Paolo Maddalena

Sui voucher il governo vìola la Costituzione

segnalato da Barbara G.

Radio Città Aperta intervista Paolo Maddalena

contropiano.org, 29/05/2017

La reintroduzione dei voucher, in una versione ulteriormente peggiorativa e permissiva con le imprese, con il pieno sostegno parlamentare di Berlusconi della Lega, è avvenuta all’indomani della cancellazione del referendum chiesto dalla Cgil, con circa tre milioni di firme. Cancellazione obbligata, dopo che lo stesso governo Gentiloni, qualche settimana fa, aveva abrogato con apposita legge i voucher.

Una mossa truffaldina mai compiuta da nessun governo in precedenza, perché per tutti era comunque prevalente il dettato costituzionale (una norma abrogata per evitare un referendum dovrebbe restare vietata per almeno dieci anni; qui non sono trascorse nemmeno 10 settimane…).

Su questa che è apparsa subito come una clamorosa violazione della Costituzione, Radio Città Aperta ha intervistato Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale; dunque una delle maggiori autorità riconosciute in questo campo.

Buongiorno dott. Maddalena. Prima di tutto grazie per essere con noi. Ci occupiamo oggi di un tema molto attuale, e cioè la questione legata ai voucher. I voucher erano stati oggetto di una richiesta di referendum, per cui era stato raccolto il numero di firme necessarie. Questoreferendum si sarebbe dovuto tenere ieri, dopo di che è saltato perché il governo ha accolto le istanze referendarie cancellando i voucher. Dopo di che il nuovo colpo di scena. Qualche giorno fa i voucher, usciti dalla porta, rientrano dalla finestra, come si dice. E’ normale secondo lei, da parte di un Parlamento, di un governo, un comportamento di questo tipo?

No, è assolutamente in contrasto con la Costituzione. Noi siamo arrivati all’assurdo. La classe politica, che sempre più si restringe entro se stessa costituendo una corporazione politica, non tiene più conto della volontà popolare. Questa è una cosa gravissima. C’era stato un referendum, viene bloccato un referendum e poi si cambia. Si cambia una disposizione di legge che il popolo voleva fosse fatta in modo diverso, quindi questo dimostra un po’ l’atteggiamento che si è avuto da molto tempo da parte dei nostri governanti, che non si rendono conto di essere rappresentanti del popolo e di gestire, semplicemente, interessi del popolo. Loro invece si oppongono agli interessi popolari e perseguono interessi che non sono quelli del popolo italiano, violando così in pieno la Costituzione nei suoi princìpi e spesso neppure facendo l’interesse nazionale – non si parla più di interesse nazionale, di interesse generale di tutti i cittadini – ma solo l’interesse o di singole imprese, o addirittura interessi personali, leggi ad personam, come abbiamo visto durante un ventennio. Questo criterio prosegue, facendo leggi a favore delle multinazionali e delle banche. Credo che il popolo italiano deve essere stanco di questa rappresentanza e deve completamente rinnovare questi personaggi venendo in prima linea, perché è importante tenere presente questo: la Costituzione non si fonda solo sulla rappresentanza, cioè non riconosce ai cittadini soltanto il diritto di voto, come voleva far credere il Cavaliere. I cittadini hanno un diritto di partecipazione che è sancito nell’art. 3 della Costituzione. Tutti i lavoratori hanno diritto di partecipare all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. E ci sono gli strumenti. Uno degli strumenti è il referendum sul piano legislativo. Referendum e proposte di legge popolare. E invece sia del referendum che delle proposte di legge popolare il governo non tiene nessun conto. Ci sono migliaia di proposte popolari che giacciono in Parlamento, che non sono mai state prese in considerazione. Bisogna un po’ anche risvegliare i cittadini, perché i cittadini spesso dimenticano – quasi sempre dimenticano – che loro possono entrare anche nei procedimenti amministrativi. A questo riguardo, sul piano amministrativo, c’è stata una legge importante, la legge 241 del 1990, quindi una legge anche risalente nel tempo, che dà ai ai portatori degli interessi diffusi, che meglio si chiamerebbero diritti collettivi, di prender parte al procedimento amministrativo se si tratta di procedimenti che intaccano la loro volontà. Poi non dimentichiamo che c’è la via giudiziaria, cioè i cittadini possono ricorrer al giudice secondo l’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione. I cittadini, singoli o associati, possono svolgere attività di interesse generale. La formulazione è ampia, tale da comprendere anche la via giudiziaria, per realizzare i fini di interesse generale. Quindi, insomma, credo che per un lato bisogna dire ai nostri rappresentanti politici che loro debordano dai loro obiettivi e dalle loro competenze, e non tengono in alcun conto la volontà popolare, quindi devono il rispetto. Dall’altra parte bisogna dire a tutti i cittadini che si facciano rispettare, che abbiano più dignità, che si sentano più popolo italiano e non un gruppo di persone disperse come un gregge abbandonato che non ha più chi si prende cura di loro.

Quelli che lei ha elencato poco fa potrebbero essere strumenti da utilizzare anche in questo specifico caso, quello legato ai voucher, per cercare di fermare questo nuovo testo che sarà varato?

Sì. Il testo che sarà varato potrà essere attaccato in vari modi. La prima applicazione che si farà del testo sul piano amministrativo potrà essere attaccato proprio sul piano amministrativo ricorrendo, appunto, alla legge 241 del 1990. Se fallisse questo rapporto con il responsabile del provvedimento, per ottenere una certa attuazione diversa da quella richiesta dai cittadini, allora si potrà anche impugnare il provvedimento amministrativo che scaturisce da questa nuova legge davanti al Tar, chiedendo la remissione degli atti alla Corte Costituzionale per farne rilevare la incostituzionalità. Noi abbiamo questo grande strumento della possibilità di ricorrere alla Corte Costituzionale in via incidentale; cioè dobbiamo prima impugnare l’atto davanti al giudice comune – secondo i casi, il giudice amministrativo o il giudice ordinario – chiedendo che la legge sia rimessa alle valutazioni della Corte Costituzionale per i suoi molteplici aspetti di incostituzionalità.

Un intervento di questo tipo può avere forse tempi più brevi rispetto a raccoglier nuovamente le firme …

La Corte Costituzionale ha tempi brevi. Io ci sono stato 9 anni alla Corte Costituzionale, ho visto che si esaurisce tutto nell’arco di un anno. In ogni caso per agire con urgenza davanti al giudice ordinario si può ricorrere all’art. 700 del codice di procedura civile, chiedendo un provvedimento urgente; e al Tar si può chiedere qualcosa di analogo, cioè la cosiddetta sospensiva che sospende l’attuazione della legge in attesa proprio che si faccia luce al riguardo.

Chiaro. In conclusione una battuta più personale. Quello che mi ha colpito della vicenda è il fatto che, quando sono stati cancellati i voucher, questa decisione non fu motivata con l’obiettivo di il referendum. La motivazione ufficiale fu che non si voleva spaccare il paese, già diviso dopo la campagna elettorale per il referendum invece del 4 dicembre. Siamo di fronte ad una scusa bella e buona …

Noi viviamo nel mondo della menzogna. Nel linguaggio politico come nel linguaggio pubblicitario si vive nella menzogna. La verità è che sono questi atti che spaccano il paese, perché la cosa forse che più temono gli esponenti neoliberisti – che in questo caso stano agendo – è quella di avere una massa di persone unite che agiscono unitariamente. Quindi vogliono loro spaccare il paese, non è che siamo noi che spacchiamo il paese.

Chiarissimo. La ringrazio molto per il suo tempo.

Prego. Un saluto a tutti…

Annunci

Rapine di Stato

IL PATRIMONIO DELLO STATO NELLE MANI DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA

segnalato da Marco

Lo sblocca rapine. Dieci anni per perfezionare il dl delle regalie.

da ilmanifesto.info (04/10/2014) – di Paolo Berdini

Qualche mese fa George Soros, tramite il suo fondo Quantum Strategic Partners e assistito da Beni Stabili, ha partecipato ad un’offerta di acquisto di immobili pubblici del fondo immobiliare Fip (Fondo immobili pubblici), della Sgr Investire Immobiliare, controllata dalla Banca Finnat della famiglia Nattino. Soros ha mancato l’acquisto che è andato per 240 milioni ad un grande colosso, il fondo statunitense Blackstone. La vendita è avvenuta attraverso l’advisor Cbre, una delle maggiori società immobiliari del mondo.

Sono anni che la grande speculazione finanziaria tenta di mettere le mani sul patrimonio immobiliare dello Stato. Salvatore Settis nel suo fondamentale «Italia spa» dimostrava nel 2002 il disegno perseguito dal governo Berlusconi e da Giulio Tremonti per vendere attraverso una serie di società veicolo il patrimonio degli italiani. Dieci anni di tentativi sono serviti per mettere a punto il sistema di rapina: il primo atto fu l’affidamento nel 2004 a Investire immobiliare di 394 immobili dello Stato poi passati a Blackstone.

Il disegno fu perfezionato dal governo Monti. L’assemblea di Confindustria del 25 maggio 2012 aveva chiesto di aiutare le imprese edilizie in crisi introducendo i “project bond”, e cioè la possibilità per i concessionari – anche di progetti di trasformazione urbana — di emettere obbligazioni sull’opera da eseguire per trovare risorse sul mercato finanziario. La richiesta fu accolta: era ministro Corrado Passera, già amministratore delegato di Intesa San Paolo. Il suo vice era Mario Ciaccia già presidente della Biis, società per le infrastrutture di Intesa Sanpaolo. Nonostante questo imponente aiuto, i project bond sono stati un clamoroso flop.

Attraverso lo «Sblocca Italia» di Renzi e Lupi, la finanziarizzazione diventa sistema e rischiamo la svendita del patrimonio pubblico. L’articolo 26 è interamente dedicato alla vendita del patrimonio pubblico. L’articolo 20 agevola l’attività delle Società di investimento immobiliare quotate (Siiq) anche per la vendita del patrimonio dello Stato. L’articolo 10 fornisce un ruolo centrale a Cassa Depositi e Prestiti, alla cui guida c’è Franco Bassanini, nominato nel 2008 dal governo Berlusconi e ministro di governi di centro sinistra, dove si distinse per aver cancellato l’obbligo di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per costruire servizi pubblici: grazie a quel provvedimento i comuni italiani sono stati lasciati in balia della speculazione edilizia. Oggi, Cdp, attraverso la sua immobiliare Investimenti Sgr, sta diventando lo snodo affaristico che svenderà il patrimonio immobiliare dello Stato.

A capo della immobiliare di Cdp siedono oggi due banchieri che si sono formati in JP Morgan e nei mesi scorsi Sgr ha concluso con l’inaspettato aiuto del comune di Roma la prima importante “valorizzazione” delle caserme del quartiere Flaminio. Il modello Roma-Sgr dilagherà in tutta Italia grazie all’articolo 26 del decreto.

Un economista del livello di Federico Fubini ha narrato martedì scorso su La Repubblica di una riunione di investitori internazionali organizzato proprio da JP Morgan a Milano. Tra gli ospiti, Paulson, ex ministro con Bush jr; fondi immobiliari; gestori di hedge found e – tra gli altri — quel Matteo del Fante oggi a Terna e sostenitore della prima ora dei project bond. A ulteriore conferma dell’effervescenza nel “mercato” nel maggio scorso Nattino, Benetton, Del Vecchio e Guzzetti della Cariplo hanno dato il via alla seconda immobiliare italiana.

Matteo Renzi che a chiacchiere si proclama nemico dei poteri forti, con l’articolo 13 regala sconti fiscali a questo mondo poiché l’imposizione passa dal 26% al 12,5%: ancora un trasferimento di ricchezza verso il mondo dei privilegi da parte di un’Italia sempre più povera. Il decreto amplia poi le categorie di soggetti che possono emettere obbligazioni. Il governo Monti nel 2012 consentiva di derogare dall’obbligo di garantire le obbligazioni tramite ipoteca soltanto agli «investitori qualificati», previsti dalla Consob nel 1999. Lo Sblocca Italia estende questa possibilità anche «alle società e ai soggetti giuridici controllati da investitori qualificati». Raffaele Cantone ha osservato che «le norme sul project bond possono provocare rischi sul piano della normativa riciclaggio». Del resto, Renzi non parla mai dell’urgenza di reintrodurre il reato di falso in bilancio.

È stata come noto la finanza di rapina a provocare la crisi che sta minando il futuro delle giovani generazioni: mercoledì scorso il ministro Padoan ha ammesso che siamo di fronte ad una crisi più grave del 1929. Lo Sblocca Italia perpetua questo fallimento e affida al mondo finanziario le città e il patrimonio immobiliare pubblico. A scorrere gli articoli del decreto si vede che è stato scritto proprio dalle lobby che hanno portato alla drammatica crisi che viviamo. C’è ancora la speranza che il Senato cambi questa vergogna. Altrimenti non resterà che la strada referendaria proposta da Paolo Maddalena: non possiamo permettere che la finanza speculativa si impadronisca della ricchezza di tutti gli italiani.