Roma

La nostra Europa

La nostra Europa – Unita, Democratica, Solidale

lanostraeuropa.org

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative.

Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.

Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.

Ci vuole un progetto di unità europea innovativo e coraggioso, per assicurare a tutti e tutte l’unico futuro vivibile, fondato su democrazia e libertà, diritti e uguaglianza, riconoscimento effettivo della dimensione di genere, giustizia sociale e climatica, dignità delle persone e del lavoro, solidarietà e accoglienza, pace e sostenibilità ambientale.

Dobbiamo essere in grado di trasformare il “prima gli italiani, gli inglesi i francesi”, in “prima noi tutte e tutti”, europei del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, nativi e migranti, uomini e donne.

Ripartiamo da qui, da Roma, uniti e solidali, per costruire quel campo che, oltre le nostre differenze, nel nostro continente e in tutto il mondo, sappia essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

Invitiamo ad aderire a questo appello, a promuovere e inserire in questa cornice comune eventi e appuntamenti nel prossimo periodo in Italia e in tutta Europa, a essere a Roma il 23.24.25 marzo per mobilitarci in tante iniziative, incontri, azioni, interventi nella città e realizzare una grande convergenza unitaria.

Il Programma completo

Sottoscrivi l’appello

Un New Deal europeo

segnalato da Barbara G.

Varoufakis pronto a lanciare a Roma il primo partito transeuropeo

Con lui il cofondatore di Podemos Juan Carlos Monedero, il vicepresidente del parlamento spagnolo Marcelo Exposito, la verde tedesca Ska Keller. Per l’Italia, in prima fila il sindaco di Napoli Luigi De Magistris

di Andrea Carugati – lastampa.it, 16/03/2017

Da Yanis Varoufakis, accompagnato dalla guest star Ken Loach, fino ai movimenti sovranisti dell’estrema destra, passando per gli ultraeuropeisti come Emma Bonino e Guy Verhofstadt. Il 24 e 25 marzo, in occasione del Consiglio europeo per i 60 anni dai Trattati, Roma sarà attraversata da cortei ed eventi che rappresentano tutte le sfumature politiche e sentimentali verso l’Ue.

L’ex ministro greco la sera del 25, al termine delle celebrazioni ufficiali, al teatro Italia lancerà il primo partito transeuropeo come evoluzione del movimento Diem25 da lui fondato un anno fa. Oltre al regista britannico, icona delle sinistre europee, ci saranno vari partner politici come il cofondatore di Podemos Juan Carlos Monedero, il vicepresidente del parlamento spagnolo Marcelo Exposito, la verde tedesca Ska Keller e (ancora in forse) il candidato socialista alle presidenziali francesi Benoit Hamon. Per l’Italia, in prima fila il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e Anna Falcone, tra i portavoce del comitato per il No al referendum del 4 dicembre. Attesi anche Nicola Fratoianni, Stefano Fassina e Pippo Civati.

«Abbiamo 60mila iscritti in Europa di cui 8mila in Italia, e non ci rivolgiamo solo alle forze di sinistra», spiega Lorenzo Marsili, tra i fondatori di Diem25. «Tra i sovranisti e chi difende lo status quo di questa Ue serve una terza via. Il nostro è un pensiero critico di chi non rinuncia all’Europa».

L’evento si terrà al termine del Consiglio europeo da cui uscirà rafforzata l’idea di una Ue a più velocità. «Non abbiamo bisogno di un’Europa a più velocità, ma con una differente direzione di marcia», spiega Varoufakis. Il suo gruppo lancerà 10 proposte per un New deal europeo. «Proposte subito realizzabili, senza bisogno di modificare i Trattati», spiega Marsili. Tra queste un piano di riconversione ecologica «in grado di produrre milioni di posti di lavoro a livello continentale», un piano anti-povertà «gestito dalla Bce» e uno di edilizia pubblica.

I seguaci di Varoufakis si uniranno il 25 marzo al corteo da Piazza Vittorio al Colosseo, organizzato da “La nostra Europa”, una rete di associazioni e reti italiane ed europee di cui fanno parte anche Arci, Cgil e Legambiente. L’obiettivo è combattere contro le «politiche di austerità che hanno prodotto diseguaglianze e insicurezza, mettendo a rischio un patrimonio comune di conquiste e democrazia».

Al Colosseo arriverà anche la Marcia per l’Europa organizzata dai movimenti federalisti, che partirà alle 11 dalla Bocca della verità. Una marcia che mira a fare dell’anniversario dei Trattati di Roma del 1957 l’occasione «per andare oltre gli attuali Trattati, verso un’unione federale del popolo europeo». Con i federalisti ci sarà anche Emma Bonino, che ha lanciato con Benedetto della Vedova e la sigla “Forza Europa” un appello a tutti gli europeisti dal titolo “Un impegno per l’Europa”. “Bisogna far sentire la voce di chi crede nell’Europa contro il pensiero unico euroscettico”, spiegano. «Noi siamo per la Ue senza se e senza ma». La mattina del 25, in concomitanza col vertice Ue, i movimenti federalisti hanno organizzato un convegno al centro congressi Alibert di piazza di Spagna con Romano Prodi, Eugenio Scalfari, la Bonino e il leader dell’Alde Guy Verhofstadt.

Sabato caldissimo anche per gli antieuropeisti. Il loro corteo partirà alle 15 da Santa Maria Maggiore in direzione Colosseo. Per l’Italia i più attivi sono Francesco Storace e Gianni Alemanno. «Porteremo la nostra protesta contro il super-Stato burocratico e asservito alla Germania di quest’Europa che ha tradito gli ideali dei Trattati», spiega l’ex sindaco di Roma. Al corteo ci sarà anche una delegazione di “Noi con Salvini”.

Chi ha paura di Raffaele Marra

segnalato da Barbara G.

Le inchieste dell’Espresso hanno fatto luce sul sindaco-ombra di Roma. Ma ci sono ancora molti segreti da svelare. Come quelli che hanno permesso a Virginia Raggi di scalare il M5S della Capitale

di Emiliano Fittipaldi – espresso.repubblica.it, 26/12/2016

Come in un domino la caduta agli inferi di Raffaele Marra rischia di far saltare una testa dopo l’altra. Al Comune di Roma. Nel Movimento 5 Stelle. Tra gli imprenditori romani con cui il braccio destro di Virginia Raggi faceva affari d’oro. All’Enasarco, dove la moglie dell’ex finanziere ha comprato la casa con lo sconto. Persino a Malta, dove gli inquirenti hanno individuato la sua seconda casa e dove forse si nasconde il tesoro di Raffaele e i suoi fratelli.  L’inchiesta giornalistica dell’Espresso iniziata a settembre ha infatti portato all’arresto di un dirigente che non era solo il «vero sindaco della città», come molti lo chiamavano in Campidoglio. Era anche il centro di reti e affari poco chiari, e dominus di manovre politiche che adesso rischiano di travolgere non solo la Raggi. Ma pure chi, tra i grillini, ha permesso l’ascesa dell’ex praticante dello studio Previti, e di coloro che l’hanno protetta strenuamente in questi primi difficili mesi da sindaca.

Andiamo con ordine. La domanda da un milione di euro che si stanno facendo tutti, compresi i magistrati della procura di Roma, è una soltanto: perché Virginia si è legata a triplo filo con Raffaele Marra, immolandosi per lui anche dopo gli articoli che scoperchiarono gli incredibili affari immobiliari tra il suo braccio destro e l’imprenditore della Casta Sergio Scarpellini?

Finora nessuno nei 5Stelle ha dato una risposta. Né il primo cittadino della Capitale, che non parla con i giornalisti se non attraverso post su Facebook e conferenze stampa senza domande, né i big del Movimento. Le ipotesi sul campo sono tante. L’ex capo dell’avvocatura del Campidoglio Rodolfo Murra ha detto ai pm di «aver sempre pensato che alla base» del rapporto tra Marra e il duo composto dalla sindaca e dal suo oggi non più vice Daniele Frongia potesse esserci «un ricatto». Non ha specificato quale. È un fatto che l’ex capo di gabinetto Carla Raineri abbia scritto in un esposto che l’allora suo vice Marra, quando capì che lei avrebbe chiesto di allontanarlo dagli uffici dello staff della Raggi, le urlò in faccia: «Non mi farò cacciare senza reagire, se parlo io qualcuno tremerà». Marra ha solo millantato segreti inconfessabili o li ha davvero usati per far fuori Raineri e l’ex assessore al Bilancio Claudio Minenna?

Altri invece sostengono che Marra fosse «imprescindibile» perché l’unico nel cosiddetto “raggio magico” «in grado di scrivere un atto amministrativo». Qualcuno, nei Cinque Stelle, fa risalire il patto di ferro tra Raggi e Marra al 2014, quando l’ex superdirigente assunto in Comune da Gianni Alemanno (lo fece suo delegato al dipartimento delle Politiche abitative e poi direttore dello stesso ufficio e di quello della Casa) era ormai finito in un cantuccio dopo l’arrivo della giunta Marino. Capo di un ufficio dedicato alle Partecipazioni e poi spostato agli ininfluenti rapporti con le associazioni dei consumatori, è certo che Marra stringe amicizia prima con Frongia (pare lo abbia addirittura aiutato a scrivere alcuni capitoli del libro “E io pago” sui conti di Roma) poi con Virginia. Presentandosi a loro come il Virgilio che li avrebbe guidati nei complessi e oscuri meandri del Comune di Roma.

All’inizio del 2016 il sodalizio è ormai indissolubile. Al terzetto si aggiunge Salvatore Romeo, un funzionario di medio livello che lavorava come secondo di Marra e che diventerà segretario politico della sindaca. Il quinto uomo, finora rimasto laterale alle cronache, si chiama Gianluca Viggiano. L’ombra di Marra, ex finanziere come lui, che lo ha seguito silenzioso nella scalata al Campidoglio, da ufficio a ufficio: oggi è ancora capo delle risorse umane. Un ruolo molto delicato, anche perché Viggiano ha preso il posto di Laura Benente, la dirigente cacciata perché osò negare a Marra l’autorizzazione di una trasferta a Bruxelles (pagata dal Comune).

L’amico di Scarpellini e di Franco Panzironi («è una brava persona», ha detto a novembre Marra parlando dell’ex ad di Ama ora imputato per mafia Capitale) ha però puntato su un cavallo che non sembra quello vincente: alle “comunarie” organizzate dalla Casaleggio Associati per scegliere il candidato sindaco per il Movimento, l’uomo da battere è infatti Marcello De Vito, che ha fatto il capogruppo dei grillini in consiglio comunale per due anni. Tra fine 2015 e inizio 2016, però, il vento cambia improvvisamente direzione, girando a poppa della barca su cui sono saliti i “quattro amici al bar”, come si autodefiniscono Marra, Romeo, Frongia e Virginia in un gruppo privato su WhatsApp. Non grazie a un colpo di fortuna. Ma perché Raggi e Frongia vengono in possesso di un dossier fasullo contro De Vito che di fatto ne affosserà la candidatura.

Dentro ci sono accuse gravi. Soprattutto una: l’attuale sindaco e il suo ex vice Frongia, davanti a consiglieri comunali e alcuni parlamentari grillini da loro convocati come Alessandro Di Battista, “processano” il collega, reo – questo il sospetto – di aver compiuto un abuso d’ufficio. «De Vito ha fatto un accesso agli atti per conto di un privato cittadino», attaccano. Sventolando un parere legale (non lo faranno vedere mai) e spiegando che la segnalazione del presunto abuso era arrivata dall’Ufficio condoni del dipartimento Urbanistica.

Per settimane De Vito viene messo sulla graticola a causa del dossier costruito da mani abili. Tutti gli iscritti che possono votare sulla piattaforma ne vengono messi a conoscenza. Nonostante sostenga la sua innocenza, la sua candidatura inevitabilmente si indebolisce, mentre quella della Raggi si consolida. Quando De Vito riuscirà a dimostrare che le accuse sono completamente fasulle (ogni consigliere comunale è abilitato a compiere accessi agli atti, in cerca di eventuali illeciti), è ormai troppo tardi: la macchina del fango ha funzionato, e lui prende pochi voti. La Raggi (che incamererà al secondo turno anche i voti di Frongia) lo sbaraglia e vince le comunarie. È febbraio. I sondaggi danno qualsiasi candidato di Grillo come sicuro nuovo sindaco di Roma. Raggi, Frongia, Romeo e Marra possono festeggiare.

È un fatto che Alessandro Di Battista conoscesse la storia di quell’incartamento contro De Vito: era presente a una delle riunioni a porte chiuse. Ed è certo che anche Luigi Di Maio abbia difeso Raggi nonostante le inchieste della stampa: mentre gli “ortodossi” del movimento come Roberto Fico, Paola Taverna, Carla Ruocco e soprattutto Roberta Lombardi cercavano di convincere Grillo e Davide Casaleggio dei pericoli che avrebbero creato Virginia e i suoi pretoriani (non dimentichiamo l’indagata ed ex assessore all’Ambiente Paola Muraro) all’intero movimento, Di Maio e Di Battista la difendevano a spada tratta. In ogni modo. «Ora traballano. Politicamente sono deboli come non mai: se Marra parlasse e inchiodasse definitivamente la sindaca alle sue responsabilità politiche, dovranno fare non uno, ma due passi indietro», spiega un deputato che crede che sarebbe stato molto meglio, per il futuro del Movimento, togliere subito il simbolo alla Raggi.

Il domino, però, può far cadere altre tessere. La procura vuole infatti indagare a 360 gradi. Sicura che sia Marra sia Scarpellini abbiano molto da nascondere, e poco da perdere. Nel mirino c’è la storia della nomina e del contratto di Salvatore Romeo, che si è messo in aspettativa ed è stato riassunto dalla Raggi con uno stipendio triplicato. E fonti giudiziarie spiegano che potrebbero essere analizzati anche i finanziamenti privati della campagna elettorale: la Raggi ha raccolto 225mila euro di contributi, in gran parte attraverso donazioni inferiori ai cinquemila euro. L’Espresso ha chiesto al M5S la lista dei nomi, ma senza successo: per la legge non è obbligatorio, sotto quella soglia, rivelarli al pubblico, e così sono rimasti finora sconosciuti. Probabilmente non ci sarà nulla di rilevante (notiamo come lo studio legale Sammarco si è attivato per favorire la raccolta fondi per la candidata), ma da chi fa lezioni un giorno sì e l’altro pure sulla necessità di trasparenza totale da parte dei partiti (vedi gli attacchi per le cene elettorali del Pd pagate da Salvatore Buzzi e sui soldi della fondazione di Renzi) ci si aspetterebbe maggiore coerenza.

Non sappiamo, invece, se i magistrati vorranno approfondire altre vicende intrecciate alla carriera e ai business di Marra. L’acquisto della casa dell’Enasarco da parte della moglie Chiara Perico, di certo, è sospetto: non solo perché comprata con due assegni di Scarpellini, ma anche perché nel 2008 – quando la Fondazione controllata dal ministero del Lavoro decide di vendere i suoi immobili – la Perico non era ancora inquilina dell’appartamento: cambierà residenza solo un anno dopo, a fine 2009. Come mai i dirigenti dell’Enasarco, invece di vendere quell’appartamento a prezzo di mercato, hanno permesso alla moglie di Marra prima di entrare in affitto e poi di comprare una casa da 160 metri quadri a 370 mila euro con il 40 per cento di sconto?

Non solo. I magistrati, grazie all’analisi dei conti correnti di Marra, vogliono indagare anche sulla compravendita di barche attraverso società maltesi, e poi su alcune vincite al Lotto. «Marra è stato beneficiario di alcuni assegni bancari per una somma complessiva di 30 mila euro emessi da agenzie partner della società di scommesse Snai a fronte di presunte vincite», scrive la Uif antiriciclaggio di Bankitalia. Le società sono la Ippica Talenti (per circa 21 mila euro) la Ge.Pe per 1.168 euro e la Laurentina Srl per 7 mila e 446 euro. È una fortuna sfacciata al gioco, quella di Marra, o c’è qualcos’altro dietro?

Non sappiamo nemmeno se la procura di Roma approfondirà la vicenda dei contratti da milioni di euro sottoscritti da Marra a favore di Fabrizio Amore, un imprenditore oggi indagato in una delle inchieste su mafia Capitale. Un costruttore che nel dicembre del 2008 e nel luglio del 2009 grazie a convenzioni a trattativa diretta firmate da Marra in persona, allora capo del dipartimento delle Politiche abitative, riuscì a mettere a segno un colpo da maestro: affittare al comune capitolino prima un palazzo a via Giacomini poi 96 appartamenti di medio taglio in periferia a un costo medio per abitazione di 2.256 euro al mese, il prezzo di una casa da 150 metri quadri in centro. Finora i contratti (firmati da società italiane controllate da fiduciarie del Lussemburgo) hanno fruttato ad Amore circa 17 milioni di euro.

È certo, invece, che a Malta sono già in tanti a tremare. I magistrati hanno fatto una rogatoria internazionale per scoprire se dietro conti e società maltesi che compaiono nelle carte di Bankitalia su Raffaele si nascondano altri illeciti. L’isola è la seconda casa di Raffaele. Non solo perché la moglie si è trasferita lì con i figli nel 2015 (ancora ignoti i motivi, i due sono ancora sposati e lui andava sull’isola quasi ogni weekend), ma perché il fratello di Raffaele, Catello, a Malta ha creato negli anni un piccolo impero economico. Anche lui ex finanziere implicato a fine anni ’90 in un’inchiesta su concorsi truccati per entrare nella Gdf (riuscì a cavarsela con la prescrizione dei reati), il fratello maggiore di Raffaele si trasferì sull’isola dopo la disavventura diventando “governatore” di una strana organizzazione chiamata “Corrispondenti diplomatici”.

Abbiamo parlato con un ex adepto del gruppo, che ci ha spiegato che l’organismo gestisce un sacco di soldi: per affiliarsi bisogna sborsare da 7.500 euro a 10.000 (i conti correnti sono della Bank of Valletta e un c/c postale italiano di cui l’Espresso ha il numero), la divisa con mostrine costa sui mille euro, mentre le placche di metallo (tipo corpo diplomatico) da attaccare sull’auto sono gratuite. Catello, Raffaele e Renato (il terzo Marra promosso di recente al dipartimento del turismo del comune di Roma, anche la sua nomina è sotto la lente d’ingrandimento) sono legatissimi, e spesso Raffaele è ospite degli eventi dei “Corrispondenti”. Non solo. Nell’isola esiste un anche un “Sovranordine di san giuovanni di geruslemnme” che fa il verso ai Cavalieri di Malta. È gestito da Catello, che si mostra spesso vestito a festa in ville da mille e una notte, tra belle donne (molte le foto con la show girl Ramona Badescu) e uomini in ghingheri.

C’è una terza associazione gestita da Catello, Italy for Malta, di cui risultano agit prop anche personaggi come Angelo Grillo, casertano e titolare di aziende operanti nel settore della pulizia di ospedali e uffici pubblici e della raccolta dei rifiuti, dal 2013 considerato dai pm vicino al clan Belforte, poi ristretto al 41bis e nel 2016 condannato per un omicidio di camorra.

Catello a Malta è proprietario anche di un ristorante (il Parthenope di San Julian, stessa località dove si è trasferita la Perico) e di un altra società che vende mozzarelle di bufala: si chiama La Bufala Ltd, di cui lui stesso era direttore fino al 2016. Un’azienda passata in un anno da un capitale sociale di 1200 euro a quasi 360 mila euro. Non solo: da controlli documentali risulta che il fratello maggiore di Raffaele sia il manager di una società, la Summer Sensation Limited, controllata da un trust (la Elise Trustees Limited), di cui i soci sono però schermati.
Sui business di Catello non tramonta mai il sole: alla Camera di Commercio di Miami risulta numero uno della misteriosa “Nosky”, una spa di import-export, insieme al figlio Manuel Marra e a Mario Russo. Ora il governo maltese sembra voler collaborare con le autorità italiane: è probabile che l’analisi dei conti correnti riservi altre sorprese. E che lo tsunami partito dalle nostre inchieste su Marra possa investire non solo Roma, ma anche a latitudini più lontane.

M5S, trasparenza impone di prevenire domande e critiche

di Peter Gomez – Il Fatto Quotidiano, 03/09/2016

 

Triskel182

È il caso che Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle di Roma si ricordino in fretta il motivo per cui hanno vinto. I tanti elettori che li hanno votati non erano solo nauseati dall’operato delle precedenti giunte di destra e di sinistra. Dai pentastellati i cittadini si aspettavano, e ancora si aspettano, un deciso cambio di registro rispetto alle logiche di potere che da sempre governano i partiti. Pretendevano, e pretendono, scelte cristalline da parte dell’amministrazione, fatte nella convinzione di favorire l’interesse generale e non questa o quella corrente del Movimento.

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Il bello inizia adesso

segnalato da Barbara G.

Roma incorona il primo Sindaco donna: il bello per Virginia Raggi comincia adesso

di Marco Carta – glistatigenerali.com, 19/06/2016

Una ragazza di 37 anni nel luogo più importante del paese. Sembrava il sogno di una mente visionaria, invece è accaduto sul serio. Virginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma e il Movimento 5 Stelle il primo partito della città. Il “complotto” si è avverato e la “Rivoluzione gentile”, ora, è già realtà. Quando nel febbraio scorso la Raggi si aggiudicò le comunarie del Movimento 5 Stelle, in pochi, anche nel suo partito, immaginavano che sarebbe finita così. “Se avessero messo Alessandro Di Battista sarebbe stata un’altra storia”. Eppure ce l’ha fatta proprio lei, ottenendo un risultato straordinario, impensabile fino a qualche anno fa, ma quasi obbligato dopo uno scandalo giudiziario come quello di Mafia Capitale, che ha rimesso in discussione tutti gli ultimi 25 anni di Roma: uomini, partiti, pratiche ed esperienze. Per ottenere la fiducia dei romani al Movimento 5 Stelle e a Virginia Raggi è bastato non avere alcuna esperienza, al contrario dei suoi “nemici”, i partiti tradizionali. Che ora tremano sul serio. Perchè un conto sono le minacce da campagna elettorale: “non dureranno più di un anno”. Un altro è vedere i propri avversari sedere nei posti occupati da una vita, con l’obiettivo di rimanerci il più a lungo possibile.

Perchè è esattamente in questa direzione che dovrebbe andare la squadra che la accompagnerà. I primi quattro nomi, Paolo Berdini, Luca Bergamo, Paola Muraro e Andrea Lo Cicero, per ora hanno fatto tacere i tutti i detrattori. Le polemiche negli ultimi due giorni di campagna elettorale si sono concentrate soprattutto sulla consulenza della Asl di Civitavecchia, senza scalfire minimamente i 4 assessori, che racchiudono in se competenza, credibilità ma soprattutto non estranei con quel mondo dei poteri cittadini, da sempre considerati distante anni luce dal Movimento 5 Stelle. Segno che ai grillini interessa provarci sul serio e non solo a parole. Certo, sarà difficile tenere fede agli impegni presi in campagna elettorale, ma l’esperienza molto ha insegnato ai 5 stelle, che al contrario, del passato, vedi Parma e l’inceneritore di Pizzarotti, a Roma si sono presi pochi, ma precisi impegni: lotta agli sprechi, stimati in oltre un miliardo da redistribuire, e trasparenza. D’altronde “un sindaco – ha spesso detto la Raggi – come un cuoco deve cucinare con quel che ha in frigo”. E se poi nel frigo sono previste anche operazioni importanti come lo stadio della Roma, “che deve rispettare la legge” o le possibili Olimpiadi, sarebbe impensabile rifiutarsi di governare ogni processo. Senza almeno provarci.

Al di là dei toni da campagna elettorale, il progressivo cambio di rotta su questi due elementi è il segno della volontà di Virginia Raggi di tentare un cambiamento, rompendo gli schemi del passato, ma senza chiudere ogni porta. Le Olimpiadi continuano a non essere prioritarie, ma questo non impedirà a Paolo Berdini, esperto urbanista e teorico della “moratoria del cemento”, di siedere al tavolo del comitato olimpico ed esprimere tutte le proprie perplessità, con l’obiettivo, perchè no, di modificare il progetto. Lo stesso potrebbe accadere per lo stadio della Roma, sul prolungamento della Metro C, o nei rapporti con i soci privati dentro Acea, tutte questioni con cui Virginia Raggi dovrà subito confrontarsi, spesso trovando il costruttore Caltagirone dall’altra parte del tavolo, e da cui si capirà, già nel primo anno di governo, quale sarà la forza concreta di questa compagine, maltrattata dai media tradizionali e cresciuta in maniera inarrestabile grazie alla rete.

Di certo, il debito accertato che supera i 13 miliardi è la prima vera incombenza per la Raggi, una volta che approderà in Campidoglio. Le sue indicazioni per tutta la durata della campagna elettorale  sono state chiare, subito un audit sul debito, ma soprattutto la necessità di rinegoziare i tassi di mutuo. “Oggi la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea prestano il denaro a tasso zero – ha detto più volte la Raggi – invece noi siamo ancora con dei tassi molto elevati (superiori al 5%) che pesano milioni e miliardi di euro”. Riuscire ad intervenire su questo fronte, ottenendo risorse immediatamente spendibili per il sociale e i trasporti, sarebbe fondamentale per far respirare Roma dopo anni di austerity, e, non è un caso, che la ricetta fosse proposta anche dagli altri candidati sindaco di Roma.

La vicinanza con il governo era uno, forse l’unico, dei punti forti del programma del suo avversario Roberto Giachetti, anche per lo sblocco dei fondi destinati alle opere pubbliche. Per questo, in molti si domandano per quale motivo Matteo Renzi non dovrebbe non ostacolare un’operazione che a poco meno di due anni dalle elezioni rischierebbe di rafforzare i suoi principali avversari. I precedenti non sono certo incoraggianti, pensando, per esempio, a Ignazio Marino che per mesi inutilmente chiese al governo di allentare il patto di stabilità. Ma la differenza, rispetto al passato, è sostanziale. Se con Marino, lo scontro era soprattutto interno al partito, ora con il Movimento 5 stelle sarà difficile evitare lo scontro pubblico. E’ per questo, che la partita sarà soprattutto nazionale e vedrà coinvolti i maggiori vertici del Movimento, come Luigi Di Maio, in una lotta parlamentare, che, se giocata fino all’ultimo, potrebbe rafforzare il M5S anche in caso di sconfitta.

I rapporti con il governo, inoltre, saranno fondamentali anche per chiudere al meglio partita con gli oltre 24 mila dipendenti pubblici sul salario accessorio, dopo che il prefetto Tronca, nei giorni scorsi, ha fermato la trattativa con i sindacati confederali, iniziata ormai oltre due anni fa dall’ex sindaco Marino. Ci sono poi le società municipalizzate, come l’Atac o l’Ama, considerate l’emblema del fallimento della “vecchia politica” e divenute nel tempo fonte di sprechi e di disagi per i cittadini, che pagano le tasse più alte d’Italia senza avere in cambio servizi adeguati. Proprio sull’azienda di trasporto Atac, che conta un esercito di 11.600 addetti e oltre un miliardo di debito, la Raggi è stata chiara nel suo programma: “il comando pubblico dell’azienda non si tocca, razionalizzazione delle posizioni dirigenziali, la renternalizzazione dei servizi e riconversione del personale amministrativo”. Ma per portare a termine i suoi obiettivi, sarà fondamentale la scelta del nuovo management. E per molti la mossa di due giorni fa del direttore generale di Marco Rettighieri di disdettare gli accordi su mense, distributori automatici e attività socio-ricreative del Dopolavoro Atac-Cotral, facendo risparmiare all’Atac circa 4 milioni di euro annui, è un tentativo più che evidente di tendere la mano alla candidata 5 Stelle, che proprio nella municipalizzata trasporti, dovrà misurarsi con la forza dei sindacati confederali, estranei alle dinamiche dei M5S, che in questi anni ha coltivato un rapporto privilegiato quasi esclusivamente con l’Usb.

Per salvare Atac, mantenendo il controllo pubblico, sarà indispensabile anche il dialogo con Nicola Zingaretti, che almeno in un primo momento non chiuderà le porte con l’amministrazione a 5 Stelle, “ci abbiamo provato anche con Civitavecchia e Pomezia, poi loro hanno eretto un muro”, dicono i suoi.  Il piano degli stanziamenti per il Trasporto Pubblico Locale prevede nel triennio 2015/2017 circa 640 milioni di euro, che dalla Regione vanno verso il Campidoglio, e il passato, anche da questo punto di vista, non è incoraggiante. Tanto per Alemanno con Renata Polverini, quanto per Marino con lo stesso Zingaretti, la corretta erogazione di questi fondi è sempre stata un terreno di scontro politico, figuriamoci a due anni dalle elezioni, con Zingaretti indebolito dall’inchiesta Mafia Capitale, e  i  5 stelle che sperano nell’effetto traino della capitale per prendersi nel 2018 poi anche la Pisana. Considerato il cuore centrale del potere anche per risolvere il nodo dei rifiuti.

Fallito il monopolio di Manlio Cerroni, che per quasi 40 anni aveva dettato legge con la discarica di Malagrotta, il ciclo dei rifiuti cittadino continua a zoppicare, e la municipalizzata Ama, ancora paga le conseguenze della Parentopoli di Alemanno. La raccolta differenziata, stabilizzata intorno al 45%, per ora è solo virtuale, e più che una risorsa, rappresenta ad oggi una spesa maggiore per tutti i romani. Il Movimento 5 Stelle per anni ha predicato la “strategia rifiuti zero” sul modello San Francisco, cavalcando la mobilitazione dei comitati contrari alla realizzazione dell’eco distretto di Rocca Cencia, in prossimità dell’impianto Ama. La stessa Paola Muraro, assessore in pectore, ha già ribadito la sua contrarietà al progetto, garantendo “l’impegno per l’attuazione del programma M5S, fondato sulla riduzione del rifiuto e del recupero di materia e non sull’incenerimento”. Ma se non sarà a Rocca Cencia, da qualche altra parte, per portare a compimento una gestione integrata e virtuosa dei rifiuti, dovranno essere aperti i nuovi impianti e questo, inevitabilmente, non potrà che aprire il primo fronte di scontro con i cittadini.

Lo stesso potrebbe accadere sui rom, un tema che storicamente incide sul dibattito cittadino nonostante una popolazione effettiva che non supera le 8 mila persone. Come sull’accoglienza migranti, l’inchiesta Mafia Capitale ha scoperchiato il vaso di pandora del sistema che ruotava intorno alla gestione dei campi nomadi, un groviglio di interessi  che costava al comune ogni anno oltre 20 milioni di euro, senza produrre risultati concreti sull’integrazione. Virginia Raggi non ha preso impegni precisi, ma  come tutti gli altri candidati, ha indicato genericamente il superamento dei campi, attraverso politiche di legalità. “Queste persone hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti di tutti. Non è accettabile mantenere persone che possono lavorare”.Cosa significhi, in termini concreti, è difficile stabilirlo. Anche perchè, in questo modo, i rom sarebbero nuovamente discriminati rispetto a chi ad esempio vive in una casa popolare o in un residence, e non ha certo l’obbligo di lavorare.

Ma d’altronde la campagna elettorale ha le sue regole. Poi governare è un’altra cosa. Per questo dall’urbanistica alle politiche sociali, il rischio di deludere le aspettative è altamente probabile in una città come Roma, ridotta sul lastrico dopo decenni di cattive amministrazioni. Virginia Raggi questo lo sa, ma a differenza di tutti suoi predecessori, potrà contare sul sostegno illiminato, almeno iniziale, dei suoi elettori e del suo partito, pronto a giocarsi attraverso lei e Roma, la sua credibilità nazionale. E se poi i risultati previsti non arriveranno, non sarà certo un problema per i romani. Sono sopravvissuti ad Alemanno e al Pd di Mafia Capitale. Sopravviveranno anche alle scie chimiche sopra il Campidoglio. Ma almeno per una volta, Caltagirone avrà avuto paura sul serio.

Le botte, i fiori, le botte

Roma.

Fassina ed altre sventure.

E le sei facce del PD (due sono troppo poche).

Triskel182

Si sa che il genere umano è riuscito a prevalere sugli altri animali, nel dominio sul pianeta, per la sua maggiore capacità di adattamento all’ambiente e ai suoi cambiamenti.

Un eccellente esempio di questa capacità di mutare rapidamente a seconda delle condizioni esterne ci viene fornito in queste ore dal Pd romano e non solo, a seguito dell’ultimo sciagurato pasticcio di Fassina, con la sua probabile esclusione dal voto del 5 giugno.

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