Polonia

Così la Polonia sta smantellando la democrazia

segnalato da Barbara G.

Il Paese sta dimostrando come si possa instaurare un regime senza carri armati, né prigionieri politici, né censura. Un esempio che potrebbe indicare la strada a molti altri Kaczynski in giro per il nostro Continente (Italia compresa)

di Wlodek Goldkorn – espresso.repubblica.it, 20/07/2017

E’ quasi mezzanotte, quando sul podio degli oratori della Dieta polacca sale Jaroslaw Kaczynski. Faccia contrita, una voce fredda dice, rivolto ai deputati dell’opposizione: “Avete assassinato mio fratello; canaglie”. Ufficialmente Kaczynski è un semplice deputato, Nei fatti è lui il vero capo dello Stato; il governo, il presidente della repubblica, il presidente della Camera nonché la maggioranza parlamentare ubbidiscono a qualunque suo ordine o desiderio. In questo momento il suo desiderio è: rendere i tribunali dipendenti dall’esecutivo, ossia fare sì che la giustizia segua le direttive del partito, Pis (quasi nomen omen, Diritto e Giustizia, si chiama).

L’incidente si è verificato durante una discussione in Aula di una proposta di legge per cui sarà l’esecutivo a decidere quando mandare in pensione i giudici della Corte costituzionale e sarà l’esecutivo a nominare i presidenti dei tribunali, mentre sarà il parlamento a nominare la maggioranza (15 su 25) dei componenti del Consiglio supremo della Magistratura. In parole povere: sarà Jaroslaw Kaczynski il padrone della Giustizia di un paese che (per ora) risulta membro dell’Unione europea.

Attenzione, la Polonia non è un paese arretrato; e non si tratta di antiche reminiscenze del regime comunista. Il caso polacco è interessante perché è un esempio di come si possa, passo dopo passo, smantellare la democrazia, distruggere lo Stato di diritto, instaurare un regime che a nessuno risponde se non al capo supremo, senza percorrere le vie “turche”. In questo senso la Polonia potrebbe indicare la strada a molti altri Kaczynski in giro per il nostro Continente (Italia compresa).

Il meccanismo si basa su tre pilastri: il primo, la stanchezza della gente con la politica e i politici, la delusione perché la politica non è in grado di mantenere le proprie promesse (Bauman parlava del divorzio tra politica e potere) e quindi le sue procedure diventano un rito strano e spesso odioso agli occhi di molti. Si tratta di un fenomeno comune a quasi tutti i paesi dell’Europa. Il secondo pilastro è una narrazione convincente di un Partito che vorrebbe abolire le procedure democratiche; e qui i dettagli e i particolari cambiano a seconda del paese. Il terzo pilastro, di nuovo comune a tutti, è la propensione di molti a rendersi servi e docili strumenti del Capo senza porsi problemi di coscienza e anzi godendo nel far Male.

In Polonia la narrazione parte dell’incidente aereo, in cui nel 2010, sui cieli russi, perse la vita Lech Kaczynski, allora presidente della Repubblica e fratello gemello di Jaroslaw. Quell’incidente nella narrazione del potere di oggi, fu un attentato, perpetrato dai russi (ovviamente) e coperto da “traditori” della patria, tra i quali, le élite liberali e cosmopolite nonché l’allora premier Donald Tusk.

Così la Polonia è vittima dei russi, dei liberali, dell’Europa filogay (essendo le élites filoeruopeiste), e c’è una quinta colonna in seno alla società. Come si diceva prima, in questo discorso c’è ovviamente una gran dose di odio e di propensione al male, insita in ognuno di noi e che si manifesta prepotente nei tempi di crisi. Far male e pensar male (perché le élite mi trattano da rifiuto umano) dà soddisfazione, quando si è scontenti della propria vita.

Vinte le elezioni del 2015 (grazie all’idiozia e la pigrizia di chi era al potere allora; ossia le famose “élite liberali”), con il 37 per cento dei voti (alle urne si è recato il 50 per cento dei polacchi), Kaczynski, per prima cosa ha purgato la tv e la radio di Stato. Licenziati i giornalisti considerati “ostili”, oggi nel media pubblici nessuno osa criticare il governo. Le manifestazioni di massa dell’opposizione vengono definite “folclore”. In seguito, le aziende di Stato o che fanno affari con aziende di Stato sono state persuase a non fornire pubblicità ai giornali nemici di Kaczynski, ad esempio a “Gazeta Wyborcza” (e che tuttavia resiste anche dal punto di vista economico).

Poi è stata alterata la composizione della Corte Costituzionale, in violazione della Costituzione stessa. E così si è arrivati a oggi: le mani sui tribunali e un discorso, in pieno parlamento del capo supremo che incita esplicitamente all’odio e trasforma i rappresentanti della nazione in canaglie e assassini: in fuorilegge cioè.

Occorre poi una maggioranza parlamentare, deputati e presidente della camera che (come accade in questi giorni a Varsavia) usando il regolamento impediscono la libera discussione e trasformano la Dieta in una macchinetta di votazione (risparmio i dettagli tecnici), perché il golpe, deve essere realizzato in fretta, altrimenti rischia di fallire.

Ecco, spiegato, come in Europa, si può con mezzi democratici (niente marce su Roma, niente carri armati in piazza; niente prigionieri politici; niente censura) sopprimere la democrazia.

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Beata Polonia

di Bernard Guetta – 26 ottobre 2015 – Internazionale

Annunciata e scontata, questa vittoria ha assunto le proporzioni di uno tsunami. Secondo gli exit poll, la destra nazionalista ha conquistato il potere in Polonia dopo che il partito Diritto e giustizia (Pis) ha ottenuto il 39 per cento dei suffragi contro il 23 per cento della maggioranza uscente dei centristi di Piattaforma civica.

Se confermato, il risultato concederà la maggioranza assoluta a Diritto e giustizia, che aveva già vinto le presidenziali della scorsa primavera. Inoltre, se ai 242 seggi ottenuti dal Pis si aggiungono i 44 conquistati da un rocker altrettanto estremista, ci rendiamo conto che l’insieme delle destre nazionaliste occuperà i tre quinti della dieta, il parlamento polacco.

La Polonia si è buttata a destra, così nettamente che le sinistre, incapaci di superare la soglia di sbarramento, non avranno nemmeno un deputato. La tendenza, in ogni caso, non è solo polacca.

Una nuova rivoluzione industriale

In un’Europa già nettamente spostata a destra, quasi ovunque le destre reazionarie o estreme ottengono un avanzamento netto, strappando elettori alle sinistre e alle destre moderate e imponendo un tripartitismo che sta sconvolgendo tutti gli scacchieri politici, al livello nazionale ed europeo.

Le ragioni del fenomeno sono tanto profonde quanto chiare. Il rallentamento delle industrie tradizionali e la nascita di nuovi settori di attività ha prodotto una nuova rivoluzione industriale che genera società a due velocità in cui agli emarginati si oppone una classe emergente, urbana, giovane e saldamente piantata in questo nuovo secolo. Questo scontro produce traumi e una grande nostalgia dei tempi in cui lo stato era più forte.

La nostalgia, a sua volta, genera un ritorno dell’aspirazione a un nazionalismo delle frontiere e a un meccanismo di protezione ormai perduto, un sentimento che si esprime in un rifiuto crescente dell’unità europea, percepita come il cavallo di Troia della globalizzazione, e questo nonostante sia chiaro che solo una potenza pubblica europea (un’Europa politica) potrebbe avere la forza di controbilanciare l’onnipotenza del denaro.

Le nuove destre, in Polonia e altrove, si appoggiano ai movimenti sociali e al nazionalismo nutrendosi della paura dell’islam, come dimostra il rifiuto paradossale di accogliere i profughi siriani provenienti dalle classi medie e in fuga dal terrorismo, dalla guerra e dalle dittature.

L’unità dell’Europa è solida e in quasi sei decenni si è talmente radicata da non poter sparire da un giorno all’altro. Ma allo stesso tempo il progetto europeo è indebolito dal divorzio tra l’Europa e i suoi cittadini, dalla disoccupazione giovanile, dall’assenza di obiettivi comuni e dalla crisi dei profughi a cui gli europei non riescono a trovare una soluzione unitaria. Questo terremoto nazionalista in Polonia non farà altro che accentuare le divisioni dell’Unione in quasi tutti i campi.

fonte: http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/10/26/polonia-vittoria-destra-nazionalista-tendenza-europa