teoria del gender

Lo sciopero confessionale

segnalato da Barbara G.

Scusate se torno sul tema… “Inquisizione spagnola”, ma avendo un figlio in età scolare trovo allucinante che si possa anche solo pensare di scioperare contro la scuola a causa della “teoria gender”. Spero che i presidi, nel limite dei regolamenti, non accettino le giustificazioni per assenze di questo tipo.

La notizia qui

Le unioni civili ombardate dallo sciopero confessionale nella scuola del 4 dicembre

di Aurelio Mancuso – huffingtonpost.it, 19/10/2015

Il papato di Francesco sta scaldando gli animi da più parti, soprattutto a sinistra si continua a pensare che sia in atto una rivoluzione cattolica grazie alla buone parole di una personalità indubbiamente fuori dagli schemi, che però non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la dottrina, solamente la sua narrazione.

A queste pur minime aperture (il linguaggio è comunque un fattore importante) si oppongono strenuamente molte fazioni interne alla gerarchia e ai movimenti laici. A farne le spese maggiori nel suolo italico sono i diritti civili, così che una già moderatissima e arretrata legge sulle unioni civili è oggetto di una campagna eversiva da parte di un coagulo di forze confessionali, delle varie destre politiche e sociali, della gerarchia cattolica.

La teoria del gender, l’utero in affitto, la dissoluzione della famiglia tradizionale, sono i cardini propagandistici su cui questo potente movimento intende poggiare la sua guerra senza quartiere, affinché il ddl Cirinnà naufraghi in primo luogo in Senato, dove si gioca tutto, perché alla Camera la maggioranza a disposizione sarebbe amplissima.

L’indizione dello sciopero del 4 dicembre, che chiede a tutte le famiglie italiane di non mandare i figli a scuola per protestare appunto contro l’inesistente invasione del genderismo negli istituti scolastici, è un arma evocativa importantissima, cui per ora non si opposto nessuno.

Silenzio dei sindacati del comparto, che da tempo hanno perso qualsiasi funzione a difesa della scuola pubblica, della laicità e pluralismo. Silenzio da parte delle grandi associazioni cattoliche tipo le Acli o Azione Cattolica, che non hanno aderito all’ultimo family day. Silenzio dei tanti intellettuali e personalità cattoliche impegnate contro le discriminazioni e per il dialogo. Il potere reazionario di questo sciopero, trae le sue fondamenta in una mai sopita storica avversione di un certo cattolicesimo nei confronti dello Stato democratico, sentimento che dall’Unità d’Italia si è ripresentato in diverse forme.

Oltre a domandarsi da dove arrivano tutti questi soldi che permettono una campagna martellante sui media, con l’acquisto di paginate sui maggiori giornali, l’organizzazione di centinaia di manifestazioni, produzione di materiali di tutti i tipi, è interessante chiedersi se dietro a questo movimento non ci sia il Vaticano, o perlomeno pezzi potentissimi della Curia.

Sui finanziamenti, essendo in piedi in questo paese il meccanismo truffaldino dell’8xmille, non stupirebbe, che come ai tempi del referendum sulla legge 40, siano anche oggi utilizzati a man bassa soldi che allora Ruini seppe ben dirottare dalle tasse degli italiani, indebitamente incassate, dalle opere di bene ai comizi contro le libertà.

Al netto della poetica buonista di Francesco, si sta disvelando uno dei timori che pochi commentatori cercarono di spiegare al tempo della sua elezione, ovvero che la ristrutturazione bergogliana altro non sarebbe stata che una rinfrescata alle pareti esterne dei sacri palazzi. Matteo Renzi sembra per ora resistere e, speriamo che continui ad avere come stella polare il suo dovere di governare un paese democratico e non di rispondere a una gerontocrazia maschilista, gelosa di un potere di interdizione, che ha avuto l’effetto di nascondere i disastri morali e organizzativi prodotti dalla Cei negli ultimi decenni.

Per tutto questo appare impari il contrasto, che pure con generosità, a tratti con ingenuità ed errori tattici, l’articolazione delle associazioni lgbti tenta di produrre rispetto a questa enorme crociata contro le libertà e i diritti delle famiglie omosessuali. Chi in questo paese avverte il pericolo che per l’ennesima volta non si approvi una legge sulle unioni civili? Chi non capisce che lo scontro non è tra laici e cattolici (come vorrebbero far intendere i promotori della campagna contro il gender), ma tra reazionari e democratici? E’ evidente che per ora la risposta sia praticamente inesistente o debole, non si versino però, con il senno di poi, lacrime di coccodrillo.

Non genderalizziamo

di Barbara G.

Quando, ad un incontro sui diritti civili di cui vi ho parlato qui, ho sentito il presidente dell’Arcigay locale fare un paragone fra diffusione delle notizie relative alla “teoria del gender” e la questione dei “Protocolli dei Savi di Sion” ho pensato che, pur nella gravità della situazione, forse stava un tanticchia esagerando. E parlando di questi temi anche qui, sul blog, qualcuno ha scritto che è un errore dare voce a certi esaltati, perché in sostanza li si legittima.

Io sono invece sempre stata convinta che certi segnali non andassero in alcun modo sottovalutati, in quanto rappresentativi di un odio strisciante, di una paura data dall’ignoranza (intesa come non conoscenza) che si amplifica in rete e non solo, facendo da megafono a chi dispensa pillole di “verità” per creare ad arte il capro espiatorio, per puro calcolo politico, economico o perché crede veramente nell’esistenza di esseri umani di serie A e di serie B. Di esseri umani che ti depredano dei tuoi diritti e dei tuoi averi, del tuo “essere normale”. Come se estendere un diritto facesse diminuire quelli degli altri.

I fatti degli ultimi tempi però mi stanno facendo ricredere su una cosa: il rappresentante di Arcigay aveva parecchio ragione. Si stanno verificando molti episodi veramente preoccupanti già visti singolarmente, se poi li si mette uno in fila all’altro c’è da avere veramente paura.

Stanno criminalizzando pure tutte le iniziative volte a insegnare il rispetto per gli altri, che è, prima di tutto, rispetto anche per se stessi. E non vale solo per la questione dei diritti della comunità lgbt (e mi fa impressione parlare di comunità, perché implica il concetto di minoranza), l’avversione verso le iniziative connesse con l’educazione al rispetto implicano automaticamente l’avversione a tutto ciò che può essere fatto per abbattere gli stereotipi di genere e la differenza di trattamento fra uomini e donne. Emblematica è anche la psicosi che si è diffusa quando si è cominciato a parlare di educazione sessuale nelle scuole, ricondotta a questo fantomatico complotto della comunità gay. E lo stesso discorso può essere ovviamente esteso alle tematiche connesse con l’accoglienza dei migranti (anche qui la diffusione di notizie farlocche per diffondere l’odio è all’ordine del giorno).

E questi “discorsi” escono via via dalla rete, per entrare nelle delibere e nelle azioni dei nostri amministratori, e per dar luogo ad atti di propaganda (anche “maldestra”). Molto significativo è il caso di Venezia, che ha fatto tristemente da apripista.

Riporto qui alcuni fatti che si sono verificati nelle ultime settimane. QUI invece trovate un articolo in cui si stronca la visione “gay friendly” di papa Bergoglio. Quello che mi fa incavolare è che i media “tradizionali” quando trattano questi argomenti non entrano mai nel merito, si limitano a riportare la notizia senza spiegare veramente cosa si intende con “teoria del gender” e contro cosa lottano veramente quelli che si battono contro le politiche di inclusione e i progetti educativi.

Per contrastare tutto questo i “Sentinelli di Milano” stanno organizzando “Le nostre vite, la nostra libertà“, #Milano3Ottobre. Ne riparleremo più avanti

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Il Veneto approva la mozione anti-gender, ai bambini si dovrà dire che è sbagliato essere gay

gayburg.it, 02/09/2015

Le destre politiche hanno un grande convenienza nel diffondere isteria verso una fantomatica “ideologia gender” che potrebbe portarli a raccattare voti fra i bigotti che temono la diversità. In fondo anche il fascismo fece lo stesso, seminando paura e raccogliendo plausi per la sua persecuzione degli ebrei. Ma c’è da chiedersi se al giorno d’oggi la politica possa ancora permettersi di mettere a repentaglio la vita di migliaia di persone pur di riuscire ad accaparrarsi una qualche poltrona.

Non esiste alcuna ideologia gender e la scienza è stata categorica nel ribadirlo. Esistono solo movimenti ideologici che usano teorie da loro stessi create per poter giustificare il proprio la discriminazione: dato che non è bello dire che si odiano i gay, allora dicono che vogliono «difendere i bambini» dall’«ideologia gender». Non a caso tutte le rivendicazioni ci mostrano come non esista alcuna causa ed effetto fra chi parla di fantomatiche «scelte» del genere per poi chiedere l’omofobia non sia perseguita o che i figli dei gay siano privati da qualunque diritto civile. Non c’è ragione, solo discriminazione e pregiudizi.

Eppure con 24 voti a favore e 9 contrari il consiglio regionale del Vento ha approvato la vergognosa mozione presentata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Sergio Berlato, nella quale si chiede che «la scuola non introduca ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti» e si invita anche ad introdurre nelle scuole dei corsi di esaltazione dell’eterosessualità, invitando le scuole ad indottrinare i ragazzi sul presunto «valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologia e sociale che ne consegue».

A chiarire la follia della norma è anche come fra le premesse si parli di «un’emergenza educativa» o come si dica che «l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genitalità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna». Si sostiene anche che «in Paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una sessualizzazione precoce della gioventù, con conseguente aumento degli abusi sessuali (anche tra giovani), dipendenza dalla pornografia, all’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze ed aborti già nella prima adolescenza, e all’aumento della pedofilia».

Tutte frasi che risultano un copia-incolla dalla petizione omofoba presentata al Presidente della Repubblica dall’associazione Provita Onlus, ora resa legge da chi pare non aver vergogna nell’usare come fonte una fra le realtà di istigazione d’odio più violente d’Italia.

Interessante è anche come la politica si sia ritrovata a scrivere le proprie teorie scientifiche anche in assenza di un qualsivoglia riscontro nel mondo accademico, come il sostenere che «la scissione tra il dato biologico e il dato psicologico non è solo impossibile, ma è anche pericoloso per lo sviluppo del bambino perché crea confusione, incertezza, doppiezza, laddove invece i minori chiedono certezza di ruoli e regole condivise».

Ancora una volta le istituzioni lanciano un messaggio malato al Paese, sostenendo che alcune persone debbano essere ritenute ideologizzate per il solo fatto di esistere e di chiedere rispetto. Si alimenta divisione, paura e violenza. Il tutto, peraltro, in una terra che le destre politiche hanno già gettato le basi di una una bomba ad orologeria in cui omofobia e xenofobia vengono coltivate dalle stesse istituzioni.

Clicca qui per leggere il testo della mozione.

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Levategli il vino

di Mauro Muafò – Il paese che non ama – espresso.repubblica.it, 11/09/2015

La nuova moda dei piccoli comuni amministrati dai leghisti è quella di usare la segnaletica locale come un quaderno per bambini, scrivendoci sopra la prima cretinata che passa loro per la testa.

Quello sopra è ad esempio l’uso creativo fatto dal primo cittadino di Capriolo, novemila anime nel bresciano, che era geloso del collega di Prevalle (settemila anime) che ha lanciato la tendenza qualche giorno fa.

L’amministrazione comunale, sfruttando una segnaletica adibita ad altre finalità, ha informato i cittadini di essere contraria “all’ideologia gender”: un’ideologia che neppure esiste ma che fa comodo spacciare per reale (ci sono milioni di articoli dedicati all’argomento, inutile dilungarsi anche qua su questa bufala della teoria gender).

Restiamo quindi in fiduciosa attesa di un sindaco che vorrà informarci di essere contrario all’ideologia degli unicorni o a quella di Super Mario.

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Trento, manifesto anti gender: la gaffe di Fratelli d’Italia

repubblica.it, 14/09/2015

Per contrastare l’educazione al rispetto delle differenze di genere in 21 scuole trentine, Fratelli d’Italia ha affisso a Trento un manifesto contro la cosiddetta “cultura gender”. L’attacco però nasconde una gaffe: è stata utilizzata una foto – quella di un ragazzo con il rimmel colato dal pianto – che rende omaggio a Leelah Alcorn, 17enne ragazza transgender morta suicida, negli Usa, perché i suoi genitori non l’accettavano e l’avevano costretta a seguire una “terapia riparativa”. Lo scatto è della fotografa inglese di origini italiane Rose Morelli, pensato proprio per sostenere il benessere delle persone transgender e dell’intera comunità lgbt.

Fatelo a casa vostra, finocchi!!!

Segnalato da Barbara G.

FATE PURE IL BLU E IL GIALLO, PERO’ FATELO A CASA VOSTRA FINOCCHI!

Di Daria Bignardi – barbablog.vanityfair,it, 07/07/2015

Ninna nanna per una pecorella è un libro pericoloso ed eversivo, e il primo cittadino della città più bella del mondo l’ha giustamente requisito da tutte le scuole materne di Venezia. Appena eletto, Luigi Brugnaro, uomo rigoroso e accorto, ha voluto dare un segnale forte a tutti i degenerati, gli Scalfarotti, i lupi, le pecorelle, gli anatroccoli e i Pinocchi del mondo: a Venezia non si scherza con l’educazione dei bambini.

Come ha scritto Tiziano Scarpa, le favole sono eversive: io aggiungo che a ben guardare tutta la letteratura lo è, quindi propongo al sindaco, di sicuro persona coerente, di fare un tale falò di tutti i libri in circolazione per la laguna che Fahrenheit 451 se lo sogna. In piazza San Marco. Non sarebbe un grande spot per la città? Altro che grandi navi e disoccupazione: è Il Brutto Anatroccolo il problema.

Oltre a Ninna nanna per una pecorella (pecorella curiosa che una sera decide di lasciare il gregge per seguire una stella, si perde, finisce tra un branco di lupi, ma mamma lupo la accoglie e l’alleva coi suoi cuccioli, sulla falsariga di Mowgli nelLibro della giungla di Rudyard Kipling) – che per Luigi Brugnaro è una storia sessualmente ambigua e rientra nei cosiddetti libri «gender» perché i ruoli sessuali dei genitori della pecorella non sono chiari e quindi la storia potrebbe creare traumi infantili – sono finiti nella lista di proscrizione altri quarantotto titoli come Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni, dove due colori tanto diversi sono così profondamente amici (e chiaramente finocchi) da mescolarsi per creare il verde, un messaggio pervertito, oppure Orecchie di farfalla o Il pentolino di Antonino.

Era ora che qualcuno puntasse il dito e smascherasse il grande complotto delle lobby gay per traviare i nostri piccoli. Complotto probabilmente iniziato con Hans Christian Andersen, il più grande autore di favole di tutti i tempi insieme ai Fratelli Grimm, l’autore del Soldatino di Stagno e dellaPiccola Fiammiferaia: di cui il sindaco Brugnaro evidentemente ignora che fosse omosessuale, altrimenti sarebbe intervenuto anche sulle sue storie. Qualcuno dovrà spiegargli che Andersen ha scritto la storia di un soldatino disabile perché si sentiva diverso.

Non solo era gay, ma portava scarpe numero 48. E con le sue favole ha cercato di traviare tutti i bambini del mondo. Noi – che siamo cresciuti con la storia della Sirenetta e dei Vestiti nuovi dell’imperatore – è un miracolo se non siamo diventati tutti gay o lesbiche (molti sì, e per colpa di Andersen, penserà ora Brugnaro). Tutto improvvisamente torna. La principessa sul pisello. Pornografia! Pedofilia! Depravazione!

Ma finalmente ora saranno smascherati tutti, questi pervertiti traviatori dell’infanzia. Basta favole. Basta racconti. Basta libri. Basta anche film, già che ci siamo: coi generi sessuali non si scherza. A cominciare da Morte a Venezia di quel degenerato di Thomas Mann, portato sullo schermo da quel non dico la parola di Luchino Visconti.

 

Tutti pazzi per il gender

Segnalato da barbarasiberiana

di Chiara Lalli – internazionale.it, 18/03/2015

TuttiPazziGender

Il performer Blanco, del gruppo Eyes Wild Drag, a Roma il 7 marzo 2012. È il primo gruppo di dragking a Roma che fa spettacoli teatrali e workshop di travestimento. Simona Pampallona.

“La teoria del gender è un’ideologia a sfondo utopistico basata sull’idea, già propria delle ideologie socio-comuniste e fallita miseramente, che l’eguaglianza costituisca la via maestra verso la realizzazione della felicità. Negare che l’umanità è divisa tra maschi e femmine è sembrato un modo per garantire la più totale e assoluta eguaglianza – e quindi possibilità di felicità – a tutti gli esseri umani. Nel caso della teoria del gender, all’aspetto negativo costituito dalla negazione della differenza sessuale, si accompagnava un aspetto positivo: la totale libertà di scelta individuale, mito fondante della società moderna, che può arrivare anche a cancellare quello che veniva considerato, fino a poco tempo fa, come un dato di costrizione naturale ineludibile”. A scriverlo è la storica Lucetta Scaraffia (”La teoria del ‘gender’ nega che l’umanità sia divisa tra maschi e femmine”, L’Osservatore Romano, 10 febbraio 2011).

Chi è che vuole negare l’esistenza e la differenza tra maschi e femmine? E quando sarebbe successo? Rispondere è facile: nessuno e mai. Tuttavia da qualche tempo è emersa questa strana e inesistente creatura, metà fantasia, metà film dell’orrore: è l’“ideologia del gender”. Non è facile individuarne la data di nascita, ma quello che è certo è che nelle ultime settimane la sua ombra minacciosa è molto invadente.

È buffo vedere quanta paura faccia il riflesso di quest’essere mostruoso (ma allucinatorio come Nessie), nato in ambienti angustamente cattolici, conservatori e ossessionati dalla perdita del controllo. Il controllo sulla morale, sul comportamento, sull’educazione e sul rigore feroce con cui si elencano le categorie del reale con la pretesa che siano immutabili e incontestabili in base a un argomento d’autorità: “È così perché lo diciamo noi”.

Questa perfida chimera che vorrebbe annientare le differenze sessuali si nutre della continua e intenzionale confusione tra il piano biologico (“per fare un figlio servono un uomo e una donna”) e quello sociale e culturale (“per allevare un figlio o per essere buoni genitori bisogna essere un uomo e una donna”). Come vedremo, perfino il piano biologico è meno rigido e, no, non significa che “non ci sono differenze biologiche tra uomo e donna” – nessuno lo ha mai detto.

Ma le Cassandre della “ideologia del gender” combattono contro un nemico che hanno immaginato, o che hanno costruito, stravolgendo il reale, per renderlo irriconoscibile e poterlo così additare come un mostro temibile (si chiama straw man ed è una fallacia molto comune: si prende un docile cane di piccola taglia e lo si trasforma in un leone famelico; poi si litiga con il padrone del cane e lo si accusa di irresponsabilità: “Girare con una bestia feroce in luoghi affollati e con tanti bambini!”). Perché essere tanto spaventati da esseri che non esistono e da ombre sulle pareti? Perché non girarsi per rendersi conto, finalmente, che va tutto bene?

Se state poco sui social network e scegliete bene le vostre letture forse non ne avete mai sentito parlare. Ma è sempre più improbabile che non ne sappiate nulla visto che lo scorso 21 marzo Jorge Maria Bergoglio ha detto che la “teoria del gender” fa confusione, è uno sbaglio della mente umana e minaccia la famiglia. “Come si può fare con queste colonizzazioni ideologiche?”, ha domandato.

Un paio di giorni dopo Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha aggiunto che “l’ideologia del gender” si “nasconde dietro a valori veri come parità, equità, autonomia, lotta al bullismo e alla violenza, promozione, non discriminazione… ma in realtà pone la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un transumano in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità”. È addirittura una “manipolazione da laboratorio”. E poi si è rivolto accorato ai genitori: “Volete voi questo per i vostri figli?”. E qualche giorno più tardi ci è tornato il cardinale Carlo Caffarra, ricorrendo a una metafora oftalmica: “Esiste oggi una cataratta che può impedire all’occhio che vuole vedere la realtà dell’amore di vederlo in realtà. È la cataratta dell’ideologia del ‘gender’ che vi impedisce di vedere lo splendore della differenza sessuale: la preziosità e lo splendore della vostra femminilità e della vostra mascolinità”.

Minacce individuali e familiari, errori mentali, colonizzazioni ideologiche, furti di identità e di umanità, manipolazioni, cataratte: mai tanti e tali disastri erano stati attribuiti a qualcosa che non esiste.

“Maschio e femmina li creò” (Genesi)
Chi se la prende con la presunta “ideologia del gender”, come dicevo, confonde intenzionalmente i termini e i concetti per deriderli, banalizza le differenze per farne una caricatura, si ostina a non capire le questioni e invece di domandare spiegazioni si nasconde dietro una presuntuosa e rivendicativa ignoranza.

Ci sono molti esempi e vengono dalla cronaca (tra gli ultimi il gioco “porno” all’asilo di Trieste) o da documenti più o meno ufficiali (sempre di area ultraconservatrice e fortemente miope).

Eccone un altro esempio, forse più grave ancora perché Roberto Marchesini è psicologo e psicoterapeuta (”Il ragazzo curato a ormoni per diventare ragazza”, La Bussola Quotidiana, 9 marzo 2015): “Non importa se ci sono due cromosomi Y, o un cromosoma Y e due X: se c’è il cromosoma Y siamo maschi, punto. E non è questione di organi genitali: siamo maschi o femmine in tutto il nostro corpo, perché ogni cellula del nostro corpo ha quel benedetto cromosoma. Possiamo mutilarci, possiamo aggiungerci appendici siliconiche in ogni parte del corpo, depilarci, limarci la mascella e sottoporci a qualsiasi altra tortura, ma resteremo maschi. Senza genitali, magari, con protesi sul petto, ma sempre maschi. Quindi non è possibile che questo ragazzo diventi una ragazza. Qualcuno ha mentito ai genitori e a lui. […] È l’ideologia di genere che ci fa credere una cosa assurda, cioè che sia possibile “cambiare sesso”. Si chiama ideologia proprio per questo”. In questo caso la confusione è aumentata da possibili interventi (ormonali e chirurgici). Su questo torneremo.

Sempre a marzo, Paola Binetti era molto allarmata: “Presentata all’Onu richiesta di inserire movimento femminista e alle associazioni Lgbtq, nel quadro teorico e pratico del ‘sistema gender’” (5 marzo 2015, Twitter).

C’è anche il filosofo Diego Fusaro che, in occasione della polemica scatenata da Dolce & Gabbana, aggiunge un po’ di Asimov che ci sta sempre bene. Fusaro: “Dolce e Gabbana? Li attaccano perché ora c’è la prova. Gender, siamo all’ingegneria sociale”, 16 marzo 2015. Alla domanda, “Dopo tutte le polemiche gli asili nido di Trieste hanno fatto bene a fare retromarcia sui ‘giochi gender?’”, Fusaro risponde: “Ormai per manipolare bisogna partire anzitutto dai bambini. Siamo al cospetto di una vera e propria ingegneria sociale, è evidente, una mutazione antropologica direbbe Pasolini, si cerca di inculcare fin dalla giovane età che non esistono uomini e donne ma ognuno si sceglie il sesso che vuole. Tutto ciò per me è una sciocchezza, i sessi sono due, poi ci sono tutti gli orientamenti sessuali possibili, ma un omosessuale resta sempre un uomo così come una lesbica rimane sempre una donna”.

Ho già detto che nessuno vuole eliminare la differenza tra uomini e donne? È davvero un peccato che Fusaro abbia rinunciato al ruolo principale della filosofia: cercare di chiarire i termini e i concetti. Offrirsi cioè come uno strumento per capire meglio e non per mescolare le parole come si farebbe in un caleidoscopio, perché il risultato non è più colorato ma più annebbiato. Spesso completamente fuori fuoco.

“Non esistono uomini e donne”
Per capire come l’“ideologia del gender” rimescoli parole a caso – aspirando a sembrare qualcosa di sensato – dobbiamo fare una premessa.Le definizioni sono arbitrarie, ci servono per semplificarci la vita. Dovremmo sempre ricordarci però che la realtà è un insieme in cui i confini netti non esistono – ma esistono contiguità, sovrapposizioni, intrecci sui quali tracciamo linee e diamo definizioni – e che, più conosciamo più possiamo (o dobbiamo) specificare, come quando ci avviciniamo a qualcosa (sedia, tavolo, gioco: provate a dare una definizione necessaria e sufficiente e vi accorgerete che è meno facile di quanto possiate immaginare).

Ciò non significa che non esistono differenze o che sia tutto nella nostra testa (nella nostra percezione), almeno nella prospettiva realista. Significa che quello che osserviamo è più fluido di un interruttore che spegne e accende una luce.

Lo si dimentica a volte. Lo si rimuove sempre quando si parla di (ideologia del) gender.

La biologia, per cominciare, fa distinzioni meno nette rispetto ai termini maschio/femmina. In biologia ci sono i due estremi (M e F), ma ci sono anche molte possibilità intermedie. Esistono molti stadi di intersessualità, come l’ermafroditismo, la sindrome di Morris e quella di Swyer, e ci sono casi in cui è controversa la definizione di intersessualità, come la sindrome di Turner o di Klinefelter (si veda il film XXY). Anche alcune di queste condizioni sono definite patologiche (disordini di differenziazione sessuale o di sviluppo sessuale), ma pure definire una “patologia” non è così agevole come potrebbe sembrare.

Questo soltanto se parliamo di sesso, ovvero dell’appartenenza a un genere sessuale indicato come XX e XY (sono i cromosomi sessuali a distinguere, a un certo punto dello sviluppo embrionale, gli individui che saranno maschi da quelli che saranno femmine).

Sesso, identità di genere e ruoli, orientamenti e preferenze sessuali
Se però cominciamo a parlare di identità di genere, di ruoli e di orientamenti sessuali le cose si complicano ulteriormente. Si può essere di sesso M e avere una identità sessuale maschile oppure femminile (oppure ambigua, oscillante, cangiante). Nulla di tutto questo è intrinsecamente patologico o sbagliato e soprattutto ciò che è femminile e maschile è profondamente determinato culturalmente, tant’è che i ruoli maschili e femminili cambiano nel tempo e nello spazio.

Il rosa non è intrinsecamente un colore da femmine (F), almeno lo è in modo diverso rispetto all’avere o no l’utero, anche se si può essere donne – in un senso meno claustrofobico della riduzione del ruolo femminile a un patrimonio cromosomico o al possesso di alcuni organi sessuali – senza averlo: perché sei nata senza, perché te l’hanno tolto, perché eri nata come M ma la tua identità di genere è femminile.

I ruoli sono il risultato di stratificazioni lunghe e tortuose e non rappresentano qualcosa di immobile e determinato per sempre, né tanto meno quello che è giusto e buono (trasformare tutto questo in “mica pretenderete che due uomini si riproducano?” è un problema di chi equivoca così malamente e non del gender).

Poi ci sono le preferenze o gli orientamenti sessuali: eterosessuale, omosessuale, bisessuale, queer, eccetera. Ci sono anche gli asessuali (in Giappone le percentuali di individui non interessati alle relazioni affettive e sessuali sono altissime) e ovviamente ci sono i casti, non per mancanza di interesse sessuale ma per un fioretto come Sophia Loren in Ieri, oggi e domani, oppure per un voto di castità meno temporaneo.

Gender studies
“Ideologia del gender” (cioè del genere sessuale) non vuol dire nulla. È come dire ideologia del sapone o del cielo. Tra l’altro è ancora più insensato se si pensa che è attribuita a chi vuole alleggerire la pressione del dover essere – perciò in caso dovrebbe essere “anarchia del gender”, o “relativismo del gender” visto che per alcuni è un insulto essere relativista (anche questo rasenta l’insensatezza, soprattutto se ci ricordiamo che l’alternativa è l’imposizione e il dogmatismo).La sfumatura di imposizione che si vuole attribuire, dal sapore complottista, suona davvero strana perché imporre un giogo meno stretto è un po’ bizzarro. Sono quelli che strepitano contro la temibile “ideologia del gender” che vogliono imporre decaloghi e regole rigide e stabilite da loro – mentre i gender studies si muovono in un dominio di libertà, in una fluidità dei modelli (individuali e familiari); sono per la loro desacralizzazione e per i diritti per tutti. Basta cercare su Google. Basterebbe anche solo leggere il recente documento approvato dall’Associazione italiana di psicologia che ha l’intento di “rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane” e di “chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di ‘ideologia del gender’”.

Non ha molto senso nemmeno il termine “omosessualismo”, se non in un senso di scherno e di intenzionale disprezzo. Peggio di “frocio”, perché almeno frocio è limpidamente aggressivo (poi ovviamente l’offesa dipende dal contesto, dalle intenzioni dei mittenti e dallo spirito dei destinatari) mentre “omosessualista” ammicca a una correttezza formale e superficiale che nasconde la convinzione che tu faccia schifo e sia inferiore in quanto non eterosessuale – è l’“in-quanto” a essere sbagliato, sia in senso dispregiativo sia in senso adulatorio. Non c’è nessun merito a essere donna o lesbica. E non c’è nemmeno nell’essere omosessuale, casto o indeciso. Ma, è chiaro, non c’è nemmeno un demerito o un peccato.

C’è un altro termine che suscita reazioni scomposte: cisgender. È un termine usato per indicare la coincidenza tra il genere sessuale (M o F) e l’identità sessuale (maschile e femminile). Gli ottusi abituati a distinguere solo M e F come XX e XY (e a pensare come giusto solo l’orientamento eterosessuale, immaginato fisso e immobile come Aristotele pensava la sua cosmologia) ne sono spiazzati e reagiscono come si reagisce alle scuole medie davanti all’ignoto: ridono imbarazzati, giudicano quello che non sanno e non vogliono sapere come un capriccio di menti disturbate.

Rivendicano identità che nessuno vuole mettere in discussione – “io sono femmina!” – un po’ come succede quando si parla di matrimoni e di famiglie: “Volete distruggere la famiglia!”.Stanno cercando di fare il contrario di quanto è avvenuto con il termine queer: originariamente un insulto, è stato trasformato nel tempo fino a diventare una parola dal significato ampio ma essenzialmente non dispregiativo (ci sono i dipartimenti universitari queer e queer studies nelle università più prestigiose – si veda Yale, per esempio).

Ci sono poi ovviamente le patologie sessuali, le perversioni o le ossessioni, che sono indipendenti dall’essere M, F, eterosessuale o indeciso.

“On ne naît pas femme, on le devient”
Per fare un esempio cattolico ufficiale della miopia che caratterizza l’“ideologia del gender”, basta leggere il discorso del santo padre Benedetto XVI del 21 dicembre 2012, perché nonostante alcuni ci tengano a sottolineare che la loro avversione non c’entra con la religione, si parte sempre dalla dicotomia M e F (e spesso lì si rimane, come in un’inutile corsa sul posto):

“Egli [il gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim] cita l’affermazione, diventata famosa, di Simone de Beauvoir: ‘Donna non si nasce, lo si diventa’ (On ne naît pas femme, on le devient). In queste parole è dato il fondamento di ciò che oggi, sotto il lemma ‘gender’, viene presentato come nuova filosofia della sessualità. Il sesso, secondo tale filosofia, non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata. Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: ‘Maschio e femmina Egli li creò’ (Gen 1,27). No, adesso vale che non è stato Lui a crearli maschio e femmina, ma finora è stata la società a determinarlo e adesso siamo noi stessi a decidere su questo. Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più”.

Se non si riesce a sottrarci a questa visione semplicista e ingessata quando si parla di sesso (biologico), è inevitabile che quando è necessario introdurre la differenza tra gender, identità e ruolo di genere e preferenze sessuali l’effetto è quasi comico. È ovvio che de Beauvoir intendesse qualcosa di molto diverso da quanto Bernheim lascia intendere, proprio come chi oggi è tanto spaventato dal gender.

“Il gender è più pericoloso dell’Isis!”
Il comico muta in grottesco quando si azzardano metafore al rialzo: “L’ideologia del #gender è più pericolosa dell’Isis”, avverte durante la messa don Angelo Perego, parroco di Arosio (Como). E non è certo il primo né il più originle. Tony Anatrella, prete e psicoanalista, nella prefazione del volume Gender, la controversedenuncia la cultura di genere come un’ideologia totalitaria, più oppressiva e perniciosa dell’ideologia marxista.

L’elenco è molto lungo e poco fantasioso. Un capriccioso puntare i piedi contro la frammentazione di una realtà che non è mai stata monolitica (ma solo presentata come tale) e, inevitabilmente, contro la (ri)attribuzione dei diritti.

Sarebbe già abbastanza ingiustificabile usare fantasmi e spauracchi per limitare i diritti, soprattutto perché garantire diritti a tutti non li toglie a nessuno. Ma tutto questo rischia di diventare inutilmente crudele quando è diretto ai bambini e agli adolescenti – scenario non inverosimile se si pensa che uno dei luoghi di scontro è proprio la scuola.

Non solo: ritrovarsi con dei genitori che ti mandano a farti aggiustare se sei frocio o ridicolizzano la tua identità di genere (che non è come la vorrebbero loro o come dice il prete) “perché sei piccolo” è davvero penoso. Si sopravvive (non sempre), ma c’è un carico pesantissimo di dolore evitabile.“Chi difende i diritti del bambino diverso?”, domandava Paul B. Preciado in un articolo di due anni fa. “I diritti del bambino che vuole vestirsi di rosa. I diritti della bambina che sogna di sposarsi con la sua migliore amica. I diritti del bambino e della bambina queer, omosessuale, lesbica, transessuale o transgender. Chi difende i diritti del bambino di cambiare genere se lo desidera? Il diritto alla libera autodeterminazione del genere e della sessualità. Chi difende i diritti del bambino a crescere in mondo senza violenza di genere e senza violenza sessuale?”.

Dovremmo rispondere a tutte queste domande (dovrebbero provare a rispondere gli agitatori della “ideologia”), ricordando che “mio padre e mia madre durante la mia infanzia non proteggevano i miei diritti. Proteggevano le norme sessuali e di genere che loro avevano assorbito dolorosamente, attraverso un sistema educativo e sociale che puniva ogni forma di dissidenza usando la minaccia, l’intimidazione, la punizione, la morte”.