Pileri

Matilde e l’architetto

(Il mondo all’incosì)

di Barbara G.

Matilde è sindaco di un piccolo comune piemontese: Lauriano (TO), 1500 abitanti o giù di lì.

Matilde è agronomo, si occupa di agricoltura, conosce il valore della terra, e con valore non intendo il prezzo al mq di suolo agricolo, quello del suolo edificabile, o quanto si può ricavare da un ettaro seminato a mais. Sto parlando di Valore con la V maiuscola: il ruolo del suolo all’interno di un ecosistema, la sua importanza per la vita. Non solo quella degli uomini, intendiamoci, anche per quella degli altri esseri viventi, lombrichi compresi (che poi, ad essere sinceri, un ruolo nella catena alimentare dell’uomo ce l’hanno). E il Comune che amministra ha parte del suo territorio a rischio di dissesto idrogeologico. Lo dicono le mappe della regione, mica qualche ambientalista rompicoglioni.

Da persona sensibile alle tematiche connesse con il consumo di suolo, con la sua giunta tutta al femminile decide di riconvertire ad uso agricolo parte delle aree indicate come edificabili dal PGT, ed comincia da una zona inserita fra le aree a rischio.

E qui per lei (e non solo per lei) iniziano i problemi.

Il proprietario delle aree, che da tempo voleva utilizzarle per realizzare una quarantina di villette, la denuncia, insieme al segretario comunale e al tecnico comunale. Cosa piuttosto insolita, a dire il vero, anche perché queste figure non hanno responsabilità diretta nell’atto amministrativo con il quale si procede allo stralcio dell’area in oggetto. Con l’evolversi della vicenda diventa chiaro che lo scopo è dimostrare che il personale dell’Amministrazione Comunale è asservito al volere di una sindaca-despota.

Matilde viene rinviata a processo. Conosce l’ostilità dei media, che la ritengono colpevole di aver impedito ad un privato e stimato cittadino di fare business applicando il suo diritto a costruire “40 belle villette”. Scopre la falsità delle persone e si ritrova, paradossalmente, a dover invertire l’onere della prova; è lei a dover dimostrare di non aver mai rilasciato alcun permesso di costruire, o autorizzazione di qualsiasi tipo, all’uomo che l’ha denunciata, mentre lui dichiara di essere in possesso di tali autorizzazioni senza mai presentarle. Incassa la solidarietà silenziosa di altri amministratori, che sono con lei ma non osano esporsi pubblicamente (essere solidali con una indagata non è accettato dall’opinione pubblica).

Poi le cose cominciano a cambiare, perché i media, anche di livello nazionale, cominciano ad interessarsi al caso.

Dovendo nominare una consulente di parte, sceglie un tecnico estraneo alla sua amministrazione ma che, avendo collaborato in precedenza con la parte politica avversa, conosce bene il territorio del Comune: questa scelta si rivela fondamentale ai fini del processo perché l’urbanista riesce a tradurre gli aspetti tecnici anche ad uso e consumo dei profani, e, soprattutto, dei giudici. Ma la Sindaca scopre anche che, in certi casi, non è opportuno dire “faccio questo perché ci credo, rivendico la mia scelta politica”, ma è molto meglio tenere per se certe considerazioni e basarsi solo sull’aspetto puramente tecnico, in questo caso le mappe del rischio.

Potrebbe sembrare la trama per una fiction al femminile (i protagonisti sono in larga maggioranza donne), ma così non è.

Matilde Casa sotto processo ci è finita sul serio, ma alla fine è stata assolta. La domanda però nasce spontanea: se fosse stata approvata la nuova normativa sul consumo di suolo, bloccata da anni in parlamento e oggetto di critiche ferocissime da parte di ambientalisti, accademici e tecnici che si occupano di queste tematiche, sarebbe finita bene? Forse no, perché, districandosi fra articoli e commi, sembra che le previsioni di consumo di suolo introdotte nei PGT non possano essere cancellate nel caso si rivelassero inutili, ma solo spostate.

La storia di Matilde è raccontata in un libro scritto a quattro mani con Paolo Pileri, professore al Politecnico di Milano e uno dei massimi studiosi del fenomeno del consumo di suolo. Si intitola “Il suolo sopra tutto”, edizioni Altreconomia, ed ha la prefazione scritta da Luca Mercalli.

Nel libro non ci si limita a raccontare la storia di Matilde, viene analizzata normativa sul consumo di suolo “giacente” in parlamento, unitamente alle fantasiose declinazioni a livello locale della vigente normativa urbanistica, evidenziando come il linguaggio tecnico sia stato via via modificato e plasmato per tentare di giustificare ambiti di trasformazione che invece avrebbero poca ragion d’essere. Va invece recuperato il senso delle parole, e non usare le definizioni da normativa per forzare la natura: un prato rimane un prato indipendentemente che questo sia stato inserito in precedenza fra le aree edificabili, non cessa di essere suolo agricolo perché forse qualcuno in futuro potrà costruirci una villetta o un centro commerciale. Si pone anche attenzione sulla necessità che chi deve gestire la “cosa pubblica” possa ricevere una formazione adeguata (sarebbe forse il caso di ripristinare le scuole di politica), instaurando anche una collaborazione fra politici/amministratori e mondo della ricerca, affinché gli amministratori non vengano lasciati soli, e senza adeguati trasferimenti dallo Stato, davanti ai portatori di interesse.

Bisogna però fare in modo che la pianificazione territoriale non sia in capo al singolo Comune, ma che essa venga gestita su aree di estensione maggiore, perché mai come ora si devono coordinare gli interventi per evitare di realizzare costruzioni inutili quando a pochi chilometri, o addirittura nello stesso comune, sono disponibili aree già sottratte fisicamente alla destinazione agricola.

Il riconoscimento del suolo

segnalato da barbarasiberiana

AmbienteUn’iniziativa del professor Paolo Pileri, del Politecnico di Milano

IL RICONOSCIMENTO DEL SUOLO

di Luca Martinelli – altreconomia.it, 03/12/2014

Il 5 dicembre, in occasione della “Giornata mondiale del suolo” verrà depositata presso la Treccani una definizione della parola, che ne specifica alcune caratteristiche, come la “non rinnovabilità”, con il fine della tutela. Prende spunto dai documenti della Commissione europea, con l’obiettivo di superare i limiti della legislazione italiana, secondo la quale sarebbero “suolo” anche “il territorio, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali”

L’Italia non sa che cosa sia il suolo, ed è per questo che il 5 dicembre, in occasione della Giornata mondiale del suolo promossa dalla FAO, una definizione di questa parola verrà depositata presso l’Istituto dell’enciclopedia italiana, la Treccani.

“È un atto simbolico -racconta ad Ae Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico di Milano e promotore dell’iniziativa-. Considero la Treccani una sorte di ‘banca buona’ delle parole, e mi piace l’idea che vengano depositate in un luogo dove non vengono modificate in continuazione. Come una ‘cassetta di sicurezza’, dove riponiamo le cose che hanno valore. quelle che amiamo. Per questo -aggiunge Pileri-depositiamo la definizione internazionale più estesa di suolo, in modo che anche al legislatore italiano resti un riferimento culturale”.

In Italia, infatti, la definizione di suolo riconosciuta per legge è quella contenuta all’interno del Testo unico ambientale (decreto legislativo 152/2006), che lo descrive come “lo strato più superficiale della crosta terrestre situato tra il substrato roccioso e la superficie”, lo identifica come “costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi”, ma poi indica anche che, almeno ai fini delle normativa in materia di difesa del suolo, “l’accezione del termine comprende, oltre al suolo come precedentemente definito, anche il territorio, il sottosuolo, gli abitati e le opere infrastrutturali”.

Secondo Pileri, questa definizione comporta quattro grossi limiti: “Intanto, non ci dice che è una risorsa naturale, ma lo lasciai intendere. Poi, non riconosce i servizi e le funzioni svolte dal suolo, ma solo se lo facesse ne potremmo apprezzare il valore. Non ci dice, infine, che è una risorsa non rinnovabile: l’unica che, per formarsi, ha bisogno di tempi lunghissimi, 500 anni per uno spessore di 2,5 centimetri. Questi non sono dettagli tecnici, ma aspetti importantissimi che aiuterebbero coloro che si trovano a difendere il suolo, e sono alla base del quarto limite, che discende da queste tre indicazioni: le caratteristiche che ho descritto, rendono evidente che il suolo va tutelato”.

Questi elementi sono presenti nel tentativo di definizione europea -dai documenti COM(2006)232 e COM(2006)231def e nella Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al comitato economico e sociale europeo e al comitato delle regioni “Strategia tematica per la protezione del suolo”- ai quali Pileri si è ispirato per scrivere la definizione che il 5 dicembre verrà depositato in Treccani, nel corso di una tavola rotonda cui partecipano, tra gli altri, Michele Munafò dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e Tomaso Montanari, Storico dell’Arte moderna all’Università Federico II di Napoli e curatore dell’eBook “Rottama Italia” di Altreconomia edizioni.

Questo il testo che verrà depositato:

[Il suolo è ] lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi. Rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio. Per l’importanza che rivestono sotto il profilo socioeconomico e ambientale, tutte queste funzioni devono pertanto essere tutelate.