Mese: agosto 2015

Ecofuturo 2015

segnalato da Barbara G.

Dopo il successo della prima edizione, a settembre torna EcoFuturo, il Festival delle EcoTecnologie e dell’Autocostruzione!

Non è soltanto una fiera di innovazioni ecotecnologiche, EcoFuturo nasce dall’incontro di alcune persone e realtà che insieme maturano una precisa consapevolezza: quella che in Italia esiste un patrimomio straordinario di idee, esperienze e progettualità che coinvolge l’ecologismo in tutte le sue diverse espressioni.

Un patrimonio troppo spesso invisibile. Associazionismo, imprese innovative, amministrazioni virtuose, mondo della ricerca e dell’informazione spesso rappresentano delle vere e proprie eccellenze, a livello europeo e in alcuni casi addirittura mondiale!

Eppure, paradossalmente, l’ecologismo nel suo insieme appare piuttosto debole, a nostro avviso soprattutto perché ancora estremamente frammentato. EcoFuturo si pone dunque l’obiettivo di costruire ponti, di far incontrare fra loro queste eccellenze, dare loro voce e visibilità attraverso una imponente rete di comunicazione (web, tv, radio, giornali…) e la possibilità di confrontarsi – in una cornice conviviale, creativa e cooperativa – per fare nascere nuove idee e possibili collaborazioni.

Perché il nostro futuro passa necessariamente da un conversione ecologica della società – a tutti i livelli – in cui tutti gli attori devono essere protagonisti.

E tutti insieme! Il Futuro è Eco e ognuno di noi ne è l’artefice con le proprie scelte.

(Troppo serio… avremmo dovuto anche dire che ci piace stare insieme, suonare, ballare, cantare, filosofare, brindare, guardare il tramonto, scrivere poesie, camminare, sperimentare, fare sogni e insieme realizzarli!)

I temi

Ogni giornata sarà dedicata ad un tema. Si parlerà di:

  • mobilità
  • vivere e abitare
  • verso rifiuti zero
  • la buona geotermia
  • energia
  • ecotecnologie per il Sud del mondo, la pace, la solidarietà.

Ogni giorno ci saranno spettacoli e concerti (fra gli ospiti, Paolo Rossi e Jacopo Fo).

Per info e programma: http://www.festivalecofuturo.it/

pagina facebook QUI

Funky Tomato

Segnalato da Barbara G.

Economie solidali Nella zona la raccolta di un cassone di 300 chili viene pagata 3,5 euro

IL POMODORO SENZA SFRUTTAMENTO

Il “Funky Tomato” è coltivato e trasformato in Puglia e Basilicata. “Una filiera ‘biologica’ in grado di creare non solo pomodoro di qualità ma anche condizioni di lavoro dignitose con contratti regolari per i soggetti coinvolti”, spiega Mimmo Perrotta, ricercatore all’Università di Bergamo dove si occupa di movimenti migratori

di Cristina Panicali – altreconomia.it, 20/08/2015

Orecchiette al sugo, stufato di melanzane in salsa di pomodoro e polpettine di ceci. Alla luce del tramonto di una domenica di inizio giugno, questo è il menù proposto nella tappa bolognese del tour di Funky Tomato. Non si tratta di un gruppo musicale dallo stile rude e libero da sofisticazioni, qui funky si riferisce a un progetto di filiera partecipata legata alla produzione e trasformazione del pomodoro da salsa.

Funky, che tradotto letteralmente significa “bizzarro”, è un progetto che cerca di portare equità e giusti salari con regolarità contributiva tra Basilicata e Puglia, dove i braccianti vengono pagati 3,5 euro -di cui 50 centesimi trattenuti dai caporali- per un cassone di pomodoro di 300 chili. A Bologna, e nelle altre 7 tappe del tour in tutta l’Italia, da Venezia a Napoli, si diventa co-produttori della salsa Funky Tomato: con una somma di 15 euro, aperitivo itinerante incluso, si preacquistano 6 bottiglie da 66 centilitri l’una, da ricevere a campagna ultimata, a settembre.

“Funky Tomato vuole garantire una filiera ‘biologica’, che crei non solo pomodoro di qualità ma anche condizioni di lavoro dignitose con contratti regolari per i soggetti coinvolti” racconta Mimmo Perrotta, ricercatore all’Università di Bergamo dove si occupa di movimenti migratori. La situazione del bracciantato fotografata dall’Osservatorio “Placido Rizzotto” di Flai CGIL, è drammatica lungo tutto lo stivale: 400mila lavoratori agricoli, di cui più dell’80 per cento stranieri, si confrontano ogni giorno con la pratica dello sfruttamento. 100mila tra questi, poi, vivono in una grave condizione di disagio abitativo. Da anni, con l’associazione “Fuori dal ghetto” di Venosa (PZ), Mimmo si dedica al problema in questa zona della Basilicata, dove d’estate i borghi agricoli abbandonati vengono rianimati da un migliaio di braccianti.

In questo contesto si sono incontrate le diverse persone e i soggetti imprenditoriali che hanno deciso di unire le forze dando vita a Funky Tomato. Tra di loro ci sono Giulia Anita Bari ed Enrico Gabrielli, responsabile della comunicazione del progetto l’una e perito agrario l’altro, presenti alla tappa bolognese.

“Durante l’estate del 2014 avevamo provato a fare una ‘salsa etica’, con il risultato di sole 750 bottiglie” spiega Giulia, che all’epoca si trovava nell’area del Vulture-Alto Bradano in Basilicata con Medu, una associazione di solidarietà internazionale che sul campo presta prima assistenza medica e orientamento socio sanitario (www.mediciperidirittiumani.org). “Con Funky Tomato -continua- vogliamo dare una risposta collettiva più strutturata: quest’anno le bottiglie dovrebbero essere 20mila. Tra coltivazione, raccolta e trasformazione -la parte più impegnativa in termini di tempo, che si svolgerà nel laboratorio dell’azienda agricola Bioagrisalute di Cancellara (PZ)- il progetto garantirà 120 giornate lavorative con regolari contributi da dividere tra 4/5 braccianti”.

Il tour italiano di Funky Tomato – che si è concluso, anche se è ancora possibile preacquistare le bottiglie di salsa informandosi sul sito www.funkytomato.it o scrivendo a tomatofunky@gmail.com –  ha raccolto 10mila euro circa. Ne occorrono altrettanti per coprire tutte le spese della filiera agricola, e altri 20mila programmati come investimento nella commercializzazione e nella filiera culturale.

Nel frattempo due persone hanno già lavorato con regolare contratto nella fase della piantumazione. L’area coltivata -3.500 metri quadrati- si divide tra la proprietà di Paolo Russo, anche responsabile commerciale di Funky Tomato, a Cerignola (FG) in Puglia, e l’azienda agricola Vivai Verde Idea di Palazzo San Gervasio in Basilicata. Quest’ultima è proprietà di Gervasio Ungolo, animatore della rete Osservatorio Migranti Basilicata (www.osservatoriomigrantibasilicata.it) che per la prima volta unisce il suo lavoro di contadino a quello di attivista. I 12.000 semi germinati sono stati ricevuti in dono: “Con l’aiuto di un genetista che lavora da 40 anni nella genetica del pomodoro da industria abbiamo scelto 4 varietà diverse che, per adattabilità al terreno e al clima, possano garantire lo sviluppo di un’orticoltura sostenibile e ridurre la percentuale di rischio di perdita del prodotto” racconta Enrico, tecnico del progetto, specificando che i terreni non sono certificati biologici nonostante biologico sia il metodo di agricoltura praticato, basato sull’osservazione e non sull’intervento preventivo.

“La garanzia che il pomodoro sia ‘biologico’, nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo, arriverà dall’autocertificazione partecipata -riprende Mimmo-. Oltre ad avere un bilancio trasparente online, ispirandoci alle pratiche costruite da varie realtà contadine in tutta Italia, attueremo un percorso di monitoraggio non solo sul prodotto finale, ma su tutta la filiera del lavoro”.

Intanto il cibo è pronto e le persone già in fila. Mentre si degusta la salsa, si preparano a concludere la serata due band: una di musica popolare e una funky. Giulia conclude: “Funky significa bizzarro, ma abbiamo scelto questo nome per la sua accezione nello slang afroamericano, dove significa ‘sporco’, ‘misto’, inteso come autentico e originale. Niente di più adatto per illustrare questo progetto nella cornice delle campagne del Sud Italia dove non risuonano più le tammorre o i canti popolari, ma un mix di culture lascia uscire dai propri smartphone le musiche pop del nostro tempo.”

Nel frattempo, anche se la salsa non è ancora nelle bottiglie, Funky Tomato ha già dato altri frutti. Assieme ad altre 2 realtà del Sud Italia – Diritti a sud di Nardò (Lecce, http://dirittiasud.blogfree.net/) e Netzanet-Solidaria di Bari, www.facebook.com/NetzanetSolidaria – è nato un progetto che si chiama Sfruttazero (www.produzionidalbasso.com/project/sfruttazero-autoproduzioni-fuori-mercato).

Gianni De Giglio di Solidaria racconta come queste esperienze che si impegnano a creare economie solidali altre siano entrate in contatto grazie ad un articolo di Altreconomia, nella primavera del 2014: “Volevamo realizzare una salsa che fosse biologica e naturale così, dopo aver letto l’articolo, abbiamo contattato Mimmo e acquistato alcuni quintali di pomodoro dalla precedente campagna di ‘Fuori dal ghetto’. I tre progetti sono autonomi, ma questa rete sperimentale può garantire supporto, monitoraggio reciproco e -soprattutto- può rendere questi percorsi sostenibili e replicabili”.

L’orizzonte, infatti, è quello di creare una una rete di produttori che si faccia garante di condizioni di lavoro degne: dalla Puglia alla Calabria, attraversando le stagioni con pomodori, ulivi e arance.

Per ora il fil rouge della connessione è il pomodoro senza sfruttamento.

Condanna fantasma

Segnalato da Barbara G.

Il manager più pagato dell’Expo 2015 è un condannato per bancarotta fraudolenta

Uno dei dirigenti dell’evento milanese, Pietro Galli, ha alle spalle una sentenza definitiva a due anni. Ma non lo ha detto a nessuno. Scoperto da Cantone, è rimasto comunque in carica

Di Paolo Biondani – espresso.repubblica.it, 27/08/2015

Il manager più pagato dell’Expo ha alle spalle una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta, ma non lo aveva dichiarato alla società milanese, che lo ha comunque riconfermato. Lo scrive “l’Espresso”, che nel prossimo numero ricostruisce il caso che ha coinvolto Pietro Galli, direttore generale delle vendite, marketing e gestione dell’evento di Expo 2015 spa, con responsabilità diretta su tutti i contratti per i biglietti, licenze e sponsorizzazioni.

Galli è stato condannato in tutti i gradi di giudizio per la bancarotta della società Digitalia del gruppo Cameli-Gerolimich. La sentenza è diventata definitiva nel 2005 con il verdetto finale della Cassazione. Nel curriculum presentato a Expo, il manager ha dichiarato di aver lavorato tra il 1987 e il 1992 come «assistente dell’amministratore delegato del gruppo Gerolimich», senza però parlare della condanna. La sentenza definitiva risulta cancellata anche dall’archivio informatico della Cassazione, in data imprecisata, come può accadere su richiesta degli interessati.

La condanna del manager è stata però scoperta dall’Autorità anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, che ha informato la società Expo e segnalato il caso anche alla Procura di Milano. A quel punto il commissario e amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala, ha potuto esaminare la sentenza e, dopo aver chiesto chiarimenti a Galli, ha deciso di riconfermargli la sua fiducia. Una scelta che secondo fonti di Expo si spiega con il fatto che la bancarotta risaliva all’ottobre 1993 e non riguardava grosse cifre, tanto che la pena è stata ridotta in appello a due anni con la condizionale.

Pietro Galli riceve da Expo uno stipendio fisso di 200 mila euro lordi, più 40 mila di bonus in base ai risultati: la sua è la paga più alta tra i venti manager premiati con «incarichi amministrativi di vertice». Il suo ruolo era stato contestato in seguito alle polemiche sugli incassi di Expo, in particolare sul numero effettivo di visitatori e di biglietti venduti.

LA VERSIONE INTEGRALE SULL’ESPRESSO IN EDICOLA DA VENERDI’ 28 AGOSTO E ONLINE SU ESPRESSO+

Auronzo, #sconfini e trincee

Ad Auronzo di Cadore tre giorni per parlare di Grande Guerra, Alexander Langer e molto altro.

HaiVolutoLaBici?

Ad Auronzo di Cadore, 28, 29, 30 settembre 2015

Dolomites Labfest esplora confini a ridosso delle trincee di guerra

Di Ernesto Milanesi – ilmanifesto.info, 27.08.2015

Incontri. Un lungo week end alternativo a Auronzo di Cadore. Concerto della Piccola Bottega Baltazar, spettacolo dedicato ad Alex Langer e le «biciclette danzanti»

Nives Meroi

La montagna delle trincee nel centenario della Grande Guerra, ma anche il luogo — fra terra e cielo — in cui il confine, il limite o la frontiera si stemperano. Da domani sera Auronzo di Cadore (Belluno) ospita il lungo week end della seconda edizione di #Sconfini.

È il Dolomites Unesco LabFest che nella suggestiva cornice del «patrimonio dell’umanità» propone una sorta di itinerario che spazia dalla musica al teatro, dal gusto alla riflessione, fino alla scoperta di un altro modo di vivere la montagna.

Il sipario si alza con l’originale caccia al tesoro tecnologica sul monte Piana: Geocaching…

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#Renziscappa reloaded

Segnalato da Barbara G.

Di #renziscappa ne avevamo già parlato QUI. Evidentemente il “problema” è andato peggiorando.

#Renziscappa. Debolezza, fughe e paura del confronto di un premier che diceva «la mia scorta è la gente»

Di Christian Raimo e Wu Ming – wumingfoundation.com, 31/07/2015

Pusillanimità vista dall’alto: il #Renziscappa tour 2014. Il “picco dei pacchi” coincide con le proteste di piazza contro il Jobs Act. Dopo quel momento, ‘enzi ha smesso di prendere impegni che lo esponessero a Rischi di contatto col paese Reale.

Paese che magari si astiene dal voto perché privo di rappresentanza politica (si veda il “terremoto” alle ultime regionali in Emilia-Romagna, quando si parlò di un vero e proprio “sciopero del voto”), ma non disdegna di accogliere i premier a peRnacchie e veRdura maRcia. O comunque, ‘enzi ha paura che accada.

Nella fase in cui, contro il parere di quasi tutti i lavoratori dell’istruzione, il suo governo ha imposto la controriforma autoritaria e liberista della scuola, ‘enzi si è ben guardato dal farsi vedere se non in telepresenza o, nei casi in cui doveva per forza esserci, protetto da spesse mura di scudi e manganelli, costretto a uscire dalla gattaiola per salire di corsa sull’auto blu che partiva sgommando. «La mia scorta sarà la gente», dichiarava a inizio mandato. Se avessimo media mainstream meno leccaculi e scodinzolanti, questa situazione sarebbe chiara a tutti da almeno un anno.

Clicca per aprire e consultare la mappa interattiva. [WM]

#renziscappa2

Due giorni fa è stato annullato l’incontro che Matteo Renzi doveva tenere alla festa dell’Unità di Roma. Sul sito della festa dal pomeriggio si poteva leggere questo comunicato:

Matteo Renzi ieri sera ha visitato a sorpresa la Festa dell’Unità di Roma, intrattenendosi a lungo con i volontari e i militanti tra gli stand.

Il previsto appuntamento di questa sera con il Segretario del PD, dunque, non si terrà.

Il comunicato dava così per espletato il senso dell’incontro pubblico. Il 27 luglio Renzi aveva fatto un’improvvisata tra gli stand: ha detto un po’ di ciao, ha lanciato qualche battuta, ha giocato una partita a biliardino con il presidente del Pd Matteo Orfini e il sottosegretario Luca Lotti – come mostrato da varie foto ufficiali e meno. E la visita era andata.

Non c’era dunque bisogno – sottolinea il comunicato – che affrontasse anche il dibattito il giorno stabilito.

Così dal programma ufficiale della festa il suo incontro è stato subito eliminato, come se non fosse stato nemmeno calendarizzato e quindi non fosse stato cancellato.

Le motivazioni appena meno elusive di questo forfait le dava qualche agenzia: il timore delle contestazioni. Era probabile che i movimenti romani per la casa, i precari delusi dal Jobs Act, i docenti ancora arrabbiati per la Buona scuola, si presentassero a fischiare sotto il palco di Renzi. I dirigenti del Partito democratico hanno preferito non rischiare: “motivi di ordine pubblico” come si dice in questi casi.

L’episodio della buca di Renzi alla festa del suo stesso partito sarebbe significativo già in sé, se non fosse che il presidente del consiglio spesso non partecipa a manifestazioni pubbliche: annulla, non si presenta, disdice all’ultimo, al massimo preferisce un’improvvisata e una foto a un dibattito vero. E ora svicola anche dalle feste del suo stesso partito.

Questa pervicacia nel sottrarsi al confronto era stata analizzata nell’autunno scorso qui su Giap. Si era addirittura disegnata la mappa dei luoghi dove Renzi avrebbe dovuto presentarsi e all’ultimo aveva disdetto: ne erano venuti fuori a decine.

Le ragioni di questa allergia al confronto sono diverse.

Le file dei contestatori nell’ultimo anno di governo si sono ingrossate: ai militanti dei Cinque stelle o dei movimenti per la casa, si sono aggiunti dagli insegnanti arrabbiati per la Buona scuola ai precari scontenti del Jobs act.

Ci sono poi molti militanti del Pd che si trovano sempre più in imbarazzo e spaesati nel partito renziano che somiglia, più che a un partito liquido, a un movimento di opinione molto gassoso. Questo si mostra dal calo consistente degli iscritti – nel 2009 gli iscritti erano 831.042, nel 2014 sono scesi a 376.849 – ma anche da un semplice giro tra gli stand della Festa dell’Unità di Roma a via Conca d’oro, che sono esattamente gli stessi che si trovano tutto l’anno nel mercatino che si svolge lì la domenica: vestitini a poco prezzo, bigiotteria, chincaglieria etnica.

La debolezza strutturale di Renzi è quella di aver “scalato” un partito neonato e già in crisi e non essere riuscito a dargli né una nuova identità, né una maggiore coesione e democraticità.

Una doppia fragilità che si manifesta per esempio nella difficoltà di un dibattito efficace e trasparente nella questione Crocetta e in quella Marino, ma anche – per dire – nel fatto che il Pd non fa un congresso dal 2013 o che l’indagine di Fabrizio Barca sui circoli romani ne abbia evidenziato la corruzione endemica.

Se l’aura del vecchio partito, con i suoi rituali gerarchici, è stata rottamata, anche la narrazione nuova, diretta, e “popolare” non è già più convincente.

Del resto Renzi anche quando simula un dibattito aperto, alla pari – come nel caso del famoso video della lezione alla lavagna in difesa della Buona scuola – l’effetto è un autogol: critiche e contestazioni nel merito, a cui però non si sente di dover essere tenuto a rispondere.

La sua comunicazione è sempre unidirezionale. Il dissenso, il confronto, l’attrito non sono evidentemente contemplati. E quando si infila da sé in un’impasse, prova a uscirne con le “visite improvvisate”.

Prima dell’altroieri, era successo anche il primo giugno scorso, all’indomani delle elezioni amministrative. La tornata elettorale non era stata felice per il Partito democratico, e Matteo Renzi piuttosto che presenziare ai dibattiti il giorno dopo, discutere le ragioni dell’insuccesso, era volato in Afghanistan: si era infilato una mimetica e aveva fatto un’improvvisata ai soldati italiani.

Non si capisce se sia una strategia comunicativa o l’assecondare un lato caratteriale allergico al conflitto. Quel che è certo però che c’è molto di antidemocratico in tutto questo. Oltre a mostrare una debolezza che non riguarda più la sua persona soltanto ma anche il suo ruolo.

Un leader deve rispondere del suo operato, deve sapere affrontare le contestazioni, deve saper rispondere alle critiche, e deve saperlo fare anche in piazza. Non solo in modo unidirezionale, attraverso twitter, le newsletter e la stampa a lui favorevole.

Il terzo MoU secondo Yanis #2

segnalato e tradotto da Nammgiuseppe – per  www.znetitaly.org

TERZO MoU (MEMORANDUM of UNDERSTANDING) DELLA GRECIA ANNOTATO DA YANIS VAROUFAKIS – PARTE 1

di Yanis Varoufakis – 17 agosto 2015

Il terzo memorandum d’intesa greco fa ora parte della legge greca. Scritto in gergo troika è quasi impossibile da decifrare per chi non parla quel linguaggio poco appetitoso. Cliccate di seguito per il testo [la traduzione italiana – parte 2] liberamente annotato dal sinceramente vostro, in formato PDF.

Originale: http://yanisvaroufakis.eu/2015/08/17/greeces-third-mou-memorandum-of-understading-annotated-by-yanis-varoufakis/

Testo tradotto – parte 1

Testo tradotto – parte 2

Puoi trovare tutto anche nella pagina (MAL)TRATTATI

Videogame padano

Segnalato da Barbara G.

VIDEOGIOCO SU SALVINI, BUONANNO (LEGA NORD) QUERELA IL PROGRAMMATORE E GLI CHIEDE 500MILA EURO: “INCITA ALL’ODIO”

Il segretario del Carroccio è il protagonista di “Call of Salveenee – alla ricerca dei Marò”, che combatte contro “Zingherello”, “Terrone” e “Azziz” lanciando ruspe. L’ideatore, un 23enne pisano, spiega al Fatto.it: “E’ solo satira”. Ma l’eurodeputato che definì i rom “feccia della società” attacca: “Denigra le nostre battaglie”.

di David Evangelisti – ilfattoquotidiano.it, 26/08/2015

Matteo Salvini “eroe padano” impegnato nella liberazione dei due Marò e nel lancio di ruspe contro i nemici “Zingherello”, “Terrone”, “Azziz”. E’ questa la trama del videogioco “Call of Salveenee – alla ricerca dei Marò” che ha mandato su tutte le furie l’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno. Adesso il politico che definì i rom “feccia della società vuole querelare e chiedere 500mila euro di danni d’immagine al 23enne pisano Marco Alfieri (Guzzo il vero cognome), ideatore del videogame, perché “incita all’odio”.

Ad accendere i riflettori sul caso è stato il Tirreno. L’attacco di Buonanno è arrivato domenica scorsa nel corso della trasmissione in streaming su Youtube “Klauscondicio” condotta da Klaus Davi: “E’ un incitamento all’odio verso il nostro segretario generale – attacca l’eurodeputato sindaco di Borgosesia (Vercelli) – e visto che vengo denunciato ogni qualvolta che pronuncio la parola rom, ora denuncio chi trasforma un videogioco in un’arma di odio politico e razziale verso la Lega”. L’informatico pisano – contattato da ilfattoquotidiano.it – controbatte: “Non c’è alcuna volontà di offendere nessuno, è solo satira. Avrei potuto tranquillamente ideare un gioco con Matteo Renzi che ‘spara’ banconote da 80 euro o Beppe Grillo che lancia stampanti in 3D. Non ho tessere di partito, la politica non m’interessa”.

Guzzo, sviluppatore indipendente di videogame laureato in informatica (“sto lavorando anche a un gioco che favorisca l’apprendimento della chimica nelle scuole superiori, si chiama Mendeleev vs zombies“), ha postato su YouTube il trailer ufficiale del gioco “sparatutto” (guarda) e una“demo” con in sottofondo il Va Pensiero (guarda): “E’ un work in progress”. In uno scenario che ricorda le atmosfere della serie “Call of duty” il giocatore potrà trasformarsi in un “Salveenee” che lotta in abito scuro e cravatta verde. “Evoca le tue ruspe” e “Sfoggia il tuo populismo” gli slogan del gioco.

“Salvare i Marò – recita la presentazione – è la nostra priorità. Per fare ciò serve un eroe Padano, che abbia sempre la parola populistica pronta, e non abbia paura di lanciare ruspe senza eccesso di legittima difesa”. Salvini potrà sbarazzarsi dei nemici al grido di “ruspa”, scaraventando contro di loro i mezzi. “Questo videogioco – ha attaccato Buonanno in trasmissione – denigra le battaglie di Salvini: è un classico prodotto di ambienti radical-chic presumibilmente vicini al Pd, infastiditi dalle nostre battaglie popolari contro gli extracomunitari”.

I 500mila euro richiesti verrebbero devoluti “agli italiani poveri, visto che il Pd tutela solo i non italiani”. L’eurodeputato leghista vorrebbe inoltre coinvolgere anche i familiari dei due Marò: “Vengono ridicolizzati”, anche se non si tratta dell’unico videogioco sulla liberazione di Salvatore Girone e Massimiliano La Torre. Buonanno al Fatto.it spiega: “E’ vero, ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela. Salvini? Ero all’estero, non l’ho ancora sentito. Non ce l’ho tanto con il programmatore ma con il doppiopesismo. Se il gioco avesse avuto come protagonista Renzi sarebbe scoppiato il finimondo. E invece visto che a essere preso in giro è Salvini nessuno dice nulla”.

L’eurodeputato tira in ballo il funerale dei Casamonica: “Ve lo immaginate cosa sarebbe accaduto se il sindaco di Roma fosse stato un leghista? Lo avrebbero già fatto dimettere. E invece Marino è sempre al suo posto”. Buonanno potrebbe però anche decidere di ritirare la querela. Ecco la proposta: “Per par condicio vorrei che si realizzasse un gioco in cui i cittadini tirano martellate in testa a Renzi ogni volta che dice cazzate del tipo ‘ho abbassato le tasse‘. Se il programmatore lo realizza sono anche pronto a comprarne una copia”.

Il terzo MoU secondo Yanis #1

segnalato e tradotto da Nammgiuseppe – per  www.znetitaly.org

TERZO MoU (MEMORANDUM of UNDERSTANDING) DELLA GRECIA ANNOTATO DA YANIS VAROUFAKIS – PARTE 1

di Yanis Varoufakis – 17 agosto 2015

Il terzo memorandum d’intesa greco fa ora parte della legge greca. Scritto in gergo troika è quasi impossibile da decifrare per chi non parla quel linguaggio poco appetitoso. Cliccate di seguito per il testo [la traduzione italiana – parte 1] liberamente annotato dal sinceramente vostro, in formato PDF.

Originale: http://yanisvaroufakis.eu/2015/08/17/greeces-third-mou-memorandum-of-understading-annotated-by-yanis-varoufakis/

Testo tradotto – parte 1

Puoi trovare tutto anche nella pagina (MAL)TRATTATI

Droga di stato

di Larry Elliott – the guardian – 24 agosto 2015

Trad.  Lame

I mercati finanziari sono entrati in astinenza. Per i passati sette anni gli sono state fornite dosi regolari di narcotici forti e pericolosi. La minaccia che le droghe non sarebbero più state disponibili ha provocato gravi sintomi di astinenza.

Diversamente dal 2007 si poteva vedere il crollo arrivare. Wall Street e la City furono colte completamente di sorpresa dalla crisi dei subprime, ma hanno avuto molti avvertimenti che qualcosa di veramente brutto si stava preparando in Cina. Tutti coloro che sono stati presi di sorpresa decisamente non hanno prestato nessuna attenzione.

Ma la questione va ben oltre la Cina. I mercati finanziari in occidente hanno avuto un boom per i passati sei anni in un periodo in cui l’economia reale ha sofferto molto. La ripresa dall’ultima recessione è stata saltuaria e debole secondo gli standard storici, ma questo non ha impedito una forte crescita dei mercati azionari.

La ragione è semplice: i mercati sono stati imbottiti di stimolanti sotto forma di Quantitative Easing, i programmi di creazione di moneta adottati dalle banche centrali come risposta all’ultima crisi.

Il giorno in cui il QE fu lanciato nel regno Unito, il 9 marzo 2009, l’indice FTSE 100 era a 3542 punti. Il suo picco recente, il 27 aprile di quest’anno, è stato a 7103 punti, un guadagno del 100,5 per cento. C’è una correlazione simile tra i tre round di QE negli Stati Uniti e i risultati delle S&P 500 (le prime 500 società americane, n.d.t.), indice che è salito più del 200 per cento nello stesso periodo.

Mi ci sono sempre stati dubbi su quel che sarebbe potuto succedere quando le banche centrali avessero deciso che era tempo di rimuovere alcuni degli stimoli che loro stesse avevano fornito negli ultimi sette anni. Adesso lo sappiamo. La federal Reserve e la banca d’Inghilterra hanno fermato i loro programmi di QE e cominciato a riflettere pubblicamente sulla tempistica di un incremento dei tassi d’nteresse.

A quel punto i mercati finanziari avevano solo bisogno di una causa scatenante per dare il via a una grande svendita. La Cina l’ha fornita perché la seconda economia del mondo ha mostrato chiari segni di rallentamento. Quel che è stato inevitabilmente soprannominato “lunedì nero” è cominciato in estremo oriente per la delusione che Pechino non abbia fornito supporto fresco al mercato a Shangai da un momento all’altro.

Essendo stati accusati di agire come ciarlatani che dispensano rimedi sospetti in precedenti missioni di salvataggio dei mercati, i leader cinesi avevano deciso che avrebbero sopportato stoicamente. Grave errore. I drogati da stimoli avevano bisogno della dose e quando non l’hanno ricevuta, i cinesi hanno sentito gli scossoni.

Pechino non farà questo errore di nuovo. I cordoni della borsa saranno allargati e anche velocemente. La Banca del Popolo cinese ha un ampio margine di manovra per tagliare tassi d’interesse e lo userà. In queste circostanze, il piano a lungo termine per ribilanciare l’economia e portarla fuori dalla dipendenza esportazioni di manufatti, infrastrutture e speculazione immobiliare sarà temporaneamente abbandonato in favore di una crescita di qualunque tipo.

Se questo fermerà la caduta dei mercati è un’altra questione. I decisori cinesi hanno perso la loro aura di invincibilità e si trovano ora nell’imbarazzante posizione di essere condannati se agiscono e condannati se non lo fanno. Gli investitori hanno cominciato a vagliare l’economia cinese come dei giudici severi e non amano per niente quel che stanno vedendo. Avvantaggiandosi di un regime liberalizzato, i capitali stanno lasciando il paese.

Dominic Rossi, della Fidelity Worldwide Investments, sostiene che quel che sta accadendo in Cina e in altri mercati emergenti rappresenta la terza onda di deflazione per l’economia globale dopo il collasso finanziario del 2008-2009 e la crisi dell’eurozona del 2011-2012. Rossi dice che la deflazione sarà una spada a doppio taglio: le importazioni in occidente saranno più economiche ma le esportazioni verso i mercati emergenti saranno più basse.

Dopo sei anni di mercati in crescita, le partecipazioni a Londra e a New York non appaiono particolarmente conveniente. I profitti delle grandi corporation ne risentiranno perché saranno costrette a livellare i prezzi a quelli delle più economiche merci importate. Larry Summers, ex segretario al Tesoro americano, ha rimarcato oggi la paura che il crollo possa portare a nuova recessione dicendo che la Federal reserve potrebbe aver bisogno di fornire altri stimoli.

Ma, diversamente che nel 2008, i tassi di interesse sono già a zero. I deficit di bilancio fanno sì che i governi abbiano meno spazio di manovra per tagliare tasse o aumentare le spese. Il debito totale della Cina è oggi quattro volte quello che era sette ani fa. Le banche centrali hanno usato tutti gli strumenti convenzionali a loro disposizione. E qualcuno non convenzionale pure. Potrebbero accantonare i piani di rialzo dei tassi d’interesse e contemplare nuove manovre di QE, perfino se questo significa raddoppiare la dose di droghe che diventano meno efficaci ogni volta che vengono somministrate.

fonte: http://www.theguardian.com/business/2015/aug/24/china-stock-market-panic-stimulants-sell-off-financial-markets-quantitative-easing