Tsipras

Il cielo sopra la Grecia

Atene vende gli aeroporti a Berlino. Alla Fraport 14 scali regionali

Il Governo Tsipras gira per 1,2 miliardi la gestione per quarant’anni alla società tedesca, controllata al 30% dallo Stato dell’Assia. È il primo passo del nuovo piano di privatizzazioni, nei prossimi mesi finiranno sul mercato un’altra quota del Pireo, alcune municipalizzate dell’acqua e (il tasto più delicato) il 49% della rete elettrica.

di Ettore Livini – Repubblica.it, 14 dicembre 2015

È la Germania di Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble il primo beneficiario delle privatizzazioni imposte dalla Troika alla Grecia. Il Governo di Alexis Tsipras ha ceduto ai tedeschi di Fraport (l’aeroporto di Francoforte) per 1,2 miliardi la gestione di 14 aeroporti regionali del paese, tra cui quelli di Corfù, Creta e Santorini e quelli di molte aree turistiche. La società di Francoforte, partecipata al 31% da un socio pubblico come lo Stato dell’Assia, pagherà un canone annuo di 23 milioni e si è impegnata a investire 330 milioni per rinnovare le strutture entro il 2020. Il preliminare di vendita era stato già siglato tra le parti all’epoca del governo di centrodestra di Antonis Samaras ma il successo elettorale di Syriza all’inizio del 2015 aveva portato al congelamento dell’operazione. Il pressing della Troika ha però convinto Tsipras a cedere.

La cessione della Fraport è solo il primo passo di un percorso di privatizzazioni i cui tempi e modi sono stati concordati con i creditori. Entro fine anno l’esecutivo dovrà mettere in piedi un comitato indipendente cui affidare le prossime operazioni. In rampa di lancio ci sono la vendita di un’altra quota del porto del Pireo, quella delle municipalizate dell’acqua di Atene e Salonico e il delicatissimo progetto di collocamento sul mercato del 49% della rete elettrica. Su questo tema la Grecia e Ue-Bce-Fmi hanno raggiunto un’intesa negli ultimi giorni, vincendo (almeno per ora) le resistenze del potentissimo sindacato del monopolio dell’energia nazionale. Tsipras è riuscito a ottenere lo scorporo della rete e l’autorizzazione a mantenere nelle mani dello Stato il 51%. IL 49% però dovrebbe finire all’asta in tempi piuttosto brevi.

Il tema delle privatizzazioni è stato fino ad oggi fonte di grandi delusioni per la Troika. I primi ambiziosi piani del 2009 annunciavano dismissioni per 50 miliardi all’inizio della crisi. Vendere in un mercato depresso però non è mai facile. E non a caso dei 50 miliardi annunciati in pompa magna sei anni fa, a oggi ne sono entrati in cassa solo 3,5. La cessione di Fraport è però un primo segnale positivo in arrivo da Atene, impegnata nei prossimi mesi in una corsa ad ostacoli per sbloccare i nuovi aiuti e arrivare a febbraio ai negoziati per ristrutturare il debito. Domani il Parlamento dovrebbe approvare nuove misure in grado di spianare la strada per una nuova tranche da 1 miliardo di prestiti. A gennaio si affronteranno i due capitoli più delicati: la fase attuativa della riforma delle pensioni e la gestione dei prestiti bancari in sofferenza. Se Tsipras riuscirà a dribblare questi ostacoli la strada per il suo governo -sarà a quel punto un po meno accidentata. E il premier potrebbe affrontare ad aprile con più serenità il congresso nazionale del partito, lanciando – dopo l’ennesima valanga di austerità – i progetti per le riforme sociali di cui ha bisogno il paese.

 

Grecia: riflessioni dopo la battaglia

Essere Sinistra

tsiprasiglesias

di Pablo Bustinduy AMADOR

[traduzione dell’articolo – del 1 settembre 2015 – del Segretario delle relazioni internazionali di Podemos a cura di Serena Corti]

La risoluzione della crisi greca ha gettato nella disperazione molti di coloro che lavorano per il cambiamento democratico in Europa. Va detto senza mezzi termini : il terzo memorandum è una grave battuta d’arresto, il cui prezzo continuerà a venir pagato dal popolo greco con anni di sofferenze e di austerità, e comporta una disillusione in coloro che credono e sperano nella costruzione di un’Europa democratica e sociale.

Si tratta di un accordo dannoso frutto dell’ideologia politica e finanziaria dei creditori che non cercano di difendere gli interessi generali della Grecia né dell’ Europa, ma di rafforzare il controllo politico e finanziario della Germania e neutralizzare ogni possibilità di alternativa politica nella periferia europea. Tuttavia, una volta espresse queste premesse, penso che sia necessario…

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Grecia al voto (ter)

Una Syriza per l’Europa

Grecia. Gli ellenici tornano al voto per la terza volta in meno di un anno. Tsipras è ancora il favorito nei sondaggi ma deciderà l’astensionismo. Il leader della sinistra greca spera di arginare la scissione del partito dopo l’accordo con la Ue. In caso di vittoria possibile coalizione con il Pasok.

di Dimitri Deliolanes – ilmanifesto.info, 20 settembre 2015

Atene ha accolto la vigi­lia del voto con una splen­dida gior­nata di sole che ha offerto agli ate­niesi la ten­ta­zione di fuggire dalla cam­pa­gna elet­to­rale verso un bagno risto­ra­tore nel golfo Saro­nico. Chi aveva deciso di aste­nersi prolungherà la breve eva­sione anche oggi, a urne aperte. La per­cen­tuale degli asten­sio­sni­sti deci­derà anche il vincitore di que­ste ele­zioni per­ché si sa che la mag­gior parte di loro sono ex elet­tori di Syriza delusi e sco­rag­giati dal brutto esito della trat­ta­tiva. Lo sa anche Ale­xis Tsi­pras, che si è speso come non mai in que­sta cam­pa­gna pur di farli tor­nare da lui.

La mani­fe­sta­zione di chiu­sura a Syn­tagma, venerdì sera, ha dimo­strato che non è stato tutto vano. La piazza era piena. Non pie­nis­sima come alla vigi­lia del refe­ren­dum ma sicu­ra­mente ha visto la più grande par­te­ci­pa­zione di tutta la cam­pa­gna elet­to­rale. Una parte con­si­stente del suo elet­to­rato è tor­nato a dare fidu­cia a Syriza. La vit­to­ria è a portata di mano, anche se l’obiettivo della mag­gio­ranza asso­luta sem­bra lontano.

I greci sono testardi e orgo­gliosi. Se uno vuole farli infu­riare basta che fac­cia cenno alla loro pre­sunta «imma­tu­rità poli­tica» e alla con­se­guente neces­sità che si lascino gui­dare da forze «respon­sa­bili» per­ché ispi­rate da cen­tri stranieri. Ecco in breve il ritratto della destra in cerca di rivin­cita, alzando la ban­diera dell’«unità nazio­nale». Un espe­diente made in Ger­many per neu­tra­liz­zare per sem­pre gli anta­go­ni­sti. No, il gioco è tal­mente sco­perto che nessuno ci è cascato. Nuova Demo­cra­zia ha recu­pe­rato alcuni elet­tori, ma erano voti suoi che a gen­naio si erano presi una libera uscita: non segnano uno spo­sta­mento a destra dell’elettorato.

La sini­stra può aver sba­gliato, essere uscita scon­fitta nel nego­ziato, ma è sem­pre quella che ha tenuto testa ai dik­tat di Bru­xel­les e di Ber­lino, è quella che ha dato bat­ta­glia, men­tre la destra si inchi­nava ser­vile di fronte alla Mer­kel. Cose ben vive nella memo­ria col­let­tiva. Tsi­pras lo sa e per que­sto è apparso ieri rilas­sato e sor­ri­dente al tra­di­zio­nale incon­tro «Un ouzo con il capo» con i gio­vani di Syriza, in un locale alter­na­tivo di Mona­sti­raki, il quar­tiere tradizionale sotto l’Acropoli. Nes­suna dichia­ra­zione pre­let­to­rale (la legge lo proi­bi­sce) ma una chiac­chie­rata con i pochi stu­denti rima­sti nel par­tito dopo la defe­zione di tutta l’organizzazione gio­va­nile verso Unità Popo­lare. Domanda: «Pre­si­dente sarà ridotto il ser­vi­zio mili­tare?», ora della durata di 9 mesi. Rispo­sta sor­ri­dente di Tsi­pras: «Andate a difen­dere la patria, sfac­cen­dati». Risata generale.

Il distacco di Syriza rispetto alla destra sarà di almeno quat­tro punti. Me lo con­ferma il diret­tore dell’agenzia di stampa ate­niese Micha­lis Psi­los, oss­ser­va­tore neu­trale ma dispo­sto a scom­met­tere anche in favore di una scon­fitta ancora più umi­liante per la destra. Che in que­sti ultimi giorni ha mostrato il suo volto peg­giore: venerdì era il secondo anni­ver­sa­rio dell’assassinio di Pavlos Fys­sas e il fuh­rer di Alba Dorata Micha­lo­lia­kos ha riven­di­cato pubblica­mente la «respon­sa­bi­lità poli­tica» per l’uccisione. Alla fine di una delle tante mani­fe­sta­zioni per l’anniversario, un gruppo di anar­chici ha assal­tato a colpi di molo­tov il com­mis­sa­riato di Exar­chia. Sette mino­renni fer­mati sono stati sel­vag­gia­mente pestati dai poli­ziotti. Ecco la destra elle­nica in tutta la sua magni­fi­cenza: pestaggi nei com­mis­sa­riati e gara con i nazi­sti su chi la spara più grossa nella reto­rica xeno­foba. Il lea­der di Nuova Democrazia Van­ge­lis Mei­ma­ra­kis aveva preso di mira anche l’ex mini­stra dell’Immigrazione Tasia Christodoulopoulou, ren­den­dola un obiet­tivo visi­bile per le squa­dracce naziste.

All’incontro ha fatto la sua com­parsa anche l’ex mini­stro della Cul­tura Nikos Xida­kis, per tanti decenni respon­sa­bile delle pagine cul­tu­rali di Kathi­me­rini. È can­di­dato di Syriza ma non è mem­bro del par­tito. Anche lui è otti­mi­sta e mi espone con grande fer­vore la sua con­vin­zione che la sini­stra al governo greco può fare la dif­fe­renza in Europa.

Ad Atene tutti sono con­vinti che i nego­ziati con i cre­di­tori non sono per niente finiti. Il terzo memo­ran­dum, quello sot­to­scritto da Tsi­pras il 13 luglio, non segue alcuna logica eco­no­mica. È un testo messo su solo per ragioni poli­ti­che, per umi­liare e dele­git­ti­mare il governo di Atene. Ben pre­sto quindi dovrà essere rivi­sto, se non si vuole con­ti­nuare que­sto logo­rante brac­cio di ferro tra Atene e l’Ue per altri cin­que anni. Se Tsi­pras riu­scirà nel frat­tempo a por­tare avanti le riforme giu­ste, sarà in grado di rine­go­ziare gli aspetti più aspri. Con il van­tag­gio di aver otte­nuto anche una seria ristrut­tu­ra­zione del debito, nei nego­ziati che ini­ziano a ottobre.

Tsi­pras insieme con chi? Le alleanze al governo sono il quiz della vigi­lia. I Greci Indi­pen­denti, che hanno fatto la cam­pa­gna Tv di gran lunga più spi­ri­tosa, rischiano di non supe­rare la soglia del 3% e rima­nere fuori dal Par­la­mento. In que­sto caso, oppure nell’eventualità che nean­che i loro depu­tati siano suf­fi­cienti, ci sarebbe un accordo di massima già pronto. Non è con To Potami, come tutti cre­de­vamo, cioè la for­ma­zione di pla­stica del pre­sen­ta­tore Tv Sta­vros Theo­do­ra­kis, ma con i socia­li­sti del Pasok. Secondo fonti di Syriza, la nuova lea­der Fofi Gen­ni­matà ha ricevuto forti pres­sioni da alcuni par­titi socia­li­sti euro­pei per­ché pro­ce­desse verso una rifon­da­zione del socia­li­smo elle­nico. In pra­tica, met­tere da parte gli espo­nenti più espo­sti e più chiac­chie­rati, come l’ex lea­der Evan­ge­los Venizelos, per poter col­la­bo­rare con il pre­mier Tsi­pras. Per la Gen­ni­matà, poli­tica ine­sperta e senza grande cari­sma, è un’occasione d’oro per affer­mare in pieno la sua lea­der­ship. Per Tsi­pras l’obiettivo sarebbe di con­di­zio­nare gli equili­bri interni del par­tito di cen­tro­si­ni­stra in modo da sgan­ciarlo dall’alleanza subal­terna con la destra libe­ri­sta europea.

È que­sta la poli­tica sotto l’ombra del Par­te­none, antica pas­sione dei greci, ora in mano a una sini­stra che aspira a gui­darla e con­di­zio­narla. Dal gen­naio scorso molta acqua è pas­sata sotto i ponti ma non inu­til­mente: «Scon­fitta non è cadere per terra, scon­fitta è non poter rial­zarsi», ha gri­dato Tsi­pras nel suo ultimo comi­zio, para­fra­sando Hum­ph­rey Bogart. Sta­sera si rial­zerà in piedi e get­terà di nuovo il suo guanto di sfida all’Europa dell’austerità.

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/20/grecia-verita-e-miti-su-disoccupazione-poverta-e-corruzione-alla-vigilia-delle-elezioni/2046575/

Il messaggio di Alexis

Segnalato da Barbara G.

IL MESSAGGIO DI ALEXIS TSIPRAS ALLE GRECHE E AI GRECI

Alexis Tsipras (Traduzione di Argiris Panagopoulos) – facciamosinistra.blogspot.it

Greche e greci,

Negli ultimi mesi abbiamo passato tutti noi momenti difficili e drammatici.

La dura trattativa con i creditori è stata una grande prova per il governo e per il paese.

Le pressioni, i ricatti, gli ultimatum, l’asfissia di credito hanno portato ad una situazione senza precedenti.

Tutti l’ha abbiamo vissuta.

Ma tutti abbiamo vissuto la pazienza, la calma, la resistenza del nostro popolo.

La determinazione popolare che ha registrato il referendum.

La decisione di cambiare le cose, di cambiare il paese, di cambiare tutto ciò che ci ha portato alla crisi e la frammentazione sociale.

Cerchiamo di essere chiari:

Senza questa determinazione popolare i creditori o avrebbero imposto assolutamente la loro volontà o ci avrebbero portato al disastro.

Questa determinazione è stata presente in ogni fase dei negoziati.

Questa determinazione offriva forza alla nostra resistenza, alla nostra battaglia giorno per giorno, con le a volte assurde richieste e le minacce dei creditori.

Oggi questa difficile fase si conclude in modo permanente con la ratifica dell’accordo e l’erogazione della prima tranche di 23 miliardi di euro e il pagamento delle obbligazioni del paese sia all’estero che all’interno.

L’economia si respira. Il mercato sarà normalizzato. Le banche dovranno lentamente trovare il loro ritmo normale.

Non si tratta, naturalmente, della fine della difficile situazione che stiamo vivendo ormai da cinque anni.

Ma ho la convinzione che può essere dimostrata dal lavoro e dalla coerenza di tutti noi, l’inizio della fine di questa situazione difficile.

Il passo decisivo verso la normalizzazione del finanziamento della nostra economia.

Un principio che non è facile, ma che ci offre prospettive e opportunità.

Basta che la società resta in piedi e presente.

Calma ed esigente come tutto il periodo precedente.

Greche e greci,

Voglio essere assolutamente sincero con voi.

Non abbiamo avuto l’accordo che abbiamo voluto prima delle elezioni di gennaio.

Non abbiamo affrontato pero anche la reazione che avevamo aspettato.

In questa battaglia abbiamo fatto concessioni.

Ma abbiamo portato un accordo che date le circostanze prevalentemente negative in Europa e dato che abbiamo ereditato dal governo precedente l’assoluto aggancio del paese alle condizioni dei memorandum, era il migliore che si poteva avere.

Questo accordo siamo obbligati a rispettarlo, ma contemporaneamente di dare la battaglia per ridurre al minimo le conseguenze negative.

Nell’interesse dei molti.

Al fine di riconquistare al più presto la nostra sovranità di fronte ai creditori.

Senza accettare come verità infallibili le loro interpretazioni.

Senza accettare tagli orizzontali, le atrocità sui diritti del lavoro, il dissanguare sempre le più deboli forze sociali.

E abbiamo già dimostrato che sappiamo e possiamo lottare per raggiungere molte cose.

Ricordate solo quale era la posizione dei partner prima di questo accordo:

Una proroga di cinque mesi del programma precedente, piena applicazione degli impegni del governo precedente e dopo nuovi prerequisiti per il finanziamento del paese.

A questo momento e dopo il referendum abbiamo approvato un accordo triennale, con un finanziamento assicurato.

Ricordate anche che ci avevano chiesto, l’abolizione immediata delle pensioni EKAS, privatizzazione la rete di energia elettrica e della “piccola DEH – Enel”.

Queste cose non le abbiamo accettate e abbiamo vinto.

Avevano chiesto anche l’applicazione immediata della clausola per il deficit pari a zero per i fondi integrativi dei pensionati.

Nell’accordo vi è un riferimento esplicito alla ricerca di misure equivalenti e siamo pronti a dare questa battaglia.

Anche il ritorno dei rapporti di lavoro e l’impedendo dei licenziamenti collettivi nel settore privato, sono nel nostro obiettivo irremovibile e penso che raggiungeremo anche questo.

I licenziamenti nel settore pubblico sono ormai alle spalle e hanno tornato i guardiani delle scuole, le donne delle pulizie e il personale amministrativo nelle università.

Negli ospedali non c’è più il ticket dei 5 euro, mentre si fa strada la procedura per assumere 4.500 tra medici ed infermieri che sono assolutamente necessari attraverso un concorso pubblico ASEP.

Non dimentichiamo che abbiamo concordato a drammaticamente inferiori surplus primari da quelli del governo precedente, con il risultato il risanamento dei conti pubblici, cioè le misure necessarie, di essere inferiori di 20 miliardi di euro.

Inoltre, il nuovo accordo di finanziamento non è sottoposto al Diritto Inglese con caratteristiche coloniali che avevano accordato i governi greci nei accordi precedenti, ma si riferisce al Diritto Europeo ed Internazionale, mentre il nostro paese mantiene tutti i privilegi e le immunità che proteggono la proprietà pubblica.

Ed infine, per la prima volta con modo così esplicito ed inequivocabile, di determina la procedura per la riduzione del valore del debito greco, che è forse il nodo più importante per risolvere il problema greco.

Abbiamo guadagnato allora terreno significativo, senza che ciò significhi che abbiamo ottenuto quello che noi e la gente ci aspettavamo.

Greche e greci,

Ora che questo ciclo difficile si conclude.

E a differenza del solito atteggiamento di molti che considerano purtroppo che sono autorizzati a mantenere i posti, gli offici, gli incarichi indipendentemente dalle condizioni e circostanze sento profondo obbligo morale e politico di mettere al vostro giudizio tutto quello che ho fatto.

Le cose giuste e gli errori.

Gli successi e le omissioni.

Per questo ho deciso di recarmi presto al Presidente della Repubblica a presentare le mie dimissioni e le dimissioni del governo.

Il mandato popolare che ho preso il 25 gennaio ha esaurito i suoi limiti.

E ora deve prendere di nuovo la parola il popolo sovrano.

Voi, con il vostro voto deciderete se abbiamo rappresentato il paese con la determinazione e il coraggio che richiedevano i difficili negoziati con i creditori.

Voi, con il vostro voto, deciderete se l’accordo ottenuto offre le condizioni per superare l’attuale impasse, di recuperare l’economia, per entrare infine alla strada per lasciare indietro i memorandum e la crudeltà che loro comportano.

Voi, con il vostro voto, deciderete chi e come può portare la Grecia nella difficile ma alla fine promettente strada che si apre davanti a noi.

Chi e come potrà negoziare meglio la diminuzione del debito.

Chi e come potrà procedere con passo sicuro e costante alle necessarie, profonde e progressiste riforme che abbiamo bisogno.

È, infine, con il vostro voto, voi vi giudicherete tutti.

Tutti coloro che abbiamo dato la battaglia dentro e fuori il paese, per non trovare la Grecia al plotone di esecuzione.

E quelli che invocando la coerenza ideologica e proponendo pertanto l’opinione che la Grecia ha bisogno dei crediti, cioè memorandum, ma con la dracma, commettono l’estrema incoerenza di convertire in minoranza parlamentare la maggioranza che il nostro popolo ha dato per prima volta al paese, il governo di Sinistra.

Ma anche quelli del vecchio sistema politico e i centri d’intreccio, che per tutto questo tempo ci chiamavano e ci facevano pressioni, coordinati con i più duri centri dei creditori, di firmare qualsiasi cosa che ci mettevano davanti a noi.

Calunniando anche la nostra resistenza come fosse ostruzionismo.

Greche e greci,

mi lascio al vostro giudizio con la mia coscienza tranquilla.

Orgoglioso per la battaglia che io e il mio governo abbiamo dato.

Mi sforzai tutto questo tempo per attenersi a ciò che abbiamo promesso.

Abbiamo negoziato duramente e con persistenza per lungo tempo.

Abbiamo resistere alle pressioni e ai ricatti.

Siamo arrivato è vero in situazioni limite per il popolo e per l’economia.

Abbiamo fatto, tuttavia, il caso della Grecia una questione globale.

Abbiamo fatto la resistenza del nostro popolo bandiera e incentivo di lotta per gli altri popoli europei.

E l’Europa non è la stessa dopo questi difficili sei mesi.

L’idea che si possa finalmente mettere fine all’austerità guadagna terreno.

Le differenze tra le forze democratiche e progressiste europee sono sempre più sentire.

E noi, la Grecia, con prestigio e un raggio di azione molte volte più grande della nostra dimensione abbiamo giocato e giochiamo un ruolo di primo piano nei cambiamenti a venire.

Nel dibattito per il futuro dell’Europa la Grecia sarà in prima linea.

Ieri con una mia lettera ho chiesto dal presidente del Parlamento europeo che il Parlamento europeo acquisisce come istituzione con una legittimazione democratica diretta, un ruolo attivo nel programma di finanziamento greco.

La trasparenza, l’aperto dibattito democratico, il fatto democratico di rendere conto delle azioni di tutti, la valutazione dell’impatto che hanno, dovrà essere ormai parte integrante dell’applicazione del nostro accordo con i partner.

Greche e greci,

Per tutto questo il tempo, nonostante le condizioni dure e difficile del negoziato abbiamo ottenuto anche di lasciare dietro di noi un esempio diverso di governare.

Abbiamo legiferato il pagamento dei debito arretrati allo stato in cento rate, abbiamo preso le misure per la crisi umanitaria, abbiamo riaperto la televisione pubblica ERT, abbiamo presentato il disegno di legge per le frequenze radiotelevisive, abbiamo votato la legge per gli immigrati, abbiamo fatto un intervento decisivo per fermare me miniere d’oro a Skouries e fermare un crimine ambientale, e decine di altre misure e iniziative, che dimostrano questo nuovo modo di governare.

E dimostrano inoltre la nostra decisione di cambiare con coraggio e fiducia il paese, utilizzando il sostegno sociale in obiettivi di riforma.

Davanti a noi abbiamo ancora di dare molte battaglie difficili, questa volta all’interno del paese.

La battaglia contro gli interessi loschi ed intrecciati, contro la corruzione, è appena iniziata.

La battaglia per far pagare finalmente gli eterni vincitori, che nessuno fino ad oggi ha avuto il coraggio di toccare.

La battaglia per portare alla giustizia coloro che fino ad ora sono al di sopra della legge.

La lotta contro l’evasione fiscale, per un sistema fiscale giusto e stabile.

La battaglia delle battaglie per cambiare lo stato e farlo diventare ogni giorno più efficiente.

Più amichevole per il cittadino

Più ostile ai favori politici e clientelari, il favoritismo del partito che governa e la corruzione.

E tutte queste cose richiedono un mandato chiaro, un governo forte, stabile e senza un vacillante percorso.

E soprattutto richiedono di tener lo stesso passo con la società.

Con tutti coloro che vogliono cambiamenti con democrazia, riforme con segno progressista, trasparenza e giustizia.

Greche e greci,

Nonostante le difficoltà, rimango ottimista.

Credo che i giorni più belli non gli hanno ancora vissuti, intrappolati dentro la tanaglia del negoziato.

Chiederò il voto del popolo greco, per governare e per sventolare tutti gli aspetti del nostro programma di governo.

Più esperti, più preparati, più terra terra, ma sempre impegnati per l’obiettivo finale di una Grecia libera, democratica e socialmente giusta, saremo diritti in piedi e coerenti alle nuove condizioni e sfide.

Vi assicuro, che non mi consegnerà e non consegneremo lo scudo delle nostre idee e dei nostri valori.

In nessuno e di fronte a nessuna difficoltà.

E vi invito, tutti insieme, con calma e con decisione di combattere la difficile battaglia per rimettere la nostra patria ai suoi piedi.

Per tenere in questi tempi difficili, la Grecia e la democrazia nelle nostre mani.

E di alzarla in alto.

Vi ringrazio….

Grecia sotto ricatto

***

James Galbraith: “L’Europa si vergogni, ha ricattato la Grecia e l’ha resa disperata”

L’economista dell’Università del Texas: “Il piano approvato è una menzogna fin dalle prime righe. Va contro il volere del popolo ellenico”.

di Eugenio Occorsio – Repubblica.it, 15 agosto 2015

BRUXELLES. “Il piano approvato con tanta fanfara è una vergogna per l’Europa e per l’intera comunità internazionale “. L’irritazione di James Galbraith, economista dell’università del Texas, supera ogni immaginazione. “Leggete il documento approvato. È una menzogna fin dalla prima riga: “La Grecia – c’è scritto – ha chiesto aiuto ai suoi partner europei per risolvere i suoi problemi”. Niente di più falso. La Grecia è stata ricattata, spinta alla disperazione e poi costretta ad approvare un piano del genere, che va contro il volere del suo popolo espresso col referendum”.

Professore, non le sembrano un po’ forti, per usare un eufemismo, questi giudizi?

“Macché. Lo scopo, quasi dichiarato, della Germania e del potere costituito in Europa, era dimostrare che non c’è alternativa alla linea politico- economica prevalente, e che nessun Paese si può permettere di deviare perché viene schiacciato. Era sbarazzarsi di Syriza, e forse ci sono riusciti. Ma, la prego, continui a scorrere con me il documento…”.

Andiamo avanti, allora.

“Stiamo sempre sulle prime righe. C’è scritto che l’accordo servirà per ritrovare la crescita, per creare posti di lavoro, per ridurre le disuguaglianze e scongiurare i pericolo di instabilità finanziaria. Sono sconcertato. I risultati saranno esattamente l’opposto. Rilegga punto per punto e s’immagini il risultato opposto. La crescita sarà abbattuta, il lavoro diminuirà, le diseguaglianze si accentueranno, eccetera”.

Però come negare che l’instabilità della Grecia costituisca un problema?

“Ma certo. Però il modo per risolverlo era tutt’altro. Lo sanno tutti: andava finanziato un grande piano di investimenti in Grecia senza inseguire una solidità fiscale che comunque era perduta, solo allora si poteva pensare alla crescita. Ora tutto diventa più difficile. Ma l’ha letto il paragrafo successivo?”

Ancora?

“Legga con me. Il successo del piano richiederà ” ownership” delle misure da parte del governo greco. Vuol dire che Atene sarà padrona delle sue azioni e le deciderà liberamente. “Il governo perciò è pronto a prendere tutte le misure che riterrà opportune a seconda delle circostanze”. Quale menzogna. Per colmo d’ironia poche righe più sotto c’è scritto: “Il governo si impegna a consultarsi e concordare con l’Ue, l’Fmi e la Bce tutte le azioni rilevanti”. Eccola qui, la verità: a comandare sarà la Troika”.

Perché Tsipras ha accettato?

“Perché non aveva scelta. Voleva tenere la Grecia nell’euro ma era ricattato dalla Bce che minacciava di confiscare tutti i risparmi bancari e lasciare il Paese sul lastrico”.

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http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/08/16/news/agenda_mercati-121071012/?ref=HRLV-5

Se Atene piange, Berlino ride

Atene annuncia: “Raggiunto accordo con i creditori internazionali”

Nel 2015 il deficit primario sarà pari allo 0,25 % del Pil. Passerà allo 0,5 % nel 2016, all’1,75% nel 2017 e al 3,5% nel 2018

Repubblica.it, 11 agosto 2015

L’accordo sugli obiettivi finanziari è un primo passo importante verso un’ intesa globale sul terzo pacchetto di aiuti alla Grecia, per un valore di almeno 82 miliardi di euro, che Atene e i suoi creditori stanno negoziando con la Ue, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale nell’ambito del meccanismo europeo di stabilità, da più di due settimane nella capitale greca, e che sperano di raggiungere molto rapidamente, forse nella giornata odierna.

Nel 2015 è stato deciso che la Grecia subirà un deficit primario (saldo di bilancio, esclusi i pagamenti di debito) pari allo 0,25% del PIL, un avanzo primario dello 0,5% del PIL nel 2016, 1,75% nel 2017 e 3,5% nel 2018, ha rivelato la fonte.

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Se Atene piange, Berlino ride

La crisi greca ha favorito i conti delle aziende e dello stato tedesco. In quattro anni e mezzo di crisi, i benefici economici per la Germania legati alle difficoltà elleniche sono stati calcolati in oltre 100 miliardi dall’istituto tedesco Leibnitz. 

Repubblica.it, 10 agosto 2015

MILANO – ll proverbio di Aristodemo che vuole legate Atene e Sparta sia nella buona che nella cattiva sorte non si addice ai rapporti tra la capitale greca e Berlino. La Germania, infatti, non è uscita danneggiata dalla crisi dell’euro quanto Sparta dopo le guerre del Peloponneso che se da una parte videro Atene soccombere dall’altra videro indebolirsi anche la storica rivale. I tedeschi, a partire da Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble, che seguono una linea dura nei confronti della crisi economica e finanziaria della Grecia, hanno ottenuto molti vantaggi dalle difficoltà di Atene.

Secondo uno studio dell’istituto tedesco di ricerca economica Iwh, la Germania è il Paese che più si è avvantaggiato economicamente dalla crisi ellenica. Dal 2010 Berlino avrebbe risparmiato circa 100 miliardi di euro di tassi d’interesse, grazie alle riduzioni decise a più riprese dalla Bce. “Questo risparmio supera i costi della crisi, anche se la Grecia non dovesse fare fronte ai propri debiti”, scrive l’istituto: “La Germania dunque, in ogni caso, ha tratto vantaggio dalla crisi greca”.

Insomma i falchi tedeschi che non mollano la linea dura nei confronti della crisi economica e finanziaria della Grecia, sono gli stessi che per anni hanno ottenuto molti vantaggi dalle difficoltà di Stene. Secondo l’istituto Leibnitz i risparmi di bilancio da parte di Berlino superano il 3% del Pil nazionale. Gli economisti hanno realizzato diverse simulazioni partendo dall’ipotesi che nel pieno di una crisi economica gli investitori realizzano gli investimenti più sicuri possibili.

“Durante la crisi europea del debito, la Germania ha tratto vantaggio da questo effetto in maniera sproporzionata”, afferma Iwh, che spiega “risultano tassi simulati sui bond tedeschi in media tra il 2010 e oggi del 3% più elevati che nella realtà, il che ha comportato risparmi di bilancio globali di almeno 100 miliardi di euro egli ultimi quattro anni e mezzo”. La Germania ha inoltre registrato importanti contratti a seguito della politica di privatizzazioni portata avanti da Atene dal 2011, tra cui l’acquisto da parte della società Fraport di 14 aeroporti regionali greci, incluso quello di Corfù, per circa un miliardo di euro.

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Un po’ meno Indignados…

Spagna, Iglesias paga cara la vicinanza a Tsipras: Podemos scende sotto il 20%

di Davide Tenconi – ilfattoquotidiano.it, 3 agosto 2015

La crisi greca e le iniziali battaglie di Syriza avevano aiutato il professore e compagni a esprimere un nuovo concetto di Europa, votata alla solidarietà e al ripensamento del modello fondato sull’austerità. Ma il ko del leader della sinistra greca nelle trattative per il terzo salvataggio di Atene ha danneggiato anche il partito spagnolo: secondo l’ultima rilevazione di Metroscopia, la traduzione politica del movimento degli Indignados otterrebbe oggi il 18% dei consensi, dietro ai socialisti e ai popolari. Inoltre Ciudadanos è a soli 5 punti di distanza: a inizio anno Podemos poteva contare su 10 lunghezze in più.

Nella lunga tappa di montagna, con il traguardo finale posto alle elezioni generali, il corridore spagnolo con il fiato corto sembra essere Pablo Iglesias. Prendiamo in prestito una metafora ciclistica per raccontare lo stato di forma di Podemos, l’alternativa anti-austerity, nella corsa per la presidenza della Moncloa contro il PP del premier Mariano Rajoy, il PSOE del leader Pedro Sanchez e l’alternativa di centrodestra Ciudadanos capitanata da Albert Rivera.

In costante ascesa di consensi dalla nascita, Podemos vive il primo delicato passaggio politico della sua storia. La crisi greca e le iniziali battaglie di Tsipras avevano aiutato Iglesias e compagni a esprimere un nuovo concetto di Europa, votata alla solidarietà e al ripensamento del modello economico e non solo un palazzo di tecnocrati pronti ad imporre politiche di lacrime e sangue ai cittadini.

La vittoria del referendum di Atene di qualche settimana fa aveva illuso i sostenitori di sinistra che Tsipras potesse avere la forza politica, non solo quella del mandato popolare dei suoi elettori, per combattere a muso duro Angela Merkel e Wolfgang Schäuble. Lo stesso Iglesias era certo che il premier greco potesse essere il primo esempio di come poter urlare un “no” forte a nuove imposizioni dall’alto. A Strasburgo, durante il dibattito al Parlamento, lo accolse a braccia aperte e la sua immagine del profilo di Twitter è una foto dei due leader abbracciati e sorridenti.La lunga notte di negoziazioni e la firma del terzo pacchetto di aiuti hanno detto il contrario. Da uomo forte Tsipras si è trasformato in agnellino, deludendo molti cittadini sotto il Partenone.

Iglesias ha pagato, in termini d’immagine, la vicinanza a Syriza. Nell’ultima rilevazione diMetroscopia, Podemos otterrebbe oggi il 18% dei consensi, dietro al Partito Socialista e al Partito Popolare del premier Rajoy. Non solo: la quarta carta del mazzo, ovvero Ciudadanos, è a soli 5 punti di distanza. Ad inizio anno Podemos poteva contare su 10 punti in più. Sono sondaggi, quindi da prendere con la dovuta cautela, però è la prima volta da molti mesi che il movimento di Iglesias si distanzia dai due partiti tradizionali e scende sotto il 20%.

Mariano Rajoy non aspettava altro per etichettare il professore con il codino come “pericoloso”. Le code ai bancomat di Atene, la chiusura delle banche e della Borsa e il rischio concreto di perdere il patrimonio sono diventate formidabili armi elettorali del premier spagnolo, desideroso come mai di poter paragonare Tsipras ad Iglesias e incutere paura ai cittadini. Paura ingiustificata perché l’economia, seppur gonfiata da dati eccessivamente ottimisti sul recupero dell’occupazione, crescerà del 3% nel 2015 e del 3,5% nel 2016. Rajoy specula sulle difficoltà che si stanno vivendo ad Atene per recuperare consensi dopo un anno di dure sconfitte elettorali, con la perdita del Comune di Madrid come ciliegina sulla torta. Il fiato corto di Podemos non può però essere spiegato solo con le difficoltà di Tsipras. C’è dell’altro e Iglesias lo sa bene.

Le vittorie di Ada Colau e Manuela Carmena nella elezioni municipali di Barcellona e Madrid hanno rappresentato il punto più alto del movimento, soprattutto a livello d’immagine. Va però fatto un distinguo: nella capitale, così come in Catalogna, Podemos ha vinto grazie a un’alleanza con la componente civile e Izquierda Unida ed il successo è stato molto risicato (solo pochi seggi di differenza). Iglesias ha rifiutato apertamente un’alleanza elettorale con l’estrema sinistra anche per la Moncloa, decidendo di correre da solo. Molti elettori non hanno apprezzato pensando che il modello Barcellona-Madrid potesse rappresentare la miglior carta da giocare. Se, ipoteticamente, il risultato delle elezioni nazionali rispecchiasse quello delle comunali di un mese fa, difficilmente Podemos potrebbe insediarsi al governo. Il PP potrebbe allearsi con Ciudadanos e raccogliere più seggi per presentarsi nuovamente davanti al Re per giurare.

Iglesias ha deciso di lottare da solo, come fece Beppe Grillo nelle elezioni politiche italiane. Come il M5S, potrebbe ottenere un exploit straordinario ma pensare di poter raggiungere una maggioranza assoluta sembra oggi fantascienza. E rimaniamo sempre nel campo della fantascienza se pensiamo che domani Iglesias e Sanchez possano sedersi nello stesso governo. Il primo ha etichettato il leader del PSOE come capo di una banda di corrotti, il secondo parla del professore come di un visionario. Immaginarli allo stesso tavolo a discutere di programmi economici comuni per il rilancio dell’occupazione è un’impresa molto ardua. Chi ride sotto la barba è ovviamente Rajoy, conscio del fatto che un’alleanza tra Podemos e PSOE metterebbe la parola fine, anche prima delle urne, a un suo secondo mandato.

Diktat

Varoufakis: “Non solo la Grecia: così Schaeuble vuole imporre la Troika anche a Roma e Parigi”

La denuncia dell’ex ministro: “Temo che la Grexit sia inevitabile, servirà a incutere la paura necessaria per forzare il consenso di Italia, Spagna e Francia”.

di Claudi Pérez [© El País. Traduzione di Elisabetta Horvat] – Repubblica.it, 2 agosto 2015

ATENE – “Il sadico dispotismo dell’ideologia dominante”. “La lettura morale di questa crisi”. “L’abbraccio mortale del debito”. Yanis Varoufakis accoglie El País nella sua casa al centro di Atene; la sua ormai celebre moto è parcheggiata all’angolo della strada, pronta a ripartire rombando alla fine dell’intervista. Visto da vicino, Varoufakis è amabile, attento e disinvolto. Offre al giornalista una tazzina di caffè preparato di fresco, e subito si capisce perché la sua lingua è considerata una delle più affilate d’Europa. Parlando a mitraglia, usa toni tra il solenne e il drammatico, con l’economia e la politica come generi letterari al servizio di un alibi: la Grecia epitome della crisi europea, e quest’ultima vista non come una fase transitoria, ma come uno stato tendente a perpetuarsi.

Alcuni giorni fa ha lasciato il ministero. Come è cambiata la sua vita quotidiana?

“I giornali pensano che io sia deluso per aver lasciato il governo. Di fatto però io non sono entrato in politica per far carriera, ma per cambiare le cose. E chi cerca di cambiarle paga un prezzo”.

Quale?

“L’avversione, l’odio profondo dell’establishment. Chi entra in politica senza voler far carriera finisce per crearsi questo tipo di problemi”.

Intanto la Grecia continuerà a subire la tutela della Troika…

“Noi avevamo offerto all’Fmi, alla Bce e alla Commissione l’opportunità di tornare ad essere le istituzioni che erano in origine; ma hanno insistito per ripresentarsi come Troika. Ma l’ultimo accordo si basa sulla prosecuzione di una farsa, ma si tratta solo di procrastinare la crisi con nuovi prestiti insostenibili, facendo finta di risolvere il problema. Ma si può ingannare la gente, si possono ingannare i mercati per qualche tempo, non all’infinito”.

Cosa si aspetta nei prossimi mesi?

“L’accordo è programmato per fallire. E fallirà. Siamo sinceri: il ministro tedesco Wolfgang Schaeuble non è mai stato interessato a un’intesa in grado di funzionare. Ha affermato categoricamente che il suo piano è ridisegnare l’eurozona: un piano che prevede l’esclusione della Grecia. Io lo considero come un gravissimo errore, ma Schaeuble pesa molto in Europa. Una delle maggiori mistificazioni di queste settimane è stata quella di presentare il patto tra il nostro governo e i creditori come un’alternativa al piano di Schaeuble. Non è così. L’accordo è parte del piano Schaeuble”.

La Grexit è ormai scontata?

“Speriamo di no. Ma mi aspetto molto rumore, e poi rinvii, mancato raggiungimento di obiettivi che di fatto sono irraggiungibili, e l’aggravamento della recessione, che finirà per tradursi in problemi politici. Allora si vedrà se l’Europa vuole davvero continuare a portare avanti il piano di Schaeuble oppure no”.

Schaeuble ha suggerito di togliere poteri alla Commissione, e di applicare le regole con maggior durezza. Se sarà lui a vincere la Grecia è condannata?

“C’è un piano sul tavolo, ed è già avviato. Schaeuble vuole mettere da parte la Commissione e creare una sorta di super-commissario fiscale dotato dell’autorità di abbattere le prerogative nazionali, anche nei Paesi che non rientrano nel programma. Sarebbe un modo per assoggettarli tutti al programma. Il piano di Schaeuble è di imporre dovunque la Troika: a Madrid, a Roma, ma soprattutto a Parigi”.

A Parigi?

“Parigi è il piatto forte. È la destinazione finale della Troika. La Grexit servirà a incutere la paura necessaria a forzare il consenso di Madrid, di Roma e di Parigi”.

Sacrificare la Grecia per cambiare la fisionomia dell’Europa?

“Sarà un atto dimostrativo: ecco cosa succede se non vi assoggettate ai diktat della Troika. Ciò che è accaduto in Grecia è senza alcun dubbio un colpo di Stato: l’asfissia di un Paese attraverso le restrizioni di liquidità, per negargli l’imprescindibile ristrutturazione del debito. A Bruxelles non c’è mai stato l’interesse di offrirci un patto reciprocamente vantaggioso. Le restrizioni di liquidità hanno gradualmente strangolato l’economia, gli aiuti promessi non arrivavano; c’era da far fronte a continui pagamenti a Fmi e Bce. La pressione è andata avanti finché siamo rimasti senza liquidità. Allora ci hanno imposto un ultimatum. Alla fine il risultato è uguale a quando si rovescia un governo, o lo si costringe a gettare la spugna”.

Quali gli effetti per l’Europa?

 “Nessuno è libero quando anche una sola persona è ridotta in schiavitù: è il paradosso di Hegel. L’Europa dovrebbe stare molto attenta. Nessun Paese può prosperare, essere libero, difendere la sovranità e i suoi valori democratici quando un altro Stato membro è privato della prosperità, della sovranità e della democrazia”.

Anche se è vero che la Grecia ha cambiato i termini del dibattito, in politica si devono ottenere dei risultati. I risultati la soddisfano?

“L’euro è nato 15 anni fa. È stato concepito male, come abbiamo scoperto nel 2008, dopo il tracollo della Lehman Brothers. Fin dal 2010 l’Europa ha un atteggiamento negazionista: l’Europa ufficiale ha fatto esattamente il contrario di quanto avrebbe dovuto fare. Un Paese piccolo come la Grecia, che rappresenta appena il 2% del Pil europeo, ha eletto un governo che ha messo in campo alcuni temi essenziali, cruciali. Dopo sei mesi di lotte siamo davanti a una grande sconfitta, abbiamo perso la battaglia. Ma vinciamo la guerra, perché abbiamo cambiato i termini del dibattito”.

Lei aveva un piano B: una moneta parallela, in caso di chiusura delle banche. Perché Tsipras non ha voluto premere quel pulsante?

“Il suo lavoro era quello di un premier. Il mio, nella mia qualità di ministro, era di mettere a punto i migliori strumenti per quando avremmo preso quella decisione. C’erano buoni argomenti per farlo, come c’erano per non premere quel pulsante”.

Lei lo avrebbe fatto?

 “Chiaramente, e l’ho detto pubblicamente, ma ero in minoranza. E rispetto la decisione della maggioranza”.

Tsipras ha ribadito che non esistevano alternative al terzo riscatto; mentre lei, col suo piano B, sosteneva che un’alternativa c’era.

“Fin da quando ero giovanissimo, ho sempre respinto nella mia concezione politica il discorso thatcheriano dell'”assenza di alternative”. C’è sempre un’alternativa”.

Quale sarà l’eredità di Angela Merkel per l’Europa?

“L’idea europea non era quella di punire una nazione orgogliosa per intimorire le altre. Non è questa l’Europa di Gonzales, Giscard o Schmidt. Abbiamo bisogno di ricuperare il significato di ciò che significa essere europei, trovare le vie per ricreare il sogno di prosperità condivisa nella democrazia. L’idea che la paura e l’odio debbano essere le pietre a fondamento della nuova Europa ci riporta al 1930. l’Europa corre il rischio di trasformarsi in una gabbia di ferro. Spero che la cancelliera non voglia lasciarci un’eredità come questa”.

Il (nuovo) partito di Varoufakis

Grecia, Varoufakis prepara il suo movimento: Alleanza Europea 

Tra i nomi della potenziale squadra dell’ex ministro delle Finanze di Atene si citano Oskar Lafontaine, James Galbraith, Paul Krugman e Joseph Stiglitz.

di Francesco De Palo – ilfattoquotidiano.it, 26 luglio 2015 

Oskar Lafontaine per catalizzare i nemici della Cdu, James Galbraith per progettare sviluppo senza altri dazi sui poveri, Paul Krugman e Joseph Stiglitz per consulenze alla voce “lotta all’austerità”. È la potenziale squadra, tra posizioni alla luce del sole ed altre più defilate, dell’ex ministro delle finanze di Atene Yanis Varoufakis che, dopo essere stato messo da parte dal premier Alexis Tsipras, si è reso conto che in Europa c’è molto spazio per le sue teorie. E, come anticipato da ilfattoquotidiano.it  nelle scorse settimane, non avrebbe alcuna intenzione di trascorrere i prossimi anni a tenere conferenze internazionali seppur lautamente pagate. Pensa dunque a un passo in avanti in quella politica che lo ha espulso, tanto a Bruxelles quanto in Grecia.

E, complice il terremoto in Syriza che avrà conseguenze notevoli tanto sull’elettorato di sinistra quanto in quello moderato deluso dalle promesse di Tsipras, punta ad un rassemblement di matrice europea che si richiami ai principi dei padri fondatori dell’UE. Qualcuno arriva a ipotizzare già un nome, Alleanza Europea, pronto per le eventuali elezioni elleniche del prossimo autunno ma con lo sguardo fermamente rivolto all’Unione e a quella Commissione che l’estroso professore vorrebbe profondamente riformare, Wolfgang Schaeuble permettendo.

Nello stile di Varoufakis, infatti, spicca la sua ambiguità creativa che lo ha portato dalle colonne di Der Spiegel prima a escludere un evento in stile americano e poi, sottovoce, ad ammettere che l’idea di un partito c’è e si sta muovendo. L’obiettivo secondo l’economista dal passaporto greco e australiano è “rigenerare” la democrazia facendo riferimento a “un punto di incontro per tutti coloro che pensano europeo”. Come dire che al bando sono gli antieuropeisti tout court, come Le Pen, Salvini e Orban, ma ciò non toglie che questa UE sarà criticata a dovere per procedere al modello che Varoufakis ha in testa e che tra l’altro sta mettendo nero su bianco in un pamphlet che vedrà le stampe entro l’anno, dal titolo “Perché le crisi sono pagate dai poveri”. La stessa traccia seguita da Papa Francesco che, sulla strada di ritorno dal viaggio in Venezuela, proprio mentre in Grecia impazzava il toto-troika con il voto parlamentare al memorandum, disse: “Non è giusto quel modello di società dove le crisi solo solo sulle spalle dei più deboli”.

Il movimento di Varoufakis non sarà né di destra né di sinistra, ammette a bassa voce un dirigente di Syriza in passato tra le file socialiste del Pasok, ma punterà a scardinare il sistema in necrosi che ha condotto prima alla follia del buco strutturale ellenico e poi alla grande illusione syrizea del 2015, con la roboante marcia indietro di Tsipras che, di fatto, ha portato a casa un piano ben peggiore di quello proposto dai creditori. Per cui dopo la grande visibilità internazionale che questi primi duecento giorni di governo Tsipras hanno dato a Varoufakis, ecco che il giocatore di azzardo, così come è stato ribattezzato dalle cancellerie europee “indignate per modi e sfottò”, gioca la carta dell’impegno in prima persona.

Ultime dal fronte greco

Grecia, Parlamento vota sì al pacchetto riforme. Mercati internazionali positivi

Via libera al secondo piano concordato con l’Eurozona. Favorevoli 230 parlamentari, tra cui l’ex ministro delle Finanze Varoufakis (63 i contrari e 5 gli astenuti). Il premier Tsipras riesce a ridurre lievemente il dissenso interno, ma non a stabilizzare l’esecutivo.

di Francesco De Palo – ilfattoquotidiano.it, 23 luglio 2015 

Parola d’ordine sfiducia, ma con lo screditamento che sta guadagnando rapidamente terreno. Il “sì” del Parlamento di Atene al secondo pacchetto di riforme (230 sì, 63 no, 5 astenuti) con a sorpresa anche il voto favorevole di Yanis Varoufakis, è la plastica raffigurazione delle contraddizioni politiche elleniche dell’ultimo semestre. Nonostante restino 36 (e non 39 come una settimana fa) i dissidenti di Syriza che non votano il ddl propedeutico al terzo memorandum imposto dalla Troika e accettato dal primo premier di sinistra della storia greca, i mercati apprezzano, l’euro recupera ma la politica segna ancora incertezza totale.

Certo, Alexis Tsipras ‘recupera’ cinque voti facendo ridurre lievemente il dissenso interno ma non stabilizza l’esecutivo che resta in bilico, almeno fino al prossimo passaggio parlamentare. Il voto notturno e soprattutto le ansie isteriche che lo hanno preceduto (come lo sfogo di Kostantopoulou contro Tsipras) sono il barometro di una situazione a tratti incandescente che non garantisce quell’equilibrio minimo che servirebbe al Paese, almeno in questa fase, per ricominciare a trattare con i creditori. Ieri i primi strali erano giunti proprio dalla presidente della Camera in direzione di capo dello stato e premier. In una lunga missiva la Kostantopoulu aveva scritto a Pavlopoulos e Tsipras dicendo che come deputato di Syriza non avrebbe mai votato una norma che sa tanto di colpo di Stato, mentre come presidente del Parlamento ne avrebbe volentieri ritardato tutti i passaggi. Concetti che ribadirà di persona oggi incontrando Tsipras. Forse, dice qualcuno, per consegnargli la propria lettera di dimissioni (dalla Camera e dal partito).

Di fatto se il distacco di Tsipras dalla placenta di Syriza, ovvero la rottura con la Piattaforma di Lafazanis e Kostantopoulou, fa sorridere i mercati e fa percorrere alla Grecia un altro metro nella direzione dei creditori internazionali, dall’altro non offre una chiarificazione politica. Le elezioni anticipate si terranno comunque, a questo punto più in autunno che a settembre (ma senza escludere sorprese) ma con la spasmodica necessità di Tsipras di individuare nuovi alleati, che intanto non sembrano disposti ad abbracciarlo.

L’ex ministro delle Finanze giustifica il suo sì con il fatto che quelle erano misure “che io stesso ho proposto in passato, anche se in circostanze diverse”. Il suo voto è per mantenere l’unità del partito anche se quelle riforme sono capestro e faranno solo del male alla Grecia. E quando ad esempio Varoufakis giustifica il suo voto favorevole con il fatto di voler dare ai suoi compagni la possibilità di “guadagnare tempo in modo da pianificare la nuova resistenza all’autoritarismo” non fa altro che aggiungere altra legna su un fuoco che non sarà facile spegnere. Tutti i partiti in Grecia pretendono infatti di uscire indenni dagli ultimi sei drammatici mesi.

Quella appena trascorsa è già stata ribattezzata la “lunga notte greca dei dissidenti”. Si dice che Tsipras voglia sostituirli con i “montiani ellenici“, ovvero i centristi di Potami  ma nessuno (almeno ufficialmente) intende avviare un’alleanza sotto il sole, dal momento che ne perderebbe di immagine. Il premier infatti è sempre più visto come un giocatore che ha sbagliato praticamente tutte le mosse, tra puntate e rilanci (nonostante un sondaggio che lo dà al 42,5%). Non riuscendo nemmeno ad alzarsi dal tavolo quando aveva perso tutto. “Come potrebbe oggi rimettere in moto la fiducia di un elettorato che si sente tradito e di chi, da europeista, comunque non si fida delle sue strategie strampalate?” si chiede ad alta voce un dirigente di Syriza. Tra un Syriza che diventa di colpo partito di centrosinistra come il Pasok e i socialisti stessi, gli elettori “sceglierebbero l’originale”, è il ragionamento che si fa.

Per cui, più che economico il nodo in Grecia adesso è politico ma soprattutto di fiducia. I socialisti del Pasok farebbero volentieri a meno di Tsipras, puntando su un esecutivo di unità nazionale con le altre opposizioni e cementando un fronte pro Ue e contro i populismi. I conservatori di Nea Dimokratia, con il nuovo segretario Evangelos Meimarakis, smaniano dalla voglia di ricostruirsi un’immagine dopo gli insulti che proprio Syriza ha riservato loro in campagna elettorale, accusando l’ex premier Samaras di aver consegnato la Grecia ai “creditori internazionali diventati nel frattempo strozzini”. In un clima del genere l’elettore medio che non dovesse cedere all’astensionismo potrebbe decidere di far lievitare il 7% dei voti di Alba dorata. “Almeno loro non cambiano idea, giusta o sbagliata che sia”, dice più di qualcuno dopo il voto.

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http://www.repubblica.it/economia/2015/07/23/news/grecia_si_del_parlamento_al_secondo_pacchetto_di_riforme-119635970/?ref=HREA-1

http://www.repubblica.it/esteri/2015/07/23/foto/grecia_9mila_a_piazza_syntagma_contro_riforme_scontri_dieci_fermi-119644274/1/?ref=HREA-1#1

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L’accordo, poi elezioni. Ecco il piano di Tsipras

Grecia. Il premier gioca d’anticipo: prima il terzo pacchetto di aiuti, poi lo show down nel partito e il voto anticipato, il 13 o il 20 settembre. Obiettivo: «Un nuovo inizio per Syriza».

di Angelo Mastrandrea – ilmanifesto.info, 23 luglio 2015

Il governo Tsi­pras 2.0 era atteso ieri a un deci­sivo “crash test” che ne avrebbe deter­mi­nato la pos­si­bi­lità di durare oltre l’autunno. Invece la sor­presa è arri­vata prima del voto sul secondo pac­chetto di riforme: si va dritti verso una Syriza 2.0 e verso il voto anti­ci­pato, già a set­tem­bre. Il pre­mier, sulla gra­ti­cola da giorni, ha gio­cato d’anticipo come gli capita spesso, ribal­tando il tavolo da gioco alla velo­cità che abbiamo impa­rato a cono­scere e dando appun­ta­mento a set­tem­bre per lo show down finale sul suo governo e all’interno del par­tito di cui è tut­tora pre­si­dente.
Cri­ti­cato per la scelta di aver fir­mato un accordo-resa senza pren­dere in con­si­de­ra­zione il piano B della Gre­xit (nella ver­sione Varou­fa­kis del default nell’Eurozona o in quella più radi­cale della Piat­ta­forma di sini­stra, con pro­gres­sivo ritorno alla dracma), nel mirino per non aver voluto incon­trare il Comi­tato cen­trale del par­tito, accu­sato dalla sinistra interna di voler tra­ghet­tare il governo e Syriza su posi­zioni mode­rate, messo in discus­sione per aver accet­tato i voti dell’opposizione che ora lo ricat­te­rebbe sulle ini­zia­tive da pren­dere, Tsi­pras ha lan­ciato il suo guanto di sfida. «Non nascon­de­tevi die­tro la mia firma sotto l’accordo», ha detto, annun­ciando un con­gresso «per chia­rire gli obiettivi e la stra­te­gia del par­tito, e le carat­te­ri­sti­che del governo di sini­stra nelle nuove cir­co­stanze», non prima però di aver por­tato la bar­chetta greca lon­tano dai marosi. L’obiettivo, ora, è otte­nere nel nego­ziato di ago­sto «il miglior risul­tato pos­si­bile», poi il pre­mier pro­verà a sfrut­tare il suc­cesso per fare il pieno nelle urne.

A pun­tua­liz­zare è stata in seguito la nuova por­ta­voce del governo Olga Gero­va­sili: «Syriza siamo tutti noi, que­sta è la verità», ha man­dato a dire al lea­der della Piat­ta­forma di sini­stra Pana­gio­tis Lafa­za­nis che aveva riven­di­cato una sorta di pri­ma­zia ideo­lo­gica. Una bat­tuta alla quale l’ex mini­stro dell’Energia ha rispo­sto riba­dendo le sue posi­zioni: «La Gre­cia non ha futuro nell’Eurozona, ma come paese pro­gres­si­sta e orgo­glioso che, nono­stante le dif­fi­coltà, combatte con­tro l’austerità». Gero­va­sili è stata molto chiara sulle pos­si­bi­lità di un «divor­zio» tra le due anime di Syriza: «Ci sono stra­te­gie diverse, dif­fe­renti punti di vista. Sarà dif­fi­cile restare insieme, forse impos­si­bile. Non è pos­si­bile andare avanti così».

Lo sce­na­rio che si apre è dun­que il seguente: voto in not­tata sul nuovo codice di pro­ce­dura civile e sulla diret­tiva ban­ca­ria (pro­ba­bil­mente con qual­che defe­zione in meno nella mag­gio­ranza rispetto alla scorsa set­ti­mana), avvio dei nego­ziati per l’accesso al Fondo salva-stati (da chiu­dere entro il 20 ago­sto) con fine dell’emergenza finan­zia­ria, congresso di Syriza ed ele­zioni anti­ci­pate, il 13 o il 20 set­tem­bre. Con l’obiettivo, spiega la por­ta­voce del governo, di un «nuovo ini­zio» per la sini­stra radi­cale greca.

In que­sto qua­dro, il voto di ieri è pas­sato un po’ in sor­dina, anche per­ché la discus­sione è comin­ciata solo alle 20, dopo che le 900 pagine da sot­to­porre al voto dei depu­tati (quanti avranno avuto il tempo di leg­gerle con atten­zione?) erano pas­sate al vaglio delle com­mis­sioni par­la­men­tari. Non fosse stato per i dolori di Syriza, la discus­sione sarebbe andata più liscia rispetto a quella per il primo pac­chetto di riforme. Can­cel­lato l’aumento di tasse per gli agri­col­tori a causa dell’opposizione di Nea Demo­cra­tia e degli alleati dell’Anel (ieri il mini­stro della Difesa Panos Kam­me­nos ha incon­trato Tsi­pras e, uscendo, ha detto ai gior­na­li­sti che i con­ta­dini non sareb­bero stati toc­cati) e rin­viata la legge sulle pen­sioni, sono andate al voto le meno con­tro­verse riforme banca­ria e della giu­sti­zia civile. Nel primo caso, si trat­tava di rati­fi­care la diret­tiva euro­pea sulle ban­che già appro­vata dagli altri par­la­menti con­ti­nen­tali (Ita­lia inclusa), che pre­vede la garan­zia dei conti cor­renti ban­cari fino a 100 mila euro ma con even­tuali per­dite sca­ri­cate sugli azio­ni­sti e non sullo Stato. Nel secondo, invece, la fina­lità è quella di snel­lire i pro­cessi civili, con l’eliminazione dei testi­moni, tra le altre cose, e la velo­ciz­za­zione della con­fi­sca dei beni.

C’era solo un punto dolente: la pos­si­bi­lità da parte delle ban­che di requi­sire le case pigno­rate e metterle all’asta. Per que­sto ieri mat­tina Ale­xis Tsi­pras ha con­vo­cato il ver­tice dell’associazione dei ban­chieri chie­dendo loro di non applicare que­sta norma almeno fino alla fine dell’anno, per dare al governo il tempo di poter inter­ve­nire sospendendo il prov­ve­di­mento. È un esem­pio di quello che il pre­mier inten­deva dire quando annun­ciava bat­ta­glia e misure com­pen­sa­tive per smus­sare gli angoli più spi­go­losi dell’accordo: c’è una riforma impo­sta, pra­ti­ca­mente dettata dalla troika senza il tempo di met­terci su le mani, che pre­vede tra le altre cose la ven­dita delle abi­ta­zioni dei morosi, e l’unico modo per inter­ve­nire è aggi­rarla non appli­can­dola nei fatti. Il pro­blema, sem­mai, sor­gerà se il governo dovesse cam­biare e il nuovo non dovesse deci­derne la sospen­sione.
Dopo il “crash test” not­turno depo­ten­ziato, le pros­sime misure dovreb­bero riguar­dare la lotta alla cor­ru­zione e il paga­mento delle fre­quenze tele­vi­sive (un punto cen­trale del pro­gramma di Salo­nicco con il quale Syriza ha vinto le ele­zioni), mirato a eli­mi­nare il mono­po­lio e i pri­vi­legi dei boss delle tv pri­vate.

Per que­sta mat­tina invece il pre­mier ha con­vo­cato al Megaro Maxi­mou, il palazzo del governo, la pre­si­dente del Parla­mento Zoe Kon­stan­to­pou­lou, che anche ieri ha chie­sto di votare no alle riforme. È pos­si­bile che, venuto a mancare il rap­porto fidu­cia­rio con il governo, le chie­derà di farsi da parte, cosa che get­te­rebbe ben­zina sul fuoco delle pole­mi­che interne a Syriza in quanto Kostan­to­pou­lou, ex avvo­cato per i diritti civili, è uno dei per­so­naggi più popo­lari dell’opposizione da sini­stra a Tsipras.