petizione

#salvailsuolo

Il suolo ci sostiene: ci camminiamo sopra, ci nutriamo dei suoi prodotti, usiamo le sue risorse. Il suolo è in pericolo, sosteniamo il suolo.

Chiediamo alla UE di legiferare (finalmente) sulla tutela dal suolo: conto la cementificazione, per la sua protezione da inquinamento ed erosione.

Firmamo la petizione lanciata in tutta Europa da 400 associazioni.

HaiVolutoLaBici?

Di questa iniziativa avevo già parlato QUI, ma val la pena ricordarla. Centinaia di associazioni si sono riunite per chiedere al Parlamento Europeo di redigere una norma a tutela del suolo: serve un milione di firme da raccogliere entro settembre, si può firmare on line oppure su modulo cartaceo, rivolgendosi alle associazioni aderenti (per l’Italia ricordo, fra le altre: WWF, Legambiente, SlowFood, Acli, FAI, Salviamo il paesaggio, Oxfam e molte altre).

Dalla salvaguardia del suolo dipende il nostro futuro.

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Ogni anno in Europa spariscono sotto il cemento 1000 kmq di suolo fertile, un’area estesa come l’intera città di Roma.

Senza un suolo sano e vivo non c’è futuro per l’uomo. Oggi il suolo è violentato, soffocato, contaminato, sfruttato, avvelenato, maltrattato, consumato. Un suolo sano e vivo ci protegge dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici, dalle emergenze alimentari. Tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante…

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Uniti e solidali con la Grecia per cambiare l’Europa

segnalato da Barbara G.

Petizione diretta a Argiris Panagopoulos

La Grecia ha intrapreso la strada per uscire dalla crisi. Il Fmi e la Commissione Europea pretendono nuove misure di austerità per dopo il 2018, peraltro in contraddizione tra di loro, che non sono previste né dai Trattati europei né nella costituzione di nessun paese al mondo, e per questo assolutamente ingiuste, dannose ed inaccettabili. Non solo la Grecia, ma anche altri Paesi, subiscono le conseguenze nefaste delle politiche di austerità,  nuove richieste di sacrifici e contro riforme. Sessant’anni dopo la firma dei Trattati di Roma, l’Europa deve tornare alle sue radici democratiche, di pace, di solidarietà e di giustizia sociale. L’Europa deve riprendere il processo di integrazione, all’insegna di unità e solidarietà. Ciò significa archiviare la stagione dell’austerità con le sue ricadute negative, oltre che mettere in discussione la cultura del Patto di stabilità e del Fiscal Compact.

L’austerità ha scatenato la frammentazione dell’Europa, ha sfregiato le costituzioni democratiche con l’assurdo Patto di stabilità, ha creato disoccupazione di massa in tanti paesi, impoverimento e marginalizzazione.

L’Europa non deve tornare nei suoi nazionalismi egoistici, i fili spinati, la divisione dei suoi popoli e dei suoi lavoratori, la xenofobia e il razzismo.

L’Europa deve e può uscire dalla crisi unita e solidale cambiando politica e riscrivendo i Trattati ingiusti, creando un grande programma di investimenti pubblici e privati per far ripartire le sue economie e creare posti di lavoro veri per la prosperità di tutti i suoi cittadini. È necessario che l’Europa avvii una politica di contrasto al dumping salariale e sociale e faccia di questo il fondamento del Pilastro europeo dei diritti sociali attualmente in discussione, rilanciando un’idea di welfare inclusivo e di protezione sociale su scala continentale. Si tratta di scelte urgenti soprattutto per restituire speranza e fiducia nel futuro si giovani europei.

Facciamo un appello a tutte le forze democratiche a prendere posizione e a mobilitarsi e al governo italiano di sostenere la Grecia nella riunione dell’Eurogruppo del 20 di febbraio e chiediamo che già il Consiglio Europeo del 25 di marzo per il 60° anniversario dei Trattati istitutivi dell’UE sia l’occasione per rivendicare un’Europa diversa e migliore, quella dei suoi popoli e dei suoi principi democratici.

L’Europa, il suo e il nostro futuro, sono nelle nostre mani!

Susanna Camusso, segretario generale CGIL
Francesca Chiavacci, presidente ARCI
Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore e regista
Stefano Rodotà, giurista, politico ed accademico
Renato Accorinti, sindaco di Messina
Lorenza Carlassare, costituzionalista
Vezio De Lucia, urbanista
Luigi De Magistris, sindaco di Napoli
Monica Di Sisto, giornalista, campagna contro il TTIP
Anna Falcone, avvocato, costituzionalista
Paolo Favilli, storico
Carlo Freccero, c.d.a RAI
Tomaso Montanari, storico dell’arte, vicepresidente di Libertà e Giustizia
Olga Nassis, presidente delle comunità greche in Italia
Moni Ovadia, attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante
Marco Revelli, storico, sociologo e politologo

Firma QUI

Nuova stagione referendaria: beni comuni

segnalato da Barbara G.

www.referendumsociali.info/beni-comuni/

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del 2011, il governo Renzi e la maggioranza rilanciano i processi di privatizzazione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali e cercano di cancellare definitivamente il contenuto politico-culturale di un pronunciamento democratico del popolo italiano, che ha affermato il principio che l’acqua è un bene comune.

Questo attacco prevede:

  • lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, con una serie di modifiche che eliminano ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa;
  • la pubblicazione del Testo Unico sui servizi pubblici locali (decreto attuativo della Legge Madia sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione – n. 124/2015), con l’obiettivo di: ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità e di vietarla per quelli a rete, come il servizio idrico; di rafforzare il ruolo dei soggetti privati; di promuovere la concorrenza; di reintrodurre il principio dell’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nel calcolo della tariffa, proprio la dicitura che il referendum aveva abrogato.

Contro questo progetto lanciamo una campagna contro le privatizzazioni e i monopoli privati, per una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua e dei beni comuni, e raccogliamo le firme a sostegno di una petizione popolare in cui chiediamo:

  • il riconoscimento dell’esito referendario sull’acqua e sui servizi pubblici locali del giugno 2011;
  • il ritiro dei decreti attuativi della legge Madia sulle aziende partecipate e sui servizi pubblici locali;
  • l’approvazione della proposta di legge “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, nel testo originario;
  • l’avvio di una discussione parlamentare per l’inserimento del diritto all’acqua nella Costituzione.

Firma anche tu la petizione presso i banchetti dei Referendum Sociali, o verifica se è possibile firmare nel tuo comune

 petiz acqua ref soc

Scarica il testo in pdf

Maurizio e la deontologia professionale

Tranqulli, non mi riferisco a Landini

segnalato da Barbara G.

Attentati Parigi: Belpietro dovrebbe chiedere scusa per almeno due motivi

di Luciano Scalettari – ilfattoquotidiano.it, 21/11/2015

Mi vergogno di essere collega di Maurizio Belpietro. Il fatto che venga definito giornalista mi disturba, e credo che sia lesivo per l’immagine della professione. Perciò ho anche aderito alla petizione lanciata su change.org perché l’Ordine dei giornalisti ne avvii la radiazione. Il primo motivo è che dalle colonne del suo giornale incita sistematicamente al razzismo e all’odio, e chi lo fa non può rimanere fra i giornalisti. La seconda ragione non è meno importante della prima: chi occulta volutamente le notizie non solo non fa informazione, ma non è degno di farla. Ed è esattamente il caso del direttore di Libero. L’ultimo esempio? Ieri, 19 novembre. Belpietro dedica un intero articolo per demolire Maryan Ismail, donna somala e cittadina italiana, membro del Pd e musulmana. Il motivo di cotanta rancorosa attenzione? Maryan ha osato chiedere le scuse di Belpietro per il titolo a tutta pagina di LiberoBastardi islamici, pubblicato all’indomani degli attentati di Parigi. Ben si capisce il livore (razzista) del direttore, è quasi un sillogismo, anzi un paralogismo (cioè un falso sillogismo): se gli islamici sono bastardi, Maryan è islamica, ergo Maryan è per forza una “bastarda”. Un tanto al chilo, come spesso fanno gli intolleranti o gli xenofobi. Ma tant’è. Se poi ci aggiungiamo che è del Partito Democratico, ovvio che l’illustre direttore ci è andato a nozze.

Si potrebbe anche capire, il meccanismo mentale: chi alla parola islamico vede rosso, e tanto più se il rosso (politico) gli fa vedere rosso, è normale che carichi come un toro infuriato. Eppure, in questo caso, c’è di peggio. E ce lo dice lo stesso Belpietro: scrive che fino al giorno prima non sapeva nemmeno chi fosse, Maryan Ismail; che è andato a informarsi su internet (fonti di prim’ordine, direttore! Sprechi almeno qualche telefonata, come si faceva una volta), e là, in rete, ha fatto le sue belle scoperte, cioè che Maryan è nata a Mogadiscio, è figlia di un diplomatico somalo, è esule politica – con tutta la sua famiglia – da molti anni, e vive in Italia a Milano. Ha trovato pure che è nelle file del Pd e che di recente si è occupata della questione, tanto dibattuta, della moschea da costruire a Milano.

Invito tutti a mettere il nome di Maryan Ismail su un motore di ricerca: viene fuori ben altro. La famiglia della donna somala è fuggita dal Paese del Corno d’Africa perché il padre era in dissenso col dittatore Siad Barre, credeva nella democrazia e in uno Stato laico, nonostante la Somalia sia al 99% islamica. Dalla rete emerge anche che Maryan da anni si batte per i diritti civili e contro ogni fanatismo che li nega; si è sempre prodigata, lei, donna somala e musulmana, per i diritti delle donne e in particolare per l’emancipazione delle donne islamiche. E lo ha fatto a prescindere dal colore politico, cercando e dando sostegno a chiunque condividesse i suoi ideali, di destra o sinistra che fosse.

Ma ho lasciato per ultimo l’aspetto più importante: il fratello di Maryan, Yusuf Ismail, è stato ucciso a Mogadiscio il 27 marzo scorso dagli shabab somali, proprio i cuginetti dell’Isis. Era uno dei bersagli del commando che è entrato nell’albergo e ha seminato la morte, in modo del tutto analogo a quanto è accaduto al Bataclan e al ristorante parigino, con le raffiche di kalashnikov e le granate. Ieri, ho sentito Maryan (che conosco da tanto tempo, proprio per le sue battaglie di civiltà, e che mi onora della sua amicizia). La prima cosa che ha detto è: “Mi sento come se avessero ucciso di nuovo mio fratello”. Non può che sentirsi così: Yusuf ha letteralmente dato la vita per combattere l’estremismo e il fanatismo islamico. Non è semplicemente capitato per caso nel teatro di un attentato. È stato assassinato proprio per la sua instancabile azione politica e diplomatica contro “i barbuti” – come li chiamava – che in nome della sua stessa religione sono spietatamente intolleranti, fino a commettere attentati e a uccidere persone inermi e innocenti.

Tutto ciò era facilmente rintracciabile in internet. Perciò, delle due l’una: o Belpietro non sa trovare le notizie, e allora è meglio che cambi mestiere; oppure le ha trovate e le ha taciute, perché gli faceva comodo sparare a zero su Maryan Ismail, musulmana e di sinistra, e in questo caso non è degno del titolo di giornalista.

Mercoledì prossimo (25 novembre) Maryan andrà davanti alla sede di Libero. Belpietro, ora, ha due motivi per chieder scusa. A tutti i musulmani tolleranti e pacifisti, offesi da quel titolo; a Maryan Ismail e alla sua famiglia, perché in un colpo solo ha “ucciso” l’impegno non di una ma di due vite, la sua e quella del fratello Yusuf.

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Radiazione di Maurizio Belpietro dall’Ordine dei Giornalisti

petizione su change.org lanciata da Ivo Mej

Il quotidiano Libero, il giorno successivo alla strage di Parigi, operata da terroristi anti-occidentali, ha dedicato la sua prima pagina ad un servizio anti-islamico intitolato ‘Bastardi islamici’, contravvenendo a tutte le norme della deontologia professionale in materia di incitamento all’odio razziale e di correttezza dell’informazione.

Il servizio è firmato dal direttore del giornale, Maurizio Belpietro che è indegno di rimanere un giorno di più nell’Ordine professionale.

Al Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino
Dopo l’ignobile titolo fatto in prima pagina da Libero all’indomani della strage di Parigi, chiediamo la radiazione immediata di Maurizio Belpietro dall’Ordine dei Giornalisti

Aggiornamento del 18/11

Il 26 novembre alle ore 10.00 le firme raccolte verranno ufficialmente consegnate nelle mani del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino. Questi ha dichiarato al sottoscritto di avere attivato personalmente l’Ordine Lombardo per il procedimento disciplinare a carico di Maurizio Belpietro. Iacopino mi ha anche assicurato che la vicenda verrà da lui seguita con attenzione perché l’Ordine lombardo prenda la decisione più opportuna per questo caso, seguendo naturalmente le procedure previste dalla legge.

Controriforma costituzionale – appello alla mobilitazione

segnalato da Barbara G.

INVITIAMO TUTTI A MOBILITARSI E AD ORGANIZZARE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE

Di Massimo Marnetto – libertaegiustizia.it, 21/09/2015

La controriforma costituzionale è approdata nell’aula del Senato senza che fosse terminato l’esame in Commissione.

In vista della scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti, sono iniziate delle grandi manovre per condizionare la libertà di voto dei senatori e le decisioni che deve assumere, in piena autonomia, il Presidente del Senato in ordine all’ammissibilità degli emendamenti volti a introdurre profonde modifiche del provvedimento in discussione.In questo contesto fanfare e rulli di tamburo annunciano la possibile intesa nel Partito democratico sulla base di un emendamento “chirurgico” all’art. 2 che suonerebbe così: “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, su indicazione degli elettori in base alle leggi elettorali regionali”.

Una simile intesa sarebbe una volgare truffa ai danni del popolo sovrano.

L’emendamento non farebbe altro che ribadire il no all’elezione popolare diretta dei senatori, affidando al Consiglio regionale il potere di scegliere i rappresentanti in Senato, mentre al popolo sovrano sarebbe consentito solo di esprimere un parere. Rimarrebbero comunque in piedi tutti gli altri elementi che rendono inaccettabile questa riforma.
E’ più che mai necessario ed urgente far sentire alta la nostra voce di dissenso e smascherare ogni tentativo di raggirare l’opinione pubblica.

Per questo il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale ha indetto un presidio di cittadini innanzi al Senato, Piazza cinque Lune, dalle h. 15 alle 20 di mercoledì 23 settembre.

Invitiamo tutti a mobilitarsi e ad organizzare manifestazioni pubbliche (presidi, sit in, volantinaggi) ovunque possibile sul territorio e ad incrementare la raccolte delle firme su questa petizione:

https://www.change.org/p/senato-della-repubblica-sbloccare-la-democrazia-per-far-ripartire-l-italia

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Se volete “passare parola” ai vostri contatti, potete far riferimento anche a questo “evento” di Lista Civica Italiana

Neri Italiani

Al signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

c/o Palazzo del Quirinale 00187 – Roma

Portare un pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio.

Egregio signor Presidente, Speriamo che questa Nostra la trovi in buona salute e in serenità. A scriverle è un gruppo di studenti e lavoratori che si sta riunendo in un’Associazione che avrà nome Neri Italiani – Black Italians. In occasione del 25 Aprile, festa della Liberazione, è nostro grande desiderio che Lei portasse pensiero alle minoranze etnico-culturali presenti sul territorio, realtà spesso percepite come problematiche ma che in realtà rappresentano, come certamente condividerà, una grande ricchezza potenziale per il nostro Paese. In particolare, apprezzeremmo che portasse alla luce le difficoltà patite da una generazione di giovani italiani multietnici strozzati da una legge che gli riconosce la cittadinanza soltanto dopo la maggiore età, creando una separazione giuridico-sociale che crea imbarazzo, alimenta la crisi d’identità, soffoca quell’amore naturale che ognuno di noi prova per il suolo natio, portando a sentirci invisibili. Dall’altra parte come alcuni di noi, ragazzi/e cresciuti in questo paese che hanno fatto tutto il ciclo scolastico, non vengono riconosciuti per nulla, pur sentendosi profondamente italiani.

Il progresso sociale che domandiamo non è da noi visto come un’imposizione causata dalla pressione internazionale; affonda invece le sue radici in profondità nella storia d’Italia.

Italiani di origine africana hanno versato sudore e sangue per la nascita di questo Paese: è il caso di Michele Amatore, che ricevette la cittadinanza nel Regno di Sardegna, entrando nel Corpo dei Bersaglieri nel 1848 e prendendo parte alla Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1859 combatté la Seconda Guerra d’Indipendenza in qualità di caporale per poi diventare, nel 1863, un capitano.

Alessandro “Vittorio” Sinigaglia ha combattuto come Partigiano dopo un lungo periodo passato da dissidente politico. A lui è intitolato la ventiduesima bis Brigata Garibaldi.

Giorgio Marincola, partigiano. Nato nella Somalia Italiana, figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria e di Askhiro Hassan. Contrariamente alle usanze dell’epoca, il padre riconobbe entrambi i figli meticci. Queste furono le parole di Giorgio in radio una volta catturato dai nazisti:

«Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori…»

(Giorgio Marincola a Radio Baita, gennaio 1945).

Il nostro desiderio intimo è quello di partecipare alla ricostruzione di una nuova Italia, ripartendo dalle parole della famiglia Raggi di Terni. Parole che incitano al lavoro collettivo per una cittadinanza migliore, cosciente e unita, libera da ogni ristrettezza mentale, politica e culturale. Il Suo illustre contributo aiuterebbe enormemente il nostro obiettivo di creare una nuova società italiana libera dal pregiudizio e dall’ignoranza, dove ogni individuo nato e/o cresciuto in Italia sia considerato per le sue qualità ed i suoi difetti, non per altri criteri che possono creare discriminazioni e divisione. Non scriviamo per pretendere o fare richieste, siamo qui a scriverle per amor di patria, amore che ci porterà alla fine di questo tunnel, perché siamo parte integrante di questo paese e ci battiamo da fratelli e sorelle per un unico scopo.

FIRMA LA PETIZIONE!

QUI la pagina fb dei Neri Italiani.