge parlamentare su cui lo stesso Pd aveva lasciato libertà di coscienza, salvo ora imporre la coscienza (si fa sempre per dire) di Bagnasco, Alfano & C. con un voto blindato pro o contro il governo. Che, così, costringe chi non fa parte della maggioranza (M5S e Sel) a votare contro una legge a cui è favorevole. Se fino all’altroieri una minoranza usava la fiducia per costringere la maggioranza a votare leggi che non condivideva (Jobs Act, Italicum, nuovo Senato), ora lo fa per vietare alla maggioranza di approvare una legge che condivide. Siccome chi ha vinto le elezioni (Pd+Sel e 5Stelle, che nei sondaggi rappresentano due terzi degli elettori) vuole la stepchild, è naturale che la stepchild non passi, o passi dimezzata per ordine di chi le elezioni le ha perse (Lega e Pdl, ora sparpagliato tra FI, Ncd e pulviscoli vari che arrivano al massimo al 30% nei sondaggi) e di uno Stato estero.

Monica Cirinnà

Fino all’altroieri il Pd, a parte i soliti quattro catto, giurava che mai avrebbe accettato lo stralcio della stepchild. Ivan Scalfarotto, sottosegretario: “Chi oggi esulta per le unioni civili in Grecia esulterebbe se in Italia passasse una legge senza stepchild come quella greca?” (23.12).

Sergio Lo Giudice, senatore: “Stralciare la stepchild è un’ipotesi priva di fondamento: la legge sarebbe massacrata dalle sentenze europee dal primo giorno” (7.12). Renzi: “No allo stralcio della stepchild adoption: nasce come proposta della Leopolda e l’abbiamo appoggiata sin da allora” (29.12).

Monica Cirinnà: “La stepchild ci sarà” (30.12).Federico Fornaro, sinistra Pd: “Chi chiede lo stralcio vuole che l’Italia resti l’unico paese europeo senza una legge sulle unioni civili” (4.1). Pier Luigi Bersani, ex segretario: “No allo stralcio delle adozioni” (14.1). Paola Campana: “Nessuno stralcio, non si abbassa l’asticella sui diritti dei bambini” (14.1). Luigi Zanda, capogruppo al Senato: “Non si parli di stralcio della stepchild: il testo ha già subìto almeno 4 revisioni” (16.1). Giuseppe Lumia: “Non ci sarà nessuno stralcio. Il testo che contiene la stepchild adoption è equilibrato e in grado di avere il più largo consenso dell’aula” (4.2). Matteo Orfini, presidente Pd: “Tirare dritto con il testo Cirinnà. Non prendo in considerazione l’ipotesi che la legge non passi con anche la stepchild” (7.2). Ri-Zanda: “Avanti senza alcuno stralcio, passerà anche la stepchild” (8.2). Anna Finocchiaro, senatrice: “Ok stepchild. Da stralcio nessuna deterrenza a maternità surrogata” (9.2). Ri-Renzi ad Alfano: “La posizione del Pd non è per stralciare la stepchild” (14.2). Ettore Rosato, capogruppo alla Camera: “Si smetta di parlare di stralci: è in gioco un punto delicatissimo come la tutela dei minori” (15.2).

Roberto Speranza, sinistra Pd: “Non è immaginabile togliere la stepchild adoption” (17.2). Ri-Zanda: “Il gruppo Pd al Senato punta a portare avanti il ddl Cirinnà senza stralcio della stepchild adoption” (17.2). Ri-Cirinnà: “Se la legge cambia e diventa una schifezza, tolgo la firma e lascio la politica” (17.2). Luciano Pizzetti, sottosegretario alle Riforme: “La parola stralcio è una bestemmia” (18.2). Francesco Verducci, a nome dei 21 senatori “giovani turchi” Pd: “Chi parla di stralcio sa che renderebbe impossibile l’unità del Pd” (18.2).

Poi è bastato il fischio di padron Matteo col contrordine compagni, e tutti a cuccia: sì allo stralcio della stepchild adoption, evvai, evviva, che bello, è quello che abbiamo sempre sognato, com’è umano Renzi! In Vaticano hanno persino riaperto il Carnevale in piena Quaresima. Ma dove sono Scalfarotto, Zanda, Rosato, Speranza, Finocchiaro e Orfini con tutti i giovani turchi? E la Cirinnà, avrà già lasciato la politica? Si teme un rapimento, una rendition di massa modello Abu Omar. Forse Renzi li tiene segregati nelle segrete di Palazzo Chigi a pane e acqua con le omelie di Adinolfi dagli altoparlanti? Chi ha notizie faccia sapere. Intanto organizziamo le ricerche con i cani da valanga.

Ci piacerebbe tanto avere con noi l’impavido Francesco Merlo che, quando il M5S decise (come il Pd) la libertà di coscienza pur sposando in toto la legge, fremeva di sdegno su Repubblica contro “la giravolta di Grillo” che “si allea con Quagliariello in nomine Dei… nei tortuosi corridoi politici degli atti indecenti e nell’Italia delle sacrestie e dei campanili” contro “la civiltà europea della faticosa ma necessaria legge Cirinnà… la legge più moderna e più radicale che il Parlamento italiano possa approvare in materia di diritti civili, la sola che ci possa agganciare all’Europa”. Poi osservava sconsolato: “già si parla di ‘stralcio’, ‘emendamento’, di un altro ‘super canguro’, che è il lessico del rinvio, la più crudele pena inflitta all’Italia, condannata all’eternità dell’indolenza… alla morbidezza del peggio, al capriccio perverso dell’andreottismo, al rinvio come via italiana al vaffanculo”.

Ecco, ora che tutte queste belle cose le fa Renzi, servirebbe tanto la verve del Merlo. E invece niente, desaparecido anche lui. O forse, più semplicemente, stralciato.

Il doppio errore dei 5 stelle

segnalato da Lame

di Andrea Fabozzi – ilmanifesto.info, 13/01/2016

Con il rito dell’espulsione via blog della sindaca Capuozzo non si concludono i tormenti di Quarto del Movimento 5 Stelle. Nuove espulsioni si annunciano e il voltafaccia è troppo repentino per non creare imbarazzo, persino nei militanti abituati ai capricci del capo. Oltre che nei tanti rappresentanti politici locali che adesso sanno che, al bisogno, saranno abbandonati all’improvviso. Decidendo di sacrificare in questo modo la sindaca — il post della scomunica si può leggere appena sopra quello di sostegno — Casaleggio e Grillo confermano tutti i difetti del partito proprietario. Abbracciano la parte del torto anche quando avrebbero potuto rivendicare qualche ragione.

A Quarto i 5 Stelle hanno vinto come unici rappresenti di tante battaglie civiche, sono stati loro a raccogliere la semina dei movimenti contro la discarica e per l’acqua pubblica. La nuova amministrazione aveva dato segni di una positiva discontinuità anche nella gestione dello stadio e dei piani urbanistici comunali, al contrario di quanto sostiene chi adesso esalta la gestione commissariale. Il supremo arbitro Cantone ci ha messo un attimo ad assolvere la giunta per l’appalto sulla rete fognaria.

Naturalmente la camorra non ha saltato un giro e ha fatto le sue scommesse elettorali anche a Quarto, soprattutto a Quarto. Ma di una giunta andrebbero giudicati gli atti più che le attese. Probabilmente la sindaca è colpevole di un vecchio abuso edilizio, certamente ha sbagliato nel tentare di nascondere il ricatto che stava sopportando dal suo consigliere comunale. Ma se ha subito minacce queste non dimostrano la sua collusione. Al limite il contrario.

Quelle minacce, oltretutto, Rosa Capuozzo le ha nascoste ai magistrati, non ai dirigenti del movimento. Lette le intercettazioni, l’autodifesa video dei tre tenori grillini è imbarazzante. Parte malissimo: «Le abbiamo chiesto le dimissioni anche se si è comportata bene». Continua peggio: «Credete a noi, abbiamo sbagliato a credere a lei», sembra Comma 22. Mentre è pura commedia dell’assurdo l’appello a «pubblicare tutte le conversazioni, ci aiutano a capire», visto che sono loro i conversanti. Potevano capire prima. Sacrificare la sindaca dopo averla difesa una settimana è la mossa della disperazione per salvare il salvabile. Spiegarla sventolando la bandiera della coerenza non si può.

Né si può sostenere che «840 voti (quelli del consigliere indagato ed espulso, ndr) non sono determinanti» quando nessuno di loro ha mai visto 840 voti. All’astro Di Maio è bastato un quinto di quei voti alle «parlamentarie» per decollare verso la vice presidenza della camera. Fossimo anche noi sospettosi, non potremmo escludere che in futuro qualche camorrista possa iscriversi e partecipare alle votazioni grilline in famiglia, oltretutto con minor sforzo. È probabile però che dopo Quarto con la «diversità» grillina andranno archiviate anche le «parlamentarie».

Il discorso potrebbe finire qui, non fosse che il Movimento 5 Stelle non è più l’unico partito in cui decide tutto il vertice. Il rito sacrificale della sindaca di Quarto ricorda quello del sindaco Marino da parte del Pd. Orfini, commissario romano del partito, passò in una notte dal «chi non sostiene Marino è con mafia capitale» a «non si permetta Marino di dire che chi non lo sostiene è con mafia capitale». Anche lui, come i tenori grillini, doveva giustificare le ingiustificabili decisioni del leader unico.

E così, mettendo una accanto all’altra le ultime mosse di Grillo e Renzi, si scopre un’assoluta identità di pensiero. Se la sindaca di Quarto è vittima, ma va espulsa perché sembra colpevole, il reato di immigrazione clandestina è inutile, ma è meglio non cancellarlo perché può apparire indispensabile. Le scelte solitarie e di convenienza dei capi non possono essere spiegate, chi ci prova fa compassione.

Oggi compatiamo i colonnelli a 5 stelle sguinzagliati per le tv. Ma non possiamo dimenticare i renziani che li attaccano. E che non ci hanno ancora spiegato perché Josefa Idem si doveva dimettere, e Maria Elena Boschi invece no.

Noi non Podemos

di Lame

Una delle caratteristiche importanti del recente voto amministrativo in Spagna (mai visto un voto amministrativo così “politico”, peraltro) è la collaborazione tra Podemos e i movimenti sociali di base. I numeri infatti dicono questo: nelle elezioni per le regioni Podemos si presenta da solo e raccoglie un 10/12 per cento. Un successone, considerato che il partito è nato da pochissimo tempo e si presentava dappertutto per la prima volta. Ma se questo si trasla su base nazionale è quasi un coitus interruptus: tanta bella energia che può ancora essere silenziata dalla forza – bastonata ma non vinta – del sistema politico spagnolo tradizionale.
Nelle municipalità invece Podemos si presenta alleato a movimenti di base, a partiti locali di spinta indipendentista (altro che la Lega: la Spagna è percorsa da tremori indipendentisti da molto tempo e con sempre più forza), a formazioni municipali che hanno un fortissimo radicamento territoriale e popolare. E così vince. Rovescia completamente gli equilibri di potere andando a governare i due cuori pulsanti della Spagna.
Il confronto con la situazione italiana è inevitabile. E fa emergere sempre più quello che, a mio modesto parere, è da sempre il vero piede d’argilla del Movimento cinque stelle.
Non sto qui a fare i paragoni tra M5S e Podemos. Sappiamo che sono diversi, ma anche uguali. Uguali soprattutto nella spinta dal basso che li crea. (Evitiamo per favore il dibattito su Grillo o non Grillo perché è vero che senza Grillo non ci sarebbe stato il movimento, ma senza un vero moto di base Grillo se ne stava a Bibbona ad abbronzarsi. Punto.)
Dove sono profondamente diversi è invece il livello territoriale che, non a caso, negli ultimi mesi Grillo cita spesso come dimensione in cui il movimento deve lavorare.
Non si tratta soltanto di una questione di alleanze, che il movimento fa molta fatica a costruire anche a livello locale (per non parlare di quello nazionale). Si tratta piuttosto del fatto che da sempre – e qui sì per volontà/responsabilità/colpa del magico duo – lo spazio consentito al livello territoriale è molto ristretto. Grillo non si fida, evidentemente, della base sul territorio, come si usava dire una volta. Non ha mai concesso che questa base si strutturasse in rete, ha sempre usato il maglio contro qualunque tentativo di collegamento tra meet-up che vengono confinati nel loro ristrettissimo spazio di esistenza.
Posso perfino capire le ragione per cui, da sempre, Grillo ha espulso chiunque tentasse di collegare quelli che, ancora oggi, sono solo i tanti pezzi sparsi del movimento sul territorio. Monadi scollegate che viaggiano nell’iperspazio senza parlarsi tra loro, senza poter creare fili che costruiscano una vera rete di base. Il timore della nascita di piccoli potentati, di correnti e posizioni personali di potere è sensato nel contesto antropologico italiano.
Ma è come tagliarsi l’uccello per far un dispetto alla moglie. Questa camicia di forza imposta alle energie sul territorio castra la forza del movimento a livello locale (e si vede pesantemente nel voto) e impedisce anche la crescita politica, compresa la capacità di sperimentare cosa voglia dire concretamente costruire e gestire alleanze per ottenere risultati. Una scuola politica che sarebbe fondamentale per il movimento che ha bisogno di far crescere una propria classe dirigente (parolaccia, eh?) che sperimenti nella realtà amministrativa invece che pensare di poter costruire la suddetta classe dirigente in laboratorio (leggi uffici della Casaleggio associati). Cosa che produce solo un gruppo di abili comunicatori e niente di più (più renziano del Renzi, da questo punto di vista).
Sono molto curiosa di capire cosa intenda Grillo per “lavorare sul territorio” a questo punto. Perché il movimento ne ha bisogno. E, per quanto questo possa irritare un sacco di gente, ne ha bisogno anche l’Italia.

Portador de un populismo crítico

Ciarli Natale, GiuliaPingon, transiberiana9

Nell’impermeabile percezione in lingua nazionale, la parola ‘populismo’ si è presentata negli ultimi anni come un termine piuttosto ‘cangiante’.

Fin dagli “anatemi Napolitani”, le migliori menti del patrio suolo si sono esercitate in semestrali arrampicate sugli specchi nel tentativo di cogliere il vero significato della parola. Manco fosse una stella alpina.

Sì, il Made in Italy è impermeabile, ma che succede fuori… piove?
Quasi due mesi fa scrivevo a transiberiana9:

Ieri ho passato mezz’ora su siti di news politiche, blog e forum attivisti spagnoli.
Una ricerca volutamente superficiale, senza badare alla qualità dei contenuti, giusto differenze di percezione.
Lì, il termine ‘populista’ non ha segno solo negativo come da noi…
Leggo titoli e affermazioni che in Italia potrebbero essere considerati eresia: “Syriza no está solo, los Podemos europeos […] el Movimiento 5 Estrellas de Beppe Grillo en Italia también sigue con su auge.”
Podemos è considerato populista sia dai sostenitori che dagli avversari.
I sostenitori di Podemos guardano al MoV come la ‘cosa’ italiana più affine a loro…
Qualcuno dice: la nostra matrice è più di sinistra della loro…
Qualcun altro risponde: questo perché le sinistre italiane sono più ‘casta’ delle nostre.
Usano proprio il termine casta.

Appendiamo un po’ di materiale grezzo generosamente tradotto dall’insostituibile Giulia.
Eventuali ricerche approfondite fatevele da soli: Ciarli Natale non esiste.

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Il tridente antisistema

da elmundo.es, 29.12.2014 – di Silvia Román

Partiti populisti, antisistema, di sinistra radicale. Sono molte le definizioni che accompagnano tre schieramenti che sono attualmente nell’occhio dell’uragano della politica europea: l’italiano Movimento 5 stelle, il greco Syriza e lo spagnolo Podemos. I loro rispettivi leader – Beppe Grillo, Alexis Tsipras e Pablo Iglesias – hanno saputo canalizzare l’indignazione o l’ira di votanti disincantati ed esausti che non credono più nelle soluzioni offerte dai partiti tradizionali, al punto che si stanno avvicinando pericolosamente al potere nei loro rispettivi Paesi.

Il caso più evidente è quello della Grecia, dove, secondo i sondaggi, Syriza vincerà le elezioni anticipate del prossimo 25 gennaio.

I loro detrattori li definiscono “antieuropei”, ma – specialmente – Syriza e Podemos insistono del dichiarare che la loro lotta non è contro l’identità europea, il Vecchio Continente o l’euro. Tsipras e Iglesias (non tanto Grillo) assicurano che la loro politica è anti- Banca Centrale Europea, anti-troika e anti-austerità.

Il loro obiettivo è cambiare il sistema, non solo nei rispettivi Paesi, ma anche nell’Unione Europea ed è per questo che Bruxelles inizia a tremare.

Parecchi analisti concordano nel sostenere che i tre partiti costituiscono un fattore di rischio per la stabilità dell’economia europea  e  della moneta unica, per non parlare del rifiuto totale che l’attuale politica comunitaria manifesta nei confronti del tridente antisistema.

“Sono partiti con soluzioni semplicistiche, lineari, populiste. È preoccupante”, assicura il ministro degli Affari Esteri, José Maria Garcìa-Margallo, in un’intervista concessa a EL MUNDO. D’accordo con il capo della diplomazia spagnola, i leader dei governi europei ribadiscono che Grillo, Tsipras e Iglesias non offrono soluzioni, ma cavalcano il malcontento sociale e l’indignazione per i partiti tradizionali.

In Italia, una delle critiche più note che riceve il M5S è che non agisce, ma si limita ad attendere che il Primo Ministro Renzi fallisca, approfittando inoltre del declino e della scomparsa di Berlusconi.

Duramente criticati per i loro programmi poco consistenti, di sicuro però Tsipras, Iglesias e Grillo sono dei maestri nel crearsi un seguito elettorale. Usano alla perfezione sia internet sia la televisione (fu proprio Grillo a trionfare come comico in tv) e sono riusciti a convincere un nutrito numero di cittadini, che non avevano partecipato alle ultime elezioni, dell’utilità del proprio voto.

“Ci vediamo nelle urne” urlano e twittano i sostenitori di queste figure carismatiche e telegeniche, le quali lasciano al futuro un’eredità misteriosa e preoccupante.

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Syriza non è solo, i Podemos europei

da negocios.com, 16.01.2015 – di Borja Jiménez de Francisco

Le parole di Pablo Iglesias, se da un lato garantiscono che in Europa soffi il vento del cambiamento, dall’altro possono piacere o meno. Di sicuro, però, sono una realtà.

La vittoria di Syriza in Grecia potrebbe mettere le ali ad altri due schieramenti molto simili che cercano il proprio spazio politico in Italia e Spagna: Podemos e il Movimento 5 Stelle.

Questo avviene senza dubbio in Europa, ma anche in Venezuela esiste un altro partito politico che ricorda molto Syriza.

Fernando Herrero-Nieto, presidente dell’osservatorio politico Vonselma e direttore di marketing politico alla URJC, ritiene che “in linea di principio, il partito politico che potrebbe riprodurre lo schema del partito greco o di Podemos sarebbe il Partito Social Venezolano guidato da Maduro. Come è noto, Podemos è nato a Caracas. Non posso dire sia una copia identica dei partiti sopra citati, dal momento che Europa e America Latina sono due contesti diversi, ma vi sono molte similitudini”.

Tornando in Europa, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo continua la sua ascesa in Italia. Alle elezioni politiche del 2013 è stato il partito più votato nel Paese, mentre alle Europee è emerso che 1 elettore su 5 li sostiene.

Senza dubbio, sempre secondo Herrero-Nieto, esiste più di una differenza tra il M5S e, ad esempio, Podemos: “I primi sono ovviamente radicali, diciamo che oggi assistiamo ad una tendenza alla radicalizzazione sia a destra sia a sinistra, ma la diversità rispetto a Podemos è che sì, sono radicali, ma hanno degli argomenti. Per di più l’approccio alla politica è diverso, Podemos fa esclusivamente del populismo”.

E chi parla non è uno qualsiasi. Herrero-Nieto è stato professore di Pablo Iglesias all’Università e racconta sia stato uno studente esemplare, che eccelleva. Uno di quelli con la mano sempre alzata, pronto ad esporre la propria opinione, che superava gli esami con il massimo dei voti.

Quindi il successo di Tsipras potrebbe rappresentare un primo passo verso il trionfo della sinistra in Europa. Gruppi come Podemos e il M5S si staranno sfregando le mani sognando un finale come quello greco.