omofobia

Omofobia di stato

segnalato da Barbara G.

Omofobia di stato: i preoccupanti numeri dell’ultimo report di Ilga world

gaypost.it, 15/05/2017

Sono 72 gli stati in cui il sesso tra uomini o tra donne è ancora criminalizzato. In 45 di questi la legge è applicata anche alle donne e sempre in 45 paesi si hanno notizie di arresti fatti in base a queste norme.
In otto stati membri dell’Onu esiste la pena di morte per gli omosessuali. Di questi, in quattro (Iran, Arabia Saudita, Yemen e Sudan) la legge è applicata in tutto il territorio, mentre in Somalia e in Nigeria solo in alcune aree. Nei territori dell’Iraq e della Siria attualmente sotto il controllo dell’Isis, la pena di morte viene applicata anche con il supporto di soggetti che non fanno parte delle autorità.

In altri cinque stati (Pakistan, Afghanistan, Emirati Arabi, Qatar e Mauritania, sebbene la legge preveda la pena di morte, non si hanno notizie di applicazione.
Sono poi 22 gli stati in cui le leggi puniscono l’espressione delle persone omosessuali e trans per ragioni di “moralità”, mentre in 25 paesi esistono divieti ufficiali alla formazione e alla registrazione di associazioni che si occupino di orientamento sessuale e/o identità di genere.

Gli stati in cui va meglio

Di contro, in 124 stati (122 dei quali sono membri dell’Onu) i rapporti tra persone dello stesso sesso adulte sono legali. In 108 paesi ci sono leggi egualitarie sull’età del consenso (mentre in 16, no). In ambito Onu, 72 stati hanno leggi che tutelano le persone omosessuali dalle discriminazioni sul posto di lavoro. Ancora, 9 stati nel mondo prevedono la tutela contro le discriminazioni per le persone omosessuali nella loro Costituzione, mentre 43 hanno approvato leggi che combattono i crimini di odio. Il matrimonio egualitario è legale in 23 stati, mentre in 28 esistono varie forme di unione civile. Infine, sono 26 gli stati in cui sono state approvate leggi sulle adozioni e 27 membri dell’Onu consentono l’adozione del figlio del partner.

(qui infografica completa)

Diminuisce la criminalizzazione, ma le persecuzioni restano

Sono i numeri “State Sponsored Homophobia”, l’annuale report di Ilga sul livello di omofobia di Stato nel mondo, giunto alla sua dodicesima edizione.
Diffuso in vista della giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, che si celebra il 17 maggio, il report dipinge un quadro preciso dello stato dell’arte della condizione delle persone LGBT nel mondo.
“Sebbene le leggi che criminalizzano l’omosessualità siano in diminuzione (il Belize e le Seychelles l’hanno abolita nel 2016), le persecuzioni e la stigmatizzazione persistono in molti stati – spiega Aengus Carroll che ha collaborato alla stesura del report -. Di contro, gli interventi legislativi per proteggerci dalla discriminazione e dalla violenza sono sensibilmente aumentati negli ultimi anni. Ma anche se le leggi che riconoscono le nostre relazioni e le famiglie siano aumentate anch’esse, meno del 25 per cento degli stati di tutto il Mondo ci riconosce e ci tutela”.

Una strada ancora lunga

La piena uguaglianza per le persone LGBT, insomma, è ancora lontana dall’essere raggiunta e l’omofobia rimane un problema per le vite delle persone in molte parti del mondo. Lo evidenziano le mappe che Ilga ha realizzato con i dati raccolti nell’ultimo anno. Il colpo d’occhio evidenzia la mancanza di protezione e tutele per le persone omosessuali, bisessuali e trans nella maggior parte del globo terrestre.
L’edizione di quest’anno del report include un report sulle ONG che si occupano di orientamento sessuale e identità di genere la cui creazione e le cui attività sono impedite in ben 25 paesi.
“Con l’aumento dell’uso dei dispositivi digitali, l’istituzione di queste leggi appare ancora più sinistro – commenta Renato Sabbadini, direttore esecutivo di Ilga -. L’attuale situazione della Cecenia ci offre il più recente e terribile esempio di questo tipo di abusi”.

Lo sciopero confessionale

segnalato da Barbara G.

Scusate se torno sul tema… “Inquisizione spagnola”, ma avendo un figlio in età scolare trovo allucinante che si possa anche solo pensare di scioperare contro la scuola a causa della “teoria gender”. Spero che i presidi, nel limite dei regolamenti, non accettino le giustificazioni per assenze di questo tipo.

La notizia qui

Le unioni civili ombardate dallo sciopero confessionale nella scuola del 4 dicembre

di Aurelio Mancuso – huffingtonpost.it, 19/10/2015

Il papato di Francesco sta scaldando gli animi da più parti, soprattutto a sinistra si continua a pensare che sia in atto una rivoluzione cattolica grazie alla buone parole di una personalità indubbiamente fuori dagli schemi, che però non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la dottrina, solamente la sua narrazione.

A queste pur minime aperture (il linguaggio è comunque un fattore importante) si oppongono strenuamente molte fazioni interne alla gerarchia e ai movimenti laici. A farne le spese maggiori nel suolo italico sono i diritti civili, così che una già moderatissima e arretrata legge sulle unioni civili è oggetto di una campagna eversiva da parte di un coagulo di forze confessionali, delle varie destre politiche e sociali, della gerarchia cattolica.

La teoria del gender, l’utero in affitto, la dissoluzione della famiglia tradizionale, sono i cardini propagandistici su cui questo potente movimento intende poggiare la sua guerra senza quartiere, affinché il ddl Cirinnà naufraghi in primo luogo in Senato, dove si gioca tutto, perché alla Camera la maggioranza a disposizione sarebbe amplissima.

L’indizione dello sciopero del 4 dicembre, che chiede a tutte le famiglie italiane di non mandare i figli a scuola per protestare appunto contro l’inesistente invasione del genderismo negli istituti scolastici, è un arma evocativa importantissima, cui per ora non si opposto nessuno.

Silenzio dei sindacati del comparto, che da tempo hanno perso qualsiasi funzione a difesa della scuola pubblica, della laicità e pluralismo. Silenzio da parte delle grandi associazioni cattoliche tipo le Acli o Azione Cattolica, che non hanno aderito all’ultimo family day. Silenzio dei tanti intellettuali e personalità cattoliche impegnate contro le discriminazioni e per il dialogo. Il potere reazionario di questo sciopero, trae le sue fondamenta in una mai sopita storica avversione di un certo cattolicesimo nei confronti dello Stato democratico, sentimento che dall’Unità d’Italia si è ripresentato in diverse forme.

Oltre a domandarsi da dove arrivano tutti questi soldi che permettono una campagna martellante sui media, con l’acquisto di paginate sui maggiori giornali, l’organizzazione di centinaia di manifestazioni, produzione di materiali di tutti i tipi, è interessante chiedersi se dietro a questo movimento non ci sia il Vaticano, o perlomeno pezzi potentissimi della Curia.

Sui finanziamenti, essendo in piedi in questo paese il meccanismo truffaldino dell’8xmille, non stupirebbe, che come ai tempi del referendum sulla legge 40, siano anche oggi utilizzati a man bassa soldi che allora Ruini seppe ben dirottare dalle tasse degli italiani, indebitamente incassate, dalle opere di bene ai comizi contro le libertà.

Al netto della poetica buonista di Francesco, si sta disvelando uno dei timori che pochi commentatori cercarono di spiegare al tempo della sua elezione, ovvero che la ristrutturazione bergogliana altro non sarebbe stata che una rinfrescata alle pareti esterne dei sacri palazzi. Matteo Renzi sembra per ora resistere e, speriamo che continui ad avere come stella polare il suo dovere di governare un paese democratico e non di rispondere a una gerontocrazia maschilista, gelosa di un potere di interdizione, che ha avuto l’effetto di nascondere i disastri morali e organizzativi prodotti dalla Cei negli ultimi decenni.

Per tutto questo appare impari il contrasto, che pure con generosità, a tratti con ingenuità ed errori tattici, l’articolazione delle associazioni lgbti tenta di produrre rispetto a questa enorme crociata contro le libertà e i diritti delle famiglie omosessuali. Chi in questo paese avverte il pericolo che per l’ennesima volta non si approvi una legge sulle unioni civili? Chi non capisce che lo scontro non è tra laici e cattolici (come vorrebbero far intendere i promotori della campagna contro il gender), ma tra reazionari e democratici? E’ evidente che per ora la risposta sia praticamente inesistente o debole, non si versino però, con il senno di poi, lacrime di coccodrillo.

Nessuno si aspetta l’inquisizione spagnola

segnalato da Barbara G.

‘Inquisitori spagnoli’  al sit-in delle Sentinelle in piedi, in tre in Questura

cremonaoggi.it, 19/10/2015

Live from Cremona! Appena rilasciati dalla questura… portati via dalla manifestazione delle Sentinelle in Piedi solo perché eravamo vestiti così!

In tre, vestiti da inquisitori spagnoli come nei celebri sketch dei comici inglesi del collettivo Monty Python, sono finiti in Questura domenica pomeriggio per una protesta organizzata al fine di controbattere al sit-in contro le unioni civili delle “Sentinelle in piedi”.

Attorno alle 17 il trio ha inscenato la protesta, silenziosa e pacifica, presentandosi in piazza Duomo proprio mentre gli esponenti delle “Sentinelle in piedi” stazionavano “a difesa della famiglia tradizionale”. Vestiti in stile inquisizione spagnola i tre hanno messo in atto quella che, si apprende, hanno definito un’iniziativa a base di ironia realizzata per rispondere alle “Sentinelle”. Tutti e tre, identificati, sono poi stati lasciati liberi di tornare a casa.

Fra i tre c’è il bergamasco Giampietro Belotti, salito alla ribalta un anno fa per essere sceso in piazza a Bergamo durante un altro sit-in delle “Sentinelle in piedi” vestito da nazista dell’Illinois (citazione dal film The Blues Brothers). Domenica, a Cremona, Belotti è andato in piazza assieme a esponenti del locale collettivo satirico “Soccuadro” di Arcicomics.

AGGIORNAMENTO – Dalla Questura spiegano con una comunicazione ufficiale che i tre sono arrivati in piazza e si sono mischiati alle “Sentinelle in piedi”, per poi togliersi i cappotti e mostrare provocatoriamente i vestiti da inquisitori spagnoli. Poliziotti, aggiungono sempre da via dei Tribunali, sono intervenuti subito e hanno accompagnato i tre negli uffici per l’identificazione, senza tensioni. Altre due persone, un uomo e una donna, sono state identificate direttamente in piazza Duomo in occasione della stessa manifestazione delle “Sentinelle in piedi”: stavano per esporre cartelloni con riferimenti all’inquisizione spagnola che, su invito, hanno consegnato al personale della polizia.

Cari missionari da tastiera…

Segnalato da Barbara G.

Cari “missionari da tastiera”… Questa è la mia risposta ai commentatori omofobi

Ilmaritodellosposo – huffingtonpost.it, 22/09/2015

Questo dovrebbe essere circa il trentesimo post che scrivo qui sull’Huffington, o meglio per la sezione Gay Voices. In questo spazio che ci hanno concesso, mi sono sempre sentito libero di esprimermi, parlando essenzialmente delle esperienze che una coppia omosessuale, come me e Edu deve affrontare: Coming out, civil partership, adozioni, omogenitorialità, umiliazioni… e poi l’amore, con dinamiche così simili a tante altre storie d’amore sia etero che omo.

In questi mesi, moltissime persone mi hanno scritto in privato per parlarmi un po’ di loro, dei loro disagi e dei loro sogni, trovando in me una persona pronta ad ascoltare e rispondere sempre in maniera leale e diretta. Di fatto scrivere questo blog mi sta rendendo una persona migliore ed è per questo che ringrazio chi concretamente mi ha dato la possibilità di esprimermi, ma sopratutto chi mi legge. Non ringrazio ovviamente tutti quei commentatori che ci insultano e cercano di delegittimare me, Edu, la nostra storia d’amore e tutti quegli omosessuali che – proprio come noi – pretendono diritti e dignità. K.Popper disse una frase che racchiude il vero significato di comunità: “Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti”.

Ma cosa spinge questi individui a inveire, snobbare e deridere ogni post che leggono a tematica omosessuale? Ogni foto che vedono di due uomini o di due donne che si scambiano tenerezze e affetto? La risposta affonda radici nella comunicazione web, ed è per questo che ho chiesto delucidazioni al mio amico Federico Simonetti, che si occupa appunto di comunicazione e marketing online e lavora per associazioni culturali, aziende e partiti politici.

Ti posso dire che questo atteggiamento di rabbia e sdegno è fine a se stesso e non è relativo soltanto all’essere bigotti o omofobi. Sono atteggiamenti che per quanto ne so, hanno accompagnato Internet dalle sue origini.

Quando ero un ragazzino e frequentavo i siti web della sinistra antagonista (Indymedia su tutti) già esistevano gli estremisti da tastiera che, anziché essere dei veri e propri ”compagni”, si limitavano a commentare ossessivamente cose ingiuriose, ipotesi di complotto, lunghe invettive molto confuse contro un generico nemico totale. Moralmente, sono gli stessi soggetti che commentano oggi sul tuo blog e che con l’avvento di Fb, si sono evoluti e coordinati in qualcosa di più dannoso e capillare.

Il gioco è facile, molti di loro, si barricano dietro account palesemente fake o blindati, frequentano gruppi Facebook dichiaratamente omofobi o ultracattolici, circondandosi di persone che la pensano come loro, rafforzando e confermando l’idea che siano loro la maggioranza assoluta.

La cosa che dovrebbe farti sorridere, è che in realtà hanno disperatamente bisogno di tutto questo. È anche grazie a post come i tuoi che loro esistono e hanno una identità sociale. I missionari da tastiera (e anche molti rivoluzionari da tastiera, ahimè) non si battono per comprendere il mondo o per avere un mondo a loro immagine. Si battono solo ed esclusivamente animati dalla pulsione di morte, la loro ragione di lotta è l’immobilità, loro sono le zavorre della società civile, che a peso morto animano conflitti sociali, affinché tutto resti conflittualmente immobile.

Se tutte le pagine Fb e i blog a tematiche omosessuali cessassero di esistere, loro inizierebbero una spasmodica ricerca per rimpiazzarvi con qualcun’altro da odiare, un luogo virtuale, dove poter esprimere altre teorie cospirative da avvalorare con ragionamenti sempre più contorti e dogmatici…insomma, qualcos’altro contro cui scagliare i propri commenti.

Di fatto, non c’è un vero e proprio pensiero organico dietro il loro atteggiamento. Più che altro è un insieme di paure, frustrazioni e rabbia… una sorta di ”mischione” dove c’è dentro tutto: omosessualità, pedofilia, nudismo, gli immigrati, il contrabbando di organi, gender,Topolino e Darth Vader.

Il tutto condito dal solito corteo di idee confuse e distorte riguardo la religione, lo Stato e sopratutto i bambini. Nel web, questa patologia, la definiamo ironicamente ”il complesso di Maude Flanders” il personaggio dei Simpson che ripete ossessivamente “I bambini! Chi penserà ai bambini!”. La verità, è che i tuoi post, gli servono non solo per passare il tempo, ma sopratutto per soddisfare il loro delirio narcisistico.

Quindi, cari missionari da tastiera, ringraziatemi e soprattutto ringraziate le tantissime realtà forti e radicate come ad esempio Gay voices, che vi danno la possibilità di restare e confermare quello che (purtroppo) siete. Quindi, appurato che non cambierete mai, ci risentiamo al prossimo post.

Sempre parlando di missionari da tastiera…

Scientology contro internet

Come la chiesa fondata da L. Ron Hubbard è ricorsa al web per rispondere alle accuse del documentario Hbo Going Clear.

(…)

Oggi Going Clear ha una valutazione superiore all’8/10 su Imdb, e le sue rivelazioni su presunti abusi, violenze e pressioni psicologiche ai danni dei membri di Scientology continuano ad attirare molti curiosi. L’organizzazione di Hubbard ha risposto creando ex novo una sezione del sito di Freedom, il magazine che la chiesa pubblica ininterrottamente dal 1968, esplicitamente dedicata al documentario. Ancora più dei toni marcatamente aggressivi usati da Scientology nel rispondere a Gibney e Wright, a saltare agli occhi è il numero di contenuti presenti sulla pagina web: c’è una sequela infinita di video che prendono di mira singolarmente le fonti considerate dal film (dove il regista stesso diventa «Doctor of Propaganda» e Mike Rinder, ex portavoce di Scientology che da anni è fuoriuscito dall’organizzazione, «The Wife Beater», un violento che picchia la moglie), coprendole di discredito sul piano personale; e, sotto la scritta a caratteri cubitali «Read the truth»,  c’è la dozzina di lettere che la chiesa dice di aver mandato a Hbo per chiedere lumi sulle accuse contenute nella pellicola.

Per Scientology occuparsi delle voci negative sul proprio conto non è una novità: l’Office of Special Affairs è un comparto della chiesa istituito negli anni Sessanta che cura le sue relazioni pubbliche, secondo alcuni critici anche trattando il problema delle voci dissidenti. Tory Christman, oggi un’attivista anti-Scientology, sul finire degli anni Novanta ne faceva parte, e ha raccontato al magazine The Kernel come l’avvento di Internet sia stata la vera spina nel fianco del sistema creato da Hubbard: se fino a quel momento le informazioni potevano essere tenute segrete e le gerarchie interne non essere intaccate dalle critiche, la comparsa di un mezzo che faceva dell’apertura e della disintermediazione i suoi punti di forza, per Scientology non poteva che essere una minaccia. Un newsgroup su Usenet dedicato all’organizzazione, alt.religion.scientology, sul finire del 1994 divenne oggetto di interesse da parte degli avvocati della chiesa per la pubblicazione del famigerato mito fondativo di Xenu, la cosmogonia di Hubbard che gli adepti della religione teoricamente sono in grado di scoprire soltanto dopo anni di fedeltà a Scientology (in seguito Xenu è finito addirittura in una puntata di South Park, però).

Oltre al sito Internet, Scientology ha deciso di replicare a Going Clearanche sul terreno dei social network. Su Twitter è comparso l’account@FreedomEthics, la cui attività è limitata al postare assiduamente link ai vari video discreditanti ospitati da Freedom. Su Facebook, dove la pagina ufficiale della chiesa conta oltre 330 mila “mi piace”, si segnala invece Alex Gibney Propagandist, utilizzata con lo stesso fine. Esiste poi un vasto sottobosco di siti web e account votati a sminuire i critici più in prima linea (@WhoIsMikeRinder, su Twitter, e whoispaulhaggis.com sono soltanto due esempi), e tutti sono sintonizzati sugli stessi video di difesa dalla «propaganda» di Gibney, dipinto alternativamente come falsario o come bigotto. Spesso, pare, questi account postano addirittura alla stessa ora.

A febbraio, dopo la presentazione del film, la portavoce di Scientology Karin Pouw ha scritto ai critici cinematografici dei media di mezzo mondo per lamentarsi della pubblicazione di ciò che il suo comunicato stabiliva essere «menzogne sfacciate». Scientology e il suo leader erede di Hubbard, David Miscavige, sono però abituati ad affrontare pochi nemici per volta, una situazione ideale per la strategia votata all’attacco propugnata dal fondatore della setta. Ma un conto è doversi occupare di un pugno di voci discordi, del tutto un altro far cambiare idea a milioni di persone che hanno libero accesso a ogni tipo di informazione reperibile. Come chiosato da un commentatore su una pagina delle fonti consultate per scrivere questo articolo, forse anch’egli conquistato dalla «propaganda» di Wright e Gibney, «Scientology non può denunciare Internet».

Farenheit 451 a Milano

segnalato da crvenazvezda76

Forza Nuova ha organizzato per oggi pomeriggio a Milano un “presidio informativo” per segnalare libri e case editrici da boicottare perché “propagandano teorie omosessualiste e gender”. Ecco uno stralcio del loro comunicato stampa, che potete leggere QUI.

(…) Grazie alle numerose segnalazioni che sono giunte al nostro “numero verde per la difesa della famiglia”, è stato possibile stilare un primo elenco di case editrici e di titoli di promozione delle teorie omosessualiste e gender, diffusi e distribuiti nelle scuole elementari, medie ed anche materne del nostro paese.

Dietro colorate copertine, simpatici personaggi e divertenti disegni, si nasconde l’orribile strategia che vuole malignamente insinuare nelle menti dei bimbi più piccoli la presunta normalità di ogni sovversione dell’ordine naturale, fino all’autodeterminazione del proprio genere.

Libretti fatti entrare in maniera strisciante e subdola nelle nostre scuole, spesso e volentieri a supporto di programmi ed attività finanziati pubblicamente e mascherati da non meglio precisati obiettivi contro bullismo e razzismo.

Daremo a tutti i genitori che passeranno al nostro gazebo l’elenco dei libri da cui guardarsi e l’elenco delle case editrici verso le quali stare attenti.

Distribuiremo il testo della lettera da inviare ai presidi delle scuole dei propri figli per chiedere formalmente d’essere informati :

  • di ogni ogni lezione, progetto, attività didattica riguardante questioni fisiche e morali connesse con la sfera affettiva e sessuale dei bimbi/ragazzi
  • – di tutte le campagne previste contro il bullismo o le discriminazioni o il razzismo o la parità di genere.

Non sarà popolare, ma l’unico utilizzo che ci viene in mente per alcuni testi che abbiamo sfogliato … è quello di accendere il fuoco nel caminetto o nella stufa di casa.

Sabato denunceremo anche le aziende che stanno finanziando e supportando le associazioni e le lobby omosessualiste.

Lanceremo la campagna di boicottaggio di noti marchi industriali e bancari che pubblicamente o nell’ombra, sono contigui se non attivi promotori della lobby omosessualista. (…)

I “Sentinelli di Milano” (che già hanno organizzato il presidio fuori dalla sede del convegno su famiglia tradizionale organizzato alcune settimane fa a Milano) si sono organizzati per un “contropresidio”, i dettagli li trovate qui sotto. Chi può pertecipi! Diffondiamo!

COMUNICATO STAMPA

Milano, 27 marzo 2015.

Abbiamo appena appreso che domani (oggi, n.d.r.28 marzo 2015, alle ore 15 in piazza Oberdan a Milano (Città Medaglia d’oro della Resistenza), un gruppetto di militanti di Forza Nuova sarà presente per distribuire un “elenco di libri da cui guardarsi e l’elenco delle case editrici verso le quali stare attenti”, perché -citiamo le parole di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova- “Dietro le colorate copertine, simpatici personaggi e divertenti disegni, si nasconde l’orribile strategia che vuole malignamente insinuare nelle menti dei bimbi la presunta normalità di ogni sovversione dell’ordine naturale, fino all’autodeterminazione del proprio genere”.

La proposta di Forza Nuova è quella di “utilizzare i libri in questione per accendere il caminetto o la stufa di casa.”.

Posto che in Lombardia è vietato l’utilizzo di caminetti e stufe a legna, e considerando inoltre che non risultano essere presenti in numero significativo caminetti e stufe negli appartamenti di città, i Sentinelli di Milano tengono a precisare che iniziative di questo tenore ricordano fin troppo bene i Bücherverbrennungen, ossia i roghi di libri organizzati dai nazisti in Germania nel 1933.

Milano è una città democratica, antifascista e rifiuta con decisione che accadano simili provocazioni. Siamo nel settantesimo anniversario della Liberazione, chiediamo a gran voce che Prefetto e Questore di Milano impediscano questo presidio.

In caso la manifestazione avvenisse ugualmente, invitiamo i cittadini milanesi a venire in Piazza Oberdan con in mano uno dei libri contenuti nella lista in questione, o libri simili, e a leggerli insieme a noi.

I Sentinelli di Milano

Info facebook QUI

Occupazione omofoba

Negli istituti italiani si fa sempre più feroce la battaglia di associazioni dei genitori e organizzazioni religiose per “bandire la teoria del genere” e “difendere la famiglia tradizionale”. Con il risultato che si moltiplicano gli episodi di omofobia e i dibattiti sulla sessualità vengono banditi.

da espresso.repubblica.it (16/01/2015) – di Arianna Giunti

La guerra della scuola agli omosessuali<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Tra boicottaggi, licenziamenti e manuali

Avevano promesso la guerra al mondo “omosex” e a una non meglio precisata “teoria del genere”. Avevano annunciato che si sarebbero battuti affinché nelle aule scolastiche parole come “gay”, “lesbiche”, “transgender” ma anche “monofamiglie” e “unioni civili” non entrassero mai. E la promessa è stata mantenuta.

La chiamano “battaglia a difesa della famiglia tradizionale”, è promossa da associazioni e organizzazioni religiose, e in teoria dovrebbe semplicemente sponsorizzare l’importanza e la bellezza di un’unione composta da uomo e donna. In realtà, si tratterebbe di una campagna di boicottaggio verso qualsiasi tentativo di spiegare l’omosessualità in classe, che sta avendo come teatro alcuni istituti scolastici e che rischia di avere conseguenze deleterie. Poiché gli effetti – come dimostrano recenti fatti di cronaca – si sono già cominciati a far sentire.

Un insegnante omosessuale costretto a dimettersi e un alunno preso a calci in aula da un professore che gli avrebbe urlato “essere gay è una brutta malattia”, tanto per fare due esempi.

Scenario di entrambi gli episodi, la cattolicissima Umbria. Da dove questa campagna è partita e si è poi estesa in quasi tutta Italia, come risulta a l’Espresso e come conferma l’associazione Arcigay, che oggi lancia l’allarme parlando di “clima di odio” e che continua a ricevere segnalazioni quasi quotidiane da parte di allievi, insegnanti e genitori laici, preoccupati da questa “deriva oscurantista”.

È iniziato tutto – appunto – nella provincia di Perugia, dove le famiglie di alcuni studenti si sono viste recapitare fuori dalle scuole un “manuale di autodifesa dalla teoria del gender”, redatto dal forum delle Associazioni familiari dell’Umbria e dall’organizzazione La Manif Pour Tous Italia, che riunisce varie confessioni religiose. Il vademecum in questione – senza troppi giri di parole – invita i genitori dei ragazzi a boicottare ogni tentativo di affrontare l’argomento omosessualità in classe e a rifiutare negli istituti scolastici gli incontri con rappresentanti di associazioni gay, esponenti della “cultura omosessuale” o “la diffusione di materiale didattico pericoloso”. Sul sito dell’organizzazione, inoltre, compare una lista di asili “gay friendly” dai quali stare alla larga. “Controllate costantemente che nella scuola di vostro figlio non si parli di omofobia. Sono parole chiave che nascondono l’indottrinamento della teoria del gender. Controllate ogni giorno i loro quaderni e diari. E date l’allarme!”, si legge nel decalogo distribuito alle famiglie.

Rapidamente, il manuale di autodifesa si è diffuso anche in altre regioni italiane. In Veneto, per esempio. A Venezia recentemente alcuni insegnanti di religione sono corsi ai ripari improvvisando lezioni nelle quali si mettono in guardia i ragazzi “dalle insidie dell’ideologia omosessuale” mentre a Verona il consiglio comunale ha approvato una mozione “per monitorare i progetti di educazione sessuale e affettiva nelle scuole cittadine” .
E così dall’autunno scorso le scuole veronesi sono tenute, in base alla mozione, ad avvertire preventivamente i genitori dei corsi e degli approfondimenti sulla sessualità, e allo stesso tempo il Comune è impegnato a raccogliere eventuali segnalazioni e proteste da parte delle famiglie preoccupate che nelle ore di educazioni civica si parli “di famiglie omosessuali, adozione e relazioni gay”.

Neppure la Capitale è rimasta immune alla “crociata”. Nel celebre liceo romano Giulio Cesare è finito in rissa – e con un ricorso al Tribunale civile da parte dei genitori – il tentativo da parte di un docente di far leggere agli studenti alcuni passaggi di un romanzo di Melania Mazzucco, che descriveva scene di amore omosessuale.

In Piemonte la situazione non sembra essere migliore. Eppure nelle aule scolastiche, di educazione alla sessualità (di qualunque genere), ci sarebbe proprio bisogno. Soprattutto per permettere agli studenti di superare paure e pregiudizi. Visto che i casi di omofobia continuano a essere all’ordine del giorno.

All’istituto Pininfarina di Moncalieri, per esempio, è ancora in corso un’inchiesta interna sulla frase pronunciata lo scorso novembre da un’insegnante di religione: “Dall’omosessualità si può guarire con la psicanalisi, perché è un problema psicologico”, avrebbe detto la donna.

Racconta a l’Espresso Giorgio B., 16 anni, studente del Pininfarina e attivista di Arcigay Torino: “Per anni ho dovuto subire battute e minacce più o meno velate, per via della mia omosessualità. Poi ho deciso di fare coming out, con i miei compagni e con la mia famiglia, ed è stata una liberazione. Da allora ho cominciato a ricevere lettere, sfoghi, segnalazioni da parte di studenti di tutta Italia. E mi sono reso conto che la situazione è allarmante. L’omofobia non può più essere tollerata come semplice “libertà di opinione” ma trattata per quella che è: discriminazione”.

A riferire un panorama inquietante è anche una recente indagine effettuata Studenti.it, popolarissimo portale dedicato agli allievi delle scuole medie e superiori. Secondo loro, il 58 per cento degli studenti italiani ha subito o ha direttamente assistito in prima persona a episodi di omofobia. Nei dettagli, il 38 per cento riferisce di essere stato testimone di episodi di discriminazione e di omofobia da parte di studenti verso altri studenti, il 12 per cento dichiara di aver assistito a episodi di questo genere da parte di professori ai danni degli allievi e l’8 per cento rivela di esserne stato vittima in prima persona.

A spiegare bene la situazione è il circolo Arcigay Omphalos di Perugia, il primo a denunciare la diffusione degli “opuscoli di autodifesa dalla teoria del gender”. “Questo è il risultato delle campagne di odio che i movimenti oltranzisti cattolici e di estrema destra stanno portando avanti in tutto il Paese – spiega il presidente Patrizia Stefani – Le loro manifestazioni, apparentemente silenziose e rispettose, sono invece intrise di odio e discriminazione non solo verso le famiglie “arcobaleno”, ma anche verso chiunque non condivida con loro una visione di ‘famiglia tradizionale’”. “Con sospetto e diffidenza – aggiunge Stefani – vengono guardate anche le famiglie composte da un solo genitore o da coppie conviventi che hanno figli senza essere regolarmente sposate”.

Contattata da l’Espresso, l’associazione La Manif pour tous – co-autrice del vademecum “contro l’ideologia del genere” – respinge al mittente ogni accusa, parlando di semplice libertà di espressione: “Sono stati gli stessi genitori dei ragazzi a chiederci di redigere questa guida – spiega il presidente Filippo Savarese – tutto questo perché le famiglie sono intimorite dagli incontri che avvengono a scuola con le associazioni pro-gay e vogliono poter scegliere l’educazione da impartire ai propri figli”.

“Basti sapere – aggiunge Savarese – che la nostra raccolta firme online a difesa della famiglia tradizionale ha già raggiunto quasi 21mila adesioni”.

A chi li accusa di essere omofobi (l’associazione si scaglia apertamente contro l’entrata in vigore di una legge contro l’omofobia), rispondono: “Essere contro le unioni gay non significa essere omofobi”. Sul sito dell’associazione, però, alla voce “tredici motivi per dire ‘no’ alla legge sull’omofobia” compare un articolo firmato dall’avvocato Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la Vita, già autore di controverse dichiarazioni sul matrimonio omosessuale nelle quali paragonò il matrimonio fra due uomini  a quello fra “un uomo e un cane”. Stavolta l’avvocato – invocando la libertà di espressione – cita le Sacre Scritture: “l’omosessualità rappresenta una grave depravazione, Il catechismo definisce l’omosessualità come un insieme di atti intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale. Se questa legge fosse approvata dirlo diventerebbe un reato”.

A spingere la discussione più in là, sottolineando una mancata presa di posizione del governo in materia di educazione “al diverso”, è invece l’associazione Equality Italia, che si occupa di diritti, e che ricordando il vuoto legislativo in materia di omofobia lancia un vero e proprio “j’accuse” al governo Renzi, colpevole di aver fatto troppo poco in questo campo: “Il ministro dell’Istruzione Giannini ci deve spiegare una volta per tutte se sta con la laicità della scuola o con le organizzazioni religiose, vista la mancanza di educazione alle differenze nelle aule scolastiche”, dichiara il presidente Aurelio Mancuso. “Ma la responsabilità di questo ‘Medioevo di ritorno’ non è solamente del ministero dell’Istruzione – aggiunge Mancuso – perché quando ci sono casi di omofobia, sia ai danni di studenti che di insegnanti, non possiamo far a meno che notare un assordante e gravissimo silenzio da parte dei sindacati della scuola. Una situazione che ci fa sentire tremendamente soli”.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/01/16/news/io-insegnante-gay-costretto-a-dimettermi-1.195354

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/07/30/news/gay-a-scuola-il-dilemma-di-tosi-e-non-e-il-solo-1.174989

 

 

Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia

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MANIFESTO

Tutta la scuola chiede che la legge italiana tuteli i diritti delle persone Lgbti.

L’Italia deve rispettare e riconoscere i diritti fondamentali delle persone e delle famiglie Lgbti e condannare ogni forma di discriminazione e violenza.

Si contrasta ogni forma di violenza.

Compresa quella basata sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e il bullismo omofobico.

Tutti devono sentirsi sicuri nella propria scuola.

La sicurezza e l’incolumità sono considerate come priorità e responsabilità condivise.

Tutti possono sviluppare il loro pieno potenziale.

La scuola, attraverso l’Educazione, deve permettere agli studenti e alle studentesse di esprimere pienamente se stessi.

Tutti partecipano liberamente alla vita scolastica.

Si incoraggiano tutti i membri della comunità scolastica, indipendentemente dal genere, dallo status sociale o da altre differenze, a partecipare liberamente e attivamente alla vita scolastica.

Tutti i diritti umani sono rispettati.

Tutti i diritti umani sono protetti e promossi; inclusi i diritti delle persone Lgbti che sono presenti all’interno del curriculum scolastico.

Si promuove l’uguaglianza.

Il principio della non discriminazione, la dignità e il rispetto in tutti gli aspetti della vita scolastica.

Si proibisce in modo chiaro qualsiasi forma di discriminazione.

Attraverso l’adozione di politiche scolastiche si proibisce in modo chiaro qualsiasi forma di discriminazione e violenza basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

 Qui la homepage con il progetto e tutte le informazioni utili.

Le mappe dell’odio

Segnalato da barbarasiberiana

OMOFOBIA, LA MAPPA DELL’ODIO IN EUROPA. E’ L’ITALIA IL PAESE CHE DISCRIMINA DI PIU’

Di Lorenzo di Pietro – L’Espresso 28/07/2014

Un sondaggio dell’Unione Europea condanna senza appello il nostro Paese, relegato in fondo a tutte le classifiche quando si parla di libertà sessuale a scuola, sul posto di lavoro o al momento di accedere ai servizi. Anche a causa di una classe politica tra le più arretrate in materia. I nostri grafici per indagare il problema nei suoi vari aspetti.

Diffusione del linguaggio omofobo in politica

Discriminazione, paura e aggressioni: l’Europa delle libertà e dei diritti si scopre omofobica e transfobica. Un sondaggio condotto dall’Unione Europea su un campione di 93 mila persone Lgbt maggiorenni dei paesi membri non lascia dubbi: a troppi individui è negato il diritto di esserepienamente sé stessi a causa di intimidazioni, attacchi violenti e comportamenti discriminatori in ogni ambito della vita pubblica.

Le difficoltà iniziano a scuola, dove atti di bullismo e atteggiamenti intolleranti sono per molti il primo duro impatto con una società che non comprende e rifiuta le diversità. Un’esperienza che si ripete al momento di trovare un lavoro, cercare una casa, nell’accesso ai servizi pubblici e persino nel tempo libero. Segnando spesso, anche profondamente, la vita di tanti che, come conseguenza, scelgono di reprimere la propria identità in pubblico.

L’Espresso ha analizzato questi dati per capire un fenomeno che ha ancora molte ombre e comprendere la posizione dell’Italia nel contesto europeo.

MENO DIRITTI PIÙ DISCRIMINAZIONI

Per capire il contesto, vediamo con la prima mappa come si sono evoluti in Europa, dal 1998 a oggi, il riconoscimento del matrimonio egualitario (comunemente detto “matrimonio gay”), delle unioni civili e dell’adozione per le famiglie omoparentali (cambiando l’anno è possibile seguirne l’evoluzione nel tempo).

Guardando la mappa al 2014 si può immaginare un’Europa divisa in due: da una parte i paesi di colore viola e porpora, che hanno legalizzato il matrimonio e l’adozione anche per le coppie omosessuali, dall’altra parte tutti gli altri. È una separazione che ritornerà costantemente nel prosieguo dell’analisi. Un’Europa a due velocità in tema di diritti, dove possiamo notare che i paesi individuati in quello che chiameremo “gruppo A”, sono quelli che hanno aderito all’Ue prima del 1994, mentre nel secondo gruppo (“B”) abbiamo quelli dell’ex blocco sovietico, entrati nell’Ue a partire dal 1994, ai quali si aggiungono l’Italia e la Grecia.

Nei Paesi dell’ex blocco sovietico un vincolo costituzionale impedisce il riconoscimento del matrimonio per le coppie omoparentali, nonostante ciò l’Ungheria ha comunque riconosciuto l’unione civile, mentre l’Italia, che dovrebbe appartenere al gruppo A, in tema di diritti e discriminazione, ha caratteristiche del tutto assimilabili al gruppo B. Questi Paesi, lo vedremo più avanti, sono infatti con l’Italia anche il fanalino di coda di tutte le classifiche sull’omofobia e la transfobia. Una sovrapposizione totale tra assenza di riconoscimento pubblico dei diritti e maggiori discriminazioni.

LA PRIMA EMARGINAZIONE NON SI SCORDA MAI

La scuola e il lavoro sono forse gli ambienti più importanti, che assorbono gran parte del tempo dedicato della vita pubblica. Ecco cosa succede rispetto alla predisposizione delle persone Lgbt ad aprirsi rispetto alla propria identità nei due contesti.

L’età della scuola è quella in cui spesso si prende progressivamente confidenza con l’identità di genere e l’orientamento sessuale, sperimentando anche le prime esperienze di discriminazione. Solo il 5 per cento degli Lgbt europei è aperto con tutti, rispetto alla propria identità di genere a scuola. Lo sono meno gli uomini bisessuali (2 per cento) di più le lesbiche (6 per cento). Le persone transgender italiane sembrano invece tra le più aperte d’Europa. Un raro caso in cui l’Italia si trova in una posizione migliore della media.

Lesbiche e donne bisessuali condividono la propria identità di genere in circa la metà dei casi. Anche in Italia, con valori di poco più bassi. Il dato si abbassa drasticamente per gay, uomini bisex e transgender: meno del 30 per cento quelli che scelgono di essere aperti nell’ambiente universitario o scolastico. In sostanza oltre il 70 per cento degli intervistati preferisce non divulgare la propria identità di genere.

Nell’ambito del lavoro le cose cambiano. Oltre il 70 per cento degli intervistati non fa segreto della propria identità di genere, e ben il 23 per cento delle lesbiche e il 26 per cento degli omosessuali la condivide apertamente con tutti. Una differenza rispetto alla scuola, interpretabile anche con una maggiore consapevolezza di sé. L’Italia però è distante oltre dieci punti percentuali dalla media europea, impaludata tra quei Paesi post 2004 del gruppo B, con una differenza di oltre venti punti dalla media dei paesi del gruppo A.

Questi dati sembrerebbero confortare se letti in positivo, ma il rovescio della medaglia è che un gay e una lesbica su quattro preferiscono non rivelare la propria identità di genere al lavoro, proporzione che sale a uno su tre per donne bisessuali e supera il 50 per cento per gli uomini bisessuali.

IL POLITICO ITALIANO E’ IL PIU’ OMOFOBO

Analizziamo ora quattro comportamenti discriminatori, in ordine di gravità e tra i quali è possibile vedere un legame.

Ai politici italiani va la maglia nera di più omofobi d’Europa, secondo gli intervistati. Alla domanda su quanto sia diffuso il linguaggio offensivo da parte dei politici verso le persone Lgbt, l’Italia ne esce umiliata: il 91 per cento ritiene che i nostri rappresentanti usino diffusamente un linguaggio discriminatorio. Un risultato scioccante se confrontato alla media europea del 44 per cento, che contiene anche il dato sull’Italia e sui paesi dell’Est Europa, i quali oscillano tra il 60 all’80 per cento. Mentre guardando agli Stati del blocco A, quelli che hanno riconosciuto il matrimonio e l’adozione omoparentale, notiamo che la differenza è incolmabile se pensiamo al 10 per cento della Germania e dell’Olanda e a valori poco più altri di Gran Bretagna, Francia e Paesi scandinavi.

Se è vero che i politici sono lo specchio del paese, allora non è un caso che l’Italia sia tra quelli più intolleranti. Lo si vede con la seconda voce del menù, dove troviamo le battute contro le diverse identità di genere nella vita quotidiana. E vediamo che gli italiani sono all'”altezza” della loro classe politica: ben il 96 per cento ritiene un’abitudine diffusa fare battute offensive. Qui il resto dell’Unione non è molto più brava: 82 per cento.

Segue un tema ancora più serio, quello delle espressioni di odio e avversione contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Un comportamento che in molti Paesi è previsto come reato, mentre in Italia è ancora aperto il dibattito sulla necessità di approvare una norma specifica contro l’hate speech. Anche qui l’Europa non ne esce bene, oltre metà del campione ritiene diffusa l’espressione di odio verso le persone Lgbt. Ma mentre nei Paesi del gruppo A questo fenomeno è stimato al di sotto di un terzo, in quelli del gruppo B (Italia e Grecia comprese) il valore medio si attesta intorno all’80 per cento. Cioè quattro Lgbt su cinque ritengono diffuso l’incitamento all’odio.

L’ultima voce chiude il cerchio dell’odio, che inizia con le battute, le offese in pubblico e lo sdoganamento della violenza verbale da parte della classe politica, e termina con le aggressioni, prodotto di un processo sociale di assuefazione e assimilazione della cultura dell’intolleranza. Più di un terzo del campione, il 38 per cento, ritiene che siano diffusi i casi di aggressione contro le persone Lgbt. L’Italia, tanto per (non) cambiare, è quella messa peggio, il 69 per cento contro il 31 del Regno Unito, il 26 della Germania e il 23 della Spagna.

L’EUROPA DISCRIMINA, L’ITALIA DI PIÙ

Il terzo grafico sancisce tristemente che in Europa le discriminazioni sono molto forti e diffuse pressoché ovunque.

Se l’identità di genere è mediamente poco discriminata (11 per cento), l’orientamento sessuale invece è un bersaglio molto frequente: due intervistati su tre ritengono diffuso questo tipo di discriminazione. I dati sull’Italia, anche in questo caso, si rivelano pessimi, relegandola ancora una volta nel girone dei peggiori. Sulla discriminazione in base all’identità di genere, il nostro Paese registra un 18 per cento, mentre per quella sull’orientamento sessuale la condanna è senza appello: siamo al 92 per cento. Peggio di noi solo Croazia e Lituania.

La notevole differenza tra la discriminazione per l’identità di genere e quella per l’orientamento sessuale significa che il pregiudizio e l’avversione non si manifestano per ciò che le persone sono (l’identità di genere), ma perché manifestano pubblicamente la loro natura nelle relazioni di coppia (l’orientamento sessuale). E ci ricorda il leit motiv dell’omofobo: «Non sono omofobo, ma non devono baciarsi per strada».

NON IN PUBBLICO, GRAZIE

Dall’ex sottosegretario Carlo Giovanardi all’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno, che da sindaco di Borgosesia propone 500 euro di multa per i baci gay, in molti sono stati chiari sull’argomento: i gay non devono manifestare il loro affetto pubblicamente.

Un pensiero forse diffuso, visto che in Italia tre intervistati su quattro hanno paura di tenersi per mano in pubblico, temendo aggressioni o minacce a sfondo omofobico o transfobico. Un dato che aumenta di poco in base all’età e che, per gli over 55 italiani, raggiunge il 78 per cento, seguiti da Francia e Regno Unito. In Europa il dato medio si attesta invece intorno al 67 per cento. Un valore comunque preoccupante.

Anche solo frequentare alcuni luoghi pubblici, o parlare di sé con gli amici, ma pubblicamente, può essere un problema. Circa la metà degli europei ha paura di frequentare determinati luoghi ritenendoli a rischio aggressioni. E la paura condiziona anche la libertà di espressione, alimentando forti forme di autocensura. Sono in molti a considerare non sicuri quei luoghi che dovrebbero rappresentare per tutti uno spazio di serenità, come lo sono la propria abitazione, un ufficio pubblico, un luogo di lavoro o una discoteca. Che diventano invece prigioni mentali, luoghi dove le persone, giovani e meno giovani, non possono godere del diritto di essere liberamente sé stessi, chiunque essi siano.

Qui l’articolo integrale con le mappe interattive.