musica

Mannarino, musica e popolo

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di Andrea Silenzi – la Repubblica – 30 ottobre 2014
Cominciamo dall’attualità: lei ha voluto mettere a disposizione dei disoccupati, per ogni concerto di questo nuovo tour nei teatri, 100 biglietti al prezzo speciale di 10 euro.
“Purtroppo la qualità dello spettacolo costa. La produzione è costosa, sul palco siamo in 12: io in scena cerco di costruire immagini, perché per me l’arte è la cosa più importante. Oltretutto, portando lo show nei teatri i costi sono aumentati: questo non mi fa piacere, ma non si può fare molto. Il problema della disoccupazione è reale. Viviamo una crisi economica, ma per me la crisi davvero grave è quella culturale. Anche i bambini sotto i 10 anni pagheranno 10 euro. Volevo fare qualcosa, ci sto provando da anni, perché non voglio che chi ha poche possibilità debba rinunciare proprio alla musica. Ho parlato con tutti i promoter, mi sono imposto: alcuni erano riluttanti, altri hanno accettato subito. E’ un fatto piccolo, è un segnale, un fatto pratico, ma è un modo per far venire ai concerti un po’ di persone che altrimenti avrebbero dovuto rinunciare. Cerco di essere coerente con le mie idee, nei limiti delle mie possibilità. Anche se ormai ho capito che molti di quelli che criticano i prezzi, magari sui social, spesso sono gli stessi che affermano che la cultura non si deve pagare. Che poi sono le stesse persone che il sabato spendono un capitale in birra o dal barbiere. Io voglio fare cose belle, e voglio che alle persone che hanno visto lo spettacolo rimanga un bel ricordo: le polemiche mi interessano fino a un certo punto”. 
La dimensione live resta un elemento decisivo del suo successo. Anche questo nuovo tour, che pure è incentrato sulle canzoni di un album complesso come Al monte, in estate ha fatto registrare numeri impressionanti.
“Per il tempo di un disco ho lasciato da parte i pezzi più scanzonati, più cantabili, più facili e ho voluto seguire una drammaturgia. Al monte l’ho pensato come un un pellegrinaggio laico. Ho affrontato temi complessi, difficili anche per me: l’esistenza umana, la bandiera, Dio, il rapporto uomo donna, la violenza. Tutto il disco è pieno di metafore, c’è molta enigmistica dentro. Ho riflettuto sul momento storico che stiamo vivendo: per me questo non è il momento dell’evasione, ma dell’organizzazione del pensiero. E’ un disco difficile, figlio delle cose che ho visto, letto e sentito negli ultimi anni semplicemente aprendo i giornali o uscendo di casa. Ormai si usano continuamente armi di distrazione di massa, e io nel cassetto avevo già diversi possibili tormentoni. Ma se li avessi pubblicati, in questo particolare contesto storico, mi sarei sentito sporco. Detto questo, ai concerti continua a succedere qualcosa che io stesso non so spiegarmi e che da spettatore non mi è mai capitato di vivere. E’ come se venisse spinto un pulsante che fa nascere una magia, un sentimento comune che invade tutto e tutti. Credo che dipenda dai temi (non stiamo cantante “quant’è bella l’uva fogarina”, i nostri non sono mai concerti solo formali), i contenuti finoscono per entrare nel cuore delle persone. Poi sul palco la musica e le parole escono direttamente dalla pancia. Vivo ogni show come un’avventura d’amore con tutto il pubblico, metto in piedi spettacoli generosi e con la gente si instaura un rapporto potente e difficilmente spiegabile, un’empatia fortissima. Succede qualcosa di magico, anche se le canzoni sono meno scanzonate del solito”.

Questo connubio tra impegno e divertimento non è più così usuale…

“Non sento in giro molti musicisti che parlano di laicità, dell’antimilitarismo, del potere dello stato, della violenza: quando uno viene al concerto, ascolta certe riflessioni e vede quella gioia, probabilmente resta colpito”.

Nei mesi scorsi si è trovato protagonista di uno spiacevole fatto di cronaca riportato da tutti i media. C’è qualcosa che vuole aggiungere, a mente fredda?

“Quella che mi è rimasta è l’amarezza per l’atteggiamento dei media che, nel mio caso specifico, non hanno cercato la verità ma si sono limitati a dare solo una versione, quella della polizia. Tra l’altro, l’unico aggressore che hanno catturato e che ho bloccato io mentre tentava di fuggire, ha dichiarato al processo per direttissima che io non ero coinvolto nella rissa, al contrario di quanto è apparso ovunque il giorno dopo. Comunque la vicenda si concluderà a breve con il processo a dicembre”.

Tornando alla musica: c’è chi continua a definirla un artista uscito dal passato…

“Se vogliamo parlare dei contenuti, quello che faccio si può calare benissimo nel presente, visti i temi toccati dalle mie canzoni. Riguardo allo stile, ognuno si crea il suo sulla base del gusto. Il mio nasce ascoltando grandi cantautori, tipo De André, Chico Buarque, Dylan. Poi mi piace la musica suonata dagli uomini e non quella programmata. Per me è molto più moderno un contrabbasso che un sintetizzatore. Un musicista non farà mai la stessa cosa due volte di seguito: suonerà lo stesso pezzo sempre e inevitabilmente in maniera diversa. Magari tutta quella magia dei live arriva anche da questo approccio. Rimasi molto colpito da una frase della grande cantante argentina Mercedes Sosa: “Molti artisti sul palco sono solo uomini illuminati da luci artificiali”. A tutto questo aggiungo il fatto che uso armonie e melodie di origine non anglosassone. In un’epoca di globalizzazione, mi fanno più tristezza quelli che fanno indie scimmiottando inglesi e americani. Io cerco un’identità nuova partendo da radici popolari, perché è la mia realtà, il mio bacino culturale.E certe mie scelte stilistiche sono rintracciabili in tutto il mondo. Cerco di creare un linguaggio contemporaneo, ma coerente con la mia identità. Forse non sono moderno perché sfuggo all’omologazione culturale?”.

I Suoni Delle Dolomiti

segnalato da barbarasiberiana

I Suoni delle Dolomiti è una manifestazione unica nel suo genere, che raduna musicisti da tutto il mondo sulle montagne più belle dell’arco alpino. L’idea di fondo è semplice e affascinante: unire le grandi passioni per la musica e la montagna, per l’arte e l’ambiente in un ciclo di concerti all’insegna della libertà e della naturalità. La formula prevede un’escursione a piedi dal fondovalle fino a radure e conche nei pressi dei rifugi, teatri naturali in cui la musica viene proposta in piena sintonia con l’ambiente circostante. Agli appuntamenti del primo pomeriggio si sono aggiunte nel tempo le suggestioni dell’alba.

Quasi un festival nel festival che propone l’incontro con artisti, attori, uomini di cultura che, nelle atmosfere uniche del sorgere del sole in alta montagna, danno vita a spettacoli, recital, monologhi. Al Festival partecipano artisti di fama internazionale che nel rispetto dell’ambiente si uniscono al pubblico e raggiungono a piedi i luoghi dei concerti, strumento in spalla. In cammino verso l’arte e la natura.

Fra gli altri, quest’anno ci saranno concerti e incontri con Paolo Fresu, Mauro Pagani, Marina Rei e Paola Turci, Youssou N’Dour, Cristiano De André, Paolo Rumiz, Giuseppe Cederna

Il programma completo dell’edizione 2014 lo trovate QUI.

I video delle edizioni precedenti li trovate invece QUI.