Portogallo

I quattro giorni puliti del Portogallo

segnalato da Lame

La pietra miliare delle emissioni zero è stata raggiunta quando il paese è stato fatto funzionare solo con il vento, il sole e l’energia idroelettrica per 107 ore.

Arthur Neslen – 18 maggio 2016 – the guardian

Portugal’s clean energy surge has been spurred by the EU’s renewable targets for 2020.

Il Portogallo ha tenuto accese le proprie luci solo con le energie rinnovabili per quattro giorni consecutivi la scorsa settimana in un passaggio epocale per l’energia pulita rivelato dall’analisi dei dati della rete energetica nazionale.

Secondo questa analisi il consumo di elettricità nel paese è stato completamente coperto da energia solare, eolica e idroelettrica in uno straordinario periodo di 107 ore che è andato dalle 6 e 45 di sabato 7 maggio fino alle 5 e 45 del mercoledì seguente.

La notizia di questa svolta cruciale arriva a pochi giorni dall’annuncio della Germania che domenica 15 maggio il paese ha coperto quasi completamente il suo fabbisogno elettrico con energia pulita e i prezzi sono diventati negativi varie volte durante il giorno – con i consumatori che di fatto venivano pagati per usare energia.
L’energia eolica genera il 140 per cento della domanda di elettricità della Danimarca.

Oliver Joy, portavoce dell’associazione commerciale Wind Europe ha detto: “Stiamo vedendo trend come questi diffondersi attraverso l’Europa – l’anno scorso in Danimarca e adesso in Portogallo. La penisola iberica è una grande risorsa per le rinnovabili e per l’eolico, non solo per la regione ma per l’intera Europa”

James Watson, amministratore delegato di Solar Power Europe afferma: “Questo è un risultato significativo per un paese europeo, ma quel che sembra straordinario oggi sarà all’ordine del giorno in Europa in appena pochi anni. Il processo di transizione energetica sta prendendo slancio e record come questi continueranno ad essere raggiunti e superati attraverso l’Europa”.

Soltanto nel 2013 il Portogallo generava metà della sua elettricità dai combustibili fossili, con il 27 per cento che veniva dal nucleare, il 13 dall’idroelettrico, il 7,5 per cento dall’eolico e il 3 per cento dal solare, secondo i dati Eurostat.

Dall’anno scorso il dato si è capovolto, con l’eolico che forniva il 22 per cento dell’elettricità e tutte le rinnovabili insieme che fornivano il 48 per cento secondo l’associazione portoghese delle energie rinnovabili.

Mentre il picco di energia pulita del Portogallo è stato stimolato dal target UE 2020 per le rinnovabili, i programmi di supporto per nuova capacità eolica sono stati ridotti nel 2012.

Ciononostante il Portogallo ha aggiunto 550 Megawatt di capacità eolica tra il 2013 e il 2016 e i gruppi industriali hanno messo fermamente gli occhi sul potenziale di export dell’energia verde, sia all’interno dell’Europa che all’esterno.

“Un aumentato accumulo di interconnettori, un mercato dell’elettricità riformato e la volontà politica sono tutti essenziali” ha detto Joy. “Ma con le giuste politiche in atto, l’eolico potrebbe coprire un quarto del fabbisogno energetico dell’Europa nei prossimi 15 anni”.

Nel 2015 l’eolico da solo ha coperto il 42 per cento della domanda di elettricità in Danimarca, il 20 per cento in Spagna, il 13 in Germania e l’11 per cento in Gran Bretagna.

In un passaggio salutato come “punto di svolta storico” dai sostenitori dell’energia pulita, i cittadini inglesi, la scorsa settimana, ha nno goduto la loro prima settimana di generazione elettrica senza carbone.

Watson ha dichiarato: L’era delle tecnologie rigide e inquinanti sta giungendo al termine e l’energia sarà sempre più fornita da fonti pulite e rinnovabili”.

fonte: http://www.theguardian.com/environment/2016/may/18/portugal-runs-for-four-days-straight-on-renewable-energy-alone

Sinistra di lotta e di governo

Portogallo, fine della macelleria sociale, sinistra pronte a governare

Portogallo. L’esecutivo di destra di Coelho, il meno longevo della storia della democrazia portoghese, è già caduto. Bocciati i diktat di Bruxelles. A Lisbona per la prima volta un’alleanza frentista, di sinistra, anti austerity, potrebbe diventare realtà.

di Goffredo Adinolfi – ilmanifesto.info, 11 novembre 2015

Dopo due giorni di discussione alle 17.05 di ieri pomeriggio al parlamento portoghese inizia la votazione della mozione di sfiducia delle sinistre contro il governo Passos Coelho. Prova di quorum, il dispositivo elettronico sugli scranni non funziona! L’esecutivo meno longevo della storia della democrazia conquista qualche secondo di vita. Si procede così al ben più lento voto manuale. Conteggio, maggioranza! Alle 17 e 17 la mozione è approvata, nessuna defezione, 123 deputati contro 107, governo sfiduciato! Le destre, ora, salvo sorprese provenienti dal palazzo di Belém (presidenza della repubblica), dopo una legislatura all’insegna della macelleria sociale, dovranno tornare all’opposizione.

Passati 40 anni di conventio ad excludendum si è infine «rotto un tabù e si è abbattuto un muro» dice Antonio Costa nel suo intervento all’Assembleia da Repubblica durante il dibattito per l’approvazione della mozione di sfiducia. Passo dopo passo, con grande pazienza, tenacia, coraggio e determinazione il percorso di una alleanza frentista sembra stia per diventare realtà.

Le sinistre, unite per la prima volta, hanno gridato un assordante «no» a Pedro Passos Coelho, uno dei simboli più visibili della politica austeritaria europea e che, nella sua variante lusitana, ha mostrato una intransigenza non inferiore a quella del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble.

Dopo settimane di incertezze la lunga discussione alla camera dei deputati di ieri è stata certamente catartica. Nel principale organo rappresentativo della sovranità popolare, dopo contrattazioni avvenute in modo perlopiù discreto, si sono messe in chiaro le ragioni che hanno portato all’intesa quattro forze politiche — Partido Socialista (Ps), Partido Comunista Português (Pcp), Bloco de Esquerda (Be) e Partido Ecologista os Verdes (Pev) — che sono state, restano e resteranno molto differenti tra di loro. Convergenze parallele di una sinistra — soggiunge Costa — orgogliosamente plurale.

Il segretario Ps affronta a viso aperto una delle maggiori critiche che arrivano da chi si è battuto affinché una maggioranza alternativa a quella della Coligação non fosse costruita: «Essere contro la Nato, l’Euro e le politiche energetiche non implica che non si possa trovare un terreno comune di mediazione.

Un accordo che parte dal presupposto di come sia ora necessario voltare definitivamente pagina al radicalismo ideologico che ha animato la coalizione di destra e inauguri un nuovo ciclo politico che ridia speranza e un futuro di fiducia». È finita l’èra del «cinismo di classe — dice Jeroninmo de Sousa segretario generale del Partido Comunista Português — per cui si finge di parlare in nome del paese per poi occuparsi degli interessi di una piccola minoranza».

Questa destra non solo ha applicato pedissequamente il memorandum con la Troika, ma lo ha reinterpretato in una chiave tanto estensiva da non lasciare nessun settore escluso da una rimodulazione dei rapporti tra lo stato e il cittadino. I bilanci, dice Catarina Martins, sono stati soltanto la punta di un iceberg, perché è il contratto sociale stesso ad essere stato alterato.

Ed é per questo, continua la portavoce del Be, che oggi la destra è isolata nel parlamento, perché in questi anni essa è stata isolata nel paese.
Ultimo a pronunciarsi, prima della votazione finale, è un Passos Coelho che sembra riemergere da un passato ormai superato. Minoritario all’Assembleia, nominato nonostante fosse chiaro che le sinistre, maggioritarie, intendevano farsi governo, si considera purtuttavia vittima, vittima di un parlamento che non gli vuole riconoscere una vittoria mai ottenuta.

Ora il lato orientale e quello occidentale del continente sembrano incamminarsi verso una strada di rifiuto pragmatico ma deciso delle politiche iperliberiste.

Un governo di sinistra anti-austerità — afferma Panos Trigazis membro del comitato centrale di Syriza in una dichiarazione inviata all’agenzia Lusa — rappresenta un sostegno indispensabile agli sforzi portati avanti da Atene a livello europeo.

È inoltre un contributo essenziale per la creazione di una base programmatica anti-austerità e rafforza l’aspettativa di sviluppi simili nella vicina Spagna alle prossime elezioni del 20 dicembre.

 ***

Portogallo, c’è un programma di sinistra

Portogallo. Pronta mozione di sfiducia contro il governo di Pedro Passos Coelho.

di Goffredo Adinolfi – ilmanifesto.info, 10 novembre 2015

Dopo più di un mese dalle elezioni l’accordo tra socialisti, Bloco de Esquerda (Be) e Partido Comunista (Pcp) è stato finalmente concluso. Durante lo scorso fine settimana le segreterie dei tre partiti hanno ratificato in via definitiva il documento programmatico che dà il via libera ad Antonio Costa per formare un governo appoggiato dalle sinistre.

Il testo prevede la cancellazione di fatto di grande parte delle riforme austeritarie di questi ultimi anni. Scorrendo le 138 pagine si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio percorso di smantellamento di quanto fatto a partire dal 2009–2010 quando, a causa della tempesta scatenatasi sui debiti sovrani, il premier socialista José Socrates è stato costretto a firmare con la Troika — Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione — un piano di contenimento draconiano del bilancio dello stato e di svalutazione salariale.

Al primo punto dell’intesa misure volte ad «aumentare il reddito delle famiglie per rilanciare l’economia». Nel corso del 2016, se Costa sarà nominato primo ministro, verranno annullati per intero i tagli degli stipendi della funzione pubblica e il salario minimo verrà portato da 505 a 600 Euro entro il 2019 (ovvero una crescita di quasi il 20% che riguarderà circa 500 mila persone). Agli aumenti diretti occorre poi aggiungere quelli indiretti che comunque incidono in modo sostanziale sul potere d’acquisto. I contributi previdenziali verranno ridotti del 4% e compensati da un investimento maggiore da parte della Segurança Social (Inps). Sono inoltre previste una serie di riforme atte a combattere l’uso ingiustificato del lavoro autonomo, per favorire l’occupazione e ridurre i livelli di precarietà. Infine verranno reintrodotti i giorni festivi aboliti nel 2011 che passeranno da 9 a 13.

Riguardo all’Europa — una delle tematiche più controverse visto il presunto antieuropeismo di comunisti e blocchisti — ci si trova di fronte a una sorta di paradosso. Dal documento concordato sembrerebbe infatti emergere la volontà di portare ulteriormente in avanti il processo di integrazione e, soprattutto, di democratizzazione dei processi di decision-making (ri)dando maggiore centralità, in quanto principale organo rappresentativo della sovranità popolare, al parlamento. Intanto ieri pomeriggio è iniziato il dibattito all’Assembleia da Republica che si concluderà oggi con l’approvazione della mozione di sfiducia contro il governo guidato da Pedro Passos Coelho. A questo punto il capo dello stato Aníbal Cavaco Silva dovrà decidere quale cammino intende seguire: se dare luce verde ad un esecutivo frentista, mantenere un governo di gestione o addirittura promuovere un governo di iniziativa presidenziale.

Al momento le polemiche riguardo le denunce di «colpo di stato» lanciate dal Telegraph qualche settimana fa e che tanta eco hanno avuto nei media internazionali, sembrano essersi sopite. Anche il potente ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha mostrato tranquillità dicendosi convinto che il Portogallo proseguirà comunque sulla strada della crescita.

Sia come sia da questa sera inizierà un percorso del tutto inedito e quindi ancora molto incerto nella recente storia portoghese e che, ne siamo certi, avrà un impatto non solo interno ma anche sulla Spagna (si voterà il prossimo 20 dicembre) e sull’intero continente (basti pensare al peso giocato dal centro-destra portoghese in sede di eurogruppo). Anche se il compromesso storico lusitano è stato perlopiù accettato le prossime giornate si prospettano delicate perché, come sottolinea Catarina Martins portavoce del Bloco, le pressioni «da parte dell’Europa dell’austerità saranno gigantesche, così come gigantesche saranno le pressioni da parte di quel potere finanziario che in questi anni ha lucrato con la svendita del nostro paese».

«Una sfida che vinceremo insieme»

di Argiris Panagopoulos – ilmanifesto.info, 2 marzo 2015

Grecia. Il nuovo segretario di Syriza Tasos Koronakis: «Cercheremo alleanze contro il fronte dell’austerità».

Soste­gno eco­no­mico da 70 a 220 euro per 30 mila fami­glie che non pos­sono pagare l’affitto e a 300 mila per­sone che non pos­sono com­prare generi ali­men­tari, cor­rente gra­tis per 300 kw fino alla fine dell’anno. È il primo dise­gno di legge del governo Tsi­pras per affron­tare la crisi uma­ni­ta­ria. Il progetto, ora alla Ragio­ne­ria dello Stato, non è solo un gesto sim­bo­lico, per­ché sot­to­li­nea che la Carta del Diritti Fon­da­men­tali dell’Ue vale più della legge dei mer­cati e dei ban­chieri. Intanto la Deh, la società elet­trica greca, e il sin­da­cato Genop hanno fir­mato il primo con­tratto col­let­tivo nazio­nale dell’era Syriza: pre­vede sei euro al giorno per ali­menti, la can­cel­la­zione di qual­siasi licen­zia­mento e la durata triennale.

Nel frat­tempo il Comi­tato cen­trale di Syriza ha eletto la nuova (ridotta) Segre­te­ria poli­tica, nella quale la maggioranza di Tsi­pras con 110 voti ha eletto sei mem­bri, la Piat­ta­forma di sini­stra, con 63 voti, ne ha eletto quat­tro e la lista degli ex maoi­sti di Koe, con 23 voti, uno.

«Il governo attra­verso le nostre pro­ce­dure col­let­tive è ancora più forte», ha detto il lea­der della Piatta­forma di sinistra e mini­stro della Rico­stru­zione pro­dut­tiva Pana­gio­tis Lafa­za­nis, soste­nendo che «Syriza era, e rimarrà, a differenza di Nuova Demo­cra­zia, una forma radi­cale della poli­tica, con fun­zioni demo­cra­ti­che vive e sicure». Dichiarazioni che hanno smen­tito chi auspi­cava spaccature nel par­tito, dopo l’emendamento della Piat­ta­forma che cri­ti­cava l’accordo all’Eurogruppo, boc­ciato con 92 voti con­trari, 65 a favore, 5 bian­che e un’astensione. Il por­ta­voce del governo ha detto che però ci sarà solo un breve dibat­tito nel par­la­mento ma non una vota­zione sull’accordo, visto che il Con­si­glio di stato ha deciso che basta solo la firma del mini­stro delle Finanze.
Tasos Koro­na­kis, il nuovo segre­ta­rio di Syriza, è sicuro che le radici di Syriza si tro­vano nel movimento anti-G8 di Genova. Koro­na­kis, che pro­viene dai gio­vani di Syna­spi­smos, è stato eletto dal Comi­tato cen­trale con 102 voti. Il candi­dato della Piat­ta­forma di sini­stra Ale­kos Kaly­vis ha preso 64 voti, 32 le schede bianche.

È stato eletto segre­ta­rio in un momento molto com­pli­cato per il vostro par­tito, il governo, la Gre­cia e non solo.

Dopo la prima fase di trat­ta­tive, siamo in un periodo in cui dob­biamo com­bat­tere di giorno in giorno. In que­sta lotta il par­tito deve gio­care un ruolo impor­tante e raf­for­zato, man­te­nen­dosi distinto dal governo. Dovremo rin­no­vare e miglio­rare le fun­zioni del nostro par­tito, le sue rela­zioni con la società, la sua aper­tura, la sua for­ma­zione e costituzione, avere rela­zioni sta­bili con tutti per poter appog­giare e con­trol­lare il governo in un modo fecondo.

I media euro­pei attac­cano il governo ma i son­daggi che dimo­strano che l’opinione pub­blica greca lo sostiene.

La cosa più impor­tante è che abbiamo un incre­di­bile appog­gio dalla società greca e que­sto secondo noi suc­cede perché la gente capi­sce che final­mente ha un governo che lotta per l’interesse dei cittadini, tratta esplo­rando i reali limiti della poli­tica e non dice sem­pre sì al mini­stro delle Finanze e alla Can­cel­liera tede­sca. La vera sfida in que­sto momento è se può esi­stere un governo di sini­stra nell’Europa di oggi e se vera­mente quest’Europa può cam­biare. Non lo vogliono i soste­ni­tori dell’austerità e per que­sto lot­tano con ogni modo per il fal­li­mento del nostro governo. Tutta la nostra visione si bassa sulla pro­spet­tiva di un cam­bia­mento in Europa, che si può cam­biare e che le poli­ti­che di auste­rità hanno fal­lito. Dob­biamo allar­gare al mas­simo pos­si­bile le alleanze con i popoli euro­pei e i governo che vogliono resi­stere a que­sta folle e disa­strosa politica.

Cre­dete si pos­sano cam­biare gli equi­li­bri in Europa con le ele­zioni in Por­to­gallo e in Spa­gna quest’anno e in Irlanda l’anno pros­simo?

Certo. Il fronte dell’austerità ha paura dei cam­bia­menti in Europa. Non vogliono vedere un governo che lotta con­tro di loro, che ha l’appoggio della gente e fa cose per la gente. Que­sto fatto è posi­tivo per noi e com­ple­ta­mente nega­tivo per le élite domi­nanti euro­pee. Hanno paura di un domino di eventi che pos­sono rap­pre­sen­tare una spe­ranza per tutti i popoli europei.

Nel Comi­tato cen­trale di Syriza è stato eletto con il 56% dei voti. Syriza si spacca? Crolla sotto il peso dell’accordo?

Mi sem­bra che quelli che cer­cano di tro­vare pro­blemi abbiano messo una lente di ingran­di­mento su Syriza. Per noi è anche una scom­messa per far vedere un altro modello di par­tito, demo­cra­tico che dibatte seria­mente, ha il diritto di cri­ti­care e deci­dere. Non credo che i cit­ta­dini pre­fe­ri­scano i par­titi dove si suona il silen­zio mili­tare. La nostra lotta per far tor­nare la demo­cra­zia in Gre­cia è anche una lotta per far ridi­ven­tare i par­titi isti­tu­zioni demo­cra­ti­che, di dialogo e dibat­tito den­tro e con la società. Il dibat­tito era quello atteso. Nulla di scon­vol­gente. Lafa­za­nis (lea­der della Piat­ta­forma di sini­stra) e Kaly­vis (can­di­dato della Piat­ta­forma alla segre­te­ria del par­tito dicono che siamo più uniti che mai e dob­biamo com­bat­tere tutti insieme que­sta dif­fi­cile battaglia.

Un altro 25 aprile

Argyrios Panagopoulos – il manifesto

25 aprile 1974 – 2014 . Parla la deputata Catarina Martins, coordinatrice del Blocco di Sinistra portoghese: «La Rivoluzione dei Garofani ci ispira per rovesciare la dittatura dei mercati e della troika»

La Rivo­lu­zione dei Garo­fani, quarant’anni dopo il 25 aprile del 1974, con­ti­nua a ispi­rare le nostre lotte per la demo­cra­zia e la libertà, che dob­biamo con­qui­stare cac­ciando via il governo dell’austerità e della dit­ta­tura dei mer­cati impo­sto dai ban­chieri e dalla troika». La depu­tata Cata­rina Mar­tins, coor­di­na­trice del Blocco di Sini­stra por­to­ghese, sot­to­li­nea così l’importanza della pre­senza del pre­si­dente di Syriza, Ale­xis Tsi­pras, domani a Porto, per l’apertura della cam­pa­gna elet­to­rale del Blocco. «Lot­tiamo per la rine­go­zia­zione del debito e l’abolizione del fiscal com­pact con tutti i movi­menti, all’interno di un’ampia lista elet­to­rale per rove­sciare le attuali poli­ti­che e por­tare una spe­ranza». Nell’ultimo son­dag­gio dell’Università Cat­to­lica, svolto per conto delle testate Diá­rio de Notí­cias, Jor­nal de Notí­cias, Rtp (la tele­vi­sione pub­blica por­to­ghese) e Antena 1, pub­bli­cato il 18 aprile, il Blocco di Sini­stra è dato al 7%, il Par­tito Comu­ni­sta Por­to­ghese (Cdu) al 12%, il Par­tido Socia­li­sta al 36%, il par­tito con­ser­va­tore Psd al 30%, l’altro par­tito con­ser­va­tore del governo Cds-Pp al 4%, men­tre l’astensione è arri­vata al 34% e il voto nullo al 7%.

L’anniversario dei 40 anni dalla Rivo­lu­zione dei Garo­fani divide come mai finora il Por­to­gallo demo­cra­tico dalla destra

(…) Le cele­bra­zioni uffi­ciali si svol­ge­ranno in un clima di estrema ten­sione, per­ché i mili­tari che hanno fatto la Rivo­lu­zione vole­vano par­lare in par­la­mento ma la destra si è oppo­sta. Così i mili­tari orga­niz­ze­ranno altri eventi e noi, che festeg­ge­remo com­bi­nando la memo­ria con la cul­tura viva, quella che si è tro­vata al cen­tro degli attac­chi del neo­li­be­ri­smo, par­te­ci­pe­remmo sia agli eventi uffi­ciali che a quelli dei militari.

Di cosa ha paura la destra per non accet­tare in par­la­mento i «Capi­tani d’Aprile»?

Hanno paura che i mili­tari che hanno rove­sciato la dit­ta­tura espri­mano forti cri­ti­che al governo e alla troika. Noi par­le­remo a tutti di demo­cra­zia, libertà e sovra­nità popo­lare, che sono messe in peri­colo dalle poli­ti­che dell’austerità. Par­le­remo in par­la­mento per i mili­tari e fuori dal par­la­mento con i mili­tari. Il Blocco sarà pre­sente nei grandi cor­tei a Lisbona e a Porto, e domani comin­cerà la sua cam­pa­gna elet­to­rale con una grande assem­blea a Porto alla pre­senza del can­di­dato della Sini­stra Euro­pea per la pre­si­denza della Com­mis­sione, Ale­xis Tsipras.

La vostra lista elet­to­rale è molto aperta ai movi­menti, alla società civile, alle donne, agli immigrati…

Per il Blocco il pro­blema è come dare rispo­ste con­crete alle aspet­ta­tive e alle lotte dei lavo­ra­tori e di tutti quelli col­piti dalla crisi: gli inse­gnanti, il set­tore della Sanità, dei ser­vizi, dei tra­sporti. Ma abbiamo dato fidu­cia alle per­sone senza par­tito e agli indi­pen­denti, tanto che metà dei can­di­dati della nostra lista non appar­tiene al nostro par­tito. Nel 2009 anch’io sono stata eletta depu­tata del Blocco come indi­pen­dente e dopo sono diven­tata mem­bro del par­tito. E diamo fidu­cia alle donne, che sono metà dei can­di­dati. Abbiamo una lista estre­ma­mente pari­ta­ria, l’unica con immi­grati e con emi­granti por­to­ghesi spinti all’estero dall’austerità. I nostri can­di­dati pro­ven­gono quasi da tutti i movi­menti che lot­tano, resi­stono e si mobi­li­tano con­tro la crisi e la troika.

Avete por­tato in par­la­mento una pro­po­sta per la rine­go­zia­zione del debito, pro­po­nendo in sostanza la sua can­cel­la­zione, soste­nuta anche da tre ex mini­stri delle Finanze, socia­li­sti e con­ser­va­tori, un ex mini­stro degli Affari Euro­pei, due ex capi delle forze armate, alcuni giu­ri­sti e costituzionalisti…

Il Blocco di Sini­stra ha soste­nuto la neces­sità di ristrut­tu­rare il debito dal primo momento che è ini­ziata la crisi, tre anni fa. Ci accu­sa­vano, come accu­sa­vano Syriza, di essere una spe­cie di ter­ro­ri­sti dei mer­cati. Negli ultimi tempi un socia­li­sta ha pre­sen­tato un mani­fe­sto con 70 firme di eco­no­mi­sti a favore della ristrut­tu­ra­zione del debito. Quando lo abbiano pro­po­sto tre anni fa dice­vano che era impos­si­bile. E il governo ancora sostiene che non ce n’è biso­gno e che non dob­biamo nem­meno discu­terne in pub­blico, come se fosse un cri­mine par­lare di que­sto. Oggi però que­sta riven­di­ca­zione è molto popo­lare e riscuote un grande con­senso nell’opinione pub­blica, tanto che per­fino ex mini­stri delle Finanze con­ser­va­tori la sosten­gono come unica strada pra­ti­ca­bile. Il governo attuale aveva pro­messo di ridurre il debito attra­verso i tagli degli sti­pendi e delle pen­sioni, con le con­tro­ri­forme, la distru­zione della Sanità e dell’Istruzione Pub­blica. Il nostro debito però aumenta con­ti­nua­mente e a nuovi livelli record. E le poli­ti­che gover­na­tive e della troika lo hanno fatto cre­scere di un ulte­riore 25%.

Il governo di Pas­sos Coe­hlo, come gli altri governi di Gre­cia, Spa­gna e Ita­lia, cerca di mostrare otti­mi­smo per la situa­zione eco­no­mica, men­tre pro­pone nuove misure di austerità.

Il governo sostiene che l’economia sta miglio­rando, ma non lo vede nes­suno. I tassi di povertà aumen­tano ad una velo­cità senza pre­ce­denti. Siamo di fronte ad una crisi uma­ni­ta­ria. Pas­sos Coe­hlo dice che non farà ulte­riori tagli. Il Tri­bu­nale Costi­tu­zio­nale aveva deciso che nes­suno dei tagli avrebbe avuto carat­tere per­ma­nente e che i tagli sareb­bero stati validi per il tempo che durava il pro­gramma di con­trollo dalla troika. Pas­sos Coe­hlo vuole invece tra­sfor­mare in per­ma­nenti tutti i tagli, che riguar­dano almeno il 20% degli sti­pendi degli impie­gati pub­blici e delle pen­sioni. Ci saranno anche tagli aggiun­tivi nel fun­zio­na­mento dei mini­steri, nella Sanità Pub­blica e nell’Istruzione. Ma già ora il Por­to­gallo è tor­nato indie­tro di almeno un ven­ten­nio. Per la prima volta dopo decenni abbiamo avuto casi di per­sone morte nelle sale d’attesa degli ospe­dali, aspet­tando una visita medica. La gente muore per­ché non ci sono medici, e fare altri tagli nella Sanità e nell’Istruzione Pub­blica signi­fica abo­lire i ser­vizi sociali minimi ai cit­ta­dini, cioè attac­care la demo­cra­zia, l’uguaglianza e i diritti.

Come si pos­sono rove­sciare que­ste poli­ti­che e con quali alleanze?

Il Blocco ritiene che que­ste poli­ti­che si pos­sono rove­sciare con la col­la­bo­ra­zione delle forze pro­gres­si­ste e di sini­stra. Lo dimo­stra la nostra lista elet­to­rale allar­gata. Pur­troppo il Par­tito Socia­li­sta resta pri­gio­niero della poli­tica della troika e del fiscal com­pact per il pareg­gio di bilan­cio, l’accordo che hanno fatto per l’eliminazione del defi­cit pub­blico. Non ci può essere alcun cam­bia­mento poli­tico, tan­to­meno a sini­stra, senza par­lare del biso­gno della ristrut­tu­ra­zione del debito e dell’eliminazione del fiscal com­pact. Dal momento che non ci può essere l’unità tra i par­titi, cer­chiamo di unire le lotte dei movi­menti e della società civile. Potrei dire che in alcuni aspetti la poli­tica del Blocco di Sini­stra asso­mi­glia con quella de «L’Altra Europa con Tsi­pras», che in Ita­lia ha comin­ciato una dura lotta met­tendo in primo piano le sfide del debito, del fiscal com­pact e con la par­te­ci­pa­zione della società civile e dei movi­menti nella poli­tica, senza esclu­dere i par­titi e le orga­niz­za­zione poli­ti­che della sini­stra. La nostra sini­stra porta avanti una grande bat­ta­glia nel Sud Europa e rap­pre­senta l’unico sbocco per uscire dalla crisi e l’unico voto utile per cam­biare gli equi­li­bri nei nostri Paesi ed in Europa.

link: http://ilmanifesto.it/primavera-lusitana/