Giornate FAI 2018

1000 luoghi aperti il 24 e 25 marzo 2018.

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66 comments

  1. sun e ormen toccano dei punti per me interessanti e ancora poco chiari.

    fino a ieri l’altro (fino a renzi, in fondo) le soluzioni classicamente ‘assistenzialiste’ (a cui i partiti della sinistra erano – sempre fino a ieri – più vicini) sono state regolarmente o quasi cassate dagli italiani.
    e le classi cosiddette popolari hanno iniziato a lasciare il pci-ds-pds-pd già molto tempo fa. non è questione di ieri. avevano cominciato ad abbandonare il ‘partito’ anche ai tempi della manifestazione di cofferati per l’articolo 18 (per capirci)
    (su questo si sono date risposte nette per troppo tempo. oggi sono diverse da ieri, ma peccano sempre di unilateralità)

    1. staremo a vedere come andrà. come ho già scritto, mi è mancato totalmente lo ‘scontro’ sociale in questi ultimi mesi. pare che i soldi debbano venire dal nulla (e infatti non a caso gli economisti della lega ancora sognano di stampare moneta in quantità).
      non so quanto si potrà fare ‘a deficit’ prima che la realtà (cit. seminerio) – ancor prima dell’europa – si faccia sentire. altrimenti c’è il gran calderone della sanità. oppure… le vecchie ricette della sinistra italiana, che però gli italiani non hanno mai amato (conosco l’obiezione di sun: sono le persone, era il partito a dover cambiare. oppure le obiezioni di antonella e altri: già la sinistra aveva ceduto al liberismo – ma nessuna di queste obiezioni mi convince. la mia impressione MOLTO forte era che venivano rifiutate in massa le idee della sinistra, e che le concessioni al liberismo non bastassero mai….)

      comunque, non resta che pazientare.

      1. solo che le “concessioni al liberismo”, si sono tradotte in meno tasse alle imprese e alle rendite finanziarie e più tasse sul lavoro.
        con poi la variante, meno tasse sui nuovi lavori togliendo le ritenute per la pensione (prendendo due piccioni con una fava, più “posti” di lavoro e decrescita del cumulo pensionistico, fai morire un paio di generazioni e quelle che si affacceranno ai 60/70anni si prenderanno 300/500 euro di pensione. Allora saremo a cavallo, i conti saranno in pareggio e la raccolta dei rifiuti risolta alla fonte, ci penseranno i pensionati a farli sparire delle strade)

      2. Io credo che i voti non siano più scontati per nessuno ed è in quest’ottica che ragionava Renzi quando diceva che la ruota gira. È per questo che tenta di tenere il pd al riparo di tentazioni di governo, ed è per questo che cdx e 5* tenteranno in qualche modo di accordarsi. Renzi non ci piace perchè è un gambler, ma non è detto che la sua strategia non lo riporti, e così aiuti il pd, dalla stalla alle stelle. In fondo non è stato asfaltato come il ps in Francia, ha tenuto botta.

        1. Aggiungo alcune riflessioni: Per me il nuovo governo dovra’ ottenere il via libera da Berlino.
          Non ho idea di quale sia la preferenza.

          Altro problema sono i nuovi tagli che dovranno essere fatti per scongiurare l’aumento dell’iva. A breve dovremo presentare le coperture.
          Il reddito di cittadinanza e’ una barzelletta. Grillo e c vorranno governare in queste condizioni?

  2. Questa, invece, è la mappa del voto a Roma per le comunali del 2013. Si possono scorgere dettagli interessanti se confrontate con le mappe del 2018.

  3. di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano del 27 marzo 2018) – Oddio, ci sono i barbari e non so cosa mettermi. A furia di ripetere per tutta la campagna elettorale che tanto non sarebbe cambiato nulla, che sarebbe tornato il governo Gentiloni, anzi non se ne sarebbe mai andato di qui all’eternità, perché il redivivo Berlusconi (“in grandissima forma”, veniva descritto, anche se tutti lo vedevano rincoglionito) avrebbe colmato il piccolo vuoto lasciato nel fronte “europeista e moderato” (le pazze risate) dalla “flessione” del Pd, garantendo all’Italia e all’Europa la tanto agognata “stabilità”; a furia di fare e disfare governi e partiti a prescindere dagli elettori, spostando leader e ministri come i carrarmatini del Risiko, un Calenda un po’ più in qua, un Renzi un po’ più in là, un Maroni di sotto e una Bonino di sopra; a furia di chiudere porte e finestre per non vedere fuori, il Commentatore Unico del Giornalone Unico scopre che tutto è cambiato e si sente un tantino spiazzato. Gli mancano le parole per raccontare la novità. E si arrangia come può, oscillando fra il servo encomio e il codardo oltraggio, con l’aggiunta di una categoria che nemmeno il Manzoni poteva prevedere: il bilioso rosicamento. Unico criterio sconosciuto: l’equilibrio critico.

    Servo encomio. Sabato Roberto Fico era stato appena eletto presidente del Senato e già il Tg1 aveva la lingua di fuori, pronta alla leccata: “Napoletano, classe ’74, laurea con lode in Scienza della comunicazione”. Anzi, cum laude: fino al giorno prima era un buzzurro populista arruffapopolo incompetente, ora è già uno scienziato. Uno che “rinuncia subito all’indennità di funzione e all’auto blu” e “non manca di mettere in guardia dagli eccessi di personalismo ed egocentrismo”. Come San Francesco. Uno che “in campagna elettorale sceglie di andare casa per casa”. Come Gesù. “Ora per lui inizia quella che ha definito ‘un’avventura meravigliosa’…”. È un bel Presidente! Un apostolo! Un santo! Il Tg2 è il secondo, ma solo in ordine numerico, non certo affettivo: “Da presidente della Vigilanza Rai, Fico è apprezzato in modo bipartisan per il suo equilibrio e il suo rigore professionale”. Però lo diciamo solo ora, prima del 4 marzo era meglio di no. E poi, udite udite, “risulta il più votato del Movimento nella sua Campania”. Non è vero, i 5Stelle più votati in Campania sono Di Maio, De Lorenzo e Spadafora, ma fa niente: i voti mancanti glieli regala il Tg2, alla carriera, perché “a lui è riconosciuta quell’esperienza di gestione dell’aula che era stata richiesta dal centrodestra come qualità prioritaria del candidato a Montecitorio”.

    Per la verità era Di Maio, come vicepresidente della Camera, che dirigeva l’aula, ma fa lo stesso. Uno vale uno, anzi uno vale l’altro. E attenzione: il Corriere.it svela che “Fico non lascia le vecchie abitudini: va alla Camera prendendo l’autobus. Ha preso la metropolitana fino alla Stazione di Napoli e poi il treno fino a Roma. Poi l’autobus fino a via del Corso” (Corriere.it). Roba forte. Segue un imperdibile reportage “Nel bar dove Fico prende il caffè”. Pare, per bocca.
    Codardo oltraggio. Era già toccato a Renzi dopo la sconfitta al referendum, spiegata da tutti i giornaloni schierati per il Sì alla sua riforma costituzionale come la giusta punizione per quell’orrenda riforma costituzionale e per una lunga serie di altri errori marchiani che curiosamente nessuno gli aveva mai rinfacciato mentre li commetteva e quando ancora poteva correggerli. Ora il codardo oltraggio si posa pure su B., dipinto come un vecchio rincitrullito da chi fino al 4 marzo lo trovava molto tonico e in palla, artefice di una campagna elettorale geniale e magistrale, in grande ascesa nei sondaggi, ben sopra quel cavernicolo di Salvini, anche quando ricordava di aver “alzato le pensioni a mille lire” e raccontava degli immigrati clandestini che “entrano nelle nostre case e si fiondano subito al frigo per bere l’olio dalla bottiglia”. Alla vigilia del voto, Libero titolava: “Silvio non si ferma più” (26.2). “Sul web Berlusconi ha già vinto: Internet parla solo di lui” (1.3). Ora Vittorio Feltri dice: “È già tanto che sia vivo. Uno che candida Tajani e pensa di vincere le elezioni è pronto per l’ospizio”. Amen.

    Bilioso rosicamento. Francesco Merlo è inconsolabile. Ancora una volta gli elettori non hanno seguito gli amorevoli consigli di Repubblica (anche perché non li hanno capiti). E lui se lo spiega con argomenti a metà fra il colonnello in pensione e la beghina anni 50: i vertici delle due Camere sono finiti in mano “agli “estremisti, agli squinternati d’assalto, ai campioni delle insolenze, dello sberleffo e dello sbeffeggiamento”, insomma alla “diarchia del populismo che governerà l’Italia”. Già grande fan dei governi Monti e Letta, nati dal patto fra B. e il Pd, Merlo si riscopre improvvisamente antiberlusconiano e lacrima come una vite tagliata per l’elezione della Casellati, “la più berlusconiana dei presidenti che abbia mai avuto il Senato” (invece Schifani, eletto nel 2008 con l’astensione del Pd, era un noto nemico del Caimano, infatti Repubblica lo difese amorevolmente dal sottoscritto).
    Ma soprattutto il Merlo è affranto per “il fallimento di quell’Italia che aveva sognato le mediazioni culturali e i libri, quell’Italia di sinistra che si era illusa di tirarsi fuori dal pantano attraverso i grandi riferimenti internazionali, da Camus all’America di Obama, da Tocqueville a Marx a Bobbio ad Habermas. E invece – unico Paese dell’Europa avanzata – qui il Castello è stato espugnato dai populismi senza incontrare resistenza”. D’ora in poi, niente più libri: li stanno bruciando tutti i 5Stelle, che vincono per “i rutti e i vaffa insieme con le scie chimiche, i microchip sotto la pelle, la guerra ai ‘vaccini inutili’, le ignorantissime lezioni sul tumore da curare ‘con il limone e la cacca di capra’ e su “l’Aids che è la più grande bufala del secolo”; e i leghisti, cioè “la destra dei forconi e delle ruspe, della castrazione chimica, dello sparare a vista, di Salvini che indossava la cravatta solo da nudo”.

    Ecco: diamo l’addio ai libri, e pure alle cravatte: “Torna al potere la vecchissima provincia italiana”. Dove andremo a finire, signora mia: ma l’ha visto quel terrone di Di Maio, “che fu commesso allo stadio di Napoli” anziché starsene comodamente a Parigi (che è sempre Parigi) con un mega-contratto con Repubblica e poi, una volta in pensione, tornare nell’attico a Roma a sudare come consulente Rai su non si sa bene cosa per la miseria di 240 mila euro l’anno? Pensi, signora mia, che quel cafone di Pomigliano d’Arco osa persino vincere le elezioni senza chiedere il permesso alla sinistra e al suo Merlo, che lo schifano perché fino a 25 anni aveva un lavoro precario.

    E niente, povera Italia, è tutto finito. Addio Renzi e Boschi, ultimi baluardi della civiltà urbana di Rignano sull’Arno e Laterina contro la maleodorante provincia; addio Alfano e Castiglione, con le loro leggendarie mediazioni culturali; addio Lorenzin, purissima liberale di scuola tocquevilliana; addio Madia, che stava ad Habermas come Ciaone Carbone stava a Camus; addio Verdini, marxiano della prima ora; addio Lotti, Poletti, Pinotti e Galletti, ultimi epigoni del pensiero bobbiano. Ora ci toccano quei tamarri di Di Maio e Salvini, che “governeranno senza dover fare i conti con niente, né con Lenin né con Moro”, diversamente da Gennaro Migliore e Mario Lavia, “né con Gramsci né con Gentile”, diversamente da Alessia Rotta e Alessia Morani, “né con la grammatica né con l’italiano”, diversamente dalla Fedeli e da Faraone, perché “sono l’espressione asintattica del profondo Nord e del profondo Sud” (che, fra l’altro, non si capisce bene che ci facciano ancora in Italia), “della provincia che è all’arrabbiata, come le penne” e puzza terribilmente di sugo.
    O la sinistra si decide a ritrovare le sue radici e ad abolire il suffragio universale, o la schiuma di questa plebaglia incolta screanzata mi arriva fin sulla terrazza ai Parioli.

      1. Fossi saggio ti risponderei che i numeri ci chiedono (o ci offrono la possibilità) di essere sinceri con noi stessi leggendoli. Ma si tende sempre a interpretarli, a negare le evidenze.
        Quindi non vedo proprio perchè dovrei fare il saggio

        1. Più che interpretarli, vengono ignorati. Si ha in testa una tesi precostituita che va bene per tutte le stagioni. I numeri, invece, dovrebbero essere un punto di partenza per approfondire e cercare di capire.

          1. Ci son quattro raggruppamenti: Lega, Cinquestelle, PD e FI.

            Facciamo che PD e FI sono i moderati e gli altri due meno.
            I voti del PD possono spostarsi verso Lega e Cinquestelle.
            I voti di FI possono spostarsi verso Lega e in minima parte Cinquestelle.
            I voti dei cinquestelle non si spostano.
            I voti della Lega non si spostano.

            Son convinto ci sia totale incompatibilita’ tra l’elettorato del PD e quello di FI: (per fortuna).
            Se PD e FI tentassero una coalizione, perderebbero moltissimi voti.

            Son convinto ci sia meno incompatibilita’ tra l’elettorato della Lega e quello dei Cinquestelle.

            Visto che gran parte del mondo si sta spostando a destra, credo che ai cinuqestelle converrebbe fare un accordo con la lega (che scaricherebbe FI). Presumo che inisieme potrebbero gestire la maggior parte delle regioni italiane. I Cinquestelle farebbero la parte della destra sociale, la Lega quella della destra becera.
            In questa configurazione i cinquestelle perderebbero un po’ di voti di sinistra sinistra ma credo che si tratti di un max. del 2%.
            La Lega presumo guadagni voti.

            Insieme farebbero quel “piu’ di cinquanta %” di destra che da sempre caratterizza s’Italia cattolica.

            1. Tutto bene, ma quella dichiarata incompatibilità fra pd e fi stride (e non poco) con gli ultimi 5 anni di governo.
              Ma sicuramente è una mia visione faziosa congiunta a una conclamata miopia politica

                1. ma quelli rimasti, a questo punto, devono essere considertati non pregiudizialmente schierati contro un eventuale accordo con FI
                  mi sembrerebbe logico

                  1. Voi ragionate come se voti fossero statici, ma non per tutte le zone è così. Ad esempio, i voti alla lega del 2018, a Roma, da dove arrivano?
                    Altro esempio, i voti che il pd ebbe in Lombardia nel 2014, da dove arrivavano, visto che non ne aveva mai presi così?
                    Io non penso che per buona parte degli elettori il problema siano le alleanze, ma come ti muovi all’interno di esse e in generale quali conseguenze comporti l’azione di governo.

                  2. Tu non riesci a cancellare il fatto che il PD per governare abbia dovuto fare accordi con la destra.

                    Io credo che il PD abbia giocato d’azzardo e gli sia andata male.
                    Siccome posso permettermi di aspettare che la situazione generale migliori, io ho ritenuto che le politiche del PD andassero nella direzione giusta.

                    Il problema e’ stato che tra immigrazione, europa, trump, brexit ecc. alla lega e’ bastato martellare su sicurezza, cristianesimo in pericolo e dagli allo straniero, ai cinquestelle su via i privilegi dei politici e reddito di cittandinanza … perche’ l’elettorato italiano, che non potendoselo permettere ha giustamente piu’ fretta di me, abbia votato quelli che promettono di risolvere tutto subito.

                    Il giornalismo italiano non ha neppure provato a suggerire che per sistemare st’italia ci voglia tempo; han semplicemente gettato benzina sul fuoco.

                    1. guarda, voglio credere alla tua buona fede (quella che concedo a molti di quelli che hanno votato pd), ma devo reprenderti sulla miopia con cui osservi quello che il pd ha fatto. Il modo semplicistico con cui liquidi la sconfitta è lo stesso di renzi (la ruota gira). Ne parliamo e scriviamo da mesi, ma se per te il problema è stato solo di comunicazione, beh, mi arrendo.

                    2. Sun, dico solo che per me serve tempo per uscire da una crisi cosi’ diffusa.
                      Ora, puo’ essere che si potesse fare meglio ma non credo che dando soldi alle banche e piu’ liberta’ agli industriali come s’e’ fatto sia necessariamente qualcosa che alla lunga danneggi chi sta peggio.
                      Comunque, bastera’ aspettare il nuovo corso per scoprire se sui temi cari alla sinistra ci saranno evoluzioni positive.

                    3. vero (complessità)
                      che la destinazione delle risorse a banche e industrie sia un punto di vista, possiamo dirlo io e te.
                      Chi l’ha vissuta sulla pelle, probabilmente si attendeva un approccio diverso dalla “sinistra” al governo

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