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Sicilia, il ritorno di province e indennità

Sicilia, tornano le Province (ma le chiamano «liberi consorzi»). Ripristinate anche le indennità

Alla vigilia di Ferragosto, con un colpo a sorpresa voluto da Forza Italia, passa la reintroduzione dell’elezione diretta dei presidenti. Viene ripristinata anche l’indennità.

di Cesare Zapperi – corriere.it, 11 agosto 2017 
Il presidente della Regione Sicilia Rosario CrocettaIl presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Ritorno al passato

La legge regionale segna un ritorno al passato. La Sicilia, infatti, aveva deciso di anticipare la riforma Delrio cancellando per prima le Province, ma da allora le elezioni indirette (cioè affidate agli amministratori locali) sono sempre state rinviate. Esulta il centrodestra: «Abbiamo messo fine alla riforma più strampalata di Rosario Crocetta. Le ex province sono state massacrate da scelte scellerate del Pd per cinque anni. Ora si vede un po’ di luce. Torna anche la democrazia con il voto a suffragio universale. Sono orgoglioso di essere stato il primo firmatario del disegno di legge che oggi con il voto d’Aula ha reintrodotto il voto diretto», afferma Vincenzo Figuccia, deputato di Forza Italia.

Il blitz

La reintroduzione «mascherata» delle province è stato un vero e proprio blitz. Il voto è arrivato dopo che l’aula aveva approvato le norme della cosiddetta finanziaria bis. A sorpresa i deputati hanno chiesto alla presidenza dell’Ars di mettere ai voti il disegno di legge, iscritto all’ordine del giorno da tempo, che reintroduce il voto diretto nelle ex Province. Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia, osserva: «Oggi restituiamo la parola ai cittadini. Con questa legge certifichiamo al tempo stesso la politica fallimentare del Pd, che sulla riforma ottenne l’improvvido sostegno dei 5 Stelle, anche nel settore degli enti locali». Ribatte l’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici: «La decisione del parlamento siciliano di approvare gli articoli della legge che ripristina l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco metropolitano è una palese violazione della norma nazionale. È evidente che questa legge sarà inevitabilmente impugnata dal governo nazionale, determinando un ulteriore condizione di caos sulle ex province».

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Da sud a nord, rivolta anche in casa Alfano

Alleanze. Dopo l’abbraccio in Sicilia tra Pd-Ap, il partito del ministro degli esteri è in fermento. Ma anche Renzi ha un problema con Orlando, dopo che l’Assemblea regionale ha approvato una legge che ripristina il voto diretto per le province.

 Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando

di Alfredo Marsala – ilmanifesto.info, 11 agosto 2017

Un’immagine plastica di cos’è la politica in Sicilia, abbarbicata nei giochetti pre-elettorali col pallottoliere e i sondaggi tra le mani, arriva direttamente dal parlamento più antico d’Europa. Ieri ultimo giorno di lavoro per i deputati regionali, da oggi in vacanza (rientro a settembre). A sorpresa, Ap e un pezzo di Pd , per la felicità del centrodestra, impongono, riuscendoci, di mettere ai voti un disegno di legge che poltriva da mesi nel polveroso ordine del giorno dell’Assemblea siciliana. Giovanni Ardizzone, presidente dell’Assemblea e sodale di Casini-D’Alia, lascia in fretta lo scranno, cedendolo al suo vice, Giuseppe Lupo (Pd). Sfilandosi apparentemente così dal pasticcio: come dire, io non c’ero e se c’ero ero in altre faccende affaccendato. Messo ai voti il ddl passa: d’un colpo ritorna l’elezione diretta nelle ex province – ora «Liberi consorzi» – e nelle tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina dove i sindaci si sono insediati da qualche mese.
Un blitz vero e proprio, in barba alla (fallimentare) legge Delrio che ha cancellato il voto diretto. In Sicilia, invece se il governo non impugnerà la legge, si tornerà a votare in primavera nella tornata per le amministrative, unica regione in Italia, per la scelta di presidenti, sindaci e consiglieri. L’obiettivo centrato dalla fronda bipartisan – col voto contrario del governatore Rosario Crocetta e del M5s – era quello di rimettere in sesto poltrone da assegnare per rassicurare le truppe assetate di potere. Così è stato. Un blitz che non è piaciuto a Leoluca Orlando, che s’era battuto nei mesi scorsi proprio per fare passare all’Ars l’adeguamento alla Delrio e c’era riuscito tra i maldipancia di molti.

Un problema politico in più per il Pd che ora dovrà dare spiegazioni al sindaco di Palermo con il quale ha congelato il confronto nell’attesa di chiudere l’accordo con Alfano per le regionali di novembre. Già irrigidito da questo flirt, Orlando rischia di ritrovarsi col cerino in mano. La trattativa sul nome del candidato «centrista» a governatore non piace a Mdp e Sinistra italiana, partner di Orlando nella partita. La sinistra rimane ferma sul «modello Palermo»: candidato non legato ai partiti e liste civiche senza simboli.
In realtà un progetto mascherato dietro al quale ci sono le solite facce, persino della prima Repubblica tipo Carlo Vizzini e Totò Cardinale. «Non possiamo in questo contesto non vedere come l’accordo politico tra il Pd e Alfano sostituisca al modello Palermo una alchimia politica siciliana che ripropone ancora una volta il sistema di potere che ha caratterizzato l’esperienza del governo Crocetta» ragionano i leader di Mdp e Si. Schermaglie, per ora. Che non bloccano il dialogo in corso sulla coalizione in Sicilia (anche perché il Pd lavora proprio a un candidato civico), ma minacciano di ripetersi nelle importanti Regioni prossime al voto.

Non è passata inosservata l’offensiva avviata da sinistra anche sulla Lombardia, dov’è in campo per il Pd la candidatura di Giorgio Gori. Sul sindaco di Bergamo, che si è detto pronto alle primarie, Mdp non nasconde le sue perplessità. E dopo l’elogio di Gori all’ex governatore Formigoni, il capogruppo alla camera Francesco Laforgia dichiara che con un «moderatismo senz’anima» che punta ai voti del centrodestra, la sinistra perde. Anche in Lombardia – afferma – la strada del centrosinistra è tutta da costruire». Difficile, per il momento, che a Renzi riesca in Sicilia il progetto del campo largo: una grande ammucchiata con dentro Pd, Ap, centristi per l’Europa, Mdp, Si e liste civiche. I veti incrociati non mancano, mentre il tempo scorre e il M5s corre. Dentro Ap, i malumori sono parecchi. Soprattutto al nord, dove i big, a cominciare da Formigoni, spingono per un’intesa con Forza Italia. Ma anche al Sud le fibrillazioni non mancano.

In Sicilia, il grande bis sponsor della rimpatriata con il centrodestra è Ciccio Cascio, che alle comunali di Palermo, disobbedendo agli ordini di Alfano, ha appoggiato Fabrizio Ferrandelli allineandosi alla scelta di Forza Italia. Cascio è tra i più attivi sostenitori dell’accordo con Fi, dove monta il malessere nei confronti del commissario Gianfranco Miccichè.Tra i dissidenti c’è l’emergente Vincenzo Figuccia, cui è toccato il compito di bacchettare il «capo» per il rinvio del vertice azzurro che era stato fissato per oggi. «Avevamo chiesto a Miccichè un incontro col gruppo parlamentare di Forza Italia all’Assemblea siciliana, evidentemente non è in grado di reggere il confronto e preferisce parlare nei salotti con Alfano», attacca. «La verità – ammette – è che c’è una lotta interna tra chi vuole far rinascere il centrodestra in Sicilia e chi vuole rimanere morbosamente attaccato al potere». E avverte i suoi: «Non è più tempo di burattini da gestire a proprio piacimento. Noi non seguiremo Miccichè in questo percorso». Un endorsement per Nello Musumeci, gradito a un pezzo di Fi che lo ritiene il candidato ideale per sconfiggere il Movimento 5 Stelle.

Nascondino

segnalato da Barbara G.

Tesseramento Pd, Totò Cuffaro bacia ancora: “I miei si sono spostati nel Pd di Renzi. Le mie clientele hanno cambiato nascondiglio

di Alessandro De Angelis – huffingtonpost.it, 03/02/2015

Totò bacia ancora: “Le chiedo scusa ma l’intervista la dobbiamo fare tra un’oretta, devo andare a un funerale”. Passa un’ora e mezza e Totò Cuffaro richiama: “Deve avere pazienza ma i morti hanno i loro tempi. Ho visto tardi che mi ha mandato un sms ma mi era sfuggito. Ne ricevo quattrocento al giorno. Comunque, eccomi”. È tornato libero dopo cinque anni di carcere e un’accusa di favoreggiamento a Cosa nostra. Totò Cuffaro, il più potente della politica siciliana degli ultimi lustri, è tornato a casa. Vede gente, stringe mani, vasa vasa. Nella sua vita tutto è cambiato, ma non la passione. In Sicilia, tutto come prima, spiega in un’intervista all’HuffPost. Nel senso che il suo sistema clientelare si è spostato nel Pd: “La politica – afferma – ha solo cambiato nascondiglio”.

Cuffaro, il suo nome aleggia attorno al tesseramento del Pd?
L’ho letto il suo articolo. È vero, con Renzi si stanno spostando i miei voti e la mia classe dirigente. E dunque quelli che stavano con me e ora nel Pd fanno le tessere. Ma non capisco il clamore, lo scandalo. A me pare naturale. Prendevo un milione ottocento mila voti, lì dentro c’era la Sicilia.

Lei dice che ha smesso di fare politica, ma il suo nome rimbalza nel tesseramento del Pd.
No, aspetti, io non ho annunciato che ho smesso. Io ho smesso. Ho i biglietti per il Burundi dove andrò a fare volontariato con mia moglie. La data di partenza è il 30 maggio.

Però la passione politica arde ancora.
La politica è stata la grande passione della mia vita. Per 35 anni, anche di più. Dai tempi in cui rappresentavo gli studenti all’università di medicina, poi la gavetta nei gruppi giovanili e da lì tutte le tappe. Il segretario dei giovani allora era Lusetti, c’era un giovane Franceschini e Lapo Pistelli, che di lì a qualche anno avrebbe avuto Renzi come collaboratore.

Con Renzi avevate rapporti allora?

No, era più giovane di me, non ci siamo incrociati.

Nostalgia dei bei tempi?
Guardi, sono sereno. Quando sono tornato a casa in molti mi hanno chiamato sperando che potessi condividere con loro un nuovo inizio.

Risposta?
La politica è stata la grande passione della mia vita e, se si potesse tornare indietro, la rifarei, anche sapendo che mi porterebbe in carcere. Ma ora sento la responsabilità della sentenza che, come sa, ho sempre rispettato pur senza condividerla. E rispettare le sentenze non è un dovere solo, ma un diritto, lo faccio con la volontà. Per questo ho detto a tutti gli amici che mi hanno cercato: non rinnego, non abiuro, ma è finita.

E i “cuffariani”?
Si sono spostati con Renzi. Avevo un milione e ottocentomila voti, il 60 per cento. Lì dentro c’era la Sicilia. Ora quella stessa Sicilia si sta spostando.

Perché?
Perché Renzi non è il Pd dei miei tempi, è un Pd diverso, moderato, che guarda all’idea di un partito della Nazione. Questo è il primo motivo. Il secondo, connesso, è che a destra non c’è un grande partito moderato ma Alfano che per di più è alleato con Renzi. È chiaro che si sposti sul Pd.

Insomma, Renzi non è di sinistra.
Beh, sarebbe esagerato dire che Matteo Renzi è di sinistra. C’è un bel po’ di democristianitudine lì dentro. Il Pd è un partito direi post-democristiano.

E ci vanno i cuffariani.
A me fa piacere. Vanno nel partito che più assomiglia a un partito post democristiano, è ovvio. È al governo, è il partito più forte, essere post-democristiani significa stare con con chi governa.

Lei lo voterebbe il Pd?
Io, come sa, non posso votare. Se potessi voterei il raggruppamento centrista che sta mettendo su Alfano, anche se lo dovrebbe fare con più forza e autonomia a partire dai temi etici.

Però l’alleanza la farebbe con Renzi?
Io proverei a vincere, ma se non vinci e ti devi alleare, mi pare naturale allearsi con Renzi. Con chi ti vuoi alleare, con Grillo o Salvini?

Torniamo ai suoi.
Il grosso è nel Pd. Una lista che non finisce più, dai più noti al sottobosco. Li ho tirati su io, come la mia amica Valeria Sudano o Zambuto, che con me era segretario dell’Udc ad Agrigento, poi è passato nel Pd. Ma ce ne sono tanti altri. E a me fa piacere, voglio bene a tutti.

Se capisco, lei non vede una grande rottamazione in Sicilia.
Più che rottamare direi che hanno riciclato. Anzi, il termine riciclo è poco elegante. Hanno restaurato i miei tempi. La politica è sempre la stessa, non è cambiata. È solo diventata più disumana, per il resto non ha cambiato sistema ma nascondiglio.

Il nuovo nascondiglio sarebbe il Pd renziano. Che effetto le fece vedere i suoi alla Leopolda sicula del sottosegretario Faraone?
Beh, da qualche parte dovevano andare. La politica fa le stesse cosa di prima, trovando modi e tempi diversi, appunto cambiando nascondiglio. Ho letto il suo articolo, lei si scandalizza per il tesseramento che fanno quelli che stavano con me. È la solita rincorsa ad accaparrarsi il sistema di rappresentanza.

Si chiama sistema clientelare, direi.
Esatto, un sistema non meno clientelare del mio.

Cuffaro, si sente tradito dai suoi?
No, assolutamente. Vorrei trasferirle la serenità che ho dentro. Non soffro né di gelosia né di tradimento. Ognuno sceglie la strada più utile ed è giusto così. Avendo scelto di rimanere fuori dalla politica, a molti ho detto: hai fatto bene, non voglio condizionare nessuno nelle scelte.

Quale è l’insegnamento che ha trasferito ai suoi delfini, ora nel Pd?
Stare in mezzo alla gente, non solo nei mass media e nelle televisioni, ovvero in quel sistema che mi ha crocifisso. Per me la politica è innanzitutto, contatto umano. La sera tornavo stanchissimo a casa, ma ogni contatto umano mi aveva arricchito. Sa cosa significa sentire una persona, condividere, stringere la mano? Sono esperienze che arricchiscono.

L’hanno chiamata i suoi allievi?
Praticamente tutti. E a tutti ho detto, vi voglio bene. Posso suggerirle un titolo per questa intervista?

Prego.
Voglio a tutti bene.

Sicilia a secco

segnalato da Barbara G.

La mappa della Sicilia rimasta a secco. Il viaggio dell’acqua in mano ai privati

Perdite nelle condotte, guasti agli impianti di potabilizzazione, problemi nei bacini idrici incastonati nelle montagne. Al centro di tutto c’è Siciliacque, la società partecipata dalla regione ma a maggioranza privata, con una concessione quarantennale. E la lista delle città dove l’oro blu è un lusso si allunga.

di Claudia Campese e Salvo Catalano – meridionews.it, 11/11/2015

Mezza Sicilia passa le giornate a cercare acqua, riempire i serbatoi e centellinare il prezioso liquido. Da Messina ad Agrigento, passando per le province dell’interno, i problemi sono simili, così come i protagonisti. Su tutti Siciliacque, la società partecipata dalla Regione (per il 25 per cento) e dalla multinazionale francese Veolia. È la spa a vendere l’acqua ai gestori privati, afflitti a loro volta da problemi di diversa natura. Ed è sempre Siciliacque a gestire i principali bacini idrici, spesso in contesti naturalistici incantevoli.

Se Caltanissetta ed Enna soffrono la sete lo devono alle carenze nella gestione da parte di Siciliacque del bacino artificale dell’Ancipa. Creato negli anni ’50 dall’Enel che con una diga bloccò il torrente Troina, si trova sui Nebrodi, a cavallo delle province di Enna e Messina. È un guasto al sistema di potabilizzazione delle acque ad aver costretto per diversi giorni senza acqua Enna e i Comuni di Piazza Armerina, Valguarnera, Aidone e Pietraperzia. A Caltanissetta, invece, dal 7 novembre i cittadini si riforniscono di acqua potabile dalle autobotti. Il sindaco ha infatti vietato l’uso a fini alimentari di quella che esce dai rubinetti. Stessa situazione a Gela, dove però l’emergenza è diventata normalità, visto che questi problemi si registrano dal 2007. Poco distante, a Niscemi, l’erogazione in alcuni quartieri avviene ogni 10-15 giorni e l’acqua arriva dalla diga Blufi, nel Palermitano, un viaggio di 140 chilometri segnato da perdite e guasti.

Cinque giorni fa è scattato l’allarme ad Agrigento, Ravanusa, Campobello di Licata e Canicattì: sono stati trovati batteri nell’acqua che proviene dal bacino di Fanaco, pure questo gestito da Siciliacque, e che arriva nelle case grazie aGirgenti Acque. Solo l’ultimo dei disservizi, visto il lungo elenco di problemi che grava sulla società dell’imprenditore Campione: per tre anni senza certificazione antimafia, il costo del servizio alle stelle, distacchi selvaggi, indagini sul depuratore di Ribera, mancanza di certificazione del bilancio 2013, un procuratore aggiunto che definisce Girgenti Acque «un assumificio», cittadini costretti a cucinare con l’acqua in bottiglia, casi di dubbia trasparenza come quello legato alle bollette Enel, indagini per truffa, riparazioni che non vengono effettuate da mesi, l’utilizzo, a Licata, del depuratore nonostante l’espresso diniego di scarico della Regione.

Siciliacque e il suo socio di maggioranza, la francese Veolia, sono stati recentemente oggetto di critica da parte del sindaco di Messina, Renato Accorinti. Il primo cittadino ha più volte denunciato che la spa, che controlla l’acquedotto Alcantara, vende l’oro blu a un prezzo troppo alto. Motivo per cui negli anni scorsi la città dello Stretto ha deciso di fare a meno di quella fonte, approvvigionandosi soltanto dalla condotta Fiumefreddo, nei giorni scorsi colpita dalla frana a Calatabiano. La concessione che lega Siciliacque alla Regione ha una durata quarantennale.

 

Larghe intese a beccafico

di barbarasiberiana

Giusto per togliersi ogni dubbio su quello che è diventato il PD, facciamo un po’ di rassegna stampa sulla situazione siciliana. Leggiucchiando in giro ho trovato un po’ di “pirle” niente male.

NOTIZIA n°1

L’ha segnalata anche Boka, ma ve la riporto qui.

Pd e Forza Italia insieme alle primarie, scoppia la polemica ad Agrigento

(…) L’ufficializzazione dell’accordo tra i due fronti è arrivata al termine di un incontro, avvenuto ieri sera proprio ad Agrigento alla presenza del governatore siciliano Rosario Crocetta. Presenti in un albergo agrigentino, oltre a Crocetta, Giuseppe Zambito, segretario provinciale del Pd, la vicepresidente della Regione e assessore alla Formazione della Sicilia, Mariella Lo Bello, Maria Iacono, l’ex assessore alla Formazione Nelli Scilabra, oggi nella segreteria di Crocetta, il deputato Angelo Capodicasa, Salvatore Cascio, Piero Macedonio, Riccardo Gallo Afflitto, vicesegretario regionale di Forza Italia in Sicilia, vicinissimo a Gibiino, e altri esponenti politici locali. Non c’era però un altro big del partito, Marco Zambuto, presidente del Pd regionale, ed ex sindaco di Agrigento, anche se secondo molti è tra coloro che hanno caldeggiato l’accordo Pd-Fi. (…)

NOTIZIA n°2 – PROLOGO

Dopo aver reclutato 5 fedelissimi di Cuffaro e Lombardo, il PD in Sicilia perde i civatiani

Partito Democratico e mutazioni siciliane – Le fratture interne al Partito Democratico sono ormai evidenti e a dimostrarlo evidenziamo alcune dinamiche interne a livello regionale: come ad esempio in Sicilia, dove l’area civatiana – formata da seicento tra militanti e dirigenti – si è allontanata nettamente dal partito. I motivi sono spiegati nelle loro dichiarazioni: “Pd e governo siciliano litigano per mostrare chi è più rottamatore, più antimafioso, rivoluzionario. L’isola affonda, ma non c’è rottamazione e rivoluzione. Il Pd diventa la casa per tutto e il contrario di tutto, anche per chi era il peggior avversario di centrodestra“.

Ma ciò non è stato l’unico mutamento interno nelle dinamiche di partito visto che il PD ha da poco reclutato cinque fedelissimi di Cuffaro e Lombardo , tra i quali spunta il nome di Nicotra, ex sindaco di Aci Catena che fu rimosso dalla carica per una brutta storia di boss assassinati e funerali vietati, mostrando un ulteriore svolta verso il centro. E nonostante i cinque provengano dal partito ‘Articolo 4′ – molto lontano politicamente dal Partito Democratico – essi hanno voluto chiarire la loro posizione in merito a questo passaggio, attraverso le parole del sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone: “No a un modello chiuso: ci vuole un atteggiamento aperto, senza avere paura. La nostra ambizione deve essere quella di allargare l’orizzonte”.

Tra i cinque deputati passati al PD evidenziamo la presenza di personaggi del calibro di Luca Sammartino (eletto con l’Udc, aveva già destato l’attenzione dei media per la storia delle telefonate che partivano dalla clinica Humanitas per convincere i malati di tumore a votare per lui), di Paolo Ruggirello (molto vicino a Lombardo, una volta apostrofò con la parola “infame” una persona che aveva collaborato con i carabinieri, definiti da lui come “sbirri”) e del già citato Raffaele Nicotra (ha cambiato molti partiti, tra cui l’Udc, ed è stato in passato indagato per voto di scambio).

(I Civatiani più svegli di Civati?)

NOTIZIA n°2 – SVOLGIMENTO

Valentina Spata scrive a riguardo:

“Sanciamo il nostro ingresso nella grande casa del Pd nella quale proseguiremo il nostro impegno nell’interesse dello sviluppo della Sicilia”. Con queste parole Articolo 4, il partito di centro destra di Luca Sammartino, di Ruggirello e di Valeria Sudano (la “padrona” della discarica di Motta), annuncia l’ingresso ufficiale al Pd nella conferenza che si terrà domani a Catania alla presenza degli “scienziati” di Crocetta, il sottosgretario all’Istruzione Davide Faraone, il Segretario Regionale del Pd, Fausto Raciti e il vice segretario nazionale Guerini.

Nel frattempo altri dirigenti del Pd catanese hanno restituito la tessera.

Ma il Segretario provinciale del Pd tranquillizza tutti dichiarando: “Vorrei tranquillizzare dirigenti e iscritti – spiega Enzo Napoli – il nostro percorso politico non cambia. Andarsene dal Pd non risolve alcun problema, la Democrazia Cristiana aveva una sinistra, una destra e un centro. Il Pd è destinato a essere un soggetto plurale”. Agghiacciante!

‪#‎sonotutticompagni

NOTIZIA n°2 – INTERMEZZO

Sicilia laboratorio per la “nuova sinistra”: dai pezzi del Pd agli ex M5S

Sel fa da ponte tra i 500 che contestano la gestione del Partito democratico e gli ex grillini. Un asse che potrebbe ripetersi anche in Liguria e in Campania. (…).

(Ma sarà vero – dopo la Grecia anche da noi sinistra vera – no me par vero)

NOTIZIA n°2 – EPILOGO

Guerini e Faraone al “welcome party” per l’ingresso dei “riciclati” di Sicilia

Di G.A. Falci –glistatigenerali.com, 06/03/2015

Alle Ciminiere di Catania è tutto pronto. Pochi minuti e le bandiere del Partito democratico targato Matteo Renzi sventoleranno in una delle bomboniere del lombardismo (nel senso di Don Raffaele Lombardo). E mancheranno soltanto Raffaele Lombardo e il figlio Toti, affaccendati nella ricerca dell’autonomia isolana. Per il resto i nipoti, gli amici e i conoscenti dell’ex governatore siciliano non diserteranno l’appuntamento. Anzi. Smaniano di baciare le mani ai portatori del consenso di sempre.

Perché quest’oggi si consumerà un passaggio storico nella politica siciliana, e non solo. Il cartello elettorale Articolo 4 – un dream team di uomini e donne per tutte le stagioni, da Cuffaro a Lombardo – si scioglierà e confluirà nel Pd. «Con questa manifestazione – si legge in una nota di Articolo 4 – sanciamo l’ultimo passaggio di un percorso che ci ha portato fino a definire, adesso, l’ingresso di Articolo 4 nella grande casa del Pd nel quale proseguiremo il nostro impegno insieme a tanti altri colleghi, nell’interesse dello sviluppo della Sicilia. Abbiamo scelto per presentarci la formula della festa-dibattito per aprirci alla partecipazione certi come siamo del percorso che ci attende».

Un party accompagnerà la conversione al renzismo di personaggi come Valeria Sudano (nipote di Mimmo, ex senatore Udc, ed eletta all’Ars nel Pid di Saverio Romano), Luca Sammartino (ex Udc), Paolo Ruggirello (ex Mpa, ex Pdl), Raffaele Nicotra (ex Psi, ex Mpa, ex Pdl, ex Udc) e Alice Anselmo. Ma non finisce certo qui la storia. Perché la “conversione”, questa volta, non sarà un’operazione che avverrà nel segreto delle stanze. Ma addirittura riceverà la benedizione dei vertici del Nazareno. Il vice segretario nazionale Lorenzo Guerini e il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone parteciperanno al battesimo dei “riciclati” con l’obiettivo del 61 a zero di berlusconiana memoria. In questo caso la rottamazione in Sicilia diventa una virtuosa messa a dimora della raccolta differenziata.

(QUASI) ULTIM’ORA

Torniamo a livello nazionale

Molto rumore per nulla

C’eravamo tanto arrabbiati. Dopo lo schiaffo sul Jobs act e la dura intervista di Pierluigi Bersani ad Avvenire a fine febbraio, il voto finale sulle riforme costituzionali – martedì mattina a Montecitorio – aveva preso la fisionomia di un vero e proprio redde rationem tra le due anime del Pd. E invece, dopo tanto rumore, nell’Aula della Camera non succederà praticamente nulla. O meglio, il testo che riforma Senato e Titolo V della Costituzione passerà senza problemi, con una grandissima massa di voti dem, compreso quello di Bersani e del grosso della sua corrente. Solo il duro Civati, e forse Fassina e qualche altro pasdaran segnaleranno il loro dissenso restando fuori dall’Aula. Ma in una maniera super controllata, per evitare qualsiasi sorpresa al governo. Non solo Area riformista ma anche l’area che fa riferimento a Gianni Cuperlo voterà secondo le indicazioni del partito.(…)

ALLE “ANIME BELLE” CHE ANCORA STANNO LI’ DENTRO

Diventerete OGM: Onorevoli Geneticamente Modficati. Uscite, se avete ancora (un po’ di) dignità.

“L’Annunciazione” di Antonello da Messina

di Maurizius2013

Siracusa 18 maggio 2014

Prendi un Tempio di Atena, con tanto di colonne doriche, costruiscici intorno e all’interno una chiesa medioevale ed ottieni il Duomo di Siracusa. Non mi meraviglia che rientri nel patrimonio dell’Unesco. Stessa piazza, 50 metri più in lá, la Chiesa di Santa Lucia, sopra il cui altare troneggia la sepoltura della Santa. Prima opera del Caravaggio in Sicilia, dopo la sua evasione dal carcere di Malta.

Un centinaio di metri distante c’è Palazzo Bellomo, sede del Museo che custodisce l’Annunciazione di Antonello da Messina.

Avanti al Museo un piccolo Bar, con dei tavolini sul lastricato di una piazzetta antistante al Palazzo. Le due del pomeriggio sono l’orario giusto per prendersi una pausa di riposo. Pochi minuti di attesa e arriva il proprietario:

  • Cosa ci porta da mangiare?
  • Quello che volete.
  • Degli arancini, grazie.
  • Io non ho arancini, li fanno tutti qui. Se li volete, potete andare alla via accanto che li fanno.
  • Ci andavano degli arancini, comunque cos’altro avete?
  • Vi posso fare delle bruschette con melanzane o delle zucchine, con sopra del formaggio salato. Tutta roba mia. A me gli arancini non vanno , quì li fanno tutti, perché devo fare quello che non mi va?
  • Ok vada per le bruschette. Rimaniamo seduti qui.

Il tempo di prepararle e dopo alcuni minuti arrivano le nostre bruschette. Deliziose alla vista, saporite alla degustazione. Una bontà.

  • Ma erano ottime, altro che arancini.
  • Troppo buoni siete.
  • Possiamo chiederle come si chiama?
  • Salvo
  • Salvo?
  • Si, Salvo, Salvatore. Perché da voi non si usa così?
  • Beh, da noi si usa Tore.
  • Tore, Turi si usa anche quì. Pure Salvo però.
  • Ma non è che usate Salvo perché ricorda il Commissario Montalbano, mentre Turi ricorda il Padrino?
  • (risata) Può essere, non ci avevo pensato.
  • Scusi Salvo, ma se lei non ha gli arancini non pensa di perdere del lavoro?
  • Ma a voi è piaciuta Siracusa? Sììì, visto quant’ è bella, ecco io non sto lavorando, sono in vacanza.
  • Comunque Salvo, le sue bruschette sono fe-no-me-na-li. (alzandoci) Arrivederci e tenga pure il resto.
  • Ma siete troppo gentili. Arrivederci.

Ingresso Palazzo Bellomo.

  • È aperto il Museo?
  • Sì , ma tornate dopo le 20.
  • E perché scusi?
  • Perché oggi dopo le 20 non si paga, non vedete che non c’è nessuno?
  • Ma noi alle 20 saremo via da Siracusa.
  • Non c’è problema ecco i vostri biglietti.

Finalmente davanti al grande quadro dell’Annunciazione. Da poco restaurato ma in grandi parti oramai perso.

All’uscita , il bigliettaio:

  • Vi è piaciuto il Museo?
  • Molto!
  • E cosa in particolare?
  • Ovviamente l’Annunciazione
  • Sapete questo è il quadro più grande di Antonello da Messina. Antonello era un profondo conoscitore delle scritture. Ma avete visto l’arcangelo Gabriele, vicino alla colonna giá ad indicare a Maria, insieme alla nascita del figlio di Dio, anche la sua morte violenta ? La colonna era il luogo del supplizio per i condannati da Roma .E quella semplice pennellata che dal cielo entra nella stanza, insieme alle pagine svolazzanti del testo sacro sul leggio, ad indicare lo Spirito Santo che si poggia sulla futura madre del Cristo? E avete visto quella tenda che chiude, anziché essere aperta, il baldacchino ad indicare che Maria diventerà madre ma senza che il suo matrimonio venga “consumato”?

Sinceramente molto di ciò ci era sfuggito, meglio prendere un caffè. Salvo è proprio di fronte.

  • Salvo, ci hanno detto al Museo che lei prepara il miglior caffè di Siracusa.
  • Non credo proprio, vedete che macchinetta semplice che ho? Potete andare a quel Bar lì davanti.
  • Salvo, avevate detto le stesse cose anche delle sue bruschette. E sono state le più buone mai mangiate.
  • Siete troppo buoni, la macchinetta è quella che è . Però il caffè moka che uso è di qualitá buona. Facciamo cosi, il caffè ve lo faccio ma lo offro io.

Ma come si fa a non amare la Sicilia, a non amare Salvo? Basta un Salvo a farci dimenticare mille Crisafulli.