Mese: ottobre 2014

Il Partitone

di Lame

Perché persone assai lontane politicamente come Gennaro Migliore e l’ex governatore del Trentino Lorenzo Dellai si stanno iscrivendo al Pd? E cos’è quella voce di sottofondo (che occhieggia qua e la tra le notizie, sempre in sordina) secondo cui personaggi come Verdini o Quagliariello (o qualcun altro della stessa risma, non ricordo con precisione) penserebbero di fare altrettanto? E perché un bel manipolo di insofferenti Pd continua a dire “mo’ me ne vado” ma poi non se ne vanno mai?
Puro paraculismo? Mi pare una spiegazione necessaria, ma non sufficiente.
E credo che le ragioni siano in realtà più inquietanti.
Partirei dalla mancanza, nella percezione della stragrande maggioranza delle persone, di visioni sociali ed economiche tra loro alternative. Il pensiero unico, insomma. Mancanza che non consente di aggregare persone intorno a visioni diverse. L’unica visione esistente aggrega tutti quelli che desiderano esistere politicamente. Gli altri, chi vagamente percepisce che così non va, sono monadi sparse. Non importa se sono metà della popolazione votante. Restano ininfluenti.
Questo pensiero unico affligge da anni la visione politica mondiale e ha tolto progressivamente ragione di esistere a molti partiti di sinistra (che sono adepti del pensiero unico a loro insaputa, al meglio) in Europa.
L’Italia è, in questo senso, molto avanti. Anche grazie ad una debolezza storica e ideologica della destra (coerente con un capitalismo familiar/affaristico e poco strutturato) a cui Berlusconi ha dato il colpo di grazia, rimane su piazza una sola struttura partito.
Inciso: i cinque stelle, che contengono semi di alternativa, confusi nel magma, si stanno mangiando giorno dopo giorno la possibilità di costruire una struttura alternativa. E scontano il fatto che il padre-padrone ha impedito fin all’origine la nascita di una rete strutturata.
L’Italia, con il Partitone, tratteggia il quadro finale del mondo capitalistico senza alternative.
Non importa poi se il partito è liquido e se tutto è accentrato nel leader. È una mutazione di forma che semplicemente si adegua a tempi e modalità attuali. Ma la visione storica e sociale rimane unica: siamo nell’epoca storica di T.i.n.a. (There is no alternative). E nessuno pensa possibile dare forma e struttura a una visione diversa.
La conseguenza logica di tutto questo è il partito unico della nazione (brrrrrrrr). Al quale, se uno vuole continuare a fare politica deve aggregarsi.
Per questo credo ora che coloro che abbaiano di voler uscire dal Pd dovrebbero farlo, a prescindere. Le percentuali da prefisso telefonico non sono il problema in questo momento perché non esiste la possibilità storica e sociale di avere qualcosa di più.
Ma esiste il dovere storico di coltivare la possibilità di una alternativa (anche malamente, anche senza avere le idee chiare, anche cercando alla cieca collegamenti strani e magari apparentemente innaturali). Per ora mi basterebbe questo.

Rottama Italia

Segnalato da barbarasiberiana

Da altreconomia.it – 06/10/2014

Sedici grandi “firme” prendono posizione sul decreto “Sblocca-Italia”, che – nel tentativo di “rilanciare” l’economia italiana – rischia di essere un pesante contributo alla devastazione del paesaggio, e un regalo alle lobby.
Un libro – corredato da 13 vignette dei più graffianti autori satirici italiani – disponibile gratuitamente in formato pdf, affinché, mentre il decreto viene discusso in Aula, si apra il dibattito nel Paese e lo Sblocca-Italia (che in realtà è un “Rottama-Italia”) si possa fermare. E siamo agli sgoccioli: oggi c’è stato il voto finale alla Camera, nei prossimi giorni ci sarà il passaggio al Senato (che sarà blindato, in quanto il decreto deve essere convertito entro l’11/11).

Un’operazione editoriale unica: un istant book gratuito nel quale 16 autorevoli firme smontano pezzo per pezzo il decreto Sblocca-Italia elaborato dal governo di Matteo Renzi (per leggerlo si può andare sul sito della Gazzetta Ufficiale, la versione modificata in Commissione è invece disponibile a questo LINK).

Ellekappa, Altan, Tomaso Montanari, Pietro Raitano, Giannelli, Mauro Biani, Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Maramotti, Edoardo Salzano, Bucchi, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Riverso, Salvatore Settis, Beduschi, Vincino, Luca Martinelli, Anna Donati, Franzaroli, Maria Pia Guermandi, Vauro, Pietro Dommarco, Domenico Finiguerra, Giuliano, Anna Maria Bianchi, Antonello Caporale, Staino, Carlo Petrini: un elenco importante e inedito per ribadire i valori della tutela del territorio, della legalità e della visione di un futuro sostenibile.

È stato Sergio Staino a pensare per primo a questo libro. Tutti gli autori (dei testi e delle vignette) e l’editore hanno lavorato gratuitamente.

Ecco l’introduzione, scritta dal curatore del volume, il professor Tomaso Montanari:

Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero.

Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro.

Vogliamo un Paese in cui chiamiamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti, e non con l’interesse di pochi. Un Paese in cui lo sviluppo sia ciò che innalza -e non ciò che distrugge- la qualità della nostra vita.

Un Paese che cresca, e non un Paese che divori se stesso.

Un Paese capace di attuare il progetto della sua Costituzione. Una Costituzione che da troppo tempo “è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”, una Costituzione in cui “è scritta a chiare lettere la condanna dell’ordinamento sociale in cui viviamo” (Piero Calamandrei).

Il decreto Sblocca-Italia è, invece, un doppio salto mortale all’indietro. Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere.

Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che nella Costituzione ci fosse questo articolo: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”.

La prima, e più importante, resistenza allo Sblocca Italia passa attraverso la conoscenza, l’informazione, la possibilità di farsi un’opinione e di farla valere. Discutendone nelle piazze e nei teatri, nelle televisioni e alla radio. Richiamando al progetto della Costituzione i nostri rappresentanti in Parlamento. E, se necessario, anche ricorrendo al referendum: se -alla fine e nonostante tutto- questo sciagurato decreto Rottama Italia diventerà legge dello Stato.

Perché non siamo contro lo Sblocca Italia. Siamo per l’Italia.

Clicca QUI per l’articolo originale.

Video correlati.

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/10/16/sblocca-italia-protesta-diventa-istant-book-civati-se-ci-sara-fiducia-non-votero/302210/

La conferenza stampa di presentazione alla Camera dei Deputati.

Note a margine.

Per una volta, il nostro (ex) affezionatissimo ha fatto il suo dovere. Ha votato CONTRO.

Come mai, come mai, sempre in culo agli operai?

di crvenazvezda76

Prevedibile quanto successo ieri ai metalmeccanici della AST di Terni.
Il modo in cui Renzi ha accolto l’esito della manifestazione di sabato organizzata dalla CGIL non lasciava presagire nulla di buono. Troppo grande il messaggio politico di quella piazza per non dare una risposta decisa, tangibile e immediata che seguisse il suo roboante “Non mi farò fermare da una manifestazione”. Troppo chiara la volontà sua, del governo e dei suoi seguaci di non smuoversi dalle posizioni assunte nel decreto lavoro. E poi le dichiarazioni della Picierno, che sembra non avere idea del funzionamento del sindacato. Nozioni superflue, se devi sparare contro come un Brunetta qualunque.

Ora sono curioso di sentire le dichiarazioni dei dirigenti Pd che sabato hanno fatto la passarella a Roma, e di vedere cosa faranno poi in Parlamento, quando si tornerà a discutere di lavoro.
Certo… non bisogna essere maghi per prevedere un legnoso “Forte indignazione per ciò che è avvenuto oggi a Roma” e un compìto “Votiamo la delega per responsabilità verso il partito”. Chissà se mi sbaglio…

Cambiano i governi, ma il trattamento riservato alla piazza non cambia: la cura del manganello non passa mai di moda.

 

Libriamoci…

segnalato da barbarasiberiana

cose-libriamoci

“LIBRIAMOCI”, ARTISTI E MUSICISTI A LEGGERE A SCUOLA: IN CATTEDRA DA AVATI A LITTIZZETTO

Da mercoledì 29 a venerdì 31 ottobre, attori, musicisti e scrittori saranno nelle aule di tutta Italia per riscoprire i classici insieme agli studenti. Tante le iniziative e gli autori scelti, da Shakespeare a John Fante e Pablo Neruda.

da ilfattoquotidiano.it (28/10/2014) – di Alex Corlazzoli

Tutti in classe a leggere ad alta voce. A lanciare l’iniziativa sono i ministeri della Pubblica Istruzione e quello dei Beni Culturali con il Centro per il libro e la lettura: da mercoledì 29 a venerdì 31 ottobre andrà in scena Libriamoci, una manifestazione tra i banchi per riscoprire i grandi classici o portare in aula volumi freschi di stampa. Dal nord al sud le scuole, pubbliche e paritarie, dalla materna alle secondarie di secondo grado, libereranno i libri dagli scaffali per leggerli grazie all’aiuto di attori, scrittori, musicisti e intellettuali che, con la Conferenza delle Regioni, l’Anci, il Salone internazionale del libro di Torino, Rai Fiction, hanno dato la loro disponibilità a tornare in cattedra. Tante le personalità di cultura che andranno nelle aule.

Tra gli altri lettori “arruolati” figurano Gino Paoli, Cinzia Tani, Elio Pecora, Nicola Piovani, Ennio Morricone, Luciana Littizzetto, Neri Marcorè, Pupi Avati, Massimo Ghini, Veronica Pivetti, Giuseppe Culicchia, Paolo Mereghetti, Giovanni Bianconi, Beppe Severgnini, Paolo Conti, Paolo Fallai, Fiorenza Sarzanini, Alessandra Arachi, Paolo Mottura, Vito Mancuso, Loriano Macchiavelli, Cristina Chiabotto, Rolando Ravello, Francesco Bruni, Cosimo Calamini, Davide Ferrario, Maurizio Sciarra, Giacomo Durzi e Michele Pellegrini.

“Con questa iniziativa – spiega il ministro Stefania Giannini – vogliamo mettere insieme cultura e istruzione e riportare al centro della scuola la parola. Perché il libro è questo: uno strumento tangibile per trasmettere un patrimonio intangibile come il pensiero”. All’appello hanno risposto centinaia di istituti che hanno messo in campo diverse iniziative. Al liceo scientifico Galileo Galilei di Torino hanno organizzato “Libromania”: da giovedì 30 a venerdì 31 ottobre la classe terza B riscriverà il finale del romanzo John Fante. Alla fine le rivisitazioni personali verranno lette e votate. Nella stessa scuola è stata programmata anche una maratona di lettura de La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth.

All’istituto tecnico agrario Celso Ulpiani di Ascoli Piceno dopo aver studiato e analizzato vita e opere del Bardo, alunni e insegnanti leggeranno alcuni sonetti di William Shakespeare in lingua originale e nelle traduzioni di Ungaretti, Montale e Sanguineti, per scoprire se raccontano la stessa verità. A testimonianza del fatto che la lettura e l’amore per i libri non ha età, alla scuola primaria Santa Maria Chiara di Cagliari, negli orari d’uscita dalla scuola verranno accolti i famigliari in una grande aula dove i bambini leggeranno a mamme, papà e nonni la fiaba Cappuccetto rosso in rima.

Il 31 ottobre, invece, la biblioteca della Fondazione Alario per Elea Vella si trasferirà nelle cucine dell’istituto professionale per i servizi alberghieri di Castelnuovo Cilento per leggere le Odi elementari di Pablo Neruda e trasformarle in ricette. E a Lodi, all’istituto Cazzulani, la voce dei lettori sarà diffusa attraverso l’interfono della scuola, in tutte le classi. “Sarà un vero e proprio evento – ha spiegato il ministro Dario Franceschini – sul modello dei tanti festival del cinema, della letteratura e della filosofia ma senza spostare nessuno dalle proprie scuole”.

Leggi anche

http://www.lastampa.it/2014/10/29/cultura/opinioni/buongiorno/libriamoci-WX4G5LtNd15IEdTrBuzHgP/pagina.html

Radun-azz-o. Contamela che te lo conto (la presenza e il posto letto)

La direzione e il buon Marione hanno necessità di sapere quanti di voi parteciperanno al raduno di Milano, giorno 29 novembre 2014.

Vi prego di scrivere “Sì, ci sono” o “No, jatevenn’…”, zero cazzate.

Lunedì chiudo le iscrizioni e chi è fuori, è fuori.

Faremo un aperitivo, una cena e dopo andremo tutti a curcarci.

Il numero di partecipanti è indispensabile per capire dove andare a sbattere.

Grazie,

statemi bene.

La Pingon.

CACCIARI: “MATTEO ABBATTE I SIMBOLI DELLA SOCIALDEMOCRAZIA PER SEDURRE IL CENTRODESTRA”

segnalato da barbarasiberiana

http://giacomosalerno.com/2014/10/28/cacciari-matteo-abbatte-i-simboli-della-socialdemocrazia-per-sedurre-il-centrodestra-sebastiano-messina/

di (Sebastiano Messina)
cacciari2

«Non c’è nulla di casuale, nulla di improvvisato, nell’attacco di Matteo Renzi al posto fisso e all’articolo 18. Lui sta abbattendo i simboli della sinistra socialdemocratica per penetrare nel centrodestra con il progetto del Partito della Nazione. E’ un piano lucidissimo ». Non è per niente stupito, Massimo Cacciari, della durezza dello scontro che si è acceso nel Pd.

Professor Cacciari, non è la prima volta che un presidente del Consiglio di sinistra dice che è finita l’epoca del posto fisso (lo disse D’Alema 15 anni fa). Eppure stavolta sembra diventato lo spartiacque tra le due anime del Pd, quella che si è radunata alla Leopolda e quella che è scesa in piazza con la Cgil. Perché?
«A volte il tono è tutto. Mentre gli altri dicevano queste cose con un tono di analisi, anche spietata, Renzi mi presenta un destino come se fosse un suo successo personale: ah che bello, finalmente è finita l’epoca del posto a tempo indeterminato! Ma come si fa a non comprendere il carico di ansia, di frustrazioni che una situazione di questo genere può determinare? Un politico non può fermarsi all’analisi: deve dirmi quali sono i rimedi. Deve dirmi quali ammortizzatori sociali ha previsto, e quali garanzie avranno i lavoratori senza più posto fisso per la loro pensione».

Il segretario del Partito democratico, dice lei, non dovrebbe parlare così.
«Neanche il più feroce dei conservatori ha mai presentato queste trasformazioni sociali che possono generare ansie ed angosce come se fossero delle pensate geniali».

Il vero centro della polemica sembra però l’abolizione dell’articolo 18. Difenderlo oggi, ha detto Renzi, è come cercare di mettere il gettone nell’Iphone. È così?
«Ma è evidente che l’abolizione dell’articolo 18 è una bandiera ideologica, una banderuola rossa che Renzi sventola sotto il naso dei suoi oppositori e dei suoi sostenitori. L’ha detto lui stesso».

E perché, secondo lei, ha scelto questo tema, in questo momento e in questo modo?
«Perché è il tema che gli dà più spazio nel costruire il Partito della Nazione. È un tema ideologico molto forte, che gli permette di penetrare nell’ambito dell’elettorato di centrodestra. E l’articolo 18 è una formidabile arma ideologica per costruire questo consenso trasversale, infinitamente al di là dei confini tradizionali del centrosinistra. Siamo di fronte a un politico puro, e di razza secondo me. Il suo è un calcolo tutto politico, non c’entra nulla il ragionamento economico».

Ma il partito della Leopolda e quello di piazza San Giovanni possono convivere?
«Queste due anime sono sempre meno avvicinabili, ma Renzi il problema di tenerle insieme non se lo pone neanche. Lui pensa: se io do l’impressione di entrare in un gioco di compromessi e di mediazioni tra personaggi che la pubblica opinione ritiene assolutamente sorpassati, io divento uno di loro, e perdo».

Ormai il tema della scissione è sul tavolo. Non la temo, dice Renzi. Sarà inevitabile, secondo lei?
«Io credo che lui non solo non la tema ma sia sul punto di desiderarla. Fino a qualche tempo fa no, ma ora forse comincia a pensare che la scissione gli convenga ».

Cioè crede che tagliare le radici, e perdere un pezzo del partito, gli porti più voti?
«Se c’è una scissione, è chiaro che senza i Bersani e i D’Alema eccetera non potrà mai rifare il 41 per cento. Ma il taglio delle radici potrebbe convenirgli, per realizzare il suo progetto. E forse avrà fatto questo ragionamento: se escono da qui, cosa fanno? Si rimettono con Vendola? Fanno un’altra Rifondazione? Se ci fosse qualcuno che ha un’idea oltre Renzi, beh allora francamente sarei il primo io a iscrivermi al partito di questo qualcuno. Ma qui hanno tutti facce, e idee, pre Renzi. Eccetto Civati. Se togli lui, gli altri sono i reduci, come li chiama Renzi. Hanno fatto il Partito democratico senza uno straccio di idea nuova: l’unico che ce l’aveva era Veltroni, che infatti oggi appoggia Renzi. A parte Veltroni, conservatorismo puro, su tutto: dalle riforme istituzionali al lavoro. Cosa vuole che possano combinare, se escono dal Pd? Niente. Il vero problema è: ma a noi piace, il Partito della Nazione?».

Già. A lei, per esempio, piace?
«Mi piace? Ma io lo detesto! È una boutade populistica per arraffare voti e conquistare un’egemonia attorno alla figura di un leader. Ogni decisione favorisce una parte e sfavorisce un’altra. Perciò sono nati i partiti politici, nella democrazia. Partiti: da “parte”. Un Partito della Nazione è una contraddizione logica. Da analfabeti della politica. Ma questo non inficia minimamente la strategia di Renzi e la sua coerenza. Lui oggi si fa un partito suo e se lo fa grosso, rappresentativo, tendenzialmente egemone, chiamandolo Partito della Nazione. Approfittando dello sfascio della tradizione socialdemocratica e cattolico-democratica e anche dello sfascio del berlusconismo. È un’occasione unica, irripetibile. E lui la sta cogliendo».

Legge stabilità, tagli alle regioni: l’usuale approccio del non distinguere.

 Segnalato da Chicco.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/23/legge-stabilita-tagli-alle-regioni-lusuale-approccio-del-non-distinguere/1166133/

di Michele Caruggi